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Violazioni informatiche alle PMI in aumento a causa di attacchi basati su Microsoft Excel

In occasione della Giornata Internazionale delle PMI, che ricorre il 27 giugno, un nuovo report di Kaspersky rivela che il numero di infezioni registrate dal settore è aumentato del 5% nel primo trimestre del 2024, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno Nel primo trimestre del 2024, pesa il bilancio di attacchi informatici a scapito delle PMI piccole e medie imprese: 2.402 utenti si sono imbattuti in malware e software indesiderati nascosti o che imitano prodotti software, con 4.110 file unici distribuiti sotto le sembianze di software per le PMI. Questo dato indica un aumento dell’8% rispetto all’anno precedente e suggerisce un costante intensificarsi dell’attività dei criminali informatici. La forma di attacco più diffusa Secondo il nuovo report di Kaspersky, le piccole e medie imprese sono sempre più spesso prese di mira dai criminali informatici e la forma di attacco più diffusa continua a essere quella dei Trojan, particolarmente pericolosi perché, a differenza dei virus, non possono autoreplicarsi e di solito imitano software legittimi. La loro versatilità e capacità di eludere le tradizionali misure di sicurezza li rende uno strumento efficace e molto diffuso. Da gennaio ad aprile 2024, Kaspersky ha registrato un numero di attacchi Trojan pari a 100.465, in aumento del 7% rispetto allo stesso periodo del 2023, e 83.145 attacchi in più rispetto alla principale minaccia rilevata da DangerousObjects, che ha registrato 17.320 attacchi, circa 6.994 in più rispetto all’anno scorso. Microsoft Excel è tornato a essere il più importante canale di attacco Microsoft Excel passa dal quarto al primo posto tra il 2023 e il 2024. Microsoft Word si è classificato al secondo posto, mentre Microsoft PowerPoint e Salesforce sono state le terze applicazioni più bersagliate. Per accedere alle informazioni sulle minacce legate al settore delle PMI, gli analisti di Kaspersky hanno incrociato applicazioni selezionate, come MS Office, MS Teams, Skype e altri programmi utilizzati dalle piccole-medie imprese con la telemetria Kaspersky Security Network (KSN). Ciò consente di determinare la percentuale di file dannosi e software indesiderati legati a questi programmi, nonché il numero di utenti attaccati da questi file. Il phishing rimane una minaccia costante nel settore delle PMI Il phishing resta una insidia notevole implicando conseguenze molto dannose per le PMI. I dipendenti ricevono link a siti web apparentemente familiari e legittimi che imitano servizi molto comuni, portali aziendali e piattaforme bancarie online. Una volta effettuato l’accesso, i dipendenti rivelano inavvertitamente nomi utente e password ai criminali informatici o scatenano attacchi informatici automatici, compromettendo le informazioni sensibili e la sicurezza aziendale. “La nostra intelligence rivela che l’errore umano, spesso dovuto a una scarsa consapevolezza in materia di sicurezza informatica, rimane una vulnerabilità significativa per le PMI. Inoltre, l’uso abituale di Microsoft Excel all’interno degli uffici costituisce un terreno fertile per i criminali informatici che possono nascondere e manipolare dati dannosi in grandi dataset che sono poi ampiamente condivisi all’interno dell’azienda. Sebbene le PMI possano pensare di non essere un bersaglio, fanno parte di un enorme ecosistema di risorse interconnesse e i criminali informatici sfrutteranno qualsiasi punto debole. Per questo motivo, è fondamentale che tutte le PMI definiscano policy chiare per l’accesso a qualsiasi asset aziendale e si assicurino che di ricordare regolarmente al personale l’importanza di seguire le regole di base della cybersecurity”, ha commentato Vasily Kolesnikov, Cybersecurity Expert, Kaspersky. Linee guida per proteggere le PMI dalle minacce Proteggere il settore delle PMI dai crescenti interessi dei criminali informatici è fondamentale per le sfide economiche, sociali e ambientali globali che ci attendono, in particolare nelle nazioni emergenti in crescita. Secondo i dati delle Nazioni Unite, 7 posti di lavoro su 10 nelle economie emergenti sono nel settore delle PMI, mentre l’accesso ai finanziamenti è sproporzionato e rende più difficile per le imprese del settore proteggersi dagli attacchi. Per proteggere le aziende dalle minacce informatiche, è importante prendere in considerazione le seguenti linee guida: Per proteggere l’azienda da un’ampia gamma di minacce, è possibile utilizzare le soluzioni della linea di prodotti Kaspersky Next, che offrono protezione in tempo reale, visibilità delle minacce, funzionalità di analisi e risposta EDR e XDR per le organizzazioni di qualsiasi dimensione e settore. In base alle esigenze attuali e alle risorse disponibili, è possibile scegliere il livello di prodotto più adatto e migrare facilmente a un altro in caso di cambiamento dei requisiti di cybersecurity. Trasformare i dipendenti in un ulteriore livello di protezione contro i cyberattacchi causati dall’uomo grazie a Kaspersky Automated Security Awareness Platform, una soluzione che insegna a comportarsi in modo sicuro su Internet e che include una simulazione di attacco di phishing, in modo che i dipendenti sappiano riconoscere le e-mail di phishing e le altre esche di social engineering. L’implementazione di Kaspersky Professional Services ottimizza il workload del reparto IT, che è sottoposto a notevoli sfide. Gli esperti Kaspersky valutano lo stato della sicurezza IT attuale, quindi installano e configurano il software Kaspersky in modo rapido e corretto per garantire prestazioni continue. Inoltre, l’assistenza Kaspersky Premium Support facilita la risoluzione rapida degli incidenti tecnici, con un minore impatto sui processi aziendali. Fornire al personale una formazione di base sull’igiene della sicurezza informatica e simulare un attacco di phishing per essere sicuri che sappiano distinguere le e-mail di phishing. Stabilire una policy di accesso alle risorse aziendali, comprese caselle di posta elettronica, cartelle condivise e documenti online. È importante tenerla aggiornata e rimuovere l’accesso se un dipendente non ne ha più bisogno per svolgere il proprio lavoro o quando lascia l’azienda. Utilizzare un software di intermediazione per la sicurezza di accesso al cloud che aiuti a gestire e monitorare l’attività dei dipendenti all’interno dei servizi cloud e ad applicare i criteri di sicurezza. Eseguire regolarmente il backup dei dati essenziali per garantire la sicurezza delle informazioni aziendali in caso di emergenza. Fonte: bitmat.it

