Orange Business Services supera i 200.000 utenti abbonati a Cisco Spark
Collaboration semplificata in cloud per supportare la trasformazione digitale delle multinazionali Orange Business Services registra più di 200.000 utenti abbonati a Cisco Spark e centinaia delle popolari Spark Board con più di 20 aziende multinazionali clienti, e il ritmo sta accelerando. Cisco Spark by Orange soddisfa una crescente domanda da parte degli utenti di uno spazio di lavoro in mobilità unico, semplice, sicuro e collaborativo. Ma Cisco Spark by Orange è più di una semplice piattaforma di collaborazione in cloud, è un fattore abilitante per la digitalizzazione aziendale. Innovazione su misura Come parte di questa iniziativa, Orange ha creato Cisco Spark di Orange Open Labs. Questa rete di laboratori fornisce un mix globale di risorse fisiche e virtuali, progettato per fornire uno spazio dedicato all’innovazione e allo sviluppo. Nei laboratori i clienti possono integrare collaborazione, connettività, sviluppo di bot e integrazioni delle applicazioni con il catalogo API di Cisco Spark. I lab forniscono un software live e un ambiente di sviluppo API tra Cisco Spark e applicazioni di terze parti. Le aziende saranno in grado di sviluppare app specifiche che sfruttano le API di Cisco Spark by Orange e di integrarle agevolmente nei processi aziendali, massimizzando efficienza e risorse. Un esempio di caso d’uso può includere la creazione di un bot per i clienti di una banca, che consente loro di raccogliere documenti finanziari personali in uno spazio Spark sicuro o di creare uno spazio Spark per clienti specifici in cui team diversi, dalle vendite al marketing all’assistenza clienti, possono accedere a documenti, chat o videoconferenza con esperti. La collaboration diventa semplice Cisco Spark by Orange offre messaggistica di gruppo, chiamate vocali e video, riunioni online, funzionalità di lavagna bianca e un robusto set di API (Application Programming Interface) per l’ottimizzazione dei flussi di lavoro su più applicazioni aziendali. I clienti Orange includono una società mineraria globale che utilizza Cisco Spark con WebEx e Spark Boards per consentire la collaboration in tutto il mondo. La soluzione offre supporto 24 ore su 24, 7 giorni su 7 e un’integrazione perfetta con la gestione dei servizi esistente. Ha consentito all’azienda di ridurre i costi in tutto il mondo utilizzando numeri verdi e tariffe competitive per la richiamata, aumentando al contempo la produttività degli utenti finali. “I clienti chiedono soluzioni di collaboration tramite un fornitore singolo che consentano loro di migliorare la produttività e fare meglio della concorrenza, e questo è ciò che stiamo offrendo con Cisco Spark by Orange. Con questa soluzione, la nostra capacità di co-innovare è ben supportata dall’iniziativa Open Lab”, ha affermato André Smit, vicepresidente Global Collaboration Sales di Cisco. “Attraverso le nuove funzionalità di Cisco Spark, siamo in grado di offrire una suite completa di collaboration che soddisfi tutte le promesse per la trasformazione digitale del posto di lavoro. La prova sta nel fatto che i nostri clienti multinazionali stanno già salendo a bordo. Come ulteriore dimostrazione, Orange Business Services si è recentemente posizionata come leader nell’ultimo Magic Quadrant globale di Gartner per UCaaS”, spiega Vannina Kellershohn, vicepresidente della Business Unit Universal & Unified Communications di Orange Business Services. The post Orange Business Services supera i 200.000 utenti abbonati a Cisco Spark appeared first on Data Manager Online.
