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Scopriamo Finney, il primo “blockchain” smartphone della storia

La tecnologia resa famosa da Bitcoin e altre valute crittografate non si applica solo al mondo del software ma anche a quello dell’hardware come dimostra questo telefonino Conosciamo Finney solo sulla carta, visto che il produttore Sirin Labs lo ha svelato all’inizio di quest’anno. Ora i tempi sembrano maturi per concretizzare sul serio il dispositivo, che a ragione si fregia del titolo di “primo blockchain smartphone” della storia. Ma in che senso? Grazie a una serie di tecnologie pre-installate, Finney si candida a cellulare più sicuro in circolazione, per un certo tipo di attività. Le sue operazioni principali si basano infatti su piattaforme che sfruttano la blockchain, per dar vita a scambi di informazioni decentralizzate, in blocchi e auto-gestite. Che si tratti di inviare un messaggio o scambiare denaro, le funzioni di Finney passano per le cosiddette dApp, poggiate sulla rete di Ethereum. Quest’ultima è l’azienda che ha sviluppato Status, un contenitore che ingloba sette client specifici, da un gestore di identità digitali a un wallet per criptovalute, passando per un hub artistico e un marketplace per annunci e offerte di lavoro, pagati tramite moneta non tracciabile. Insomma, un paradiso per i fautori di Bitcoin e simili. Come funziona Di per sé, lo smartphone Finney esteticamente è anche carino, almeno nella parte frontale, che richiama il design full vision di molti telefoni attuali. Sul retro ha due fotocamere un po’ troppo sporgenti e in risalto, tale da donare una sensazione di device forse troppo futuristico e appariscente. Per il resto, poco si sa sulla CPU mentre la memoria di storage dovrebbe essere di 256 GB e la fotocamera posteriore da 16 megapixel. Le note più interessanti sono un tasto di sicurezza fisica, per bloccare l’accesso totale al sistema, e una prevenzione software-defined, anch’essa basata su blockchain. Insomma, Finney ha tutte le carte in regola per porsi davvero come terminale estraneo ai tentativi di violazione esterna, dal prezzo però importante: 1.000 dollari e una scommessa che partirà ufficialmente nel 2018. The post Scopriamo Finney, il primo “blockchain” smartphone della storia appeared first on Data Manager Online.

Monginevro porta la “smart city” sulle piste da sci grazie a Orange Business Services

Informazioni in tempo reale per turisti e residenti tramite app mobile e connessione Wi-Fi gratuita in tutta la destinazione Orange Business Services annuncia il suo primo “Smart Resort” a Monginevro, nelle Alpi, parte di un progetto che sarà sviluppato in tutta la Francia. La trasformazione digitale di Monginevro è coordinata attraverso una strategia “smart city” che combina Wi-Fi gratuito, un’app mobile disponibile da inizio dicembre per iOS e Android e analisi dei big data. Gli obiettivi sono triplici: migliorare l’esperienza turistica in montagna, facilitare la vita a residenti e visitatori e sostenere lo sviluppo economico e turistico di una delle più antiche stazioni sciistiche della Francia. Un’esperienza migliore per turisti e residenti L’app mobile Monginevro riunisce tutte le informazioni di cui i turisti hanno bisogno, ovunque si trovino. Ad esempio, consente loro di accedere a informazioni in tempo reale sugli impianti di risalita, aperture delle piste in inverno o campi da golf nel resto della stagione turistica. L’app mobile gratuita è fornita in inglese, francese, italiano e disponibile nelle versioni invernale ed estiva. Inoltre, in tutta l’area saranno installati un totale di 31 hotspot Wi-Fi per consentire agli utenti di beneficiare appieno di tutte le funzionalità dell’app. Gli sciatori possono controllare i bollettini sulla neve e gli avvisi per le valanghe e vedere le condizioni meteo in tempo reale tramite webcam poste a lato delle piste. Una mappa interattiva disponibile tramite l’applicazione consente di esplorare l’intera area sciistica con immagini 3D ad alta risoluzione. La mappa delle piste in dettaglio mostra percorso, pendenza, lunghezza e difficoltà. Soluzioni per uno sviluppo economico sostenibile La soluzione consente a Monginevro di offrire ai visitatori o ai residenti l’esperienza di una città veramente connessa. Invia informazioni o servizi personalizzati agli utenti quando ne hanno bisogno, come gli orari degli autobus navetta e le informazioni sulle attività culturali locali in base agli interessi degli utenti, progettati per dare impulso all’economia locale. Grazie alla soluzione Flux Vision di Orange Business Services, Monginevro ha anche la possibilità di analizzare le statistiche sul flusso della popolazione durante l’anno o in prossimità di un evento specifico. Questo processo, che raccoglie e utilizza dati anonimizzati dalla rete cellulare pubblica di Orange, aiuta nel processo decisionale quando devono essere fatte scelte importanti per migliorare i servizi turistici in valle. “Per Monginevro, diventare una destinazione turistica smart significa offrire migliori condizioni di vita e di tempo libero a tutti coloro che la frequentano, che siano turisti o residenti. Fa crescere l’attività economica e sociale nella nostra regione e risponde in modo sostenibile alle sfide della città del futuro” , ha commentato Guy Hermitte, sindaco di Monginevro (regione di Hautes-Alpes). “Orange, attraverso la sua società Smart Cities, è orgogliosa di fornire la sua esperienza nella trasformazione digitale di città e regioni a Monginevro, offrendo soluzioni innovative per la connettività, applicazioni mobili e analisi dei dati a beneficio di visitatori e residenti” , ha commentato Delphine Woussen, direttore di Orange Smart Cities all’interno di Orange Business Services. L’applicazione è scalabile e verrà continuamente aggiornata per venire incontro alle esigenze degli utenti. The post Monginevro porta la “smart city” sulle piste da sci grazie a Orange Business Services appeared first on Data Manager Online.

