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La strategia per il workplace ha effetti diretti sulla produttività aziendale

Secondo una ricerca commissionata da Fujitsu, gli ambienti workplace delle aziende non sono ancora pronti ad affrontare le esigenze del futuro Nonostante ci siano già aziende che stanno affrontando il tema delle esigenze che la forza lavoro potrà avere nell’immediato futuro, nel quadro di una strategia più ampia, che tiene conto di un ambiente di business sempre in cambiamento, i progetti messi finora in campo sembrano non avere successo: è quanto rivela una ricerca realizzata per conto di Fujitsu dalla società di ricerche Pierre Audoin Consultants (PAC). Lo studio mette in luce come molte strategie attualmente predisposte per il workplace stiano rivelandosi in realtà degli ostacoli piuttosto che dei fattori abilitanti ed in particolare come il tema della sicurezza sia quello che maggiormente rischia di porre un freno alla produttività. Oltre alla sicurezza, le criticità più importanti riguardano tecnologie legacy obsolete e ambienti di lavoro incapaci di supportare i nuovi modi di lavorare; le strategie attualmente adottate dalle aziende per i rispettivi workplace sembrano poi avere un effetto poco positivo sulla capacità di mantenere il personale attuale e saperne attrare di nuovo. Bruno Sirletti, Presidente e Amministratore Delegato di Fujitsu Italia, ha dichiarato: “Il tema del ripensamento del workplace è più che mai attuale: le aziende che, oggi, sapranno affrontare il cambiamento culturale che viene richiesto per abilitare un ambiente di lavoro più in linea con le esigenze dei dipendenti di domani saranno quelle che, nei prossimi anni, potranno godere di un vantaggio competitivo. La non presa in carico di questo ripensamento infatti, non solo avrà ripercussioni a breve termine, ma avrà un impatto pesante sui costi di lungo termine, senza parlare della perdita di attrattività di una azienda per i talenti”. Le aziende sono impreparate di fronte al workplace del futuro La ricerca mette in evidenza come aziende stiano percorrendo molto lentamente la direzione verso il workplace del futuro, senza riuscire a modernizzare molti processi essenziali. Per esempio, solo il 29% degli intervistati dichiara di disporre attualmente di un approccio centralizzato alla gestione della sicurezza e dei servizi – aree estremamente importanti per assicurare omogeneità e controllo. Mentre il personale si aspetta sempre più flessibilità e mobilità, meno della metà (il 42%) delle aziende è in grado di fornire servizi di supporto attraverso un portale Web per consentire l’accesso ad applicazioni e servizi ovunque si trovi il dipendente. L’assenza di un workplace in grado di supportare nuovi modi di lavorare e pratiche di business in evoluzione limita la flessibilità e l’agilità delle aziende: numerosi intervistati ammettono che l’approccio adottato attualmente sta avendo un impatto negativo sulla capacità delle aziende di adattarsi a uno scenario competitivo in cambiamento (il 23%); di accelerare il time-to-market dei nuovi prodotti e servizi (il 20%); di mantenere il personale e di attirarne di nuovo (il 18%). La tecnologia per il workplace viene vista più come un ostacolo che come un fattore abilitante per la produttività del personale L’impiego efficace della tecnologia è il perno delle strategie di successo riguardanti il workplace digitale: eppure, molti CXO hanno indicato proprio i fattori tecnologici come i principali ostacoli alla produttività attualmente affrontati. Quasi due terzi (il 63%) considerano l’interoperabilità con tecnologie obsolete una delle maggiori sfide alla produttività sul luogo di lavoro. Più della metà ha citato anche la complessità della tecnologia utilizzata attualmente per il workplace (57%) e la mancanza di accesso agli strumenti di produttività appropriati (55%). Un ulteriore elemento di preoccupazione è che la maggior parte delle aziende non possiede una chiara comprensione dei propri livelli di produttività correnti: solo il 17% di esse si avvale di strumenti analitici all’interno del business. La sicurezza sta tenendo le aziende ferme al palo La minaccia di cyberattacchi continua a crescere in termini sia di scala che di complessità e riguarda tutti i settori produttivi. Le aziende hanno reagito investendo con decisione nella cyberdifesa, ma lo studio suggerisce che in molti casi i differenti livelli di protezione e autenticazione che sono stati inseriti nel tempo stanno agendo da freno alla produttività. Oltre metà dei partecipanti allo studio (56%) ammette che il proprio approccio alla sicurezza del workplace sta avendo un impatto negativo sulla produttività del personale, con il 20% del campione totale che parla di un effetto “altamente negativo”. La causa di questo si ritrova nel personale che sceglie scorciatoie e strade non conformi quando si trova di fronte a meccanismi e processi di sicurezza complessi o dispendiosi in termini di tempo. Gli intervistati vedono nella compliance rispetto a normative come il GDPR (Global Data Protection Regulation) il principale problema inerente la sicurezza del workplace: il 59% considera la conformità come una sfida importante, più ancora dell’accesso location-based e della condivisione delle informazioni (58%) e della gestione delle identità (58%). La preoccupazione sulla sicurezza impedisce alle aziende anche di sfruttare completamente i nuovi tool basati sulla collaborazione, che potrebbero migliorare la produttività e l’integrazione. Secondo lo studio, infatti, il 41% delle aziende non ha ancora implementato strumenti di questo genere, citando (il 46%) come principale motivazione proprio la sicurezza. The post La strategia per il workplace ha effetti diretti sulla produttività aziendale appeared first on Data Manager Online.

