TIM accende a Torino la prima antenna 5G a onde millimetriche in Italia
Nuovo primato nazionale raggiunto da TIM in collaborazione con Ericsson. Prima applicazione in campo di ‘realtà virtuale’ con la nuova tecnologia: dal Politecnico effettuata la visita immersiva di Piazza Carlo Alberto TIM accende a Torino i motori del 5G e parte con la prova su strada della rete più veloce d’Italia. E’ stata infatti attivata oggi presso il Politecnico di Torino la prima antenna 5G a onde millimetriche sull’intero territorio nazionale, grazie alla quale si è raggiunta oggi la connessione record oltre i 20 Gigabit/s, il massimo dimostrato dalla nuova tecnologia in ambito urbano. Un nuovo primato TIM, realizzato in collaborazione con Ericsson, che ha consentito di far conoscere le potenzialità della rete 5G, utilizzando la banda di frequenza a 28 GHz su onde millimetriche, sui cui TIM sta sviluppando innovazione insieme a partner di livello mondiale, come Qualcomm Technologies Inc. Inoltre per la prima volta in Italia su un sistema di rete sperimentale 5G è stato realizzato un servizio di visita virtuale in tempo reale. Dal Politecnico di Torino è stato possibile visitare Piazza Carlo Alberto pur trovandosi dall’altra parte della città. Una guida avatar ha accompagnato il visitatore – dotato di visore e sensori – nella storica piazza, dando così la possibilità di sperimentare le capacità della virtual reality. Un’esperienza immersiva ottenuta attraverso l’alto livello di velocità della rete 5G che rende immediata – in millesimi di secondo – l’interazione tra guida, ambiente virtuale e visitatore. E questo è solo l’inizio: prossimamente i turisti appassionati della storia sabauda potranno entrare nei musei comodamente seduti sul divano di casa a New York o in qualsiasi altra città del pianeta. Torino, forte delle eccellenze scientifiche come il Politecnico, si conferma così la capitale d’Italia del 5G e tra le prime città d’Europa ad avere una rete mobile di nuova generazione. La connessione record segue il protocollo d’intesa siglato lo scorso marzo tra TIM e il Comune di Torino, per la realizzazione del progetto “Torino 5G”, che prevede una progressiva copertura della città con la rete di nuova generazione entro il 2020. Con la partnership su Torino, TIM ed Ericsson rafforzano una collaborazione avviata lo scorso anno con il programma “5G for Italy”, che sta dando vita ad un ecosistema aperto per la realizzazione di progetti innovativi e servizi abilitati dalla rete di quinta generazione. In questo contesto si consolida la storica collaborazione tra TIM e Politecnico di Torino: nel corso del 2018 saranno realizzate attività di ricerca congiunte sul 5G per lo sviluppo di applicazioni di nuova generazione. La rete 5G, con una capacità trasmissiva 20 volte superiore a quella dell’attuale 4G, sarà in grado di connettere un numero molto grande di oggetti e persone per offrire servizi innovativi di elevata qualità, personalizzati e molto coinvolgenti. Per “Torino 5G” TIM sta infatti sviluppando applicazioni dedicate alla valorizzazione del patrimonio culturale e artistico oltre che nuove soluzioni di smart city, monitoraggio ambientale, public safety, automotive, industry 4.0, sanità, education, mobilità e sicurezza stradale, logistica e smart agricolture. L’iniziativa conferma l’impegno di TIM nel processo di trasformazione digitale del Paese, basato su infrastrutture ed applicazioni che avranno un impatto positivo in tutti i settori del mercato e sullo stile di vita delle persone, per accompagnarle nella futura “Gigabit society”, in cui l’azienda intende giocare un ruolo da protagonista. The post TIM accende a Torino la prima antenna 5G a onde millimetriche in Italia appeared first on Data Manager Online.