Come garantire la disponibilità della rete in caso di attacchi DDoS

A cura di Ivan Straniero, Regional Manager, Southern & Eastern Europe di Arbor Networks Per le aziende di oggi, la disponibilità di reti, applicazioni e servizi online è un aspetto ormai imprescindibile e indispensabile quanto la corrente elettrica. L’interruzione della disponibilità ha ripercussioni immediate sulle attività: i siti e i servizi online scompaiono e i clienti, i partner e i dipendenti sono costretti a interrompere il proprio lavoro. Se l’interruzione persiste, sorgono problemi anche per il brand e i suoi rapporti con i clienti, con mancate vendite, clienti persi e maggiori costi di marketing per riconquistarli. Il primo passo per difendersi è identificare con chiarezza la minaccia esistente, la sua frequenza e la sua complessità. Senza questa indagine iniziale, non è possibile misurare o valutare chiaramente i rischi associati agli attacchi DDoS a cui va incontro un’organizzazione. L’infrastruttura ATLAS di Arbor Networks raccoglie dati sul traffico anonimo da 400 service provider su scala globale, offrendoci la possibilità di osservare circa un terzo dell’intero traffico Internet.  Tra i dati più significativi relativi all’ultimo mee: Sono stati registrati 9.000 attacchi informatici in Italia a novembre, con una media di circa 300 attacchi al giorno. Nel mondo, gli attacchi registrati a novembre sono stati – invece – 710.000, con una media di 23.666 al giorno. Più del 35% di questi è stato sferrato dagli Stati Uniti e quasi il 30% dall’Italia, seguita da Olanda e Regno Unito. Il più grande attacco, registrato in Italia, a fine mese, è stato di 35.6 Gbps. Nel mondo, invece, la dimensione massima registrata nel corso di novembre è stata di ben 616 Gbps. L’incremento dell’attività DDoS è riconducibile alla comparsa dei servizi di noleggio che permettono di lanciare attacchi DDoS a costi esigui. Questi servizi, detti booter/stresser, guadagnano sui grandi volumi, lanciando migliaia di attacchi con l’ausilio delle infrastrutture botnet costituite da computer e, sempre più spesso, dispositivi IoT controllati a distanza. Con un’infrastruttura di questo tipo, un botmaster riesce ad aggregare 10.000, 50.000 o talvolta centinaia di migliaia di dispositivi per lanciare gli attacchi. Principi chiave della protezione contro gli attacchi DDoS Rilevazione: la velocità di individuazione degli attacchi DDoS è la prima e più importante abilità necessaria per avviare un rapido programma di mitigazione. La scelta della soluzione da utilizzare su questo fronte incide sensibilmente sul profilo di rischio. È preferibile affidarsi all’approccio su cloud offerto dall’attuale fornitore di CDN? O è meglio aggiungere una nuova funzione al firewall esistente? O è invece opportuno scegliere una protezione DDoS appositamente concepita e realizzata per questo scopo? Nell’ultimo anno, abbiamo assistito a una crescente sofisticazione delle botnet, che oltre a lanciare attacchi di grande impatto che conquistano i titoli dei giornali riescono anche a sferrare milioni di attacchi rivolti alle applicazioni Layer 7. Oggi, gli attacchi DDoS colpiscono più bersagli contemporaneamente, dalla larghezza di banda alle applicazioni fino all’infrastruttura esistente, inclusi firewall di rete, firewall di applicazioni web (WAF) e sistemi anti-intrusione (IPS). Gli attacchi stanno inoltre diventando sempre più stratificati e spezzano le difese facendo leva su molteplici metodologie