Anoressia, 20enne salva grazie a Instagram
Studentessa inglese sconfigge l’anoressia e lancia un messaggio: «La vita è troppo breve, non sprecatela» Si chiama Emelle Lewis, la studentessa di psicologia di Huddersfield che è riuscita a uscire dal pericoloso tunnel dell’anoressia e oggi ci racconta come è finito il suo incubo. La ventiduenne inglese era arrivata a pesare appena 31 chili nel periodo peggiore della sua esistenza, quando era nel pieno della malattia che le ha lasciato profondi segni nel fisico anche adesso che è guarita. Tutto nasce da un’ossessione Una visione alterata del proprio corpo L’anoressia nervosa, che si manifesta con una magrezza esagerata, è sempre associata ad una visione distorta del proprio corpo e da pensieri ossessivi sul peso e sulle calorie ingerite. Sembra che chi ne soffre, oltre a non riconoscersi più alla vista, non si riconosca più nemmeno al tatto. Si tratta di una malattia subdola, che colpisce sempre di più anche i bambini e che secondo recenti studi potrebbe avere origini genetiche. Secondo uno studio dell’Università di Seul l’anoressia si potrebbe sconfiggere grazie all’ossitocina, l’ormone dell’amore, mentre un’altra ricerca ha scoperto come la stimolazione magnetica, un metodo già sperimentato per la depressione, risulterebbe efficace anche per curare anche questo disturbo alimentare. Emelle invece ha sconfitto l’anoressia solo grazie alla sua incredibile forza di volontà e all’esempio di altre ragazze che con grande coraggio ne erano già uscite. «Tutto è iniziato al liceo – ha spiegato Emelle al Daily Mail raccontando dei suoi sette ricoveri e dell’ossessione per la forma fisica, nata quando era appena quindicenne – Mi sentivo troppo grassa e brutta: le mie amiche erano fidanzate e io, invece, non riuscivo a trovare nessuno». Su Instagram gli esempi di coraggio Da allora per la ragazza inizia un calvario, fatto di digiuni forzati, tantissima palestra e pratiche ossessive come quella di evitare di sedersi per tutta la giornata in modo da bruciare calorie. «Da malata, non pensavo di essere io il problema. Credevo di poter condurre una vita normalissima, nonostante la mia magrezza», ha aggiunto la ragazza, che per l’eccessiva magrezza era costretta a indossare abiti con taglie da bambina. A dimostrazione che per risalire bisogna prima toccare il fondo, Emelle reagisce proprio nel momento peggiore della sua vita, con un’impennata di orgoglio e si chiede: “Non ti sei ancora realizzata. È veramente questa la fine che vuoi fare?” No, non era quella». Inizia quindi a leggere su Instagram le storie di tante ragazze anoressiche che con coraggio erano uscite dal baratro della malattia ed avevano iniziato con successo un percorso di guarigione. «E’ stato molto difficile, ma da quel momento qualcosa nella mia testa è cambiato». Una volta cambiata la sua mentalità rispetto alla malattia, aiutata dai familiari e dai medici di un centro specialistico, Emelle è riuscita a poco a poco ad uscirne, fino a diventare più forte di prima per la prima volta in pace con se stessa. Oggi la ragazza sente il dovere di lanciare un messaggio a chi sta vivendo l’incubo da cui con fatica e determinazione è finalmente uscita: «La vita è troppo breve, non sprecatela». The post Anoressia, 20enne salva grazie a Instagram appeared first on Data Manager Online.
