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Mind the change, come progettare il business del futuro

Mind the change ovvero come capire il cambiamento per progettare il business del futuro. Strategie, metodi e modelli applicativi per l’innovazione nel volume scritto a sei mani da Alberto Baban, Armando Cirrincione e Alberto Mattiello, edito da GueriniNext, con la prefazione di Federico Faggin.   Il mondo delle PMI, quello dell’accademia e quello delle multinazionali – per la prima volta insieme – propongono una visione completa della trasformazione tecnologica in corso e forniscono strumenti inediti per affrontarla. IoT, Industry 4.0, Smart Connections, API Economy, Machine Learning sono fenomeni che impattano tutti i mercati. Il problema è avere dei framework di riferimento per capire come interpretare il cambiamento e come applicarlo alle strategie aziendali. Secondo gli autori, manca un pensiero chiaro per aiutare le imprese (e chi le supporta) nel comprendere le potenzialità del nuovo orizzonte tecnologico e competitivo, definire una vision digitale e costruire nuovi modelli di business. E il libro offre la possibilità di colmare questo gap, sviluppando la strategia per sfruttare la tecnologia digitale ri-configurando i modelli di business. In questo contesto economico, non possiamo più parlare di crisi. «Non più. Siamo all’inizio di una rivoluzione. E il C2B è la risposta» – afferma Alberto Mattiello, autore di Marketing Thinking (Milano, 2017) che dalla Florida, gestisce il Future Thinking, l’acceleratore internazionale d’innovazione di J. Walter Thompson. Come progettare il business del futuro? #MindtheChange @_GNextClick To Tweet Secondo Armando Cirrincione, docente al dipartimento di Marketing dell’Università Bocconi e la SDA Bocconi School of Management e marketing advisor dell’incubatore SpeedMi-Up – «la nuova metrica che conterà di più nel valutare il posizionamento di un prodotto sarà la data-share che esso è in grado di ottenere. API, hub, landscape di utilizzo, diventeranno i riferimenti di nuovi modelli di interazione con il mercato e con i competitor». Questo libro parla di tecnologia, ma non è un libro sulla tecnologia. «È un libro su come la tecnologia sta cambiando i modelli di business di tutti i settori, anche quelli più inaspettati. E su come ogni azienda può sfruttare questo cambiamento» – spiega Alberto Baban, presidente PMI di Confindustria e vice presidente di Confindustria. The post Mind the change, come progettare il business del futuro appeared first on Data Manager Online.

I due volti della fisica quantistica, la connessione tra onda e particella

Non solo “Dio gioca a dadi con l’universo”, con buona pace di Albert Einstein, critico nei confronti della meccanica quantistica, ma la sensazione è che Dio ami vincere e, proprio per questo, moltiplica le possibilità. Il computer quantistico è sempre più vicino, come dimostra l’esperimento del team della Sapienza. Onda e particella: i due volti della fisica quantistica per la prima volta connessi con l’azione a distanza tra fotoni. Nel Quantum Information Lab della Sapienza, in collaborazione con l’Università di Palermo, è stata osservata per la prima volta la connessione di due aspetti fondamentali del mondo quantistico: la duplice natura onda-particella dei fotoni e la loro correlazione a distanza. Lo studio porta con sé anche nuovi possibili sviluppi tecnologici che rivoluzioneranno il concetto di informazione, superando i limiti della logica binaria. Le informazioni non viaggeranno più in pacchetti di dati lungo reti tradizionali, ma saranno trasportate da fotoni a prova di pirata informatico. Anche l’industria dell’IoT sarà al centro di questa rivoluzione, con sensori in grado di rilevare spostamenti infinitesimali. Tra le proprietà della materia descritte dalla fisica quantistica, c’è la duplice natura di ogni particella che si comporta al tempo stesso come onda e come corpuscolo e l’esistenza di una profonda correlazione a distanza tra sistemi di particelle microscopiche, come i fotoni. Questi due fenomeni, comunemente noti come “dualismo onda-particella” ed “entanglement” (per il quale Einstein coniò l’espressione “azione spettrale a distanza”), sebbene verificati più volte separatamente, finora non erano mai stati osservati in relazione tra loro. #ricerca Il computer quantistico è sempre più vicino @SapienzaRomaClick To Tweet Lo studio – coordinato a livello sperimentale da Fabio Sciarrino del dipartimento di Fisica della Sapienza e a livello teorico da Rosario Lo Franco del dipartimento di Energia, ingegneria dell’informazione e modelli matematici dell’Università di Palermo – ha dimostrato che questi due aspetti della meccanica quantistica possono coesistere. Il team adesso sta lavorando in due nuove direzioni. «Da un punto di vista concettuale – spiega Sciarrino – il nostro scopo è sviluppare teoricamente e sperimentalmente dei quantificatori (“witness”) delle risorse quantistiche. Da un punto di vista tecnologico, stiamo sviluppando una piattaforma integrata basata su circuiti ottici in modo da poter incrementare la complessità degli stati generati, per applicazioni nell’ambito della crittografia e della comunicazione quantistica». The post I due volti della fisica quantistica, la connessione tra onda e particella appeared first on Data Manager Online.