di attacco e tattiche diversive. La capacità di difendere la propria azienda e preservare la disponibilità dei servizi è direttamente correlata alla velocità di risposta a queste minacce multiple e prolungate. Quando si parla di attacchi DDoS, si pensa generalmente ad attacchi di grande volume che mirano a saturare la banda disponibile. Questi attacchi sono certamente reali, ma rappresentano soltanto un aspetto del problema. In realtà, si verificano anche milioni di attacchi complessi, più contenuti e furtivi e spesso simultanei, rivolti contro le applicazioni Layer 7 e l’infrastruttura esistente. La tecnica migliore per mitigare questi attacchi multivettore poco visibili è l’azione on-premise. Questo perché il cloud offre soltanto una soluzione parziale, ideale per gli attacchi di grandi dimensioni, mentre per una reale difesa contro gli attacchi DDoS è necessario intervenire localmente. I dispositivi IPS, i firewall e gli altri prodotti di sicurezza sono elementi essenziali di una strategia di difesa stratificata, ma sono concepiti per risolvere problemi di sicurezza fondamentalmente diversi da quelli affrontati dai prodotti specifici per la rilevazione e mitigazione degli attacchi DDoS. I dispositivi IPS, ad esempio, bloccano i tentativi di assalto all’origine dei furti di dati. Nel mentre, i firewall svolgono un’azione di controllo per impedire l’accesso non autorizzato ai dati. Tuttavia, pur riuscendo a tutelare efficacemente l’integrità e la riservatezza della rete, questi prodotti di sicurezza non affrontano uno dei principali bersagli degli attacchi DDoS, ovvero la disponibilità della rete. Le limitazioni dei firewall e dei dispositivi IPS mettono in luce i fondamentali benefici offerti dalle soluzioni IDMS (Intelligent DDoS Mitigation Solution). Le soluzioni IDMS sono stateless, ovvero non tracciano lo stato di tutte le connessioni. I dispositivi stateful, come i firewall e gli IPS, sono invece vulnerabili agli attacchi DDoS e non fanno altro che accrescere il problema. Le soluzioni IDMS non dipendono dalle firme create dopo che l’attacco ha colpito gli obiettivi e supportano invece molteplici contromisure, offrendo una protezione immediata contro la maggior parte delle tipologie di attacco. Le soluzioni IDMS consentono diverse configurazioni, ma soprattutto permettono l’implementazione fuori banda, ove necessaria. Questa flessibilità espande la scalabilità della soluzione, un aspetto indispensabile a fronte di attacchi DDoS di dimensioni sempre maggiori. Per gestire realmente gli attacchi DDoS “distribuiti”, è necessario affidarsi a una soluzione IDMS totalmente integrata che supporti un metodo di rilevazione distribuito. I dispositivi IPS che sfruttano tecniche di rilevazione basate su singoli segmenti non riescono a individuare molti attacchi di grandi dimensioni. Automazione: l’automazione è ormai divenuta il Sacro Graal della sicurezza perché riduce il personale necessario e incide sensibilmente sulla velocità di risposta. Una buona soluzione IDMS riesce infatti a rilevare gli attacchi e avviare l’azione di mitigazione in modo automatico, spesso prima che gli operatori di sicurezza si accorgano dell’attacco. Le soluzioni IDMS possono essere arricchite con decine di contromisure integrate e automatizzate, ognuna mirata a una specifica tipologia di attacco. In una configurazione di difesa DDoS ibrida, che abbina la protezione con mitigazione on-premise alla protezione basata su cloud, la soluzione IDMS