Lettore impronte nel display sarà realtà
Azienda lancia nuovi sensori,’più veloci di riconoscimento viso’
Su Messenger arriva la realtà virtuale
Società attinge ancora a Snapchat per arricchire la videocamera
Ataribox in preordine dal 14 dicembre
La nuova console che tenta di seguire le orme del Nintendo Classic dovrebbe giungere sugli scaffali in primavera ma non si sa ancora in quali paesi Il 2017 è stato decisamente l’anno del retro-gaming. Con la sua NES Classic Mini, Nintendo ha fatto sfracelli, portandosi a casa un risultato che probabilmente in Giappone nemmeno immaginavano. Se a questo aggiungiamo la lunga coda di revenue di Pokémon Go (lanciato a giugno 2016 ma andato avanti nei mesi successivi), allora possiamo tranquillamente affermare come i dodici mesi che stanno volgendo al termine abbiano rappresentato per il nome storico del videogioco un periodo d’oro, dopo un naturale calo dovuto all’avvento delle console next-gen. Dicevamo del retro-gaming, ovvero della notevole arte di riproporre oggi titoli e dispositivi che arrivano direttamente dal passato. NES Classic Mini è un esempio ma ne potremo fare altri: la SNES Classic Mini, il C64 Mini e il Sega Mega Drive rimpicciolito. Tra i marchi più famosi provenienti direttamente dagli anni ’80 non poteva certo mancare Atari, che sfrutterà la fine dell’anno per lanciare nei negozi Ataribox. Cosa sappiamo In realtà, si sa davvero poco circa la console che porta il logo della compagnia statunitense fondata nel 1972 da Nolan Bushnell e Ted Dabney. Finora Atari ha diffuso qualche immagine dello chassis, e poco altro, soprassedendo su quali giochi supporterà il dispositivo, se solo quelli classici o anche qualche rimasterizzato per l’occasione, magari un Invaders versione 2020. L’unica certezza è la data di inizio dei pre-ordini, il 14 dicembre, quando sul sito di Ataribox verrà aperto lo store ai mercati della prima fascia, un mistero pure su questi, anche se la speranza di una disponibilità globale c’è e va coltivata. Del resto, la strategia del gruppo è chiara: arrivare sugli scaffali e nelle case degli acquirenti entro la prossima primavera, cercando di rosicchiare un po’ di pubblico a Xbox One X e PS4 Pro, macchine totalmente diverse sia per caratteristiche che prezzo ma prive di quel sentimento nostalgico che ha accompagnato le ore pomeridiane di milioni di ragazzini di ieri, uomini oggi pronti a spendere 250 euro (sembra questo il prezzo) per il solo gusto di avere un oggettino Atari vicino al televisore. The post Ataribox in preordine dal 14 dicembre appeared first on Data Manager Online.
I paradigmi dell’enterprise intelligente secondo SAP
Scegliere soluzioni innovative non vuol dire seguire una strada complessa. È la tecnologia a collegare cose, persone e processi Spesso parliamo di trasformazione digitale riferendoci a ciò che può essere, ai vantaggi che è in grado di portare alle aziende e ai livelli di ottimizzazione promessi. La digital transformation, come concetto a sé, non vuol dire nulla, o almeno, necessita di essere contestualizzata e calata nelle diverse realtà di applicazione. Se c’è un effetto, concreto, che la digitalizzazione dei processi ha causato, è la comparsa di nuovi soggetti di business, come peraltro ha evidenziato Forbes. La rivista ha sottolineato che il 70% delle prime 10 aziende per fatturato nel 2016 non era presente nella famosa classifica stilata nel 2006. Il motivo? La nascita di gruppi più ampi, frutto di acquisizioni, fusioni o addirittura fallimenti. Insomma, la digital transformation ha generato un impatto incredibile, di cui ancora oggi avvertiamo le conseguenze, non sempre positive ma forse necessarie. Tra gli attori che più di altri lavora per consentire un avanzamento tecnologico delle compagnie verso la digitalizzazione c’è SAP. Il marchio tedesco, una realtà multinazionale consolidata, ha