10 consigli per evitare le frodi online
Secondo l’ultimo Retail Report realizzato da Adyen, il 32% dei retailer italiani ha affrontato costi elevati a causa di frodi e chargeback Le frodi online stanno divenendo sempre più intelligenti. Nonostante la tecnologia sia in continua evoluzione, si tratta di un fenomeno capace di adattarsi e che richiede una sorveglianza costante. Secondo l’ultimo Retail Report realizzato da Adyen, piattaforma tecnologica finanziaria scelta da molte aziende leader a livello globale, il 32% dei retailer italiani ha affrontato costi elevati a causa di frodi e chargeback, mentre il 23% degli acquirenti locali è stato vittima di frodi nei pagamenti nell’ultimo anno. L’aspetto delle frodi che più spaventa le aziende non è soltanto la perdita in termini finanziari, ma l’attrito che si viene a creare con la clientela e il conseguente danno alla reputazione. Al giorno d’oggi, le frodi finanziarie sono aggressive, pervasive e, diversamente dal passato, complesse. Ecco alcune tattiche Presentiamo alcune tattiche adottabili per evitare le principali tipologie di frodi che rappresentano una minaccia per le aziende. Studio del comportamento dei clienti per combattere la verifica delle carte Fra le strategie per combattere le frodi relative alla verifica delle carte, cioè quando in seguito a un furto una carta viene “testata” per sondarne il funzionamento, Adyen consiglia di 1. applicare tecnologie di analisi comportamentale per identificare i tentativi di pagamento fraudolenti, studiare il comportamento dei clienti e ricorrere a veloci controlli sui rischi per essere certi di prendere in esame solo gli scenari necessari. 2. controllare le tempistiche relative agli ordini, poiché gli strumenti di verifica delle carte che prevedono l’impiego di bot o script sono in aumento ed è possibile identificarli quando si hanno numerose transazioni in periodi di tempo ridotti. Gestione del rischio e referral list per le frodi amichevoli Al fine di evitare una frode amichevole, che avviene quando un cliente acquista beni su un sito di e-commerce per poi avviare una procedura di chargeback, i consigli di Adyen sono quelli di 3. assicurarsi che il proprio sistema per la gestione del rischio sia in grado di identificare schemi ricorrenti che caratterizzano l’attività dei truffatori seriali, ad esempio individui che hanno avviato varie procedure di reclamo legate alla prestazione di servizi tramite l’impiego di diverse carte e identità. 4. usare elenchi di utenti bloccati, detti “referral lists”, per evitare che i clienti scorretti possano tornare. Sistema di gestione del rischio flessibile per le takeover fraud (ATO) Per quanto riguarda le frodi di account takeover, una combinazione di strategie di phishing e furto di identità in cui per esempio i truffatori ricreano un sito web identico all’originale allo scopo di rubare credenziali, Adyen suggerisce di 5. utilizzare un sistema di gestione del rischio flessibile che permetta di ampliare gli ambiti analizzati seguendo le indicazioni fornite dai merchant, e che utilizzi la visualizzazione di una timeline per comprendere il normale comportamento dei veri clienti e come questo cambia in seguito a un account takeover andato a buon fine. Liste di attributi per le frodi di triangolazione online Tra le strategie per prevenire gli attacchi fraudolenti di triangolazione online che coinvolgono tre parti – un e-commerce, un cliente ignaro che per esempio paga la merce su un falso portale e un truffatore che acquisisce gli estremi di pagamento e, dopo aver inviato un chargeback al vero venditore, spesso vende gli estremi della carta sul dark web – Adyen consiglia di 6. creare liste di attributi affidabili e da bloccare, in modo che i merchant possano fermare gli attributi associati a possibili frodi di triangolazione, compresi quelli specifici dei clienti e relativi alle modalità di spedizione. Gestione del rischio personalizzato per le frodi sul rimborso Le frodi sul rimborso – tramite realizzazione di falsi siti web che offrono servizi di rimborso individuale e truffatori che si fingono clienti vittime di raggiri – stanno diventando sempre più comuni e possono essere molto difficili da individuare. Al fine di evitarle, Adyen sottolinea l’importanza di 7. assicurarsi che il proprio sistema di gestione del rischio sia compatibile con il commercio unificato, in modo da poter comprendere appieno il ciclo di vita di un cliente, visualizzandone gli ordini passati per individuare possibili frodi sui rimborsi. 8. applicare regole di rischio personalizzate per mitigare gli scenari rischiosi e identificare i singoli utenti che usano in modo improprio i dati. Dati contestuali e rischio personalizzato per le frodi delle gift card Per evitare le frodi delle gift card, modalità che solitamente vede un truffatore utilizzare dettagli di pagamento rubati per acquistare un prodotto online, restituire la merce e ricevere un rimborso sotto forma di gift card, Adyen consiglia di 9. aggiungere dati contestuali e usare una combinazione di controlli del rischio personalizzati ed elenchi di blocco basati su questi dati per individuare questo tipo di transazioni. 10. identificare l’uso improprio delle gift card utilizzando regole di rischio personalizzate e indicatori specificati per scongiurare questi eventi. Fonte: bitmat.it
Le tendenze e-commerce del 2024
