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Kirey Group, l’unione fa la forza

Dopo l’integrazione di Kirey, IKS, Insirio e System Evolution in un unico grande player, Kirey Group consolida il fatturato, focalizzando l’attenzione su un’offerta più estesa e una struttura più agile Kirey Group si prepara a chiudere il 2017 con 60 milioni di fatturato. Tra i clienti di Kirey Group – nato nel 2016 per iniziativa del fondo di private equity Synergo SGR di Gianfilippo Cuneo – figurano le principali banche e assicurazioni italiane contribuendo all’80% del fatturato totale. «Per il 2018, prevediamo un aumento dei ricavi in termini di margine operativo lordo» – ci dice Vittorio Lusvarghi, CEO di Kirey Group. «Molto verrà dal mondo delle assicurazioni. Dove supportiamo tutte le principali applicazioni gestionali in ambito Vita e dove proponiamo varie installazioni di una nostra soluzione per i fondi pensione, oltre a servizi informativi e amministrativi, in ambito documentale, di data governance e di BI». Una crescita sostenuta dal buon andamento dell’intero comparto IT in Italia, uscito in maniera positiva dalla crisi, che assicura al gruppo Kirey poco meno della metà del fatturato. «Venticinque milioni provengono dal settore assicurativo e altrettanti dalle banche. Il resto è equamente ripartito, cinque milioni ciascuno, tra i settori oil & gas e public». UN ANNO DI TRANSIZIONE Risultati ottenuti in un contesto di grande rinnovamento. «Durante il 2017, abbiamo lavorato all’integrazione delle diverse aziende del Gruppo» – spiega Lusvarghi. «Il prossimo anno, quelle italiane saranno fuse in un’unica società. Uniremo capacità e competenze trasversali in un’unica struttura commerciale e di delivery. Allo stesso tempo, abbiamo unificato la parte finanziaria, di gestione del personale e dell’IT. Per noi, è fondamentale snellire i processi e il controllo di gestione» – spiega Lusvarghi. La conclusione del processo è prevista alla fine del prossimo anno. Ma il cambiamento ha già portato il Gruppo a consolidare la sua presenza sui mercati. «Nel primo anno, abbiamo lavorato per presentare ai clienti le aziende del gruppo, le nuove competenze e la possibilità di adottare servizi più estesi e nearshore, preservando la qualità della delivery che come singole aziende ci ha sempre contraddistinto. I risultati ci hanno premiato. I nostri clienti ora possono contare su un’offerta di soluzione e servizi più completa». #KireyGroup Integrazione totale per un’offerta trasversaleClick To Tweet L’INNOVAZIONE PER KIREY L’innovazione è parte del codice genetico di Kirey Group. «Crediamo nell’innovazione applicata. Capace di coniugare competenze tecnologiche e conoscenza dei settori dove operano i nostri principali clienti» – afferma Lusvarghi. «Qui sono nate sia l’applicazione di connected insurance che analizza gli stili di guida, una sorta di black box su smartphone che permette alle assicurazioni di offrire tariffe personalizzate, sia l’applicazione IoT per la casa connessa, per monitorare l’abitazione in caso di eventuali perdite di acqua, gas o individuare spiacevoli intrusioni. In termini di ricerca, stiamo investendo in applicazioni analitiche su reti neurali, integrate al nostro prodotto di data quality e utilizzi alternativi di blockchain, ambito in cui abbiamo appena concluso il primo PoC sull’Open Time Stamping. In partnership con Epson, abbiamo sviluppato il progetto per la protezione dal rischio industriale e catastrofale, che sfrutta i dati dei satelliti utilizzati per le previsioni metereologiche». Si tratta di programmi sostenuti grazie all’andamento positivo dei risultati finanziari del Gruppo. «I vari PoC in corso ci permetteranno di mostrare esempi concreti di applicazione delle nuove tecnologie. Il flusso di cassa ci permette di fare investimenti consistenti, che valgono il tre per cento del nostro fatturato» – afferma Lusvarghi, che non nasconde ottimistiche prospettive di crescita per il prossimo anno. «Kirey Group occupa circa 600 dipendenti, 100 dei quali circa all’estero. Al momento, cerchiamo molte nuove figure da assumere: giovani che vogliamo formare nelle aree della programmazione, testing, gestione dei data base relazionali e data protection. Anche la fase di acquisizione non è ancora conclusa e contiamo di chiudere presto diverse trattative in corso in Italia e all’estero». The post Kirey Group, l’unione fa la forza appeared first on Data Manager Online.

