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Equinix connette i propri data center a livello globale per offrire maggiori opportunità di interconnessione

La principale azienda di interconnessione e data center al mondo fornisce accesso on-demand alla propria piattaforma globale da qualsiasi location Equinix annuncia una nuova fase dell’evoluzione della propria piattaforma globale attraverso la connessione fisica diretta e virtuale dei propri data center International Business Exchange (IBX) in tutto il mondo, per consentire ai propri clienti di connettersi on demand a qualsiasi altro cliente, da qualsiasi location Equinix. Nei prossimi mesi, Equinix annuncerà una serie di iniziative di copertura, connettività e servizi che offriranno un valore aggiunto ai clienti poiché consentiranno loro di scalare rapidamente le proprie attività digitali attraverso un data center dinamico e una piattaforma di interconnessione. La nuova connettività inter-metropolitana sarà fornita attraverso Equinix Cloud Exchange (ECX), che è stato rinominato Equinix Cloud Exchange Fabric. Sfrutterà le funzionalità della rete software-defined (SDN) attualmente integrate in ECX per consentire a qualsiasi cliente di connettere dinamicamente la propria infrastruttura attraverso le location di Equinix o connettersi a qualsiasi altro cliente sulla piattaforma globale di Equinix, indipendentemente dalla posizione. I clienti possono personalizzare la propria connettività con partner, clienti e fornitori attraverso un’interfaccia che offre tutti i vantaggi che le aziende si aspettano dai modelli “as-a-service”. Ciò include il provisioning in tempo reale tramite un portale o API, fatturazione di tipo “pay-as-you-go” e l’eliminazione di frizione nella creazione di connettività elastica tra le aree metropolitane. Le nuove funzionalità ECX Fabric sono immediatamente disponibili in tutte le location ECX in Nord America e nelle regioni EMEA, tra cui Amsterdam, Atlanta, Chicago, Dallas, Dublino, Francoforte, Londra, Los Angeles, Manchester, New York, Parigi, San Paolo, Seattle, Silicon Valley, Stoccolma, Toronto, Washington, DC e Zurigo. Nel quarto trimestre del 2017 e all’inizio del 2018, ECX Fabric arriverà in sette nuove aree metropolitane in Nord America ed Europa (Denver, Dusseldorf, Ginevra, Helsinki, Miami, Milano e Monaco). Nel 2018 Equinix estenderà la connettività verso San Paolo all’interno della regione delle Americhe e tra le aree metropolitane ECX Fabric della regione APAC (Hong Kong, Melbourne, Osaka, Singapore, Sydney e Tokyo). Grazie a questa espansione, qualsiasi cliente Equinix sarà in grado di interconnettere in modo più efficiente la propria infrastruttura globale e richiedere la connessione a uno qualsiasi degli oltre 1.000 partecipanti su ECX Fabric. Ciò include alcune delle più grandi aziende del mondo, fornitori di servizi cloud (inclusi Alibaba Cloud, Amazon Web Services, Google Cloud Platform, IBM Cloud, Microsoft Azure e Oracle Cloud) e fornitori SaaS (inclusi Salesforce, SAP e ServiceNow, tra gli altri). Elementi principali L’integrazione inter-metropolitana della piattaforma globale di Equinix consentirà alle aziende di raggiungere il loro intero ecosistema digitale, inclusi clienti e partner nuovi ed esistenti, on demand, attraverso una connessione con il mondo. Questo sblocca ed estende ulteriormente il valore globale, la semplicità e la coerenza della connettività attraverso la piattaforma EquinixTM, che attualmente comprende 190 data center IBX in 48 mercati e include oltre 9.500 aziende leader a livello mondiale. I vantaggi per le aziende includono la capacità di scalare