Era post smartphone, Apple sarà indietro
Analisti, Google e Amazon guideranno nuova ondata d’innovazione
Il divieto di Trump su Kaspersky è legge
La proposta è diventata legge: a tutti i sistemi militari e civili (di pubblico servizio) restano pochi giorni per disinstallare i software dei Lab e passare a soluzioni considerate più sicure Lo aveva detto già a settembre: entro 90 giorni porteremo via dai computer del governo tutti i programmi sviluppati dai Kaspersky Lab. E ora Trump ha convertito l’ammonimento in legge. A partire da fine dicembre, non potrà più esservi a bordo dei sistemi militari e civili (di pubblico servizio) alcun software antivirus e di protezione a marchio dell’azienda russa, dopo l’inchiesta che ha tentato di dimostrare le connessioni tra la compagnia di Eugene Kaspersky e i servizi segreti di Mosca. Stando alle indagini dei federali, gli hacker al servizio del Cremlino (così vengono definiti i tecnici di Kaspersky) lavoravano per sfruttare falle e vulnerabilità create ad-hoc nei programmi per spiare le mosse degli ufficiali americani e i segreti più reconditi delle agenzie governative, come la già ben discussa National Security Agency. Cosa succede A ottobre, Kaspersky ha confermato la presenza di un proprio antivirus sul computer di un impiegato della NSA dal quale sarebbero stati prelevati file classificati nel 2014. A causa di un malware, il programma era stato disattivato e reso inerme. Il codice sorgente del virus, ottenuto dai ricercatori russi, è rimasto negli archivi di Kaspersky per un po’ di tempo a scopo di analisi. Qui punta il dito Washington: chi ci dice che lo stesso malware non sia stato sfruttato dall’agenzia per rubare altri contenuti? Quanto basta per convincere Donald Trump a bannare del tutto i software in questione dai terminali in uso al governo e agli uffici amministrativi sparsi per il paese. Il reparto tecnico della Casa Bianca supporterà il passaggio ad altri sistemi, riducendo al minimo il periodo di assenza di protezione di ogni singola macchina che usava le soluzioni dei Kaspersky Lab. The post Il divieto di Trump su Kaspersky è legge appeared first on Data Manager Online.
Il successo di Google in Cina passa per l’AI
La compagnia aprirà presto un centro di ricerca a Pechino, il primo in Asia, connesso a quelli nel resto del mondo Sappiamo bene quanto sia difficile la vita di Google in Cina. Parliamo soprattutto dell’assenza delle Google Apps nel mondo mobile, e dell’impossibilità di sfruttare il motore di ricerca anche via computer. Questo non vuol dire escludere del tutto il mercato del grande paese orientale dalle logiche di business di una delle compagnie di Alphabet. Ecco allora l’idea: unire le competenze tecnologiche di Big G con gli studi in ambito Intelligenza Artificiale cinesi, aprendo un centro di ricerca che dia il meglio di sé nello sviluppo di sistemi e applicazioni di nuova generazione. Si chiama AI China Center il primo laboratorio della statunitense in Cina. Basato a Pechino, questo si interfaccerà continuamente con le pari strutture nel resto del mondo, ad oggi a New York, Londra, Toronto e Zurigo. Cosa farà Ufficialmente, Google ha abbandonato la Cina nel 2010, quando il motore di ricerca ha dovuto lasciar spazio al Great Firewall, cioè il muro digitale che non permette ai servizi nella blacklist del governo di entrare nei dispositivi dei cittadini, se non attraverso l’utilizzo delle VPN, prarica da qualche mese considerata illegale e punita anche con diversi mesi di prigione. Nonostante ciò, la compagnia ha rafforzato la sua presenza nel mondo della ricerca scientifica in quanto a Intelligenza Artificiale, soprattutto con la piattaforma open-source TensorFlow. Proprio in Cina, a Wuzhen, si tiene il Future of Go Summit, che nel 2017 ha visto come protagonista AlphaGo, il software ludico sviluppato da DeepMind, azienda di Google specializzata in progetti AI, che di recente ha pure imparato a giocare a scacchi, battendo Stockfish, il programma finora considerato d’eccellenza nella competizione a livello globale. The post Il successo di Google in Cina passa per l’AI appeared first on Data Manager Online.