Quali Paesi dell’UE non raggiungeranno gli obiettivi climatici per il 2030?

Nuovo studio di T&E: la Germania e l’Italia, da sole, rimarrebbero così lontane dai target climatici da consumare tutto il surplus di crediti disponibile per gli altri Paesi Gli stati membri dell’UE si danno fare per mitigare le emissioni climalteranti, eppure lo sforzo prodigato non è sufficiente a conseguire gli obiettivi climatici dell’Unione Europea. In materia di protezione del clima, l’Italia è tra i Paesi con i risultati peggiori. È quanto emerge dall’ultimo studio di Transport & Environment, l’organizzazione ambientalista indipendente europea. Senza un’azione immediata, dodici Paesi dell’UE non conseguiranno gli obiettivi climatici nazionali previsti dall’Effort Sharing Regulation (ESR), mentre altri sette rischiano di non raggiungere la piena compliance. Germania e Italia sono i due Paesi con i risultati peggiori in termini assoluti, mentre la Francia raggiungerà l’obiettivo ma con un margine molto stretto, tanto che qualsiasi passo indietro nelle politiche, o un inverno molto freddo che spinga ad aumentare il consumo di energia, potrebbero mettere a rischio il conseguimento dei suoi obiettivi. “C’è ancora tempo per correggere le politiche governative e raggiungere gli obiettivi al 2030 – commenta T&E – ma serve maggiore impegno”.  Italia e Germania mancheranno gli obiettivi climatici? Lo studio presentato oggi evidenzia come Germania e Italia mancheranno i loro obiettivi climatici con uno scarto sostanziale (rispettivamente 10 e 7,7 punti percentuali). Di conseguenza, potrebbero consumare tutto il surplus di crediti disponibili per gli altri Paesi. La Germania da sola avrà bisogno del 70% dei crediti disponibili. Gli altri Paesi non conformi con gli obiettivi di riduzione delle emissioni si ritroveranno senza crediti da acquistare. Una situazione, questa, che potrebbe dare adito a contenziosi legali. L’Italia potrebbe pagare 15,5 mld di euro. Se le quote dovessero essere scambiate a 129 euro (il prezzo del carbonio previsto da Bloomberg nei settori ETS al 2030), l’Italia, con un deficit di 120 milioni di crediti, dovrà pagare 15,5 miliardi di euro ai Paesi che avranno accumulato crediti di emissione. La Germania potrebbe fare anche peggio, accumulando un debito di 16,2 miliardi. Ma i due Paesi possono ancora raggiungere i loro obiettivi, implementando nuove misure per aumentare la diffusione di veicoli elettrici, aumentare l’efficienza nel settore residenziale e altro ancora. Pericolo scarsità di crediti di emissioni I Paesi che non raggiungono gli obiettivi possono acquistare crediti da quelli che li raggiungono. Il prezzo dei crediti viene deciso bilateralmente tra i Paesi. Ma T&E avverte che, senza un’azione immediata, ci sarà una scarsità di crediti, dovuta al fatto che saranno troppi i Paesi che falliranno nel ridurre le loro emissioni in linea con i target assegnati su base nazionale. Questo potrebbe portare, nel 2030, a un’asta al rialzo per i crediti, con conseguente aumento dei prezzi. Pagare miliardi o implementare politiche migliori Andrea Boraschi, direttore dell’ufficio italiano di T&E, spiega: “L’ammontare delle sanzioni che i Paesi potrebbero dover pagare nel 2030 è impressionante. Gli stati membri si trovano di fronte a una scelta chiara: pagare miliardi per il loro debito di carbonio o implementare nuove politiche, che migliorino la vita dei loro cittadini e li proteggano dalle conseguenze del cambiamento climatico. Ci sono ancora sei anni per correggere la rotta. Chiediamo alla nuova Commissione di riunire un gruppo d’azione, in cui vengano proposte misure come gli obiettivi di elettrificazione a livello europeo per le auto aziendali e in cui i Paesi ritardatari ricevano le indicazioni necessarie”.  Spagna, Grecia e Polonia i Paesi con i migliori risultati negli obiettivi climatici I Paesi che secondo lo studio di T&E stanno ottenendo i migliori risultati in termini assoluti – quindi con il maggior surplus di crediti – sono la Spagna, la Grecia e la Polonia. La Spagna potrebbe superare di 7 punti percentuali il suo obiettivo per il 2030. Se così fosse, il governo spagnolo, scambiando i suoi crediti di emissione, riceverebbe 10 miliardi circa dai Paesi che non sono in regola. I piani presentati da Francia, Paesi Bassi e Belgio sono appena sufficienti per raggiungere il loro obiettivo, ma qualsiasi passo indietro nelle politiche rischierebbe di far arretrare anche questi stati tra quelli inadempienti, avverte T&E. Debiti dell’Italia, un peso per le finanze pubbliche “La cosa più preoccupante che emerge dalla nostra analisi – ha concluso Boraschi – è che la Germania e l’Italia si accingono a divorare tutti i crediti disponibili nell’UE. Questo avrà ricadute economiche molto concrete; per l’Italia sarebbe un colpo durissimo, vista la precarietà delle nostre finanze e l’enorme debito pubblico”. Per il PNIEC italiano serve una radicale revisione. Secondo T&E il PNIEC (Piano Nazionale per l’Energia e il Clima) italiano, rispetto alla prima formulazione presentata alla Commissione, ha bisogno di radicali revisioni e in particolare di politiche stabili per accelerare l’elettrificazione dei trasporti su strada, a partire dalle auto aziendali; di un meccanismo di credito per l’elettricità rinnovabile nei trasporti; di un taglio radicale ai 22,5 miliardi di euro di sussidi ambientalmente dannosi, che l’Italia ancora elargisce alterando i prezzi di mercato a favore delle tecnologie fossili. Fonte: bitamat.it

