Da Apple 30 milioni dlr per lotta Aids
‘Cifra pari a 144 milioni di giorni di farmaci antiretrovirali’
Viaggio Babbo Natale si traccia con app
Come ogni anno Google aggiorna Santa Tracker, nuovi giochi
WhatsApp ‘down’ in vari Paesi
Sistema sarebbe in fase di ripresa
HP accusata di utilizzare spyware nei suoi PC
Il sistema di analisi Touchpoint invierebbe alla compagnia informazioni telemetriche senza che gli utenti ne sappiano nulla Non un vero e proprio tool di tracciamento ma ci andiamo vicino. Stando ad alcune accuse mosse in rete, HP avrebbe inserito all’interno dei suoi PC una sorta di spyware, col fine di monitorare varie informazioni degli utenti, tra cui quelle inerenti i dati telemetrici. Si tratta della possibilità di ricevere e inviare verso alcuni server elementi sul comportamento della macchina, alcuni molto generalisti, quasi esclusivamente empirici, altri invece potenzialmente invasi della privacy e dei metodi di utilizzo dei computer. L’inghippo è nato quando gli utenti hanno scoperto, tra i task attivi, anche un certo HP Touchpoint Analytics Service, capace di rallentare il sistema e di andare a fondo nell’ottenere i dati creati giorno dopo giorno dall’uso di Windows. Non è ben chiaro se l’arrivo del software, in modalità silenziosa quindi senza alcuna richiesta di accettazione, sia dovuto a un update di Microsoft o di HP ma è evidente che vi sia un accordo tra le parti per renderlo possibile. Cosa succede Sia chiaro: allo stato attuale non si conoscono i rischi di tale operazione ma sono le conseguenze che il servizio ha sulle prestazioni di portatili e desktop a marchio HP. Molti hanno infatti evidenziato il rallentamento di processi e interazioni (mouse e tastiera), valicabili o disattivando di sessione in sessione il software o disinstallandolo direttamente, cosa sempre possibile dai classici menu di gestione delle app. Il fatto è che HP non sembra nuova a problematiche del genere. Nel recente passato, è balzato agli occhi di tutti il fattaccio scovato dall’agenzia di sicurezza Modzero, che aveva scovato dei driver audio, nello specifico di Conexant, in grado di porsi come keylogger su tutti i dispositivi dove erano presenti di default. The post HP accusata di utilizzare spyware nei suoi PC appeared first on Data Manager Online.
Ci risiamo: dati sensibili degli USA su un server AWS aperto
Un ricercatore ha trovato almeno 100 GB di informazioni sull’esercito e la NSA, conservati su un server di Amazon come immagine disco È bastata una ricerca di Chirs Vickery, direttore dell’azienda UpGuard, per scovare un vasto archivio di dati sensibili su un server non protetto di Amazon AWS. Al suo interno, circa 100 GB di informazioni appartenenti al dipartimento Intelligence e Security Command dell’esercito statunitense e altri collegati alla National Securiy Agency. Cosa contengano i file è impossibile dirlo ma di certo si tratta di elementi di un certo valore. Come siano finiti su un servizio del genere, privi di cifratura, non è ben chiaro e non è nemmeno da escludersi che si tratti di un upload effettuato da terzi, dopo averli sottratti in qualche modo dai server interni, utilizzati dalle agenzie americane. Per rendere la situazione ancora più compromessa, i giga ritrovati erano sotto forma di unico archivio come immagine disco, già pronto per essere scritto su qualsiasi supporto esterno. Cosa succede Quello che sappiamo circa il disco è che al suo interno ci sono database risalenti al 2013 e residenti su un server basato su Linux, che sembra essere parte di un ecosistema cloud più ampio, conosciuto come Red Disk. A quanto pare il tutto farebbe riferimento a un progetto del cosiddetto common ground system dello US Army, una piattaforma legacy per condividere strategie di intelligence e monitoraggio. La mancanza di una password di accesso o comunque di estrazione del file è davvero inspiegabile. Eppure nel recente passato la problematica ha riguardato compagnie notoriamente depositarie di file digitali da proteggere in un certo modo: tra queste Accenture, Verizon e Viacom, tutte mancanti di una adeguata sicurezza documentale. Certo, bisogna fare un distinguo importante nel caso recente individuato da Vickery (già a ottobre ma pubblicizzato solo adesso): a differenza dei dati che appartengono alle multinazionali, di sovente oggetto di hacking da parte di gruppi solitari o mossi da stati, quelli di esercito e NSA dovrebbero, almeno in teoria, vantare un livello di protezione maggiore, ma evidentemente non è così. The post Ci risiamo: dati sensibili degli USA su un server AWS aperto appeared first on Data Manager Online.
