Alleanza Byton-Aurora per auto autonome
Supporto start-up Silicon Valley che lavora con Vw e Hyundai
Scorporo Tim, le reazioni in attesa del piano completo
Agcom sta ancora aspettando da Tim il piano completo della separazione societaria della rete, conditio sine qua non per esprimere un primo parere entro il 6 marzo, data imminente fissata per il prossimo Cda dell’azienda, quando l’amministratore delegato Amos Genish presenterà il piano industriale 2018-2020. In quella data Genish vorrebbe inoltre presentare al board il piano della separazione della rete, che prevede la creazione di una Netco controllata al 100% dall’azienda (vedi Scorporo TIM. Ecco gli ostacoli che ci separano da una vera separazione della rete di Tlc). Agcom passa la palla a Tim I tempi sono stretti, dal momento che per ora sullo scorporo Agcom ha avuto con Tim “un colloquio che non è una proposta, ma spero lo diventi”, ha detto ieri il presidente dell’Autorità Angelo Marcello Cardani, a margine del convegno “20 anni di Agcom” sottolineando che una “documentazione, nel senso letterale del termine, non è arrivata”. “Non possiamo dare giudizi politici non è il nostro mestiere, siamo tecnici e diamo valutazioni tecniche che devono essere complete – ha spiegato – Noi possiamo dare un giudizio con esame e tempi tecnici che comprendono anche una valutazione pubblica” che richiede di solito “uno o due mesi” di tempo. Insomma, ci vorrà del tempo. Tempistica e ruoli Per il 6 marzo, data in cui si terrà il Cda di Tim ed entro la quale l’ad Amos Genish contava di avere l’ok da parte delle istituzioni “non ci è stata richiesta una bollinatura, quella è la cosa finale. Se ci danno un progetto più consistente possiamo anche farcela, dipende da loro”, ha detto Cardani, che ha aggiunto: “Non ho intenzione di fare il guastafeste, Calenda ha usato espressioni positive” ma “Calenda fa un mestiere diverso, quindi dà giustizi politici che possono prescindere dal giudizio tecnico. E se lo può permettere perché sa che c’è chi dà un giudizio tecnico”. Cardani si è infine detto convinto che Tim “voglia un incoraggiamento” ma lo si può dare “su qualcosa di più concreto”. Insomma, dopo l’annuncio l’Autorità resta in attesa del piano messo nero su bianco. Soltanto allora potrà valutarne tutti gli aspetti dal punto di vista eminentemente tecnico. Bassanini (Open Fiber) ‘Passo avanti’ Prudenza sull’annuncio di Tim da parte di Franco Bassanini, presidente di Open Fiber, secondo cui il piano di separazione della rete Tim è una mossa importante, ma che per dare al Paese un‘infrastruttura di qualità siano necessari altri passi. “Continuiamo col nostro piano industriale… quel che fa il nostro principale competitor ci riguarda fino a certo punto”, ha detto Franco Bassanini al convegno per i 20 anni di AgCom. “Naturalmente tutte le forme di sinergia e collaborazione sono utili a dotare il paese di una infrastruttura performante, da questo dipenderà la crescita futura del paese – ha aggiunto – Sono d‘accordo che (l‘annuncio di Tim sulla rete) è un passo avanti, naturalmente bisognerà farne tanti altri”. In passato Bassanini si è detto favorevole a un‘integrazione tra la rete Tim (asset che l’azienda valuta intorno ai 15 miliardi) e quella di Open Fiber, l’operatore wholesale only controllato da Enel e Cdp che punta sulla fibra in Ftth (Fiber to the home). M5S: ‘Ok scorporo, ma obiettivo sia rete pubblica’ Intanto, sul fronte politico, il Movimento 5 Stelle accoglie con favore l’annuncio di Amos Genish: “Il progetto di Tim legato allo scorporo della rete è una buona notizia, anche se aspettiamo di conoscere bene i dettagli dell’operazione“. Lo affermano i parlamentari del Movimento 5 Stelle della commissione Trasporti e Telecomunicazioni, aggiungendo in una nota che “il passaggio dello scorporo è positivo se l’obiettivo seguente è quello della separazione della rete. Restiamo in attesa, fiduciosi si punti a una rete interamente pubblica come prevede il programma del Movimento 5 Stelle”. Polemica Calenda-Fassina Sullo sfondo, la polemica social fra il ministro Carlo Calenda e l’ex vice ministro dell’Economia Stefano Fassina, esponente di Liberi e Uguali: “Il ministro Calenda – ha scritto Fassina su Facebook – dovrebbe essere un po’ più cauto sulla proposta di Tim di separazione legale delle sue reti di trasmissioni. La rilevanza per la sicurezza nazionale e per la nostra democrazia delle reti Tim e in particolare di Telecom Sparkle non può essere garantita semplicemente dal trasferimento degli asset a una società ad hoc comunque controllata da Tim.” “È necessaria invece – aggiunge Fassina – la nazionalizzazione della rete attraverso la società delle reti di Cdp. Soltanto così si può tutelare il nostro interesse nazionale“. Calenda ha subito risposto all’attacco via Twitter: “Sono 30 anni che chiediamo la societarizzazione della rete anche per ragioni di trasparenza e sicurezza. Ora questo primo passo è a portata di mano“. Chiudendo con una battuta verso Fassina: “È una cosa importante – ha scritto – poi quando vincerai le elezioni rinazionalizzerai tutto, pure i panettoni”. Sindacati Nel frattempo i sindacati hanno chiesto un incontro con Amos Genish, per