Huawei annuncia uno smartphone pieghevole e occhiali AR

Il CEO di Huawei, Yu Chengdong, ha parlato del futuro della tecnologia e ha svelato il prossimo rilascio di uno smartphone pieghevole e occhiali con AI incorporata Huawei ha inaugurato oggi il suo primo flagship store europeo a Milano come da previsioni mentre in Cina ha rivelato alcuni dei suoi progetti futuri. L’azienda che ha scalzato Apple dal secondo posto in classifica tra i produttori (Samsung mantiene la prima posizione) punta in particolare su 5G e intelligenza artificiale, considerate dal CEO Yu Chengdong le tecnologie del futuro. L’una è strettamente collegata all’altra perché senza la riduzione della latenza offerta dal nuovo standard mobile non è possibile creare software senzienti davvero efficaci. “Un’intelligenza artificiale talmente evoluta da poter davvero pensare come gli esseri umani. – afferma il CEO – Una tecnologia che fra le altre cose sarà in grado di osservare un oggetto tramite dei sensori e di riconoscere di cosa si tratti”. Il primo passo per raggiungere questo livello di complessità è stato il lancio del processore Kirin 970 integrato sui terminali top di gamma. Chengdong ha sottolineato che manca ancora un po’ di tempo affinché queste innovazioni siano pronte per il grande pubblico ma nel breve termine l’azienda di Shenzhen ha in serbo sorprese altrettanto interessanti. I primi smartphone compatibili con il 5G arriveranno infatti non prima del 2019. Il CEO di Huawei ha confermato che verrà lanciato un paio di occhiali smart, “una sorta di visore per unire intelligenza artificiale e realtà aumentata”. Nel 2018 verrà inoltre presentato uno smartphone con display pieghevole che “si aprirà come un foglio e trasformerà lo smartphone in un tablet all’occorrenza”. Anche Samsung, Apple ed Oppo stanno pensando a soluzioni molto simili mentre Microsoft ha in mente un dispositivo più simile ad un’agenda elettronica. Il colosso coreano ha inoltre brevettato uno smartphone con uno schermo che copre non solo la parte frontale ma anche parte del retro. The post Huawei annuncia uno smartphone pieghevole e occhiali AR appeared first on Data Manager Online.