scelto la suggestiva location della mostra milanese Leonardo3, dedicata all’eclettico inventore nostrano, per fare il punto sulla necessità di connessione che pervade l’intero ciclo innovativo a livello globale, nel quale SAP gioca un ruolo determinante. “Siamo pervasi da concetti come big data, machine learning, cloud, AI, pensando a come cambieranno il modo di lavorare in tanti settori eterogenei – ha spiegato Clemens Praendl, Senior Vice President and Head of Cloud Platform, SAP EMEA and MEE – eppure paradigmi simili hanno già modificato le abitudini dei nostri clienti. La SAP Cloud Platform ha oltre 6 mila utenti, più di 525 partner e un portfolio di 1.000 applicazioni disponibili sul SAP App Center. Gli esempi di adozione di soluzioni avanzate sono tanti, da Northern Gas Networks, che ha sostituito infrastrutture tradizionali con altre più moderne, a Vestas, operante nel campo dell’energia eolica, che con IoT e Big Data ha ridotto al 2% l’indice di LPF, il fattore di produzione persa. La scelta di una IaaS si sta rivelando vincente, soprattutto per le compagnie organizzate su diversi livelli, dunque abbastanza complesse”. SAP Leonardo per l’architettura logica di una compagnia manifatturiera italiana #sapitalia pic.twitter.com/Mhaq3n4GJu — Data Manager Online (@datamanager_it) 12 dicembre 2017 L’idea che SAP intende far passare è che il termine semplicità non è più contrapposto a quello di qualità, anzi, si tratta quasi di sinonimi. Nella pratica, scegliere strade che mirano dritto al futuro non presuppone know-how estremi e difficili da recuperare, quando al fianco hai chi sa supportare il digital journey, una definizione molto amata dai CEO più avventurieri. La versatilità resa possibile da software e hardware odierni ha accelerato l’utilizzo di soluzioni dirompenti e prima impossibili, sia per le piccole e medie imprese, per via dei costi, che per le big company, a causa della difficoltà di portare dentro la piramide anche un solo briciolo di cambiamento. “La tecnologia non è più un vincolo. Quelli che in passato erano dei paletti che bloccavano alcuni progetti, per la difficoltà di personalizzazione e adattamento, ora non sono più presenti, grazie all’agilità delle piattaforme moderne, basate sul cloud” – ha detto Alessandro Passoni, Head of Sales SAP Cloud Platform, SAP EMEA South. Un esempio è dato dal Team AkzoNobel, che ha preso parte alla Volvo Ocean Race. La squadra di vela ha beneficiato della tecnologia di SAP Leonardo in un contesto per nulla usuale, che pure si è rivelato pronto ad accettare la sfida. Con SAP, i ragazzi in mare hanno messo in piedi un ecosistema di rilevamento biometrico basato sulle prestazioni dei singoli e sull’ambiente circostante, del tutto instabile. “Le componenti IoT, Analytics, Big Data, machine learning, cloud, data intelligence, hanno permesso di realizzare una struttura completa e possibile con elementi alla portata di tutti, partendo da un banale Raspberry Pi” – ha affermato Paul Eringfeld, Principal Business Consultant, SAP Netherlands. Operando ovunque, le innovazioni di SAP non hanno limiti e coinvolgono anche l’industria italiana. Lo stesso Passoni ha dato una panoramica molto ampia dei progetti in corso, che comprendono ambiti di intervento differenti. Si va dalla connected machine di IMA, alla piattaforma IoT per nuovi stream di servizi e prodotti di VELP Scientifica, fino all’esperimento della Provincia Autonoma di Bolzano, che ha implementato su piattaforma SAP una tecnica di passaggio di informazioni via blockchain, per validare in maniera più veloce e genuina i dati, sia tra le pubbliche amministrazioni che verso i cittadini. La voglia c’è, gli investimenti pure, non resta che seguire Leonardo, nella sua scoperta del mondo. The post I paradigmi dell’enterprise intelligente secondo SAP appeared first on Data Manager Online.