BTicino, l’IoT in Italia passa dalle nostre case

La smart home (una volta ne parlavamo chiamandola “domotica”) è una delle onde dell’IoT dal lato B2C, insieme alla smart car e ai wearables (dal lato B2B si parla invece di Industrial Internet Of Things). In Italia, il leader indiscusso del comparto è BTicino, che dal 1989 fa parte del Gruppo Legrand. Una società che ha nel digital un importante abilitatore di prodotto verso i clienti, ma anche lo strumento cardine dell’efficienza dei processi di sales & marketing in azienda. I clienti diretti sono: distributori di materiale elettrico, installatori di sistemi elettrici, studi di progettazione, architetti e consumatori finali. L’elemento digital è naturalmente ormai determinante per la relazione con ognuno di questi target. I 200 consulenti tecnici che compongono la forza vendita sono per la maggior parte dipendenti e non agenti e la tecnologia è la dorsale di supporto per la gestione della rete. Franco Villani è l’amministratore delegato, incarico che ricopre dopo essere stato vicedirettore generale e direttore commerciale. Lo abbiamo intervistato per capire le strategie di utilizzo degli strumenti digitali a supporto del business, con un focus particolare sul lato commerciale. Lo strumento di analisi che abbiamo usato per fare una panoramica della situazione aziendale è la metodologia Digital Building Blocks. Franco Villani AD @BTicino L’IoT in Italia passa dalle nostre case @ADICO_mkt_salesClick To Tweet Digital Analytics – Il monitoraggio degli strumenti di digital analytics naturalmente è l’evidenza sulla quale si basa il controllo delle strategie aziendali che sono strutturate in logica omnichannel: il consulente mette insieme tutti i componenti di sistemi da cui gli arrivano i dati. Il sistema aziendale di sales force automation è stato adottato sette anni fa ed è stato scelto per permettere al personale di accedere in mobilità per gestire tutti i dati utili alle trattative commerciali. Con 500 utenti, più di 150mila visite tracciate, centinaia di corsi di formazione su prospect e clienti monitorati, il sistema è un patrimonio aziendale finalizzato alla raccolta di dati utili per il supporto all’attività commerciale quotidiana e per analisi di business intelligence (attualmente un work in progress). Inbound Marketing – L’inbound markting è uno dei principali focus dell’azienda, soprattutto grazie all’attività di e-learning mirata su installatori, studi di progettazione e forza vendita dei banchi di informazione dei distributori di materiale elettrico. L’attività è iniziata quattro anni fa e oggi vengono erogati circa 30/40 corsi all’anno con circa 2.500 partecipanti. Sono soprattutto gli studi di progettazione interessati ai contenuti da fruire comodamente dall’ufficio, ma i corsi online sono strategici per raggiungere anche gli installatori non visitati (circa diecimila quelli seguiti direttamente dalla forza vendita di BTicino, più o meno il 25 per cento del mercato). Il sito aziendale naturalmente è la prima destination verso la quale viene destinato il traffico in target, colpito comunque anche grazie a campagne di outbound marketing e veicolato sui contenuti brand. Lead Generation e processi di vendita – L’attività di lead generation è il focus della strategia di marketing omnicanale. Il prospect (B2B) si intercetta online (siti aziendali o siti e-learning) o offline (convegni, centri di assistenza tecnica, eventi informativi sul territorio, corsi presso centri di formazione, etc.) per condurlo a un contatto con la forza vendita e tracciarlo tramite i sistemi aziendali per monitorare l’avanzamento della trattativa commerciale (e fornire una dashboard commerciale di controllo al top management). Il presidio dell’attività di content marketing di recente è stato effettuato anche grazie alla realizzazione della serie thriller con Giorgio Pasotti “Il mistero sottile”, che ha convogliato utenza sul concorso online sul sito www.ilmisterosottile.it. Il focus non è solo rivolto verso l’esterno: l’interazione e lo scambio di informazioni tra i consulenti tecnico-commerciali era incoraggiata in precedenza tramite il vecchio sistema Sul campo e ora attraverso il nuovo Chatter (attivo da 8 mesi, con 400 utenti e migliaia di post). Franco Villani AD @BTicino Migliorare la user experience con l’IoT @ADICO_mkt_salesClick To Tweet E-commerce – L’attività commerciale principale dell’azienda, prettamente B2B, e il focus su un target audience principale di installatori e rivenditori di materiale elettrico, non pone l’e-commerce tra gli obiettivi strategici principali. L’attività di e-commerce verso il pubblico finale, sviluppata attraverso gli e-shop dei distributori partners, conta solo pochi punti percentuali rispetto al fatturato globale e l’e-commerce B2B funziona per lo più come un sistema di raccolta ordini realizzato secondo lo standard del settore della condivisione di listini di materiale elettrico (ETIM). Non è ancora nelle priorità dell’azienda la realizzazione di una rete di vendita online internazionale dei propri prodotti. User experience – Il tema della user experience è centrale verso i clienti. L’interazione con i componenti in ambito IoT è volta alla completa automazione delle soluzioni domestiche e al controllo anche tramite app su smartphone non solo di videocitofoni, cromotermostati, sensori intelligenti, videocamere di dispositivi salvavita. L’obiettivo non è rendere comunicanti i dispositivi per seguire il trend in essere. L’obiettivo è di utilizzare la connessione per accrescere i benefici e la facilità di utilizzo per l’utente finale. Iperpersonalizzazione – La personalizzazione dell’offerta è effettuata grazie all’utilizzo di configuratori prodotto in fase di offerta con la presenza di software di progettazione per i calcoli elettrici (i dati di utilizzo sono tracciati per consentire in futuro di effettuare azioni di marketing mirate sul cluster, a oggi “solo” per poter colpire il target sui canali digital con i prodotti in campagna al momento). Invece il vero servizio “su misura” viene garantito dai consulenti che mettono insieme i vari pezzi di lego al fine di fornire una soluzione “su misura” e strutturata in base elle esigenze del prospect. Investire in conoscenza ADICO è l’Associazione Italiana per la Direzione commerciale, vendite e marketing. Dal 1964, riunisce i direttori di queste funzioni, imprenditori, area manager, consulenti per condividere i valori della professione, la crescita professionale, per valorizzare esperienze manageriali e creare relazioni commerciali per la crescita delle aziende. Le attività culturali ADICO prevedono un programma di tavole rotonde, seminari, workshop e incontri conviviali sulla attualità manageriale. Accademia ADICO offre corsi di formazione specialistica per i manager e i loro collaboratori, con docenti di alto profilo. Per