Fujitsu estende il contratto per la fornitura di servizi globali a Hydro

Fujitsu ha annunciato un’estensione, per diversi milioni di euro, del contratto con Hydro, uno dei più grandi produttori integrati di alluminio al mondo. Secondo i termini dell’accordo, Fujitsu continuerà la fornitura di servizi IT su base globale fino ad almeno la fine del 2022 e, in più, si occuperà dei servizi in outsourcing riguardanti le attività brasiliane della società. Cliente di Fujitsu fin dal 2010, Hydro ha affidato a Fujitsu l’incarico di fornire servizi infrastrutturali IT globali in 40 Paesi e di occuparsi della cybersicurezza attraverso il servizio Security Incident Response globale attivo 24/7 affiancato da soluzioni per l’autenticazione sicura degli utenti. Da quando è stato avviato il progetto, Fujitsu ha collaborato con Hydro per armonizzarne l’intero ambiente IT consolidando i servizi su scala mondiale; completa ora il quadro globale l’aggiunta dei servizi infrastrutturali gestiti riguardanti le attività brasiliane di Hydro. La nuova estensione del contratto mette in evidenza la solida partnership tra le due società e dimostra la capacità di Fujitsu di fornire trasparentemente a Hydro servizi unificati in tutto il mondo. Jo De Vliegher, CIO di Hydro, ha commentato: “Abbiamo definito una strategia digitale molto chiara basata su quattro pilastri: efficienza, cybersicurezza, innovazione e change management. La decisione di estendere il nostro contratto di outsourcing IT con Fujitsu per altri cinque anni è prova del nostro apprezzamento per il supporto che abbiamo ricevuto da quando la collaborazione è stata avviata nel 2010. Sapere che la nostra infrastruttura IT si trova nelle mani di esperti ci fornisce la tranquillità necessaria per poterci affidare sempre più sulla tecnologia per globalizzare il nostro business. Lavorando con Fujitsu come principale partner IT abbiamo potuto avvalerci di sinergie ed economie di scala. L’assegnazione a Fujitsu del contratto di outsourcing per le attività brasiliane completa il cerchio indicando come si siano già concretizzati i vantaggi di un’infrastruttura totalmente connessa e standardizzata su base realmente globale”. La modernizzazione della propria infrastruttura tecnologica è uno dei cardini dell’ambizioso programma di crescita di Hydro. Razionalizzando ulteriormente l’ambiente tecnologico, l’integrazione delle operazioni brasiliane dell’azienda porterà a importanti risparmi sui costi, fino al 20% all’anno, e si tradurrà in una nuova flessibilità dei sistemi. Fujitsu assisterà Hydro nel passaggio da ambienti dedicati a un modello condiviso pay-as-you-use per i servizi cloud, una strategia dalla quale Hydro si attende la massima scalabilità di sistema ed efficienza dei costi. Duncan Tait, Corporate Executive Officer, SEVP e Head of Americas and EMEIA di Fujitsu, ha aggiunto: “Da quando abbiamo iniziato a lavorare insieme, Fujitsu e Hydro sono state in grado di razionalizzare le operazioni tecnologiche di business, lasciando Hydro libera di concentrarsi sulla crescita del proprio core business mentre Fujitsu si assicura che i sistemi IT funzionino sempre a livelli ottimali. Il nostro approccio all’insegna della co-creazione per raggiungere nuovi livelli di agilità e flessibilità IT sta chiaramente dando i suoi frutti. Siamo lieti che Hydro abbia riposto ulteriore fiducia in Fujitsu per farci gestire anche l’integrazione delle sue operazioni IT