rapidamente le proprie operazioni aziendali digitali a livello globale collegandosi privatamente e in sicurezza a un numero maggiore di partner e destinazioni commerciali. Questo include sia cloud service provider on-ramp all’interno di un’area metropolitana o attraverso altre aree metropolitane per la creazione di architetture geo-ridondanti di multi-cloud e cloud ibridi, nonché le connessioni tra i punti distribuiti di presenza di un cliente essenziali per la risoluzione di applicazioni distribuite e gli odierni casi d’utilizzo che richiedono big data. Equinix consente alle aziende di scalare rapidamente in un ambiente che offre un’impareggiabile sicurezza fisica unita ai vantaggi della sicurezza digitale per connettersi direttamente a partner commerciali strategici al di fuori della rete Internet pubblica. Vantaggi per i service provider: i fornitori di servizi cloud avranno la possibilità di estendere facilmente la propria portata a una base globale in rapida espansione di acquirenti enterprise tramite connessioni private che forniscono un’esperienza utente più solida. I fornitori di servizi di rete avranno la possibilità di connettersi più facilmente a più piattaforme cloud geo-diversificate in più aree metropolitane e di stabilire più facilmente connessioni di rete verso destinazioni in cui non hanno ancora una presenza fisica, aumentando così il proprio mercato di riferimento. Poiché le aziende leader a livello mondiale si spostano sempre più verso modelli di business digitali, l’interconnessione con i principali partner commerciali e clienti sta diventando un elemento importante della supply chain digitale. L’interconnessione consente un accesso continuo, on-demand, diretto e privato a qualsiasi controparte, dai fornitori di servizi cloud ai partner commerciali strategici, alle reti ai provider SaaS, senza attraversare la rete pubblica o una WAN. Questo approccio consente alle aziende di aumentare le prestazioni delle applicazioni, ridurre la latenza, aumentare la sicurezza e migliorare il controllo e la visibilità della rete. Dal 2014, ECX ha fornito connessioni virtualizzate, private e dirette ai cloud più grandi del mondo. Con l’annuncio di oggi, ECX si è evoluto da una piattaforma per la connettività cloud a uno scambio di interconnessione multifunzionale che semplifica ulteriormente il processo attraverso il quale le aziende implementano l’interconnessione tra clienti, partner e fornitori. L’interconnessione privata è una pratica commerciale in rapida crescita per le aziende leader in quanto le loro attività diventano sempre più digitali. Secondo l’Indice di Interconnessione Globale, uno studio di mercato pubblicato di recente da Equinix, la capacità di scambio privato di dati tra le imprese supererà l’Internet pubblico, crescendo a un tasso di quasi il doppio e di quasi sei volte, in termini di volume del traffico IP globale, entro il 2020. John Nishimoto, Vice President of Product Management and Marketing, Windstream: “L’integrazione della piattaforma globale di Equinix apre un mercato completamente nuovo, consentendo di raggiungere facilmente una nuova base di clienti precedentemente fuori dalla portata della nostra rete globale. L’aggregazione di imprese e fornitori di servizi cloud di Equinix va oltre quella di qualsiasi altra azienda e non vediamo l’ora di partecipare a questa piattaforma globale completamente integrata.” Eric Hanselman, Chief Analyst, 451 Research: “Fino a ora. Equinix ha gestito data center altamente interconnessi all’interno delle proprie aree metropolitane. Ora Equinix si sta muovendo per interconnettere completamente la propria