Importante aggiornamento alla normativa sulla PEC Italiana

Introduzione La Posta Elettronica Certificata (PEC) italiana sta vivendo un’importante trasformazione normativa. Questo cambiamento mira a rendere la PEC un sistema di comunicazione utilizzabile a livello europeo, garantendo maggiori standard di sicurezza sia nell’utilizzo della casella PEC sia nell’attendibilità dei soggetti coinvolti nella corrispondenza, ovvero mittente e destinatario. Requisiti della PEC Europea Il primo requisito fondamentale per la PEC europea è l’identificazione certa del titolare della casella. Questo passo cruciale assicura che ogni casella PEC sia associata in modo inequivocabile a una persona fisica o giuridica, aumentando così la sicurezza e la fiducia nel sistema. Identificazione del Titolare A partire dal 2024, sarà possibile identificarsi direttamente dalla webmail tramite strumenti come lo SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale), la CIE (Carta d’Identità Elettronica) e la Firma Digitale. Nel frattempo, è essenziale che gli utenti accedano alla propria casella PEC per: Aggiornare il contatto email e il contatto telefonico mobile con recapiti a loro riconducibili. Controllare la corretta titolarità della casella PEC. Incremento dei Costi È importante notare che, a partire dal prossimo mese, il costo dei servizi PEC potrebbe subire un incremento del 30%. Questo aumento è dovuto alle implementazioni tecniche necessarie per adeguarsi ai nuovi requisiti normativi e garantire gli elevati standard di sicurezza richiesti a livello europeo. Vantaggi dell’Adeguamento Normativo L’adeguamento della PEC ai requisiti europei offre diversi vantaggi, tra cui: Maggiore Sicurezza: Con l’identificazione certa del titolare della casella PEC, si riducono i rischi di frodi e abusi, aumentando la fiducia degli utenti nel sistema. Uniformità Europea: Un sistema di PEC riconosciuto a livello europeo facilita la comunicazione transfrontaliera, semplificando processi burocratici e legali. Efficienza e Affidabilità: Standard più elevati garantiscono che le comunicazioni siano sicure e che i mittenti e destinatari siano verificabili, migliorando l’affidabilità delle informazioni scambiate. Conclusioni La PEC italiana sta affrontando un’evoluzione significativa per adeguarsi alle normative europee. Questo processo, pur comportando un incremento dei costi, porterà a un sistema di comunicazione più sicuro ed efficiente, con benefici tangibili per utenti e organizzazioni. È fondamentale che tutti i titolari di caselle PEC effettuino gli aggiornamenti necessari e si preparino alle nuove modalità di identificazione previste per il 2024, garantendo così la continuità e la sicurezza del servizio.