Se fosse Elon Musk l’inventore dei Bitcoin?
Un ex dipendente di SpaceX afferma che Elon Musk è il vero creatore dei Bitcoin. Il miliardario nega ma i grandi media non sono così scettici sulla veridicità della notizia Mai come in questi giorni i Bitcoin sono sulla bocca di tutti. Le cryptomonete hanno superato un valore di 10mila dollari tanto che in molti hanno già cominciato a parlare di bolla speculativa. Tutti sappiamo che questa valuta digitale è stata creata da Satoshi Nakamoto ma chi si nasconda dietro a questo pseudonimo è rimasto un mistero. Negli anni sono comparsi moltissimi presunti inventori dei Bitcoin ma alla fine si sono rivelati solamente dei millantatori. Sahil Gupta, ex stagista di SpaceX, è convinto che Nakamoto sia in realtà Elon Musk e lo ha detto apertamente su Medium. La notizia è stata ripresa da Bloomberg che ritiene questa indiscrezione piuttosto credibile. Innanzitutto Musk è un profondo conoscitore del linguaggio C++ utilizzato per scrivere il codice di Bitcoin. Bisogna anche dire che il CEO di Tesla non è l’unico ad avere questa capacità. Il miliardario inoltre è sempre stato piuttosto avverso al sistema bancario nella sua forma attuale e nel 1998 ha fondato PayPal per fornire un’alternativa più sicura e trasparente. Non bisogna poi dimenticare che Musk è fondamentalmente un visionario e si è impegnato per trovare soluzioni a problemi globali. Basta pensare ai suoi investimenti nel campo delle energie alternative e trasporto pubblico o il suo desiderio di portare l’uomo su Marte. Queste sono ovviamente solo prove indiziare e c’è un aspetto importante della personalità di Musk da tenere in considerazione. Il re della mobilità elettrica ha un rapporto piuttosto morboso con i media e non perde occasione di vantarsi dei suoi successi. Se avesse davvero creato i Bitcoin difficilmente lo avrebbe nascosto al mondo. Musk ha infatti negato di essere Nakamoto e anzi ha detto di aver ricevuto in regalo alcune cryptomonete ma di non ricordare più in quale computer le conserva. The post Se fosse Elon Musk l’inventore dei Bitcoin? appeared first on Data Manager Online.