Equinix estende l’Internet Exchange in nove nuovi mercati
La principale azienda di interconnessione e data center al mondo potenzia la presenza di IX in Europa e nelle Americhe Equinix annuncia l’espansione di Equinix Internet Exchange in nove nuove aree metropolitane nelle regioni EMEA e Americhe nel quarto trimestre 2017 e all’inizio del 2018, tra cui Amsterdam, Denver, Dublino, Francoforte, Houston, Londra, Manchester, Milano e Stoccolma. La notizia arriva a seguito di un altro comunicato di Equinix in cui ha annunciato una nuova fase dell’evoluzione della propria piattaforma globale attraverso la connessione fisica diretta e virtuale dei propri data center International Business Exchange (IBX) in tutto il mondo, per consentire ai clienti di connettersi on demand a qualsiasi altro cliente, da qualsiasi location di Equinix. Equinix Internet Exchange consente ai driver di traffico Internet, inclusi i fornitori di servizi Internet e di contenuti, di effettuare il peering del traffico in modo facile ed efficace ed espandere le operazioni a livello globale. È il principale provider di Internet Exchange al mondo, provvede alla maggior parte delle reti (1.100 ASN), sostenendo la maggior parte del traffico (7.500+ Gbps di traffico globale), nella maggior parte delle location (31 metropolitane in tutto il continente americano, EMEA e APAC). Insieme a servizi aggiuntivi inclusi nel portfolio Equinix, tra cui Cross Connects ed Equinix Connect, Equinix offre una suite di servizi completa che fornisce alle reti IP la più alta qualità e le più basse opzioni di TCO per la gestione e lo scambio del traffico IP. Dato che Equinix espande la propria presenza globale, offrirà questa suite completa di servizi di interconnessione all’interno di ogni area metropolitana in cui opera l’azienda. Mentre il traffico IP guidato dal cloud, mobile, IoT, video, giochi e data/analytic continua a crescere, la necessità di reti per lo scambio di traffico privato, o “peer”, sta accelerando. Equinix risponde a questa esigenza espandendo le capacità di peering al confine digitale in prossimità di consistenti popolazioni di utenti, app, dati e contenuti. Ciò permette ai service provider e ai loro clienti di operare in modo più efficiente, migliorando le prestazioni, la velocità e l’affidabilità della rete end-to-end riducendo al contempo i costi generali di transito IP. Oltre alle espansioni annunciate oggi, Equinix Internet Exchange è attualmente offerto in 11 aree metropolitane nelle Americhe (Atlanta, Chicago, Dallas, Los Angeles, Miami, New York, San Paolo, Seattle, Silicon Valley, Toronto, Washington, DC), in cinque aree metropolitane in EMEA (Ginevra, Helsinki, Parigi, Varsavia, Zurigo) e in sei aree in APAC (Hong Kong, Melbourne, Osaka, Singapore, Sydney, Tokyo). Equinix continuerà a collaborare in mercati chiave con altri Internet Exchange, come AMS-IX, LINX, DE-CIX, TorIX e JPNAP, e allo stesso tempo offre anche il servizio Equinix Internet Exchange per fornire alle reti una piattaforma alternativa e solida di Internet Exchange a livello globale. La base globale di Equinix composta da 9.500 clienti è altamente interconnessa su più mercati. Sfruttando Equinix Internet Exchange, i clienti possono trarre vantaggio dal nuovo potenziale business per interconnettersi con clienti e partner attraverso la propria supply chain digitale e creare ulteriore valore di business attraverso gli ecosistemi verticali. Mike Leber, CEO and Founder, Hurricane Electric: “Visto che Hurricane Electric si sta espandendo in Europa, Asia Pacifico e Nord America, è essenziale collaborare con la piattaforma di data center più interconnessa del mondo: l’espansione dei mercati coperti da Equinix IX contribuirà ad accelerare la crescita del nostro business dato che stiamo scalando 6.662 reti peer con cui oggi gestiamo il traffico dati: la densità e la portata dei peer disponibili sulla Piattaforma Equinix e il crescente sviluppo del traffico IP da cloud, mobile e IoT sono indicazioni positive che il nostro mercato di riferimento continuerà ad espandere.” Courtney Munroe, Group Vice President, Worldwide Telecommunications Research, IDC: “Nessun altro operatore di data center o di scambio dispone di più peer o traffico o sta crescendo più velocemente di Equinix. Il traffico di peering sta crescendo 2,3 volte più velocemente rispetto ai primi tre scambi di peering pubblici combinati e ha il volume più elevato di traffico di peering su una fabric condivisa.” Bill Long, Vice President, Interconnection, Equinix: “Con la crescita del traffico IP che continua ad accelerare, è più importante che mai che la comunità di peering IP abbia una soluzione Internet Exchange scalabile, affidabile e globalmente consistente in tutti i mercati in cui vogliono fare il peering di traffico”. The post Equinix estende l’Internet Exchange in nove nuovi mercati appeared first on Data Manager Online.