Il 26% degli italiani naviga solo da smartphone o tablet

Oltre 6 minuti su 10 online in Italia (62%) sono trascorsi da dispositivi Mobile, attraverso un numero ristretto di App (solo le “top 11” raggiungono il 20% di penetrazione) Il Mobile ha conquistato una posizione di primo piano in tutto il mondo: conta per oltre la metà dei minuti complessivi spesi online in 13 Paesi, con quote che superano il 75% in Messico, India e Indonesia. In Italia questa percentuale si ferma al 62%, in linea con i dati di USA e Regno Unito. Tuttavia, una percentuale significativa della popolazione internet italiana è fortemente dipendente dai dispositivi mobili. Le persone che accedono al web esclusivamente da Mobile sono il 26% della popolazione italiana, una percentuale molto più alta di paesi come Germania, Regno Unito e Stati Uniti (rispettivamente 4%, 8% e 12%), mercati in cui la maggioranza accede da più piattaforme. L’Italia risulta anche il mercato più polarizzato in assoluto per quanto riguarda l’utilizzo di app: oltre l’87% del tempo trascorso via mobile è infatti speso all’interno di un’app, ma in termini di reach in Italia solo 11 app riescono a raggiungere un livello di audience abbastanza consistente attorno al 20% di penetrazione (contro le 20 degli USA o le 17 del Regno Unito). Queste alcune delle evidenze provenienti dalla relazione internazionale sull’uso dei dispositivi mobili per il 2017 di comScore, intitolata “Global Mobile Report”. Questo nuovo studio si propone di esaminare le audience mobile, le categorie di contenuti e le applicazioni che stanno modificando il panorama digitale globale. La relazione si basa su dati multi-piattaforma relativi a 14 mercati internazionali (Stati Uniti, Canada, Francia, Germania, Italia, Spagna, Regno Unito, Argentina, Brasile, Messico, Cina, India, Indonesia e Malesia) allo scopo di evidenziare trend globali e differenze regionali nell’utilizzo dei dispositivi mobili. “L’adozione del mobile avviene in maniera tutt’altro che uniforme a livello globale”, commenta Will Hodgman, Executive Vice President of international sales presso comScore. “Questa relazione dimostra che identificare le aree in cui il consumo digitale tende a concentrarsi sulle piattaforme mobili permette a proprietari di media, inserzionisti e relativi centri media di portare alla luce nuove opportunità potenziali in termini di audience e contenuti. Con l’ampliamento della misurazione delle audience mobile a livello granulare e basata su dati panel, comScore intende perseguire l’intento di individuare nuovi trend da azionare.” Il Global Mobile Report si concentra sulle seguenti tematiche: La percentuale del tempo digitale complessivo dedicato al mobile (e alle app) con le relative quote di audience, approfondendo anche l’influenza dei modelli di utilizzo “mobile-only” sul panorama digitale; Le dinamiche a livello delle singole categorie di contenuti, identificando le categorie maggiormente caratterizzate da comportamenti “mobile first”; I comportamenti dei consumatori in relazione alle transazioni da mobile; I brand e le applicazioni mobile che hanno conquistato posizioni dominanti nelle categorie di Messaggistica Istantanea, Notizie, Retail e Social Media; La maturità del mercato globale delle app, con identificazione delle categorie che registrano una crescita costante. I panel mobile migliorati in Germania, accanto a quelli di Francia e Argentina, hanno l’effetto di ampliare le già avanzate soluzioni comScore per la misurazione dell’universo mobile, le quali oggi si concentrano su ben 14 mercati globali. comScore è intenzionata a espandere ulteriormente le proprie capacità di misurazione del mobile a livello globale. The post Il 26% degli italiani naviga solo da smartphone o tablet appeared first on Data Manager Online.

Con la Digital Transformation i dipendenti italiani potrebbero recuperare 3,5 giorni ogni mese