Su Messenger in arrivo gli snapsteak di Snapchat

Messenger potrebbe integrare a breve una funzione che consente di conoscere le ore totali passate a interagire con i propri contatti Facebook ha da tempo deciso di seguire una strategia ben precisa: copiare le funzioni più interessanti dei suoi concorrenti per cancellare il possibile vantaggio competitivo nei suoi confronti. Twitter, che sta facendo di tutto per tornare in vetta compreso superare la soglia dei 140 caratteri, non è più un avversario credibile quindi il maggiore rivale di Facebook è senza ombra di dubbio Snapchat. Il social network ha copiato dall’app prima le Storie, che hanno riscosso successo principalmente su Instagram, poi gli stickers e infine la geolocalizzazione in tempo reale. Ora si prepara a fare lo stesso anche con le snapsteak. Snapchat attraverso questa funzione consente di visualizzare la durata dell’interazione con i propri amici. In sostanza si tratta di un cronometro che misura per quante ore e giorni si è stati in contatto con una certa persona. Se passa troppo tempo l’indicatore si azzera e riparte quando si riavvia la conversazione. La stessa possibilità sarebbe attualmente in fase di test anche su Messenger, che da poco tempo supporta anche lo scambio di denaro via Paypal. Le snapsteak vengono associate su Snapchat ad un’icona a forma di fuocherello mentre Facebook avrebbe scelto un fulmine o una clessidra con accanto il numero dei giorni consecutivi di interazione. Portare questa funzione su Messenger potrebbe però rivelarsi un rischio per Facebook. Le snapsteak sono state infatti molto criticate in quanto creerebbero dipendenza. I più giovani infatti fanno a gara per raggiungere il maggior numero di ore passate a chattare rispetto ai loro amici. In realtà è ormai assodato che i social network siano appositamente costruiti per suscitare il bisogno di connettersi con gli altri. Il creatore di Napster ed ex Presidente di Facebook, Sean Parker, ha confermato che questi servizi sono predisposti per plagiare le menti mentre una recente ricerca afferma che diversi utenti fanno vere e proprie “collezioni” di amici solo per il gusto di averne più degli altri. The post Su Messenger in arrivo gli snapsteak di Snapchat appeared first on Data Manager Online.