Intelligenza artificiale: innovazione strategica per trasformare il business
Edward Gower-Isaac, Vice President, Business Process Services, Ricoh Europe Customer service, vendite e collaboration sono alcuni degli ambiti in cui l’intelligenza artificiale promette grandi cose. Secondo una ricerca Ricoh, i dipendenti europei sono ottimisti a riguardo e pensano che l’AI avrà un impatto positivo sul loro modo di lavorare. L’innovazione tecnologica ha reso l’intelligenza artificiale uno strumento per il business e gli sviluppi saranno molto positivi. La tecnologia mette i dipendenti al centro dell’organizzazione consentendo loro di lavorare meglio. Dalla ricerca Ricoh “Empowering Digital Workplaces” è emerso come i dipendenti europei siano ottimisti verso gli ambienti di lavoro digitali che favoriscono produttività e smart working. Il 41% pensa che l’automazione dei processi avrà un impatto positivo e il 52% è dello stesso parere in relazione all’intelligenza artificiale. L’intelligenza artificiale può portare notevoli vantaggi in aree quali il customer service, le vendite e la collaboration. Clienti più soddisfatti Gli esseri umani si differenziano dai robot per la capacità di provare empatia, per cui nelle aziende le persone continuano ad avere un ruolo cruciale nelle interazioni con i clienti. L’intelligenza artificiale può però migliorare il customer service, consentendo ad esempio di analizzare elevati volumi di dati e di ricercare rapidamente informazioni. I vantaggi sono notevoli ad esempio nella gestione della priorità delle chiamate, per cui un cliente può essere immediatamente indirizzato all’operatore più indicato e questo riduce ovviamente i tempi di attesa. Stessa cosa per le richieste via e-mail perché i testi vengono analizzati con rapidità e inoltrati al reparto di competenza. Rivoluzione per il processo di vendita I sistemi chatbots stanno trasformando il customer service. Possono fare lo stesso nelle vendite? Per coloro che non li conoscessero: questi sistemi simulano le conversazioni umane su siti internet e social media e si presentano all’interno di finestre di pop-up. Molte aziende, ad esempio, sperimentano in che modo utilizzarli per gestire richieste non urgenti da parte di clienti, per permettere ai consumatori di ordinare una pizza mediante una chat oppure per automatizzare gli ordini. I chatbots possono imparare dalle conversazioni con i clienti e sono in grado di comprendere se sia necessario inoltrare la richiesta ad un operatore in quanto troppo articolata. Quale è il valore di questa innovazione? Il reparto vendita ha più tempo per focalizzarsi su questioni complesse per dare valore all’interazione con il cliente. Collaborazione smart Nelle aziende la smart collaboration ricopre un ruolo sempre più fondamentale nella creazione di un business agile e innovativo. L’intelligenza artificiale è in grado di semplificare la collaborazione aumentando efficienza e produttività. Si pensi ad esempio alle lavagne cognitive Ricoh basate su IBM Watson che “partecipano” attivamente alle riunioni essendo in grado di rispondere a comandi vocali, di prendere appunti e di tradurre. Le tecnologie per l’analisi dei dati in tempo reale aiutano a prendere decisioni più rapidamente e in modo più efficace. Gli effetti della rivoluzione digitale e le opportunità generate dall’innovazione avranno quindi un impatto notevole nelle aziende. L’intelligenza artificiale – che poteva sembrare un futuro fantascientifico – è sotto i riflettori cambiando, come abbiamo visto, la fisionomia di molti processi e consentendo di comprendere le informazioni per ricavarne il massimo valore per il business. The post Intelligenza artificiale: innovazione strategica per trasformare il business appeared first on Data Manager Online.
Anche YouTube copierà le Storie da Snapchat
YouTube sta testando un nuovo sistema che permetterà alle sue web star di realizzare contenuti molto brevi e personalizzati simile alle Storie di Snapchat e Instagram Quando Snapchat ha introdotto il suo servizio, forse non avrebbe mai pensato che sarebbe stato copiato praticamente da chiunque. Il punto di forza dell’app di messaggistica erano le Storie, ovvero i collage di foto e video altamente personalizzabili che scompaiono dopo 24 ore. La stessa funzione ora è disponibile anche su Facebook, Instagram, Messenger, WhatsApp e Skype anche se con alcune differenze. Oggi anche YouTube ha confermato i test legati a una propria versione delle Storie. Un limitato numero di creatori di contenuti e web star può già oggi utilizzare le cosiddette “Reels”. La funzione, come descritto nella nota ufficiale diffusa sul blog dell’azienda, consente di realizzare e condividere filmati da appena 30 secondi realizzati con smartphone e tablet. Questi potranno essere personalizzati con una colonna sonora, testo, filtri fotografici e stickers. L’obiettivo di YouTube, che potrebbe diventare il punto focale di un nuovo modello di telefono targato Google, è quello di dare la possibilità agli youtuber di coinvolgere maggiormente il loro pubblico con contenuti più spontanei, veloci e tempestivi. C’è però una differenza fondamentale con le Storie di Snapchat e Instagram, che a breve premetterà di seguire gli hashtag esattamente come si fa con le persone. Gli utenti potranno pubblicare più di una Reels al giorno e queste non scompariranno necessariamente allo scadere delle 24 ore dalla pubblicazione. Le Storie targate YouTube rimarranno disponibili in un’apposita sezione del canale. The post Anche YouTube copierà le Storie da Snapchat appeared first on Data Manager Online.