Password semplici: basta un minuto per comprometterle

Gli esperti di Kaspersky hanno condotto uno studio sulla resistenza di 193 mln di password, compromesse dagli infostealer e disponibili nella darknet, agli attacchi brute force e smart guessing Secondo i risultati della ricerca condotta dagli esperti di Kaspersky, il 45% di tutte le password analizzate (87) poteva essere indovinato dai cybercriminali entro un minuto. Solo il 23% (44 milioni) delle combinazioni si è rivelato abbastanza forte: servirebbe più di un anno per decifrarle. Inoltre, gli esperti di Kaspersky hanno rivelato quali sono le combinazioni di caratteri più utilizzate per la creazione di password. Igiene digitale e di policy adeguate La telemetria di Kaspersky evidenzia oltre 32 milioni di tentativi di attacco agli utenti con pass stealer nel 2023. Questi numeri dimostrano l’importanza dell’igiene digitale e di policy adeguate in materia di password. Attraverso un nuovo studio, a giugno 2024 Kaspersky ha analizzato 193 milioni di password, che sono state trovate nel dominio pubblico su varie risorse darknet. I risultati dimostrano che la maggior parte di quelle analizzate non erano sufficientemente forti e potevano essere facilmente compromesse utilizzando algoritmi di smart guessing. Ecco come capire la velocità con cui ciò può accadere: 45% (87 milioni) in meno di 1 minuto. 14% (27 milioni) – da 1 minuto a 1 ora. 8% (15 milioni) – da 1 ora a 1 giorno. 6% (12 milioni) – da 1 giorno a 1 mese. 4% (8 milioni) – da 1 mese a 1 anno. Gli esperti hanno ritenuto resistenti solo il 23% (44 milioni) delle password e per comprometterle ci vorrebbe più di un anno. Inoltre, la maggior parte delle formule esaminate (57%) contiene una parola del dizionario, il che ne riduce significativamente la forza. Tra le sequenze di vocaboli più popolari, si possono distinguere diversi gruppi: Nomi: “ahmed”, “nguyen”, “kumar”, “kevin”, “daniel”. Parole ricorrenti: “per sempre”, “amore”, “google”, “hacker”, “gamer”. Password standard: “password”, “qwerty12345”, “admin”, “12345”, “team”. L’analisi ha mostrato che solo il 19% di tutte le formule contiene gli elementi di una combinazione forte e difficile da decifrare: lettere minuscole e maiuscole, numeri e simboli e non contiene parole standard del dizionario. Allo stesso tempo, lo studio ha rivelato che il 39% di queste password potrebbe essere indovinato con algoritmi intelligenti in meno di un’ora. L’aspetto più preoccupante Il peggio è che gli aggressori non hanno bisogno di conoscenze approfondite o di attrezzature costose per decifrare le password. Ad esempio, un potente processore di un computer portatile è in grado di trovare la combinazione corretta per una password di 8 lettere minuscole o cifre utilizzando la forza bruta in soli 7 minuti. Inoltre, le moderne schede video sono in grado di svolgere lo stesso compito in 17 secondi. Inoltre, gli algoritmi intelligenti per indovinare le password considerano le sostituzioni di caratteri (“e” con “3”, “1” con “!” o “a” con “@”) e le sequenze più diffuse (“qwerty”, “12345”, “asdfg”). “Inconsciamente, gli esseri umani creano password ‘umane’ – contenenti parole del dizionario nella loro lingua madre, con nomi e numeri, ecc. Anche le combinazioni apparentemente forti sono di rado completamente casuali, quindi possono essere indovinate dagli algoritmi. Di conseguenza, la soluzione più affidabile è quella di generare una formula casuale utilizzando pass manager moderni e affidabili. Tali applicazioni sono in grado di memorizzare in modo sicuro grandi volumi di dati, fornendo una protezione completa ed efficace delle informazioni degli utenti”, ha commentato Yuliya Novikova, Head of Digital Footprint Intelligence di Kaspersky. Per migliorare la policy Gli utenti possono utilizzare i seguenti semplici consigli: È quasi impossibile memorizzare formule lunghe e uniche per tutti i servizi utilizzati, ma con un pass manager è possibile memorizzare una sola password principale. Utilizzare una password diversa per ogni servizio, in questo modo, anche se uno dei propri account venisse rubato, gli altri non sarebbero coinvolti. Le passphrase possono essere più sicure quando si usano parole inaspettate. Anche se si utilizzano parole comuni, è possibile disporle in un ordine insolito e assicurarsi che non siano correlate. Esistono anche servizi online che aiuteranno a verificare se una password è abbastanza forte. È meglio non utilizzare password che possano essere facilmente indovinate a partire da informazioni personali, come date di nascita, nomi di familiari, animali domestici o il proprio nome. Questi sono spesso i primi tentativi che compie un aggressore per indovinare la password. Attivare l’autenticazione a due fattori (2FA). Nonostante non sia direttamente correlata alla forza delle password, l’attivazione della 2FA aggiunge un ulteriore livello di sicurezza. Anche se qualcuno scoprisse la password, avrebbe comunque bisogno di una seconda forma di verifica per accedere all’ account. I moderni gestori di password memorizzano le chiavi 2FA e le proteggono con i più recenti algoritmi di crittografia. L’utilizzo di una soluzione di sicurezza affidabile aumenta il livello di protezione. Monitora Internet e il Dark Web e avvisa se le password devono essere modificate. Informazioni sullo studio La ricerca è stata condotta sulla base di 193 milioni di password pubblicamente disponibili su varie risorse della darknet. Lo studio è consultabile cliccando sul link nel post di Kaspersky Daily. Ulteriori informazioni sono disponibili nel materiale di ricerca su Securelist. Nell’ambito del sondaggio, gli esperti Kaspersky hanno utilizzato i seguenti algoritmi per indovinare le password: Bruteforce: è un metodo per indovinare una password che consiste nel provare sistematicamente tutte le possibili combinazioni di caratteri fino a trovare quella corretta. Zxcvbn: è un algoritmo di punteggio avanzato disponibile su GitHub. Per una password esistente, l’algoritmo ne determina lo schema. Successivamente, l’algoritmo conta il numero di iterazioni di ricerca necessarie per ogni elemento dello schema. Quindi, se la password contiene una parola, la sua ricerca richiederà un numero di iterazioni pari alla lunghezza del dizionario. Avendo a disposizione il tempo di ricerca per ogni elemento dello schema, possiamo contare la forza della password. Algoritmo di smart guessing: è un algoritmo di apprendimento. Basandosi sul set di dati delle password degli utenti, può calcolare la frequenza delle varie combinazioni di caratteri. Quindi può generare prove a partire dalle varianti più frequenti e dalle loro combinazioni a quelle meno ricorrenti.