Dalle applicazioni all’UGC: pubblichiamo le 10 tendenze e-commerce del 2024 secondo Payplug Volendo prevedere le tendenze e le nuove opportunità della vendita online, Payplug ha analizzato i trend dell’e-commerce che caratterizzeranno il 2024: dalle applicazioni ai contenuti generati dagli utenti (o UGC), passando per l’intelligenza artificiale e il Quick Commerce. Il panorama dell’e-commerce in continua evoluzione spinge gli esercenti a una formazione e informazione costante per poter migliorare il proprio business e attuare le migliori strategie di vendita e fidelizzazione dei propri clienti. Come sempre a fianco degli esercenti, Payplug, la soluzione di pagamento omnicanale per PMI, grandi aziende e fintech, ha stilato in 10 punti le tendenze da conoscere assolutamente per questo nuovo anno 2024, per poter affrontare al meglio le sfide che si presentano con gli strumenti giusti ed efficaci. Le applicazioni, un vantaggio per la conversione Il traffico web mobile ha rappresentato nel 2023 il 60% in Italia. Per migliorare l’esperienza del cliente, l’adozione di applicazioni native o Progressive Web Apps (PWA) diventa fondamentale. Queste ultime consentono l’invio di notifiche push, un fattore chiave nella conversione degli acquisti. Secondo Shoppy, c’è una probabilità 3 volte maggiore che un consumatore finalizzi un acquisto tramite un’applicazione mobile. Il Quick Commerce Il Quick Commerce (Q-commerce), che offre consegne entro il giorno o addirittura nell’ora, diventa sempre più popolare. Si prevede che entro il 2028, 5,3 milioni di consumatori in Italia utilizzeranno servizi Q-commerce. I rivenditori devono adattare le loro modalità di consegna e ottimizzare la logistica di conseguenza. L’UGC Il User Generated Content (UGC), già utilizzato principalmente nei Social Ads, diventa essenziale per rassicurare i consumatori lungo il percorso d’acquisto e-commerce. Nel 2024, i rivenditori dovrebbero integrare i contenuti creati dai clienti nelle schede prodotto, nelle e-mail e sul sito per aumentare le conversioni. Secondo TINT (TINT – 2023), l’80% dei consumatori preferisce vedere foto reali di altri clienti rispetto a immagini di banche dati. Il fenomeno ROPO Nel 2024, la tendenza del ROPO guadagnerà forza, con il 40% dei consumatori italiani che ricerca prodotti online prima di acquistarli in negozio. Per capitalizzare su queste opportunità di vendita, i marchi devono adottare un approccio omnicanale. L’intelligenza artificiale Il 58% dei rivenditori utilizza l’IA generativa per creare elementi creativi per pubblicità, e-mail, social media e siti web. Nel 2024, l’IA sarà fondamentale per ottimizzare l’esperienza clienti, creare visivi prodotto e evitare le ruptures de stocks. Il 92% dei rivenditori dichiara di investire sempre di più nell’IA per migliorare l’esperienza client. L’iper personalizzazione dei percorsi d’acquisto L’annuncio dell’arresto dei cookies di terze parti da parte di Google nel 2024 spinge i proprietari di siti a utilizzare dati interni per comprendere i comportamenti degli utenti. Il machine learning sarà fondamentale per personalizzare l’esperienza d’acquisto, con il 59% dei consumatori che ritiene che le aziende dovrebbero utilizzare i dati raccolti per personalizzare l’esperienza. L’abbonamento, un vettore di fidelizzazione Il 57% degli italiani prevede di sottoscrivere un abbonamento entro il 2025. Questo sistema offre praticità, economia e flessibilità per gli acquisti ricorrenti, mentre le marche assicurano un flusso di entrate regolare e aumentano la fedeltà dei clienti nel lungo termine. L’internazionalizzazione delle PMI Nel 2024, il 79% delle PMI prevede di vendere all’estero e circa il 72% dei consumatori è disposto a acquistare prodotti da aziende situate in altri paesi. Per sfruttare queste opportunità di vendita, i marchi devono adattare i loro percorsi d’acquisto offrendo metodi di pagamento locali, come Satispay e MyBank in Italia. Queste tendenze delineano il futuro dinamico dell’e-commerce in Italia, con nuove sfide e opportunità per i rivenditori online. Per rimanere competitivi, è essenziale adottare strategie innovative e abbracciare le evoluzioni del mercato. I social network, nuovo motore di ricerca I giovani consumatori preferiscono sempre più i social media per le loro ricerche quotidiane, con il 24% degli utenti tra i 18 e i 54 anni che si rivolgono prima ai social per cercare i brands. Gli e-commerce dovrebbero creare contenuti adatti a queste piattaforme per guidare i consumatori nei loro acquisti. L’e-commerce eco-responsabile, una sfida sempre più centrale I brand devono intensificare gli sforzi per inserire la responsabilità sociale d’impresa (RSE) al centro delle loro preoccupazioni. Iniziative per ridurre l’impatto ambientale, come circuiti corti, imballaggi riutilizzabili e modalità di consegna sostenibili, diventeranno un criterio chiave nelle decisioni d’acquisto dei consumatori. Fonte: bitmat.it
Cyberattacchi: il 60% delle aziende italiane ha perso fino a 1 milione nel 2023