Facebook cambia tattica contro fake news, mostra più notizie
‘Segnalare le bufale con bandierina rossa è controproducente’
Bitcoin scatena appetiti hacker, virus producono moneta
Esperti, si installano silenziosamente su dispositivi utenti
ProCall Enterprise: la Suite di Unified Communications scelta da Lario MI Auto
Ancora un Case History per estos. La soluzione si conferma un successo per le aziende italiane Più di un milione di utenti usano ogni giorno i software estos. Sono tante le aziende che scelgono, quotidianamente, di affidarsi ad estos implementando i suoi software all’interno della propria azienda. ProCall Enterprise, best seller di estos è, ancora una volta, una delle soluzioni più apprezzate. Estos sviluppa software per le comunicazioni dal 1997 e oggi più che mai riesce a soddisfare le esigenze dei clienti: per una comunicazione più semplice e diretta. Obiettivo è, attraverso le applicazioni per le Unified Communications (UC) rendere la comunicazione nelle aziende più efficiente, ottimizzare il flusso lavorativo dell’utente, minimizzare gli errori, automatizzare attività ripetitive e semplificare la collaborazione in gruppo. E’a questo scopo che un numero sempre maggiore di aziende sceglie di adottare il ProCall Enterprise. Aziende come Lario MI Auto Srl, concessionaria esclusiva Land Rover e Jaguar con 5 sedi presenti tra Milano e provincia. “Con la crescita della nostra azienda – afferma Cristina Bosisio, responsabile dei processi aziendali Lario MI Auto Srl– abbiamo voluto dotarci di strumenti atti a facilitare le attività di vendita dei reparti commerciali delle nostre sedi e a migliorare il customer care, offrendo ai nostri clienti risposte immediate e pertinenti. Con ProCall Enterprise i nostri commerciali hanno la possibilità di avere una traccia di tutte le chiamate effettuate e di tutte le informazioni rilasciate ai clienti. Nonostante l’importante volume di chiamate in ingresso e in uscita, in continuo aumento, le soluzioni estos ci permettono di gestire i nostri clienti in maniera puntuale ed esclusiva”. Azienda Lario MI Auto Srl è una concessionaria esclusiva Land Rover e Jaguar ed opera da oltre 15 anni in partnership con Land Rover Italia. Le 5 sedi coprono tutta la città di Milano e le province di Lecco e Bergamo. Tutte le filiali offrono i servizi più qualificati di costumer care, mediante showroom climatizzati, offerta di bevande e ristoro e WiFi per la clientela in attesa. Il personale è inoltre formato ed esperto, in grado di dare ogni risposta, anche la più complessa, in relazione al marchio Land Rover e a tutta la straordinaria gamma di veicoli. Progetto Lario MI Auto è una concessionaria multisede, che si occupa di vendita di macchine nuove ed usate, assistenza, e fornitura di ricambi e accessori. Con la crescita e lo sviluppo dell’azienda il management ha voluto dotare il reparto commerciale di strumenti per condividere e organizzare efficacemente le attività di vendita dei vari agenti. Tramite ProCall ogni commerciale ha la possibilità di verificare, ad ogni chiamata entrante, le offerte in atto oppure lo stato di avanzamento di una richiesta. La soluzione L’integrazione delle soluzioni estos con le centrali Alcatel OmniPCX Office e gli applicativi gestionali, quali Windrakkar e eFlow CRM, ha permesso a Lario MI Auto di trarre innumerevoli vantaggi non solo in termini di una maggiore efficienza nei processi collaborativi tra il personale, ma anche di un considerevole incremento nella qualità dei servizi offerti a clienti esistenti e potenziali. Tra le funzionalità più apprezzate, al fine di “snellire” i flussi informativi, citiamo la possibilità di verificare lo status di presenza dei collaboratori, per verificarne la disponibilità o meno sia a causa di eventuali impegni inseriti a calendario, o perché occupati in conversazioni telefoniche. Inoltre, all’arrivo della chiamata, l’utente ha immediatamente a disposizione, nella finestra che appare a schermo, le informazioni di maggiore rilevanza relative al chiamante stesso. Grazie al dettagliato elenco delle chiamate sempre a disposizione, è possibile verificare istantaneamente lo storico delle interazioni con il chiamante, incluse eventuali annotazioni ritenute di particolare rilevanza, in modo da anticiparne quasi le richieste, “personalizzando” l’accoglienza riservata. Il servizio di customer care si conferma così eccellente, con conseguente garanzia di fidelizzazione della propria clientela, effettiva e potenziale. Efficienza, collaborazione “smart”, continuità e qualità del servizio offerto: queste le parole chiave su cui ha scommesso Lario MI Auto – grazie a ProCall 6 Enterprise, obiettivi pienamente raggiunti. The post ProCall Enterprise: la Suite di Unified Communications scelta da Lario MI Auto appeared first on Data Manager Online.