Usa, abolita la neutralità della rete
Spallata Trump a Obama, via a internet a due velocità, favorito chi paga di più
Facebook pagherà più tasse? Probabilmente no
Facebook ha promesso che fatturerà in Italia gli utili dei servizi erogati nel nostro Paese ma ciò non significa necessariamente che pagherà le tasse dovute Da anni le nazioni del Vecchio Continente e l’Unione Europea tentano di costringere i colossi del web statunitensi a pagare la giusta dose di tasse ma senza successo. Aziende come Apple, Amazon e Facebook hanno utilizzato lo stratagemma di porre la propria sede fiscale in Paesi dove le imposte sono favorevoli in modo da ridurre il peso dell’Erario in tutti gli altri. Il social network più utilizzato al mondo ha ad esempio scelto l’Irlanda, che è stata deferita dall’Ue proprio per gli aiuti di stato concessi ad Amazon e Apple. Proprio settimana scorsa un gruppo di attivisti francesi ha occupato i principale negozio della Mela a Parigi per chiedere maggiore chiarezza sul tema fiscale. Questo martedì l’azienda di Menlo Park ha annunciato sul proprio blog ufficiale che entro la prima metà del 2019 cambierà il metodo di fatturazione in modo da pagare le tasse nella nazione dove effettivamente eroga i suoi servizi. Facebook, scrive il suo direttore dell’area finanziaria Dave Wehner, “ritiene che spostare i ricavi a una struttura locale mostrerà maggiore trasparenza a quei governi e a quei politici che ci hanno spesso chiesto maggiore chiarezza nella rendicontazione dei guadagni che otteniamo nei loro Paesi”. Detto così sembrerebbe che il social network si sia finalmente deciso a chiudere la questione con le singole agenzie delle entrate ma in realtà la situazione potrebbe comunque rimanere identica a quella attuale. Ad oggi Facebook ha corrisposto al fisco italiano poco più di 200mila euro a fronte di ricavi per 400 milioni di euro per i servizi erogati nel nostro Paese. La maggior parte delle imposte sulle entrate non viene infatti pagata da Facebook Italia ma dalla sede irlandese con una tassazione ridotta al minimo. Il nuovo metodo di fatturazione dovrebbe impedire questa operazione ma Facebook ha ancora l’opportunità di sfruttare uno stratagemma chiamato “transfer pricing”. Le imposte vengono pagate sugli utili ma grazie a questo cavillo finanziario è possibile eliminare questa voce sul bilancio. Per fare ciò è sufficiente che la sede italiana acquisti da quella irlandese servizi pari agli utili raccolti nel Belpaese. In questo modo sarebbe possibile aggirare la tanto discussa web tax in corso di approvazione al Parlamento. Intanto Bruxelles ha stimato che ogni anno le grandi aziende del web eludono al fisco Ue ben 70 miliardi di euro e tra i 100 e i 240 miliardi a livello globale grazie ai paradisi fiscali. The post Facebook pagherà più tasse? Probabilmente no appeared first on Data Manager Online.