capire in che modo sarà definito il perimetro del progetto di scorporo della rete e come si inserisca nel piano di esuberi (fino a 7.500) e di 2mila nuove assunzioni annunciato in precedenza dall’amministratore delegato in vista della presentazione del piano industriale. I dipendenti di Tim sono circa 50mila, di cui circa 20mila lavorano a vario titolo sulla rete. Resta da capire quanta parte del personale sarebbe coinvolta dalla creazione della nuova Netco. Analisti Un’analisi di due giorni fa della Reuters evidenzia come Tim guadagni tra le altre cose facendo pagare ai concorrenti l’accesso alla sua rete in rame e in fibra. “Nonostante la sfida rappresentata dal rivale Open Fiber, il valore (della rete Tim ndr) non sembra completamente riflesso nel prezzo del titolo Tim”. Mettere l’asset della rete in una società separata aggiungerebbe trasparenza e potrebbe accrescere il valore da tempo sotto stimato del titolo, soprattutto se si arrivasse alla quotazione di una quota minoritaria della nuova Netco, secondo un report dello scorso novembre di Bloomberg. In altre parole, secondo gli analisti, in base ai valori attuali di Tim, mettere sul mercato una quota del 25% della nuova entità della rete, mantenendone la maggioranza, consentirebbe a
Facebook accusata di ‘relazione abusante’ con gli utenti
Nel 2018 giorno dopo giorno si registra uno schiaffo a Facebook. Dopo quelli di Roger McNamee, uno dei suoi principali investitori ed ex mentore di Mark Zuckerberg, che ha accusato la società di pensare solo ai profitti e non a risolvere la dipendenza che crea negli utenti; e dell’attore Jim Carrey che si è cancellato dal social, perché non combatte abbastanza contro le fake news; il nuovo guanto di sfida è stato gettato da diversi parlamentari britannici. In missione negli Usa i membri della commissione digitale e media della House of Commons del Regno Unito hanno udito i rappresentanti di Facebook, Google e Twitter, nonché accademici e giornalisti: le fake news il tema dell’audizione. Al manager di Facebook Jo Stevens del Labour ha detto: “C’è uno squilibrio di potere tra la piattaforma e gli utenti perché c’è il controllo delle informazioni che le persone vedono senza avere la libertà di scelta dei contenuti da fruire. Mi ricorda una relazione violenta in cui si verifica il controllo coercitivo”. La conservatrice Rebecca Pow ha aggiunto: “Avete tanti dati sulle persone, siete ora molto, molto potenti, ma completamente non regolamentati”. “È tempo di regole che stabiliscano i ruoli e le responsabilità perché tutto questo sta influenzando la nostra società, non da ultimo i nostri figli”, ha concluso Pow. Queste dure accuse sono state dette a viso aperto dai parlamentari Uk durante un’audizione, la prima all’estero, durata quattro ore presso la George Washington University. Il responsabile della policy di YouTube, Juniper Downs, ha, ripetutamente, dichiarato che è la ‘priorità principale’ dell’azienda bandire i contenuti problematici, ma il presidente della commissione, Damian Collins, gli ha replicato dicendo: “Abbiamo sentito molto spesso l’espressione ‘priorità assoluta’. Se giudichiamo la società basandoci su ciò che fa piuttosto che su ciò che dice, la priorità assoluta è massimizzare le entrate pubblicitarie della piattaforma”. E per gli stessi membri della commissione anche investire ‘decine di milioni di dollari’, come affermato da YouTube per ‘presidiare’ la piattaforma video da contenuti pornografici e violenti, è troppo poco, sarebbe come “applicare un piccolo cerotto su una ferita aperta”. Troppo poco. Nel corso dell’audizione, Twitter ha rivelato di aver trovato 49 account collegati a una famigerata fabbrica di troll russi che hanno pubblicato messaggi sulla Brexit in vista del referendum. Invece, YouTube ha dichiarato di non aver trovato traccia di agenti russi che hanno usato i video per influenzare il referendum nel Regno Unito. Facebook, invece, ha dichiarato la responsabile della policy, Monika Bickert, “sta ancora indagando sui potenziali effetti sul risultato della Brexit da parte di troll russi autori di fake news” e ha aggiunto che il social network non ha modo di sapere se sono state pagate inserzioni per fake news da parte di account stranieri. L’affermazione, spiazzante, ha scatenato la risposta furiosa da parte di Damian Collins, il presidente della Commissione, che ha utilizzato una metafora per descrivere la grave responsabilità, che, invece, Facebook ha avuto durante la campagna referendaria in Uk: “Se Facebook fosse una banca e qualcuno riciclasse denaro attraverso quella banca, la risposta … non sarebbe stata ‘Beh, non ha niente a che fare con noi. Siamo solo una semplice piattaforma. Quella banca sarebbe stata chiusa e la direzione avrebbe dovuto affrontare un procedimento giudiziario”. “E il comportamento messo in atto da Facebook è lo stesso”, ha concluso. Per approfondire gli altri ‘schiaffi’ a Facebook: Facebook, perché Jim Carrey si è cancellato dal social e ha venduto le azioni della società? I social creano dipendenza? Ipotesi divieto ai minori (come sigarette e alcol) The post Facebook accusata di ‘relazione abusante’ con gli utenti appeared first on Key4biz.
