‘Effetto Weinstein’ anche in Silicon Valley
Dopo caso Uber sempre più denunce di molestie e discriminazioni
Black Friday Amazon.it: le offerte da tenere d’occhio venerdì 24 novembre
Le anticipazioni delle offerte disponibili nella giornata del Black Friday su Amazon.it: dalla Tecnologia allo Sport, dal Beauty ai prodotti per Casa e Cucina, e ancora, Fai da te, Giocattoli e molto altro Il Black Friday è arrivato e Amazon.it offrirà sconti non-stop mettendo a disposizione dei clienti di Amazon.it migliaia di offerte in oltre 20 categorie, un’opportunità unica, in vista del Natale, per acquistare comodamente, in anticipo e risparmiando, alcuni dei prodotti più popolari. I clienti Prime potranno accedere con un anticipo di 30 minuti alle Offerte Lampo, e beneficiare della consegna illimitata in 1 giorno senza costi aggiuntivi su oltre un milione di articoli e di consegne in 2-3 giorni su altri milioni. Ecco un’anticipazione di alcune delle offerte disponibili su Amazon.it nel corso della giornata di domani, venerdì 24 novembre: Dyson V6 Sony DSC-RX100M4 Fotocamera Digitale Compatta Lenovo Moto G5S Plus smartphone Samsung Serie MU6470 Smart TV da 55”, Cristallo Attivo, con Supreme UHD Dimming e Telecomando Smart Remote Premium, Titanio Scuro – Esclusiva Amazon Candy CMW2070DW microonde L’Orèal Paris Edizione Limitata Natale Lost in Paradise cofanetto Pochette Sony MDR100X Cuffie Bluetooth Offerte su prodotti Lumberjack, Trussardi e scarpe da bambino Primigi Alcune offerte dagli artigiani della vetrina Made in Italy Ausker – Set Coltelli in Ceramica Bianca ad Alta Densità, 4 coltelli da cucina My Cooking Box Pici al tartufo x5 Materasso Memory Matrimoniale Yespresso Capsule Fior Lui Espresso Compatibili Intenso – Confezione da 50 Pezzi Inoltre, con Prime Now, i clienti Amazon Prime che vivono nell’area di Milano e hinterland, potranno acquistare, grazie alla app oppure dal sito primenow.amazon.it, una selezione di offerte del Black Friday, tra cui alcune esclusive, e ricevere i prodotti entro un’ora o in finestre a scelta di due ore. Ecco alcune offerte esclusive di Prime Now: Carni dal mondo – Tagliata a fette di Abardeen 195 gr Salumi Pasini – Confezione speciale chef Davide Oldani Deluxe Autentici Sapori del Lazio, Porchetta di Ariccia Igp Autentici sapori di Sardegna. Formaggio di Pecora Semi-stagionato 200 gr Gli acquisti del Black Friday, per prodotti venduti e spediti da Amazon su Amazon.it, potranno essere restituiti fino alla mezzanotte del 31 gennaio 2018. Questa tempistica estesa di reso si applica infatti a tutti gli acquisti di prodotti venduti e spediti da Amazon su Amazon.it effettuati tra l’1 novembre e il 31 dicembre 2017. Ma le offerte non finiranno venerdì, proseguiranno in fatti per tutto il weekend e fino a lunedì 27, giornata di Cyber Monday. Amazon celebra il Cyber Monday con migliaia di nuove offerte su prodotti di elettronica e informatica, giocattoli, utensili e, tra gli altri, articoli per la cucina e la casa. Basta controllare il sito Amazon.it durante il fine settimana per scoprire quali offerte saranno disponibili per i clienti. The post Black Friday Amazon.it: le offerte da tenere d’occhio venerdì 24 novembre appeared first on Data Manager Online.