Il Global Data Protection Index (GDPI) 2023 di Dell Technologies – studio realizzato in collaborazione con la società di ricerche Vanson Bourne – ha analizzato le risposte provenienti da un panel di decisori aziendali a livello globale in ambito di cyberattacchi. Significativi gli impatti economici dello scenario tracciato. Cyberattacchi in Italia Il 76% delle aziende ha subito almeno un’interruzione dei sistemi informatici legata a un cyberattacco, a un incidente che ha impedito l’accesso ai dati, o a una perdita di dati nel 2023. Inoltre, circa il 60% delle aziende ha dovuto affrontare costi in un range che varia dai 500 mila a 1 milione di dollari a causa di attacchi o incidenti informatici nel corso degli utili dodici mesi. Negli Stati EMEA A livello europeo, le imprese riferiscono che le violazioni della sicurezza esterne sono state la causa più frequente (40%) che hanno portato a una perdita di dati e/o all’interruzione dei sistemi aziendali. Oltre la metà (55%) di coloro che hanno subito un attacco cyber ha dichiarato che il primo punto di accesso è stato esterno: utenti che hanno cliccato su e-mail di spam o phishing e su link sospetti, credenziali utente compromesse e dispositivi mobili violati. Per quanto riguarda le implicazioni, gli intervistati hanno dichiarato che le interruzioni che includono la perdita di dati sono costate in media 2,61 milioni di dollari nel 2023, hanno comportato una media di 26 ore di inattività non pianificata e hanno causato una perdita di dati di 2,45 TB. Anche i costi associati ai cyberattacchi e agli incidenti correlati sono raddoppiati, passando da 0,66 milioni di dollari nel 2022 a 1,41 milioni di dollari nel 2023. L’IA generativa: leva strategica per rafforzare le difese Il 52% degli intervistati afferma che l’integrazione dell’IA generativa fornirà un miglior approccio alla cybersecurity all’interno della propria azienda. Tuttavia, a dimostrazione della duplice natura di GenAI come risorsa difensiva e fonte di complessità, l’88% concorda anche sul fatto che l’adozione di GenAI genererà grandi volumi di nuovi dati. La stessa percentuale (88%) concorda sul fatto che la GenAI amplificherà il valore di specifici tipi di dati. “La crescita esponenziale dell’Intelligenza Artificiale generativa e l’espansione della stessa in ambienti ibridi e multicloud hanno messo la resilienza informatica e il ripristino efficace degli incidenti al centro dell’agenda di qualsiasi azienda a livello mondiale”, ha dichiarato Filippo Ligresti, vice president e managing director di Dell Technologies Italia. “Continua a espandersi il perimetro che ogni azienda è chiamata a proteggere, così come le minacce informatiche crescono in frequenza e sofisticatezza, mettendo a rischio la stessa continuità operativa e causando ingenti danni economici. Il compito di proteggere i dati e applicazioni critiche è ormai uno dei pillar fondamentali della strategia di business di qualsiasi azienda e gli investimenti impiegati per rilevare le minacce e per definire risposte rapide, grazie all’AI e all’automazione, sono fondamentali per mitigare al meglio gli attacchi”. Fonte: bitmat.it
Adottare una strategia passwordless?
Paolo Lossa di CyberArk indica gli aspetti da non sottovalutare nell’approccio di una strategia passwordless I criteri di creazione di una nuova password sono ormai noti: deve essere lunga almeno otto caratteri, contenerne di speciali, evitare quelli sequenziali o basati su parole del dizionario. Sebbene questi requisiti possano rappresentare una difficoltà e ostacolare l’esperienza utente, non sono richieste troppo esigenti da parte dei team di sicurezza IT. Al contrario, si tratta di richieste ormai necessarie nelle aziende moderne, poiché le credenziali sono tra gli obiettivi più vulnerabili e la forzatura delle password rimane un vettore utilizzato dagli attori delle minacce. Per questo il concetto di autenticazione senza password esiste da molto tempo, ma solo di recente il mercato si è orientato verso l’utilizzo attivo di questa tecnologia detta autentificazione passwordless. Diverse vie per contrastare le minacce Ottenendo password valide, gli attaccanti possono infiltrarsi furtivamente nei sistemi, elevare i propri privilegi fino a raggiungere il livello di amministratore o superutente e danneggiare sicurezza, reputazione e profitti di un’azienda. Per contrastare questo fenomeno, le imprese hanno adottato sempre più spesso l’autenticazione multi-fattore (MFA) per impedire agli utenti di accedere ad applicazioni, reti e risorse aziendali senza inserire un’ulteriore forma di verifica. Ad esempio, agli utenti può essere chiesto di verificare i loro tentativi di accesso fornendo un codice via e-mail, approvando la richiesta di accesso nell’app Authenticator o inserendo una smart card. Purtroppo, gli attori delle minacce hanno a disposizione numerosi strumenti per aggirare anche le protezioni MFA, tra cui il furto di cookie, l’impiego di social engineering o di attacchi che fanno leva sulla MFA fatigue, la difficoltà dell’utente a seguire con attenzione le policy relative all’autenticazione. Questo ci porta al punto di partenza, con le password che rappresentano spesso l’anello di sicurezza più debole. Cosa accadrebbe se non ci fosse alcuna password da cui iniziare? Significherebbe assenza di requisiti di complessità delle password da rispettare, di aggiornamenti periodici o riposo delle password e, soprattutto, nessuna password da rubare. Si fa strada l’autenticazione passwordless Il concetto di autenticazione senza password esiste da molto tempo, ma solo di recente il mercato si è orientato verso l’utilizzo attivo di questa tecnologia. L’autenticazione passwordless può impiegare qualsiasi mezzo per convalidare l’utente, a eccezione di un secret memorizzato. Può