Green data center, un mercato globale da 100 miliardi nel 2022. Il modello Italtel per Pisa
Anche i data center, come qualsiasi altra infrastruttura ICT, consumano energia, emettono CO2 e hanno un loro impatto ambientale specifico. La parola green serve proprio a connotare questi insiemi di apparecchiature, gruppi di continuità, server e altro ancora, in chiave verde, di maggiore sostenibilità ambientale ed economica, favorendo una riduzione delle emissioni inquinanti e dei consumi in generale. A livello mondiale, i centri dati verdi (o green data center) potranno generare un giro di affari che Research N Reports ha valutato superiore ai 98,1 miliardi di dollari entro il 2022. Un settore in rapida crescita, che dai 29 miliardi di dollari del 2016 potrebbe continuare a crescere ad un tasso annuo (Carg 2017-2022) del 22,7%. Per ridurre le alte temperature raggiunte all’interno del data center, che altrimenti potrebbero causare danni alle apparecchiature e quindi l’interruzione del flusso dati (compresa la possibilità di data loss) e dei servizi, ci sono diverse tecnologie dedicate proprio a questa funzione (“energy efficient cooling systems”). Anche in questo campo la spesa globale è in netto aumento, con una stima Global Market Insights di 20 miliardi di dollari di investimenti entro il 2024. Per cercare di ridurre tale spesa, molte grandi imprese di internet hanno scelto di localizzare i data center in zone dell’estremo Nord europeo, dove le condizioni climatiche e ambientali permettono di ottenere raffreddamento con consumi energetici più bassi. Come ha spiegato sul sito web di Italtel, Tullia Zanni, Responsabile Marketing Solutions dell’azienda: “La digitalizzazione del business richiede infrastrutture flessibili, in grado di scalare rapidamente e supportare servizi innovativi secondo tempi e modalità imposte dal mercato. Ma l’agilità deve accompagnarsi a un’accurata analisi dell’efficienza. Progettare oggi un data center significa non solo pensare a come garantire affidabilità e sicurezza ed elevate prestazioni; è indispensabile pensare anche a come raggiungere la massima efficienza sia operativa che energetica”. Solo per raffreddare i sistemi, ha affermato la responsabile Italtel, “i data center operativi spendono una media di 7 miliardi di dollari all’anno”. I green data center sono quindi un elemento imprescindibile per il buon funzionamento dei sistemi energetici delle imprese ICT e per la tutela dell’ambiente: “più del 2% della Co2 emessa su scala mondiale arriva dalle industrie di informatica e telecomunicazione”. In Raggruppamento Temporaneo d’Impresa (RTI) con West Systems e Webkorner, Italtel ha recentemente realizzato il green data center dell’Università di Pisa. I vantaggi per l’ateneo pisano sono molteplici: risparmi economici, ottimizzazione degli spazi e riduzione dell’impatto ambientale. Gli impianti sono stati realizzati con tecnologie best-of-breed (rack, condizionamento, gruppi di continuità…), che garantiscono qualità ed efficienza, e portano a un miglioramento del valore pPUE (partial Power Usage Effectiveness) medio annuo, il parametro che indica quanto sia green il data center, pari a 1,17, più basso rispetto al requisito di 1,3 richiesto a capitolato. Il green data center di Pisa è stato realizzato in un’area all’interno del Parco Regionale di Migliarino, San Rossore e Massaciuccoli, collegata all’ateneo da un anello in fibra ottica che garantisce un elevato livello di connettività e di affidabilità. The post Green data center, un mercato globale da 100 miliardi nel 2022. Il modello Italtel per Pisa appeared first on Key4biz.