PCI-DSS e GDPR implementazione parallela

L’entrata in vigore del GDPR a maggio sarà preceduta a febbraio dall’obbligatorietà dei requisiti introdotti a ottobre 2016 con la PCI-DSS 3.2. Quali opportunità si delineano per un’organizzazione che deve indirizzare entrambi i temi? Negli ultimi mesi la tensione legata all’approssimarsi dell’entrata in vigore del GDPR (General Data Protection Regulation) è cresciuta progressivamente. Gli aspetti di conformità al nuovo regolamento non sono i soli a preoccupare organizzazioni di ogni tipo e dimensione: spesso si verificano sovrapposizioni fra diverse attività di compliance con differenti requisiti, a volte apparentemente molto distanti fra di loro. Il mercato si sta abituando a riconoscere l’utilità dell’integrazione di norme quali la ISO 9001 e la ISO/IEC 27001, ma cosa poter dire, per esempio, del GDPR e della PCI-DSS, lo standard per la sicurezza dei dati di pagamento con carta di credito/debito? Se da un lato molto si è scritto a proposito del GDPR – sul suo focus principale nel rafforzare e uniformare la protezione dei dati di chiunque risieda all’interno dell’Unione europea e sulle serie conseguenze per un’organizzazione che dovesse risultare non conforme a questo regolamento – forse un po’ meno noto rimane lo standard PCI-DSS, riconosciuto in tutto il mondo, con focus principale sulla riduzione delle frodi nei pagamenti con carta. GDPR e PCI-DSS sono entrambi progettati per migliorare la protezione di dati personali, ma nonostante questa chiara sovrapposizione di intenti, esistono significative differenze nella loro implementazione. Se da un lato il GDPR indica cosa le organizzazioni devono fare per proteggere i dati personali, senza però dettagliare esattamente il come, la PCI-DSS fornisce delle indicazioni precise su come farlo senza dare molto peso al contesto generale. PCI-DSS e GDPR, pur con le differenze nel loro ambito di applicazione, si completano a vicenda e la conformità al GDPR sarà meno onerosa se l’organizzazione ha già in essere una certificazione PCI o ha un cantiere già avviato per il suo raggiungimento. Come sempre accade nell’implementazione di uno standard, il primo passo è capirne lo scopo e l’ambito di applicazione. Questo permette di restringere il perimetro di interesse escludendo tutti quei sistemi attraverso cui i dati personali non transitano o non risiedono. Luciano Quartarone @Clusit I vantaggi di implementare insieme #PCI-DSS e #GDPRClick To Tweet Per il GDPR i “personal data” sono qualsiasi dato relativo alla persona pertinente la sfera privata, professionale o pubblica dell’individuo. Sono considerati dati personali il nome, la foto, l’indirizzo email, le coordinate bancarie, l’IMEI del telefono, i post sui social network e anche il numero della carta di credito, il c.d. PAN che guida l’applicazione della PCI-DSS. Da qui nasce il principale punto di contatto nell’esecuzione di uno scoping valido per entrambi i contesti. Un discorso analogo può essere fatto per la cifratura dei dati, la gestione degli incidenti (e la relativa notifica), l’analisi del rischio e il controllo degli accessi. È inoltre da considerare che, nel perseguire una certificazione verso PCI-DSS, allora molti investimenti in tecnologie, processi e metodologie di sicurezza devono essere affrontati in modo organico e possono essere estesi ad altri dati personali nel rispetto dei principi del GDPR. Spesso la protezione dei dati viene vista esclusivamente come un ulteriore peso amministrativo. È fondamentale capire che non ci si può sottrarre a questo obbligo, assicurando al contempo la continuità di conformità normativa ed evitando le sanzioni significative e i probabili danni reputazionali per la propria organizzazione derivanti dalla violazione di tali obblighi. Considerando la cronaca informatica in cui costantemente aumentano i racconti e gli episodi di violazioni “celebri”, non si può ritenere che un approccio non strutturato alla protezione dei dati dei nostri clienti, fornitori e dipendenti possa essere una questione che non ci riguarda. È utile quindi pensare all’implementazione parallela di GDPR e PCI-DSS non come due fardelli amministrativi, ma come fattore abilitante per il raggiungimento di due importanti certificazioni, al costo di un solo effort implementativo. Luciano Quartarone docente CLUSIT The post PCI-DSS e GDPR implementazione parallela appeared first on Data Manager Online.