trattarsi, ad esempio, di un codice QR visualizzato al momento dell’accesso, un messaggio SMS con un codice unico o una chiave USB fisica. Nel back-end, l’autenticazione senza password si basa sullo stesso principio dei certificati digitali che utilizzano chiavi pubbliche e private, in cui la chiave pubblica è la porta e quella privata la chiave che la apre. Con l’autenticazione senza password, c’è una sola chiave per la porta e una sola porta per la chiave. Ad esempio, un utente desidera creare un account sicuro e utilizza un’applicazione di autenticazione mobile per generare una coppia di chiavi pubbliche e private. La chiave pubblica viene fornita al sistema e quella privata è accessibile dal dispositivo locale dell’utente utilizzando un fattore di autenticazione come un codice QR. L’autenticazione senza password offre migliore user experience e maggiore produttività grazie a un’esperienza di accesso più agile. Inoltre, aumenta la sicurezza eliminando i rischi legati alle password, riducendo le spese IT e liberando risorse dedicate a supportare gli utenti a sbloccare gli account e reimpostare le password. Sebbene la tecnologia passwordless prometta vantaggi significativi, è importante comprendere che il percorso verso questa tipologia di autenticazione è unico per le esigenze di ogni azienda. Il percorso verso il passwordless è complesso La realtà è che nessuna azienda può fare immediatamente a meno delle password e la maggior parte non sarà mai in grado di raggiungere questo stato in modo completo. Ci sono troppi sistemi legacy profondamente radicati nell’infrastruttura IT che richiedono password. Si tratta quindi di trovare il giusto equilibrio tra sicurezza, impegno e costi. Passare al passwordless non è un’attività semplice, soprattutto quando le aziende devono gestire migliaia di utenti, innumerevoli applicazioni, ambienti ibridi e multi-cloud e flussi di login complessi. Il raggiungimento di un ambiente completamente privo di password richiede un approccio graduale, quando la tecnologia continua a evolversi e l’adozione da parte degli utenti aumenta. Le aziende devono essere consapevoli che non tutte le esperienze senza password sono uguali e il loro successo dipende dalla selezione dei migliori fattori di autenticazione allineati alle esigenze di business e utenti. Sebbene l’eliminazione totale delle password sia ancora lontana, è possibile ridurne l’utilizzo implementando le giuste soluzioni IAM (Identity Access Management) che supportano i casi d’uso senza password. Fonte: bitmat.it
Presentato il Digitalization&Decarbonization Report 2023
La digitalizzazione è l’elemento cardine per raggiungere la neutralità climatica. L’Italia è al top in Europa per copertura della rete 5G, diffusione base del digitale tra le PMI e sviluppo del cloud La tecnologia permette di monitorare e massimizzare le politiche ambientali, ma le infrastrutture di cui si serve, come data center e reti di telecomunicazione, hanno a loro volta un impatto sulle emissioni che va mitigato promuovendo le fonti rinnovabili e incrementando l’efficienza energetica. Il carico di lavoro dei data center, ad esempio, secondo i dati dell’IEA è cresciuto del 340% nel 2022 rispetto al 2015, ma l’aumento nei consumi è rimasto contenuto tra il 20% e il 70%. Il Digitalization&Decarbonization Report 2023, alla sua prima edizione, redatto da Energy&Strategy della School of Management del Politecnico di Milano, si occupa precisamente di queste tematiche. Per raggiungere l’obiettivo della neutralità climatica Per raggiungere l’obiettivo Zero emissioni per il 2050, la Comunità Europea ha avviato una transizione gemella “digitale-decarbonizzazione” tramite lo sviluppo di specifiche strutture di policy e di governance: la digitalizzazione infatti è considerata un elemento cardine per la transizione verde, poiché permette di monitorare e massimizzare le politiche ambientali, ma allo stesso tempo ha un impatto non trascurabile sulle emissioni e richiede piani ad hoc per raggiungere la piena neutralità climatica delle proprie infrastrutture, come data center e reti di telecomunicazione, in particolare promuovendo le fonti rinnovabili per la produzione di energia e incrementando l’efficienza energetica. In questa direzione va il Percorso verso il Decennio Digitale, un solido quadro di governance presentato dalla Commissione Europea a settembre per raggiungere obiettivi digitali al 2030 in merito a competenze, trasformazione digitale delle imprese, infrastrutture digitali e digitalizzazione dei servizi pubblici. L’Italia ha fatto progressi soprattutto in termini di infrastrutture e di trasformazione dei business, superando la media UE in alcuni indicatori chiave tra cui la copertura della rete 5G, la diffusione di un livello base di intensità digitale fra le PMI e lo sviluppo del cloud, ma si posiziona al di sotto della media sulle skill digitali della popolazione e sulla digitalizzazione dei servizi pubblici. Il Digitalization&Decarbonization Report 2023 Il Digitalization&Decarbonization Report 2023 studia queste tematiche. Nell’ottica della decarbonizzazione, le tecnologie digitali possono garantire non solo un monitoraggio adeguato dei parametri di funzionamento dei processi aziendali ed energetici, ma anche una maggiore automazione ed efficienza nell’utilizzo delle risorse. L’adozione di un più alto livello di digitalizzazione nei processi