Agenzia Entrate, solo con la Pec gli atti notificati a imprese e professionisti
Niente più carta, ma una email certificata. L’Agenzia delle entrate-Riscossione, come previsto dalla legge, ha annunciato la notifica dei propri atti attraverso la PEC, la posta elettronica certificata, alle imprese e ai professionisti iscritti agli albi. Infatti la norma dà la possibilità all’Agente della riscossione di notificare via PEC avvisi e altri atti, nei confronti di: soggetti obbligati a disporre, per legge, di un indirizzo di posta elettronica certificata (PEC) risultante dall’Indice Nazionale degli Indirizzi di Posta elettronica certificata INI-PEC (e cioè imprese individuali o costituite in forma societaria e professionisti iscritti in albi o elenchi); soggetti per i quali non sussiste tale obbligo, ma ne abbiano fatto specifica richiesta (persone fisiche non esercenti attività d’impresa o professionale, associazioni, fondazioni, comitati, ecc). Chi è obbligato a disporre dell’indirizzo PEC Gli intestatari di un indirizzo PEC reperibile nell’indice INI-PEC o quelli che hanno espressamente richiesto la notifica degli atti via PEC, devono innanzitutto assicurarsi che la loro casella sia sempre attiva, verificarne il corretto funzionamento e consultarla regolarmente per evitare che Agenzia delle entrate-Riscossione non riesca a consegnare eventuali atti loro destinati. In particolare, è opportuno controllare che: l’indirizzo PEC risulti correttamente censito, per il tramite della Camera di Commercio/Ordine professionale, sull’indice INI-PEC (inipec.gov.it); l’indirizzo PEC risulti sempre attivo e operativo; la casella non risulti piena e pertanto non riesca a ricevere nuovi messaggi in entrata. Il tuo indirizzo di posta elettronica certificata non risulta più attivo? Agenzia delle entrate-Riscossione procede con: il deposito telematico dell’atto nell’area riservata del portale gestito da InfoCamere; la pubblicazione del relativo avviso nello stesso portale per la durata di quindici giorni; l’invio al destinatario di una raccomandata senza avviso di ricevimento, quale informativa dell’avvenuta notifica, mediante deposito telematico e senza procedere ad ulteriori adempimenti. Nel caso in cui la casella risulti valida ma piena, prima di procedere con il deposito telematico, Agenzia delle entrate-Riscossione effettua un secondo invio tramite PEC, decorsi almeno sette giorni, dal primo tentativo. Come fare per verificare se ci sono atti depositati negli ultimi 15 giorni? Gli atti notificati sono depositati in formato pdf all’interno dell’area riservata di InfoCamere e sono protetti da password. Per scaricare l’atto e il relativo avviso di deposito è necessario seguire le istruzioni indicate sul portale di InfoCamere ovvero contenute nella raccomandata informativa inviata da Agenzia delle entrate-Riscossione, che attesta l’avvenuto deposito dell’atto. Una volta scaricato l’atto, per poterlo consultare è necessario disporre di un’apposita password da richiedere: utilizzando la funzione disponibile all’interno dell’area riservata di InfoCamere; accedendo all’area riservata del nostro portale web e inserendo il numero dell’atto depositato riportato nella raccomandata che hai ricevuto; presso i nostri sportelli, compilando l’apposito modello “Richiesta documenti”. Chi non è obbligato a disporre dell’indirizzo PEC La norma prevede inoltre che la notifica degli atti di Agenzia delle entrate-Riscossione possa essere eseguita telematicamente anche nei confronti di soggetti diversi da quelli obbligati ad avere un indirizzo PEC presente nell’indice INI-PEC, dietro presentazione di apposita richiesta tramite lo specifico servizio disponibile nell’area riservata di Agenzia delle entrate. Con lo stesso servizio possono essere comunicate anche le variazioni e la revoca dell’indirizzo comunicato. È possibile richiedere la notifica degli atti indicando l’indirizzo di posta elettronica certificata: di cui si è intestatario; oppure, nel caso di persone fisiche, quello del coniuge, di un parente o affine entro il quarto grado; oppure quello di uno dei soggetti abilitati all’assistenza tecnica nei giudizi dinanzi alle Commissioni tributarie (per esempio, avvocati, commercialisti, consulenti del lavoro, tributaristi, CAF, ecc.). Per tali soggetti, nel caso in cui il tentativo di notifica a mezzo PEC risulti vano, anche dopo il secondo tentativo di notifica (effettuato laddove la casella sia valida ma piena), il perfezionamento di notifica non avviene con il deposito telematico, ma l’atto verrà notificato con le modalità “tradizionali” previste dall’art. 26 del D.P.R. n. 602 del 29.09.1973. The post Agenzia Entrate, solo con la Pec gli atti notificati a imprese e professionisti appeared first on Key4biz.
