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Perché è importante avere un server virtuale (ma chi lo gestisce?)

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Hai deciso di iniziare la tua attività online e hai a portata di mano diverse offerte di hosting. Puoi scegliere tra server condivisi, sicuramente più economici, e soluzioni private che si prestano ai progetti più impegnativi come e-Commerce e portali.   Ma l’offerta di un provider non si riduce a questo, ci sono anche soluzioni intermedie. In qualche caso il web hosting condiviso non è sufficiente e il server dedicato è troppo impegnativo. Sia in termini di risorse che per quanto concerne il prezzo. Ecco perché in molti casi è importante lavorare con un VPS, il virtual private server. Si tratta di una combinazione di macchine, una rete per l’esattezza, che permette all’utente di ottenere una quantità di risorse ideale allo scopo. In base alle necessità richieste, puoi settare il tuo server virtuale e far girare il tuo sito web al meglio. Con vantaggi notevoli. Paghi solo ciò che consumi Uno dei vantaggi del Virtual Private Server è la possibilità di ottimizzare la spesa. Con un server dedicato hai il massimo a disposizione in termini di risorse hardware, e puoi far girare il tuo sito web in totale autonomia. Ci potrebbero essere dei picchi di traffico che giustificano tutto ciò, ma anche delle depressioni in termini di visite. Questo succede spesso con gli shop online che ricevono molte visite in corrispondenza delle festività o degli sconti. Un buon servizio di VPS ti consente di settare, al momento dell’acquisto, parametri relativi alla RAM, processore, hardware, spazio di storage e tutto ciò che serve per iniziare. Poi le possibilità di ottimizzazione sono infinite: i sistemi avanzati hanno un pannello di controllo per gestire in autonomia le richieste. Ciò significa che hai sempre la possibilità di settare al meglio i parametri della macchina. Il vantaggio: non devi preoccuparti delle risorse che scegli all’inizio, puoi sempre adeguarle in seguito. Dettagli che fanno la differenza Quando acquisti un server virtuale assicurati di avere alcuni benefit. Ad esempio il backup giornaliero come opzione da attivare e la migrazione gratuita, assistita e ottimizzata. Soprattutto in questi momenti è importante avere il supporto tecnico giusto, non improvvisato. Quale assistenza scegliere per il server privato? Molto dipende dalle possibilità e dalle risorse disponibili. Di solito i provider offrono due soluzione: full access e managed. La prima dà la possibilità al cliente di gestire ogni aspetto e di lavorare in autonomia. Questa è la soluzione consigliata a chi ha la possibilità di gestire un’architettura complessa senza problemi. La gestione guidata del server virtuale, invece, è per aziende e professionisti che conoscono l’importanza di un VPS ma non hanno le conoscenze necessarie per ottimizzare questa soluzione. Una soluzione che può diventare un problema se non può esprimersi al massimo. Ecco perché la scelta deve essere sempre presa con cognizione di causa. E con l’aiuto di tecnici professionisti al proprio fianco.   Fonte: BitMat.it

Intranet aziendale: come realizzarne una efficiente?