Online Dating: tutto quello che c’è da sapere per non giocarsi i dati aziendali
Il proverbio dice: “non mescolare gli affari con il lavoro”, ma uno studio di Kaspersky Lab mostra che gli imprenditori e gli impiegati spesso mettono involontariamente in pericolo le loro società, utilizzando dispositivi di lavoro per i loro appuntamenti di dating online e divulgando segreti aziendali mentre sono alla ricerca di un partner. Lo studio sulle abitudini degli utenti del dating online mostra che l’11% di loro sono proprietari o direttori d’azienda e un ulteriore 20% si definisce manager di medio livello e le loro abitudini di dating online stanno potenzialmente mettendo a rischio grandi quantità di dati aziendali riservati. In effetti, i manager di alto livello sembrano più propensi a condividere le informazioni sul lavoro. Rispetto al 22% dei dirigenti aziendali, solo il 12% di tutti gli utenti di dating online condivide il proprio luogo di lavoro sul profilo personale. Inoltre, il 10% delle persone è pronto a condividere dettagli sul proprio lavoro o segreti commerciali, ma questo dato sale al 24% quando si parla di proprietari o direttori di aziende. Il 26% degli utenti di dating online afferma di aspettare diversi giorni prima di condividere le informazioni professionali con il partner trovato, mentre il 38% dei dirigenti aziendali è disposto a farlo senza aspettare. Ciò non solo rende le informazioni riservate liberamente accessibili ad altri utenti, ma rischia di provocare conseguenze più gravi se dovessero cadere nelle mani sbagliate, come quelle dello spionaggio aziendale. L’incapacità di tracciare un confine tra lavoro e piacere è stata evidenziata anche dall’atteggiamento negligente di tutti gli intervistati quando si tratta di cercare l’amore online. Per svolgere le proprie attività di dating online, oltre la metà (il 51%) degli utenti ammette di utilizzare gli stessi dispositivi utilizzati per il lavoro, mettendo in questo modo a rischio documenti aziendali, e-mail e persino password. La nostra ricerca ha rivelato che il 38% degli utenti utilizza il proprio dispositivo per archiviare e-mail di lavoro e il 33% archivia file ad uso lavorativo, sottolineando che, per i titolari e i dipendenti di aziende, una potenziale violazione della sicurezza potrebbe avere un impatto significativo sulla propria azienda qualora questi dati dovessero cadere nelle mani sbagliate. Inoltre, è preoccupante il fatto che molti utenti non stiano proteggendo adeguatamente i loro dispositivi o sottovalutano le conseguenze delle informazioni che stanno rendendo disponibili online o accessibili ai criminali informatici. Solo un quarto (il 27%) dei dater online utilizza una soluzione di sicurezza per proteggere il proprio dispositivo e solo un terzo (il 33%) condivide informazioni limitate, mentre il 16% non considerando alcun tipo di rischio, non fa niente per proteggersi. Ma, come dimostra la nostra ricerca, i rischi informatici possono dipendere da diversi fattori. Ad esempio, quasi un quinto (il 19%) dei direttori d’azienda ha subito un attacco malware, spyware o ransomware tramite una piattaforma di incontri online, mentre il 9% ha incontrato persone che utilizzavano un’identità online falsa. “Il dating online può essere abbastanza pericoloso anche senza che le persone cadano vittima di truffatori o mettano involontariamente a rischio la propria azienda”, ha affermato Vladimir Zapolyansky, Head of SMB Business di Kaspersky Lab. “Considerando la quantità di proprietari di aziende e senior leader che utilizzano servizi di appuntamenti digitali, è preoccupante che divulghino apertamente le informazioni aziendali. È ancora più preoccupante il fatto che, non proteggendo i loro dispositivi, rendano più semplice ai criminali informatici accedere ai dati aziendali. I dispositivi aziendali devono essere protetti e gli utenti del dating online devono essere cauti sulla quantità di informazioni che rendono disponibili nel tentativo di destare l’interesse di un potenziale partner”. Per aiutare a proteggere gli utenti aziendali dai criminali informatici che si nascondono nel mondo del dating, Kaspersky Lab offre una gamma di soluzioni di cybersecurity di nuova generazione, basate su una combinazione unica di big data threat intelligence, machine learning e human expertise che possono essere installate e gestite da chiunque, anche da coloro che non hanno particolari competenze in sicurezza IT. Le imprese più piccole possono proteggersi da malware, frodi finanziarie, ransomware e perdita di dati utilizzando il Kaspersky Small Office Security, che fornisce una protezione affidabile su computer, file server e dispositivi mobile per proteggere le aziende. Le aziende possono inoltre proteggere i dipendenti che fanno smart working e i loro dispositivi, anche nei contesti di BYOD, dalle minacce informatiche grazie a profili predefiniti nella soluzione Kaspersky Endpoint Security Cloud. Un profilo copre vari tipi di dispositivi e piattaforme – Windows, Mac, iOS e Android – tutti gestiti tramite una piattaforma basata su cloud. The post Online Dating: tutto quello che c’è da sapere per non giocarsi i dati aziendali appeared first on Data Manager Online.