GDPR: i 9 principi guida da seguire per la protezione dei dati

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Paolo Galdieri nuovo ‘Of Counsel’ dello studio legale BLB
BLB potenzia il suo team con l’ingresso di Paolo Galdieri in qualità di of Counsel. La sezione Computer Forensics persegue l’obiettivo di offrire assistenza tecnica e giuridica, sia giudiziale sia stragiudiziale, nell’emergente settore dei digital crimes, ossia dei fenomeni di illegalità connessi alle più moderne tecnologie della comunicazione – internet, social network, cyberspace –, quali diffamazioni on-line, frodi nei servizi di on-line banking, phishing, identity theft, violazioni della privacy, violazioni del copyright, diffusione di pornografia infantile ed adescamento di minori in rete (child-grooming), cyber-terrorism e cyber-laundering. Il suo ingresso va a integrare la struttura di BLB Studio Legale per costituire il nuovo Dipartimento, di cui sarà il responsabile, in materia di reati informatici, Computer Forensics, Cyber Security e Cyber Warfare. Rivolgendosi principalmente alle imprese, sempre più frequentemente soggette a furti di dati, ricatti ed estorsioni digitali, la consulenza prestata da Paolo Galdieri, avvocato di solida esperienza nel settore, interesserà anche il settore della Cyber Security, l’insieme di tecnologie, programmi e processi concepiti al fine di proteggere computer e reti informatiche, oltre a quello della Digital Forensics, il cui scopo è di identificare, raccogliere, preservare e valutare – principalmente a fini probatori in ambito processuale –, le informazioni contenute nei computer, nei dispositivi mobili (cellulari, smartphone, tablet) e nei sistemi informatici in generale. Consulenza e formazione in ambito militare e istituzionale saranno infine fornite in materia di Cyber Warfare – cosiddetta ‘‘guerra cibernetica’’ -, l’insieme delle attività che si caratterizzano per l’uso di tecnologie elettroniche, informatiche e dei sistemi di telecomunicazione, volte a intercettare, alterare e distruggere l’informazione e i sistemi di comunicazioni “nemici”. “Il prezioso contributo apportato dal nuovo Dipartimento guidato dall’Avv. Paolo Galdieri consentirà a BLB Studio Legale di garantire un supporto legale e nei confronti delle imprese che sempre più si imbattono in tematiche concernenti la sicurezza dei dati, anche dei propri clienti”, ha commentato Alessandro Benedetti, socio fondatore di BLB. “Con il suo ingresso BLB Studio Legale riesce altresì a garantire al massimo livello qualitativo anche pieno supporto in ambito penalistico, con particolare riguardo al penale commerciale e fallimentare, ma anche alla categoria dei digital crimes”, ha commentato Silvano Lorusso socio di BLB. Cresciuto professionalmente alla Scuola del penalista Prof. Aldo Casalinuovo, l’avv. Paolo Galdieri è stato allievo in ambito accademico, sin dagli anni del dottorato, del Prof. Vittorio Frosini, ideatore della disciplina dell’Informatica giuridica in Italia. Docente di Informatica Giuridica presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università Luiss – Guido Carli, ha insegnato Informatica Giuridica presso la Federico II di Napoli, Diritto penale dell’informatica presso la Luiss di Roma e presso l’Università degli Studi di Chieti-Pescara G. D’Annunzio, Diritto penale e Diritto processuale penale presso Università Telematica Telma di Roma. Segretario generale dell’ANDIG (Associazione Nazionale Docenti Informatica Giuridica), cura la rubrica Digitalcrime sul quotidiano online Key4biz. E’ autore di numerose pubblicazioni tra le quali la monografia Teoria e Pratica nell’interpretazione del reato informatico (Giuffrè, Milano, 1997), una delle prime in Italia in materia di reati informatici. The post Paolo Galdieri nuovo ‘Of Counsel’ dello studio legale BLB appeared first on Key4biz.