False email dell’Agenzia delle Entrate ad imprese e PA

Agenzia Entrate: nuova campagna di phishing che prende di mira imprese e pubbliche amministrazioni: come riconoscere le false comunicazioni e proteggersi. L’Agenzia delle Entrate segnala che in corso una campagna di phishing che prende di mira sia le imprese private sia le pubbliche amministrazioni, utilizzando false comunicazioni del servizio di raccomandata online TNotice, apparentemente inviate a nome dell’Agenzia delle Entrate. Le nuove email di phishing  Mittente: indirizzo email estraneo all’Agenzia delle Entrate.  Oggetto: “Avviso di giacenza posta raccomandata #XXXXXXXXXX” (il numero di raccomandata è variabile).  Contenuto: Riferimenti a una presunta raccomandata elettronica accessibile tramite un link malevolo indicato come “Ritira la raccomandata”.  Corpo del messaggio: si cita l’Agenzia delle Entrate come mittente con riferimento “Pignoramento conto terzi”.  Senso di urgenza: il messaggio trasmette un senso di urgenza per indurre gli utenti a cliccare sui link. Ecco un esempio Raccomandazioni per gli utenti Si invita a prestare massima attenzione a tali comunicazioni e, in caso di ricezione di e-mail simili, a eliminarle immediatamente senza aprire allegati o cliccare sui link presenti. L’Agenzia delle Entrate dichiara di essere totalmente estranea a queste comunicazioni. In caso di dubbi sull’autenticità di una comunicazione ricevuta, si consiglia di: Consultare la pagina “Focus sul phishing” sul sito dell’Agenzia delle Entrate. Rivolgersi ai contatti disponibili sul portale istituzionale www.agenziaentrate.gov.it. Contattare direttamente l’Ufficio territorialmente competente. Segnalare queste comunicazioni sospette contribuisce a proteggere sé stessi e gli altri da potenziali frodi. Fonte: pmi.it

Il 90% delle aziende italiane ha subito due o più violazioni legate all’identità nell’ultimo anno

Solo il 37% delle aziende italiane profila come utenti privilegiati tutte le identità umane e macchina che accedono a dati sensibili Una nuova ricerca firmata da CyberArk (NASDAQ: CYBR), the identity security company, mostra come il mancato coordinamento nella protezione delle identità umane e macchina sia responsabile degli attacchi basati sull’identità nelle aziende e nei loro ecosistemi. Il report CyberArk 2024 Identity Security Threat Landscape fornisce prospettive uniche su: come l’intelligenza artificiale (AI) incrementi sia le difese che le capacità degli attaccanti, quanto aumenti il ritmo con cui vengono create identità in ambienti nuovi e complessi; quale sia la portata delle violazioni legate all’identità che colpiscono le aziende. Il rischio informatico aumenta quando la sicurezza delle identità macchina è gestita diversamente da quella delle identità umane Sebbene la quantità di identità umane e macchina stia crescendo rapidamente, il report ha rilevato che i professionisti della sicurezza considerano le macchine il tipo di identità più a rischio, che continuano a essere create in volumi significativi a causa dell’adozione diffusa di strategie multi-cloud sia e del crescente utilizzo di programmi legati all’intelligenza artificiale, come i Large Language Model. Molte di queste identità richiedono un accesso sensibile o privilegiato, tuttavia, contrariamente a come viene gestito l’accesso umano a dati sensibili, le identità macchina spesso non dispongono di controlli di sicurezza specifici e rappresentano quindi un vettore di minacce diffuso e potente, pronto per essere sfruttato. Qui di seguito alcuni dei risultati principali sulle aziende italiane: Il 90% ha subito due o più violazioni legate all’identità nell’ultimo anno. Le identità di terze parti sono considerate le più rischiose (51%), seguite da quelle macchina (49%) e da quelle dei clienti b2b (44%). Il 39% prevede che le identità cresceranno di 2 volte nei prossimi 12 mesi (media: 2,4 volte). Il 63% considera privilegiato solo gli utenti umani, mentre solo il 37% estende questa definizione a tutte le identità – umane e macchina – dotate di accesso sensibile. Il 91% ha affrontato almeno un attacco ransomware nel corso dell’ultimo anno e l’83% ha pagato un riscatto per ripristinare i dati. L’AI si afferma come strumento per combattere l’AI Allineato alla ricerca 2023, il Report Threat Landscape 2024 ha rilevato che la quasi totalità (98%) delle aziende sta utilizzando l’AI nelle iniziative di cybersecurity. Non solo, la ricerca prevede un aumento del volume e della sofisticazione degli attacchi legati all’identità dato che anche i malintenzionati – qualificati e non – possono sviluppare le loro capacità, compresi malware e phishing, grazie all’intelligenza artificiale. Invece, contrariamente alle aspettative, la maggioranza degli intervistati italiani è fiduciosa che gli eventuali deepfake rivolti alla loro azienda non inganneranno i dipendenti. Il 98% ha adottato strumenti basati sull’intelligenza artificiale come parte delle proprie difese informatiche. Il 90% prevede che gli strumenti basati su AI porteranno rischi informatici per la propria azienda nel prossimo anno. Oltre il 70% è convinto che i dipendenti siano in grado di identificare eventuali deepfake. Nove aziende su 10 sono state vittime di una violazione dell’identità dovuta a un attacco di phishing o vishing. “Le iniziative digitali volte a far progredire le aziende creano inevitabilmente una pletora di identità umane e macchina, molte delle quali con accesso a dati sensibili, a cui devono essere applicati controlli di sicurezza per proteggersi dalle violazioni incentrate sull’identità”, ha dichiarato Matt Cohen, Chief Executive Officer di CyberArk. “Il report mostra come violazioni di questo tipo abbiano colpito quasi tutte le imprese – quasi sempre più di una volta – e conferma che le soluzioni tradizionali puntuali siano inefficaci per contrastare gli attacchi attuali. Per essere all’avanguardia è necessario un cambio di paradigma, in cui la resilienza sia costruita attorno a un nuovo modello di cybersecurity che metta al centro la sicurezza delle identità.” “Come emerso dal nostro report, il 90% delle aziende italiane ha subito due o più violazioni di identità nel corso dell’ultimo anno. È un dato che allarma e conferma l’esigenza prioritaria per l’Italia di focalizzarsi rapidamente sulla cybersecurity per rafforzare le proprie difese da attacchi IT sempre più sofisticati e pericolosi,” sottolinea Paolo Lossa, Country Sales Director di CyberArk Italia. “La digitalizzazione sta cambiando il nostro modo di vivere e di lavorare, portando notevoli vantaggi in termini di efficienza e produttività, ma aumentando anche il rischio che un cyber criminale, dotato di identità rubate, possa agire indisturbato in azienda, compiendo azioni potenzialmente disastrose in termini economici, di reputazione e fiducia dei clienti.” Fonte: bitmat.it