aziendali potrebbe inoltre supportare la verifica delle emissioni di gas serra e la creazione di passaporti digitali dei prodotti, migliorando la tracciabilità di materiali e componenti e abilitando modelli di circular economy. “Il PNRR è una delle principali leve per finanziare lo sviluppo dell’ambito digitale in differenti settori nevralgici del Paese – commenta Federico Frattini, vicedirettore di E&S e responsabile dello studio – con stanziamenti complessivi di circa 34 miliardi di euro, già assegnati per oltre il 53%: alcuni esempi di investimento sono la cybersecurity, la migrazione al cloud, il potenziamento della PA e lo sviluppo di reti ultraveloci, mentre nel settore energy, che ha visto assegnati ben 4,5 miliardi di euro su 5, riguardano in particolare lo sviluppo delle smart grid, la realizzazione di sistemi di monitoraggio e la digitalizzazione delle reti di distribuzione dell’acqua, il rafforzamento delle infrastrutture elettriche. Gli investimenti sul digitale, soprattutto nel settore energy, mostrano dei risultati incoraggianti e le assegnazioni dei bandi conclusi o in corso segnalano un notevole fermento e un’opportunità importante per cambiare il volto tecnologico dell’Italia”. Data center, fondamentali per la transizione digitale Il Digitalization&Decarbonization Report mette in luce che merita una particolare attenzione la forte crescita delle installazioni e dell’uso dei data center, fondamentali per la transizione digitale, che tuttavia non ha comportato un aumento equivalente di consumi e di emissioni: secondo i dati dell’IEA, il carico di lavoro globale associato è salito del 340% nel 2022 rispetto al 2015, mentre i consumi sono cresciuti solo del 20%-70%, sia per l’incremento dell’efficienza della componentistica IT che per una gestione efficace dell’energia di tutte le infrastrutture presenti all’interno del data center, a partire dai sistemi di cooling. Nei comparti della produzione di energia, della gestione degli edifici e dei trasporti ci sono grandi margini di miglioramento, sia dal punto di vista normativo che dell’integrazione delle tecnologie digitali nel sistema. Emerge infatti una generale inadeguatezza delle norme attuali, che frena lo sviluppo e l’implementazione delle tecnologie. Al contrario, pratiche come lo smart working e la dematerializzazione dei documenti possono contribuire concretamente alla riduzione dell’impatto emissivo delle aziende in diversi settori. Produzione di energia, digitalizzazione degli edifici e smart transport La produzione energetica è certamente una delle priorità nel processo di decarbonizzazione, priorità a cui possono contribuire soluzioni digitali come le smart grid, il monitoraggio da remoto e l’integrazione di strumenti di manutenzione predittiva degli impianti. L’andamento delle emissioni, in base al Digitalization&Decarbonization, mostra al 2021 un trend in riduzione (-37%) rispetto al 1990, passando da 137,6 a 86,4 MtCO: rispetto al picco registrato nel 2006, le emissioni sono calate del 47% principalmente grazie all’aumento della produzione da fonti rinnovabili, le cui installazioni hanno raggiunto nel 2022 i 63,6 GW. Tuttavia, gli operatori del comparto sottolineano una bassa adeguatezza normativa. Il settore degli edifici è molto complesso da decarbonizzare, poiché alla predisposizione digitale ex novo degli stabili in costruzione vanno affiancati interventi profondi ed estesi su un parco edilizio particolarmente vetusto. Le emissioni degli edifici in Italia, infatti, anziché diminuire sono in aumento: +9% nel 2021 rispetto al 1990, da 69,19 a 75,5 MtCO 2 , per il 67% a causa del settore residenziale e per il 33% del terziario; tuttavia, a fronte del picco del 2010 c’è stato un calo del 14,3% grazie all’aumentata efficienza energetica degli edifici. I trasporti rappresentano per l’alto potenziale di decarbonizzazione uno dei settori in più rapida evoluzione di tutte le tecnologie considerate, e questo crea vivo interesse negli operatori. Tuttavia, occorre sviluppare normative ad hoc per integrare al meglio queste tecnologie e abbattere in breve tempo le emissioni di un settore che non riesce a compiere sostanziali passi in avanti: dal 1990 al 2021 i gas serra derivati dai trasporti
Entrate: false email di pagamento
Nuova campagna phishing con false email che richiedono versamenti a nome dell’Agenzia delle Entrate: il Fisco mette in guardia i contribuenti. E’ in corso una nuova campagna di false comunicazioni che sembrano arrivare dall’Agenzia delle Entrate a nome del Direttore Ruffini, aventi per oggetto “Fattura”, “Urgente”oppure “Richiesta di pagamento”. Come di consueto in queste false email (phishing) a scopo estorsivo, si avanza una richiesta di versamento urgente. Stavolta sulla base di una richiesta proveniente da un’azienda di un paese estero. Come sempre, la falsità delle missive è facilmente riscontrabile dagli errori ortografici o dalla composizione degli indirizzi di posta, del tutto estranei a quelli dell’Amministrazione finanziaria. Il Fisco non comunica mai con il contribuente facendo telefonato che intimano pagamenti e, se invia comunicazioni, lo fa attraverso canali ufficiali e con modalità formali e verificabili. L’Agenzia delle Entrate mette dunque in guardia i contribuenti, consigliando di fare attenzione e di non rispondere in alcun modo alle richieste, senza mai cliccare su eventuali link che