Microsoft Italia: novità nel team Marketing & Operations

Una rinnovata squadra per supportare la trasformazione digitale delle aziende italiane attraverso le ultime soluzioni cloud e di modern workplace, puntando alla massima sicurezza Per sostenere in modo sempre più efficace le persone e le organizzazioni a realizzare i propri progetti di innovazione e accompagnare  l’intero Paese in un percorso di Trasformazione Digitale, Microsoft Italia annuncia un nuovo Team Marketing & Operations a riporto del Direttore Marketing & Operations Paola Cavallero. La squadra contribuirà ad aiutare le organizzazioni pubbliche e private italiane a reinventare la produttività e i processi di business grazie a nuovi strumenti che abilitano un modo di lavorare più efficiente ed efficace, costruire un’esperienza di interazione con i device più personale e funzionale alle priorità di ognuno e creare infrastrutture e utilizzare applicazioni cloud intelligenti in cui i dati vengano valorizzati come elementi chiave a supporto delle decisioni aziendali. Il tutto con una particolare attenzione al tema della sicurezza informatica ed alla protezione dei dati, anche in vista dell’entrata in vigore del nuovo regolamento generale sulla protezione dei dati GDPR. Nel dettaglio, Dario Iovane è il nuovo Direttore della Divisione Windows & Devices di Microsoft Italia, posizione in cui potrà rafforzare l’impegno di Microsoft nel diffondere le migliori esperienze per i consumatori e nell’offrire, attraverso il sistema operativo Windows 10 e la line up di device Surface per il mondo aziendale, nuove soluzioni alle organizzazioni per accrescere la propria produttività e nuove opportunità agli sviluppatori per permettere loro di creare idee originali in una logica multipiattaforma. Dario Iovane succede a Evita Barra, ora alla guida dell’area Modern Workplace nella nuova Divisione di vendita specializzata Specialist Team Unit. Dario Iovane coordina anche le strategie e attività volte a proteggere dati e informazioni di aziende e imprese, rispettando le normative sulla privacy in vigore e di prossima attuazione come il regolamento GDPR. Luba Manolova assume il ruolo di Direttore della Divisione Office di Microsoft Italia con il compito di consolidare ulteriormente il posizionamento di Office 365 in ambito modern workplace per indirizzare le richieste delle organizzazioni per la produttività e la collaborazione. In particolare, il mondo Office 365 si conferma oggi un ecosistema di applicazioni fruibili in modalità cloud multi piattaforma e punta a scenari sempre più integrati di social collaboration, richiesti oggi dai collaboratori aziendali. Office 365 è inoltre il cuore della nuova soluzione Microsoft 365 che unisce i vantaggi di Windows 10 ed Enterprise Mobility + Security, per consentire a tutti di essere creativi e di collaborare in team in maniera sicura. Mattia De Rosa diventa il nuovo Direttore della Divisione Cloud & Enterprise di Microsoft Italiaassumendo la guida del team dedicato all’innovazione dell’Information Technology delle aziende italiane di grandi, medie e piccole dimensioni, con l’obiettivo di diffondere sempre più l’utilizzo del Cloud Computing, dell’Internet delle Cose, della Business Intelligence e dell’Artificial Intellingece tra le organizzazioni del Paese. De Rosa entra nel nuovo incarico precedentemente ricoperto da Roberto Andreoli, che passa nell’Area Microsoft Western Europe con la carica di Director Data & Artificial Intelligence. Sabina Belli è il nuovo Direttore Marketing Centrale di Microsoft Italia con il compito di coordinare le attività di marketing e le campagne pubblicitarie della filiale italiana. Tra le aree di responsabilità anche la gestione del sito italiano, oltre alle campagne digitali e social che vanno a rafforzare il brand Microsoft e a favorire l’interazione con gli utenti. Completa il team Martina Pietrobon che si conferma Direttore Divisione Dynamics con l’obiettivo di guidare le aziende italiane nell’adozione di soluzioni ERP e CRM, soluzioni oggi in cloud adottate da migliaia di aziende italiane. The post Microsoft Italia: novità nel team Marketing & Operations appeared first on Data Manager Online.