Google Assistant arriva sui tablet Android
Il supporto vocale aggiornato, già sui principali smartphone col robottino verde, è pronto a sbarcare sulle tavolette Marshmallow e Nougat La decisione originaria di Google, diffondere il suo assistente solo su smartphone, non era quella giusta. La compagnia parte del gruppo Alphabet è infatti tornata sui suoi passi, ufficializzando la prossima disponibilità di Google Assistant anche per i tablet Android con almeno la versione Marshmallow o Nougat del sistema operativo. Big G non ha rilasciato una lista completa dei dispositivi supportati, limitandosi a comunicare la necessità dell’update a OS 6 o t e, stando a questo dettaglio, possiamo tranquillamente includere nei tablet device come il Galaxy Tab S3, lo ZenPad 3S 10, il MediaPad M3 8.0 di Huawei e molti altri. Il limite è semmai un altro: almeno all’inizio, Google Assistant sarà disponibile per chi usa la lingua inglese negli Stati Uniti e non in Europa. Strategia globale La restrizione geografica riguarda solo il comparto tablet, visto che su smartphone la situazione è decisamente più estesa. Anzi Google ha di recente aperto l’avvento di Assistant anche sui telefonini con Lollipop, in precedenza esclusi. Avranno l’app chi utilizza l’idioma inglese in Inghilterra, India, Australia, Canada e Singapore, lo spagnolo in USA, Messico e Spagna e, più in la nel 2018, anche i residenti in Italia, Giappone, Germania, Brasile e Corea del Sud. L’obiettivo è chiaro: permettere alla stragrande maggioranza di utenti Android di godere delle più recenti tecnologie a bordo dei loro dispositivi, incrementando allo stesso tempo la fetta di terminali con sistemi aggiornati, lasciando morire quelli più vecchi. Stando alla strategia dell’azienda, presto Assistant sarà su oltre l’80% di tutti i device Android al mondo, spingendo chi ha ancora KitKat (se non versioni antecedenti) a passare oltre. The post Google Assistant arriva sui tablet Android appeared first on Data Manager Online.
BIORFARM, una campagna di crowdfunding per diventare la più grande azienda agricola digitale al mondo
La startup partecipata da H-FARM consente di adottare un albero dal produttore locale e ricevere a casa i frutti della raccolta. Già oltre 1.500 gli alberi adottati Diventare la più grande azienda agricola digitale al mondo. È questo l’obiettivo di BIORFARM, l’innovativa startup calabrese di adozione a distanza di alberi da frutto, partecipata da H-FARM, che per realizzarlo ha lanciato una campagna di crowdfunding sul portale CrowdFundMe. Biorfarm è la startup che lavora con produttori agricoli locali biologici e si propone come alternativa alle attuali filiere di distribuzione di frutta con l’obiettivo di restituire dignità ai piccoli agricoltori proteggendo allo stesso tempo la biodiversità italiana e garantendo un prodotto migliore ai consumatori finali. Grazie a Biorfarm è possibile “adottare” direttamente l’albero dal produttore locale e quindi ricevere a casa i frutti della raccolta. Già oltre 1.000 persone in tutta Italia (e Olanda) sono utenti BIORFARM e hanno adottato più di 1.500 alberi da frutto. Oggi Biorfarm, tra le startup selezionate lo scorso anno per partecipare al Food Accelerator di H-FARM realizzato in partnership con Cisco, lancia la sua prima campagna di equity crowdfunding: attiva da pochi giorni, la campagna apre le porte della famiglia BIORFARM permettendo a tutti di diventare soci della startup e di contribuire a rivoluzionare il mondo dell’agricoltura sostenibile, che abbatte le barriere della filiera di produzione tra gli agricoltori locali e i milioni di consumatori bio. Obiettivo del crowdfunding è raggiungere quota €80.000,00 per ampliare l’offerta ad altra frutta e ortaggi distribuendo a tutti qualsiasi prodotto Bio di alta qualità dalla propria farm digitale su BIORFARM. Sarà avviato inoltre un progetto pilota in Germania: lo sviluppo al di fuori dei confini nazionali verrà pianificato entro il 2019 per estendere le opportunità di nuove collaborazioni con agricoltori locali e imprese commerciali all’estero. Inoltre, sarà perfezionata la piattaforma web e implementata un’App che faciliti l’interazione tra produttore e consumatore e migliori l’esperienza dal punto di vista digitale. Perché il crowdfunding I trend di mercato sono tutti a supporto della soluzione ideata da Biorfarm e della value proposition: i consumatori sono sempre più sensibili a tematiche come l’innovazione nei sistemi alimentari, le tecnologie per la sostenibilità e la sicurezza in agricoltura, l’uso efficiente delle risorse idriche. Il modello dell’agricoltura digitale realizzato da Biorfarm è unico in Europa e in linea con gli obiettivi del programma Horizon 2020. Per sostenere la startup basta visitare la pagina di BIORFARM sulla piattaforma CrowdFundMe e cliccare su Investi, a questo link. The post BIORFARM, una campagna di crowdfunding per diventare la più grande azienda agricola digitale al mondo appeared first on Data Manager Online.