Uno studio Ricoh mette in evidenza come modalità di lavoro basate sulla digitalizzazione aiuterebbero i dipendenti a risparmiare tempo incrementando la produttività Da una ricerca condotta da Censuswide per conto di Ricoh coinvolgendo 3.600 dipendenti di aziende europee emerge un generale ottimismo nei confronti del Digital Workplace, con la quasi totalità del campione (98%) che si dichiara entusiasta o fiduciosa all’idea che nella propria azienda vengano introdotte nuove tecnologie. Anche in Italia l’atteggiamento verso la digitalizzazione è molto positivo: i dipendenti italiani affermano che la disponibilità di tecnologie innovative per la digitalizzazione consentirebbe loro di risparmiare tempo, un risparmio quantificabile in 3,5 giorni al mese. Dalla ricerca emerge come il campione italiano aspiri ad un ambiente di lavoro fortemente digitalizzato, con il 64% dei dipendenti confidenti nel fatto che l’innovazione tecnologica avrebbe un impatto davvero positivo sulla giornata lavorativa. Javier Diez-Aguirre, VP Corporate Marketing di Ricoh Europe, commenta: “le aziende stanno perdendo una grande opportunità in termini di incremento della produttività a causa della mancanza di tecnologie e questo si ripercuote negativamente sui tempi di svolgimento delle attività. Dalla nostra ricerca emerge chiaramente come i lavoratori desiderino che la propria azienda li aiuti ad essere più produttivi. Le tecnologie portano vantaggi sia ai dipendenti sia all’azienda, consentendo di risparmiare tempo e di ridurre i costi grazie alla digitalizzazione e a modi di lavorare più smart”. La quantità di tempo che i dipendenti europei ritengono di poter risparmiare ogni mese utilizzando la tecnologia per lavorare meglio, varia da paese a paese. In Francia, i lavoratori sono convinti che essa possa far risparmiare loro 1,8 giorni al mese, mentre in Russia si sale a 5,6 giorni, oltre un’intera settimana lavorativa. Il numero di giorni per ogni singolo paese è: Paese Giorni   Paese Giorni Russia 5,6   Polonia 3,4 Slovacchia 4,2   Svizzera 3,4 Repubblica Ceca 3,8   Regno Unito e Irlanda 3,2 Germania 3,8   Turchia 3,2 Ungheria 3,8   Spagna 3,1 Norvegia 3,8   Austria 2,9 Svezia 3,6   Finlandia 2,8 Italia 3,5   Danimarca 2,1 Paesi Bassi 3,5   Belgio e Lussemburgo 1,8 Portogallo 3,5   Francia 1,8 Media europea 3,5       Javier Diez-Aguirre aggiunge: “I lavoratori hanno ben chiaro il ruolo positivo che le nuove tecnologie svolgono nella crescita delle aziende. Affinché ciò si concretizzi, i business leader devono comprendere a fondo in che modo la digitalizzazione possa aumentare la produttività, la flessibilità e l’agilità del business”. The post Con la Digital Transformation i dipendenti italiani potrebbero recuperare 3,5 giorni ogni mese appeared first on Data Manager Online.

Antibiotici, ecco come potrebbero interferire con il sistema immunitario

Evidenziati meccanismi che rivelano come gli antibiotici potrebbero danneggiare il sistema immunitario e rafforzare i batteri Uno studio condotto nei laboratori del MIT e di Harvard suggerisce che l’uso di antibiotici può interferire con il corretto funzionamento del sistema immunitario, mettendo in luce alcuni meccanismi d’azione finora ignoti. Interazioni insospettate Pubblicata sulla rivista Cell Host & Microbe, la ricerca ha voluto approfondire in primo luogo l’antibiotico-resistenza, fenomeno sempre più diffuso e allarmante.  Secondo un report rilasciato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, la diffusione dei super batteri e l’aumento della resistenza antimicrobica rappresentano una minaccia sempre più grave per l’umanità. L’Italia è molto sensibile a questo problema, dato che va al nostro Paese il primato negativo per l’uso scorretto e l’abuso di antibiotici, che favorisce lo sviluppo di super batteri.  La sperimentazione ha cercato di evidenziare cosa accade ai batteri invasori, ma anche come i farmaci influenzano le cellule dell’organismo infettato. Guidato dall’ingegnere biochimico Jason Yang, il team ha iniettato un ceppo di batteri E. Coli in alcuni topi, per poi trattare l’infezione con un comune antibiotico, la ciprofloxacina. I risultati hanno stabilito che “gli antibiotici interagiscono con le cellule, in particolare le cellule immunitarie, in modi che non ci aspettavamo”. I farmaci producono cambiamenti controproducenti Un’altra scoperta importante è che il farmaco influisce sul metabolismo dei topi, inducendo i tessuti a produrre sostanze che rendono l’E. Coli più resistente all’antibiotico. Inoltre le analisi dimostrano che la ciprofloxacina indebolisce il sistema immunitario, in particolare la capacità dei macrofagi di distruggere gli agenti patogeni. “In generale si presume che gli antibiotici abbiano un impatto significativo sui batteri, tuttavia in questo caso sembrano scatenare risposte nelle cellule dei mammiferi”. In altre parole, sottolinea il coautore James Collins, “i farmaci producono dei cambiamenti che sono controproducenti per lo sforzo del trattamento”. Saranno necessarie ulteriore indagini per capire che impatto può avere questo meccanismo sugli esseri umani, ma la speranza è di arrivare a elaborare strategie terapeutiche che riducano al minimo i rischi per l’organismo. The post Antibiotici, ecco come potrebbero interferire con il sistema immunitario appeared first on Data Manager Online.