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Uno degli obiettivi principali delle intranet aziendali è quello di snellire le attività quotidiane dei dipendenti con una user experience moderna che renda il lavoro più semplice. Questo richiede spesso alcuni livelli di personalizzazione, in base alle esigenze delle aziende. Su molte piattaforme, le personalizzazioni possono incrementare la complessità e avere un impatto sulla sostenibilità, ma se ben eseguite, innalzano in modo significativo la soddisfazione dei dipendenti. In ogni caso, molte aziende hanno risorse di progettazione e sviluppo limitate da dedicare alla loro intranet. Patrick Pents, designer UX di Liferay, mette in luce cinque punti chiave per progettare una intranet personalizzata e alcune raccomandazioni su come definire priorità e ricerche in fase di pianificazione. La personalizzazione è un must — non c’è un unico design valido per tutti Nel 2018, molte aziende pensano che un sito sia adatto a tutti i dipendenti. Ma gli utenti di oggi, in particolare i millennial, sono avvezzi a tecnologie che si adattano ai loro bisogni. Non c’è una pagina o un design che possa soddisfare le esigenze di tutti, quindi la personalizzazione è necessaria per ottenere esperienze simili a quelle offerte da Netflix e Amazon, soprattutto in ambito aziendale. La scelta della piattaforma intranet è importante per la personalizzazione, in quanto avere le giuste funzionalità out-of-the-box può velocizzare in modo rilevante lo sviluppo iniziale. Uno degli errori commessi dalle aziende è di non consultare il team di progettazione in fase di valutazione del software. Se i designer UX fossero in grado di effettuare ricerche sugli utenti in anticipo, potrebbero identificare le loro necessità e assicurare che la piattaforma intranet scelta possa soddisfarle. Le personalizzazioni devono essere allineate agli obiettivi (Fase 1) Prima di partire con la costruzione, è opportuno riunirsi con le parti interessate per definire in modo chiaro il problema che si sta cercando di risolvere con l’attivazione della Fase 1 del progetto. Chiedere quali siano i loro obiettivi in questa fase aiuterà il gruppo a focalizzarsi sulle priorità e non sul tentativo di implementare funzionalità che immaginano di possedere sulla intranet. A questo, segue la comprensione della vision e degli obiettivi di tutti. Ogni interessato avrà un modo differente di pensare il progetto e una motivazione diversa per realizzarlo. È importante raccogliere tutti i punti di vista e consolidarli in un’unica vision. Ora si possono stabilire i criteri per la Fase 1: in base al problema che si sta cercando di risolvere e alla prospettiva che abbiamo identificato, quale risultato sarebbe di successo per il gruppo? In altre parole, quali funzionalità e personalizzazioni sono necessarie affinché la Fase 1 sia un successo? Il progetto non decollerà se non sono tutti d’accordo. È importante definire e documentare questi obiettivi da subito. Nuove idee giungeranno durante il progetto e con criteri solidi alla mano sarà possibile fare paragoni e confrontarsi se includerle già in questa fase o attenderne una successiva. Se non c’è un team di design UX dedicato, affidarsi a esperti esterni. Se un’azienda non ha le risorse interne per la progettazione UX dell’intranet, si raccomanda di assumere esperti esterni, o almeno un consulente, per trovare la giusta direzione. Svolgere questa attività per la prima volta in autonomia potrebbe condurre a errori molto più costosi rispetto all’assunzione di un consulente. Risorse con esperienza possono suggerire l’approccio migliore per realizzare il progetto. Se davvero non c’è possibilità di assumere un esterno, ci sono alcune ricerche di base da realizzare in autonomia per partire con il piede giusto, ad esempio ricercare le best practice UX per intranet, leggere articoli rilevanti in merito e trovare linee guida comuni. Investire nella ricerca sugli utenti Idealmente, il team avrà tempo e risorse per intervistare gli utenti prima di progettare la intranet, ma il progetto avrà una scadenza e, se si sta lavorando con tempi veloci, potrebbe essere necessario limitare la quantità di ricerche. Ci sono comunque molti metodi che possono fornire elementi solidi senza un enorme investimento di tempo. Se la scadenza fosse proprio ravvicinata, è possibile intervistare le persone che lavorano spesso con questi utenti. Uno degli elementi positivi nella progettazione di una intranet è la semplicità di comunicazione con l’utente. I project manager possono parlare direttamente con i dipendenti per comprendere esigenze e punti deboli, ed è già un ottimo inizio per progettare una intranet utile. Pianificare un processo di valutazione in fase iniziale, perché la progettazione UX non finisce mai. La progettazione UX non ha mai fine. Continua a cambiare e a rifinirsi. È importante ascoltare gli utenti e decidere se tali cambiamenti saranno significativi per un aumento della produttività. Ci sono molti modi per valutare la Fase 1 e comprendere quali aspetti migliorare. Si possono utilizzare strumenti come Google Analytics, Hotjar o Liferay Analytics Cloud, fare test e indagini con gli utenti. Si può parlare con loro, apprendere gli errori commessi e ripetere il processo di ricerca per cercare di risolverli. Onestamente, quando si parla di Intranet, la maggior parte delle aziende non inizierà una Fase 2 a meno che non ci sia una concreta necessità. “Abbastanza buono” ha una soglia inferiore rispetto ai siti dedicati ai clienti, in quanto il valore di business di una intranet è indiretto. Le aziende non vogliono investire in grandi miglioramenti a meno che non ci sia un problema evidente. Migliorare l’Intranet per migliorare la customer experience Personalizzare l’intranet in base alle esigenze dei dipendenti permetterà alle aziende di ottenere anche un ROI migliore. Potenziare l’esperienza delle risorse interne permetterà di fornire customer experience più efficaci. Processi interni più rapidi e accurati permetteranno di garantire esperienze apprezzate dai clienti.     Fonte: BitMat.it