Groupama Assicurazioni, l’evoluzione dell’insurtech
Il nome scelto per il progetto è rapido ed efficace. Due sole parole, ma significative. Perché Be Digital, l’iniziativa per riorientare tutte le persone in azienda verso il digitale, organizzata dalla direzione risorse umane di Groupama Assicurazioni, racchiude in sé gli obiettivi chiave del progetto. Che sono soprattutto quelli di creare «un contesto fertile allo sviluppo del digitale, facilitando la comprensione dei principali fenomeni e rendendoli alla portata di molte persone con caratteristiche diverse, attraverso una serie di strumenti di apprendimento e con un approccio modulare e flessibile» – spiega Carla Bellavia, direttore HR e organizzazione di Groupama Assicurazioni. Con 820 dipendenti e una rete di più di mille agenti, la Compagnia, con sede centrale a Roma Eur, è la prima filiale estera di Groupama, un gruppo assicurativo e bancario di dimensione internazionale. In Italia, che rappresenta il primo mercato all’estero per importanza, il Gruppo opera con un’offerta che copre tutte le aree: la casa, l’auto, la salute, il risparmio, la protezione, la previdenza e il lavoro. L’innovazione a supporto di dipendenti, agenti e clienti – Su tutto, spicca una caratteristica chiave: l’innovazione, della quale Groupama Assicurazioni ha già una sua tradizione, ma negli ultimi tre-quattro anni, ne ha fatto una bandiera, con numerose proposte di prodotto che attingono alle nuove frontiere dell’insurtech, come viene definito oggi il prepotente ingresso della digitalizzazione nell’ambito insurance, analogamente a quanto avviene nel mondo banking con il fintech. «Da tempo, abbiamo iniziato a sviluppare e proporre sul mercato, riscontrando un’ottima accoglienza, prodotti e polizze telematiche associate a device digitali. Ne sono un esempio le box, principalmente diffuse nel mondo casa e auto, capaci di dialogare con app dedicate in grado di migliorare la customer experience» – spiega Carla Bellavia. In queste nuove frontiere dell’insurance, è interessante notare che «l’Italia costituisce un laboratorio di innovazione, in quanto si tratta del secondo mercato al mondo, dopo gli Stati Uniti, della telematica» – prosegue Carla Bellavia, notando che l’accoglienza sul mercato di questi nuovi prodotti assicurativi non è data unicamente dal risparmio, che si ha per esempio nel caso di auto dotata di “black box”, ma anche dal fatto che «il cliente informato, grazie alla consulenza del suo agente, sceglie le polizze telematiche perché sa che a corredo vi sono anche servizi evoluti». .@Groupama #Assicurazioni Carla Bellavia Le #HR al centro del cambiamento @aidpliveClick To Tweet Trasformare l’organizzazione – È in questo contesto di trasformazione digitale che nasce l’esigenza di trasformare anche le organizzazioni: «L’impatto delle nuove tecnologie sulle organizzazioni e sulle persone è stato ed è fortissimo» – sottolinea Carla Bellavia, «basti pensare che nelle aziende si sperimentano sia gli effetti dei fenomeni cosiddetti “social”, legati ai nuovi modelli relazionali e di comunicazione, sia quelli legati all’introduzione di nuove tecnologie, in chiave di produttività e modalità operative». In questo senso, la trasformazione digitale è quindi «soprattutto una trasformazione “umana”, che richiede lo sviluppo di nuove competenze, e impone anche un “mindset” diverso, in grado di massimizzare il contributo della tecnologia a servizio del business e delle persone» – spiega Carla Bellavia. Accompagnare i cambiamenti – Con questo scenario, le direzioni HR «devono accompagnare i cambiamenti e quindi evolvere a loro volta in termini di modelli e sistemi gestionali, oltre che di modalità di comunicazione e relazione, acquisendo nuove competenze in ambito business, tecnologico e marketing» – fa notare Carla Bellavia, spiegando che «in Groupama Assicurazioni abbiamo avviato questo processo alcuni anni fa, specializzando alcuni ruoli HR in chiave di business partnership, associando alla funzione HR anche quella di organizzazione a supporto delle realtà operative, e massimizzando l’utilizzo di tutti gli strumenti digitali sia per la comunicazione interna ed esterna con candidati e dipendenti (sito web, intranet, Facebook, Linkedin, YouTube