Il tuo iPhone va più lento? Apple spiega perché
Apple non rallenterebbe volutamente i vecchi iPhone per opportunismo ma per preservare l’integrità della batteria Diversi utenti hanno riscontrato un calo di prestazioni nei loro vecchi iPhone e in molti hanno pensato che Apple abbia volutamente cercato di rallentare i modelli meno recenti di smartphone tramite aggiornamenti software per favorirne il ricambio. Nello specifico si parla di iPhone 6 con iOS 10.2.1. L’indiscrezione è partita da Reddit per arrivare fino alle pagine del The Guardian scatenando un certo polverone. Apple in via non proprio ufficiale ha voluto chiarire la situazione sottolineando come il calo di prestazioni sia dovuto alla volontà di preservare i vecchi modelli in caso di picchi di lavoro. I tecnici di Cupertino affermano che iOS ha un impatto minimo sulle prestazioni del processore e GPU di iPhone. Il rallentamento sarebbe invece dovuto a una pratica chiamata throttling che prevede di ottimizzare l’utilizzo del dispositivo in modo da garantire un uso quotidiano nonostante l’apporto energetico della batteria vada via via scemando con il passare del tempo. Teoricamente quest’ultima garantisce circa 500 cicli di ricarica completa ma dipende dalle abitudini dell’utente. Sostituirla è quindi la scelta migliore per riavere il proprio iPhone al meglio di sé. “Penso che, come anche altri, Apple abbia introdotto un limite alle performance dello smartphone quando la condizione della batteria peggiora o si deteriora”, ha dichiarato lo sviluppatore di Geekbench, John Poole. The post Il tuo iPhone va più lento? Apple spiega perché appeared first on Data Manager Online.
Dematerializzazione 2.0
In un mondo sempre più digitale, dove l’impiego della carta si è ridotto in modo notevole grazie alla dematerializzazione, il governo dei processi costituisce uno dei principali motori dell’attività delle aziende moderne. La svolta digitale della gestione documentale per processi più efficienti. Focus su automazione, semplificazione, sicurezza e protezione dei dati Dematerializzare significa prima di tutto digitalizzare i processi. Senza richiamare alla memoria ancora una volta il modello ideato da Wang nel secolo scorso, vale però la pena ricordare da dove ha preso le mosse il grande sforzo progettuale che ha portato a una diminuzione dell’impiego della carta nelle aziende di tutto il mondo. Si tratta del tentativo, coronato da successo alcuni decenni più tardi, di ottimizzare risorse, processi e costi aziendali legati alle attività quotidiane delle aziende stesse. Anche la pubblica amministrazione, per esempio, ha ormai da tempo abbracciato il paradigma GED, della Gestione elettronica dei documenti, consigliando o in alcuni casi addirittura obbligando imprese e singoli cittadini a ricorrere alla documentazione elettronica per la redazione e la consegna agli uffici pubblici di atti e procedure relativi alla propria attività. Si veda ad esempio la Legge 244/2007 che obbliga le amministrazioni pubbliche a non pagare fatture non emesse in formato elettronico. A che punto è, in realtà, l’adozione dei processi di dematerializzazione nella vita di tutti i giorni? Ne abbiamo parlato con Sergio Patano, senior research & consulting manager di IDC Italia. LA DEMATERIALIZZAZIONE VISTA DA IDC Dematerializzare significa ovviamente prima di tutto spostarsi dal formato fisico a quello digitale delle informazioni. Tutto questo si lega alla famosa “Digital Transformation” che oggi è al centro delle discussioni praticamente in tutti i consessi e soprattutto quando si parla di processi ICT. Chiediamo a Sergio Patano, qual è il punto di vista di IDC su questi temi: «La digitalizzazione è un fenomeno che sta investendo le aziende già da diverse decadi. Tuttavia, la forza che sta dimostrando in questi ultimi anni è davvero impressionante». Lo evidenziano le cifre – ripetute spesso – sui trend di creazione e gestione delle informazioni nel cyberspazio. «L’universo digitale – continua Patano – è in continua e costante espansione, tanto che IDC prevede che documenti, dati e informazioni passeranno da 9 zettabyte (ZB, cioè 10 21 byte, ndr) del 2015 a 44 ZB nel 2020 per arrivare a 180 ZB nel corso del 2025». Si tratta di una