Apple brevetta iPhone pieghevole
Fast Company, licenza per dispositivo elettronico che si piega
Capgemini: i risultati dello studio eGovernment Benchmark 2017
Lo studio paneuropeo, condotto da un consorzio guidato da Capgemini, ha evidenziato che in Europa i tre quinti dei servizi pubblici sono già online e più della metà (54%) sono mobile friendly L’Europa continua a migliorare in termini di Pubblica Amministrazione digitale: i servizi pubblici mobile friendly sono in aumento e sta migliorando anche l’erogazione online degli stessi. Queste sono alcune delle conclusioni chiave emerse dalla 14a edizione del report Benchmark Measurement of European eGovernment Services. Lo studio, condotto da Capgemini e altri importanti partner leader nella digital innovation, è stato pubblicato oggi dalla Commissione Europea. Dal report risulta che in questo momento è essenziale focalizzarsi su maggiore trasparenza e investimenti nei principali abilitatori digitali, come ad esempio la carta di identità elettronica, per rafforzare l’eGovernment e per implementare il Digital Single Market nei prossimi anni. L’eGovernment Benchmark 2017 punta i riflettori sull’attuale situazione della trasformazione digitale all’interno delle Pubbliche Amministrazioni europee, analizzando fino a che punto queste sono “sulla buona strada” per raggiungere i loro obiettivi in ambito digital. L’eGovernment Benchmark di quest’anno, che ha monitorato oltre 10.000 siti web di tutti i Paesi membri dell’Unione Europea, ha valutato la qualità e la quantità dei servizi in relazione a quattro aree definite: l’apertura di un’attività, la perdita o l’accesso a un lavoro, lo studio e la vita familiare. Il report evidenzia che nel settore pubblico europeo continua ad aumentare il numero di servizi online offerti. Se da un lato, dal punto di vista quantitativo, i paesi hanno incrementato la disponibilità di servizi pubblici online, le misure in termini qualitativi (per esempio l’offerta di procedure più trasparenti e la compilazione anticipata di moduli online con informazioni personali) sono fondamentali per migliorare l’intera esperienza con i digital service. Ampio spazio per incrementare la trasparenza e promuovere gli abilitatori in ambito digitale In generale, la performance dell’eGovernment in Europa si sta indirizzando nella giusta direzione. Per esempio, sono stati fatti dei buoni passi in avanti per quanto riguarda la creazione di siti web disponibili su piattaforma mobile, con più della metà dei servizi (54%) mobile friendly (rispetto al 27% del 2015). La centralità dell’utente nei servizi pubblici europei, che ha raggiunto circa l’85%, indica l’elevato livello di disponibilità dei servizi online e delle possibilità di interazione e di feedback tra i cittadini e le pubbliche amministrazioni. Inoltre, anche la mobilità cross-border è aumentata leggermente. Probabilmente, l’estensione dell’implementazione riguardante la direttiva eIDAS farà crescere il numero di informazioni e servizi a disposizione dei cittadini europei quando questi avviano un’attività o studiano all’estero. Per poter fare il passo successivo, saranno fondamentali le misure che regolano la trasparenza e gli investimenti nei principali abilitatori digitali, come ad esempio la carta d’identità elettronica e l’Authentic Sources per il riutilizzo dei dati. Per quanto riguarda la trasparenza, le autorità pubbliche devono recuperare il ritardo relativo all’accessibilità alle informazioni riguardanti il processo di erogazione dei servizi, le proprie responsabilità e performance, oltre all’utilizzo dei dati personali. Insieme alla trasparenza, anche l’uso di tecnologie abilitanti chiave come ad esempio la carta di identità elettronica e l’Authentic Sources, ha ancora margini di miglioramento. Nel 2016, sono stati fatti dei passi in avanti in merito alla loro disponibilità ma, nonostante ciò, i progressi sono ancora modesti, visto che i dati vengono misurati in un orizzonte temporale di due anni. Per esempio, è possibile utilizzare la carta di identità elettronica solo in un servizio pubblico europeo su due (52%), mentre la compilazione anticipata