Spotify attacca Apple e Amazon sullo streaming
Spotify guida un consorzio di aziende di streaming che hanno denunciato all’Ue il comportamento anti-concorrenziale di Apple e Amazon A novembre Spotify, SoundCloud, Deezer e molte altre piattaforme nel campo dello streaming europeo hanno fondato un’organizzazione chiamata Digital Music Europe (DME) per tutelare unite i loro diritti. Oggi questo consorzio di aziende ha intrapreso la sua prima iniziativa attaccando pubblicamente Apple e Amazon, che in questi giorni è entrata in polemica con Google sul supporto di YouTube per Fire TV ed Echo Show. Quest’ultime sono accusate di approfittare della loro posizione dominante nel settore musicale per frenare le attività e la crescita dei suoi concorrenti. Digital Music Europe ha inviato una lettera al Presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker, per denunciare il comportamento di Amazon, Apple e altre “grandi compagnie tecnologiche statunitensi”. Piattaforme come Spotify devono appoggiarsi necessariamente a questi colossi ma questi approfittano del loro potere. Ad esempio Apple viene accusata di trattenere il 30% della spesa degli utenti dell’azienda svedese alla sottoscrizione dell’abbonamento Premium tramite App Store. In passato la Mela era invece stata accusata di favorire Apple Music sul suo negozio digitale a sfavore dei concorrenti. Inoltre, proprio in questi giorni a Bruxelles si discute sull’introduzione di nuove linee guida per fornitori di app per garantire agli utenti maggiore trasparenza riguardo le condizioni di utilizzo dei software. Per come si sta configurando la vicenda è probabile che nel peggiore dei casi (almeno per Apple ed Amazon) questa possa risolversi in modo simile alla battaglia legale tra Google e l’Unione Europea per la sezione Shopping. Big G è stata infatti multata di oltre 2 miliardi di euro per aver premiato i suoi servizi di comparazione dando ai concorrenti pochissima visibilità. The post Spotify attacca Apple e Amazon sullo streaming appeared first on Data Manager Online.
Nuova partnership tra Acotel Net e Hera Comm
I clienti Hera Comm potranno monitorare i propri consumi energetici a vantaggio del risparmio Hera Comm, società di vendita di energia elettrica e gas naturale del Gruppo Hera e Acotel Net, divisione IoT del Gruppo Acotel, avviano una partnership rivolta principalmente ai clienti residenziali e alle piccole partite Iva che prevede l’utilizzo di un evoluto dispositivo di smart metering per il monitoraggio dei consumi energetici. Il dispositivo, presentato a metà ottobre nel corso della convention di Hera Comm e già in distribuzione, consentirà a Hera Comm di affiancare i propri clienti per aiutarli a diventare consapevoli dei propri consumi e adottare comportamenti più efficienti. Attraverso lo smartphone e grazie all’app dedicata “Hera ContaWatt” sviluppata per i Clienti di Hera Comm, sarà possibile visualizzare l’andamento dei consumi, verificare l’incidenza dei dati meteo, identificare picchi anomali o assenza di energia grazie a un sistema specifico di notifiche in tempo reale, e dunque adoperarsi per diminuirli o intervenire sul ripristino energetico. Il servizio, inoltre, analizzando i dati e comparandoli con le best practice secondo i bisogni del cliente, permetterà di formulare specifiche analisi di performance energetiche migliorative. Tutte le analisi saranno, inoltre, disponibili anche su un portale dedicato accessibile dai Servizi On Line del Gruppo Hera. Uno dei principali obiettivi di Hera Comm è favorire l’assunzione da parte dei propri clienti di comportamenti virtuosi nel consumo di energia, in coerenza con i valori aziendali perseguiti a proposito di sostenibilità e risparmio energetico. Il vantaggio è anche dei clienti che realizzano così un risparmio economico sulla spesa energetica. In quest’ottica il connubio sinergico con Acotel Net risulta ancora più funzionale al raggiungimento di questa strategia di posizionamento. “La scelta di proporre con le offerte luce e gas prodotti a condizioni vantaggiose – ha commentato Isabella Malagoli, Direttore Marketing e Vendite di Hera Comm– che favoriscono la consapevolezza dei clienti sui propri consumi energetici e azioni concrete per gestirli con efficienza, è parte dell’impegno concreto per ridurre l’impatto ambientale a favore dei valori di sostenibilità, coinvolgendo di fatto i clienti stessi nel perseguimento di questo obiettivo”. “Con Hera Comm abbiamo chiuso un accordo con una tra le più importanti Utility italiane. Il core della nostra strategia – commenta Davide Carnevale, Direttore Marketing di Acotel – continua ad essere quello di supportare il mercato attraverso la soluzione combinata di smart meter e analisi on line dei consumi giornalieri, fruibile da app con smartphone Android e iOS e da web con PC e tablet. Un fabbisogno energetico equilibrato che risponda sempre più alla sostenibilità ambientale e alla responsabilità sociale di impresa -continua Carnevale – quale obiettivo imprescindibile del nostro business”. The post Nuova partnership tra Acotel Net e Hera Comm appeared first on Data Manager Online.