solo per citarne alcuni), sia per la gestione dei principali processi HR e organizzazione (con software dedicati e portali nella logica di employee self service)». Il progetto in dettaglio – Per affrontare al meglio la trasformazione, riorientando le persone e l’organizzazione al digitale, Groupama Assicurazioni ha quindi intrapreso il progetto Be Digital, articolato su un disegno modulare, con un approccio diverso dalla formazione tradizionale. Partito all’inizio di quest’anno, il progetto si è concluso a settembre scorso con l’ultimo evento in programma, e già nel sottotitolo dimostrava la sua caratteristica di percorso alla conquista del «pianeta digitale». L’idea di fondo – spiega Carla Bellavia – era quella di «concentrarci sulla digital awareness, avvicinando tutte le persone al digitale, con lo scopo di superare la “diffidenza” tuttora presente in chi associa il digitale all’informatica, intesa come materia per tecnici». È nato quindi un programma, a partecipazione volontaria, articolato in diverse sezioni, tra cui una piattaforma di e-learning, sempre accessibile 24 ore su 24; uno strumento di auto-valutazione delle competenze digitali; e 12 “pillole formative”, costituite da brevi video su una selezione di temi attinenti al digitale ed emessi ogni due settimane per la durata del programma. Tutto questo è stato supportato da una campagna di comunicazione interna, anche tramite una newsletter che evidenziava i temi chiave del momento. .@Groupama Come guidare il cambiamento digitale, facendo leva sulle #HR? @aidpliveClick To Tweet Non solo online – Oltre a questa parte interamente online, sono state previste anche iniziative come il “reverse mentoring”, nel quale alcuni giovani, per loro natura più “digitali” degli altri colleghi, si sono messi a disposizione nel corso di eventi informali denominati Digital Breakfast per raccontare le nuove tecnologie e il loro uso. Infine, al termine del progetto, il 25 settembre scorso, si è tenuta una giornata – il Digital Day – alla quale hanno preso parte i primi 50 dipendenti che hanno completato l’iniziativa Be Digital, 50 agenti provenienti da diverse aree, e una rappresentanza del management, per un totale complessivo di 150 persone. Elementi di riflessione – Nella valutazione di Carla Bellavia, si è trattato di «un’esperienza estremamente positiva, con un’ottima partecipazione, forse dovuta anche al fatto che l’iniziativa era pensata per l’intera popolazione aziendale, con un approccio trasversale di tipo “culturale”, cioè con l’obiettivo di sviluppare cultura, invece di insegnare qualcosa alle persone come spesso
ISSpresso conclude con successo la missione “caffè nello spazio”
La prima macchina espresso a capsule per lo spazio termina la sua permanenza a bordo della Stazione Spaziale Internazionale. ISSpresso è stata protagonista di 11 spedizioni spaziali: la sua avventura è iniziata a maggio 2015 durante la missione “Futura” di Samantha Cristoforetti e si è conclusa oggi con la missione dell’ASI “Vita” dell’astronauta ESA Paolo Nespoli Dopo 32 mesi di permanenza sulla Stazione Spaziale Internazionale (ISS), a 400 chilometri di distanza dalla terra, si conclude oggi la missione “caffè nello spazio”, che ha avuto come protagonista ISSpresso: l’innovativa macchina a capsule installata all’interno del Nodo 1 dell’ISS e realizzata da Argotec per Lavazza – in partnership con l’Agenzia Spaziale Italiana (ASI). Un lungo viaggio iniziato il 3 maggio 2015 durante la missione “Futura” – con Samantha Cristoforetti che ha potuto gustare il primo caffè espresso della storia in stato di microgravità – e terminato con la missione “Vita” dell’Agenzia Spaziale Internazionale, che ha visto impegnato l’astronauta italiano dell’ESA Paolo Nespoli nel suo terzo viaggio tra le stelle. In oltre due anni trascorsi nello spazio, ISSpresso ha percorso più di 650 milioni di chilometri a una velocità di 28.000 km/h, ha ammirato dalla Stazione Spaziale Internazionale circa 15.500 albe ed è stata protagonista di molti momenti di convivialità e di piacere in ben 11 spedizioni spaziali. ISSpresso ha permesso agli equipaggi di gustare un espresso a regola d’arte, nello spazio come a casa, portando per la prima volta l’autentico espresso