Galaxy S9: eccolo qua

Il prossimo smartphone di Samsung arriverà a marzo e il design potrebbe essere quello svelato da un produttore di cover Una foto da prendere con le molle ma abbastanza indicativa di come potrebbe essere il design del prossimo Galaxy S9. Il futuro smartphone di Samsung arriverà a inizio primavera, probabilmente tra marzo e aprile e manterrà una caratteristica fondamentale del modello attuale: lo schermo Infinity. Detto questo, c’è da dire che il Galaxy S8 presenta più di un dubbio rispetto a qualche caratteristica che proprio non è stata digerita dagli utenti. Parliamo del posizionamento del sensore di riconoscimento delle impronte e della mancanza di una fotocamera doppia, presente oramai su tutti i modelli competitor. Proprio queste due pecche sarebbero state risolte dalla compagnia, in procinto di svelare il top di gamma a cavallo tra il primo e il secondo trimestre del 2018. Ecco il leak Un produttore di accessori per la telefonia, Ghostek, ha accidentalmente messo online la sua prima cover per il Galaxy S9, mostrando con qualche mese di anticipo come sarà fatto. Ripetiamo: tutto da verificare ma già nel recente passato sono capitati fatti del genere, utili per capire forme e dimensioni dei telefonini più attesi, come ad esempio l’iPhone X. Settimane prima del lancio ufficiale, i brand che realizzano gadget per l’hi-tech ricevono i render dei terminali sui quali dovranno lavorare, proprio per garantirsi di renderli disponibili a poco dall’arrivo nei negozi. Anche stavolta dunque uno dei tanti si sarebbe fatto scappare l’anteprima, contribuendo a far alzare l’interesse intorno allo smartphone. Probabilmente alla stessa Samsung non dispiacciono leak del genere, che servono per distogliere l’attenzione da altro (proprio l’iPhone X), in attesa delle proprie mosse. The post Galaxy S9: eccolo qua appeared first on Data Manager Online.

