Apple Park, sedie costano come iPhone
Scelte personalmente da designer Jonathan Ive
Ecco come potrebbe essere HTC U12
Le ultime indiscrezioni parlano di un completo redesign del flagship della compagnia di Taiwan che non può esimersi dal seguire il trend full vision Prima o poi dovranno adattarsi tutti. Dopo il debutto del Galaxy S8 la scorsa primavera, tutti i principali produttori di telefonia mobile si sono cimentati nelle loro versioni di full vision, ovvero in un ripensamento delle forme e delle dimensioni degli smartphone. Via libera al rapporto 18:9, alla diagonale maggiore del display ma al mantenimento della stessa superficie, così da avere oggetti ancora gestibili con una sola mano ma esteticamente più affascinanti. Tra le compagnie attive in tal senso è un po’ mancata HTC, nome storico nell’era dell’ascesa dei cellulari ma da qualche anno fuori dal giro delle grandi, perché incapace a combattere il potere oligarchico di Apple e Samsung. Eppure la multinazionale con sede a Taiwan potrebbe essere la migliore sorpresa di questo 2018 appena iniziato. Cosa succede Nonostante lo sbarco dell’U11 Plus, che ha cominciato a rivoluzionare il form factor dei cellulari del gruppo, il vero trampolino di lancio, stando alle indiscrezioni recenti, sarebbe l’U12, in arrivo al Mobile World Congress di Barcellona. Si tratta di un telefonino con pannello full vision e corpo allungato, proprio come i rivali Galaxy, Huawei, LG e così via. I render diffusi da SuggestPhone mostrano uno smartphone che a prima vista si confonde tranquillamente con i top di gamma attualmente in circolazione, vista l’assenza di punti di riferimento sulla parte frontale. Quello che cambia sarebbe sul retro, dove HTC potrebbe unire a un doppio sensore fotografico la tecnologia UltraPixel, che già in passato non sfigurava affatto in confronto ai modelli più blasonati della concorrenza. Si tratta di un dispositivo reale e davvero in via di presentazione? Ne sapremo di più tra meno di due mesi, visto che il Mobile World Congress aprirà i battenti il 25 febbraio con le anteprime per la stampa dove HTC non mancherà di essere protagonista. The post Ecco come potrebbe essere HTC U12 appeared first on Data Manager Online.
Windows 10 tentenna, il re degli OS è sempre 7
Netmarketshare ha diffuso gli ultimi dati circa l’adozione dei sistemi operativi a livello globale, Android regna nel settore mobile La frammentazione c’è e si vede però le strategie di business delle grandi aziende stanno concentrando il grosso dell’adozione degli OS in pochi prodotti. Alla lunga, la scelta di Microsoft di terminare i suoi big update con Windows 10 verrà premiata, anche se per ora a portarsi a casa il titolo di sistema operativo più diffuso al mondo è ancora Windows 7, antecedente alla logica One Microsoft. Stando ai più recenti dati diffusi dall’agenzia di analisi Netmarketshare, Microsoft domina la scena dei software che potenziano computer e dispositivi mobili, ottenendo un 39,49% della torta globale. Al secondo posto, in un contesto che mischia i differenti tipi di device, c’è Android con il 36,73%, davanti a iOS fermo al 18,12%. Dettaglio nel mondo computer Coscienti di quanto il robottino verde sia lungamente preferito nei confronti della controparte di Apple, è più interessante scendere nel dettaglio degli OS per dispositivi classici. Ecco allora che è Windows 7 a occupare la prima piazza con il 19,22%, di poco davanti a Windows 10 che è al 14,69%. Il più recente sistema operativo di Redmond stenta ancora a decollare, non tanto per l’adozione del precedente Windows 8.1 ma addirittura di quello prima, considerato da molti la punta massima dell’operabilità sviluppata da Microsoft. Per il resto, macOS 10.12 e macOS 10.13 stanno sostituendo le versioni anteriori del software della Mela mentre vive un certo calo Linux, che con l’1,44% è ai livelli di macOS 10.11, restando ancora in un contesto che considerare di nicchia è anche troppo. La situazione nei prossimi mesi non potrà che consolidare ulteriormente il predominio di Windows, tuttavia un sorpasso tra le prime due posizioni non è da attendersi nel breve periodo ma, con tutta probabilità, nel giro di un biennio (se non di più). The post Windows 10 tentenna, il re degli OS è sempre 7 appeared first on Data Manager Online.