Addio iTunes? Apple punta tutto su Apple Music (forse)
Apple smentisce la chiusura di iTunes ma molti sono convinti che l’azienda di Cupertino voglia concentrarsi su Apple Music e cavalcare l’onda dello streaming iTunes ha rivoluzionato il modo con cui fruiamo di un’ampia tipologia di contenuti su dispositivi mobili (musica in particolare) ma il tempo passa per tutti. L’esplosione dello streaming e di piattaforme come Spotify ha ridimensionato il peso del negozio online di Apple e da qualche anno si parla della possibilità che il servizio venga chiuso per sempre. L’arrivo di Apple Music due anni fa è stato considerato il primo indizio dell’imminente scomparsa di iTunes. L’azienda di Cupertino ha sempre smentito questa ipotesi ma la recentissima acquisizione di Shazam ha dato nuovo slancio alle voci. Digital Music News afferma che Apple è intenzionata a chiudere iTunes nel 2019. Tutti gli acquisti fatti dagli utenti verrebbero automaticamente spostati su Apple Music. La scelta della Mela sarebbe in effetti in linea con quello che dice il mercato musicale online. Nielsen ha stimato che nel 2017 il numero di download di brani negli Stati Uniti è calato del 24% nei primi mesi dell’anno mentre gli album scaricati sono calati del 20%. Allo stesso tempo lo streaming è cresciuto del 62%. Inoltre bisogna considerare che i ricavi derivanti dall’ascolto online hanno già superato quello dei download. Apple Music ha ottenuto un discreto successo ma è ancora lontano dal raggiungere il suo principale rivale Spotify. La piattaforma svedese, che ha lanciato un nuovo abbonamento annuale da 99 euro, conta ben 60 milioni di utenti paganti contro i circa 30 milioni del servizio di Cupertino. Apple ha nuovamente confermato che iTunes non scomparirà a breve ma è evidente che Apple Music sia diventato prioritario per la Mela rispetto al negozio online. Oltre all’integrazione di Shazam presto arriveranno anche una sezione dedicata a show televisivi e serie TV originali. The post Addio iTunes? Apple punta tutto su Apple Music (forse) appeared first on Data Manager Online.
Il vino più social? Il Prosecco
L’External Data Intelligence Analysis realizzata da 3rdPLACE per conto di Vinventions evidenzia numerose opportunità per il comparto del vino Made in Italy all’estero: è necessario un grande sforzo di comunicazione e promozione partendo dalla corretta interpretazione degli Open Data Il successo del vino italiano all’estero dipende da diversi fattori che non riguardano esclusivamente la qualità del prodotto. Le preziose informazioni sulla percezione del prodotto all’estero sono contenute nel rapporto (External Data Intelligence Analysis), realizzato da 3rdPLACE – azienda specializzata nello sviluppo della Digital Intelligence – per conto di Vinventions – uno dei maggiori produttori mondiali di chiusure per vino. L’obiettivo dell’analisi è stato duplice: da una parte prevedere il comportamento d’acquisto dei consumatori di vino italiano nel mondo, in particolare nel periodo natalizio, dall’altra definire le corrette azioni di marketing e commerciali al fine di soddisfare meglio le esigenze e i desiderata evidenziati dalle conversazioni. Lo studio si è concentrato sull’analisi degli Open Data, ovvero le informazioni provenienti dalle diverse fonti digitali su un arco temporale di un anno. Si tratta, in particolare, di contenuti pubblici in lingua inglese recuperabili da diversi canali digitali come i principali social network (Facebook, Twitter, YouTube e Instagram), gli aggregatori come Tripadvisor e Amazon, i blog, i forum, i siti di news e di e-commerce e le app mobile. Rispetto a più di un milione di rilevazioni, una prima analisi sul grado di consapevolezza del vino italiano evidenzia appena un 7% di menzioni specifiche, il che suggerisce che le conversazioni e/o le informazioni sul vino circolanti in Rete possono e devono essere favorite da un maggior impegno in azioni di marketing e promozione da parte di tutto il