Gli enterprise architect. Leader, influenzatori e facilitatori
Chiunque, ovunque e in qualsiasi momento, può avere un’idea che potrebbe influire sull’architettura della tua azienda. Ma qual è il rapporto corretto tra organizzazione e innovazione? E come colmare il gap tra strategia e implementazione? Alcune delle idee che incidono sull’Enterprise Architecture, cioè sull’architettura delle aziende, hanno origini lontane. Pensiamo al business digitale: una delle idee originali che lo ha reso possibile è stato documentato da uno scienziato dei computer nel 1957 (“How to Consider a Computer”, di Bob Bemer, pubblicato su Automatic Control Magazine del 1957) e fu ispirato dal modo in cui un ristorante Bob’s Big Boy aveva organizzato la propria cucina. L’Enterprise Resource Planning, l’ERP, nacque nel 1964 come MRP, Material Resource Planning. L’intelligenza artificiale (AI) è un’idea dell’antichità, anche se il termine fu documentato per la prima volta nel 1956. E se l’Enterprise Architecture (EA), come idea formale, è iniziata negli anni Ottanta, il primo lavoro scritto di architettura risale tra il 30 e il 15 a. C. (per comodità, con “Enterprise Architecture” intendo riferirmi a tutti gli elementi architetturali che si riferiscono alle aziende). Innovare il passato per interpretare il presente D’altra parte, oggi chiunque può avere un’idea che potrebbe influire sull’architettura delle aziende, e potrebbe lavorare per la tua impresa o per un’altra. L’idea potrebbe anche non essere completamente originale, e più probabilmente sarà un modo per utilizzare al meglio un’idea già esistente, come il business digitale, l’ERP, l’AI o l’EA. In altre parole, si tratterà di un’innovazione: più in particolare, se tale idea ha un impatto architetturale si tratterà di un’innovazione strutturale. Ipotizziamo che le persone lavorino per la tua azienda, nel marketing o altrove, e che l’idea innovativa sia quella di sfruttare il business digitale, con l’obiettivo di attirare nuovi clienti, aumentare i ricavi e migliorare il ritorno sugli investimenti di marketing. Dispongono del know-how e del budget per realizzare il cambiamento, l’idea è coerente con la strategia di marketing e non richiede alcun investimento di capitale. In effetti, si tratta di quello per cui vengono a lavorare ed è anche quello per cui sono pagati. Quindi, è un’idea vincente, senza bisogno di architetti. E allora perché non dovrebbero farlo? Perché, tanto per cominciare, sarà difficile per loro valutare l’impatto potenziale del loro cambiamento su altre parti dell’azienda. Il marketing non è un’attività indipendente e autonoma. Le persone che lavorano nel marketing sono legate ad altre persone e le tecnologie utilizzate per il marketing sono collegate a quelle utilizzate per tutto il resto. Ogni attività aziendale fa parte di una cultura e di una struttura più ampia, e di processi end-to-end più ampi. Un cambiamento di un’unica attività potrebbe ancora risultare un’innovazione strutturale. .@chrisdpotts Come colmare il gap tra strategia e implementazione? @techtranClick To Tweet Il rapporto tra idee e architettura Inoltre, se l’impresa ha una strategia di business digitale (o strategia ERP, AI, EA, e così via), basata su un’architettura coerente, ed eseguita con un insieme coordinato di investimenti, l’innovazione di marketing potrebbe risultare in contrasto con tale strategia. Potrebbe essere in disaccordo anche con la strategia dell’impresa volta a investire nel cambiamento, se la crescita dei ricavi non è al momento un obiettivo prioritario oppure se sono già in atto abbastanza cambiamenti volti a far crescere i ricavi. Quindi, se le strategie, l’architettura e gli obiettivi di investimento sono motivi per cui le persone del nostro esempio non dovranno semplicemente andare avanti a innovare, come faranno a saperlo? In realtà, al momento in cui hanno avuto l’idea, avrebbero potuto sapere già che l’impresa dispone di una strategia di business digitale e che esistono un’architettura coerente in ambito aziendale, obiettivi d’investimento prioritari e un insieme di cambiamenti in atto. Anche se non conoscevano i dettagli, potrebbero sapere a chi chiedere. Quella conoscenza avrebbe aiutato a decidere se investire nell’innovazione o controllare prima con qualcuno, oppure ancora lasciarla cadere. Alcune delle loro idee “cattive” potrebbero anche risultare buone, magari con una riformulazione, e viceversa. La strategia di successo di un enterprise architect Sono questi i momenti sui quali gli enterprise architect devono pensare e agire maggiormente. L’architettura dell’impresa emerge da innovazioni strutturali, grandi e piccole, su cui le persone investono se stesse e le rendono possibili. Alcune di queste innovazioni provengono dagli architetti e saranno sulla loro tabella di marcia, se ne hanno una. La maggior parte sarà il lavoro di altri, ed è qui che il valore dell’investimento nell’architettura si mostrerà veramente. La strategia di successo di un enterprise architect si basa sul guidare, influenzare e facilitare le idee di altre persone, a partire dal momento in cui le hanno. Più a lungo qualcuno investe in un’idea, e più è difficile che possa essere influenzato. La leadership