ABB e HPE portano l’intelligenza all’interno degli impianti industriali
Una nuova partnership destinata a fornire insight pratici su impianti industriali, cloud e data center on-premises per aumentare produttività e innovazione ABB e Hewlett Packard Enterprise hanno annunciato una partnership strategica globale per combinare le soluzioni digitali ABB Ability con le innovative soluzioni di hybrid IT di HPE. La partnership metterà a disposizione dei clienti soluzioni in grado di generare insight pratici da una enorme quantità di dati industriali, allo scopo di aumentare l’efficienza e la flessibilità delle operazioni e creare un vantaggio realmente competitivo. I clienti potranno trarre rilevanti benefici dalle forti competenze verticali maturate da ABB nel campo dell’operations technology (OT) unitamente alla leadership di HPE nell’information technology (IT). ABB e HPE realizzeranno soluzioni verticali congiunte unendo OT e IT per trasformare i dati industriali in insight e azioni automatiche, combinando piattaforme cloud ampiamente diffuse come Microsoft Azure con i sistemi IT residenti nei data center delle aziende e nell’edge delle reti. L’adozione del giusto mix di piattaforme IT accelererà l’elaborazione dei dati negli impianti industriali permettendo, allo stesso tempo, di controllare efficacemente i processi industriali nei vari siti produttivi. “Questa partnership strategica segna un nuovo passo avanti nella trasformazione digitale dell’industria. Insieme porteremo l’intelligenza dalle soluzioni basate su cloud ai deployment on-premises nei data center e negli impianti industriali ottenendo superiori livelli di uptime, velocità e resa”, ha dichiarato Ulrich Spiesshofer, CEO di ABB. “ABB e HPE forniranno soluzioni che abbracciano l’intero ventaglio delle richieste IT necessarie alle aziende di oggi, dall’edge al cloud fino al core”. Con una base installata di 70 milioni di dispositivi connessi, 70.000 sistemi di controllo digitale e 6.000 soluzioni software enterprise, ABB è un leader indiscusso in ambito industriale con un’esperienza di oltre 40 anni nella creazione di soluzioni digitali per i propri clienti. A sua volta, HPE è un leader globale nell’assistere i clienti, ottimizzando i loro ambienti IT grazie a tecnologie software-defined sicure che si integrano in maniera trasparente attraverso IT tradizionale, molteplici cloud pubblici e privati e intelligent edge per promuovere risultati di business. “Questa alleanza tra due leader globali è senza precedenti in termini di varietà e profondità, e costituirà una rivoluzione per il progresso dell’Industrial Internet of Things”, ha affermato Meg Whitman, CEO di HPE. “Insieme con ABB disegneremo un futuro digitale per l’industria dove tutto funziona all’unisono dotando le macchine con l’intelligenza necessaria per poter collaborare, permettendo agli impianti di adattarsi flessibilmente alle variazioni della domanda, e permettendo alle supply chain globali di reagire istantaneamente agli incidenti. Questa partnership darà vita a interessanti opportunità di business per i nostri clienti congiunti”. Per offrire ai clienti una reale esperienza end-to-end, la partnership ABB-HPE comprenderà attività congiunte relative a innovazione, sviluppo, go-to-market e assistenza. La società di ricerche IDC prevede che la spesa mondiale destinata all’Internet of Things (IoT) arriverà nel 2021 a 1,4 trilioni di dollari partendo dagli 800 miliardi attesi per il 2017. Gli investimenti maggiori riguardano aree come produzione industriale, trasporti e utility. Per poter attingere alle opportunità dell’IoT, le aziende stanno investendo in nuove soluzioni che digitalizzano