Smartphone in classe. L’uso non corretto può avere conseguenze negative, come la perdita di memoria
Lo sviluppo delle nuove tecnologie digitali e di dispositivi mobili sempre più innovativi ha influenzato, negli ultimi anni, anche le modalità di apprendimento offrendo strumenti potenti per l’acquisizione delle conoscenze in modo più interattivo. Anche il contesto scolastico sta cercando di adeguarsi alle innovazioni tecnologiche, sono infatti sempre più numerosi gli Istituti scolastici che cercano di modernizzare i propri metodi di insegnamento dotandosi di strumenti multimediali. Sicuramente l’utilizzo di Internet nel contesto scolastico presenta numerosi vantaggi: attraverso l’uso di tablet, smartphone o altri dispositivi mobili è possibile effettuare ricerche in modo molto più rapido e mirato, raccogliendo, con pochi click, informazioni e approfondimenti utili provenienti da varie fonti, permettendo, inoltre, una rapida condivisione dei contenuti fra i compagni di scuola. Appare quindi evidente come l’utilizzo di Internet a scuola offra un grande potenziale di apprendimento per i ragazzi. Tuttavia è fondamentale utilizzare la tecnologia con prudenza e consapevolezza, poiché, qualora non venga utilizzato in modo opportuno, si può incorrere facilmente in risvolti negativi. L’uso non corretto dei media digitali può avere infatti conseguenze negative su alcune abilità cognitive. L’effetto più pericoloso è la perdita di memoria che, con il sempre più diffuso affidamento agli strumenti tecnologici, non viene più allenata e alimentata. Il rischio in cui si incorre è proprio il decadimento di una componente fondamentale come la memoria. L’uso inconsapevole di Internet può provocare, inoltre, una perdita di contatto con il mondo reale, questo accade soprattutto quando i ragazzi utilizzano videogiochi online ma anche quando instaurano e stringono amicizie esclusivamente virtuali. In quest’ultimo caso è ancora più importante seguire delle accortezze nella navigazione, poiché le insidie nascoste possono essere molteplici: i ragazzi potrebbero imbattersi in conoscenze con persone che s’identificano sotto false identità o in amicizie “pericolose”. I docenti e i genitori in generale sono chiamati con assoluta priorità ad insegnare, ai propri ragazzi, come usare correttamente questo strumento affinché venga utilizzato in modo responsabile e produttivo. Come obiettivo fondamentale bisogna porre l’orientamento di bambini e adolescenti verso un comportamento cosciente e affidabile nell’utilizzo dei Nuovi Media. È importante attivare un nucleo fiduciario spronando i ragazzi ad utilizzare e ad imparare le cose buone della Rete non dimenticando di stabilire regole chiare, che rimangano costanti nel tempo su modalità e durata di navigazione, evitando di utilizzare la tecnologia come rinforzo positivo o negativo, come strumento di negoziazione per l’impegno in altre attività. Di rilevante importanza è la presenza: è necessario essere sempre presente mentre il minore naviga sul web per esercitare una funzione di guida e di controllo, è, inoltre, indispensabile affrontare e condividere con i ragazzi le emozioni provate online mantenendo sempre un rapporto di dialogo basato sulla fiducia e sulla disponibilità, soffermandosi a parlare con il minore dei suoi reali interessi su Internet. In generale è necessario trasmettere un principio fondamentale ovvero che il web rappresenta una tra le tante risorse che i ragazzi hanno a disposizione per promuovere la comunicazione, il progresso e l’innovazione ma che è necessario evitare di essere tentati dagli eccessi per non essere colpiti dalle conseguenze negative provocate da un utilizzo scorretto delle tecnologie. The post Smartphone in classe. L’uso non corretto può avere conseguenze negative, come la perdita di memoria appeared first on Key4biz.
Referendum in Ecuador, Negoziato Usa-Iran per scambio di prigionieri, Oxfam travolta da uno scandalo sessuale ad Haiti
Ecuador, Corte interamericana contro applicazione quesito referendum, governo convoca ambasciatore Osa 09 feb 11:06 – (Agenzia Nova) – L’Ecuador ha richiamato per consultazioni l’ambasciatore presso l’Organizzazione degli Stati americani (Osa), Jose’ Valencia, dopo che l’organismo ha messo in dubbio l’applicazione del terzo quesito del referendum di domenica. Approvato da oltre il 63 per cento dei votanti, il quesito proponeva lo scioglimento del Consiglio di partecipazione cittadina (Cpccs) a favore di un consiglio transitorio, i cui membri saranno nominati dal presidente Lenin Moreno sulla base di liste presentate al parlamento. La misura prevede che un Consiglio definitivo sia determinato alle prossime elezioni presidenziali. Benche’ Moreno garantisca l’indipendenza dell’organo transitorio, la Corte interamericana dei diritti umani (Idh) ha sostenuto che l’unico modo di rimuovere i membri eletti e’ “per via parlamentare”, e non con altri meccanismi come la consultazione popolare, usata secondo Idh da Moreno come “pretesto per eludere” le pratiche costituzionali e i valori difesi nella Convenzione americana sui diritti dell’uomo. La Corte agisce su richiesta della Commissione interamericana dei diritti umani (Cidh), il principale organo Osa. Il ministro degli Esteri Maria Fernanda Espinosa, si legge in una nota, ha convocato “urgentemente” Valencia a rientrare in Ecuador