in Brasile – confermando inoltre la sua intenzione di lavorare con Fujitsu per i prossimi cinque anni”. L’estensione del contratto riguarda la migrazione dell’infrastruttura brasiliana di Hydro verso server, storage, apparecchiature di rete e servizi Fujitsu compresa l’implementazione della tecnologia di autenticazione biometrica Fujitsu PalmSecure e la disponibilità di un Managed Security Operations Center dedicato. Nell’ambito del nuovo accordo Fujitsu continuerà a essere responsabile dell’esecuzione di servizi integrati globali sia on-site che remoti; sono inclusi anche sviluppo di sistema, hosting e amministrazione dei server, PC, LAN, sistemi storage, service desk multilingue attivi 24/7 e hosting applicativo. The post Fujitsu estende il contratto per la fornitura di servizi globali a Hydro appeared first on Data Manager Online.

Retelit sigla un accordo con primario player di telecomunicazioni asiatico

Nell’ambito della partnership, l’operatore asiatico acquista da Retelit 1,1 Tbps di capacità del cavo sottomarino (AAE-1) il sistema in fibra ottica che collega l’Europa all’Asia, passando per Bari Retelit annuncia di aver sottoscritto in data odierna un accordo commerciale con un primario player internazionale asiatico di telecomunicazioni, operativo a livello internazionale, per la vendita, per 20 anni, di 1,1 Tbps di capacità sottomarina sul cavo AAE-1, il sistema in fibra ottica che collega l’Europa all’Asia, passando per Bari. Con una capacità di 40 Terabit al secondo e una tecnologia a 100 Gbps, il sistema AAE-1 si configura come il sistema cavo più veloce al mondo e il primo tra tutti a offrire il più basso livello di latenza point-to-point, con una “express route” tra Egitto e Tailandia. L’accordo prevede inoltre che Retelit possa usufruire di un’ampia scelta di servizi messi a disposizione dal player asiatico a prezzi competitivi per completare la propria offerta di servizi internazionali verso il mercato italiano e proseguire nella strategia di espansione di rete e dei punti di presenza cominciando dai due tra i principali hub del mercato asiatico (Singapore e Hong Kong). La partnership prevede infine che l’operatore asiatico possa usufruire dei servizi di backhaul di Retelit, per collegare la capacità acquisita sul sistema AAE-1 da Bari ai maggiori “Internet Exchange” e fornitori di contenuti Italiani ed Europei soddisfacendo così la domanda crescente di traffico internet del proprio mercato interno. L’Amministratore Delegato di Retelit, Federico Protto ha così commentato: “Siamo indubbiamente soddisfatti di questa partnership che conferma la validità delle scelte strategiche effettuate e dell’investimento sul cavo sottomarino AAE-1. Tale operazione infatti pone le basi per un’accelerazione del ritorno dell’investimento effettuato su questa infrastruttura e parallelamente ci consentirà un’apertura maggiore verso il mercato asiatico in grande espansione. L’Italia, anche grazie alla posizione geografica, sta tornando ad essere strategica per gli investimenti nel settore delle TLC, in particolare in quello del trasporto del traffico di comunicazione nel Mediterraneo da e verso l’Asia. Retelit, grazie al cavo AAE-1, alla Landing Station di Bari e l’infrastruttura di Backhaul verso l’Europa, potrà sicuramente giocare un ruolo di primo piano”. The post Retelit sigla un accordo con primario player di telecomunicazioni asiatico appeared first on Data Manager Online.