Europei 2024, è tempo di phishing e truffe online

Gli Europei di calcio 2024 stanno per cominciare, e come ogni evento portano con sé un picco di attività dei cybercriminali. Che si tratti di cercare gli ultimi biglietti delle partite, organizzare un viaggio last minute in Germania, o semplicemente partecipare a discussioni sui forum online, le occasioni per frodare i singoli consumatori non mancano. Per questo, Proofpoint invita tutti i fan in cerca di un buon affare a prestare attenzione alle truffe di social engineering. Come già accaduto in occasione di precedenti eventi sportivi di alto profilo, è possibile che i criminali informatici utilizzino questo evento come esca per ingannare le persone a condividere informazioni sensibili o versare denaro nella speranza di acquistare biglietti inesistenti. Le truffe di social engineering sono quelle in cui un malintenzionato manipola la psicologia umana per sfruttare le persone, inducendole a divulgare informazioni sensibili fingendo di essere una figura o un servizio fidati. Questi attacchi possono essere molto efficaci perché si basano sulla tendenza umana a fidarsi degli altri o a cedere alla curiosità di scoprire nuove offerte o informazioni che fungono da esca. Indipendentemente dal fatto che i criminali informatici prendano di mira aziende o privati, per fingere credibilità fanno leva su eventi e temi in tempo reale che hanno l’attenzione del mondo intero. Le persone sono vulnerabili le loro emozioni possono essere sfruttate trasmettendo un senso di urgenza, generando eccitazione per un’opportunità o creando paura di perdere denaro o di fare qualcosa di sbagliato. Come evitare di essere vittima di truffe? Gli utenti dovrebbero fare attenzione a questi elementi quando considerano un messaggio: Spoofing del mittente: la maggior parte degli utenti non sa che l’indirizzo e-mail di un mittente può essere contraffatto, ma un sistema corretto di e-mail security impedirà ai mittenti non verificati di accedere alla casella di posta del target. Invece, un attaccante registrerà un dominio simile a quello ufficiale nella speranza che l’utente colpito non noti le differenze nella battitura. Link a siti web non professionali: i link di phishing sono talvolta utilizzati con l’ingegneria sociale per indurre gli utenti a divulgare informazioni sensibili. È consigliabile non inserire mai le credenziali in un sito web direttamente da un link, anche se sembra ufficiale. Meglio cercarlo tramite il classico motore di ricerca. Fare attenzione ai messaggi truffaldini che cercano di spingere a rispondere in modo istintivo: se sembra “troppo bello per essere vero”, è probabile che lo sia. Se si riceve un’e-mail, o anche una telefonata o un messaggio che cerca di fare pressione per prendere una decisione immediata, è opportuno fare un bel respiro e rifletterci. L’attaccante di solito vuole una risposta rapida ed emotiva – puntando sulla preoccupazione che un pacco stia per essere restituito, o un conto bloccato, o sull’eccitazione per un’offerta apparentemente imperdibile, come la disponibilità di biglietti last minute per una partita di calcio, ma solo con una risposta immediata. Fonte: bitmat.it