potrebbero essere contenuti nei messaggi. La raccomandazione è quella consueta: non cliccare sui link contenuti nelle email sospette, non fornire dati personali neppure per telefono in caso di contatto legato a queste comunicazioni, non rispondere mai al mittente. Nelle campagne di phishing aventi legate ad istituzioni ed enti pubblici, quasi sempre i truffatori chiedono il pagamento di somme minacciando azioni di recupero in caso contrario. In genere i messaggi arrivano via mail, SMS, WhatsApp o per telefono, con prefissi italiani o esteri. I messaggi spesso contengono documenti che possono sembrare autentici, riportando i loghi del Fisco italiano e recapiti che sembrano autentici. In realtà, si caratterizzano anche per una serie di errori grammaticali, il tono perentorio e il carattere di urgenza. In caso di dubbi, prima di fare qualsiasi cosa, chiamare l’ufficio territorialmente competente dell’Agenzia delle entrate, oppure fare riferimento ai recapiti che si trovano online. C’è anche una pagina dedicata al “focus sul phishing“, sul portale del Fisco, che fornisce indicazioni ed esempi di come funzionano queste azioni di pirateria informatica. Fonte: pmi.it
PMI europee e rischi informatici: preoccupa l’errore umano
Una ricerca commissionata da Sharp Europe, azienda leader nella fornitura di prodotti e servizi tecnologici per le imprese, ha rivelato un preoccupante divario tra i livelli di preoccupazione per la sicurezza informatica e la formazione specifica che le aziende hanno messo in atto per affrontare i rischi informatici. Infatti, nonostante l’errore umano sia la principale preoccupazione per la sicurezza informatica per quasi quattro PMI europee su dieci (37% in Europa – 38 % in Italia), dai dati appena pubblicati risulta che la formazione informatica è debole persino per prevenire alcuni dei più comuni rischi informatici. La mancata formazione dei dipendenti: il maggior rischio per le aziende La ricerca paneuropea ha intervistato 5.770 professionisti responsabili di acquisto IT e rivela che i dipendenti che non seguono o non ricevono alcuna formazione informatica rappresentano il maggior rischio per le aziende, più degli attacchi informatici stessi o delle preoccupazioni connesse alla mancanza della giusta protezione. Infatti, un terzo delle PMI europee (28%), è ora più preoccupato di prima per i rischi legati alla sicurezza tecnologica a causa della mancanza di formazione dei propri dipendenti e delle probabilità dell’errore umano. Nonostante l’importanza della formazione e le preoccupazioni legate all’errore umano, la ricerca rivela che le aree predisposte alla difesa da minacce come gli attacchi di virus, il phishing, la perdita di dati e gli attacchi alle password (tutti fenomeni che hanno colpito fino a un terzo delle PMI europee e in media in Italia il 31%) non sono significativamente coperte della formazione messa in atto. All’incirca solo quattro programmi su dieci per formazione sulla sicurezza coprono le password (in Italia 42%), il download di file (Italia 44%), la gestione sicura dei dati (Italia 53%), la connessione a una rete sicura (Italia 57%) o persino le nozioni di base per l’accesso e la disconnessione (Italia 50%). Colin Blumenthal, vicepresidente dei servizi IT di Sharp Europe, commenta: “La sicurezza informatica è un problema che riguarda sia le persone che la tecnologia. Le aziende e le organizzazioni devono ovviamente disporre di tutte le tecnologie necessarie, come firewall e software antivirus, ma devono anche creare una cultura della sicurezza online che coinvolga tutti i dipendenti, non solo il team IT e il senior management. L’assenza di una formazione informatica costantemente aggiornata – prosegue Blumenthal – per affrontare problemi quotidiani come la modifica delle password, l’individuazione di e-mail di phishing e il download di file, è un problema reale. La recente ondata di attacchi di phishing basati sull’intelligenza artificiale sta aggiungendo nuovi livelli di sofisticazione, il che significa che le aziende sono più vulnerabili che mai agli attacchi. Per contrastare questo fenomeno – conclude il Vicepresidente dei servizi IT di Sharp Europe – le aziende devono formare il proprio personale affinché sia più vigile e pronto a gestire queste minacce in continua evoluzione e ogni possibile errore umano. In definitiva, queste debolezze formative potrebbero costare molto alle aziende”. L’indagine ha rivelato che, in seguito al passaggio di massa verso il lavoro ibrido, solo il 41% delle aziende in Europa ha aumentato la formazione sulla sicurezza informatica. Solo il 36% delle piccole imprese europee include, infatti, il lavoro ibrido nei propri programmi di formazione. Infine, solo il 30% dei responsabili IT delle PMI europee è convinto di avere una adeguata conoscenza dell’IT. Fonte: bitmat.it
Whistleblowing: più tutele nelle piccole e medie imprese