comparto. Al contrario, il Social Reputation Score relativo alla keyword “made in Italy” è ottimo: la percezione positiva dell’utenza raggiunge il valore del 68% sul totale. I Millennials, target da coccolare Circoscrivendo l’analisi a un campione di contenuti pari al 10% del totale, sono circa 7mila le menzioni in cui figurano le keyword associabili ai termini “vino made in Italy. È risultato, inoltre, che i consumatori più interessati all’acquisto di prodotti italiani si concentrano in Usa, Gran Bretagna, Germania e Cina e che il profilo più attivo, dopo i maschi di età compresa tra i 35 e il 45 anni (38%), è quello della generazione dei Millennials (età inferiore ai 35 anni, 30%). L’analisi dei commenti sui social evidenzia un’opportunità non colta da parte del comparto italiano. Il 60% delle menzioni, infatti, riguarda condivisioni di foto, consigli su abbinamenti culinari e richiesta di suggerimenti per un viaggio a tema in Italia, confermando i social network come i veicoli migliori per intercettare la domanda, anche attraverso gli influencer di settore. In particolare, i soli Twitter e Instagram coprono il 50% del totale delle menzioni analizzate (29% Twitter, 21% Instagram), lasciando appena il 10% a Facebook, YouTube e agli altri social network. Relativamente alle modalità d’acquisto, nonostante la maggioranza del campione prediliga i negozi specializzati, un 30% degli acquirenti sceglie l’online, il che suggerisce ai produttori di considerare un sito di e-commerce da aggiungere alla distribuzione offline. Sul tema delle chiusure i Millennials sono aperti alle sperimentazioni. Dal tappo a vite a quello in vetro, dai biopolimeri al sughero si guarda alla qualità e all’innovazione come chiavi per scegliere il migliore vino. L’External Data Intelligence Analysis di 3rdPLACE ha evidenziato una chiara mancanza del prodotto “vino italiano” nelle maggiori piattaforme di e-commerce mondiali. Negli Usa, il vino italiano rappresenta solo l’1% dell’offerta complessiva, in Gran Bretagna il 2% e in Germania il 13%. 3rdPLACE ha inserito nella ricerca il Sales Estimator, un simulatore capace di fornire un’indicazione di massima del fatturato generabile da un produttore di vino nel caso fosse presente in una delle vetrine di e-commerce più utilizzate. Il Prosecco stacca tutti La tipologia di vino italiano più menzionata nei quattro mercati esteri considerati è di gran lunga il Prosecco Valdobbiadene con il 25% del totale, seguono a una certa distanza il Barolo, il Chianti e il Franciacorta (13%, 11% e 6% rispettivamente). Il dato è indicativo di una poca cultura della comunicazione da parte dei produttori di vini delle zone meridionali del nostro Paese. Infine, la ricerca segnala che nel periodo natalizio si evidenzia un picco di menzioni superiore di almeno tre volte la media a cui corrisponde un incremento del trend di ricerca sul prodotto, ovvero una crescita della propensione all’acquisto. “Le vendite di vino italiano nei Paesi in cui è più conosciuto e apprezzato – afferma Claudio Zamboni, Co-founder e Partner di 3rdPLACE – hanno delle enormi potenzialità di crescita. È fondamentale che tutti gli operatori, in maniera aggregata o attraverso singole azioni di promozione digitale, si rendano consapevoli dei dati che una ricerca come la External Data Intelligence Analysis di 3rdPLACE può fornire. Solo chi saprà interpretare correttamente i segnali provenienti dagli Open Data potrà vincere in un mercato estremamente competitivo come quello del vino”. “Noi di Vinventions offriamo la nostra gamma completa di soluzioni di chiusura per enologi perché ogni vino ha esigenze diverse: dalla tipologia alla volontà del produttore, alla shelf life alle abitudini del consumatore – dichiara Reka Haros, Global Communications Director Vinventions . Per questo siamo costantemente attenti ai mercati e focalizzati nella ricerca e sviluppo”. The post Il vino più social? Il Prosecco appeared first on Data Manager Online.
