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Zucchetti elimina le code alle casse grazie all’integrazione con GetYourBill

L’innovativa soluzione per l’emissione rapida di fatture è adesso integrata con tutte le soluzioni della software house italiana per il settore Horeca Zucchetti continua ad ampliare la gamma di soluzioni e servizi per il mercato della ristorazione grazie all’integrazione, all’interno delle proprie soluzioni, di GetYourBill. Il software – ideato da Ultroneo, start-up friulana nata da uno spin-off dell’Università di Udine – permette l’emissione istantanea delle fatture. GetYourBill è rapido, sicuro e intuitivo, e garantisce la correttezza dei dati inseriti e l’incisiva riduzione dei tempi d’attesa davanti alle casse. Integrare la soluzione per la fatturazione istantanea sul proprio sistema è ancora più facile; da oggi il modulo GetYourBill è inserito direttamente all’interno dell’offerta Zucchetti, con la garanzia di compatibilità al 100% tra GetYourBill e le applicazioni gestionali dedicate alla ristorazione come TCPOS e Zmenu. “Rendere GetYourBill immediatamente fruibile e integrato nell’offerta Zucchetti è per noi una grande opportunità. Le integrazioni dei servizi GetYourBill con le soluzioni software Zucchetti ci consentiranno di essere maggiormente presenti e attrattivi sul mercato, grazie anche all’affidabilità e al valore aggiunto di essere parte dell’offerta di una delle principali realtà aziendali non solo in Italia, ma anche in Europa” – dichiara Alvise Abù-Khalil, CEO di Ultroneo. “Il settore Horeca è un settore in espansione e per Zucchetti rappresenta un’area di investimento importante; includendo nei nostri prodotti integrazioni come GetYourBill puntiamo a dare maggiore valore ai nostri software, che sono già i più diffusi sul mercato – commenta Angelo Guaragni, responsabile soluzioni Zucchetti area ristorazione e hospitality – Grazie alla soluzione di Ultroneo, che Zucchetti ha implementato nei suoi applicativi, TCPOS e Zmenu diventano ancora più completi, con una piena rispondenza alle istanze dei nostri clienti. Una partnership commerciale che è sinonimo di successo, come dimostra la vittoria del Premio Smau Innovazione 2017 ottenuta da Cigierre, l’importante gruppo di ristorazione proprietario di marchi come Old Wild West e Wiener Haus, proprio grazie al sistema integrato Zucchetti e GetYourBill”. The post Zucchetti elimina le code alle casse grazie all’integrazione con GetYourBill appeared first on Data Manager Online.

Il dominio .it piace al nord e alle imprese

Presentati a Milano in occasione di 30 anni di Registro .it i dati sulla diffusione di Internet in Italia 2017: il .it è diffuso maggiormente tra le imprese e al nord Italia, con Milano alla guida delle province più virtuose. Trentino Alto Adige e Lombardia si confermano le regioni con maggiore tasso di penetrazione Il Trentino Alto Adige è la regione con il maggiore tasso di penetrazione di internet ma è in Lombardia che si registra il più elevato numero di domini .it e Milano la provincia più virtuosa. Queste le principali evidenze emerse dall’Analisi della diffusione di Internet in Italia 2017 condotta da Registro.it, l’anagrafe dei nomi a dominio .it, presentata oggi a Milano in occasione delle celebrazioni per il trentennale del nome a dominio .it. La ricerca ha indagato la diffusione di internet attraverso l’analisi dei nomi a dominio .it e il calcolo del Tasso di Penetrazione (TP), la cui media nazionale è risultata pari a 296,19  ogni 10.000 persone. In generale, a settembre 2017, il 52,29% di coloro che avevano registrato un dominio .it (Registranti) risultava composto da imprese, il 32,30% da persone fisiche, l’8,23% da liberi professionisti, seguiti da enti no profit (4,33%) ed enti pubblici (1,30%). Il restante 1,56% è risultato composto da altre tipologie di registranti.  A livello di macroarea, il nord guida la classifica con un TP di 347,96, pari al 53,91% dei domini, in salita di una posizione rispetto al 2012. Il centro segue con un TP di 343,10, pari al 23,22% e perde una posizione rispetto all’ultima rilevazione. Al terzo posto il sud e le isole, con un TP del 198,85, pari al 22,87% dei domini, stabile rispetto al 2012.                     “In  questi 30 anni, grazie alla mentalità scientifica che contraddistingue il più grande ente di ricerca italiano, il CNR, ci siamo sempre dedicati anche all’innovazione, alla sperimentazione e alla ricerca e questo studio ne è un esempio concreto – ha commentato Domenico Laforenza, Responsabile di Registro .it – Abbiamo analizzato la diffusione di Internet in Italia utilizzando i nomi a dominio .it quale metrica endogena. Quella che analizza gli Internet host è maggiormente utilizzata in letteratura ma ha lo svantaggio di sottostimare la diffusione di Internet e di limitarsi a restituire il numero dei computer connessi alla rete”. “Le metriche esogene, come le interviste e i questionari, d’altra parte sono molto meno precise perché si basano su campioni di dati esigui e, quindi, non sufficientemente rappresentativi – ha aggiunto Maurizio Martinelli, responsabile dell’Unità Servizi Internet e Sviluppo Tecnologico del Registro .it – La nostra metrica invece misura la diffusione di Internet a livello nazionale, di macro-area, regionale e provinciale, determinando il Tasso di Penetrazione*, un indice rapportato alla popolazione di riferimento, siano esse persone fisiche, aziende o liberi professionisti, e individua la presenza di un eventuale digital divide a livello geografico”. Il TP generale a livello regionale A livello regionale, come nel 2012 il Trentino Alto Adige guida la classifica generale, con un TP di 436,29, seguito da Lombardia (370,08) e Toscana (362,93%). Tuttavia, confrontando questi dati con la percentuale dei domini coperti, notiamo che in Lombardia è registrato il maggior numero di domini .it con un 20,57% mentre la Toscana copre il 7,67% e il Trentino Alto Adige arriva solo al 2,52%. Il Lazio detiene l’11,11% dei domini pur classificandosi in 7° posizione per indice TP (337,95), mentre il Veneto arriva al 9.63% dei domini con un TP di 352,60 (5° posizione). Le prime dieci regioni arrivano a coprire, collettivamente, il 66,95% dei domini .it registrati. 11 regioni su 20 (55%) registrano un TP superiore alla media nazionale, mentre sotto la media nazionale (TP=296,19) si classificano, in ordine, Liguria, Abruzzo, Campania, Puglia, Molise, Sardegna, Basilicata, Sicilia e Calabria. Sempre le prime 11 risultano equamente distribuite a livello di macro-area.                                               Il TP tra le imprese: classifica regionale A livello di imprese, il Trentino e la Lombardia si confermano ai primi due posti come nel 2012, sebbene invertiti sul podio. Con un TP pari rispettivamente a 21,16 e 21,10, nella prima regione i domini registrati sono pari a 2,74% del totale, nella seconda arrivano al 21,97%. Al terzo posto Friuli Venezia Giulia con un TP di 19,47 e una percentuale di domini pari al 2,25%.  Il TP tra i liberi professionisti: classifica regionale La diffusione di internet tra i liberi professionisti spopola invece in Lombardia, che registra sia un indice TP che una percentuale di domini registrati in assoluto più elevati (rispettivamente 33,22 e 22,43%). Il Veneto recupera 2 posizioni rispetto all’analisi del 2012, raggiungendo il secondo posto, con un valore di TP pari a 30,70 e una percentuale di domini registrati pari al 10,18%. Il Trentino si conferma stabile al terzo posto con TP di 29,92 e una percentuale di domini registrati pari al 2,10%. Il TP tra le persone fisiche: classifica regionale Tra le persone fisiche, invece, guida la classifica il Lazio, con TP di 131,90 e una percentuale domini registrati pari al 13,42%, seguito dal Trentino Alto Adige (TP  116,52 e percentuale domini 2,16%) e Toscana (TP 109,34 e percentuale domini  7,39%). La Lombardia scala di una posizione e si colloca al quinto posto con un indice TP pari a 107,54 e una percentuale domini del 18,51%.                  Milano la provincia più virtuosa Le prime 10 province coprono il 29,74% dei domini .it totali. 45 province italiane su 1000 (il 40,9%) registrano un TP superiore alla media nazionale, con una prevalenza nel nord-est. Milano è quella con TP e percentuale domini superiore (519,19 e 9,30%) seguita da Bolzano (463,05 e 1,31%) e Firenze (452,64 e 2,43%). Seguono con sorpresa Ascoli Piceno al quarto posto, Rimini al quinto, poi Bologna, Trento, Siena, Padova e Roma.   Milano si conferma la provincia a maggiore diffusione di internet anche tra le imprese (TP 25,83 e percentuale domini 9,82%), tra

La nuova versione di Red Hat OpenShift Container Platform gestisce infrastruttura e servizi in ambienti cloud ibridi

La piattaforma Enterprise Kubernetes abilita la creazione di applicazioni da diversi servizi disponibili su Amazon Web Services e on-premise per facilitare la gestione e accelerare l’innovazione hybrid cloud Red Hat presenta Red Hat OpenShift Container Platform 3.7, la più recente versione della piattaforma Kubernetes container application di Red Hat. Poiché la complessità applicativa e l’incompatibilità cloud sono sempre più diffuse, Red Hat OpenShift Container Platform 3.7 aiuta le organizzazioni IT a creare e gestire applicazioni che si avvalgono di servizi dal data center fino al public cloud. La release più recente della piattaforma Kubernetes include integrazioni native con Amazon Web Services (AWS) Service Brokers che permettono agli sviluppatori di legare i