crescita dei volumi di informazioni trattati dai sistemi informativi che non ha precedenti nella storia dell’umanità e che oggi è generata non solo dalla mole di documenti creati nell’ambito delle organizzazioni o dalle sorgenti di dati non strutturati, tra cui i post pubblicati sui siti social o le foto e i video realizzati da privati e aziende, ma anche dalla nuova sorgente di dati legata al paradigma IoT, che sta sempre di più diventando una componente importante della nostra vita quotidiana, professionale e non. In questo caso, a produrre dati, che poi vengono tradotti in informazioni da opportuni sistemi di elaborazione, sono i sensori collocati nei punti più diversi dello spazio quotidiano, dalle automobili ai semafori, dalle macchine utensili di produzione ai sistemi di rilevamento. Questi dati devono poi essere «immagazzinati, gestiti, analizzati e resi sicuri, per far sì che non siano solo un costo per l’azienda – aggiunge Patano – ma che possano contribuire a generare valore e nuovi revenue stream». La carta «continua a sopravvivere» in vari contesti aziendali nonostante le previsioni. Ma le inefficienze prodotte dai processi documentali tradizionali e la velocità raggiunta dalle transazioni di business odierne rendono necessario abbracciare il nuovo paradigma della dematerializzazione applicato a tutti gli ambiti operativi e, perché no, strategici. Per avere un’idea di quali siano le aree maggiormente interessate da questa evoluzione, basti pensare, per esempio, alla difficoltà «che si incontra nel condividere documenti tra le varie business unit e all’esterno con clienti, partner e fornitori». #dematerializzazione Un approccio ibrido di armonizzazione tra mondo fisico e digitaleClick To Tweet Non solo. «Occorre considerare anche il tempo speso dai knowledge worker per classificare, compilare, ricercare e formattare correttamente i documenti, gli errori che tali attività manuali possono comportare, i costi in termini di riduzione della produttività ma anche di archiviazione fisica dei documenti cartacei». In tutti questi casi, la dematerializzazione rappresenta sicuramente una possibile (e, anzi, auspicabile) soluzione. A questo proposito, le indagini condotte da IDC evidenziano come le aziende stiano affrontando il problema da due differenti punti di vista: il primo, che «mira alla trasformazione intelligente in digitale dei documenti cartacei, attraverso non solo gli strumenti più tradizionali, quali scanner stand-alone o stampanti multifunzione, ma anche attraverso le nuove funzionalità di print & scan di cui i device mobili (tablet e smartphone) possono essere dotati». Il secondo, che mira a «generare direttamente in digitale i documenti, frutto di una qualunque transazione informativa (sia essa la sottoscrizione di un servizio e di un contratto, l’acquisto di un prodotto e le comunicazioni tra privati e PA), attraverso l’implementazione di soluzioni di firma digitale (anche grafometrica) di form elettronici, di cattura di informazioni da portali e siti web». Tutte le soluzioni di cui abbiamo parlato hanno l’obiettivo di soddisfare le esigenze legate alla raccolta delle informazioni, ma a queste se ne aggiungono altre, prosegue Patano, che hanno a che fare con «la propensione delle aziende ad andare a investire in soluzioni di automazione dei workflow documentali e di business process management (BPM)». In effetti, guardando ai risultati dei sondaggi IDC, si scopre che le aziende che hanno già intrapreso questo percorso evolutivo hanno ottenuto numerosi vantaggi, ricavati dall’aver scelto di implementare soluzioni «legate al concetto più ampio della dematerializzazione e dell’automazione dei processi». Tra i vantaggi citati da IDC troviamo: 1) la riduzione, in misura superiore al 40%, dei documenti cartacei prodotti e circolanti entro l’azienda e dei relativi costi di stampa; 2) un risparmio di tempo speso in attività document intensive. Le analisi IDC evidenziano come in media le aziende intervistate lo abbiano quantificato in oltre tre ore settimanali; 3) la riduzione pari al 50% circa degli errori manuali;
Apple verso app ‘universali’
Bloomberg, progetto ‘Marzapane’ potrebbe essere svelato nel 2018