dei moduli online con i dati degli utenti già a disposizione della Pubblica Amministrazione è ferma a quota 47%. Domenico Leone, Head of Public Sector di Capgemini Italia, ha affermato: “Lo studio eGovernment Benchmark 2017 ha evidenziato segnali positivi e la recente Dichiarazione Ministeriale di Tallinn testimonia il fatto che il settore pubblico sta affrontando con grande serietà il tema della trasformazione digitale. Adesso i governi devono mettersi alla prova, migliorare le competenze dei propri funzionari e, in generale, aumentare il loro grado di apertura verso l’eGovernment per trarre reale beneficio dai servizi digitali”. Il Digital Single Market è dietro l’angolo? Il completamento del Digital Single Market potrebbe contribuire per 415 miliardi di euro l’anno all’economia europea, creare nuovi posti di lavoro e migliorare significativamente i servizi pubblici. I risultati di quest’anno evidenziano che l’idea di un Digital Single Market sta prendendo sempre più forma. Il divario nella fornitura di servizi per gli utenti nazionali e stranieri si sta ridimensionando, in quanto tre servizi su cinque (60%) sono disponibili online in vari paesi. Anche la fruibilità dei servizi cross-border è migliorata (al 78%). Questo evidenzia il fatto che sia i cittadini sia le imprese hanno accesso ad avanzate funzionalità online di assistenza, supporto e reclamo. La continua condivisione delle best practice consente alle autorità pubbliche di tutta Europa di continuare a migliorare i propri servizi online. L’innovazione persistente dell’eGovernment realizzerà i benefici del Digital Single Market e cambierà in meglio il rapporto tra organizzazioni pubbliche e cittadini. “La tecnologia offre alle amministrazioni pubbliche l’enorme opportunità di poter creare un immenso valore per il settore pubblico, dichiara Domenico Leone. È qualcosa che va oltre l’eGovernment. Si tratta di avere una strategia digitale per poter sfruttare queste opportunità. Una strategia che prevede l’integrazione di nuove tecnologie, come l’Intelligenza Artificiale, all’interno dei servizi offerti dal settore pubblico”. The post Capgemini: i risultati dello studio eGovernment Benchmark 2017 appeared first on Data Manager Online.
Bitcoin consuma più energia dell’Irlanda
Basterebbe a soddisfare il fabbisogno di 2,8 milioni di case
Addio per sempre ZUK, Lenovo abbandona il progetto
Lenovo ha rimosso l’insegna di ZUK dal suo quartier generale. Il team dell’iconico brand convergerà in quello di Motorola Un altro storico brand del settore smartphone sta per scomparire. Lenovo sembra infatti intenzionata a chiudere definitivamente il progetto ZUK. Questi dispositivi non avevano sicuramente riscosso il successo di prodotti top di gamma come iPhone ma grazie alle caratteristiche tecniche interessanti e i prezzi concorrenziali avevano comunque ottenuto un certo seguito tra gli utenti. A luglio il CEO dell’azienda, Chang Cheng, aveva confermato su Twitter che sarebbe stato presto lanciato sul mercato un prodotto di fascia alta conosciuto con il nome di ZUK Z3. Dalle indiscrezioni riguardanti il modello Maxi si parlava di un terminale con display da 5.5″, processore Qualcomm Snapdragon 836, 8 GB di RAM e 256 GB di memoria interna. Le cose nel frattempo sono però cambiate radicalmente. Poco tempo dopo le dichiarazioni di Cheng, il forum dell’azienda è stato chiuso mentre il sito reindirizzava in automatico a quello di Motorola. L’obiettivo di Lenovo è proprio quello di convergere la sua offerta verso il suo marchio più prestigioso e di successo e destinarvi tutte le risorse. Per ZUK quindi non c’è effettivamente più spazio. L’addio definitivo a questo storico marchio è poi arrivato ufficialmente con la rimozione dell’insegna dal tetto dell’headquarter. Lenovo, che ha presentato Thinkstation p520 e p520cc, ha comunque assicurato che il team di ingegneri che lavoravano a ZUK sarebbe stato integrato in quello di Motorola. E’ quindi possibile che Moto X4 svelato a settembre sia nato con l’importante contributo di ZUK Z3. The post Addio per sempre ZUK, Lenovo abbandona il progetto appeared first on Data Manager Online.