servizi a risorse AWS e on-premise per dare vita ad applicazioni moderne, fornendo al contempo una base coerente, open standard per promuovere l’evoluzione del business. Le applicazioni enterprise cloud-native possono utilizzare servizi da molteplici location, compresi data center e public cloud. Secondo 451 Research, oltre il 60 percento delle imprese che implementa strategie cloud si avvale di due (o più) ambienti cloud diversi — private cloud on-premise, private cloud hosted, e molteplici public cloud. Sempre più spesso le applicazioni moderne create per la trasformazione digitale si affidano a diversi componenti e microservizi loosely-coupled complicando la coerenza tra cloud provider. Red Hat OpenShift Container Platform riunisce sviluppatori e IT operation su un’unica piattaforma per creare, implementare e gestire le applicazioni in modo coerente su infrastrutture hybrid cloud, aiutando le aziende a ottenere maggiore valore attraverso l’uso di applicazioni moderne e tradizionali con cicli di sviluppo ridotti e maggiori efficienze. La piattaforma nasce dall’innovazione open source e si basa su standard di mercato, compresi Red Hat Enterprise Linux e Kubernetes. “Le applicazioni cloud-native moderne non sono stack monolitici con risorse ed esigenze ben definite. Per sfruttarle al meglio, le organizzazioni IT devono re-immaginare il modo in cui gli sviluppatori trovano, fanno il provisioning e consumano servizi e risorse critici in architetture ibride”, commenta Ashesh Badani, vice president e general manager, OpenShift, Red Hat. “Red Hat OpenShift Container Platform 3.7 indirizza queste esigenze offrendo un accesso ibrido ai servizi attraverso il suo service catalog, abilitando gli sviluppatori a trovare e legare più facilmente i servizi necessari per le loro applicazioni business-critical –indipendentemente da dove questi risiedano –e integrandoli con AWS per semplificare ulteriormente sviluppo e deployment cloud-native”. “Siamo molto soddisfatti della collaborazione con Red Hat e della disponiblità dei primi 10 AWS Service Broker in Red Hat OpenShift. La possibilità di configurare e implementare in modo semplice una gamma di servizi AWS dall’interno di OpenShift permetterà ai clienti di trarre vantaggio dall’innovazione AWS, sia on-premise che nel cloud”, aggiunge Matt Yanchyshyn, director, Partner Solution Architecture, Amazon Web Services, Inc. Dare vita alle applicazioni hybrid cloud Poiché le applicazioni moderne si basano su servizi e componenti diversi di risorse on-premise e cloud-based, essere in grado di integrare in modo efficace questi elementi può essere fondamentale per garantire l’innovazione. Red Hat OpenShift Container Platform 3.7 soddisfa questa esigenza con l’OpenShift Service Catalog, una funzionalità pienamente supportata che permette alle organizzazioni IT di collegare qualunque applicazione che gira sulla piattaforma OpenShift a una vasta gamma di servizi, indipendentemente da dove questi ultimi operino. L’OpenShift Service Catalog permette agli utenti di cercare, provisionare e legare servizi applicativi alle applicazioni OpenShift offrendo agli amministratori un modo più sicuro e coerente di offrire i servizi agli utenti. In questo modo, i team di sviluppatori non devono più comprendere nel dettaglio la creazione e il consumo dei servizi, ma si possono focalizzare sulla messa a punto di applicazioni a valore piuttosto che sulla fornitura dei servizi. Red Hat OpenShift Container Platform 3.7 verrà commercializzata con OpenShift Template Broker, che trasforma qualunque OpenShift Template in un servizio per gli sviluppatori di applicazioni che usano OpenShift. OpenShift Templates sono liste di oggetti OpenShift che possono essere utilizzati all’interno di determinati parametri, facilitando l’implementazione di applicazioni composite riutilizzabili composte da microservizi. Red Hat OpenShift Container Platform 3.7 contiene anche OpenShift Ansible Broker per il provisioning e la gestione di servizi attraverso OpenShift Service Catalog utilizzando Ansible per definire gli OpenShift Service. OpenShift Ansible Broker consente il provisioning di servizi sia sulla piattaforma OpenShift che non, semplificando e automatizzando workflow complessi composti da diversi servizi e applicazioni su risorse on-premise e cloud-based. Il supporto in produzione per il Service Catalog in OpenShift Container Platform si basa sulla tecnologia hybrid cloud di Red Hat che comprende: Red Hat OpenShift Application Runtimes, un insieme di runtime supportati per ridurre la soglia di ingresso per la creazione e l’implementazione di applicazioni cloud-native (oggi in beta). Red Hat Container-Native Storage 3.6, una soluzione enterprise-grade software-defined storage basata su Red Hat