Samsung batte Intel ed è il primo produttore di memorie
Samsung ha superato Intel al primo posto nel settore delle memorie dopo 26 anni di dominio incontrastato La divisione di Samsung più redditizia è senza ombra di dubbio quella dei semiconduttori e la conferma arriva dal report di Gartner sul mercato delle memorie relativo al 2017. Intel per la prima volta dal 1992 perde la prima posizione a favore proprio dell’azienda coreana. Le quote di mercato di quest’ultima si attestano al 14,6% contro il 13,8% del chipmaker statunitense, che in questi giorni sta cercando di risolvere la minaccia portata dai bug Meltdown e Spectre. Samsung ha inoltre visto salire il fatturato del 52,6% rispetto a quello del 2016. Al terzo posto si attesta Sk Hynix con il 6,7%. In totale nel 2017 il mercato delle memorie ha raggiunto i 419,7 miliardi di dollari (+22% rispetto all’anno precedente). Il prezzo delle memorie flash è cresciuto del 17% mentre quello delle DRAM del 44%. Ciò ha provocato un aumento sul prezzo finale degli ultimi modelli PC, smartphone e tablet. Secondo Andrew Norwood, vicepresidente della ricerca in Gartner, il sorpasso di Samsung è destinato a concludersi a breve. Gli esperti prevedono che nei prossimi due anni i prezzi delle memorie siano destinati a scendere e inoltre la Cina sta lavorando ad aumentare la produzione. A ciò si aggiunge il fatto che Broadcom si prepara a concludere l’acquisizione di Nxp e Qualcomm, che ha unito gli sforzi con Baidu per il supporto all’AI del SoC Snapdragon 845. Ciò, unito al probabile calo delle vendite, potrebbe far scendere la multinazionale coreana in terza posizione già nel 2019. The post Samsung batte Intel ed è il primo produttore di memorie appeared first on Data Manager Online.
Il browser di Alibaba insidia Chrome
UC Browser di Alibaba sta mettendo in discussione il dominio di Chrome in Asia Chrome è utilizzato da centinaia di milioni di persone in tutto il mondo ma sottotraccia si sta delineando un nuovo e agguerrito rivale per il browser di Google. Il Wall Street Journal ha portato alla luce che UC Browser, software sviluppato da UCWeb ma riconducibile ad Alibaba, è utilizzato dal 50% delle persone che possiedono uno smartphone in India e dal 41% in Indonesia. La quota di mercato di Big G nei due Paesi si ferma rispettivamente al 30% e 34%. In tutto sono 430 milioni gli utenti di UC Browser, pari al 16% a livello globale. Perché il browser di Alibaba è risultato vincente nei due mercati più in crescita da qualche anno a questa parte? Innanzitutto possiede un’interfaccia molto intuitiva, è veloce e soprattutto occupa poca memoria sul telefono, caratteristica ideale per i dispositivi di fascia medio bassa tanto diffusi in India e Indonesia. Per Google la crescita del servizio realizzato dall’azienda cinese, che non ha potuto concludere l’acquisizione di MoneyGram a causa del veto da parte della SEC, si tratta di un problema non da poco. In Asia il digital divide è ancora piuttosto accentuato ma le cose stanno cambiando rapidamente. Questo ha effetto anche sui ricavi pubblicitari che nel sud est asiatico passeranno dagli attuali 860 milioni di dollari a oltre 2 miliardi entro il 2021 considerando solo il settore mobile. Inoltre, Alibaba ha dichiarato l’intenzione di collaborare con il governo cinese per realizzare una versione del browser in linea con la censura imposta dal Partito, che potrebbe quindi limitare le attività di Google per promuovere un prodotto locale. Chrome ad oggi può comunque dormire sonni tranquilli. Il software di Google, che ha definitivamente accantonato Project Tangoche, è utilizzato dal 46% degli utenti in Asia e domina anche in Cina, dove le quote di UC Browser si attestano a circa il 17%. The post Il browser di Alibaba insidia Chrome appeared first on Data Manager Online.