aiuterà le persone a convalidare le loro idee quando nascono. La facilitazione aiuterà le persone a esplorare le loro idee nel contesto delle strategie dell’impresa, dell’architettura, degli obiettivi di investimento e dei cambiamenti in atto. Tuttavia, l’architetto è raramente lì quando le idee nascono. Ma allora come possono offrire leadership, influenza e facilitazione? La soluzione è nei loro rapporti con gli strateghi dell’impresa e i CXO (nell’esempio visto prima, con il chief marketing officer). Se queste persone riconoscono il valore dell’architettura, con particolare attenzione alle innovazioni strutturali, alla coerenza e agli impatti interconnessi, possono agire come architetti in delega e incoraggiare gli altri a fare altrettanto. Il “quid-pro-quo” è che gli enterprise architect devono valorizzare equamente il lavoro che le persone fanno, e devono essere pronti a fare qualcosa in cambio. Ma come possono allora i CXO vedere e apprezzare il valore dell’architettura? Per cominciare, i risultati della leadership, dell’influenza e della facilitazione degli enterprise architect devono apparire in modo tangibile nelle strategie dell’impresa, negli investimenti architetturali e nei risultati dei CXO stessi. .@chrisdpotts #Strategies for #Enterprise #Architects Rome, Nov 23-24 @techtranClick To Tweet Il valore dell’architettura In definitiva, però, il valore dell’architettura deve apparire sulla durata dell’impresa, sulla sua utilità nei confronti dei clienti e di altri stakeholder, e sulla sua attrattiva verso chiunque debba attirare, analogamente ai tre concetti vitruviani “firmitas,
Indra aiuta le città a ridurre del 45% il consumo di energia per l’illuminazione e del 35% quello di acqua
Altri vantaggi di City Landscape Manager, la soluzione più innovativa per la gestione in tempo reale dei servizi delle città, sono la riduzione dei costi di raccolta differenziata dei rifiuti di almeno l’11% e la riduzione della metà del tempo che il cittadino impiega per cercare parcheggio Indra ha sviluppato lo strumento più all’avanguardia sul mercato per gestire, in modo centralizzato e in tempo reale, i servizi e le soluzioni di città e territori intelligenti e per monitorare i risultati raggiunti. City Landscape Manager consente di raggiungere efficienze che portano a un notevole miglioramento nella gestione dei servizi, con un impatto positivo sulla qualità della vita dei cittadini. Ad esempio, l’utilizzo di app mobile collegate alla soluzione per fornire informazioni sullo stato di occupazione dei parcheggi e del traffico, consente di dimezzare il tempo trascorso dai conducenti nella ricerca di parcheggio. Oltre alla riduzione del traffico e al risparmio di tempo per i conducenti, la soluzione contribuisce alla riduzione delle emissioni di gas inquinanti dai veicoli. Un altro vantaggio importante per le città è la riduzione di almeno l’11% dei costi della raccolta differenziata dei rifiuti, grazie all’utilizzo di sensori che misurano il livello di riempimento dei cassonetti. Questo consente di ottimizzare la frequenza e il tempo di raccolta, riducendo le ore di lavoro non necessarie e contribuendo al miglioramento dell’ambiente attraverso la riduzione del numero di camion in circolazione. Inoltre la soluzione di Indra consente di ridurre il consumo di acqua per l’irrigazione di oltre il 35%, grazie all’incrocio dei dati con il servizio di meteorologia e ambiente (ad esempio, il grado di umidità del terreno e le previsioni di pioggia). In questo modo è possibile irrigare solo quando non ha piovuto e adeguare la quantità di acqua alle esigenze di ogni parco e giardino. La soluzione facilita anche la riduzione di almeno il 45% della bolletta per l’illuminazione stradale e degli edifici pubblici, grazie alle politiche di efficienza energetica. Il risparmio, in questo caso, è prodotto dall’installazione di lampioni a LED e dalla regolazione dai sistemi M2M (presenza e tipo di zona), che consentono di aumentare o ridurre l’intensità dell’illuminazione a seconda della presenza di persone o veicoli. Il sistema permette anche il controllo da remoto degli edifici con consumi settoriali per impianti e stanze e consente di confrontare i consumi per stabilire politiche sulla temperatura nel suo complesso. City Landscape Manager è un centro di gestione virtuale intelligente in grado di gestire in modo integrato eventi pianificati e non pianificati, incrociando informazioni su diversi servizi e soluzioni verticali e migliorando il processo decisionale. Tutto questo è possibile grazie alle sue capacità analitiche e di simulazione, che consentono di fare previsioni su ciò che accadrà a partire dalla riproduzione di procedure già utilizzate in situazioni o eventi simili del passato, registrati per generare servizi pubblici adeguati alle esigenze del cittadino. Ad esempio, quando si organizza una corsa, è possibile controllare la posizione e il numero di dispositivi di sicurezza utilizzati in situazioni precedenti e simulare i cambiamenti per evitare il traffico verificato nel passato. The post Indra aiuta le città a ridurre del 45% il consumo di energia per l’illuminazione e del 35% quello di acqua appeared first on Data Manager Online.