Gluster Storage che serve lo storage dai containers, sia on-premise che nel cloud. Integrazione AWS Service Presentato per la prima volta al Red Hat Summit 2017, Red Hat oggi rende i servizi AWS più diffusi accessibili direttamente su Red Hat OpenShift Container Platform. Questa integrazione permette agli utenti AWS di configurare e implementare questi servizi da OpenShift, e offre un unico punto di riferimenti per il supporto per i clienti. I servizi AWS iniziali accessibili tramite Red Hat OpenShift Container Platform 3.7 comprendono: Amazon Simple Queue Service (SQS) Amazon Relational Database Services (RDS) Amazon Athena Amazon Route 53 Amazon Simple Storage Services (S3) Amazon Simple Notification Service (SNS) Amazon ElastiCache Amazon Redshift Amazon DynamoDB Amazon Elastic MapReduce (EMR) Altre funzionalità Red Hat OpenShift Container Platform 3.7 offre inoltre nuove funzionalità per migliorare la user experience e potenziare la sicurezza, tra cui: Network Policy oggi non più Technology Preview ma supportata per abilitare i project administrator ad applicare regole e policy di rete al traffico in ingresso per OpenShift pod specifici. Prometheus (Tech Preview) introdotta per il monitoraggio e l’alerting in Red Hat OpenShift Container Platform 3.7, integrando la nota soluzione di monitoraggio (e il progetto CNCF) direttamente nella piattaforma OpenShift. 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GDPR: per cambiare, invochiamo la privacy

Ripensamento sostanziale nel modo di salvaguardare i dati personali a beneficio di consumatori e clienti. Il regolamento GDPR è un testo non facile da interpretare e le sanzioni preoccupano. Ma rappresenta per tutti una opportunità di revisione e di efficientamento Intorno ai temi della Tavola Rotonda dedicata al nuovo regolamento europeo in materia di protezione dei dati personali, in collaborazione con Assicurazioni Generali, Data Manager propone uno speciale approfondimento, focalizzandosi sia sull’aspetto giuridico sia su quello più tecnico. L’obiettivo è anche di allargare virtualmente, attraverso la rivista e il suo sito, la platea della discussione, per prendere il polso del percorso che tutti – dalle ditte individuali alle grandi società – devono affrontare ai fini della compliance prevista dal General Data Protection Regulation. La sensazione generale è che un’azienda su due non abbia un piano strutturato in vista della scadenza di maggio 2018. E soprattutto le più piccole non sono del tutto consapevoli dell’impatto del regolamento. Anche se non lo dichiarano apertamente, molti restano alla finestra per vedere se le sanzioni previste dalla normativa scatteranno come una tagliola oppure no. Le aziende che non si adegueranno alla normativa entro i termini stabiliti saranno passibili di sanzioni che potrebbero arrivare fino al quattro per cento del fatturato. Di certo, se la natura della normativa non fosse autoapplicativa, tutti avrebbero già scommesso sulla proroga del regolamento. Accountability, risk assessment e “privacy by design”, ruolo del DPO. Come cambiano i paradigmi della protezione dei dati in senso giuridico e tecnico? La tavola rotonda esplora premesse e conseguenze della compliance in materia di tutela di dati personali, ponendo a confronto le prime esperienze implementative delle aziende. Ai panelist è stato chiesto di illustrare come il regolamento GDPR si inserisca nelle strategie di sicurezza, quali ostacoli pone la normativa, quali sono i possibili ruoli di consulenti, system integrator e dei loro strumenti software e metodologici. La norma – che come ha ricordato Alessandro Cecchetti, general manager dello studio Colin & Partners, è entrata in vigore senza necessità di recepimento, trattandosi di “regulation” e non di “directive” – riprende molti dei temi già attuati in passato, creando tuttavia un binomio inscindibile tra misure tecniche e misure organizzative. Il testo – che offre ampi margini di discrezionalità e interpretazione – è al momento, in attesa di schemi di certificazione e codici di condotta che con tutta probabilità non arriveranno prima di due anni. Pronti per il #GDPR? Tutto quello che bisogna sapere #DMGDPRClick To Tweet UNA VISIONE DI INSIEME «Inizialmente – spiega Cecchetti – è stata letta come una normativa molto “cartacea”, che prevede la distribuzione a tappeto di documenti e informative. Non è così e non era così neanche prima: il nuovo regolamento va in direzione della data protection, tanto che tra le misure di sicurezza da adottare si fa riferimento alla 27001, la norma ISO sulla gestione della sicurezza informatica». Ed è proprio questo il punto chiave di una norma che Cecchetti definisce trasversale sia dentro all’azienda sia tra i settori di industria cui si rivolge, un