L’ascesa delle botnet IoT: quando una semplice tavoletta da disegno si trasforma in veicolo di attacco

A cura di Justin Fier, Director of Cyber Analysis di Darktrace All’inizio di quest’anno, Darktrace ha rilevato una nuova botnet sfruttata per un attacco di tipo reflection e amplification su vasta scala contro alcune organizzazioni a livello mondiale, compresi diversi organismi governativi. Anche se già analizzata nel nostro 2017 Threat Report, questa tipologia di attacco è più pertinente che mai alla luce di nuovi hacks più estesi e sofisticati ai dispositivi IoT. È il caso della Botnet Reaper, identificata il mese scorso, che sicuramente farà parlare ancora di sé il prossimo anno. Questa nuova tipologia di botnet non stava utilizzando computer desktop per sostenere l’attacco,come faceva Srizbi quando inviava 60 miliardi di mail di spam al giorno. In più, stava impiegando tecniche ben distinte anche da quelle di Mirai, che utilizzava DRV e router per generare attacchi DNS DDoS con velocità fino a 1Tbps. Invece, questa botnet stava controllando una grande varietà di dispositivi IoT, persino i pad da disegno. Anche se, complessivamente, i dispositivi coinvolti erano meno rispetto ad altre botnet, attraverso attacchi reflection e amplification usando SNMP, Reaper stava tentando di lanciare un potente attacco denial-of-service. Tutto è iniziato in modo familiare; uno studio di architettura ha introdotto una funzionalità aggiuntiva di smart drawing nei propri network pad senza avvisare il team IT, e i loro controlli di sicurezza interni non hanno avuto modo di identificare i dispositivi vulnerabili. Come tale, le credenziali dell’utente di questi dispositivi non sono mai state modificate rispetto a quelle preimpostate di fabbrica. Credenziali che quindi, insieme alla loro stringa pubblica per l’autenticazione SNMP, erano disponibili al pubblico su Shodan, che mostrava anche come i dispositivi avessero delle porte aperte per HTTP, HTTPS, Telnet e SIP. Darktrace ha rilevato la vulnerabilità quando centinaia di indirizzi IP esterni da tutto il mondo hanno iniziato ad effettuare migliaia di connessioni SNMP ai dispositivi usando la porta UDP 161. Oltre il 99 per cento di queste connessioni conteneva almeno una “GetBulkRequest”, un’operazione SNMP utilizzata per il recupero di grandi quantità di dati. In risposta a queste richieste, i dispositivi hanno emesso un numero esponenzialmente maggiore di messaggi “GetResponse”, alcuni dei quali contenevano fino a 397.000 oggetti “GetResponse”. In 64 casi, i dispositivi caricavano oltre 1 MB di dati. Figura 1: gli algoritmi di AI di Darktrace rivelano le connessioni SNMP anomale – la richiesta e la risposta sono presentate come due connessioni SNMP separate, ma possiamo considerarle come la stessa connessione La normale attività di rete di questi dispositivi comportava l’uso occasionale di “GetBulkRequests” e “GetResponses”. Pertanto, questi picchi di attività sono stati considerati altamente anomali dagli algoritmi AI di Darktrace, i quali avevano ormai una profonda comprensione dei comportamenti abituali dei dispositivi. La minaccia è stata rilevata in tempo reale e il team di sicurezza dell’azienda l’ha potuta identificare fin dalle fasi iniziali, durante le quali la visibilità sulla rete di Darktrace ha fornito analisi dettagliate sull’incidente. Figura 2: il numero di connessioni in entrata sulla porta 161 di uno dei dispositivi è mostrato in arancione. Il trasferimento dati esterno dalla porta 161 è mostrato in verde. Il tempo, in alto a sinistra, corrisponde al valore dell’asse x nell’origine sulla destra L’uso di SNMP versione 2c e “GetBulkRequests” sono segnali rivelatori di un attacco di tipo reflection and amplification, che utilizza risorse minime per generare attacchi di grandi dimensioni. Alla fine, 273.2 MiB di dati avevano lasciato i dispositivi sfruttando la porta 161. I trasferimenti di dati esterni sulla porta 80 indicavano che l’attacco stava andando oltre, e numerosi dispositivi esterni stavano tentando di accedere alle risorse HTTP dei dispositivi, molte delle quali erano file PHP amministrativi. A seguire trovate un esempio delle risorse alle quali i dispositivi esterni stavano tentando di accedere tramite HTTP: /phpMyAdmin-2.11.1.0/scripts/setup.php /a_remotecontrol.htm /phpMyAdmin-3.1.2.0-all-languages/scripts/setup.php /mysqladmin/scripts.setup.php Figura 3: dati totali in uscita dalla porta 161 nel periodo di riferimento Infine, Shodan ha anche rivelato che i dispositivi stavano eseguendo un server SIP accessibile sulla porta 5060. L’analisi dei pacchetti ha mostrato che i dispositivi esterni “dialogavano” con gli altri dispositivi e tentavano di effettuare chiamate VoIP – un comportamento anomalo dell’attaccante che rimane, al momento, inspiegabile. Figura 4: tentativi di chiamata VoIP tramite protocollo SIP aperto Gli indirizzi IP di destinazione sono stati probabilmente falsificati. L’invio di centinaia di “GetBulkRequests” dagli IP falsificati delle reti target ha costretto i pad da disegno a rimandare un numero oltre 100 volte superiore di “GetResponses”. Gli IP target appartenevano a siti internet gestiti da società di intrattenimento e design, e persino da enti governativi. Segnalando le richieste anomale di SNMP non appena sono iniziate, il team di sicurezza dell’azienda è stato in grado di scollegare dalla rete i pad grafici prima che il danno diventasse irreparabile. Se gli attaccanti fossero riusciti a sabotare le reti, l’azienda avrebbe potuto essere soggetta ad azioni legali. A seguito dell’accaduto, l’azienda ha rivisto le proprie policy di sicurezza facendo passi da gigante per proteggere tutti i dispositivi IoT sulla propria rete e ridurre al minimo il rischio di incidenti futuri. Questo esempio testimonia la potenza degli attacchi di tipo reflection and amplification. Non è chiaro quanti e quali altri dispositivi siano stati utilizzati in questo attacco, ma è interessante notare che un numero esiguo di dispositivi IoT in uno studio di architettura abbiano generato una quantità allarmante di traffico. Visto l’aumento della diffusione dei device IoT, che in molti casi sono distribuiti con preimpostazioni non sicure, l’utilizzo di questa tipologia di botnet è destinato ad aumentare, rendendo la capacità di identificare e rispondere in tempo reale a queste minacce un elemento sempre più fondamentale per le aziende. The post L’ascesa delle botnet IoT: quando una semplice tavoletta da disegno si trasforma in veicolo di attacco appeared first on Data Manager Online.