La nuova generazione dei notebook Fujitsu LIFEBOOK E Series
Un design elegante, più sottile, per un look contemporaneo. Display Full HD, tastiera retroilluminata e tecnologia biometrica, per un notebook di classe business ancora più apprezzato dagli utenti Fujitsu ha presentato la nuova generazione dei propri notebook della serie LIFEBOOK E4 e LIFEBOOK E5. Un design rinnovato, più sottile, dona un look moderno a questa linea di notebook di fascia business. I modelli LIFEBOOK E5 sono basati sui processori Intel di ultima generazione e offrono numerose opzioni di connettività per assicurare un accesso sicuro e semplice alle reti aziendali attraverso reti cablate, wireless o mobili. Tutti i nuovi modelli delle serie LIFEBOOK E4 e LIFEBOOK E5 sono dotati di sensore di impronte digitali, a risposta istantanea, in modo da poter effettuare il login o sbloccare il sistema con un solo tocco delle dita. Sempre attenta alla facilità d’uso, Fujitsu ha introdotto anche un touchpad di precisione ancora più accurato, con supporto dei gesti a tre dita previsti dall’ultima versione di Microsoft Windows 10, unitamente al poggia-polsi ergonomico. La nuova famiglia LIFEBOOK E4 si concentra sul rapporto qualità/prezzo Fornire un rapporto qualità/prezzo eccellente è stato l’obiettivo perseguito nello sviluppo dei sistemi LIFEBOOK E4, un modello entry-level completamente nuovo. I modelli di notebook da 15,6″ e 14″ appartenenti a questa serie sono dotati di processore Intel Core di 7a generazione, propongono una scelta di display HD o Full HD antiriflesso e permettono di lavorare un’intera giornata alimentati dalla sola batteria. Fujitsu ha voluto semplificare l’accesso e lo scambio di componenti come memoria, hard disk e componenti di connettività come LTE e WLAN, mentre le batterie possono essere sostituite con facilità, senza bisogno di aprire il notebook. La famiglia LIFEBOOK E5, ancora più affidabile e potente La nuova famiglia LIFEBOOK E5 continua a puntare su caratteristiche come connettività 4G/LTE integrata, supporto delle classiche uscite VGA e porta Ethernet full-size. Il nuovo LIFEBOOK E5 è spesso solo 23,9 mm, ovvero il 24% più sottile rispetto al modello precedente. LIFEBOOK E5 vanta una scelta di display Full HD antiriflesso da 15,6″ e 14″, processori Intel Core di 8a generazione e caratteristiche di fascia alta come la tastiera retroilluminata opzionale. La facilità di manutenzione e amministrazione è garantita dall’utilizzo del medesimo BIOS e delle stesse immagini del disco, nonché da un unico formato comune per i ricambi condivisi, come le batterie. Entrambi i modelli LIFEBOOK E5 si avvalgono dello stesso port replicator adottato dalla famiglia ultra-mobile LIFEBOOK U7. Ruediger Landto, Head of Category Management for Client Computing Devices di Fujitsu EMEIA, ha dichiarato: “La nuova serie di notebook di fascia business LIFEBOOK E vanta sensori per impronte digitali, lettori di smartcard e una gamma di porte di tipo sia classico che legacy: in questo modo, gli utenti non sono costretti a portare con sé adattatori per collegarsi a proiettori, display, reti e periferiche. Entrambi i modelli LIFEBOOK E di nuova generazione sono progettati per far lavorare efficacemente gli utenti grazie all’intera giornata di autonomia della batteria, ai display nitidi e brillanti, alle tastiere tattili ergonomiche e alle caratteristiche opzionali come le nuove porte USB Type-C e alla connettività senza rivali, che comprende 4G/LTE, attraverso uno slot integrato per SIM card”. The post La nuova generazione dei notebook Fujitsu LIFEBOOK E Series appeared first on Data Manager Online.