regolamento che non deve essere demandato esclusivamente a figure come il data protection officer, che tra l’altro, è anch’esso una figura già nota. È il modo di concepire la privacy, che cambia completamente. «Eravamo abituati con il decreto 196 del 2003 – il Codice in materia di protezione dei dati personali, poi passato alla storia come Legge sulla privacy – ad alcuni provvedimenti che sostanzialmente erano una lista di cose da fare. Il GDPR non ha questa struttura: siamo passati da una sorta di elenco a un regolamento che ragiona per macro-obiettivi, rimettendo all’azienda il compito di raggiungerli. Spetta a ogni singola organizzazione – in funzione del core business, del modo di trattare i dati e di tanti altri fattori – andare a calare il testo della norma nella propria realtà». Secondo l’esperto di Colin & Partners, è inevitabile che una norma che si applica alla tutela del dato – nella casa farmaceutica come nella banca, nello studio del professionista come nella multinazionale, in Italia come in Belgio o Germania – venga giudicato come «a maglie troppo larghe». Ma questa apparente genericità cela l’obbligo, per il legislatore europeo, di andare a coprire la questione della tutela della riservatezza digitale in un ambito praticamente infinito.   Quest’ultima è una considerazione da tenere presente anche nell’affrontare le misure di sicurezza che il regolamento prevede, introducendo tra l’altro un principio di responsabilità, di “accountability”, in base alla quale le aziende devono dimostrare la consapevolezza sulle misure adottate, ovvero nell’intera gestione del regolamento e della sua applicazione. Di analoghi margini di interpretazione godono le strutture preposte ai controlli, in Italia la Guardia di Finanza. «Fino a oggi, le verifiche sulla compliance duravano da uno a tre giorni e potevano essere svolte sia da un punto di vista documentario sia attraverso un team in cui era presente un esperto tecnico per le valutazioni sui sistemi. Da adesso in poi, la Guardia di Finanza resta, ma a quanto siamo venuti a sapere dai nostri contatti, i controlli potranno durare fino a 5 giorni perché gli esperti devono avere il tempo di capire le logiche con cui il regolamento è stato applicato alle diverse situazioni». UN TESTO TUTTO DA INTERPRETARE Esistono già dei criteri generali, delle linee guida da seguire nell’implementare e certificare la compliance? «Le strade per applicare un regolamento sono in genere tre» – risponde Cecchetti di Colin & Partners. «La prima. Leggere la norma e cercare di applicarla al meglio nel proprio contesto aziendale. La seconda. Seguendo degli schemi di certificazione. La terza. Applicando dei codici di condotta. Dai nostri contatti con l’autorità e gli enti certificatori, codici di certificazione e linee guida non saranno disponibili prima di due o tre anni. È un rischio concreto, perché le aziende che hanno già avviato il loro processo di adeguamento rischiano di avere dei disallineamenti rispetto a eventuali future impostazioni, ma al momento non resta che leggere il testo e cercare di applicarlo alla propria organizzazione». Non è un compito banale – avverte

Tesla costruisce la batteria più grande al mondo

Tesla ha costruito in Australia un impianto con batterie al litio che eliminerà il problema dei blackout La più grande sfida dell’era moderna è quella di trovare nuove fonti di energia e sistemi più efficienti per immagazzinarla. Elon Musk ha promesso di costruire in Australia la più grande batteria al litio al mondo ed è riuscito nella sua impresa entro i 100 giorni stabiliti. Il complesso posto nella parte meridionale del continente è basato sulla tecnologia Powerpack di Tesla ed è un’evoluzione dei sistemi domestici Powerwall. Il progetto è costato 50 milioni di dollari ed è stato finanziato con il supporto economico delle autorità australiane. Powerpack ha una capacità di 100 megawatt di energia e tra alimento dall’impianto eolico di Hornsdale, che l’anno scorso ha lasciato al buio 30mila abitazioni. La soluzione sviluppata da Tesla, che ha svelato il suo autoarticolato elettrico Semi insieme alla supersportiva Roadster, assicura che un simile problema non si ripeterà in futuro. Powerpack ha già dimostrato di garantire costi di produzione e manutenzione inferiori rispetto agli impianti a carbone e centrali nucleari e ciò significa che Tesla potrebbe costruirne altri nel prossimo futuro non solo in Australia ma anche nel resto del mondo. Congratulations to the Tesla crew and South Australian authorities who worked so hard to get this manufactured and installed in record time! https://t.co/M2zKXlIVn3 — Elon Musk (@elonmusk) 23 novembre 2017 The post Tesla costruisce la batteria più grande al mondo appeared first on Data Manager Online.