L’Italia perde posizioni nella classifica dei paesi bersaglio degli attacchi informatici

Il Global Threat Impact Index di Check Point evidenzia l’ascesa del mining di criptovalute nel mese di ottobre, con CoinHive che è il sesto malware più utilizzato al mondo Secondo il Global Threat Impact Index di Check Point Software Technologies, nel mese di ottobre l’Italia ha perso quattordici posizioni nella classifica dei Paesi più attaccati al mondo piazzandosi all’86esimo posto. Se si considerano i malware che hanno colpito di più il Bel Paese, RoughTed, un tipo di malvertising presente su larga scala che viene utilizzato per diffondere siti web dannosi e payload come truffe, adware, exploit kit e ransomware, resta saldo al primo posto della classifica. Al secondo posto scende Locky, un ransomware che si diffonde soprattutto attraverso email di spam, mentre al terzo posto troviamo Conficker, warm che punta ai sistemi operativi Windows. A livello globale, il Global Threat Impact Index ha rilevato che il mining di criptovalute si è diffuso notevolmente nel mese di ottobre, in particolare a causa della variante CoinHive che ha colpito diverse organizzazioni. Una recente ricerca di Check Point ha evidenziato che il mining di criptovalute può utilizzare in modo fraudolento fino al 65% delle risorse totali della CPU senza l’approvazione dell’utente finale e nel mese di ottobre la variante CoinHive è entrata nel Global Threat Impact Index al 6 ° posto. Il malware è progettato per estrarre la criptovaluta Monero quando un utente visita una pagina Web, senza l’approvazione dell’utente. CoinHive installa un JavaScript, che utilizza alti livelli della CPU degli utenti finali, incidendo gravemente sulle prestazioni della macchina. Come già nel mese di settembre, RoughTed e Locky restano le due minacce più diffuse. Tuttavia, a ottobre si è registrata una new entry: il malware Seamless traffic redirector. Questo malware reindirizza silenziosamente la vittima a una pagina web malevola, che porta all’infezione da parte di un exploit kit. L’infezione consente agli hacker di scaricare ulteriori malware sul dispositivo dell’utente. Maya Horowitz, Threat Intelligence Group Manager di Check Point, ha dichiarato: “L’emergere di Seamless e di CoinHive evidenzia ancora una volta la necessità di usare tecnologie di advanced threat prevention per proteggere le reti contro i cybercriminali. Il mining di criptovalute è un nuovo, silenzioso, ma importante attore nel panorama delle minacce informatiche, che consente ai malintenzionati di accumulare ingenti ricavi, mentre gli endpoint e le reti delle vittime soffrono per la latenza e la diminuzione delle prestazioni”. I tre malware più terribili a ottobre 2017 sono stati: *La freccia si riferisce al cambio di posizione rispetto alla classifica del mese precedente. RoughTed – un tipo di malvertising presente su larga scala che viene utilizzato per diffondere siti web dannosi e payload come truffe, adware, exploit kit e ransomware. Può essere usato per attaccare ogni tipo di piattaforma e sistema operativo, riesce a superare i controlli della pubblicità e le impronte digitali così da assicurarsi di sferrare l’attacco più potente. Locky – ransomware che ha iniziato a circolare nel febbraio 2016 e si diffonde soprattutto attraverso email di spam, che contengono un downloader camuffato con un Word o un file Zip allegato, che poi viene scaricato e installa così il malware, che crittografa tutti i file dell’utente. ↑ Seamless – Traffic Distribution System (TDS), che opera silenziosamente reindirizzando la vittima a una pagina web malevola, che porta all’infezione da parte di un exploit kit. L’infezione consente agli hacker di scaricare ulteriori malware sul dispositivo dell’utente. Se consideriamo i dispositivi mobile, Check Point segnala al primo posto della top ten dei mobile malware la presenza di Triada, seguito dal malware Android LeakerLocker e da Lotoor I tre malware per dispositivi mobili più terribili a ottobre 2017: Triada – malware modulare per Android che sferra l’attacco tramite una