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Il nuovo approccio alla security nell’era del cloud

La posta elettronica, gli storage legati agli applicativi di office automation, i sistemi gestionali e CRM stanno lentamente ma inesorabilmente migrando verso il cloud. I vantaggi di questo approccio sono inequivocabili. Ma occorre fare attenzione Uno dei macro-trend attuali è lo spostamento verso il cloud di tecnologie storicamente gestite internamente.  Purtroppo, gli evidenti benefici del cloud diventano troppo spesso una molla che porta a sottoscrivere contratti, senza considerare i cambiamenti di una simile decisione sull’abitudine di lavoro degli utenti e sulla sicurezza dei dati aziendali. Per discuterne partiamo da una evidenza: quando i dati sono nel cloud, l’azienda rischia di perderne il controllo. Decenni di IT gestito internamente, ci hanno abituati a considerare sicure le nostre informazioni solo per il fatto di avere alle spalle un firewall che impediva gli accessi dalla rete pubblica alla rete privata. Il cloud cambia il paradigma: quando i dati sono nel cloud diventano completamente accessibili da parte di chi effettua una autenticazione, a prescindere dal fatto che il dispositivo da cui viene effettuato l’accesso sia aziendale o personale o che chi accede abbia semplicemente sottratto le credenziali al legittimo utilizzatore. Quali sono gli elementi da considerare prima di effettuare il grande passo e quali gli strumenti che possono aiutarci a migrare in modo più sereno? IL RAPPORTO TRA UTENTE E DATI La prima cosa da considerare è il rapporto tra utente e dati. In una realtà di grande cambiamento, l’utente e il dato rimangono gli unici due elementi invarianti rispetto alla tecnologia. Quando l’utente entra in contatto con il dato, ovunque questi due elementi siano, si concretizza il rischio di perdita per un utilizzo non consono. Gli utenti vivono in un mondo digitale di cui non conoscono i limiti o i livelli di sicurezza. Diventa difficile distinguere tra realtà lavorativa e privata, con il risultato di riportare lo stesso schema di utilizzo, quando non gli stessi strumenti, all’interno dell’ambito aziendale. Quando il dato è online perché è l’azienda a fornire gli strumenti lavorativi, l’utente torna a interfacciarsi con esso, utilizzando le modalità a cui è abituato. La connessione da dispositivi personali con un livello di sicurezza incerto, o la condivisione di contenuti con utenti esterni, se non esplicitamente vietata, diventa un’abitudine non gestibile. Il primo passo è di cambiare il nostro approccio alla security, riparametrando le decine di strumenti già presenti in azienda verso la protezione di utenti e dati invece che di macchine e apparati di rete. Come riprendere il #controllo di #dati e #utenti anche nel #cloud @omatforumClick To Tweet APPROCCIO EDUCATIVO E STRUMENTI DI CONTROLLO A questo deve seguire un’educazione dell’utente verso l’utilizzo corretto degli strumenti e i rischi connessi alla mala gestione di questi ultimi. Questo approccio educativo deve sempre essere supportato da policy chiare e attivarsi nel momento in cui l’utente sta effettuando l’azione, invece di concretizzarsi in noiosi corsi online. Da ultimo, dotarsi di strumenti che possano aiutarci a riprendere il controllo dell’ambiente cloud aziendale come il CASB. Gli strumenti di CASB evoluti consentono di analizzare le attività svolte sull’ambiente cloud, dando evidenza della tipologia di file archiviati e del loro contenuto, di eventuali malware presenti sull’infrastruttura e dell’attività degli amministratori. La componente più interessante di alcuni di essi è di dare evidenza del comportamento anomalo degli utenti. Volumi anomali di download e upload, connessioni simultanee da luoghi distanti fra loro, così come richieste di condivisione verso utenti terzi di dati riservati, vengono evidenziati in maniera molto semplice. Se a queste funzionalità aggiungiamo la possibilità di consentire l’accesso unicamente ai dispositivi aziendali controllati, abbiamo ottenuto l’obiettivo di riprendere il controllo dei nostri dati e dei nostri utenti, anche nel cloud. Luca Mairani, Clusit evangelist Per saperne di più, l’appuntamento è a Omat Forum, il workshop dedicato alle nuove frontiere della gestione delle informazioni digitali. Info sulle prossime tappe su www.omatforum.it. The post Il nuovo approccio alla security nell’era del cloud appeared first on Data Manager Online.