90 giorni alla fatturazione elettronica tra privati: Sei pronto?

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Manca poco al 1° gennaio 2019, quando la fatturazione elettronica B2B diventerà obbligatoria anche per tutte le categorie che ancora non avevano l’obbligo di introdurla. Questo significa che, da questa data, non sarà più possibile scambiarsi le fatture nelle modalità tradizionali o conservarle in modalità cartacea perché queste non avranno alcun valore. Sai già come procedere? Quali sono le attività necessarie per adempiere nei tempi previsti? Se non ti sei ancora aggiornato, Sirio Informatica ha messo a disposizione un e-book gratuito dove è possibile trovare tutte le informazioni necessarie per adempiere correttamente alla nuova normativa. Di seguito invece, ecco il decalogo delle cose da sapere riguardante la fatturazione elettronica Il nucleo normativo originario della fattura elettronica sta nella Direttiva 2014/55/UE del 16 aprile 2014 relativa alla fatturazione elettronica negli appalti pubblici. La fatturazione elettronica tra privati nasce successivamente per combattere l’evasione fiscale e semplificare i procedimenti fiscali per ridurre anche la portata degli adempimenti. Dal 1 luglio 2018 la fattura elettronica è diventata obbligatoria tra privati per le cessioni di benzine o gasolio per autotrazione e per le prestazioni rese da subappaltatori nel quadro di un contratto di appalti pubblici (a eccezione delle cessioni effettuate presso gli impianti stradali di distribuzione, per le quali l’obbligo decorrerà dal 1° gennaio 2019) Il secondo step prevede la fattura elettronica obbligatoria da settembre 2018 nei confronti dei soggetti extra-UE per quanto riguarda le fatture emesse in ambito tax free shopping: la motivazione qui è la volontà di incentivare il commercio internazionale. Terzo step: fattura elettronica obbligatoria dal 1 gennaio 2019 per tutte le operazioni tra privati, persone fisiche e giuridiche. Il formato cartaceo non è più valido. Cosa rischia chi non si adegua? In riferimento alle suddette scadenze di decorrenza dell’obbligo di emissione della fattura elettronica è prevista una sanzione amministrativa compresa tra il 90% e il 180% dell’imposta relativa all’imponibile non documentato in maniera corretta o registrato nel corso dell’esercizio. In cosa è diverso il “Sistema Italia” nell’ambito delle fatturazioni tra privati? Tra i diversi modelli di fatturazione elettronica possibili, l’Italia ha selezionato quello noto come il “Clearance Model” ovvero il modello che prevede lo scambio di documenti fiscalmente rilevanti tra cliente e fornitore attraverso un sistema pubblico gestito dalle autorità fiscali nazionali. Come funziona la fatturazione elettronica tra privati? Per consentire l’invio delle fatture elettroniche tra privati, l’Agenzia delle Entrate ha messo a disposizione di tutti i contribuenti titolari di partita IVA il SdI, Sistema di Interscambio, creato per la fatturaPA. Su ogni fattura elettronica, creata in XML, deve essere apposta la firma digitale e la marca temporale, per garantirne l’integrità e l’autenticità; ogni fattura, attiva o passiva, va poi conservata digitalmente per un periodo di 10 anni. Quali sono le soluzioni informatiche in grado di supportare le aziende in questo nuovo processo? Le principali software house stanno aggiornando i propri ERP per adeguarli alle richieste della nuova normativa. Sirio informatica e sistemi SpA, per esempio, ha sviluppato Fatturazione Elettronica Sirioche, indipendentemente dal gestionale in uso, consente di creare fatture in formato XML con i dati necessari, di apporvi firma digitale e marca temporale, di inviarle allo SdI gestendo le notifiche di accettazione o di scarto, oltre a consentire una perfetta gestione anche delle fatture passive. Il supporto di società informatiche può dare una risposta alle esigenze delle aziende anche per quanto riguarda la conservazione sostitutiva delle fatture elettroniche. Anche in questo caso Sirio informatica e sistemi è in grado di proporre soluzioni e servizi in total outsourcing che manlevano le aziende dagli oneri e dalle responsabilità previste, quali la nomina di un responsabile aziendale per la conservazione sostitutiva, la registrazione di un certificato digitale, la redazione di un manuale di conservazione, la creazione di volumi di conservazione con marca temporale.   Fonte: BitMat.it