Galaxy S9, ci sarà anteprima a Las Vegas
Rilevatore impronta sul retro, sotto sensori per fotocamera
YouTube, giro di vite sui video inappropriati per bambini
YouTube Kids è colma di video con scene di violenza mascherate da contenuti per bambini. Da oggi Google effettuerà controlli più serrati Google nel 2015 ha lanciato YouTube Kids, una piattaforma con contenuti diretti in modo specifico ai bambini. Il canale ha riscontrato un discreto successo ma non è esente da un uso improprio da parte degli utenti. In passato il servizio è stato accusato di plagiare le menti dei più piccoli attraverso la pubblicità ma oggi è esploso un fenomeno ancora più pericoloso. Alcuni youtuber hanno pensato di sfruttare una falla nell’algoritmo di rilevamento della piattaforma di video sharing creando contenuti che a prima vista sembrano indicati per i bambini ma in realtà contengono riferimenti a violenza, sessualità e persino abusi. Attraverso l’utilizzo di parole chiave innocue (Peppa Pig, supereroi, cartoon) questi utenti sono riusciti a collocare i loro inquietanti video all’interno della sezione correlati o nel flusso automatico aumentando così le visualizzazioni e i ricavi pubblicitari. In questi filmati vediamo ad esempio l’uomo ragno che molesta una ragazza mentre dorme, clown spaventosi che commettono omicidi o Peppa Pig torturata dal dentista. Google ha quindi deciso di prendere provvedimenti per garantire ai bambini una visione adatta alla loro sensibilità. YouTube ha inasprito i controlli migliorando il suo sistema di comprensione del contesto, ha reso più corposo il team addetto al monitoraggio e ha anche provveduto a cancellare la pubblicità dai video incriminati. Nel giro di 2 settimane il servizio di proprietà di Big G, che pare abbia tracciato i movimenti degli utenti Android senza passare dal GPS, ha chiuso 50 canali e da giugno ha rimosso gli annunci a 3 milioni di filmati inappropriati per i bambini. The post YouTube, giro di vite sui video inappropriati per bambini appeared first on Data Manager Online.
Black Friday 2017, in Italia su Twitter domina l’hi-tech
Expert System analizza mediante l’intelligenza artificiale l’incidenza del Black Friday e del Cyber Monday nelle varie lingue Il Black Friday si è trasformato in un fenomeno commerciale in molti Paesi del mondo. Visto il grande successo, è diventata abitudine protrarre l’iniziativa fino al lunedì successivo, il cosiddetto Cyber Monday. Per osservare le tendenze di consumo legate a questi due eventi Expert System ha analizzato attraverso la tecnologia cognitiva Cogito, basata sull’analisi semantica, un campione di circa 120.000 tweet in inglese, francese, tedesco, spagnolo e italiano. L’analisi è stata realizzata tra il 20 ottobre e il 20 novembre, tenendo conto di hashtag come #blackfriday, #BlackFriday2017, #cybermonday, #cybermondaydeals, #cyberweek… Considerando nel complesso il campione di tweet oggetto dell’analisi, nei confronti di Black Friday e Cyber Monday emerge un clima caratterizzato da un sentiment neutro ma tendenzialmente positivo. Una generale propensione alla positività emerge anche in base all’analisi delle emozioni. La principale emozione che risalta dai 120.000 tweet è l’eccitazione. Seguono il desiderio, la sorpresa e un sentimento di speranza di trovare ciò che si vuole nonché di concludere buoni affari. Tuttavia non manca un senso di rimorso, unica emozione negativa nella lista delle 10 emozioni prevalenti. Per quanto riguarda i prodotti più desiderati, nel nostro Paese si registra il predominio assoluto dell’hi-tech: addirittura ben 9 brand figurano nella Top Ten dei marchi più twittati. Apple conquista la vetta della classifica, seguita da Samsung e Huawei. L’unica eccezione al quinto posto è costuita da Giorgio Armani, simbolo dell’eccellenza italiana nella moda in tutto il mondo. Generalmente, l’attenzione dei consumatori italiani si concentra sullo shopping online che propone offerte, sconti e promozioni. In questo settore a fare la parte del leone è Amazon, seguito a lunga distanza da Vikishop. Guardando al linguaggio utilizzato all’interno del campione, Apple conquista la vetta tra i brand citati, senza contare che smartphone e console di gioco figurano tra i prodotti più twittati nel corpus di Expert System. Apple batte il competitor Samsung in tutte le quattro lingue dell’indagine. Nel caso del Belpaese, nella fattispecie, la multinazionale guidata da Tim Cook conquista il 57% delle citazioni, contro il 43% del competitor Samsung. Nella battaglia degli smartphone, iPhone (65%) sconfigge Galaxy (35%). È tradizione inoltre che nel lungo weekend tra Black Friday e Cyber Monday vi siano forti sconti sui videogames. Grazie a Cogito scopriamo che nel settore delle console Xbox risulta la più citata in tutte le lingue (tranne il francese) a danno della PS4. Tra i tweet in italiano, infatti, la prima conquista il 60%, la rivale il 40%. The post Black Friday 2017, in Italia su Twitter domina l’hi-tech appeared first on Data Manager Online.