Instant Payments: MyBank integra il pagamento istantaneo

All’autorizzazione real time si aggiungerà la possibilità per imprese e consumatori di incassare e pagare online con bonifico istantaneo tramite gli sviluppi effettuati da Intesa Sanpaolo, Unicredit e Banca Sella, i primi istituti di credito ad offrire gli Instant Payments ai propri clienti MyBank, il metodo di pagamento europeo che permette di acquistare online attraverso un bonifico bancario immediato e irrevocabile, si prepara ad integrare il pagamento con il bonifico istantaneo tramite Intesa Sanpaolo, Unicredit e Banca Sella, i principali istituti italiani che dal 21 novembre già offrono il servizio di pagamenti istantanei ai propri clienti. Il mercato digitale evolve rapidamente e le esperienze di acquisto e vendita diventano sempre più “real time”, da qui l’offerta a consumatori, imprese e PA di soluzioni di pagamento digitali in grado di abbattere i tempi delle operazioni. Secondo uno studio di Deloitte, infatti, entro i prossimi cinque anni in Italia sono previsti 300 milioni di instant payment, che diventeranno 500 milioni entro sette anni. Ad oggi la disponibilità di MyBank 24/7/365, la sua conferma real-time dell’avvenuto pagamento e l’irrevocabilità del bonifico MyBank permettono di considerare la transazione conclusa sin dal momento in cui il merchant riceve la conferma immediata del pagamento da parte della sua banca, velocizzando in questo modo l’evasione dei vari ordinativi. Con la disponibilità degli Instant Payments, ai servizi già in essere di informazione immediata si aggiungerà il vantaggio dell’accredito istantaneo dei fondi sul conto del merchant. MyBank intende quindi abilitare l’Instant Payment consentendo di finalizzare un pagamento istantaneo sul sito di un merchant con l’esperienza di acquisto online abituale. “L’introduzione dei bonifici istantanei rappresenta una grande opportunità di ulteriore crescita per noi. Infatti, grazie a MyBank, le banche potranno sfruttare il rinnovamento infrastrutturale in atto ed essere parte attiva nel mondo della digitalizzazione della vita quotidiana offrendo vantaggi effettivi e incrementali sia alle aziende sia ai privati, favorendo la percezione di immediatezza da parte della clientela in quello che viene definito “l’ultimo miglio” del servizio” commenta Giorgio Ferrero, CEO di PRETA, società del gruppo EBA CLEARING che ha sviluppato la soluzione MyBank. I tre principali istituti italiani: “L’innovazione tecnologica è uno dei pilastri di Intesa Sanpaolo, proprio come lo sono i nostri clienti, siano essi privati o merchant, e offrire soluzioni sempre al passo con i tempi ci permette di supportarli realmente con un concreto beneficio per entrambe le parti. Con l’uso di MyBank come abilitatore di Instant Payments” afferma Stefano Favale, responsabile della Direzione Global Transaction banking di Intesa Sanpaolo “gli utenti potranno usufruire del servizio senza alcuna limitazione temporale ed effettuare bonifici con un massimale pari a €15.000 per singola operazione e soprattutto entro 10 secondi il bonifico verrà accreditato sul conto del beneficiario e le somme saranno immediatamente rispendibili”. “MyBank permette che le informazioni corrette giungano direttamente al beneficiario per un processo di riconciliazione più efficiente e immeditato. Oltre alla conferma immediata e al bonifico irrevocabile” prosegue Cedric Derras, Head of Cash Management  – GTB Unicredit “l’accredito che segnala l’arrivo di instant cash sul conto dell’esercente diventerà istantaneo. Il mercato digitale è una realtà imprescindibile per i merchant e per i consumatori che acquistano sempre di più online e con importi sempre più elevati. Per questo motivo la nostra volontà è quella di facilitarli in questo processo, costantemente garantendo loro sicurezza e affidabilità” conclude Cedric Derras, Head of Cash Management  – GTB Unicredit. “Il settore dei pagamenti digitali vive un momento di fermento incredibile, per questa ragione è fondamentale affidarsi a soluzioni solide, semplici e che garantiscano la totale sicurezza delle informazioni trattate. MyBank risponde perfettamente a queste richieste e ci permette di sfruttare al meglio la tecnologia per velocizzare gli incassi legati ai pagamenti online anche a livello europeo, non solo italiano a favore dei nostri merchant” conclude Alberto Bordiga, Responsabile Banking e Sistemi di pagamento di Banca Sella. Ad oggi MyBank, che transa 8 milioni di euro di bonifici al giorno, è già integrato in oltre 250 banche e molti brand hanno scelto di utilizzare questo metodo di pagamento tra cui: Enel, Acea, Zurich, Quixa, Q8, ENI, Trenitalia, Moby Lines, Eden Viaggi, Twinset, Supermedia e tanti altri. The post Instant Payments: MyBank integra il pagamento istantaneo appeared first on Data Manager Online.