Samsung brevetta un Galaxy con uno schermo davvero particolare
Samsung ha brevettato un dispositivo il cui schermo copre non solo la parte frontale ma anche parte del retro della scocca. Non dovrebbe trattarsi di Galaxy X Per mantenersi al vertice del settore smartphone, Samsung non può esimersi dal trovare soluzioni sempre più attraenti e tecnologiche. Apple ha dato un forte scossone al mercato mobile con il display blazeless di iPhone X unito al sistema di riconoscimento facciale 3D di Face ID. L’azienda coreana deve quindi trovare qualcosa di nuovo e in cantiere ha un dispositivo unico nel suo genere. Nel 2016 ha infatti depositato negli Stati Uniti un brevetto relativo a uno smartphone, probabilmente della linea Galaxy, con un display dual-sided che si estende dal lato frontale a quello posteriore. Nel brevetto viene descritto un “dispositivo di visualizzazione” in cui lo schermo copre anche parte del retro della scocca per consentire di interagire con più app. Il pannello aggiuntivo sembra coprire circa la metà della superficie touchscreen disponibile sul davanti e potrebbe offrire anche ulteriori funzioni. Un design di questo tipo era già stato proposto da Meizu con il suo smartphone Pro 7 ma si trattava di due schermi separati, uno principale e uno per visualizzare notifiche, meteo, orario e musica in riproduzione. La soluzione di Samsung utilizza invece un display unico piegato sul retro. Come ogni brevetto, non c’è certezza che questo dispositivo vedrà mai luce ma ci sono comunque diverse conferme che non si tratti dello smartphone pieghevole annunciato da Samsung per il 2018. Il terminale si chiamerà Galaxy X e in questi giorni sono comparsi diversi rumors che lo riguardano. L’azienda coreana dovrà comunque vedersela con la concorrenza di altri produttori come Apple, Oppo e forse anche e Microsoft. LG invece ha pensato a un design molto simile a quello di Samsung con uno schermo che si estende verticalmente sul retro del dispositivo. The post Samsung brevetta un Galaxy con uno schermo davvero particolare appeared first on Data Manager Online.
La Digital Transformation in tre step
La tecnologia sta evolvendo più rapidamente della capacità delle aziende di adattarsi alla trasformazione. Quali aspetti considerare per abbracciare a pieno il cambiamento? Una nuova ricerca Ricoh offre interessanti spunti a riguardo A cura di Javier Diez-Aguirre, Vice President, Corporate Marketing, Ricoh Europe Basta dare un’occhiata negli uffici per rendersi conto dell’impatto che la tecnologia ha sul nostro modo di lavorare. Lavagne interattive, sistemi per la Unified Communication basati sul cloud e dispositivi mobile sono alcuni degli esempi della rivoluzione in atto negli ambienti di lavoro. Ed è solo l’inizio. Dall’Hype Cycle di Gartner relativo al 2017 emergono alcuni importanti trend. Realtà virtuale, machine learning, deep learning e realtà aumentata sono gli ambiti indicati come mainstream per i prossimi 2-5 anni. Queste tecnologie miglioreranno la produttività, aiutando i dipendenti a lavorare in modo più veloce e smart. E non sono solo gli analisti ad identificare questi trend: da una ricerca commissionata da Ricoh a Censuswide emerge come secondo i dipendenti europei l’intelligenza artificiale e la robotica cambieranno il modo di lavorare. 4 intervistati su 10 si aspettano che nel prossimo futuro svolgeranno, grazie alle nuove tecnologie, un lavoro che oggi non esiste e sono ottimisti a riguardo. I dipendenti sono infatti convinti che le nuove tecnologie porteranno vantaggi significativi, tra cui: accesso ai dati più immediato (44% del campione) possibilità di lavorare da casa più frequentemente (42%) riduzione delle attività ripetitive (41%) automazione dei processi amministrativi (36%) Si prospettano quindi ambienti di lavoro molto più moderni in cui, ad esempio, l’analisi dei dati aiuta a prendere decisioni migliori e aumenta