Network industry, le sfide per stabilizzare la crescita

La metamorfosi dell’industria delle reti, fra le prospettive di una crescita piatta, un ecosistema in forte cambiamento e nuove sfide per stabilizzare i ricavi. Partendo da Internet of Things, Internet TV e reti software defined L’industria dei servizi e sistemi di telecomunicazioni e networking (T&N), quale protagonista della trasformazione digitale, è la prima a fronteggiare le grandi sfide di cambiamento che questa impone. Tutti i player del settore (non solo i grandi operatori di telecomunicazioni, ma anche gli OEM, i vendor e i network system integrator), devono affrontare una vera e propria metamorfosi, un progressivo “cambio di pelle”, che impone la sperimentazione di nuovi modelli di business, nuovi paradigmi di offerta e un diverso approccio competitivo. Internet of Things (IoT), Internet TV e le reti software defined (SD-WAN) sono le aree su cui avvengono i primi passi ma, come sempre, lavorare sul fronte dell’innovazione tecnologica implica grandi rischi e grande resilienza, fattori sinora forse un po’ sottovalutati dai player della catena del valore del settore, soggetti istituzionali inclusi. TELECOM & NETWORKING: LA SFIDA DELLA CRESCITA ZERO Il mercato end user (ovvero la spesa di consumatori e imprese per servizi e sistemi di telecomunicazioni e networking), dal 2016 al 2020, affronterà la sfida della crescita «zero»: avrà cioè un andamento piatto determinato dalla forte contrazione dei servizi voce, sia di rete fissa che di rete mobile, controbilanciata da una crescita rilevante dei servizi dati, dalla moderata crescita del comparto enterprise networking e dalla lieve crescita delle spese per i device, guidata da smartphone, tablet, wearable e visori AR/VR. È uno scenario competitivo molto complesso, dove il fattore di successo sarà quello di conquistare e trattenere un cliente sempre più volubile, continuamente sollecitato dall’offerta di nuovi prodotti/servizi di più player (anche nuovi entranti) e sempre più orientato all’integrazione tra reale e digitale in ogni aspetto della vita quotidiana. Le reti delle telco e delle aziende sono e saranno l’infrastruttura portante della trasformazione digitale: le vedremo svilupparsi con l’implementazione delle tecnologie network function virtualization (NFV), con il cloud, che diventa il modello di riferimento di tutte le strategie di sviluppo, mentre le tecnologie di accesso continueranno a convergere, integrandosi per garantire all’utente finale accessibilità capillare e apertura al dialogo con oggetti e macchine che ci circondano. Questa almeno è la promessa del 5G. Per stabilizzare la crescita, le sfide che la network industry dovrà affrontare sono tre: IoT, Internet TV e SD-WAN. Vediamole insieme. #NetworkIndustry Daniela Rao @IDCItaly Le sfide per stabilizzare la crescitaClick To Tweet INTERNET OF THINGS È proprio il dialogo con oggetti connessi, la prima sfida che tutto il comparto T&N si prepara ad affrontare. L’attuale mercato delle tecnologie dell’informazione sarà ridisegnato e ampliato dalla progressiva inclusione del dialogo con le macchine e con sempre più oggetti connessi, mentre, a tendere, la valutazione del mercato ICT diventerà inscindibile da quella dell’IoT. Quindi, quando guardiamo il mercato IoT, non parliamo più di IT o TLC, ma di un unico grande comparto che include una parte sempre più consistente di hardware, software e servizi tipicamente parte dei mercati IT e TLC, e si estende verso nuovi prodotti e servizi, mettendo a sistema (e nei sistemi) la potenza dei microprocessori e dei dispositivi di memoria, del cognitive computing e del networking. È un mercato molto complesso e che tende a una grande diversificazione, dove vediamo “trial” svilupparsi nelle aziende del manifatturiero, agricoltura e B2C, mentre nei settori utility e logistica, l’IoT è entrata già negli anni passati e ora prosegue verso la fase di industrializzazione. Qui tutti i player T&N si muovono in un contesto competitivo molto affollato, cercando di sperimentare anche nuovi modelli di coopetition. Le telco sono tra i primi player che hanno avviato la discussione sull’IoT con le aziende italiane e sono percepiti come i futuri leader dell’IoT, preceduti soltanto dai fornitori di analytics, e seguiti dai vendor