Verso l’azienda liquida

A qualcuno sembrerà presuntuoso, ma siamo bravi a fare cose difficili. Abbiamo 17 centri di R&D, investiamo una quota importante del nostro fatturato in attività di ricerca. Siamo una multinazionale a tutti gli effetti con headquarter a Milano. Il nostro elemento differenziante sono i cavi ad alto contenuto tecnologico, quelli dove non basta un filo di rame e una guaina isolante a fare il prodotto.   Parliamo di cavi in grado di sopportare tensioni da 625mila volt, di cavi submariner che connettono parchi eolici offshore del Mare del Nord alle coste tedesche. Sui nostri cavi a fibra ottica viaggiano i dati dei più grandi ISP e telco internazionali. In un’azienda con le caratteristiche di Prysmian, all’IT viene richiesto di giocare diversi ruoli. Nell’area delle commodity per esempio, la vera sfida è vincere la competizione nella logica dei servizi. Uno dei temi su cui i CIO dovrebbero focalizzare l’attenzione è proprio la servitization, favorendo l’evoluzione del modello di business di aziende tradizionali. Come azienda manufacturing la nostra anima è la produzione. Velocità e disponibilità delle informazioni sono elementi chiave. Il CIO di una azienda manifatturiera non deve dimenticare la centralità del prodotto, ma deve muoversi come il CIO di un’azienda di largo consumo, e pensare all’installatore come se fosse il suo consumer. Io credo molto nella trasformazione digitale come un’occasione per fare un salto in avanti sia a livello di singola impresa sia a livello di sistema Paese. #CIOexperience Stefano Brandinali L’IT come leva del cambiamento @PrysmianGroupClick To Tweet In azienda siamo impegnati su diversi fronti. Per l’automazione degli inventari di magazzino stiamo lavorando sull’ipotesi di utilizzo di droni. La realtà aumentata ci permetterà di migliorare i processi di formazione e di assistenza remota in fabbrica. E per le attività di progettazione, stiamo valutando l’integrazione di stampanti 3D per lo sviluppo di connettori di rete. I chatbot ci permettono di sperimentare le potenzialità dell’intelligenza artificiale e del cognitive computing per raggiungere in modo mirato segmenti specifici della domanda. Cloud, IoT e Big Data ci daranno la possibilità di trasformare i nostri cavi in una grande piattaforma attiva per l’erogazione di un universo di nuove applicazioni tutte ancora da pensare. Anche l’integrazione dei nuovi processi gestionali, in seguito alle acquisizioni, dovrebbe essere “trasformata” con un approccio più agile. E per questo stiamo lavorando a un “integration kit” in grado di integrare nuove realtà industriali con poche azioni mirate, dando al tempo stesso una risposta di agilità alle nostre operations. Non possiamo più permetterci di impiegare due anni per l’armonizzazione dei sistemi. Nello stabilimento di Calais in Francia, abbiamo lanciato il primo progetto pilota di Industry 4.0 con l’obiettivo di assicurare la piena tracciabilità delle attività produttive e dei materiali impiegati, gestendo al contempo gli eventi che potrebbero pregiudicare i processi produttivi e fornendo in tempo reale tutte le informazioni rilevanti necessarie a identificare le cause a monte e le possibili soluzioni. Quello che mi piace dell’approccio “agile” è che il successo non arriva al primo tentativo, ma è il risultato di un intenso lavoro di adeguamento, esattamente il contrario di quello che accade con metodologie tradizionali. #CIOexperience Brandinali Il #CIO tradizionale è un panda o dinosauro @PrysmianGroupClick To Tweet Il CIO del futuro farà accettare alle aziende di successo la cultura positiva del learning-by-doing. La generazione prima di noi ha costruito i mainfraime in camice bianco. Sull’onda dell’anno Duemila e dell’euro, abbiamo vissuto il sogno dei grandi progetti ERP guidati dall’idea che le best practices fossero la risposta a ogni problema. Oggi, il concetto di IT ha molti significati. L’IT è service provider, business partner e anche digital leader. Il CIO tradizionale è un panda o un dinosauro destinato a scomparire nei prossimi dieci anni. Probabilmente, l’organizzazione IT si spezzerà in due, con una parte di mantenimento dell’infrastruttura che potrà essere assorbita dai system integrator alla ricerca di nuove aree di business, e una parte di innovazione che evolverà verso un ruolo di scouting di startup e orchestratore delle funzioni aziendali. Le organizzazioni diventeranno sempre più liquide e i CIO dovranno essere come l’acqua: essenziali per la sopravvivenza e in grado di cambiare forma per adattarsi al cambiamento. Stefano Brandinali, group CIO di Prysmian Group The post Verso l’azienda liquida appeared first on Data Manager Online.