Schneider Electric, anche la formazione è digital
«Il progetto nasce a livello corporate, ma la creatività è tutta locale» – esordisce Simone Involti, learning & development solution manager di Schneider Electric Italia, spiegando le peculiarità innovative della Learning Week, un’iniziativa di formazione e coinvolgimento del personale che è giunta alla sua quarta edizione e sta riscontrando un successo crescente. Del resto, nell’era della digital transformation, il capitale umano rimane l’asset fondamentale, e la Learning Week annuale non manca di fornire i giusti strumenti per comprendere e favorire l’engagement e l’innovazione. Proprio quell’innovazione che è da sempre una costante per Schneider Electric, lo specialista globale nell’energia e nell’automazione, forte di un fatturato di circa 30 miliardi di euro nel 2016 e oltre 180mila persone in più di cento paesi in tutto il mondo. E il senso della Learning Week, che fa parte della Learning Strategy e Philosophy di Schneider Electric, è tutto nel suo essere un evento inclusivo, che ogni anno coinvolge l’intero organico aziendale a livello mondiale, regionale e nazionale in un’intera settimana dedicata alla formazione. Declinare in digitale – L’edizione italiana, che si rivolge ai circa tremila dipendenti presenti nel nostro Paese, è da sempre declinata in modalità digitale: «La quasi totalità degli eventi è stata infatti animata in digitale, da specialisti interni o da business leader, con lo scopo di rompere il tabù della formazione a distanza e fornire la massima fruibilità dell’offerta, oltre che per consentire ai partecipanti di commentare e valutare in presa diretta i diversi eventi» – prosegue Involti. Obiettivi ambiziosi, ma difficili da ottenere con una formazione tradizionale: «Nella settimana assegnata, potremmo organizzare momenti classici in aula, ma di sicuro ci perderemmo l’opportunità di coinvolgere tutta la community di utenti in un’esperienza più sostenibile e proficua di quella in classe» – fa notare Involti, sottolineando che «avere un’agenda degli eventi completamente digitale rispecchia anche lo scenario “liquido” nel quale ci troviamo oggi a operare». Numeri di rilievo – Più in dettaglio, riferendosi all’edizione dello scorso anno, la Learning Week in Italia ha visto «l’organizzazione di 18 web seminar, 16 dei quali animati da business leader o specialisti interni, che hanno affrontato tematiche attuali quali innovazione, business trend e strategia, oltre che tematiche di well-being. Ogni seminario è stato caratterizzato da un learning design attento nel garantire la massima interattività nelle modalità web seminar, grazie anche all’implementazione di modalità di immediate polling, chat, Q&A e in alcuni casi di gestione dinamica dell’evoluzione dell’evento stesso, con valutazione e commento live di ogni sessione, per la massima trasparenza» – racconta Involti. I numeri sono significativi: sono state erogate 3.600 ore di formazione digitale in una settimana, mentre le partecipazioni sono state 2.758, con più di 370 connessioni contemporanee a un singolo evento. Risultati in azione – La media pesata delle valutazioni dei singoli eventi è risultata di 4,27 su un massimo di 5, mentre il 93 per cento dei partecipanti ha dichiarato di aver ottenuto maggior conoscenza, allineamento organizzativo e informazioni al termine della fruizione degli eventi, che sono stati volutamente e univocamente erogati nel corso della settimana anche al fine di creare maggior attrattività per i potenziali partecipanti. Non a caso, prosegue Involti, «la learning transformation è un cambio di paradigma organizzativo e culturale nell’ambito della learning culture di Schneider Electric: da una tradizionale formazione a invito, in aula e con accessibilità limitata, si passa a un modello che richiede proattività, facilità di accesso e scalabilità delle soluzioni di apprendimento». Con interessanti riflessi anche sull’inclusività: «Dal 2013, si è passati da un 53 per cento di active learner, nel quadro delle sette ore di formazione cui ogni dipendente ha diritto ogni anno, al 91,6 per cento in Italia del 2016» – fa notare Involti. .