Inquinamento luminoso in aumento, non si vedono più le stelle

Notti sempre meno buie sulla Terra, a rischio anche piante e animali Con la diffusione delle luci al Led a risparmio energetico le notti del pianeta stanno diventando sempre meno buie, con conseguenze negative non solo per l’uomo ma per tutta la fauna e flora della Terra. E’ quanto emerso dalle immagini notturne scattate da un particolare sensore satellitare, il VIIRS (Visible/Infrared Imager Radiometer Suite), i cui dati rielaborati sono stati pubblicato da un team internazionale sulla rivista Science Advances. I risultati mostrano come tra il 2012 e il 2016 la superficie terrestre illuminata artificialmente di notte sia aumentata di oltre il 2% annuo, sia in termini di luminosità sia per estensione. Solo in pochissimi Paesi, come Siria e Yemen (vittime di guerre), si è registrata una diminuzione, mentre è stata rilevata stabilità in alcuni dei Paesi più “illuminati”, come Italia, Olanda, Spagna e Usa. La crescita dell’illuminazione ha interessato anche Sud America, Africa e Asia. Uno studio dell’ultimo atlante dell’inquinamento luminoso redatto da un’équipe internazionale guidata dell’italiano Istil rivela che il 77% degli italiani non vede più la Via Lattea, cancellata dall’inquinamento luminoso insieme ad altre stelle. La luce a Led invisibile ai sensori La situazione che emerge da queste foto potrebbe in realtà sottostimare la reale portata dell’inquinamento luminoso. Gli autori sottolineano che il VIIRS rileva solo la luce emessa in una lunghezza d’onda compresa tra 500 e 900 nanometri (nm) e non percepisce la luce blu (inferiore ai 500 nm) prevalente in numerose luci al Led, che ormai molte città stanno adottando per risparmiare energia nell’illuminazione pubblica. A dimostrazione di questa ipotesi è una foto scattata su Milano dalla Stazione spaziale internazionale, che rivela come l’illuminazione notturna del centro della città abbia cambiato colore tra il 2012 e il 2016, passando dal giallo caldo delle lampadine tradizionali al bianco più freddo dei Led, mentre le zone più periferiche hanno ancora una prevalenza di “giallo” dato dalle luci più calde. Il sensore satellitare rileva nel complesso una diminuzione della luminosità, ma solo perché in quanto non riesce a cogliere la luce dei Led, con il rischio quindi di sottostimare il reale inquinamento luminoso percepito da persone, piante e animali. The post Inquinamento luminoso in aumento, non si vedono più le stelle appeared first on Data Manager Online.

Lexmark ottimizza la gestione documentale della supply chain per il manufacturing