l’efficienza. Inoltre, riducendo il numero delle attività ripetitive i dipendenti hanno più tempo per attività a maggior valore. Le promesse sono quindi notevoli, ma come possono i business leader individuare le tecnologie più adatte al Digital Workplace? Vi sono, secondo Ricoh, tre step da percorrere, tutti connessi ad un fattore chiave nei progetti di trasformazione digitale: i dipendenti. Focus sulle aspettative: il 59% dei dipendenti è convinto che l’innovazione tecnologica possa avere un impatto positivo sulla loro giornata lavorativa e la quasi totalità del campione (98%) è entusiasta o fiduciosa all’idea che nella propria azienda vengano introdotte nuove tecnologie. I lavoratori chiedono di poter sfruttare i nuovi paradigmi tecnologici abilitati da dispositivi mobili, connettività, app e cloud, per poter lavorare meglio e collaborare con altri. Orientarsi tra le tecnologie: l’identificazione e la scelta delle tecnologie potrebbe sembrare qualcosa di ovvio, ma in realtà non lo è: i dipendenti coinvolti nella ricerca Ricoh pensano che le aziende compiano a volte scelte tecnologie sbagliate. Il 47% del campione d’indagine è convinto che le tecnologie a disposizione non consentano un effettivo aumento della produttività. È quindi opportuno che, prima di implementare una nuova tecnologia, i dipendenti vengano consultati in modo che l’innovazione risponda alle loro esigenze. Last but not least… la formazione: solo il 27% dei dipendenti pensa che la propria azienda offra formazione adeguata sulle nuove tecnologie. Il 34% afferma di non sentirsi in grado di utilizzare correttamente anche le soluzioni hardware e software più semplici – come ad esempio Microsoft Office, le stampanti multifunzione e i pc – per non parlare poi delle nuove tecnologie quali i sistemi per l’automazione di processi complessi. Il 56% dei dipendenti vorrebbe che la propria azienda garantisca maggiore formazione e aggiornamento in particolare sulle tecnologie digitali. I due step precedenti dovrebbero quindi includere l’analisi degli skill dei dipendenti in modo da colmare eventuali gap. Concludendo, la Digital Transformation non inizia con la scelta delle tecnologie e non termina con la loro implementazione. Prima e dopo queste due fasi le aziende devono considerare coloro che, in ogni momento, determinano il successo del progetto: le persone. The post La Digital Transformation in tre step appeared first on Data Manager Online.
Come evitare di farsi rovinare il Natale da spese inaspettate
A Natale, periodo di punta per lo shopping online, i consumatori potrebbero trovarsi di fronte a una spesa inaspettata nel caso in cui i propri dispositivi venissero compromessi. Sempre più persone fanno affidamento sulla tecnologia per acquistare regali, cibo e abbigliamento; infatti, secondo uno studio condotto da Deloitte, l’83% dei consumatori quest’anno intende acquistare online spendendo circa 228$ in più a famiglia rispetto al 2016. Secondo la ricerca di Kaspersky Lab però, a causa dei criminali informatici che prendono di mira i dispositivi, gli utenti rischiano di dover aggiungere un costo di 636$ alla spesa per lo shopping natalizio per il costo medio di recupero dei dati rubati o danneggiati. L’utilizzo di dispositivi informatici durante il periodo natalizio per fare acquisti è ormai la normalità e, per questa ragione, sono di grande interesse anche per i criminali informatici, intenzionati a prenderli di mira per ottenere un guadagno. I dispositivi utilizzati dagli utenti rappresentano una buona fonte di profitto per i criminali informatici che, lanciano attacchi ransomware che impediscono ai consumatori di accedere ai propri dati se non pagano un riscatto, o attacchi di phishing via e-mail e vendita dei dati bancari al miglior offerente. Computer e smartphone, che vengono utilizzati in occasione delle feste anche per inviare auguri di Natale a familiari e amici, sono preziosi