@SchneiderItalia #digitale e #inclusiva così è la formazione che piace alle #HR @aidpliveClick To Tweet Passo ulteriore – Nell’edizione di quest’anno, la Learning Week italiana ha fatto un passo ulteriore, ponendosi come un contenitore che si è riempito di eventi «senza alcuna forzatura». La partecipazione spontanea agli eventi digitali «è dovuta anche ai contenuti appealing» – fa notare Involti, spiegando di aver avuto quest’anno anche la partecipazione ai seminari di due clienti, in qualità di docenti, che «hanno portato la loro testimonianza nell’utilizzo delle soluzioni Schneider Electric e hanno affrontato il tema dell’efficienza energetica. Uno dei clienti era del Centro-Nord e l’altro della Sicilia: quest’ultima esperienza è stata doppiamente significativa perché ha permesso di mostrare in maniera tangibile come la digitalizzazione può portare sviluppo». Tre elementi chiave – Volendo sintetizzare gli elementi chiave della Learning Week declinata in Schneider Electric Italia, Simone Involti ne individua tre: l’essere digitale, l’inclusività e la ritualità. «Quello dell’inclusività è un elemento che si lega strettamente all’erogazione in forma digitale, in quanto questa modalità favorisce ulteriormente la partecipazione rispetto alla formazione classica» – evidenzia Involti, precisando però che «durante l’anno per ogni persona esiste già l’opportunità di decidere come stare al passo con l’organizzazione, ma è indubbio che una sorta di “vetrina digitale” quale quella da noi concepita sia un ulteriore driver per l’engagement». Il terzo elemento, quello della ritualità, è altrettanto rilevante nelle iniziative di formazione e coinvolgimento del personale, in quanto «le prassi diventano acquisite se sono efficaci» – evidenzia Involti, spiegando come il format digitale abbia dimostrato di essere molto efficace, tanto da generare «una ritualità virtuosa che fa emergere e favorisce una learning culture. Che poi è anche in grado di tradursi in un cambio di mindset verso un’adozione graduale, diventata sempre più sostenibile in quanto non forzata». Un filtro per decodificare – Un’esperienza quindi più che positiva, alla quale si aggiungeranno specifici Learning Days focalizzati, concepiti allo scopo di “apprendere al nostro interno: l’ottica principale sarà il tema del digitale e dell’Internet of Things, trattando temi di mercato e trend tecnologici che sono ormai molto presenti» – anticipa Involti. È solo un ulteriore esempio dell’investimento continuo di Schneider Electric: «Le persone rimangono l’asset più importante dell’azienda, e in questo senso investire sul capitale umano è una necessità ma anche una responsabilità, soprattutto in un momento in cui il
L’IT non è sicurezza IT
Molte piccole e medie imprese stanno perdendo il treno in termini di sicurezza IT. In un settore che esige una conoscenza tecnica specifica sono impiegati molti generalisti dell’IT, un approccio tutto da rivedere. Sebbene si registri un iniziale cambiamento, sono molti i reparti IT che si trovano di fronte ad una dura battaglia Cercasi prodigio dell’IT Osservando la composizione generale dello staff, in effetti tutti fanno un buon lavoro. A fronte di un organico e di un budget notoriamente ridotti, il reparto IT cerca di svolgere le operazioni quotidiane e contemporaneamente di porre rimedio ad occasionali disservizi dei sistemi. Qual è l’ambito specifico in cui ci si aspettano performance ottimali? In pratica tutti! Dalla creazione di un account utente, alla gestione, installazione e manutenzione del software, dalla pianificazione di reti e sottoreti, alla configurazione dei router e alla manutenzione dell’hardware. Chi lavora nel reparto IT di un’azienda sa che è spesso necessario fare acrobazie per tenere in piedi il business. IT = sicurezza? Guardando alla sicurezza IT in modo specifico il quadro si fa più confuso. Chi lavora nell’IT sa che sarebbe necessario cifrare le comunicazioni ove possibile, sa dell’importanza di predisporre diversi diritti di accesso per gli utenti e sa che la sicurezza implica ben più che proteggere dati e risorse con una password. Tuttavia spesso la conoscenza non si spinge al di là di quanto appreso nel corso di laurea. Il problema è proprio questo: un grande numero di addetti all’IT non sono esperti di sicurezza. Questo non per colpa loro in realtà: nei primi giorni della digitalizzazione dell’ambiente lavorativo, la sicurezza non era una preoccupazione. Ciò che si richiedeva e si richiede ancora sono persone in grado di realizzare e implementare progetti sostenibili e di provvedere alla loro manutenzione. Hanno fatto un ottimo lavoro e lo fanno ancora, tuttavia tutelare una rete in modo efficace richiede maggior impegno. Qualsiasi piano