Equinix espande la propria leadership di mercato in Australia grazie all’acquisizione di Metronode
Equinix annuncia di avere stipulato un accordo per acquisire dal fondo previdenziale canadese Ontario Teachers’ Pension Plan l’intera partecipazione in Metronode, una società australiana di data center, per 1.035 miliardi di dollari australiani (pari a circa 670 milioni di euro) in contanti. Metronode è uno dei principali fornitori di strutture di data center in tutta l’Australia, che ospita infrastrutture di comunicazione e internet mission-critical per alcune delle maggiori società e agenzie governative in Australia. L’accordo di acquisizione è stato firmato il 15 dicembre 2017. L’acquisizione di Metronode rafforzerà ulteriormente la posizione di leadership di Equinix in Asia-Pacifico e contribuirà alla sua continua espansione a livello globale. Come risultato della transazione, Equinix espanderà il proprio ecosistema aggiungendo 10 data center, rafforzando la propria posizione a Sydney e Melbourne, e portando la presenza della piattaforma globale Equinix in altre quattro nuove aree metropolitane (Perth, Canberra, Adelaide e Brisbane). Questo consentirà all’azienda di portare a 15 il numero di data center International Business Exchange (IBX) in Australia, consentendo ai clienti di implementare infrastrutture, applicazioni e servizi più vicini al confine. The post Equinix espande la propria leadership di mercato in Australia grazie all’acquisizione di Metronode appeared first on Data Manager Online.
Oms, dipendenza videogame è malattia
Forse in stessa lista di chi abusa con le scommesse
Le nuove regole della logistica intelligente
La logistica cambia volto e modalità operative. La merce che viene trasportata da una parte all’altra del Pianeta è in continuo aumento e di pari passo si moltiplica la complessità di gestione. Gli imperativi sono: monitorare, ottimizzare e tracciare. Focus su riduzione dei costi e prevenzione delle frodi. Il ruolo della tecnologia a supporto di tutta la filiera Globalizzazione, ripresa economica, incremento delle vendite dai siti di e-commerce: questi fattori contribuiscono alla crescita del trasporto di merci in ogni parte del Pianeta. La maggior parte dei beni che consumiamo, quasi il 90 per cento, viene trasportato dai luoghi di produzione via mare, viene poi trasferito via gomma alle piattaforme di smistamento locali, e da lì viene distribuito in città attraverso una rete di servizi sempre più capillare. Gestire queste operazioni richiede competenza e strumenti adeguati, perché le problematiche da gestire sono molte: bisogna monitorare in maniera intelligente il traffico di merci in entrata e in uscita, cercare l’ottimizzazione continua della qualità e della velocità dei trasporti, ridurre i costi, permettere agli utenti finali di compiere tracking dei loro materiali, combattere frodi e contraffazioni. Gestire l’omnicanalità Come ci spiega Marco Melacini, responsabile scientifico dell’Osservatorio Contract Logistics “Gino Marchet” della School of Management del Politecnico di Milano, dall’ultima ricerca dal titolo “Omnicanalità, Green e Partnership: la logistica cambia volto”, emerge il quadro di un settore in salute, che presenta fatturato e mercato in crescita, e che affronta in modo pragmatico importanti cambiamenti, legati da un lato all’introduzione delle nuove tecnologie sia a livello hardware che software, dall’altro all’evoluzione del comportamento dei consumatori e degli attori della filiera. Le imprese della logistica appaiono oggi molto ricettive verso la sostenibilità e la necessità di digitalizzare i processi per costruire circuiti logistici personalizzati in grado di venire incontro alle esigenze di consumatori». Il settore della contract logistics conferma il suo buono stato di salute anche nel 2017, con un fatturato previsto di 80 miliardi di euro e una crescita rispetto all’anno precedente dell’1,8% in termini reali, che consolida il trend positivo degli ultimi quattro anni (+1,4% nel 2016, +0,7% nel 2015 e +1,4% nel 2014), trainato dall’aumento del traffico merci, dal continuo incremento delle vendite all’estero e da una decisa ripresa del PIL. La logistica è da sempre a supporto della strategia multicanale, intesa come prospettiva di affiancamento