backdoor che concede privilegi amministrativi a malware scaricati, dato che aiuta ad integrarsi nei processi di sistema. Triada è anche stato identificato come URL di tipo spoofing – cioè che impiega in varie maniere la falsificazione dell’identità. LeakerLocker – Un ransomware che legge le informazioni sensibili presenti nello smartphone degli utenti e che è in grado di renderle pubbliche a meno che non venga pagato un riscatto. Lotoor – un hack tool che sfrutta le vulnerabilità del sistema operativo Android al fine di ottenere privilegi di root sui dispositivi mobile compromessi. La ThreatCloud Map e il Global Threat Impact Index di Check Point si avvalgono dell’intelligence ThreatCloud dell’azienda, la più grande rete che collabora contro i cybercriminali e fornisce dati sulle minacce e sull’andamento degli attacchi, attraverso una rete globale di sensori delle minacce. Il database di ThreatCloud contiene più di 250 milioni di indirizzi, che vengono analizzati per scoprire bot, più di 11 milioni di firme di malware e più di 5 milioni e cinquecentomila siti web infetti, e ogni giorno individua milioni di varianti di malware. The post L’Italia perde posizioni nella classifica dei paesi bersaglio degli attacchi informatici appeared first on Data Manager Online.
Samsung/CONI/MIUR: scuole aperte allo sport, per l’educazione sportiva e la lotta al bullismo
Il CONI, in collaborazione con il MIUR, le Federazioni Sportive Nazionali e Samsung Electronics Italia avvia un nuovo progetto dedicato alle scuole secondarie di I grado, “Scuole aperte allo sport”, che per l’a.s. 2017-2018, coinvolgerà in via sperimentale 100 scuole su tutto il territorio nazionale, con 1.500 classi e ca. 30.000 ragazzi. Il progetto oltre a fornire un servizio concreto alle scuole, offre l’opportunità di far conoscere diversi sport, con l’obiettivo di favorire l’avviamento alla pratica sportiva ed accrescere il bagaglio motorio globale dei ragazzi di 11-13 anni, attraverso un’offerta multidisciplinare che consenta un orientamento sportivo consapevole. “Scuole aperte allo sport” offre un pacchetto di attività totalmente gratuito per le scuole e i ragazzi, che prevede: Settimane di sport: in ciascuna scuola coinvolta verrà avviato un percorso multi sportivo per tutte le classi (dalla 1^ alla 3^), costituito da 3 sport, realizzati in tre settimane durante l’orario scolastico (una settimana dedicata a ciascuno sport). Nelle tre settimane un tecnico federale, laureato in scienze motorie, affiancherà gli insegnanti di Educazione Fisica della scuola per realizzare in palestra le attività relative a ciascuno sport. Pomeriggi Sportivi: un pomeriggio a settimana dai tecnici federali saranno realizzati, nelle palestre scolastiche, corsi gratuiti relativi ai 3 sport che coinvolgeranno gli studenti delle scuole partecipanti in continuità con le attività svolte nelle settimane di sport. Percorso Valoriale: all’attività sportiva si accompagnerà un percorso valoriale “campioni di fair play” per la diffusione dei valori educativi dello sport, Fair Play e lotta al bullismo, che prevede anche una sessione dedicata alla lotta al cyber bullismo “ metti in rete il fair play” al quale sarà legato un contest a premi; Kit di attrezzature sportive: ogni scuola riceverà un kit con piccole attrezzature sportive per realizzare i tre sport abbinati, messo a disposizione dalle FSN aderenti. Feste finali: eventi di fine percorso con dimostrazioni dei ragazzi legate agli sport praticati durante l’anno che si svolgeranno all’interno delle scuole con il coinvolgimento delle famiglie. Il progetto vede gli studenti protagonisti anche nella fase organizzativa, infatti ogni scuola identificherà un team di studenti che saranno gli Young Ambassador del progetto e supporteranno nella realizzazione delle attività e del percorso valoriale partecipando al contest con video ed elaborati realizzati dagli studenti della scuola. Attività sprtiva: le settimane di sport e i pomeriggi sportivi L’attività sportiva, che si realizza grazie alle settimane di sport e ai pomeriggi sportivi, prevede