le apparecchiature industriali esistenti integrandole con i più vasti ambienti IT. Unendo le forze, ABB e HPE combinano le capacità necessarie ad accelerare questa trasformazione. L’informatica dove è necessaria Far funzionare i processi di acquisizione dati, analisi e controllo nelle adiacenze delle apparecchiature industriali aiuta i clienti a evitare i problemi di latenza, sicurezza e affidabilità associati alla comunicazione dati attraverso sistemi IT remoti. ABB e HPE svilupperanno, commercializzeranno e assisteranno congiuntamente soluzioni industriali digitali che aiuteranno i clienti a: · Ricavare insight approfonditi e azioni automatiche dai dati industriali – facendo girare le applicazioni ABB AbilityTM su sistemi IT di livello enterprise nei pressi delle apparecchiature industriali per accelerare l’elaborazione di enormi quantità di dati; · Gestire e controllare i processi industriali attraverso la supply chain – facendo leva sull’hybrid IT per fornire un’esperienza trasparente, dall’edge al cloud fino al core, rendendo disponibili i dati critici ovunque sia necessario. La partnership permetterà di far girare le soluzioni ABB Ability™ su piattaforme ibride come HPE ProLiant for Microsoft Azure Stack, consentendo ai clienti di effettuare il deployment delle applicazioni dove preferiscono – sull’infrastruttura HPE all’interno dei data center e degli impianti industriali o nel cloud pubblico Microsoft Azure – per rispondere a specifici requisiti di prestazioni, sicurezza o collaborazione tra siti differenti. ABB e HPE offriranno soluzioni congiunte anche per i data center, come: · Automazione per il data center – per consentire ai sistemi di alimentazione, raffreddamento e controllo degli edifici dei data center di adattarsi automaticamente a incidenti o variazioni delle esigenze IT. A questo scopo ABB e HPE integreranno ABB Ability Data Center Automation, che controlla, monitora e ottimizza l’infrastruttura delle facility critiche di un data center, con il software per l’automazione delle infrastrutture IT HPE OneView. · Data center periferico sicuro – appositamente progettato per funzionare in ambienti industriali gravosi per portare una capacità IT di livello enterprise nel punto di raccolta dati e controllo macchina. Sviluppata con una collaborazione tra ABB, HPE e Rittal, il maggior produttore mondiale di rack IT, questa soluzione off-the-shelf per data center IT permetterà ai clienti industriali di ottenere insight in tempo reale per agire immediatamente. La partnership è stata annunciata oggi in occasione della manifestazione HPE Discover di Madrid, nella quale le due società hanno presentato le soluzioni e i prototipi iniziali frutto del lavoro congiunto. 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Il 26% degli attacchi ransomware ha come obbiettivo le aziende

Nel 2017 gli attacchi ransomware si confermano la minaccia principale Nel 2017, il 26,2% degli attacchi ransomware ha colpito utenti business, un dato in crescita rispetto al 22,6% del 2016. Secondo Kaspersky Lab, questo è dovuto in parte a tre attacchi senza precedenti che hanno colpito le reti aziendali cambiando definitivamente il panorama di queste minacce sempre più pericolose. Il 2017 sarà ricordato come l’anno in cui gli attacchi ransomware hanno subito un’improvvisa evoluzione e sono stati utilizzati da gruppi criminali per prendere di mira le aziende di tutto il mondo con una serie di attacchi distruttivi, il cui obbiettivo finale resta sconosciuto. Questi attacchi includono WannaCry il 12 maggio, ExPetr il 27 giugno e BadRabbit a fine ottobre. In tutti questi attacchi sono stati utilizzati exploit progettati per