Ecco gli smartwatch che riceveranno Oreo

Google ha annunciato la lista degli orologi connessi che potranno essere aggiornati al nuovo sistema operativo “indossabile” Il mercato dei wearable tentenna ancora. Nonostante gli sforzi dei grandi marchi, a trainare il settore è ancora l’Apple Watch mentre i vari Huawei e Samsung restano dietro persino ad aziende come Fitbit e Xiaomi, non proprio dei bestseller internazionali nel mondo hi-tech. Fatta eccezione per la compagnia che produce solo wearablet, Fitbit appunto, le multinazionali non sembrano aver ancora trovato la quadratura del cerchio, anzi del quadrante, nonostante Google, che fornisce il sistema operativo per la maggior parte degli smartwatch, si stia muovendo celermente per adeguare il comparto software a quello dei cellulari. C’è infatti in dirittura d’arrivo l’aggiornamento di Oreo anche in versione indossabile ed è per questo che Big G ha deciso di rendere noti i modelli che potranno ricevere l’update, almeno in un primo momento, antecedendo le decine che arriveranno dopo. Marchio fashion La sorpresa non è tanto vedere i soliti nomi dentro la lista di Mountain View quanto un sacco di brand che fanno parte del mondo del lusso e della moda, che pure hanno lanciato le loro iterazioni di smartwatch nell’ultimo periodo. Ecco tutti i dispositivi supportati: Fossil Q Venture, LG Watch Sport, Michael Kors Sofie, Mont Blanc Summit, Louis Vuitton Tambour, Casio PRO TREK Smart WSD-F20, Casio WSD-F10 Smart Outdoor Watch, Diesel Full Guard, Emporio Armani Connected, Fossil Q Control, Fossil Q Explorist, Fossil Q Founder 2.0, Fossil Q Marshal, Fossil Q Wander, Gc Connect, Guess Connect, Huawei Watch 2, Hugo BOSS Touch, LG Watch Style, Michael Kors Access Bradshaw, Michael Kors Access Dylan, Michael Kors Access Grayson, Misfit Vapor, Mobvoi Ticwatch S & E, Movado Connect, Nixon Mission, Polar M600, Tag Heuer Tag Connected Modular 45, Tommy Hilfiger 24/7 You, ZTE Quartz. Qualcuno manca Agli occhi degli esperti non verrà meno il riconoscere l’assenza di un qualsiasi Motorola e degli Zenwatch, entrambi probabilmente pronti al lancio di nuovi modelli direttamente con il più recente Android Wear Oreo. Che Google si sia spostata in categorie fashion è evidente, anche per ampliare un po’ il pubblico di potenziali clienti e dare uno scossone al mercato. Difficile dire quanto varrà il settore nel 2018 ma gli analisti sono alquanto dubbiosi su una crescita numerica sostanziale. The post Ecco gli smartwatch che riceveranno Oreo appeared first on Data Manager Online.