Huawei lancerà i suoi smartphone 5G nel 2019

Huawei conferma che lancerà uno smartphone con supporto al 5G nel 2019. I primi prodotti hardware che integreranno questa tecnologia arriveranno invece l’anno prossimo Huawei insieme a Qualcomm è una delle aziende all’avanguardia nel campo del 5G. L’azienda cinese ha fatto enormi passi da giganti nello sviluppo del rete mobile di prossima generazione e durante la World Internet Conference di Wuzhan ha annunciato i suoi piani per il lancio di nuovi modelli di smartphone in grado di supportarla. Il CEO Yu Chengdong, che qualche tempo fa si è detto convinto che il sorpasso definitivo su Apple è ormai vicino, ha confermato che i primi terminali Huawei dotati di tecnologia 5G saranno pronti nella seconda metà del 2019. L’azienda ha ammesso che il nuovo standard verrà integrato solamente quando sarà davvero pronto per il mercato grazie al lavoro dei principali operatori telefonici globali. Chengdong ha anche sottolineato che l’arrivo del 5G darà finalmente la spinta necessaria all’integrazione dell’intelligenza artificiale su un numero di dispositivi mobili molto più ampio. Huawei ha dimostrato di riporre grandi speranze nell’AI con il lancio del suo processore Kirin 970 integrato sui terminali top di gamma come Mate 10 Pro e con i suoi investimenti nello sviluppo di un proprio assistente vocale sul modello di Siri e Google Assistant insieme a quelli nel campo delle auto connesse. L’azienda cinese, che porterà in Europa il suo app store insieme ad una piattaforma di streaming, ha inoltre confermato che i prodotti hardware con supporto al 5G arriveranno già nel 2018. The post Huawei lancerà i suoi smartphone 5G nel 2019 appeared first on Data Manager Online.

Difesa e Spazio: Esri e Airbus insieme per l’efficienza dei processi di analisi geospaziale

Esri ha siglato un accordo con Airbus Defense and Space, che prevede l’integrazione del GIS (Geographic Information System) con la missione di Airbus di utilizzare creatività e innovazione per affrontare le enormi sfide economiche, sociali e ambientali del pianeta. L’accordo, che ha dimensioni globali e coinvolge tutti gli affiliati di Airbus Defense e Space, include numerosi integrazioni per consentire l’utilizzo completo della piattaforma ArcGIS di Esri da parte del colosso europeo dell’aereospazio, che utilizza la tecnologia Esri ormai già da 26 anni. “Si prevede che la portata di questo accordo vada ben oltre l’uso che oggi Airbus Defence and Space fa dei sistemi informativi geografici”, afferma Greg Buckman, responsabile delle attività di intelligence di Airbus Defense and Space nel Nord America. “L’accesso a livello Enterprise alla piattaforma ArcGIS fornirà nuove e più veloci funzionalità di analisi spaziale attraverso servizi Web per supportare le iniziative chiave di Airbus, offrendo possibilità di riduzione dei costi e maggiore rapidità nella commercializzazione, migliorando inoltre funzionalità cruciali e trasversali a molti settori, su base globale”. “Esri condivide questa visione ed è pronta a supportare Airbus Defense and Space attraverso l’implementazione di ArcGIS Enterprise”, ha dichiarato Lawrie Jordan, direttore Imagery and Remote Sensing di Esri. “Disporre di una piattaforma GIS completa è vitale per organizzazioni come Airbus Defense e Space, che operano su scala globale e per le quali la consapevolezza geografica è un elemento fondamentale”. The post Difesa e Spazio: Esri e Airbus insieme per l’efficienza dei processi di analisi geospaziale appeared first on Data Manager Online.