in risposta alle azioni “incomprensibili, immorali e contrarie a procedimenti giudiziari” di Cidh. © Agenzia Nova – Riproduzione riservata Usa-Iran, negoziato segreto avviato da Washington nel dicembre 2017 per scambio prigionieri 09 feb 11:06 – (Agenzia Nova) – L’amministrazione del presidente Donald Trump aveva aperto un canale negoziale con l’Iran nel dicembre 2017 per lo scambio di prigionieri. L’iniziativa segreta sarebbe, sottolinea il quotidiano “Wall Street Journal”, la prima apertura diplomatica degli Usa nei confronti di Teheran della presidenza Trump. L’Iran, pero’, non hai risposto all’invito, malgrado tre diverse offerte fatte da Washington. Una situazione che conferma l’incertezza del destino che attende almeno quattro cittadini statunitensi detenuti in Iran. L’irrigidimento della politica Usa nei confronti di Teheran con riferimento all’Accordo sul nucleare non agevola le trattative. Il presidente Trump aveva aspramente criticato l’ultimo scambio di prigionieri avvenuto con il paese risalente all’amministrazione di Barack Obama che, nel 2016, negozio’ il rilascio di sette iraniani in cambio di quatto cittadini con doppia nazionalita’ e autorizzo’ un pagamento in contanti di 400 milioni di dollari, parte di fondi di Teheran congelati da Washington dagli anni ’70. Un pagamento che l’attuale capo della Casa Bianca defini’ un “riscatto”. Sull’accordo nucleare del 2015, la Casa Bianca si rifiuta di certificare il rispetto delle disposizione da parte di Teheran e continua ad affermare di voler rispristinare le sanzioni se l’Europa e il Congresso non si occupano di quelle che Trump definisce “carenze” dell’accordo. © Agenzia Nova – Riproduzione riservata Gran Bretagna, Oxfam travolta da uno scandalo sessuale ad Haiti 09 feb 11:06 – (Agenzia Nova) – Una delle piu’ grandi organizzazioni umanitarie britanniche e mondiali, Oxfam, e’ sotto accusa per aver insabbiato uno scandalo sessuale in cui sono rimasti coinvolti diversi importanti membri del suo staff ad Haiti dopo il terremoto che colpi’ l’isola caraibica nel 2010: lo rivela oggi venerdi’ 9 febbraio un’inchiesta esclusiva del quotidiano “The Times”. Secondo il giornale, Oxfam negli anni scorsi copri’ lo scandalo scoperto da un’indagine interna da cui era emerso che i suoi dipendenti ad Haiti si erano resi colpevoli di sfruttamento della prostituzione: secondo il rapporto interno dell’organizzazione, di cui il “Times” e’ venuto in possesso, nello staff di Oxfam che operava nell’isola caraibica dopo il terremoto regnava una “cultura dell’impunita’” intorno allo “sfruttamento sessuale e all’uso della pornografia” accompagnato da episodi di “bullismo e intimidazioni”. Il rapporto non esclude neppure che tra le vittime degli abusi sessuali ci siano stati dei minorenni. Al termine di quell’indagine, Oxfam impose il silenzio attorno alla vicenda licenziando quattro dipendenti e lasciando che altri tre presentassero “dimissioni spontanee”: tra loro c’era anche il direttore delle operazioni Oxfam ad Haiti, il 68enne belga Roland van Hauwermeiren; l’allora presidentessa dell’organizzazione, Dame Barbara Stocking, non volle che ci fossero ulteriori conseguenze nel timore di “potenziali seri danni” per il lavoro e per l’immagine di Oxfam nel mondo. L’organizzazione si e’ difesa dichiarando di aver parlato della vicenda degli abusi sessuali di Haiti alla Charity Commission, l’autorita’ governativa britannica che sovrintende alle attivita’ delle associazioni umanitarie; ma ieri la stessa Commissione, contatta dal “Times”, ha fatto sapere di non aver mai ricevuto il rapporto finale dell’indagine interna condotta da Oxfam e che le comunicazioni a suo tempo ricevute erano state vaghe e “non parlavano di accuse precise ne’ tantomeno facevano riferimento a possibili reati di abusi sessuali su minori”. Nel dare notizia, il “Times” ricorda che Oxfam riceve ogni anno 300 milioni di sterline (quasi 400 milioni di euro, ndr) in contributi da parte del governo della Gran Bretagna ed in donazioni da parte di privati cittadini ed aziende. In un commento alla vicenda il “Times” nota come Oxfam non sia ne’ l’unica ne’ la prima organizzazioni a essere coinvolta in uno scandalo sessuale in paesi del Terzo mondo colpiti da crisi umanitarie, ricordano le numerose accuse rivolte ad agenzie e “caschi blu” delle Nazioni Unite in diversi paesi: le crisi umanitarie, scrive il quotidiano britannico, “sono una calamita per i predatori sessuali” soprattutto quando i pretesi “salvatori” sono coloro che controllano l’accesso ai cibo, all’acqua e alle cure sanitarie in aree in cui le strutture sociali sono collassate. © Agenzia Nova – Riproduzione riservata Usa, presidente Trump nomina ex avvocato tributarista alla guida dell’Agenzia delle entrate 09 feb 11:06 – (Agenzia Nova) – Il presidente Donald Trump ha nominato oggi il nuovo capo dell’Internal Revenue Service, Irs (l’agenzia delle entrate Usa). Si tratta di Charles Rettig, un avvocato tributarista che da sempre difende i suoi assistiti dall’Irs. Rettig, rende noto il quotidiano “New York Times”, sostituisce John Koskinen, il cui mandato e’ scaduto a novembre 2017. Se confermato, il compito che attende Rettig non sara’ facile. Dovra’ navigare acque agitate dopo la recente riforma fiscale che taglia le imposte per 1.500 miliardi di dollari e le scarse risorse sui poo’ contare l Irs.