2018: tre principali tendenze in ambito cybersecurity
Secondo David Duncan, Vice President, Product and Solutions Marketing, Security, CA Technologies, saranno principalmente tre le tendenze in ambito cybersecurity nel corso del 2018. App e codici sorgente: nuove frontiere degli attacchi informatici La vulnerabilità delle applicazioni è all’origine del 70-80% delle più gravi violazioni della sicurezza recentemente balzate agli onori cronaca. Nell’odierna App Economy, dove ogni azienda è ormai anche una società di software, il perimetro di esposizione ai rischi aumenta con ogni nuova app scritta e rilasciata. Per questo motivo, il concetto di DevSecOps sarà un presidio essenziale nella lotta contro i criminali informatici. In estrema sintesi, Development, Security e Operations diventano un tutt’uno. Il codice delle applicazioni non può essere solo di buona qualità, dev’essere anche sicuro. Applicare un approccio DevSecOps significa incorporare la sicurezza in ogni singolo passo del ciclo di sviluppo del software – dai primissimi stadi fino al testing e deployment. Per uno sviluppatore può essere semplice infiltrare contenuti potenzialmente dannosi nell’app che sta creando. Il “baco” può continuare a sottrarre dati per anni senza che nessuno se ne accorga. DevSecOps è il modo più efficiente ed efficace per combattere questo fenomeno in aumento, in quanto consente di far diventare la sicurezza una parte integrante dell’intero ciclo di sviluppo del software. Alla luce di questa premessa, il 2018 sarà l’anno in cui le organizzazioni subiranno con ogni probabilità i danni dei primi attacchi “ransom-app”. Gli autori degli attacchi creeranno malware in grado di sfruttare un punto debole di un’applicazione per assumerne il controllo e ricattare l’azienda. Non si limiteranno più semplicemente a sequestrare i dati per poi estorcere del denaro all’organizzazione vittima dell’attacco. La fiducia digitale sarà messa a dura prova La fiducia è la linfa dell’economia digitale. A causa dei crescenti attacchi informatici, però, i consumatori fanno sempre più fatica a riporre la loro fiducia nelle aziende. L’anno scorso le violazioni dei dati hanno messo a nudo quantità record di dati riservati: solo negli Stati Uniti gli attacchi sono aumentati quasi del 30 per cento nel primo semestre del 2017. L’80 per cento delle violazioni è reso possibile da furto o smarrimento delle credenziali. Per questo motivo, le soluzioni di gestione delle identità e degli accessi svolgeranno nel nuovo anno un ruolo ancora più dominante nella tutela della privacy e della sicurezza delle informazioni. L’identità digitale costituirà sempre più il nuovo perimetro della sicurezza. Le organizzazioni IT dovranno occuparsene seriamente se vorranno riconquistare la fiducia di utenti esterni e interni. Nuove minacce dall’interno… più dannose che mai Sebbene sempre più abili nel contrastare eventuali attacchi informatici provenienti dall’esterno, le aziende dovranno iniziare ad affrontare seriamente la questione PEBKAC (acronimo di “Problem Existing Between Keyboard and Chair”, con cui si indica che un apparente malfunzionamento del software o dell’hardware è in realtà dovuto all’inesperienza dell’utente). Insider Threat, un nuovo studio commissionato da Cybersecurity Insiders, ha esaminato questa potenziale fonte di pericoli, rivelando che le minacce interne saranno sempre più dannose per via del livello di accesso a informazioni sensibili e proprietarie concesso al personale interno. Non sempre sono gli hacker a provocare i problemi peggiori. All’origine di molti degli incidenti più clamorosi sono spesso proprio gli utenti interni, che per distrazione spalancano la porta ai pirati informatici. Le tecniche utilizzate stanno diventando sempre più sofisticate sia dal punto di vista della destrezza degli attacchi, che appaiono così più legittimi, sia perché consentono al malware polimorfo (software nocivo, distruttivo o intrusivo che continua a cambiare) di installarsi e provocare gravi danni ai sistemi interni ed esterni. Dotandosi di strumenti che consentono di gestire in poche mosse le credenziali dei suoi dipendenti, un’azienda può revocarne prontamente i privilegi di accesso bloccando così eventuali username e password trafugati. E questo è solo uno dai tanti modi per porre rimedio a scarse misure di sicurezza o all’impiego di protocolli sommari. The post 2018: tre principali tendenze in ambito cybersecurity appeared first on Data Manager Online.
Meltdown e Spectre, cosa sono e come difendersi
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