I pagamenti cashless generano fino al 93% di CO2 in meno rispetto al contante

Worldline presenterà, a Phygital Sustainability Expo, i vantaggi dei pagamenti cashless in termini di sostenibilità e crescita economica, avendo le transazioni  cashless un diretto impatto positivo sull’ambiente, i commercianti e i consumatori Worldline, leader europeo dei pagamenti digitali, è in prima fila per guidare la rivoluzione del settore in ottica di sostenibilità.  Ha infatti constatato da tempo che i pagamenti digitali rappresentano un rilevante componente dell’industria  finanziaria in grado di svolgere una parte attiva nell’impegno verso la sostenibilità del  settore. Le transazioni cashless peraltro comportano per natura una riduzione importante dell’impatto  sull’ambiente. L’impegno dell’azienda in questa direzione viene illustrato dal Group Head of CSR Sébastien  Mandron al Phygital Sustainability Expo in un panel in programma oggi 4 giugno a Roma dal  titolo “Finanza Sostenibile ESG”. Con la partecipazione, tra gli altri, del Viceministro  dell’Economia Maurizio Leo e del Presidente di Confimprese Mario Resca. I risultati dello studio “Accelerating the decarbonisation of payments” I risultati della ricerca rilevano che una transazione in contanti in negozio emette il 14% in più di  emissioni di CO2 rispetto a una transazione digitale. Un pagamento in contanti genera infatti 2,8  g di emissioni, rispetto ai 2,45 g prodotti da un pagamento cashless, senza tener conto dell’impatto  sull’ambiente che può avere l’attività di prelievo di banconote, che comporta l’utilizzo di mezzi di  trasporto, ma anche la doppia stampa delle ricevute e dei componenti fisici della catena del valore,  come le carte in plastica e il terminale di pagamento. Tenendo conto di questi fattori, una singola  transazione in contanti può emettere fino 36,8 g di CO2, circa 15 volte in più rispetto ai  pagamenti digitali. Lo studio identifica inoltre le azioni che potrebbero contribuire a ridurre ulteriormente l’impronta di  carbonio di una transazione di pagamento digitale in negozio, tra cui la virtualizzazione delle carte  e l’utilizzo di pagamenti da smartphone a smartphone, che comporterebbero fino al 70% di emissioni in meno. I pagamenti online, invece, ridurrebbero l’impronta di carbonio fino al 93%. “La riduzione delle emissioni legate alle transazioni di pagamento dipende ora dalla nostra capacità  di cambiare le nostre abitudini”, spiega Sébastien Mandron. “Per progredire verso un’industria più  decarbonizzata sarà necessario ridurre i dispositivi fisici e utilizzare maggiormente le infrastrutture  digitali che comportano meno emissioni e vantaggi diretti sull’ambiente, mantenendo al contempo  sicurezza e convenienza ai massimi livelli. La necessità è di lavorare collettivamente come un  ecosistema verso benefici comuni per operatori del settore, banche, autorità di regolamentazione e cittadini”. Il programma Trust 2025 Per quanto riguarda il contributo specifico di Worldline, il Manager illustrerà il programma Trust 2025, che punta ad accelerare gli avanzamenti compiuti nel proprio settore in ottica ESG, coinvolgendo tutti  gli stakeholder al fine di costruire la fiducia dei clienti grazie a soluzioni affidabili, sicure, innovative e  dall’impatto positivo su tutti contesti sociali. In termini di riduzioni delle emissioni, Worldline ha ottenuto nel 2022 una riduzione del 48%  (emissioni scope 1, 2), con l’obiettivo di un’ulteriore riduzione del 42% entro il 2030. Gli interventi riguardano aspetti e pratiche ESG quali la valutazione del ciclo di vita delle soluzioni e una loro progettazione eco-compatibile, la promozione di un’economia circolare attraverso acquisti  ecosostenibili, oltre che investimenti nel benessere sul lavoro, incentivando la diversità e l’inclusione,  e lo sviluppo delle comunità locali. Oltre ad essere direttamente impegnata a ridurre la propria impronta carbonica, Worldline ha  aumentato l’adozione di pratiche sostenibili all’interno della propria catena di fornitura. Questo  avviene sia tramite un’opera di allineamento sugli obiettivi che attraverso aspetti contrattuali e di  successivo monitoraggio. A questo fine è coinvolta la piattaforma specializzata EcoVadis. Sono stati in questo senso vagliati nel 2023 il 91% degli investimenti in fornitori strategici, raggiungendo in  anticipo il target prefissato al 2025. Il nostro Paese Anche l’Italia ha dato un rilevante contributo agli obiettivi di Gruppo. Nel nostro Paese, infatti, Worldline ha gestito 3,1 miliardi di transazioni di issuing/acquiring e 16,1 milioni di carte e quasi  460 milioni di transazioni nei negozi. Sébastien conclude: “La sostenibilità è al centro del modello aziendale e dei valori di Worldline, che  aspira a diventare un riferimento nel settore dei pagamenti. Il miglioramento dei rating CSR e degli  indicatori di performance extra-finanziari negli ultimi anni dimostra quanto Worldline prenda sul serio  questo tema. Le sfide della sostenibilità ci aiutano ad alimentare il motore dell’innovazione attraverso nuove offerte, processi e modalità organizzative, che potranno creare valore aggiunto per i nostri  clienti e la società. Si tratta inoltre di un’ulteriore motivazione che può dare nuova linfa al costante  impegno dei nostri manager e dei nostri dipendenti”. Fonte: bitmat.it

Aumenta il divario di credibilità tra i responsabili di cyber security e le aziende