Sos Energia. Camino elettrico, tipologie e consumi
Tra i sistemi di riscaldamento più utilizzati e richiesti in questi ultimi anni troviamo il camino elettrico. Si tratta di una soluzione davvero molto interessante che riesce a soddisfare, contemporaneamente, differenti esigenze. Un camino elettrico, infatti, si caratterizza come un gradevole elemento di design in grado, se ben sfruttato, di arricchire l’arredamento di casa andando a ricoprire un ruolo da protagonista nel proprio salotto. D’altra parte, un camino elettrico è anche un sistema ottimo per riscaldare un ambiente di casa soprattutto nelle abitazioni in cui non è presente un sistema di riscaldamento completo, sia esso centralizzato o autonomo, o non si ha la necessità di riscaldare tutte le stanze ma si vuole concentrare il calore esclusivamente in un ambiente o in una porzione di casa. Come facilmente intuibile dal nome, per funzionare un camino elettrico ha bisogno esclusivamente di essere collegato alla rete elettrica. La presenza in casa di questo tipo di dispositivo, quindi, rappresenterà un fattore notevole per la crescita dei consumi energetici. E’ chiaro, infatti, che se scegliamo di riscaldare casa utilizzando un camino elettrico registreremo un picco nei consumi energetici e, quindi, una bolletta più salata. A seconda del tipo di utilizzo, ovvero delle ore in cui il dispositivo resta accesso, e della tipologia di camino elettrico utilizzata l’impatto di questo sistema di riscaldamento sui consumi varierà. In generale, per ridurre al minimo la crescita dell’importo della bolletta sarà necessario assicurarsi di avere a disposizione una tariffa molto conveniente per l’energia elettrica individuando la migliore delle offerte luce disponibili sul comparatore di SosTariffe.it. Con un utilizzo particolarmente intenso (generalmente legato ai climi più rigidi) un camino elettrico può avere un impatto di circa 100 Euro al mese sull’importo complessivo della bolletta. Scegliere con attenzione l’offerta luce più adatta e il modello di camino più efficiente dal punto di vista energetico sono, quindi, elementi essenziali per poter risparmiare senza rinunciare ad un eccellente sistema di riscaldamento. Sul mercato è possibile acquistare diverse tipologie di camini elettrici. Di norma questi dispositivi si attestano su di un livello di consumo compreso tra 900 e 2000 Watt con la possibilità da parte dell’utente di regolare la potenza elettrica e, quindi, il livello di calore prodotto a seconda delle proprie esigenze. Molti dei modelli disponibili presentano due modalità di funzionamento, generalmente a 1000 e 2000 Watt, mentre altri presentano più step energetici al fine di regolare al meglio la temperatura ed i consumi. E’ chiaro, inoltre, che con la possibilità di arrivare a consumare sino a 2000 Watt, un camino elettrico può avere un impatto significato su di un impianto elettrico domestico. E’, quindi, opportuno considerare con attenzione il modello da acquistare al fine di poter ottenere un riscaldamento completo, consumi energetici limitati e di non dover sostare a vincoli particolari per quanto riguarda la potenza impegnata dall’impianto di casa. In generale, in ogni caso, un camino elettrico presenta tanti vantaggi. Scegliendo di acquistare una soluzione “chiavi in mano”, infatti, l’utente non dovrà fare altro che attaccare il dispositivo alla rete elettrica per iniziare a riscaldare casa. I camini di questo tipo non presentano, naturalmente, la necessità di installare una canna fumaria e non includono particolari vincoli per quanto riguarda il loro posizionamento. Non è necessario effettuare interventi di tipo edilizio per l’installazione. La scelta di un camino elettrico deve, quindi, essere legata a diversi fattori. Oltre all’aspetto del design e dell’arredamento, che per molti utenti può rappresentare il fattore principale, sono, infatti, da considerare l’efficienza energetica, le modalità di funzionamento, come la possibilità di impostare con precisione la temperatura, e le varie funzioni aggiuntive. The post Sos Energia. Camino elettrico, tipologie e consumi appeared first on Key4biz.