Più tutele per chi segnala irregolarità sul luogo di lavoro anche nelle piccole e medie imprese: le novità in vigore dal 17 dicembre. È operativa la nuova disciplina del whistleblowing anche nelle piccole e medie imprese, che impiegano da 50 a 249 dipendenti. Come previsto dal decreto legislativo n.24 del 10 marzo 2023, per tutelare coloro che denunciano irregolarità sul luogo di lavoro anche le PMI sono tenute ad attivare un canale interno per la trasmissione e gestione delle segnalazioni. Recependo la direttiva europea, il decreto prevede che chi denuncia usi inizialmente i canali interni alla propria organizzazione, pertanto le imprese devono attivare un canale digitale interno per raccogliere le denunce e la documentazione del segnalante, sempre garantendo la piena riservatezza sulla sua identità. Il ricorso ad ANAC avviene solo in un secondo momento, qualora il whistleblower abbia già segnalato l’illecito tramite canale interno senza avere alcun riscontro, oppure in presenza di rischi elevati di ritorsione. L’ANAC viene chiamato in causa anche se l’illecito che si intende segnalare potrebbe costituire un pericolo imminente per l’interesse pubblico. Come sottolineato dal Presidente dell’Autorità Anticorruzione Giuseppe Busia, ANAC ha ricevuto complessivamente oltre 600 segnalazioni, 240 dal settore privato e 360 dal pubblico. Una leva fondamentale, non solo per far emergere corruzione e malaffare, ma anche per far crescere e migliorare l’efficienza del settore pubblico e di quello privato. L’Unione europea ha valorizzato il ruolo di tale strumento in tutti i 27 Paesi membri, introducendo importanti tutele recepite dall’Italia con apposito decreto. Fonte: pmi.it
Minacce informatiche via SMS: Italia sotto attacco
AgID segnala l’aumento di campagne smishing via SMS legate a finti pagamenti, messaggi dall’Agenzia delle Entrate a preventivi falsi. Italia sotto assedio informatico: nel 2023 è stata interessata complessivamente da 1723 attacchi , fortunatamente individuati e contrastati. Dai dati emerge in modo preoccupante l’incremento degli attacchi che passano via SMS, coinvolgendo i cittadini con falsi messaggi da banche, Fisco e assicurazioni. Lo segnala CERT-AgID, pubblicando la sintesi delle informazioni raccolte a supporto della Pubblica Amministrazione nella prevenzione e nel contrasto alle attività malevoli legate alla sicurezza informatica. Vediamo tutto i dettagli. Minacce informatiche emergenti in Italia Il report sottolinea come il ransomware rimanga la minaccia più rilevante, ma anche come – oltre alla diffusione degli Infostealer – ci sia stata una crescita dell’uso illecito di strumenti di controllo remoto, come ScreenConnect o UltraVNC. A crescere, inoltre, sono gli attacchi spyware con funzionalità di RAT, veicolati attraverso campagne di smishing e finalizzati a ottenere il controllo dei dispositivi Android. Di fatto, è aumentato notevolmente il fenomeno dello smishing: l’invio massivo di SMS con comunicazioni ingannevoli, che generalmente simulano come mittente noti Istituti bancari e che contengono link verso risorse malevole. Telegram è invece l’ecosistema predominante utilizzato dalle attività di cybercrime: sui suoi canali sono venduti e divulgati dati personali e aziendali rubati ed è utilizzato anche per la rivendicazione di attacchi informatici e di compromissione. Sono diminuite, invece, le campagne malware condotte attraverso account PEC compromessi. Malware: la top ten dei più diffusi in Italia Complessivamente sono state identificate 54 famiglie di malware, tra cui il più diffuso in Italia nel 2023 è stato AgentTesla, seguito da Formbook e Ursnif. Nella top ten compare anche SpyNote, spyware che colpisce i dispositivi Android. I principali temi sfruttati per veicolare i malware? Dai pagamenti al banking, dall’Agenzia delle Entrate ai preventivi. Il formato di file usato con maggiore frequenza per le campagne malware, invece, è quello compresso e in particolare i file .ZIP. Fonte: pmi.it
I trend del 2024 per l’e-commerce
Dopo il periodo di vendite delle Festività, ora le aziende sono orientate ai prossimi obiettivi di crescita in vista del 2024. Le nuove strategie volte a fidelizzare la clientela ed espandere il raggio d’azione del digital commerce si accompagnano a una predisposizione accurata dei canali online, per poter rispondere adeguatamente ai cambiamenti del futuro. Per essere pronti a cogliere tutte le opportunità del Digital Commerce, Calicantus, realtà veneta capofila in Italia nella gestione delle vendite online, offre una panoramica sui maggiori trend italiani e internazionali. Tra le richieste più evidenti da parte dei consumatori, ordini e spedizioni veloci e convenienti sono al primo posto: la consegna in 24h diventata cruciale per mantenere un alto vantaggio competitivo. Tale incarico richiede una pianificazione precisa e un coordinamento continuo delle spedizioni, con corrieri specializzati. Essere presenti all’interno di Marketplace, con schede prodotti ricche di immagini e dettagli, permette di sfruttare in modo efficiente il potenziale di mercati online come Amazon ed eBay, che hanno saldamente stabilito la loro supremazia nel settore dell’e-commerce anche per il 2024. Investire nella presenza sui social media Nei prossimi mesi ci si aspetta un significativo aumento del Social Commerce, con nuove opportunità per coinvolgere e incrementare la base clienti. Per massimizzare i vantaggi, si consiglia di investire in una presenza solida sui social media e adottare una strategia di contenuti con vetrine di prodotti, video accattivanti e collaborazioni con i creator. In questo contesto, è cruciale l’interazione attiva con il pubblico e la pronta risposta a commenti e messaggi. L’Intelligenza Artificiale e l’apprendimento automatico stanno trasformando radicalmente l’e-commerce, nella previsione di una forte espansione per il 2024. Gli algoritmi di apprendimento