GDPR e cookies: il 65% delle aziende non è a norma

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Nonostante il GDPR sia entrato in vigore lo scorso 25 maggio, si stima che il 65% circa delle aziende non siano ancora in regola. Il nuovo quadro normativo fa assumere particolare rilievo al trattamento dei dati, alla tematica dei cookies e a tutte le tecnologie assimilabili (come i web beacon o clear gift) per la tracciatura e il monitoraggio degli utenti on line. L’utilizzo di queste tecnologie su web è già stata in precedenza oggetto della normativa detta “ePrivacy”, tuttavia l’entrata in vigore del GDPR impone ai gestori dei siti web un’attenzione particolare nel trovare nuove soluzioni tecniche, in particolare sul tema del consenso dell’utente, per rendere il proprio sito GDPR compliant. La compliance del sito web al GDPR è una tematica delicata visto richiede molta attenzione e l’integrazione di competenze sia tecniche che normative. In realtà, l’attenzione del legislatore europeo verso il tema dei cookie iniziò già nel 2002, con un susseguirsi di normative che hanno più volte affrontato e aggiornato questo tema. Ma come mai i cookies sono presi così di mira anche dal GDPR? I cookies sono dei file di testo inviati sul computer dell’utente nel momento in cui sta visitando un sito web: in origine, sono nati come strumenti per migliorare la navigazione, in quanto permettevano di leggere e/o memorizzare delle informazioni (es. preferenze sull’aspetto grafico, ultima lingua scelta dall’utente sul sito, etc…) che al successivo accesso venivano direttamente riproposte, migliorando l’esperienza dell’utente. Ben presto, tuttavia, i cookies iniziarono ad essere utilizzati anche per identificare, riconoscere e classificare il visitatore del sito. Le aziende ne compresero il potenziale e insieme ai “cookie tecnici” (necessari per il funzionamento del sito) iniziarono a sviluppare cookie statistici (per analizzare le visite al sito) e anche cookies di profilazione, con il fine di creare annunci personalizzati e aderenti ai gusti del visitatore. La tecniche di profilazione dei visitatori su web diventarono così sempre più avanzate e spesso all’insaputa dell’utente: i cookie iniziano ad essere distribuiti anche da siti terzi, e nacquero società come DoubleClick (acquisita a marzo 2008 da Google) che tracciavano gli utenti durante tutta la loro navigazione online, per poi mostragli annunci personalizzati sui vari siti. “Questo è un aspetto sottovalutato da molti web master” – osserva Delia Caraci, consulente e owner di Digitalsfera, agenzia specializzata in web marketing – “per questo da quando è entrato in vigore il GDPR, stiamo affiancando un team di consulenti privacy sugli aspetti tecnologici legati al web, ed in particolare relativi ai cookie. In più occasioni, negli ultimi 4 mesi, ci siamo imbattuti in siti web che non erano stati adeguati correttamente al GDPR, in quanto i webmaster stessi non sapevano esattamente cosa fare, esponendo così ad un alto rischio il titolare dello stesso sito web.” Ed è l’uso dei cookie di “profilazione” ad essere preso di mira soprattutto dalle diverse normative, e non meno dal GDPR, perché questi cookie tracciano il percorso di navigazione di una persona fisica anche su siti differenti, acquisendone a sua insaputa informazioni comportamentali, tracciandone il profilo e usando queste informazioni a fini di marketing. “Oggi molti siti web devono integrare obbligatoriamente procedure di analisi delle performance e dei cookies di profilazione pubblicitari che però devono richiedere il consenso del visitatore web, in mancanza del quale il titolare del sito rischia pesanti sanzioni” conclude Caraci.   Fonte: BitMat.it