Novità per Oracle Cloud Infrastructure: prestazioni e qualità senza pari

Migliori prestazioni a costi inferiori fino all’88% per operazione I/O Oracle annuncia la disponibilità di una serie di nuove opzioni di calcolo per Oracle Cloud Infrastructure che offrono ai clienti prestazioni ineguagliate basate sul nuovo hardware Oracle X7. Virtual machine (VM) e opzioni di calcolo bare metal di nuova concezione, unitamente a nuove istanze della GPU bare metal permettono ai clienti di eseguire anche i carichi di lavoro più impegnativi per l’infrastruttura come l’HPC (High-Performance Computing), i big data e l’intelligenza artificiale (AI) in modo più rapido e conveniente. A differenza delle offerte della concorrenza, Oracle Cloud Infrastructure è stata creata per soddisfare le esigenze uniche delle imprese, offrendo prestazioni prevedibili per le applicazioni aziendali e assicurando l’efficienza in termini di costi per i casi d’uso HPC. Infatti, Oracle assicura prestazioni storage migliori del 1.214% con un costo inferiore dell’88% per operazione input/output (IO). Prestazioni scalabili, ineguagliate Tutte le nuove istanze di calcolo di Oracle Cloud Infrastructure sfruttano i più recenti processori Intel Xeon basati sull’architettura Skylake. I formati bare metal accelerati di Oracle sono alimentati anche dalle GPU NVIDIA Tesla P100, basate sull’architettura Pascal. Con 28 core, doppia interfaccia di rete da 25GB per soddisfare le esigenze di elevata larghezza di banda e oltre 18 TFLOPS di prestazioni single-precision per istanza, queste istanze della GPU accelerano i casi d’uso che richiedono intense attività di calcolo come reservoir modeling, intelligenza artificiale e Deep Learning. Oracle prevede inoltre di rilasciare a breve istanze basate sull’architettura NVIDIA Volta con 8 GPU NVIDIA Tesla V100 interconnesse tramite NVIDIA NVLINK per generare più di 125 TFLOPS di prestazioni single-precision. A differenza dei concorrenti, Oracle offrirà tali GPU sia come virtual machine che come istanze bare metal; inoltre, renderà disponibili immagini pre-configurate per una rapida distribuzione per casi d’uso specifici come nel caso dell’intelligenza artificiale. I clienti potranno anche sfruttare i toolkit TensorFlow o Caffe per accelerare le prestazioni in casi d’uso di High Performance Computing e Deep Learning. “Solo Oracle Cloud Infrastructure fornisce i servizi di elaborazione, storage, networking ed edge necessari per fornire le prestazioni end-to-end che le aziende oggi richiedono”, afferma Kash Iftikhar, vice president of product management di Oracle. “Con questi ultimi potenziamenti, i clienti possono evitare ulteriori investimenti in soluzioni hardware in locale e ottenere l’agilità del cloud. Oracle Cloud Infrastructure offre loro un’eccezionale potenza on-demand per il massimo vantaggio competitivo”. In aggiunta a tutto questo, il nuovo formato standard VM di Oracle è ora disponibile con 1, 2, 4, 8, 16 e 24 core, mentre il formato bare metal standard offre 52 core – il più elevato conteggio per istanza delle CPU basate su Intel Skylake CPU di qualsiasi fornitore di cloud. Unitamente alla capacità di storage scalabile, che supporta fino a 512 terabyte (TB) di volumi di blocchi remoti di unità a stato solido (SSD) NVMe (Non-Volatile Memory Express), tali istanze sono ideali per le applicazioni enterprise tradizionali che richiedono prestazioni storage prevedibili. I formati Dense I/O sono disponibili anche nelle istanze VM e bare metal e sono ottimali per HPC, applicazioni database e carichi di lavoro big data. Il formato Dense I/O bare metal è in grado di eseguire oltre 3,9 milioni di operazioni di input/output al secondo (IOPS) in scrittura. Include inoltre 51 TB di storage SSD NVMe locale, offrendo il 237% di capacità in più rispetto alle soluzioni concorrenti. Inoltre, Oracle Cloud Infrastructure ha semplificato la gestione delle virtual machine offrendo un provider Terraform per la distribuzione immediata di istanze di calcolo singole o multiple per il clustering. Inoltre, è disponibile un programma di installazione di Kubernetes basato su Terraform per la distribuzione di applicazioni containerizzate ad elevata disponibilità. Fornendo soluzioni di elaborazione che sfruttano le più recenti tecnologie di NVIDIA, Oracle può accelerare drasticamente i carichi di lavoro HPC, analitici e di intelligenza artificiale dei propri clienti. “I carichi di lavoro analitici avanzati, HPC e IA sono definiti da un’esigenza quasi insaziabile in termini di potenza di calcolo”, ha dichiarato Ian Buck, general manager e vice president, Accelerated Computing, di NVIDIA. “Per eseguire questi carichi di lavoro ad alta intensità di calcolo, i clienti richiedono una capacità di elaborazione accelerata di livello enterprise, un’esigenza che Oracle sta affrontando inserendo gli acceleratori GPU NVIDIA Tesla V100 all’interno di Oracle Cloud Infrastructure”. “L’integrazione della tecnologia inverse hypervisor di TidalScale in Oracle Cloud Infrastructure permette alle aziende, per la prima volta, di eseguire i carichi di lavoro più grandi su decine di sistemi Oracle Cloud bare metal come un unico server software in un ambiente cloud pubblico”, ha affermato Gary Smerdon, chief executive officer di TidalScale, Inc. “I clienti di Oracle Cloud ora hanno la flessibilità di configurare, distribuire e dimensionare correttamente i server per soddisfare le loro esigenze di elaborazione, pagando solo in base all’utilizzo”. “Una piattaforma hardware all’avanguardia può fare la differenza per le aziende con cui lavoriamo, come Airbus, ARUP e Rolls Royce”, ha affermato Jamil Appa, co-fondatore e direttore di Zenotech. “Abbiamo riscontrato miglioramenti significativi nelle prestazioni con l’architettura X7. Per Oracle Cloud Infrastructure i carichi di lavoro HPC ad alta intensità di calcolo sono un gioco da ragazzi”. The post Novità per Oracle Cloud Infrastructure: prestazioni e qualità senza pari appeared first on Data Manager Online.