Symantec, a tutta velocità verso il cloud

Come coniugare cloud e sicurezza in modo strategico per preservare l’operatività. Più armonizzazione e integrazione tra soluzioni e prodotti, mettendo al centro il cliente e il valore dei partner Risolvere il problema della gestione della sicurezza e supportare le aziende nella fase di migrazione al cloud. Sono queste le direttrici strategiche che animano Symantec in questo periodo caratterizzato da veloci mutamenti del mercato. Ed è in questa direzione che si stanno indirizzando tutti gli sforzi del vendor sia a livello worldwide sia di country. Ne parliamo con Stefano Volpi, country manager per l’Italia, impegnato in prima persona a imprimere una decisa accelerazione al nuovo corso dell’azienda. Un cambio di rotta che risale all’indomani della vendita di Veritas. Mossa che ha rappresentato un segnale di discontinuità importante nella strategia di Symantec. Maturata chiaramente con l’intento di focalizzare il business sulle competenze storiche del gruppo di Mountain View, beneficiando allo stesso tempo di una maggior agilità organizzativa. Una sorta di ritorno alle origini. «E le origini erano quelle di un’azienda che faceva sicurezza nel commercial, nel consumer, nel mid-market» – spiega Stefano Volpi. «Oggi, c’è da parte nostra una forte accelerazione nel mondo enterprise. La tipologia di azienda che in questa fase ha più bisogno di cybersecurity spinta. Ne ha bisogno per tutto quello che è il mondo IoT, che poi vuol dire anche SCADA, industry 4.0. Vuol dire decine e decine di piattaforme o soluzioni disaggregate». Il primo passo in questa direzione è una decisa accelerazione verso l’integrazione delle soluzioni con una forte spinta a risolvere le difficoltà di gestione della sicurezza, che rappresenta – continua Volpi – «la principale problematica in questo momento presso clienti e prospect». Una situazione generata dalla sostanziale separazione tra le soluzioni «che non comunicano tra loro e che quindi difficilmente possono giustificare investimenti in progetti smart. Quelli che noi attraverso la sicurezza vogliamo invece favorire». ARCHITETTURA INTEGRATA In questo processo, si tratta di supportare le aziende nella loro migrazione al cloud. E per farlo, la proposta di Symantec è un nuovo ecosistema che possa portare valore a una piattaforma integrata. «Un framework che possa abilitare alla trasformazione verso il cloud. In tutte le branch dell’azienda, tutti parlano lo stesso verbo. Collegato appunto a questa nuova piattaforma che può aiutare i clienti nel loro percorso di trasformazione digitale, soprattutto nel mondo del cloud. Un ecosistema fatto anche di consulenti e system integrator in grado di dare tutto il supporto possibile ai clienti in questo cammino» – afferma Volpi. Molte imprese hanno difficoltà a trovare la loro formula giusta per il cambiamento a causa della mancata comprensione delle dinamiche di fondo o del terreno sul quale si sta spostando la competition. «In tutti questi anni, i clienti hanno continuato a investire in sicurezza, proteggendo però soprattutto il corporate network. I dati – però – non sono più solo lì. Risiedono in tutte le parti dell’infrastruttura. Così i modelli di delivery si devono adattare a questo cambiamento. I dati sono ovunque. Sono nel cloud. Ed è in questa direzione che bisogna estendere la protezione» – afferma Volpi. #Symantec Come coniugare #cloud e #sicurezza in modo strategicoClick To Tweet LA STRATEGIA DA PERSEGUIRE Un compito impegnativo, quello di Stefano Volpi. Ma che dopo tre mesi di duro lavoro alla guida della country italiana inizia a produrre risultati. «Oggi, quello che mi stimola di questa nuova sfida è la totale comunione di vedute con la visione di Symantec. E mi piace raccontarla ai clienti. Finalmente, c’è una soluzione per la difesa del cloud. Un’opportunità che tutti i nostri clienti devono poter cogliere con serenità. Supportati da un player in grado di difendere le aziende che affrontano questo passaggio di portata epocale. Il mio compito è di illustrare ai clienti la nuova proposition di Symantec e i cambiamenti che la sicurezza può portare in questa trasformazione». Si tratta di un piano articolato, che si completa con la verifica continua dell’idoneità degli strumenti per raggiungere il mercato, e con la messa in campo di nuovi accordi per portare a bordo system integrator che possano essere punti di riferimento per il cliente, supportando allo stesso tempo i partner storici. IL VALORE DEI PARTNER «Symantec si affida a un’ampia rete di partner» – continua Volpi. «Oggi, la soluzione è unica al pari dell’architettura. E tutti devono poter essere in grado di proporre quella soluzione, manutenerla e gestirla. Vogliamo alimentare tutti gli attori che comportano al nostro go to market trasferendo loro l’entusiasmo verso una scelta che è certamente quella vincente». Azioni sviluppate sul campo avvalendosi di un team italiano agguerrito e motivato. In via di ampliamento. «Persone straordinarie, delle quali molte provengono da esperienze enterprise» – riprende Volpi. «Dotate di grandi capacità di guidare il canale in questa trasformazione». Una squadra già numerosa, oltre 35 gli addetti che operano in Italia. Con funzioni di supporto al cliente nell’acquisizione delle migliori soluzioni Symantec, supporto tecnico, assistenza da remoto e servizi personalizzati. «Un team molto ben strutturato, che certamente avrà bisogno di qualche piccola messa a punto, ma che già adesso è in grado di raggiungere gli obiettivi che ci siamo dati». Stefano Volpi country manager #Symantec «Questa è la nostra proposition vincente»Click To Tweet SODDISFARE SEMPRE I CLIENTI La ricetta di Volpi per crescere in Italia è di soddisfare sempre i clienti. L’ascolto è il primo passo della relazione con il cliente, trasferendo al contempo all’interno del team una cultura orientata alla centralità delle esigenze dei clienti. «È fondamentale fare retention attraverso la qualità. È chiaro che non possiamo trasformare la sicurezza del cliente senza salvaguardare gli investimenti già effettuati. Tutto deve nascere da un grande rapporto di fiducia tra il cliente e le nostre competenze, la nostra volontà ed entusiasmo. Costruito questo rapporto, tutto è più facile». Azioni sviluppate da Symantec in Italia, affidandosi a una rete di partner qualificati (distributori, rivenditori, etc.) con differenti livelli di certificazione ed expertise. La domanda è se in questa fase il loro numero sia sufficiente per fare fronte a uno sforzo come quello che si sta intraprendendo.