Più forte il Security Operation Center di Italtel

Il SOC dell’azienda, localizzato a Settimo Milanese, è stato rafforzato per rispondere meglio alla crescente esigenza di sicurezza dei clienti Italtel ha recentemente potenziato le strutture del proprio Security Operation Center, dotandolo di un SIEM (Security Information and Event Management) AlienVault che, tramite il monitoraggio della propria rete interna, permetterà di effettuare demo ai clienti basate su un ambiente reale. Il rafforzamento del SOC è stato condotto in collaborazione con We Are Segment, azienda italiana del gruppo Interlogica e unico partner certificato AlienVault in Italia. La trasformazione digitale sta offrendo grandi opportunità di crescita alle aziende, ma nel contempo le espone maggiormente a rischi di attacchi informatici e perdita di dati, se non vengono implementate sin da subito le adeguate pratiche di sicurezza. Italtel, ponendosi come player nella digitalizzazione delle infrastrutture di Telco e Aziende, sta sviluppando una crescente competenza in ambito cyber security e in particolare sta investendo molto nel proprio SOC e nell’arricchimento della propria offerta sui Managed Security Services (MSS). In questo contesto, Italtel guarda con grande attenzione al mercato delle giovani aziende specializzate sui temi di security e attraverso il suo programma di Open Innovation è entrata in contatto con start up e giovani imprese con le quali fare innovazione, acquisire tecnologie e prodotti market-ready. È questo il caso di We Are Segment, nata nel 2014 ed attiva nel campo della cyber security e dell’ethical hacking. È stata fondata da un gruppo di specialisti – e tutori – di sicurezza digitale che hanno trasformato la propria passione in un progetto che porta benefici alle comunità online. Questa giovane azienda è sotto i riflettori del mondo grazie alla falla individuata dal suo CEO Filippo Cavallarin nelle protezioni del browser open Tor, il sistema più usato al mondo per navigare e comunicare in forma anonima via web. “Italtel risponde così, in modo concreto ed efficace, alle puntuali richieste dei propri clienti per gli aspetti di sicurezza delle loro infrastrutture in esercizio” ha affermato Giuseppe Ieva, responsabile Italtel per i Managed Security Services. The post Più forte il Security Operation Center di Italtel appeared first on Data Manager Online.

Qualcomm annuncia il nuovo SoC Snapdragon 845

Qualcomm ha presentato il nuovo processore Snapdragon 845 ottimizzato per foto a 360°, intelligenza artificiale e realtà virtuale o aumentata Qualcomm ha colto l’occasione dello Snapdragon Tech Summit per svelare il suo nuovo SoC Snapdragon 845 che ha richiesto circa 3 anni di sviluppo. L’azienda statunitense in questa fase non ha dato molto spazio alle caratteristiche tecniche del processore ma ha annunciato che sarà accoppiato al modem X20 LTE con una velocità di downlink fino a 1,2 Gbps e uplink fino a 150 Mbps. Qualcomm ha inoltre confermato di aver utilizzato il processo produttivo a 10 nanometri FinFET già sfruttato per lo Snapdragon 835 ma in realtà si parla della seconda generazione 10LPP (Low Power Plus). Samsung, che è pioniera in questa tecnologia produttiva, conferma che questo tipo di system on chip garantiscono prestazioni migliorate del 10% e una riduzione del 15% dei consumi rispetto a quelli della generazione precedente (Low Power Early). Snapdragon 845 è stato progettato per garantire performance elevate per funzioni come la registrazione di video e foto a 360°, realtà virtuale e aumentata e intelligenza artificiale. Il SoC inoltre offre un più elevato livello di sicurezza, Gigabit LTE e ovviamente maggiore potenza di calcolo. Il prodotto di Qualcomm sarà integrato probabilmente nei prossimi laptop Windows 10 ma soprattutto su diversi smartphone top di gamma Android. Xiaomi ad esempio ha annunciato che sta già lavorando a un dispositivo con processore Snapdragon 845 e di sicuro molti altri produttori seguiranno il suo esempio. Nella lista difficilmente comparirà Apple, che non solo sfrutta i suoi SoC proprietari della linea A ma soprattutto ha deciso di chiudere ogni rapporto con Qualcomm in seguito all’agguerrita battaglia legale sui brevetti che le vede coinvolte. Qualcomm durante l’evento ha anche annunciato che i primi dispositivi 5G arriveranno nel 2019 quando la tecnologia sarà ormai matura per il mercato. Tra l’altro anche Huawei ritiene che la prossima generazione della rete mobile sarà pronta in quel periodo. Tornando all’azienda statunitense, questa fra due anni dovrebbe quindi presentare ufficialmente il SoC Snapdragon X50 di cui abbiamo avuto un’anticipazione nell’ottobre del 2016. The post Qualcomm annuncia il nuovo SoC Snapdragon 845 appeared first on Data Manager Online.