un approccio polisportivo e multidisciplinare, in modo da garantire ai ragazzi una formazione multilaterale che consenta di costruire abilità motorie e capacità coordinative significative. In tutte le scuole partecipanti saranno proposte l’atletica leggera e la ginnastica a cui si affincherà un terzo sport, tra sport di squadra, sport con attrezzi, e sport di combattimento di seguito elencati: FIDAL Atletica leggera FGI Ginnastica FPI Pugilato FITA Taekwondo FIBS Baseball/softball FIGC Calcio a 5 FIH Hockey su prato FIP Pallacanestro FIGH Pallamano FIR Rugby senza contatto FIG Golf FIDS Danza sportiva Al progetto partecipano quindi 12 Federazioni Sportive ed il Comitato ltaliano Paralimpico per favorire inclusione nel progetto dei ragazzi con disabilità. Gli eventi con gli ambassador sportivi Al fine di coinvolgere maggiormente i ragazzi e gli insegnati e di comunicare al meglio l’iniziativa su tutto il territorio, si prevedono 20 eventi, uno a regione, durante i quali sarà presentato il progetto, grazie anche alla partecipazione attiva del Team di Testimonial sportivi supportati dagli Young Ambassador della scuola. Gli eventi prevedono un primo momento di confronto in aula magna tra i testimonial che porteranno la propria esperienza di sport e di vita e promuoveranno il percorso valoriale previsto dal progetto, ed a seguire, un laboratorio con attività sportive pratiche in palestra insieme agli studenti e agli insegnanti. Moderatori e coordinatori di tali eventi saranno Margherita Granbassi, Carlo Molfetta e Marta Pagnini, ai quali si affiancheranno gli atleti coinvolti dalle diverse Federazioni come testimonial di progetto. Partecipazione Il progetto prevede per questo primo anno di sperimentazione, il coinvolgimento di circa cento scuole (un plesso scolastico a provincia) che sono state individuate dagli Organismi Regionali dello Sport a Scuola (MIUR-CONI), in base ai seguenti criteri: capoluoghi di Provincia aree/quartieri di maggior disagio socio-economico presenza di strutture adeguate all’interno del plesso (palestra/impianto sportivo scolastico) disponibilità del plesso ad ospitare l’attività sportiva proposta in orario curriculare ed extracurriculare per un pomeriggio a settimana The post Samsung/CONI/MIUR: scuole aperte allo sport, per l’educazione sportiva e la lotta al bullismo appeared first on Data Manager Online.
Campagne vendita digitalizzate e un nuovo modo di fare il buyer
Le aziende del mondo retail hanno da sempre la loro focalizzazione principale verso il cliente – il cosiddetto clienting specifico. Anche se il primo, e a volte unico, pensiero dell’azienda è costituito dalla visione del cliente, questa va oggi necessariamente ampliata per stare al passo con i tempi, la concorrenza e l’avanzare della tecnologia. Si parla sempre più di omnicanalità in qualsiasi settore del business. Omnicanalità, termine ormai globale, significa aprire il business dell’azienda verso tutti i canali a disposizione. Questo permette, ad esempio, di acquistare online e far sì che l’ordine sia consegnato in negozio, luogo in cui sarà poi ritirato (click & collect) ed, eventualmente, in cui potrà essere effettuato anche un cambio merce. L’obiettivo di tale processo è di far aumentare la presenza fisica del cliente all’interno del negozio accrescendone così il potere di acquisto. Prima che un prodotto arrivi in negozio, in particolare nel settore fashion, si verificano però dei passaggi che ai più risultano sconosciuti. Vi è una fase iniziale in cui il prodotto viene ideato fino alla creazione della campagna vendite – momento di presentazione della collezione verso gli acquirenti – dove, all’interno dello showroom, vi è la presenza dei buyer di tutti i department store e dei DMS e del vendor che è l’effettivo produttore della merce. Qui entra in gioco il buyer che per ogni singola campagna vendita possiede un proprio budget specifico da spendere. Questo è per lui un momento importante: dovendo visitare diverse maison nello stesso giorno, ha pochissimo tempo a disposizione in quanto il department store ha la