perché conservano i ricordi degli utenti. Il 21% dei dati su questi dispositivi è insostituibile se smarrito e quando si tratta di dati che possono essere recuperati il “riscatto” può costare in media 636$ a singolo utente. “Il rischio di compromissione dei dati è più elevato in questo periodo dell’anno, in cui i consumatori spendono più tempo e denaro online, usano di più l’e-mail per controllare gli ordini e le date di consegna dei loro ordini, fanno affidamento sul wi-fi pubblico per controllare i prezzi, fare acquisti e rimanere in contatto con amici e familiari quando si trovano fuori casa”, ha dichiarato Morten Lehn, General Manager Italy di Kaspersky Lab. “Durante le feste, aumenta anche la probabilità di smarrire il proprio telefono o di prestare meno attenzione alla sicurezza. Questo rende fondamentale mettere in atto misure per salvaguardare le informazioni e i ricordi sui dispositivi per non farsi rovinare lo spirito natalizio”. Tuttavia, nonostante i pericoli e i potenziali rischi per i dati, la ricerca di Kaspersky Lab mostra che solo la metà dei consumatori effettua il backup dei propri dati e il 34% di loro ammette di non effettuare il backup online. Questo comportamento, nel peggiore dei casi, potrebbe lasciare molti consumatori al verde e senza la possibilità di accedere ai propri dati durante il periodo natalizio. Ma c’è un modo semplice per evitare questo problema: il backup regolare dei dati e l’introduzione di misure di sicurezza potenziate che garantirebbero ai consumatori tranquillità per tutto l’anno, assicurando la protezione delle informazioni. Salvaguardare i dati preziosi, indipendentemente da quando, dove o quanto si utilizzi il dispositivo o dove finisca, è estremamente importante e può essere effettuato seguendo alcuni semplici passaggi: Evitare i rischi: assicurarsi di avere una soluzione di sicurezza Internet sul proprio dispositivo. Attivarla specialmente durante lo shopping online o quando si utilizza un wi-fi pubblico per effettuare acquisti. L’utilizzo di soluzioni di sicurezza online avanzate permette di bloccare gli attacchi di rete, protegge dalle vulnerabilità dei software e monitora i processi di sistema di attività dannose per impedire che i file personali vengano distrutti, alterati o rubati. Prestare attenzione: è importante acquistare solo da siti e servizi affidabili con il prefisso https nel loro indirizzo. Ciò significa che le transazioni di dati sono crittografate. Se un’offerta online o un’e-mail di un venditore di cui non si è mai sentito parlare sembra troppo bella per essere vera, allora probabilmente lo è. È importante rimanere vigili per effettuare un buon acquisto. Ricordarsi sempre di salvare i propri dati preziosi con backup crittografati. Ciò significa che si può accedere ai propri file con una password, tenendola al sicuro in caso di smarrimento, furto o infezione da malware. Ciò garantirà che i dati non vadano persi durante tutto l’anno. Affidarsi al cloud: creare diverse copie dei propri dati preziosi, con almeno una copia su un servizio cloud affidabile. In questo modo, nel peggiore dei casi, si potrà ripristinare e accedere ai file da qualsiasi luogo e in qualsiasi momento. Massima protezione: è importante utilizzare password affidabili su tutti gli account e i servizi che vengono utilizzati. Non usare la stessa password su account diversi in quanto verrebbero tutti compromessi in caso di infezione del dispositivo. Per salvaguardare i propri dati tutto l’anno, Kaspersky Total Security offre una protezione completa contro malware, phishing e siti Web dannosi su tutti i dispositivi. La sua funzione di backup e crittografia dei file consente di effettuare copie di backup di foto, musica e file, offrendo la massima tranquillità durante gli acquisti natalizi online The post Come evitare di farsi rovinare il Natale da spese inaspettate appeared first on Data Manager Online.