Lavazza in condizioni estreme, dove i princìpi che governano la fluidodinamica sono completamente differenti rispetto a quelli terrestri. La crema e il caffè non erano miscelati come sulla terra, ma venivano separati, trasformando la tazzina tradizionale in uno speciale sacchetto detto “pouch”. Le operazioni di preparazione restavano però immutate, così da garantire la massima praticità e semplicità per un espresso da gustare attraverso una cannuccia. L’innovativo sistema a capsule ha permesso, inoltre, la preparazione di caffè lungo, bevande calde e brodo attraverso la reidratazione degli alimenti. Il valore e l’innovazione del progetto italiano ISSpresso sono stati raccontati dai media di più di 30 Paesi in tutto il mondo, con un eco sui social media che ha raggiunto più di 950 milioni di impression, e la presenza in diversi e prestigiosi eventi come: “Impact. Innovate. Integrate”, il forum sull’innovazione e la digitalizzazione dell’industria meccanica di Chicago, la mostra “Astronauts” alla Cité de L’espace di Tolosa, l’Expo 2017 – Future Energy in Kazakistan, sul set del film LIFE, pellicola americana ambientata in orbita sulla stazione spaziale internazionale. L’interesse per il progetto è cresciuto quindi in tutto il mondo, tanto che il celebre Victoria & Albert Museum di Londra ha scelto di includere un modello della macchina all’interno della mostra “The Future Starts Here”. Così, dal 12 maggio 2018, ISSpresso sarà esposta tra gli oltre 100 oggetti di design che contribuiscono a dare forma al mondo di domani. The post ISSpresso conclude con successo la missione “caffè nello spazio” appeared first on Data Manager Online.
2018: i cybercriminali puntano ai Bitcon
Società, criptovalute e IoT sempre più spesso nel mirino dei cybercriminali Anche nel 2017 il ransomware è stato il protagonista dell’anno per quanto concerne la sicurezza IT. WannaCry e NotPetya hanno dimostrato che i criminali hanno perfezionato le proprie tecniche e che le aziende sono oggetto di attacchi mirati. Gli esperti di sicurezza G DATA non possono dichiarare il cessato allarme per il 2018, al contrario si aspettano un ulteriore incremento del livello delle minacce. A fronte di tassi di interesse sul capitale sempre più bassi, un crescente numero di persone investe in criptovalute come i Bitcoin. I cybercriminali non sono da meno, hanno creato nuovi modelli di business illegale particolarmente lucrativi e tentano di accaparrarsi la propria fetta di criptovalute con script per il mining e altri attacchi. G DATA prevede di chiudere il 2017 con la rilevazione di almeno dieci milioni di nuovi ceppi di malware per Windows e più o meno tre milioni e mezzo per Android. Le statistiche mostrano che il livello di minaccia è in costante aumento. Molte attività quotidiane come le transazioni bancarie o gli acquisti vengono effettuate online. La conduzione di tali attività diventa di giorno in giorno sempre più semplice grazie all’utilizzo di supporti operativi quali gli assistenti vocali e ad una migliore fruibilità. Cosa che aumenta altresì il raggio d’azione dei criminali. “I Bitcoin e le altre criptovalute stanno infrangendo record su record. Sempre più persone si interessano alle valute digitali. I criminali sfruttano questo trend, focalizzandosi sempre più sugli utenti Internet attivi in questo ambito“ spiega Tim Berghoff, G DATA Security Evangelist. “Inoltre, ci aspettiamo di vedere molti più attacchi su larga scala condotti ai danni di piattaforme che in precedenza non erano mai state prese in considerazione, dato che solo di recente soluzioni IoT, come gli assistenti personali digitali e i dispositivi domotici, sono entrati nel mercato di massa. Sicurezza IT: previsioni 2018 Maggiore attenzione all’IoT: i dispositivi intelligenti sono presenti tanto in ambito residenziale quanto aziendale / industriale. L’Internet of Things non è più solo una moda, per molti utenti è uno strumento quotidiano. Nel 2018 i cybercriminali daranno vita ad attività illegali mirate. Attacchi ransomware in crescita: nel 2017 i cybercriminali hanno ottenuto enormi profitti dall’utilizzo di questa forma di estorsione virtuale. Le tecniche sono diventate sempre più raffinate. In virtù di ciò, per il 2018 ci si attende