necessità di offrire ai propri clienti la più ampia gamma di prodotti tra cui scegliere. Il buyer esegue così l’ordine ma sia il merchandiser – ovvero colui che inserisce o cancella il prodotto dalla collezione – sia il customer service, lo staff di vendita e la parte di produzione sono disconnessi e non collegati in tempo reale su ciò che sta accadendo in un determinato istante di campagna vendita. Il buyer pertanto procede con l’ordine dei capi e lo firma. Quello che potrebbe accadere però è che uno dei prodotti precedentemente ordinati non raggiunga, a seguito di tutti gli ordini raccolti, i quantitativi minimi per l’avvio della produzione con il conseguente cancellamento del capo. Queste sono tutte quantità di ordinato che vengono perse e che non arriveranno mai nel negozio, il che significa non una mancata vendita ma una mancata produzione. E anche qui la tecnologia entra in gioco per portare valore immediato. La Digital Business Platform (DBP) di Software AG permette, infatti, di collegare tutti i tavoli di lavoro facendoli diventare tavoli multimediali con l’obiettivo di far vivere un’esperienza completamente diversa ad ogni singolo buyer. Un tavolo digitale interattivo dove è possibile selezionare ogni singolo prodotto da ordinare facendo coesistere tutti gli altri attori facenti parte del processo (merchandiser, coloro che seguono la produzione e terzisti produttori della merce) in tempo reale. Fornendo l’istantaneità delle informazioni a tutti i diversi attori in campo si può ottimizzare tutta l’attività e ridurre gli articoli non prodotti causa mancato raggiungimento dei minimi produttivi. C’è inoltre la possibilità, da parte del merchandiser, di indirizzare ad esempio l’acquisto del buyer su determinati specifici prodotti che il vendor vuole spingere o che piacciono al buyer confrontando in tempo reale i suoi ordini passati. La piattaforma ha la possibilità, inoltre, di abilitare tutta una serie di scenari di omnicanalità sia a livello di comunicazione tra magazzino, negozio, approccio online, mobile e tramite l’assistente di vendita ma anche tutta una serie di scenari in cui mettere a fattor comune tutte le divisioni aziendali che sono le arterie fondamentali del business. La disponibilità del capo è solo la fine di un processo che deve necessariamente diventare più performante ed ottimizzato. La vera innovazione si chiama “showroom digitale”, che, basandosi sulla piattaforma aperta Software AG, permette di risolvere a 360 gradi tutte le problematiche di agilità, efficienza, efficacia per un mercato, quello retail, sempre in evoluzione. Si ha la possibilità di dare visibilità in tempo reale e la governance di tutto quello che sta accadendo su quello specifico tavolo multimediale o, in generale, su una specifica campagna vendite. Il merchandiser può, a sua libera scelta oppure secondo determinate regole, decidere come veicolare una campagna vendite. Ad esempio ha la possibilità di cancellare dalla campagna vendita uno specifico prodotto (perché poco ordinato) e in tempi estremamente ridotti rispetto a quello che accade in una campagna tradizionale. Questo permette di far focalizzare i buyer presenti ad ogni singola campagna vendita sui prodotti che si desiderano evitando ordini “persi” e raggiungendo il duplice scopo di ottimizzare i processi aziendali e aumentare la soddisfazione del buyer stesso. La tecnologia che sempre più sta permeando la società consente di migliorare notevolmente la percezione del buyer, il quale può ottimizzare al massimo la propria attività con l’aumento di soddisfazione anche del department store, che vedrà giungere presso i propri scaffali i migliori capi di quella specifica campagna vendite potendo offrire estrema qualità ai propri clienti. Anche il buyer può vivere così una nuova esperienza di acquisto ottimizzando il proprio tempo e migliorando di conseguenza la qualità del proprio lavoro. A cura di Francesco Borraccino, Solutions Architect Software AG Italia The post Campagne vendita digitalizzate e un nuovo modo di fare il buyer appeared first on Data Manager Online.