L’ultima ricerca Trend Micro evidenzia le difficoltà dei CISO nel far comprendere al management i rischi cyber che possono colpire l’azienda “Oltre la metà dei responsabili di sicurezza afferma che i rischi cyber sono quelli più pericolosi per l’azienda. Purtroppo, i CISO non riescono a comunicare questi rischi in un linguaggio che sia comprensibile ai leader aziendali e di conseguenza vengono ignorati, sminuiti o accusati di eccessivo allarmismo”, è quanto afferma Veronica Pace, Head of Marketing di Trend Micro Italia. A questa luce, il 79% dei responsabili di cyber security ammette di aver avvertito pressioni da parte dei leader delle rispettive aziende, per minimizzare la gravità dei rischi informatici a cui è esposta l’organizzazione. Il dato emerge da “The CISO Credibility Gap: How a Communication Breakdown in the Boardroom is Hurting Cyber-Resilience”, l’ultima ricerca Trend Micro, leader globale di cybersecurity. E prosegue Veronica Pace: “I responsabili di cybersecurity devono riuscire a interagire meglio, oppure la resilienza informatica dell’organizzazione ne risentirà. Il primo passo è avere a disposizione un’unica fonte di verità su tutta la superficie di attacco”. Tra i responsabili di cyber security che ammettono di aver subito pressioni… Tra i responsabili della cyber security ammettono di aver subito pressione da parte dei responsabili aziendali: il 43% afferma di essere stato etichettato come ripetitivo o fastidioso, mentre il 42% come eccessivamente negativo. Un terzo (33%) sostiene addirittura di essere stato licenziato. I dati evidenziano un grave divario di fiducia, collegato alla difficoltà di spiegare e allineare i rischi cyber con quelli aziendali. A dimostrazione di questo, il 46% afferma di aver guadagnato maggiore credibilità nel momento in cui è riuscito a quantificare il valore, in termini di business, della propria strategia di sicurezza informatica. Che cosa si aspetterebbero i responsabili IT? Grazie a un approccio di questo tipo, i responsabili IT potrebbero: Ottenere più responsabilità (45%) Essere visti come una funzione di maggior valore (44%) Ricevere più budget (43%) Guadagnare posizioni nei processi decisionali (41%) Tuttavia, al momento persiste un importante divario comunicativo tra l’IT e la leadership aziendale. Solo la metà del campione (54%) ritiene, infatti, che la propria dirigenza comprenda completamente i rischi informatici a cui è esposta l’organizzazione, percentuale stabile dal 2021 (50%). Oltre un terzo (34%) degli intervistati afferma anche che la sicurezza informatica è ancora considerata parte dell’IT, piuttosto che un rischio aziendale. Inoltre, l’80% ritiene che solo una violazione grave possa incentivare i responsabili dell’azienda ad agire con maggiore fermezza nei confronti del rischio informatico. Queste sfide sono complicate dal moderno ed eterogeneo ambiente della cybersecurity. L’utilizzo di prodotti isolati sulla superficie di attacco genera dati incoerenti, ad esempio, e complica la possibilità di poter dare ai leader aziendali un’idea chiara del rischio informatico. Per questo, oltre la metà del campione (58%) ritiene che sarà necessario migliorare le abilità comunicative per correggere la situazione. Ma una piattaforma ASRM (Attack Surface Risk Management) unificata potrebbe eliminare la necessità di ulteriori investimenti, fornendo informazioni coerenti e convincenti sul rischio, all’interno di una executive dashboard. Fonte: bitmat.it

Boom del commercio online: spedizioni aumentate del 44%

Le spedizioni sono cresciute in tutti i mercati del 14%. In Italia, solo ad aprile 2024, le spedizioni sono aumentate del 44%. Settori in crescita: Elettronica, salute e bellezza, abbigliamento e calzature Il nostro Paese sta vivendo un vero e proprio boom del retail online, segnando una crescita esponenziale che ha trasformato il panorama del commercio. Secondo i dati di Packlink, leader nel settore logistico, l’incremento delle spedizioni su base annua ha riguardato tutti i mercati. Le spedizioni sono infatti aumentate di oltre il 14%, riflettendo la crescente domanda del commercio elettronico a livello globale. In Italia, questa tendenza è ancora più marcata: solo ad aprile 2024, le spedizioni hanno registrato un impressionante aumento del 44% rispetto all’anno precedente.  La crescente fiducia dei consumatori italiani nelle piattaforme di e-commerce e la comodità degli acquisti online hanno alimentato questa espansione. I settori più dinamici sono elettronica, salute e bellezza, e abbigliamento e calzature: qui si è registrata la crescita maggiore, rispondendo rapidamente alle esigenze di un mercato in continua evoluzione. “Questo boom non solo riflette un cambiamento nelle abitudini di acquisto, ma anche l’efficacia delle soluzioni logistiche moderne. Questi dati dimostrano il nostro impegno nel soddisfare le esigenze dei clienti, ma anche l’adattabilità del nostro servizio alle tendenze di consumo emergenti. Packlink continuerà a migliorare e innovare i propri servizi per supportare la crescita del retail online in Italia e garantire soluzioni di spedizioni e logistiche sempre più efficienti e convenienti.” ha commentato Noelia Lázaro, Direttore Marketing di Packlink.  Fonte: bitmat.it