Red Hat OpenShift Application Runtimes consente uno sviluppo cloud-native semplice e flessibile

Red Hat OpenShift Application Runtimes accelera lo sviluppo e l’erogazione su OpenShift di nuove applicazioni basate su microservizi per la nuova economia software-powered Red Hat ha annunciato la disponibilità generale di Red Hat OpenShift Application Runtimes, permettendo così alle organizzazioni di accelerare lo sviluppo di applicazioni cloud-native con un set dedicato di framework e runtime pensati per creare e operare in modo specifico applicazioni basate su microservizi. Al centro della digital transformation c’è la possibilità, per le organizzazioni, di reinventarsi per competere meglio in un mercato caratterizzato da nuovi concorrenti, comunità, tecnologie e strategie di business. In queste condizioni, la capacità di adattarsi è fondamentale per sopravvivere, e soluzioni di sviluppo cloud-native capaci di valorizzare la convergenza di container Linux, gestione delle API, architetture service-based e automazione DevOps, sono ideali per aiutare le organizzazioni a rispondere a evoluzioni non prevedibili e spiazzare i concorrenti. Grazie a un’offerta estremamente integrata e pienamente supportata per lo sviluppo di microservizi con linguaggi e framework differenti, Red Hat punta a trovare l’equilibrio tra il desiderio di libertà di scelta degli sviluppatori e la necessità di supporto e standardizzazione dei team operativi – sia per la creazione di nuove applicazioni che per la riprogettazione di quelle esistenti. Secondo una ricerca condotta lo scorso settembre su clienti Red Hat, la maggior parte degli interpellati (87%) ha affermato di utilizzare o di considerare l’utilizzo di più runtime e framework per lo sviluppo di microservizi, mentre il 44% ha dichiarato di preferire la possibilità di scegliere ogni volta lo strumento giusto per un task specifico. Red Hat OpenShift Application Runtimes supporta una varietà di runtime, linguaggi, framework e architetture, offrendo le caratteristiche e i vantaggi seguenti: ·         Sviluppo semplificato: Questa offerta riduce la complessità legata allo sviluppo di applicazioni cloud-native, integrando le funzionalità di OpenShift Container Platform con runtime e framework differenti, compresi setup wizard-based, service discovery, configurazioni esterne e circuit breaker per una maggiore fault tolerance. ·         Flessibilità strategica: Red Hat OpenShift Application Runtimes supporta configurazioni hybrid cloud, permettendo di evitare il monopolio dei fornitori. La natura distribuita del cloud computing rende un approccio “one size fits all” ai runtime e framework meno efficace in termini di produttività enterprise. Questa offerta offre a gli sviluppatori la flessibilità di progettare servizi per applicazioni e sistemi ibridi e multi-cloud usando i loro strumenti preferiti. ·         Velocità di erogazione: Grazie alla sua integrazione con Red Hat OpenShift Container Platform, Red Hat OpenShift Application Runtimes offre agli sviluppatori una piattaforma completamente automatica per il provisioning, la creazione e l’implementazione di applicazioni e dei loro componenti. Si integra con strumenti di continuous integration e continuous delivery (CI/CD) come Git, Maven e Jenkins. Fornisce anche strumenti intuitivi per ottimizzare in modo sicuro i flussi di lavoro Kubernetes e consentire funzionalità di load balancing e auto-scaling con controllo e automazione policy-based. ·         Opzione Service Mesh: Insieme al catalogo di servizi OpenShift, i dipartimenti IT possono sfruttare al meglio gli investimenti multi-cloud effettuati, integrando servizi cloud-based, ad esempio quelli forniti dall’integrazione di servizi OpenShift AWS, e funzionalità sviluppate in-house su Red Hat OpenShift Application Runtimes. Possono inoltre ottenere portabilità e consistenza per le applicazioni basate su microservizi, stateful e stateless, su differenti footprint IT. “La nuova architettura cloud-native, containerizzata e basata su microservizi, consente alle aziende di innovare in modo più veloce e flessibile rispetto al passato”, spiega Mike Piech, vice president e general manager Middleware di Red Hat. “Sostenere questa innovazione mantenendo prestazioni, affidabilità e sicurezza richiede tutta la potenza di runtime di livello enterprise. Red Hat OpenShift Application Runtimes conferma l’esperienza più che decennale di Red Hat, con Red Hat JBoss Middleware, su questa nuova offerta di runtime appositamente creata per lo sviluppo di una nuova generazione di applicazioni basate su micoservizi.” Tra i runtime certificati e supportati, disponibili con Red Hat OpenShift Runtimes, vi sono Java EE, WildFly Swarm, Eclipse MicroProfile, Eclipse Vert.x, Node.js e Spring Boot. The post Red Hat OpenShift Application Runtimes consente uno sviluppo cloud-native semplice e flessibile appeared first on Data Manager Online.