Permetti di configurare il tuo prodotto per renderlo esclusivo

Configuratori di prodotto: Sono Software in grado di gestire e supportare  le variabili di prodotto; permettono di definire un articolo con una determinata combinazione di componenti, caratteristiche, funzionalità. Sono ancora rare le Software House che si occupano dello sviluppo di configuratori di prodotto, anche se le richieste continuano ad aumentare. Tra queste, abbiamo scelto come esempio i configuratori di prodotto sviluppati dalla Software House Cosmobile. Cosmobile sviluppa Configuratori di prodotto per Ecommerce, Mobile App e Web App. Strumenti avanzati, perfetti per costruire un’offerta personalizzata e vendere il proprio prodotto. Configuratori visuali molto intuitivi e d’immediato utilizzo, capaci di abbattere i tempi di scelta anche per combinazioni di prodotto eterogenee. Configuratori che hanno reso accessibili determinate attività, anche a clienti finali senza competenze tecniche. I configuratori sono perfettamente integrabili a qualsiasi sistema gestionale; sono pensati per funzionare anche offline, in assenza di connessione, e per essere utilizzabili e disponibili ovunque, in qualsiasi momento. Configuratori di prodotto per Ecommerce: Grazie al configuratore di prodotto per ecommerce, sviluppato con la piattaforma Magento, l’utente ha la possibilità di configurare ogni prodotto, customizzarlo e renderlo unico, secondo le sue necessità e il suo gusto. Con Magento, Cosmobile sviluppa innovativi configuratori ecommerce online, perfetti per chi offre prodotti molteplici con più opzioni disponibili. Configuratori complessi ma di facile utilizzo; configuratori per ecommerce responsive; configuratori ecommerce flessibili e dinamici; multi-step di configurazione con possibilità avanzate di personalizzazione di ogni articolo. I prodotti diventano così esclusivi e il cliente è guidato nella realizzazione del suo prodotto su misura. Tra le Case History dell’azienda, in tema configuratori di prodotto ecommerce, troviamo ad esempio Cipi Spa: impresa leader di merchandising, per la quale Cosmobile ha realizzato un ecommerce con configuratore flessibile. Cioè un configuratore che permette di scegliere qualsiasi personalizzazione, su più prodotti di ogni tipologia, dalle t-shirt alle chiavette USB. Ogni articolo è configurato in modo differente, può essere customizzato con stampe diverse, in più posizioni, secondo i propri gusti e le proprie necessità. Configuratori di prodotto per Mobile App Avere a disposizione configuratori di prodotto sui dispositivi Mobile, facilita e personalizza la scelta, sia da parte di figure professionali, che dei propri clienti. Si rende infatti più semplice l’utilizzo di prodotti e servizi complessi e strutturati. Molteplici, le combinazioni possibili offerte per customizzare ogni articolo. I plus dei configuratori di prodotto I configuratori di prodotto sono strumenti di vendita coinvolgenti ed efficaci; permettono di far costruire l’offerta al cliente; ottimizzano costi e tempi di gestione legati all’attività commerciale. Inoltre il cliente può vedere la giusta configurazione e visualizzare alternative al prodotto principale, in modo esauriente, veloce e visivamente efficace. Ha la possibilità di personalizzare tutti gli articoli secondo le sue esigenze e preferenze. The post Permetti di configurare il tuo prodotto per renderlo esclusivo appeared first on Data Manager Online.

Nokia 9: ecco come sarà

La compagnia ha ottenuto il via libera per la commercializzazione da parte della Federal Communications Commission USA. L’annuncio è previsto per gennaio Comincia con il botto l’anno solare di Nokia. A pochi giorni dalla fine del 2017, la compagnia finlandese, con il cuore (e il portafoglio) cinese ha ottenuto il via libera per la commercializzazione da parte della Federal Communications Commission degli Stati Uniti del Nokia 9. Nel documento diffuso sottobanco in rete, si leggono le caratteristiche tecniche di cui dovrebbe essere dotato il prossimo telefonino, nuovo top di gamma della multinazionale. Lo smartphone avrà il difficile compito di consolidare lo storico marchio tra i big del mercato, dopo un rilancio in grande avvenuto nella seconda parte del 2017, dove abbiamo visto modelli dedicati a tutte le fasce di prezzo e un simpatico 3310 in versione rimasterizzata, proprio come i grandi successi musicali di un tempo. Come sarà Ecco allora l’hardware: schermo OLED da 5,5 pollici, camera frontale da 5 megapixel, sensore doppio sul retro da 12 + 13 megapixel, 128 GB di storage, batteria da 3.250 mAh e processore Snapdragon 835, lo stesso che oggi è a bordo del Nokia 8 e di altri illustri concorrenti (Note8, Pixel 2, LG V30). Oltre a queste informazioni, peraltro incomplete per l’assenza di dati sulla RAM e altre specifiche (microSD, sensore di impronte, certificazioni di resistenza varie) poco altro conosciamo sul terminale che, secondo recenti indiscrezioni, dovrebbe essere svelato durante un evento ad-hoc il 19 gennaio. Ci riserviamo il beneficio del dubbio su tale data per un paio di motivi. Il primo: perché saltare l’appuntamento del CES di Las Vegas? Il secondo: perché anticipare di un mese il Mobile World Congress di Barcellona? Misteri degli strateghi al servizio della grande “N” ma è evidente che con tali tempistiche, il produttore non si fermerà certo con il solo Nokia 9 come proposta per il 2018. The post Nokia 9: ecco come sarà appeared first on Data Manager Online.