un’ulteriore aumento dei malware che chiedono un riscatto. Estorsione di dati riservati: il furto di dati è stato un business estremamente lucrativo per molti anni. In passato i cybercriminali hanno messo in vendita i dati ottenuti sul dark web. Gli esperti di G DATA hanno però riscontrato un trend diverso: le aziende a cui sono stati criminali minacciano le aziende alle quali hanno estorto illegalmente i dati richiedendo un riscatto. Attacchi agli assistenti vocali: Sempre più utenti si affidano ad assistenti personali come Siri e Alexa. Nel 2018, gli esperti di sicurezza G DATA si aspettano primi attacchi di successo contro queste piattaforme e la nascita dei primi (?) modelli di business redditizio. Nuove normative sulla protezione dei dati: La data d’entrata in vigore del GDPR Europeo si avvicina inesorabilmente. La nuova normativa entrerà in vigore il 25 maggio 2018. Molte società sono ancora molto indietro in termine di conformità alle nuove leggi. Entro la data di scadenza, le aziende dovranno garantire che i dati sensibili dei propri clienti vengano elaborati e tutelati nel rispetto della legge. G DATA ritiene che circa il 50% delle aziende non si sarà adeguato integralmente al contenuto della normativa europea prima della sua data di decorrenza. Criptovalute come vettore di attacco: L’euforia generata dalle criptovalute rievoca la corsa all’oro del diciannovesimo secolo. A fronte di un investimento sempre più massiccio in monete digitali, i cybercriminali stanno compiendo sforzi concertati con l’intento di derubare gli utenti. The post 2018: i cybercriminali puntano ai Bitcon appeared first on Data Manager Online.
Emofilia, arriva la terapia con singola infusione
Una cura rivoluzionaria per l’emofilia evita punture periodiche e gli effetti durano mesi I ricercatori britannici del Barts Health NHS Trust e della Queen Mary University hanno ottenuto un incredibile risultato approntando una nuova terapia genica contro l’emofilia descritta sul New England Journal of Medicine. La cura prevede una singola infusione i cui effetti durano molti mesi invece che punture continue ripetere ciclicamente e che comportano ogni volta sanguinamento. Un risultato che va oltre le aspettative L’emofilia è una malattia genetica che determina la carenza o addirittura assenza di una proteina del sangue fondamentale per la coagulazione. L’idea dei ricercatori è stata quella di inserire il gene corretto nel corpo dei pazienti con il tipo A della malattia, quella che causa un deficit del fattore VIII della coagulazione. Seguiti nell’arco di diciannove mesi, tutti i pazienti hanno ottenuto miglioramenti tali da poter interrompere il trattamento per la malattia, mentre undici hanno addirittura raggiunto i livelli di fattore VIII tornare normali o quasi normali. “Il risultato va molto oltre le aspettative – afferma John Pasi, il ricercatore principale -. Quando abbiamo iniziato consideravamo un grande successo un aumento del 5% dei livelli, quindi vedere valori normali o quasi normali e una grande riduzione dei sanguinamenti è semplicemente fantastico”. La testimonianza L’efficacia della terapia è testimoniata dalle parole di Jake Omer, paziente di 29 anni che ha sperimentato il trattamento. “E’ veramente strano non doversi preoccupare di sanguinare o di sviluppare ematomi – racconta -. La prima volta che ho notato la differenza è stato circa quattro mesi dopo il trattamento, quando ho fatto cadere un peso in palestra, colpendo il gomito duramente. Sono andato nel panico pensando che sarebbe stato molto “brutto”, ma dopo una notte con del ghiaccio applicato è tornato normale. E’ stato in quel momento che ho avuto la prova che la terapia genica aveva funzionato”. Questa pubblicazione arriva pochi giorni dopo quella di un altro test che riguardava una terapia genica per l’emofilia B, che determina una carenza di un altro fattore di coagulazione detto fattore IX. Anche con questa ricerca i valori si sono alzati, con una riduzione del sanguinamento del 97%. Nel nostro Paese sono circa 5mila i pazienti con emofilia, di cui 4mila colpiti dalla malattia di tipo A e mille da quella di tipo B. The post Emofilia, arriva la terapia con singola infusione appeared first on Data Manager Online.