Le cattive pratiche di sicurezza mettono in pericolo la crescita delle aziende che si appoggiano ai servizi cloud

Il 47% delle aziende affronta perdite di dati a causa di provider cloud di terze parti Il rapido passaggio ai servizi basati sul cloud e la mancanza di strategie di sicurezza ben definite rendono difficile alle organizzazioni mantenere il controllo dei propri dati su un ampio numero di servizi e applicazioni. Secondo una nuova ricerca di Kaspersky Lab, il 35% delle aziende ammette di non sapere dove determinate informazioni aziendali vengano archiviate, se sui server dell’azienda o su quelli dei propri fornitori di servizi cloud. Questa incertezza rende più difficile proteggere i dati e garantire la loro trasparenza, mettendone a rischio l’integrità e aprendo la strada a potenziali rischi per la sicurezza con implicazione anche di tipo economico. I servizi cloud consentono alle aziende di sfruttare le principali tecnologie a supporto delle operazioni quotidiane e i piani di crescita, senza preoccuparsi della manutenzione o dei costi elevati. Tenendo conto di ciò non sorprende che il 78% delle aziende stia già utilizzando almeno una piattaforma basata su un modello Software-as-a-Service (SaaS). Lo stesso numero di aziende (75%) prevede in futuro di spostare più applicazioni nel cloud. Per quanto riguarda l’Infrastructure-as-a-Service (IaaS), quasi la metà delle grandi aziende (49%) e delle PMI (45%) intende delegare la gestione dell’infrastruttura e dei processi IT a terze parti. Tuttavia, la velocità di adozione e la riduzione dei costi operativi hanno portato molte organizzazioni a tralasciare la sicurezza: molti, infatti, utilizzano i servizi cloud senza alcuna strategia di cybersecurity. L’incertezza su chi sia responsabile della sicurezza dei dati nel cloud può spesso essere la causa di questo problema. La ricerca di Kaspersky Lab ha rilevato che 7 aziende su 10 (70%) che si affidano a provider SaaS e di servizi cloud non hanno un piano per gestire gli incidenti di sicurezza che potrebbero interessare i propri partner. Un’azienda su quattro ammette di non aver nemmeno controllato le credenziali di conformità del proprio service provider, dando per scontato che le conseguenze di eventuali incidenti siano a carico del provider stesso. Dall’indagine è emerso che il 42% delle aziende non si sente adeguatamente protetta dagli incidenti che potrebbero interessare il proprio fornitore di servizi cloud e il 24% ha subito, negli ultimi 12 mesi, un incidente di sicurezza che ha colpito l’infrastruttura IT di terze parti. Tenuto conto di ciò è evidente che affidarsi solamente ai provider cloud per una protezione completa potrebbe essere rischioso. Questa mancanza di pianificazione e responsabilità da parte di chi si affida al cloud per la sicurezza delle proprie informazioni potrebbe avere gravi conseguenze per le aziende: le grandi imprese subiscono in media un danno finanziario di 1,2 milioni di dollari in seguito a un incidente di sicurezza legato al cloud, rispetto ai 100.000 dollari per le PMI.  Le tre tipologie di dati maggiormente colpite riguardano: informazioni sui clienti altamente sensibili (rilevate dal 49% delle PMI e dal 40% delle grandi aziende); informazioni di base sui dipendenti (25% per le PMI, 36% per le grandi imprese), e-mail e comunicazioni interne (31% per le PMI, 35% per le grandi imprese). Le aziende devono trovare un modo per tenere sotto controllo i servizi cloud. Ogni dato deve essere protetto ovunque si trovi e in qualsiasi momento. Per fare ciò, le aziende devono individuare le anomalie all’interno delle proprie infrastrutture cloud e questo si può ottenere solo attraverso una combinazione di tecniche come il machine learning e l’analisi comportamentale. Questa capacità di identificare e bloccare minacce sconosciute è assolutamente fondamentale per la sicurezza dell’infrastruttura cloud. Oltre a ciò, garantire la visibilità dell’ecosistema cloud e del relativo livello di sicurezza informatica offre alle aziende una visione chiara su dove risiedano i dati e se il loro attuale stato di protezione soddisfi le policy di sicurezza aziendale. Solo in questo modo le aziende saranno in grado di tenere sotto controllo il cloud, indipendentemente dalla quantità e dalla posizione dei dati. “Kaspersky Lab vanta una comprovata esperienza nella protezione delle infrastrutture cloud. All’interno del nostro portfolio di cyber sicurezza sono già presenti delle soluzioni per proteggere il cloud che supportano i nostri clienti attuali nella transizione dai datacenter on premise al cloud privato, pubblico e alle infrastrutture ibride con più soluzioni e applicazioni, tutte gestite a livello centralizzato”, ha dichiarato Morten Lehn, General Manager Italy di Kaspersky Lab. “L’andamento rapido con cui viaggia la trasformazione digitale sta portando maggiore efficienza e flessibilità alle operazioni aziendali ma presenta anche nuove sfide alla sicurezza che mettono in pericolo le aziende. Per risolvere queste carenze di sicurezza del cloud, continueremo ad espandere la nostra offerta, portando la protezione dell’infrastruttura cloud a un livello completamente nuovo. I nostri clienti beneficeranno di una sicurezza agile per le loro infrastrutture cloud di qualsiasi dimensione. Ciò include la protezione dei carichi di lavoro basati su Amazon Web Services e Microsoft Azure, nonché le applicazioni cloud di Microsoft Office 365, garantendo al tempo stesso sicurezza e visibilità su tutto il cloud ibrido.” The post Le cattive pratiche di sicurezza mettono in pericolo la crescita delle aziende che si appoggiano ai servizi cloud appeared first on Data Manager Online.