compromettere le reti aziendali. Queste ultime sono state prese di mira anche da altri attacchi ransomware e Kaspersky Lab è riuscita a proteggere più di 240.000 utenti aziendali da questa minaccia. “Gli attacchi più noti nel 2017 testimoniano la crescita dell’interesse dei criminali verso gli obbiettivi aziendali. Avevamo già notato questo trend nel 2016 ed ora abbiamo rilevato un aumentato nel corso del 2017. Le vittime aziendali sono estremamente vulnerabili e possono essere maggiormente colpite rispetto ai singoli individui; inoltre, spesso sono più disponibili a pagare il riscatto per mantenere l’azienda attiva. Nuovi vettori di infezione che prendono di mira le aziende, per esempio attraverso sistemi di controllo dei desktop da remoto, sono inoltre in crescita”, afferma Morten Lehn, General Manager Italy di Kaspersky Lab. Altri trend sui ransomware nel 2017 · Complessivamente, nel 2017 sono stati attaccati poco meno di 950.000 utenti, mentre nel 2016 erano stati 1,5 milioni – questo calo è principalmente dovuto alle metodologie di rilevamento che ora sono più accurate (per esempio: i downloader spesso associati a cryptomalware sono ora meglio rilevati da tecnologie euristiche, quindi non classificate insieme ai verdetti relativi ai ransomware raccolti dalla nostra telemetria). · I tre attacchi più gravi, così come altri gruppi meno noti come AES-IN e Uiwix, hanno utilizzato exploit sofisticati sottratti online nella primavera 2017 da un gruppo noto come Shadow Brokers. · Vi è stato un netto calo delle famiglie di nuovi ransomware: 38 nel 2017, in calo rispetto alle 62 del 2016, con un corrispondente aumento delle modifiche di ransomware esistenti (oltre 96.000 nuove modifiche rilevate nel 2017, rispetto alle 54.000 del 2016). L’aumento delle modifiche può riflettere i tentativi degli hacker di nascondere i loro ransomware a causa del continuo miglioramento delle capacità di rilevamento delle soluzioni di sicurezza. · Nel secondo trimestre del 2017, diversi gruppi criminali hanno terminato le proprie attività di invio di ransomware e hanno pubblicato le chiavi necessarie per decrittografare i file. Questi includono AES-NI, xdata, Petya / Mischa / GoldenEye e Crysis. Crysis è riapparso in seguito – probabilmente utilizzato da un gruppo diverso. · La tendenza crescente a colpire le aziende tramite sistemi di controllo da remoto dei desktop è proseguita nel 2017, diventando uno dei principali metodi di propagazione per diverse famiglie, come Crysis, Purgen/GlobeImposter e Cryakl. · Il 65% delle aziende che sono state colpite da ransomware nel 2017 ha dichiarato di aver perso l’accesso a una quantità significativa o addirittura a tutti i propri dati; e uno su sei di coloro che hanno pagato non ha mai recuperato i propri dati. Questi numeri sono in gran parte rimasti invariati dal 2016. A luglio 2016 è stata lanciata l’iniziativa No More Ransom. Il progetto riunisce forze dell’ordine e vendor di sicurezza per individuare ed eliminare le grandi famiglie di ransomware, aiutando le persone a recuperare i propri dati e intaccando il modello di business dei criminali. Tutti i prodotti Kaspersky Lab proteggono gli utenti da ransomware. I prodotti dell’azienda includono anche un layer tecnologico: System Watcher che può bloccare le modifiche malevole apportate a un dispositivo, come la crittografia dei file o il blocco del monitor e ripristinare le condizioni iniziali. Inoltre, uno strumento gratuito anti-ransomware è disponibile per tutte le aziende, indipendentemente dal software di sicurezza che utilizzano. The post Il 26% degli attacchi ransomware ha come obbiettivo le aziende appeared first on Data Manager Online.