di hardware e servizi, dai produttori di device e di apparati di rete. Tuttavia, i ricavi per gli specifici progetti IoT a breve non saranno così significativi da impattare sulla complessiva crescita «zero»: investimenti, sperimentazioni e ancora manovre di adattamento, in attesa che normative e standard si consolidino, caratterizzeranno ancora i prossimi anni. Per tutti, l’apertura del grande dialogo con gli oggetti sarà una nuova area da presidiare e su cui combattere la prossima guerra dei prezzi, che partendo dalla connettività arriverà ai nostri device individuali, impattando tutta la catena del valore del mercato. Sarà – infatti – l’individuo con le sue esigenze fisiche, conoscitive e di comunicazione, al centro delle strategie di marketing di tutti i player della società dell’informazione. #NetworkIndustry #5G Daniela Rao @IDCItaly chi saranno i leader dell’IoT?Click To Tweet INTERNET TV Il mercato dei contenuti digitali seguirà gli occhi dei consumatori. La domanda di servizi e contenuti digitali di intrattenimento sta cambiando velocemente e variano anche le posizioni e i ricavi dei diversi player, tra cui anche quelli del mercato T&N. Nelle case e nelle mani degli italiani, la spesa per i device che servono per accedere ai contenuti di intrattenimento è di circa 1 miliardo di euro, e avrà una crescita media del 2% annuo fino al 2020, guidata soprattutto dai wearable e visori AR/VR, mentre resterà stabile quella per i televisori HD e per i diversi oggetti che si connettono alle TV per consentire lo streaming di contenuti. La spesa per contenuti a pagamento fruiti attraverso Internet, (sia come sottoscrizioni che come acquisti singoli) passerà da 3 miliardi di euro a 6 miliardi nel 2020 (CAGR 18%), trainata dal video streaming, seguito da giochi, app e software. Una parte consistente di questa spesa entrerà nelle tasche dei player di T&N che via via cercano di includere questi oggetti e questi contenuti nelle loro offerte. Le telco entrano in gioco con partnership e alleanze con OTT e broadcaster per offrire servizi TV in streaming come estensione dei bundle verso il triple e quad-play, con l’obiettivo di trattenere i clienti, facendo leva sulle preferenze delle diverse tipologie di clientela: sport, gaming, cinema e serie. Solo nel lungo

Galaxy S9 e S9+ al CES 2018: più di un’indiscrezione

Aumentano le possibilità che la nuova flotta venga anticipata già a gennaio, per lasciar spazio al futuristico Galaxy X Pochi dubbi sul prossimo arrivo del Galaxy S9 e della declinazione più grande S9+. Qualche incertezza maggiore sulle tempistiche di presentazione e su cosa cambierà rispetto ai modelli attuali. Per quanto riguarda il primo punto, sembra più di un’indiscrezione quella che vorrebbe un lancio ben prima delle ipotesi primaverili, tra marzo e aprile. Pare infatti che Samsung sia pronta a portare i nuovi top di gamma sul palco di Las Vegas, dove subito dopo l’Epifania partirà la rassegna CES 2018. Sarebbe la prima volta che la compagnia coreana sfrutterebbe la kermesse americana per un prodotto di così largo consumo, avendo dedicato le apparizioni precedenti al reparto TV e audio. Eppure la scelta non sarebbe per nulla banale, anzi una logica conseguenza di ciò che ci attenderà nel corso del 2018. Cosa aspettarsi Se l’appuntamento post-ferragosto rimane quello con il Note9, a metà anno ci sarà spazio per il tanto famigerato Galaxy X, che dovrebbe dare il via alla sperimentazione flessibile nel mercato mobile.  Di fatto, esteticamente il Galaxy S9 non cambierà molto dall’attuale S8. Le modifiche maggiori ci saranno all’interno, dove tutto girerà intorno allo Snapdragon 845, capace di gestire meglio performance e consumo della batteria e di supportare sezioni dedicate all’Intelligenza Artificiale, come già avviene a bordo del Kirin 970 del Huawei Mate 10 Pro. Il nome in codice di S9 e S9+ è Star 1 e Star 2 con numeri di serie SM-G960 e SM-G965, con l’unica differenza di un taglio di display più ampio sul secondo. Per il resto stessa RAM, 6 GB, stessa memoria di storage, 64 GB, stessa dotazione di accessori, tra cui un paio di auricolari AKG, brand acquisito prima del lancio di S8, presenti già nella confezione di S8. The post Galaxy S9 e S9+ al CES 2018: più di un’indiscrezione appeared first on Data Manager Online.