Al via la Circoscrizione 4.0: i servizi comunali vanno verso i cittadini con Cisco e il Comune di Perugia

È avvenuto ieri il “taglio del nastro” ufficiale per il progetto Circoscrizione 4.0, realizzato da Cisco e dal Comune di Perugia nel quadro del protocollo di intesa siglato un anno fa per creare nuove opportunità e servizi digitali nella città.  Con Circoscrizione 4.0 i cittadini possono accedere da remoto ai principali servizi comunali, utilizzando le più moderne tecnologie digitali. La prima postazione è stata inaugurata oggi nel quartiere di Ponte Felcino, presso la sede della circoscrizione. Lo spazio è stato rinnovato e trasformato, per permettere agli abitanti del quartiere, ai commercianti e alle imprese di prenotare appuntamenti con gli operatori comunali che lavorano nelle sedi di Palazzo Grossi, Palazzo dei Priori e Monteluce, ed occuparsi a distanza delle proprie pratiche e richieste. La sede è dotata di una postazione ad alto tasso di tecnologia, realizzata utilizzando soluzioni di telepresenza e di collaborazione online Cisco che permettono al cittadino di dialogare direttamente con l’addetto allo sportello in modo naturale e semplice. Ci si può vedere su due schermi da 55 pollici ad alta definizione, si possono condividere documenti e scambiarli utilizzando uno scanner. Le applicazioni che permettono il perfetto funzionamento di Circoscrizione 4.0 e lo rendono un servizio comodo e semplice da usare per i cittadini sono state realizzate ad hoc dalla startup perugina K-Digitale per Cisco. È possibile prenotare e gestire gli appuntamenti da web tramite PC o smartphone o utilizzando un totem interattivo che si trova negli uffici della circoscrizione. Tutto procede in automatico. Gli operatori comunali “dall’altra parte dello schermo” ricevono i dettagli dell’appuntamento direttamente sul loro PC e all’ora giusta si connettono in telepresenza con la sede circoscrizionale, utilizzando una postazione video “da scrivania”.  L’utilizzo è molto semplice anche per loro, perché per soddisfare le esigenze del cittadino si servono dei consueti programmi e strumenti di lavoro. Perugia è la prima città in Italia ad offrire un servizio di questo tipo ai cittadini. Se questo è possibile, è anche perché la città sta sviluppando sul suo territorio una infrastruttura di rete in banda ultralarga molto potente, che permette di offrire in modo efficace e con continuità servizi smart city come questi e di poterli ampliare senza difficoltà. «Quanto abbiamo inaugurato oggi, grazie alla collaborazione con Cisco e K-Digitale, – ha detto il Sindaco di Perugia Andrea Romizi – non solo è un nuovo tassello dell’ambizioso progetto “Benvenuti nella PerugiaUltraDigitale”, ma dimostra in maniera tangibile l’utilizzo ed i vantaggi che porta la commistione tra la nuova infrastruttura hard, l’ultradigitale, ed i contenuti software specifici. Abbiamo voluto – ha concluso Romizi – cominciare proprio con un’applicazione concreta che facilita il rapporto tra i cittadini ed il Comune. Siamo orgogliosi di essere la prima città a poter proporre questo tipo di servizio». «Quando abbiamo firmato il protocollo di intesa con il Comune di Perugia, abbiamo scelto come primo obiettivo da raggiungere la realizzazione di qualcosa di visibile e concreto, che permettesse alle persone di sperimentare le opportunità del digitale nelle nostre città e aiutasse il Comune a rendere ancora più efficiente la sua “macchina”, a partire da una relazione con i cittadini più semplice e snella», ha commentato l’Amministratore Delegato di Cisco Italia, Agostino Santoni, presente oggi al taglio del nastro della sede di Ponte Felcino. «Lavorando in un’ottica di collaborazione con il Comune e in un percorso di co-innovazione con K-Digitale abbiamo creato qualcosa di unico in Italia. Siamo molto orgogliosi del progetto Circoscrizione 4.0, perché traduce in pratica gli obiettivi del nostro piano di investimenti Digitaliani, nato per accelerare la digitalizzazione del Paese partendo dalle ricchezze, dalle risorse e dalle esigenze dei territori e di chi li abita». La Circoscrizione 4.0 sarà attiva ufficialmente a gennaio 2018.  Per iniziare, sarà disponibile l’accesso a distanza ai servizi di edilizia e di anagrafe, attualmente erogati in centro e scelti anche per la loro intensità di lavoro e per la loro priorità nelle esigenze dei cittadini e delle imprese; ma si potrà anche “accedere” al Sindaco, perché anche la Sala Gialla di Palazzo Priori, sede principale del Comune, è attrezzata con un sistema di teleconferenza Cisco da tavolo con cui il Primo Cittadino può dare appuntamento a distanza ai cittadini. Nella realizzazione del progetto si è data la massima attenzione alla semplicità d’uso del servizio e alla sua accessibilità per tutti i cittadini, compresi quelli con disabilità. Sia la parte digitale del servizio, sia la sede e gli arredi usati per allestire la Circoscrizione 4.0 hanno caratteristiche inclusive, prestandosi ad esempio alle esigenze di persone ipovedenti o con disabilità motorie. Nelle intenzioni del Comune, il servizio Circoscrizione 4.0 dopo questa prima sperimentazione – partita in uno dei quartieri più distanti dal centro – potrà estendersi anche alle altre sedi circoscrizionali periferiche ed arricchirsi via via di servizi.  Inoltre c’è l’obiettivo di studiare, con questo stesso tipo di tecnologie, soluzioni per offrire continuità didattica da remoto agli studenti, in caso di particolari situazioni di emergenza o che impediscano di recarsi a scuola. Circoscrizione 4.0 è un progetto che fa parte del protocollo di intesa firmato da Cisco e dal Comune di Perugia il 12 dicembre 2016, nel quadro di Digitaliani, il piano di investimenti con cui Cisco ha messo a disposizione 100 milioni di dollari nell’arco del triennio 2016-18 per accelerare la digitalizzazione del nostro Paese. The post Al via la Circoscrizione 4.0: i servizi comunali vanno verso i cittadini con Cisco e il Comune di Perugia appeared first on Data Manager Online.