Incontro AUSED “Da AX a Dynamics 365: esperienze sul campo”

L’ultimo “First Thursday” del 2017, propone un incontro organizzato dal Gruppo di Lavoro DUGIT Com’è ormai noto ai più, tutti i primi giovedì del mese AUSED propone un tema di confronto tra CIO, sistema dell’offerta e mondo della ricerca. Si tratta dei “First Thursday”, incontri informali, senza microfoni, fotografi o scalette predefinite, per condividere esperienze e idee gustando insieme un buon aperitivo nella cornice dello Spazio Copernico. Il tema del prossimo incontro, previsto per giovedì 14 dicembre, a partire dalle ore 17.30, porta come titolo “Da AX a Dynamics 365: esperienze sul campo – La migrazione da AX2009 ed Ax2012 a D365 un journey verso la trasformazione digitale” ed stato organizzato dal Gruppo di Lavoro DUGIT. La relazione e il dibattito si focalizzeranno sui rischi e le opportunità da tenere in considerazione per una trasformazione di successo. Relatori dell’incontro  Gemma Fastoso di Accenture e Marco Borzone di Avanade, moderati da Francesco Ciuccarelli, CIO Gruppo Inpeco. L’evento del prossimo 14 dicembre si svolgerà a partire dalle ore 18.00 a Milano in via Copernico 38 (zona Stazione Centrale/ Sondrio), presso la sala 637 al 6° Piano. Per un confronto produttivo il numero massimo degli ammessi è di 15 persone, con priorità per i CIO Soci AUSED. Dopo il confronto sul tema della giornata nella Stanza Consigliare AUSED, ci si sposterà per un brindisi e per lo scambio di auguri nella Library del Centro Copernico. Le iscrizioni sono aperte, a breve l’agenda di dettaglio sarà disponibile al link . Twitter: #FTAUSED @ausednews Si ricorda che il DUGIT è il primo User Group italiano dedicato alle tecnologie Microsoft Dynamics. E’ nato nel 2015 con l’obiettivo di diventare un punto di riferimento a livello nazionale per gli utenti italiani di tecnologie Microsoft Dynamics. Il Kick-Off del gruppo di lavoro si è svolto presso la Sede Microsoft Italia il 22 aprile 2015 con la collaborazione di Microsoft e di alcuni Partner che hanno aderito all’iniziativa.   The post Incontro AUSED “Da AX a Dynamics 365: esperienze sul campo” appeared first on Data Manager Online.

Schneider Electric estende il modello subscription all’offerta Industrial Software