Aglio, un potente alleato contro il cancro

Una ricerca americana ha scoperto che l’aglio unito al fluoro è in grado di bloccare la crescita tumorale L’aglio è considerato dai tempi antichi un alimento dai molteplici effetti benefici, utile nella prevenzione e cura delle infezioni nel corpo umano: Ippocrate, considerato il padre della Medicina, ne consigliava l’uso per curare varie patologie e infezioni. Recentemente una ricerca ha confermato la capacità dell’aglio di combattere i batteri resistenti, promuovendone l’impiego contro infezioni croniche come la fibrosi cistica o lesioni subite dai pazienti diabetici. Ciò che non si sapeva ancora è che questo alimento dal sapore molto forte potrebbe rivelarsi un potente alleato contro i tumori. Ad affermarlo è un’equipe di ricercatori americani, dell’Albany College of Pharmacy and Health Sciences dell’Università di Albany (New York), secondo i quali l’aglio aiuta anche a bloccare il cancro in quanto il fluoro ferma i coaguli di sangue. Aglio e fluoro contro i tumori Sostituendo gli atomi di idrogeno con quelli di fluoro negli estratti di aglio si ottengono potenti composti in grado di bloccare la crescita tumorale e la formazione di coaguli nel sangue. In particolare i ricercatori, coordinati dai professori Eric Block e Shaker A. Mousa, hanno scoperto che il composto contrasta il processo che porta alla formazione di vasi sanguigni nella massa tumorale, pubblicando i risultati di questa straordinaria scoperta sulla rivista scientifica “Molecules”. L’aglio ha proprietà antisettiche, antimicrobiche, antiossidanti, antiipertensive, mentre il fluoro è usato nella farmaceutica per la sua elevata reattività. I fluorurati così ottenuti sono stati somministrati su uova di galline fecondate da dieci giorni. Questi studi rappresentano un punto di partenza per realizzare farmaci ad hoc che siano efficaci nella cura di cancro, trombosi e altre patologie. The post Aglio, un potente alleato contro il cancro appeared first on Data Manager Online.

Febbre Bitcoin, in Estonia arrivano gli estcoin

Il paese tra i più digitalizzati al mondo è la prima nazione a supportare ufficialmente una criptovaluta. Arriverà nel 2018 e non violerà le norme della Banca Centrale Europea Le prime indiscrezioni erano arrivate già lo scorso agosto. L’Estonia, paese leader nell’offerta di servizi digitali ai propri cittadini, aveva espresso l’intenzione di creare la propria moneta crittografica, sulla scia del successo dei Bitcoin, Ora la notizia è ufficiale, tanto che Kaspar Korjus, direttore del programma statale e-residency, ha affermato come gli Estcoin diverranno realtà nel corso del 2018. Per rendersi conto di quanto sia lungimirante e avanzato il progetto estone, basti pensare che anche se il parere della Banca Centrale Europea non è così positivo, gli Estcoin non andranno a sovrapporsi all’euro, visto che saranno trattati tecnicamente come token e non una vera valuta. In questo modo, l’attività non violerà le norme e le leggi interne e nemmeno quelle europee in materia finanziaria. Per fare un piccolo esempio, possiamo considerare gli Estocin come una sorta di tecnica del baratto, la cui forma più futuristica è oggi quella delle monete complementari, tra cui l’italiana Sardex. Cosa succede Ad ogni modo, visto l’elevato livello di digitalizzazione interna, l’obiettivo dell’Estonia è quello di porre gli Estcoin come merce di scambio privilegiata per alcuni servizi pubblici. In tal caso, anche la ferrea burocrazia continentale potrebbe lasciar andare il programma, permettendo alle persone di sostenere costi amministrativi tramite il token. In un certo senso, è come se all’identità digitale di ogni individuo, corrisponda un portafoglio con un certo numero di Estcoin, da sfruttare per pagare spese legate all’amministrazione, come bolli e multe e, ma non è detto, allargarsi poi a transazioni più ampie, che includano anche beni e attività fornite dai privati. A quel punto però ci si andrebbe a scontrare davvero con la regolamentazione europea, che per voce di Mario Draghi ha già fatto sapere: “Nessuno stato membro può crearsi la propria moneta”. The post Febbre Bitcoin, in Estonia arrivano gli estcoin appeared first on Data Manager Online.