La nuova soluzione semplifica i processi per migliorare la produttività e ridurre i costi Lexmark International ha annunciato la disponibilità a livello europeo di Lexmark Supply Chain Document Optimization for Manufacturing, una soluzione che sfrutta gli avanzati dispositivi multifunzione Lexmark e snellisce i processi manuali per aiutare i responsabili del settore manufacturing a ottenere maggiore visibilità sulla logistica della supply chain, ottimizzare i dispositivi, aumentare la produttività e ridurre i costi. In ambito di supply chain, i workflow cartacei limitano l’accesso a dati importanti contenuti in documenti di spedizione e ricezione quali moduli, fatture, polizze di carico, ricevute di consegna e distinte dei colli. La soluzione Lexmark Supply Chain Document Optimization semplifica i processi manuali basati su documenti cartacei che possono interrompere le operazioni di spedizione e ricezione. “I processi di produzione e della supply chain si basano spesso su carta, risultando lenti e inefficienti,” ha dichiarato John Linton, direttore del settore manufacturing di Lexmark. “È anche difficile avere visibilità in tempo reale sullo stato della spedizione, e questo può influire sul servizio clienti. E se termina la disponibilità di un documento prestampato, etichetta o tag, è possibile che comporti la chiusura di un’intera linea di produzione e ritardi ulteriormente le spedizioni. Abbiamo sviluppato Lexmark Supply Chain Document Optimization per aiutare i responsabili del settore manufacturing a superare queste sfide.” La soluzione Lexmark Supply Chain Document Optimization consente di: Migliorare il servizio clienti: l’invio e la ricezione dei documenti vengono prodotti e acquisiti nel punto di transazione in modo che le informazioni di ordine e consegna possano essere condivise istantaneamente con i clienti. Ridurre i costi: i moduli multipart e le stampanti ad aghi sono sostituiti da una tecnologia laser avanzata ed efficiente che stampa su richiesta utilizzando carta per copiatrice standard. Incrementare la produttività: i moduli elettronici forniscono visibilità immediata sui documenti della supply chain ed eliminano i ritardi causati da forniture esaurite e moduli prestampati. Supportare la conformità: le informazioni per gli audit e i requisiti di conformità sono immediatamente accessibili. I clienti Lexmark in ambito manufacturing, tra cui il 70% dei principali 50 produttori a livello mondiale, si affidano ai dispositivi Lexmark progettati per l’uso industriale in una vasta serie di ambienti difficili e per resistere a condizioni estreme. La piattaforma di acquisizione Lexmark crea un sistema coesivo su dispositivi e soluzioni che possono essere implementate anche negli ambienti più difficili. “Supply Chain Document Optimization for Manufacturing è la nuova soluzione Lexmark progettata per aiutare i produttori a risolvere le sfide per gestire le informazioni”, ha dichiarato Allen Waugerman, senior vice president e chief technology officer Lexmark. “Questa soluzione sfrutta i nostri 25 anni di esperienza per aiutare i responsabili del settore manufacturing a semplificare le operazioni quotidiane, automatizzando l’inserimento dei dati e archiviando le informazioni al di fuori di quelle applicazioni aziendali che devono essere prontamente disponibili.” The post Lexmark ottimizza la gestione documentale della supply chain per il manufacturing appeared first on Data Manager Online.

Samsung apre un centro di ricerca AI

La nuova struttura servirà le principali aree di business per studiare soluzioni avanzate e innovative nel campo dell’Intelligenza Artificiale Samsung Electronics si concentra sull’Intelligenza Artificiale. La compagnia aprirà infatti un centro di ricerca per studiare nuove soluzioni all’interno dei principali ambiti di business, tra cui mobile e consumer electronics. La notizia è stata data in settimana direttamente dalla sede centrale che però non ha comunicato dove sarà localizzato il centro. La mossa pare una logica conseguenza alle riforme che presto saranno attivate all’interno della multinazionale, a seguito della sentenza che ha coinvolto il vicepresidente e il fuggi fuggi che potrebbe coinvolgere altre cariche. Non a caso, molte delle strategie per i prossimi anni passeranno dal ruolo di Young Sohn, attuale chief strategy officer, a cui spetterà il compito di esplorare innovative opportunità non solo nella produzione hardware ma anche in quanto a partnership con aziende terze. Cosa succede In verità, un percorso del genere è già partito mesi fa, con l’acquisizione di Harman International. Da qui, è nato il primo speaker connesso a doppio marchio, un esempio di come il mix di competenze e tecnologie possa aprire a sviluppi interessi in mercati emergenti. Una collaborazione che trova particolarmente senso nel lavoro del Samsung Strategy and Innovation Center (SSIC) che ha sedi a San Jose e San Francisco e che è già impegnato a cercare applicazioni interessanti dell’hi-tech in campi quali la sicurezza e la privacy, le infrastrutture cloud, l’healthcare, l’IoT e le auto intelligenti, tutti trend che nel prossimo futuro si porranno come determinanti per il business delle multinazionali, che andranno incontro a una probabile saturazione di alcune categorie merceologiche, tra cui computer, tablet e smartphone. The post Samsung apre un centro di ricerca AI appeared first on Data Manager Online.