I clienti ora possono acquistare licenze software “à la carte”, comprando e implementando solo le applicazioni e licenze di cui hanno bisogno; si abbassa il TCO, si accelera il ROI Schneider Electric ha annunciato di avere ampliato il suo modello di licenza a sottoscrizione – Subscritpion Access – per offrire più valore, nuovi vantaggi e accesso a più applicazioni software industriali. I clienti che scelgono questa offerta possono ridurre i costi anticipati, gestire più facilmente le licenze, accedere a prodotti esclusivi, funzionalità in bundle e diminuire il total cost of ownership. L’opzione Subscription Access adesso è disponibile per l’acquisto delle soluzioni software Engineering, Planning, Operations and Asset Performance, Control and Information. Le aziende industriali devono sempre cercare di ridurre complessità e costi, ed allo stesso tempo sfruttare pienamente il valore dei loro investimenti in sistemi IT e OT. I modelli di licenza software a sottoscrizione stanno diventando sempre più popolari come modo per migliorare il cash flow anticipato e semplificare la gestione delle licenze nei casi in cui il numero di utenti varia nel tempo, come avviene tipicamente negli ambienti enterprise. Schneider Electric è tra le prime aziende ad adottare il modello a sottoscrizione per offrire software industriale. Con un approccio “à la carte”, Subscritpion Access offre maggiore flessibilità, per scegliere esattamente le applicazioni software necessarie, nella giusta scala.  Ulteriori licenze software possono essere aggiunte in modo semplice agli accordi esistenti, semplificando il processo di aggiungere o rimuovere funzionalità e utenti. I costi anticipati sono sostituiti da pagamenti annuali distribuiti lungo tutta la durata dell’accordo. Di conseguenza, le spese capitale sono sostituite da spese operative continuative  – aiutando ad allineare meglio costi e valore e favorendo i processi di approvazione per gli acquisti di tecnologie operative (OT). “Le aziende manifatturiere e quelle del settore infrastrutture devono ottenere contemporaneamente tanti obiettivi: preservare il cash flow, guidare l’innovazione, investire in nuove tecnologie per portare avanti la trasformazione digitale, ottenere miglioramenti continuo, avviare progetti in ambito Industrial IoT” ha detto Paul Trapani, Director, Subscription Access di Schneider Electric. “Con Subscription Access, i clienti Schneider Electric software possono raggiungere ognuno di questi obiettivi e migliorare anche l’agilità operativa. La riduzione dei costi anticipati e la possibilità di acquistare esattamente le licenze software che servono libera risorse che possono essere investite per accelerare le strategie di business transformation”. Schneider Electric offre una serie di tecnologie e soluzioni che permettono di ottenere flessibilità tecnica e commerciale, rese disponibili in diverse modalità di implementazione (Cloud, Ibrido, On-Premise) e con diverse opzioni di acquisto (Licenza in Subscription, SaaS, Perpetua) per rispondere alle esigenze dei diversi clienti. Ogni azienda manifatturiera e delle infrastrutture può ottenere vantaggi dal modello Subscription Access. Questo modello, infatti: ·         riduce complessità e costi, permettendo di “dimensionare” con maggior precisione l’acquisto di software; ·         rende più accessibili dal punto di vista economico le soluzioni enterprise, che prima potevano essere considerate troppo costose per essere implementate in aziende più piccole o impianti produttivi remoti; ·         apre l’accesso ad offerte esclusive, quali la possibilità di accedere a client di supervisione illimitati e sviluppo di applicazioni cloud-based; ·         permette di acquistare il software su misura, ottenendo solo le licenze necessarie, con un approccio di licenze “à la carte”. Subscription Access include anche il programma di supporto clienti e manutenzione Customer FIRST di Schneider Electric, che consente di accedere a supporto tecnico di riconosciuta qualità , ottenere aggiornamenti software completi e avere manutenzione, per assicurarsi che le soluzioni software industriali a propria disposizione siano sempre aggiornate e sicure. The post Schneider Electric estende il modello subscription all’offerta Industrial Software appeared first on Data Manager Online.

IBM presenta il più avanzato server sul mercato progettato per l’intelligenza artificiale