dovrebbe essere concepito in previsione del manifestarsi di un’emergenza. In un mondo ideale, ogni rete è ideata tenendo ben presente la sicurezza. Sfortunatamente la realtà consta prevalentemente di reti cresciute nel tempo che ora vanno protette. Pianificare una rete ex-novo è l’eccezione piuttosto che la regola. Responsabilità Se si chiede ad un manager di cos’è responsabile il reparto IT, la risposta più usuale è che il reparto è ovviamente responsabile dei sistemi informatici. Ma che cosa significa esattamente? Di che cosa si ritengono responsabili i tecnici nel reparto IT? Un’altra risposta più esaustiva ma sulla falsa riga della precedente è che il reparto IT si assicura che tutti i PC e i server così come i processi aziendali che ne richiedono l’utilizzo funzionino correttamente. Così l’incarico primario dei tecnici IT risulta essere evidentemente quello di garantire la continuità operativa e di aggiungere e/o sostituire i componenti di quando in quando. Prima che si verificassero problemi di sicurezza a cadenza settimanale, questo era perfettamente appropriato. Ma quando i problemi di sicurezza hanno iniziato ad essere al centro dell’attenzione, è stato chiaro che tali problemi riguardavano componenti IT, di competenza del reparto IT. La sicurezza IT quale dominio regolato da proprie leggi ha spesso condotto una vita nell’ombra. Nel migliore dei casi tale pratica si traduce in un alto livello di stress per i reparti IT. Nel peggiore dei casi ciò può rappresentare l’origine di incidenti di sicurezza di ingenti dimensioni. In ogni caso, non è più appropriato pensare che il reparto IT debba essere responsabile anche della sicurezza IT. Gradualmente si sta affermando la consapevolezza del ruolo sempre più importante della sicurezza nel campo del business moderno e connesso. Tutti sanno che un blackout nell’IT causato da un malfunzionamento dell’hardware o un’infezione da malware è un problema- quando non si genera fatturato o non è possibile assemblare i beni richiesti, la società perde denaro. Lo stesso dicasi quando informazioni confidenziali o segreti industriali vengono sottratti o resi di pubblico dominio. Ma le vecchie abitudini sono dure a morire. Lavoro di squadra Ecco il nocciolo del problema. La sicurezza necessita di collaborazione e soprattutto di tempo. Nelle organizzazioni tuttavia, in cui il reparto IT è prossimo al punto di rottura a causa delle mansioni accettate, non sorprende che i primi provvedimenti attuati siano quelli dediti a ridurre le attività che necessitano di più tempo e che meno influenzano la manutenzione delle operazioni quotidiane. In tale ambiente, misure di sicurezza approfondite e efficaci non hanno possibilità di ottenere la dovuta attenzione, in particolar modo se gli impiegati o gli alti dirigenti le percepiscono come un intralcio al loro lavoro. È un dato di fatto che le responsabilità del reparto IT atte al mantenimento delle attività aziendali quotidiane rimarranno le stesse, mentre la richiesta di sicurezza è in costante aumento. La sicurezza IT è diventata molto più di un semplice aspetto secondario dell’IT, perciò non può più essere trattata come tale. Questo settore richiede una profonda conoscenza e competenza, la sfida per la corretta gestione è rappresentata dal fatto che il management deve saper rendere disponibili tali conoscenze alla propria azienda. Ciò può avvenire attraverso nuove assunzioni, formando lo staff IT esistente o facendo affidamento su fornitori di servizi esterni. Quest’ultimo aspetto può rivelarsi molto sensato per le società che non hanno la capacità di creare una posizione dedicata per un esperto di sicurezza. Quando tutto ciò che riguarda la sicurezza viene promosso e sostenuto dal management, ottiene una valenza superiore rispetto a quella che avrebbe se un amministratore IT tentasse di proporre o promuovere lo stesso progetto. La sicurezza IT non è fine a se stessa Da un lato, si tratta di un argomento che non si dovrebbe sottovalutare in nessuna circostanza. Dall’altra parte, dobbiamo ammettere che il focus della maggior parte delle aziende non è la sicurezza IT, ed è proprio per queste organizzazioni che vale la pena riflettere sulla possibilità di esternalizzare l’aspetto sicurezza dell’IT ad un fornitore dedicato. A lungo termine, non esiste altra soluzione se non questa: le aziende e i fornitori di servizi IT dovranno considerare l’assunzione di specialisti di sicurezza IT oltre ai