del canale online ai canali di vendita esistenti. Oggi, il multicanale si è evoluto nell’omnicanale: i clienti si spostano da un canale di vendita all’altro, e hanno bisogno di uniformità, continuità e integrazione di esperienza tra i diversi canali. L’integrazione di esperienza comprende anche la gestione integrata della disponibilità delle merci. «In un momento di grande fermento per il settore retail, con la crescita delle vendite online e il cambiamento radicale del comportamento d’acquisto degli utenti – spiega Melacini – l’esigenza di aprirsi alla omnicanalità porta le imprese a definire nuovi modelli di punto di vendita. L’approccio omnicanale costringe i retailer a sviluppare una molteplicità di circuiti logistici per la consegna in grado di adattarsi alle diverse esigenze dei consumatori finali. Compito dei fornitori di servizi logistici è rendere questi circuiti logistici coerenti con le peculiarità di ogni settore, azienda e prodotto, affinché il servizio sia davvero personalizzato e rispondente alle esigenze del committente e dell’utenza». Per Francesco Stolfo, partner e sales director di ToolsGroup, la complessità dei sistemi logistici è cresciuta insieme a quella del business. «L’omnicanalità è un dato di fatto e questo richiede un aumento dell’automazione dei processi decisionali per garantire un livello alto di efficienza e di efficacia: questo è il contributo che la tecnologia – tutta la tecnologia – dovrebbe offrire». #monitorare #ottimizzare #tracciare Le nuove regole della #logistica intelligenteClick To Tweet FLUSSI COMUNI DI DATI è un dato di fatto che quando si parla del futuro del settore tutti siano concordi nel ritenere che il flusso digitale dei dati sarà importante quanto il flusso fisico delle merci. La business intelligence presuppone differenti attività, strumenti e tecnologie, il cui scopo è favorire e supportare i processi di misurazione, controllo e analisi delle performance e i processi decisionali di un’azienda in situazioni di incertezza, consentendo così di prevedere possibili soluzioni e scenari alternativi. «Ciò che però caratterizza l’attività logistica è l’affidamento di parti del processo a terzi» – afferma Jean François Daher, segretario generale di Assologistica. «è chiaro che per governare efficacemente l’intero processo logistico occorrano soluzioni capaci non solo di raccogliere, ma anche di rendere omogenea la notevole mole di dati spalmati su sistemi che omogenei non sono». La gestione di enormi quantità di dati a disposizione anche delle imprese di logistica e il loro conseguente sfruttamento al fine di migliorare le prestazioni offerte comporta che tali dati siano inoltre resi disponibili. «In generale, le aziende del nostro settore sono riluttanti a condividere dati sensibili che potrebbero essere utili o avvantaggiare altre parti della supply chain» – spiega Daher. «Quindi credo che al mondo della logistica spetti la sfida di trovare modi con cui rendere disponibili dati appropriati a tutti coloro che ne hanno necessità, pur proteggendo gli interessi di chi possiede tali dati». Anche le aziende intervistate nella già citata ricerca dell’Osservatorio Contract Logistics, presentata a inizio novembre, evidenziano l’importanza di lavorare per costruire una cultura del miglioramento continuo, a tutti i livelli. Ciò risulta possibile aumentando lo scambio informativo e coinvolgendo l’intera filiera, compresi gli eventuali fornitori in sub-appalto, per ottenere la massima efficacia. Secondo la ricerca, il miglioramento continuo delle prestazioni è nell’84% dei casi il risultato di un confronto continuo fra le parti, con misurazione dei risultati svolta sia dal committente che dal fornitore su sistemi distinti. Per prima cosa, occorre diffondere la cultura del miglioramento continuo a tutti i livelli, in secondo luogo risulta importante rafforzare la relazione, aumentando la condivisione delle informazioni sull’evoluzione del business e sulla misurazione dei risultati. Il miglioramento continuo, così come gli investimenti in tecnologia, sono necessari alle aziende del nostro Paese anche per colmare il gap con la concorrenza estera. Secondo Franco Lenzi, direttore BU Centrali Distributive di Di.tech, le