Con l’interconnessione di vRack, OVH rende i servizi cloud più affidabili e sicuri
OVH presenta l’innovativa soluzione vRack, che consente di mettere in comunicazione in modo sicuro server e servizi distribuiti sul territorio, garantendo prestazioni e affidabilità dei collegamenti Realizzata da OVH, la tecnologia vRack permette di interconnettere i servizi OVH all’interno di una o più reti private sicure. In questo modo, le aziende clienti possono creare infrastrutture private complesse anche su un perimetro multi-datacenter distribuito a livello globale. Con vRack è possibile isolare i server principali e creare di fatto fino a 4.000 vLAN private, facendo in modo che le comunicazioni tra i server non passino sulla rete pubblica, garantendo livelli elevati di performance e grande affidabilità dei collegamenti. Quando si parla di cloud, la flessibilità è un elemento fondamentale di scelta. E vRack è una soluzione estremamente flessibile, che permette ai clienti di poter scegliere tra numerosi servizi di OVH, in ambito Infrastructure, Storage, Big Data, Private e Public Cloud. Se la sicurezza resta una delle preoccupazioni principali delle aziende che prendono in considerazione il passaggio al cloud, e ne rappresenta il freno principale per il 40% secondo l’Osservatorio Cloud & ICT as a Service, la scelta di policy di security avanzate permette di garantire alla vLAN lo stesso livello di sicurezza delle reti locali interne, a ulteriore tutela della rete e dei dati che transitano su di essa. Grazie a interconnessioni in fibra ottica implementate e gestite con l’utilizzo di dispostivi DWDM, la rete proprietaria di OVH permette di raggiungere prestazioni all’avanguardia. I collegamenti tra i vari datacenter sono multipli, in modo da poter modificare le rotte all’istante se necessario, sfruttando al meglio la banda di 12 Tbps esistente e in continua espansione. La tecnologia vRack è operativa tra i diversi datacenter proprietari di OVH distribuiti nel mondo, tra Europa, America del Nord e area Asia/Pacifico. Grazie al suo utilizzo, i clienti possono creare una propria rete privata, mettendo in collegamento le diverse soluzioni OVH di cui dispongono, in modalità ridondante o distribuita, anche quando queste sono presenti su più datacenter distanti tra loro. La tecnologia vRack Connect consente inoltre ai clienti di estendere le proprie infrastrutture on premise ai datacenter di OVH. The post Con l’interconnessione di vRack, OVH rende i servizi cloud più affidabili e sicuri appeared first on Data Manager Online.
Gli Stati Uniti rinunciano alla Net Neutrality
La FCC ha cancellato le norme a tutela della Net Neutrality e ciò significa che le aree rurali del Paese potrebbero avere un accesso ulteriormente limitato al web Internet dovrebbe essere una piattaforma libera e aperta ma negli Stati Uniti si sta concretizzando la possibilità di una Rete a due velocità. La Federal Communications Commission (FCC), agenzia che si occupa di gestire le telecomunicazioni negli USA, ha dato voto favorevole alla cancellazione delle norme introdotte nel 2015 per difendere la Net Neutrality. Con la scomparsa delle regole ratificate durante l’amministrazione di Barack Obama, i provider o ISP potranno scegliere di garantire una maggiore velocità di banda ad alcuni servizi e piattaforme rallentando quelli di altri. Eliminare la Net Neutrality significa che molte aree rurali statunitensi già colpite dal cosiddetto digital divide, cioè che usufruiscono di connessioni più lente rispetto al resto del Paese, potranno collegarsi al web attraverso un unico ISP e vedranno quindi limitata la loro libertà di scelta. Più della metà degli USA potrebbe subire le conseguenze del provvedimento. Inoltre è possibile che in futuro i provider possano imporre ulteriori sovrapprezzi. Contro la decisione della FCC si sono già scagliate molte delle multinazionali del web che in Europa sono accusate di non pagare il giusto ammontare di tasse. Aziende come Google, Facebook, Netflix, Microsoft, Uber e Amazon si sono raccolte sotto la bandiera della Internet Association e sono pronte a passare alle vie legali per chiedere al Congresso l’annullamento del provvedimento che elimina la Net Neutrality. “L’industria di Internet si oppone all’abrogazione dell’Open Internet Order del 2015 voluta da Ajit Pai. Il voto di oggi rappresenta un distacco da oltre un decennio di consento ampio e bipartisan sulle regole che governano il mondo online. Fare affidamento sugli ISP e sulle loro promesse non garantisce la neutralità della Rete ed è un male per gli utenti”, afferma Michael Beckerman, presidente e CEO della Internet Association. The post Gli Stati Uniti rinunciano alla Net Neutrality appeared first on Data Manager Online.