Facebook, AI per prevenire i suicidi
Cerca frasi allarmanti in post e video, sistema non attivo in Ue
Realtà virtuale, in testa Playstation
Segue Facebook, oltre 1 milione i visori venduti nel mondo
Amazon lancia Sumerian per semplificare lo sviluppo AR e VR
All’evento Re:Invent, AWS ha presentato i nuovi tool per semplificare la creazione di app e giochi in tre dimensioni per la realtà aumentata e virtuale Si chiama Sumerian la nuova piattaforma pensata da Amazon per gli sviluppatori. Si tratta di un tool che si pone un obiettivo non facile: semplificare la realizzazione di mondi 3D per la fruizione tramite realtà aumentata e virtuale. Ciò comporta una conoscenza minima del codice ma non così approfondita come la concorrenza, così da pubblicare lavori che possano essere fruiti all’istante da dispositivi mobili, come smartphone e tablet, e anche direttamente con un browser web, sempre più performanti dal punto di vista grafico e computazionale. Il bello è che Sumerian si usa gratis: l’unico costo da sostenere è quello dello spazio cloud necessario alla conservazione dei propri progetti. Come funziona Il servizio, come spiegato da Amazon durante l’evento Re:Invent è già disponibile in versione web ed è compatibile con tutti i browser che supportano WebGL e WebVR, come Google DayDream, HTC Vive, Oculus Rift, iPhone e iPad. Come spiegato dalla compagnia, il focus è quello di accompagnare i developer nello sviluppo AR e VR ma anche il semplice 3D immersivo, utilizzando peraltro librerie di oggetti preesistenti e la possibilità di creare caratteri animati usando il riconoscimento vocale Lex e Polly per la comprensione del linguaggio naturale. “Vediamo il grande potenziale della realtà virtuale e aumentata in tanti paesi, con ambiti di utilizzo crescenti – ha detto Marco Argenti, vice presidente technology di AWS – ma molti sono scoraggiati dai costi di investimento degli ambienti e delle skill necessarie a intraprendere il lavoro. Con Sumerian rendiamo fattibile entrambi, dando a chiunque l’opportunità di creare applicazioni realistiche e interattive in poche ore”. The post Amazon lancia Sumerian per semplificare lo sviluppo AR e VR appeared first on Data Manager Online.
Disciplinare lo sviluppo del software ERP per offrire la miglior qualità
In collaborazione con l’Istituto Italiano del Marchio di Qualità (IMQ), Softpi si rende promotore della prima attestazione di conformità del processo di progettazione, sviluppo, manutenzione e assistenza di software ERP sul mercato italiano dedicato alle organizzazioni (studi e società) che sviluppano software, ovvero i così detti sviluppatori. Questa attestazione rappresenta tra l’altro la certificazione di una serie di garanzie offerte al cliente e all’utilizzatore finale. Softpi gioca un ruolo primario nell’organizzazione di questa iniziativa che prevede lo svolgimento di diverse fasi che portano all’attestazione di conformità. Analisi dello sviluppatore Il disciplinare definisce i prerequisiti relativi alla struttura aziendale, alla disponibilità di software e alla formazione iniziale che un’azienda o uno sviluppatore deve avere per poter accedere all’attestazione di conformità che certifica la sua applicazione. Il disciplinare, inoltre, stabilisce i requisiti organizzativi e procedurali in termini di responsabilità, risorse umane, strutturali ed esterne e della gestione di non conformità, azioni correttive e del miglioramento dell’applicazione dei requisiti stessi. Il percorso per arrivare all’attestazione Per arrivare all’obiettivo di certificare l’applicazione delle best practice contenute nel disciplinare e ottenere l’attestato di conformità, l’iter da seguire è molto semplice ed è totalmente assistito da un team dedicato di Softpi. Dopo l’invio della domanda, vengono attivati dei corsi di formazione sui temi contenuti nel disciplinare seguiti dall’applicazione dei requisiti da parte dello sviluppatore. Terminata questa prima fase, si passa alla verifica diretta di IMQ del rispetto di tali requisiti con il rilascio dell’attestazione di conformità e l’iscrizione nel registro delle aziende certificate. Perché ottenere l’attestazione? L’attestazione di conformità proposta da Softpi viene di fatto rilasciata da una terza parte – IMQ – dando dunque garanzia di trasparenza e di corretta applicazione del disciplinare. L’ applicazione del documento porta inoltre con sé una serie di vantaggi. Innanzitutto, si definiscono i precisi contorni di un processo volto a rende la progettazione, lo sviluppo e la manutenzione di software e le attività di assistenza più efficaci. Ciò implica una concreta riduzione della probabilità di errori o di funzionamenti non in linea con le specifiche e le aspettative del cliente. Non ultimo, l’attuazione del contenuto del documento consente di raggiungere una riduzione dei costi sia per i clienti che per gli sviluppatori di software, spesso generarti dall’uso di processi non di qualità, tutto questo grazie alla definizione di modalità di lavoro basate su best practice. The post Disciplinare lo sviluppo del software ERP per offrire la miglior qualità appeared first on Data Manager Online.
Nel 2023 +8 volte traffico da ‘mobile’
Ericsson, il 95% generato da smartphone, trainano i video