Wolters Kluwer Tax & Accounting Italia presenta ARCA GP

Wolters Kluwer Tax & Accounting Italia lancia sul mercato ARCA GP, una soluzione con funzionalità di gestione di processi e workflow che arricchisce l’ERP ARCA Evolution. Il nuovo software rappresenta una particolarità in questo segmento di mercato e facilita un diverso approccio alla gestione dei rapporti con clienti e fornitori Wolters Kluwer Tax & Accounting Italia presenta ARCA GP, una innovativa funzionalità di gestione che si inserisce perfettamente nella soluzione software ERP ARCA Evolution. Gestire un’impresa significa tenerne sotto controllo ogni suo aspetto operativo, contabile e non. La gestione dei contatti, clienti, potenziali tali o fornitori, è un’attività aziendale tra le più importanti per la vita e lo sviluppo di un’impresa. Wolters Kluwer Tax & Accounting Italia ha sviluppato il concetto di digitalizzazione delle informazioni provenienti dalle attività di contatto e relazione, sistematizzandole e rendendole fruibili in ambito ERP. L’efficienza e la solidità rappresentate dal gestionale ARCA Evolution vengono quindi completate ed arricchite da ARCA GP. Pierfrancesco Angeleri, managing director di Wolters Kluwer Tax & Accounting Italia, sottolinea come nel mondo produttivo e commerciale sia necessario “avere massima cura del cliente per ottenere sempre le migliori performance dalla propria azienda. Gli strumenti che Wolters Kluwer Tax & Accounting Italia mette a disposizione del mercato consentono la perfetta digitalizzazione e condivisione di ogni flusso operativo, necessario per controllare, ed eventualmente modificare, la strategia aziendale. L’affidabilità di ARCA Evolution ha reso possibile il suo arricchimento con ARCA GP, software di gestione relazionale con funzioni anche CRM, unico nel suo genere in quanto integrato nell’ERP.” ARCA GP (Gestione Processi) è una soluzione particolarmente dedicata alle PMI di qualsiasi settore industriale e commerciale, e consente di organizzare i processi interni extra contabili dell’azienda. ARCA GP esalta la centralità del cliente. La soluzione consente una gestione delle attività che ruotano attorno al cliente, ad esempio commerciali, amministrative, reclami, di assistenza, ed altro, centralizzata e condivisa con tutta l’azienda. Permette all’intera struttura aziendale di focalizzarsi sull’asset principale dell’impresa, il suo cliente, e seguirlo al meglio in ogni aspetto della relazione. ARCA GP consentirà all’azienda di avere la visione completa delle relazioni con tutti i propri business partner, dunque anche con i propri fornitori. Sin dalle attività di acquisizione di un nuovo cliente, ARCA GP favorisce la strutturazione e il controllo di ogni attività di relazione e di marketing, condividendola con tutte le funzioni aziendali. In ARCA GP si consoliderà la storia dei rapporti con i clienti e i fornitori via via che questa si evolverà in un rapporto duraturo e stabile o si interromperà o non andrà a buon fine. Inserito nell’ambito dell’ERP ARCA Evolution, il nuovo software è stato ingegnerizzato anche con lo scopo di sostenere l’incremento delle vendite e delle performance commerciali. ARCA GP è in grado di fornire statistiche e dati concernenti le relazioni con clienti e fornitori che, una volta elaborati, premetteranno di affinare le strategie di relazione, commerciali, di vendita e anche di acquisto. L’analisi dei dati è oggi fondamentale per rendere un rapporto profittevole e ad alto valore reddituale. ARCA GP, grazie all’output di dati, favorisce la gestione ottimale di molte fondamentali funzioni aziendali, quali il service, la pianificazione, l’assistenza. Il tracciamento delle attività di ogni singolo commerciale e della pipeline di vendita consente al responsabile commerciale o al titolare dell’azienda di avere un perfetto controllo di tutte le opportunità aperte, di monitorare le performance dei team di vendita e dei singoli product manager, e quindi di indirizzare le attività e contribuire al successo di ogni azione commerciale. ARCA GP, grazie alla sua interfaccia web, è fruibile anche in mobilità e si profila per essere un tool di grande supporto alla trasformazione digitale di tutte le attività commerciali e di rapporto. The post Wolters Kluwer Tax & Accounting Italia presenta ARCA GP appeared first on Data Manager Online.