Black Friday e Cyber Monday: attenzione ai POS

A cura di David Mainor, principal threat intelligence analyst di FireEye “Continuiamo a vedere i cybercriminali approfittare dell’intenso periodo di shopping durante le festività natalizie, avendo come obiettivo prioritario i POS (sistemi Point-of-Sale) per ottenere i dati finanziari. Anche se i negozianti stanno diventando sempre più sensibili ai pericoli informatici e stanno ponendo maggiormente attenzione sulle misure di sicurezza, le operazioni destinate agli ambienti POS rimangono un vettore di attacco ampiamente utilizzato che rende vulnerabili i dati dei consumatori e dei negozianti. Solo nell’ultimo anno abbiamo registrato attacchi multipli e sofisticati contro i sistemi POS. Un gruppo che stiamo tracciando, chiamato come FIN7, ad esempio, ha recentemente e storicamente fatto affidamento su diverse famiglie di malware POS –oltre ad altre tattiche di monetizzazione, per ottenere accesso e compromettere i network. In generale i cybercriminali cercano operazioni che producano rendimenti elevati, che comportino un basso rischio associato e utilizzino il percorso d’attacco meno resistente. La pronta disponibilità di malware POS nei mercati sotterranei e il funzionamento remoto lontano dall’applicazione della legge nei paesi vittime rendono i malware POS attraenti per i cybercriminali per questi motivi. In altre parole, gli attacchi ai POS possono avere un grande successo, con piccole complicazioni o rischi, rendendoli molto attraenti per i criminali. Per ridurre al minimo i rischi per i titolari di carte e per i dati finanziari delle organizzazioni, i negozianti dovrebbero garantire che la funzionalità dei sistemi POS sia limitata al minimo necessario per elaborare le transazioni, che le aree di rete con questi dispositivi siano adeguatamente segmentate e che il loro traffico di rete sia adeguatamente analizzato. Questi problemi richiedono che le organizzazioni diano priorità alla sicurezza tutto l’anno ma è fondamentale che i rivenditori considerino attentamente la sicurezza dei dati durante il Black Friday o il Cyber Monday, i giorni di shopping più affollati dell’anno”. The post Black Friday e Cyber Monday: attenzione ai POS appeared first on Data Manager Online.