Anche Huawei ha il suo Face ID

Il sistema di riconoscimento del volto debutterà sul P11 in uscita a fine febbraio durante il Mobile World Congress Se il primo trend nel settore della telefonia mobile è stato eliminare il tasto home dalla parte frontale per adottare il display full vision, il successivo sarà piazzare una fotocamera con sensore di ricostruzione 3D in stile Face ID. Apple ha già dato il via alle danze, non con pochi dubbi a riguardo dell’effettiva utilità del sistema, sia per la necessità di tenere il telefono in posizione ben precisa verso il volto che per l’opportunità di violarne la sicurezza, con stratagemmi che sembravano possibili solo con la scansione dell’iride di Android. Il fatto è che quando una tecnologia del genere, nuova e mai vista, colpisce gli utenti in massa, si rende necessario prima o poi un aggiornamento. Il primo potrebbe essere quello di Huawei, la compagnia cinese che è pronta a lanciare il suo sensore TrueDepth a bordo del P11 in uscita al Mobile World Congress di Barcellona. Cosa sappiamo La tecnica sviluppata dalla seconda produttrice di smartphone al mondo è conosciuta come Point Cloud Depth Camera e seppur faccia il verso al Face ID, stando ai tecnici che hanno lavorato al sensore, questo è più veloce e sicuro della controparte di Apple. All’interno della fotocamera anteriore ci sono una serie di elementi hardware che sfruttano i raggi infrarossi per ricostruire il volto di un utente, sia a scopo di protezione che per animazioni ludiche. Insomma, tutto molto simile a quanto avviene su iPhone X, anche se qui pare che il sistema sia in grado di riconoscere un viso, e sbloccare il telefono, in soli 400 millisecondi, in pratica un record. Chi ci dice che vedremo Point Cloud Depth Camera sul P11? Nessuno ma visto che il secondo flaghsip della compagnia, il Mate 11, dovrebbe essere svelato nell’autunno 2018, è alquanto improbabile che la punta di diamante del semestre sia sprovvisto di tecnologie premium, oggi in grado di fare la differenza nella scelta di un terminale top. The post Anche Huawei ha il suo Face ID appeared first on Data Manager Online.

AirPods 2 arriveranno durante il 2018

Apple dovrebbe presentare l’anno prossimo i nuovi modelli di AirPods e secondo gli analisti saranno un successo enorme Gli auricolari AirPods introdotti con iPhone 7 hanno avuto un successo al di là delle aspettative della stessa Apple. La Mela ha distribuito tra i 13 e 14 milioni di cuffie wireless all’anno e i numeri secondo diversi analisti sono destinati a salire. L’azienda di Cupertino sta già registrando alcuni problemi di approvvigionamento proprio in vista del periodo natalizio ma la situazione dovrebbe normalizzarsi in breve tempo. Ming-Chi Kuo, analista di KGI Securities ed esperto del mondo Apple, afferma inoltre che nel corso del 2018 dovrebbe essere presentata la prossima versione di AirPods. L’esperto ritiene che l’arrivo di un nuovo modello degli auricolari hitech di Cupertino produrrà l’aumento del prezzo medio di un importante componente in essi integrato ma non ha lasciato intendere che questo avrà un effetto significativo sulla spesa finale degli utenti. Kuo si è anche espresso sulle possibili caratteristiche di AirPods 2. Questi dovrebbero integrare un componente al quarzo più piccolo e continueranno a essere prodotti dalla taiwanese Inventec. Insieme agli auricolari arriverà anche una nuova custodia con sistema di ricarica senza fili che sarà compatibile con la dock station AirPower presentata a settembre insieme ad iPhone 8 e iPhone X. L’arrivo dei nuovi AirPods sarà un vero affare per Apple che secondo gli analisti vedrà crescere la distribuzione del 100% arrivando a consegnare fino a 28 milioni di auricolari l’anno prossimo. The post AirPods 2 arriveranno durante il 2018 appeared first on Data Manager Online.