automatico elaborano grandi quantità di dati, consentendo esperienze d’acquisto su misura per i clienti, basate su sistemi di suggerimento di prodotti pertinenti, assistenza clienti con chatbot fondate sull’AI e campagne di marketing per favorire connessioni profonde e stimoli alle vendite. Il sistema di Gestione degli Ordini Quando l’e-commerce ha volumi di vendita importanti, diventa fondamentale implementare un Sistema di Gestione degli Ordini (OMS), in grado di orchestrare tutte le fasi secondo una customer experience eccellente, dall’invio dell’ordine fino alla ricezione del pacco. L’evasione degli ordini è un processo complesso che coinvolge diversi reparti all’interno e all’esterno di un’organizzazione, come vendite, amministrazione, magazzino, spedizioni e servizio clienti. Il potenziale della Realtà Aumentata (AR) per trasformare il settore dell’e-commerce è immenso. I consumatori potranno visualizzare in anteprima i prodotti nel loro ambiente prima di effettuare un acquisto, riducendo così al minimo le incertezze e aumentando la soddisfazione generale. Nel 2024, le aziende che incorporeranno l’AR nelle loro strategie di e-commerce otterranno un vantaggio competitivo significativo, offrendo agli acquirenti un’esperienza di acquisto coinvolgente, interattiva e accattivante. Per sfruttare la potenza di questa nuova tecnologia, si consiglia di integrare le funzionalità AR nelle pagine dei prodotti o nelle applicazioni mobile. Mediante l’intelligenza artificiale generativa, la funzionalità legata alle Ricerche Vocali sarà decisamente potenziata per rendere la Customer Experience più coinvolgente, con un approccio conversazionale. Le previsioni di Global Market Insights indicano vendite globali oltre i 30 miliardi di dollari entro il 2024, con il 55% degli immobili ad uso abitativo attrezzati di altoparlanti intelligenti. L’ottimizzazione per la ricerca vocale consente quindi di raggiungere un mercato in crescita e aumentare il traffico organico all’e-commerce. I servizi in abbonamento Non da meno i servizi in abbonamento, tendenza destinata a proseguire anche nel 2024.Per un lancio di successo, è cruciale implementare un sistema di gestione abbonamenti user-friendly per migliorare l’esperienza complessiva del cliente, fornendo convenienza attraverso vantaggi esclusivi come sconti, accesso anticipato a nuovi prodotti e consigli personalizzati. Adottando i servizi in abbonamento, si aprono opportunità per coltivare relazioni durature con i clienti e generare entrate ricorrenti. Le transazioni B2B Le transizioni si sposteranno sempre più online, rendendo necessario un cambiamento nel modo in cui le aziende interagiscono con i Buyer. Cataloghi digitali, sistemi di ordinazione semplificati e prezzi personalizzati stanno diventando la norma nello spazio dell’e-commerce B2B. Secondo Wunderman Thompson, il 90% degli utenti si aspetta una esperienza d’acquisto simile al B2C anche nell’ambito B2B, mentre Forrester prevede che le vendite online B2B supereranno i 2,3 trilioni di dollari nel 2024 e potrebbero oltrepassare i3 trilioni di dollari entro il 2027.La generazione Z e i Millennial, che stanno assumendo ruoli di responsabilità decisionali per gli acquisti B2B, preferiscono ricercare e comprare prodotti online, spesso eludendo le tradizionali interazioni di vendita. Le architetture e-commerce headless Le architetture e-commerce sono sempre più popolari per aziende in cerca di soluzioni flessibili, permettendo aggiornamenti backend senza interruzioni e personalizzazione in tempo reale su diversi canali front-end. Secondo IDC, molte piattaforme di e-commerce (specialmente nel B2B) faticano a soddisfare gli standard moderni di customer experience, spingendo l’adozione del modello headless. Le principali priorità evidenziate da IDC nelle piattaforme di commercio digitale includono l’operatività su scala globale (30%), il superamento delle aspettative dei clienti (23%) e la creazione di offerte combinate con vari fornitori e collaboratori (22%). Nella configurazione headless, il front-end e il back-end operano indipendentemente, offrendo maggiore personalizzazione e libertà di progettazione. Infine un plus va dato all’Advertising che resta un’attività fondamentale per la promozione dell’e-commerce, ma che vede alcuni sostanziali cambiamenti: PPC Automation: per avere delle automazioni ottimizzate sono necessari i dati, pertanto i tracciamenti diventano fondamentali. First Party Data: Nel 2024, gli esperti di marketing digitale si troveranno ad affrontare una nuova realtà con normative sulla privacy più severe e il rifiuto dei cookie di terze parti. Di conseguenza, il settore si sta spostando verso la priorità data ai dati proprietari come nuovo standard. I dati proprietari, raccolti direttamente dai clienti, offrono maggiore precisione, affidabilità e conformità e consentono agli esperti di marketing di creare iniziative di marketing altamente personalizzate ed efficaci. Conversioni avanzate: Con Google Analytics 4 abbiamo assistito ad una serie di miglioramenti alla misurazione di Google Ads. L’utilizzo delle conversioni avanzate è un modo per migliorare la precisione dei dati di conversione combinando i dati dell’analisi del sito web aziendale con i dati pubblicitari degli Account Google a cui si ha avuto accesso. L’utilizzo di questa funzione può migliorare notevolmente la capacità di Google