Al MIX si parla di soldi

La moneta digitale è il tema scelto dall’Internet Exchange milanese per il suo tradizionale Salotto. Nelle sale del Teatro Elfo Puccini, il mondo delle reti aperte e interconnesse, incontra quello dei servizi finanziari Sarà dedicata alle potenzialità business del denaro e del pagamento elettronico l’undicesima edizione del Salotto del MIX, l’annuale conversazione con cui l’Internet Exchange italiano punta ad arricchire anche sul piano culturale quello che è un fondamentale ruolo tecnologico: offrire agli operatori di rete un nodo di interconnessione neutrale che facilita enormemente il dialogo e la user experience della clientela, professionale e residenziale, di questi gestori. Il tema della moneta digitale, con tutte le sue implicazioni, può apparire sorprendente in un ambito un tempo strettamente legato alle cosiddette “Telco”. Lo è anche per il presidente e co-fondatore del MIX, Joy Marino, che non esita – pur appartenendo con pieno diritto alla ristretta cerchia dei padri della Internet italiana – ad ammettere la propria “ignoranza” in materia. «Non potevamo non affrontare la questione in una fase in cui banche e servizi finanziari, anche sull’onda della grande apertura regolamentare, diventano nostri clienti diretti» sottolinea Marino. L’appuntamento è dunque al Teatro Elfo Puccini di Milano il prossimo 27 novembre, per un pomeriggio che si aprirà – ecco un’altra novità segnalata da Marino – con una ghiotta opportunità di networking tra i partecipanti. «Sarà organizzato come un vero e proprio spazio di incontro one-to-one, con tanto di tavolini numerati, spiega il presidente del MIX, e sarà seguito dal panel vero e proprio, da un aperitivo e dalla cena conclusiva». È davvero un segno dei tempi assistere a un confronto diretto tra esperti di servizi finanziari e specialisti di interconnessione, un segmento in cui il MIX – che in apparati e ricerca investe due terzi del fatturato, attestato intorno ai 3 milioni di euro – offre da sempre un livello tecnologico di classe mondiale. Da un paio d’anni, come aveva anticipato Data Manager, il MIX è attivamente impegnato nel progetto Open Hub Med, il nodo di interconnessione palermitano che mira a diventare il collettore naturale per i 135 mila chilometri di cavi sottomarini che attualmente approdano in Sicilia. E ora sta guardando con estremo interesse, in Lombardia, all’imponente crescita dei data center attrezzati per accogliere le fabbriche dell’economia digitale. Marino cita gli esempi, tutti recentissimi, della francese Data4, con i suoi quattro data center modulari a Cornaredo; del debutto di un analogo operatore, questa volta americano, a Siziano con Supernap Italia; ma anche dell’italiana Aruba, che a Ponte San Pietro nel bergamasco ha appena inaugurato il suo progetto di riconversione dei 200 mila metri quadri occupati in passato da una fabbrica tessile. «L’esigenza di “parlarsi”, di ottimizzare i flussi di dati in transito, che finora ha caratterizzato i nostri clienti storici, gli operatori, e oggi coinvolge i cosiddetti Over the top, fino ai nuovi provider di contenuti in streaming, si allarga anche al sistema finanziario, che deve interconnettersi a livello applicativo, ma anche sul layer fisico». Marino avverte che durante il Salotto 2017 interverrà pochissimo: la sua attenzione sarà concentrata sugli interventi di Carlo Maiocchi di Sia e Savino Damico di Intesa San Paolo, che insieme a Valentino Bravi di Tas Group, Stefano Andreani di OpenTech e Francesco Ricci di Bank-Notes animeranno la discussione guidata come sempre da Enrico Pagliarini, di Radio24 Il Sole 24 Ore. Tutto il settore “fintech” è in pieno fermento proprio sul tema dei pagamenti, un territorio che l’avvento della direttiva PSD2 ha popolato di nuovi, a volte inattesi stakeholder. «Per rispondere alle future richieste oggi cominciamo a guardarci in faccia – conclude Marino. Noi non abbiamo nessuna intenzione di tradire il nostro mestiere, perché Internet, il nostro pane quotidiano, è fatto proprio per far parlare tutti con tutti». Un player come il MIX finora è rimasto fuori dai circuiti proprietari che servono il sistema dei pagamenti bancari. «Ma se il futuro di questi servizi parlerà anche IP, noi ci saremo». The post Al MIX si parla di soldi appeared first on Data Manager Online.