I nuovi Power Systems offrono prestazioni quasi 4 volte superiori rispetto a x86 per framework di deep-learning. Il processore POWER9 è stato progettato per i carichi di lavoro di AI. Google, “Summit” e “Sierra” del Department of Energy U.S. utilizzano POWER9 IBM ha presentato i suoi server Power Systems di ultima generazione, che integrano il nuovo processore POWER9. Creati specificamente per workload computazionali complessi di AI (Artificial Intelligence), i nuovi sistemi  POWER9 sono in grado di migliorare di quasi quattro volte i tempi di apprendimento dei framework di deep learning, permettendo così alle aziende di sviluppare applicazioni di AI in modo più accurato e più velocemente. I nuovi Power Systems AC922 basati sul processore POWER9 sono i primi sistemi che integrano le tecnologie PCI-Express 4.0, la nuova generazione NVIDIA NVlink 2.0 e OpenCAPI, la cui combinazione può accelerare il trasferimento dei dati: si calcola 9,5 volte più velocemente dei sistemi x86 basati su PCI-E 3.0. Il sistema è stato progettato per realizzare miglioramenti di performance dimostrabili, nell’ambito di noti framework di AI come Chainer, TensorFlow e Caffe, oppure di database accelerati come Kinetica. Di conseguenza i data scientist potranno creare più velocemente applicazioni che spaziano dagli insight del deep learning nella ricerca scientifica all’individuazione delle frodi in tempo reale e all’analisi dei rischi del credito. POWER9 rappresenta il cuore di quelli che saranno presto i supercomputer più potenti al mondo, ossia “Summit” e “Sierra” del Department of Energy degli Stati Uniti, ed è stato utilizzato da Google. “Google è entusiasta dei progressi di IBM nello sviluppo della nuova tecnologia POWER”, ha affermato Bart Sano, Vice President di Google Platforms. “Le funzionalità del bus POWER9 OpenCAPI e dell’ampia memoria offrono ulteriori opportunità di innovazione nei data center di Google.” “Abbiamo costruito un innovativo generatore di potenza per tutti i workload di AI e per quelli cognitivi”, ha detto Bob Picciano, Senior Vice President di IBM Cognitive Systems. “Oltre a equipaggiare i supercomputer più potenti al mondo, i sistemi IBM POWER9 permetteranno a imprese di ogni parte del globo di estendere insight su una scala senza precedenti, indirizzando scoperte scientifiche e significativi miglioramenti nelle prestazioni di business per aziende di ogni settore”. Accelerare il futuro con POWER9 Il deep learning è un metodo di machine learning in rapido sviluppo che estrae informazioni da milioni di dati e processi, per individuare e catalogare i loro principali aspetti in base alla priorità. Quattro anni fa, per rispondere alle crescenti richieste del mercato, IBM iniziò, ex novo, la progettazione del chip POWER9, con l’obiettivo di creare una nuova architettura in grado di gestire flussi liberi di dati, sensori di movimento e algoritmi per carichi di lavoro di AI in ambiente Linux, ad intenso utilizzo di dati. IBM è l’unico vendor in grado di offrire alle aziende un’infrastruttura che incorpora hardware e software all’avanguardia con le più recenti innovazioni open source. Con PowerAI, IBM ha ottimizzato e semplificato la realizzazione di framework e librerie per il deep learning sull’architettura accelerata Power, permettendo ai data scientist di essere produttivi in pochi minuti. IBM Research sta sviluppando un’ampia gamma di tecnologie per l’architettura Power. I ricercatori IBM hanno già ridotto i tempi di deep learning da giorni ad ore con il toolkit PowerAI Distributed Deep Learning. Creazione di un ecosistema aperto per alimentare l’innovazione L’era dell’AI richiede una potenza di elaborazione difficilmente immaginabile e una velocità senza precedenti; richiede inoltre un ecosistema aperto di aziende innovative che forniscano tecnologie e strumenti. IBM agisce da catalizzatore per l’innovazione, alimentando la crescita di una comunità aperta, in rapido sviluppo, con oltre 300 aderenti alla OpenPOWER Foundation e a OpenCAPI Consortium. The post IBM presenta il più avanzato server sul mercato progettato per l’intelligenza artificiale appeared first on Data Manager Online.

TeamSystem acquisisce ramo d’azienda Multimedia IT

L’operazione permette al Gruppo di rafforzare la propria offerta in ambito dematerializzazione TeamSystem annuncia l’acquisizione di un ramo d’azienda di Multimedia IT, già partner del Gruppo dal 1998 e specializzata nelle soluzioni per la gestione documentale e conservazione digitale. L’operazione permetterà a TeamSystem di continuare il rafforzamento della propria offerta che mira a supportare le aziende e i professionisti nel loro processo di trasformazione digitale e di posizionarsi in maniera sempre più distintiva in un segmento in espansione come quello della dematerializzazione. Negli ultimi 10 anni Multimedia ha partecipato a numerosi progetti di dematerializzazione, portando per ciascuna PMI un risparmio nei costi di gestione. “L’acquisizione delle attività di Multimedia IT dedicate alla dematerializzazione ci permette di consolidare e rafforzare la nostra offerta”, ha commentato Federico Leproux, Amministratore Delegato di TeamSystem. “Siamo sempre orientati verso realtà di eccellenza nell’ambito della digitalizzazione, le cui soluzioni e tecnologie possono arricchire il know how del Gruppo, aumentandone il valore aggiunto dell’offerta complessiva”. L’operazione è stata seguita dalla Direzione M&A di gruppo. The post TeamSystem acquisisce ramo d’azienda Multimedia IT appeared first on Data Manager Online.