Cybertech 2018, gli esperti di sicurezza lanciano l’allarme. Nel 2017 perso 1 miliardo a causa del cybercrime

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La due giorni ha riunito i leader di mercato e i maggiori esperti al mondo per gettare le basi per affrontare le nuove sfide legate alla cybersecurity. Più di 100 aziende, migliaia di partecipanti da oltre 40 Paesi nel mondo: sono questi i numeri della terza edizione di Cybertech Europe 2018, il più importante evento europeo dedicato al settore della cyber security organizzato in collaborazione con Leonardo e con l’innovation partner Accenture, che si è svolto a Roma il 26 e 27 settembre. La due giorni si è confermata occasione unica per riunire i leader di mercato e i maggiori esperti al mondo, che si sono confrontati sulla visione strategica del panorama presente e futuro e hanno così gettato le basi per affrontare le nuove sfide legate alla sicurezza informatica. Parole chiave: resilienza e collaborazione. Nel corso dell’evento è emersa l’esigenza reale e concreta di adottare, aziende e istituzioni insieme, un approccio vigile nei confronti dei possibili scenari futuri e di potenziali rischi sconosciuti. Innovazione e strumenti tecnologici appropriati sono gli elementi imprescindibili per prevedere, identificare e affrontare le minacce. “La rivoluzione parte dall’infrastruttura tecnologica, che è come l’ossigeno nell’aria: non si può farne a meno. È necessario creare un ambiente più resiliente ed essere più preparati; incoraggiare nuove idee, alimentare l’economia, supportare le startup”, ha dichiarato Amir Rapaport, Founder e Editor-in-Chief di Cybertech. “Cybertech Europe rappresenta un palco strategico e prestigioso per far incontrare i guru della cyber security con i protagonisti di questo settore. Roma è il luogo ideale per mettere in contatto le istituzioni con il settore pubblico e privato, raggiungendo una visione comune e condivisa”. Alessandro Profumo, Amministratore Delegato di Leonardo, ha introdotto la sessione plenaria focalizzandosi sull’approccio proattivo che è necessario adottare per affrontare le sfide di oggi. “La protezione del dominio cibernetico è un aspetto fondamentale per garantire la resilienza delle infrastrutture critiche, la sicurezza della pubblica amministrazione, delle imprese e del singolo cittadino, la crescita economica di un Paese. Il cyber spazio e la cyber security hanno una rilevanza strategica per Leonardo, impegnata ad assicurare il massimo livello di affidabilità e resilienza mediante l’impiego delle proprie piattaforme e di competenze riconosciute a livello internazionale”. Gus Hunt, Cyber Strategist Accenture Federal Services, ha parlato di come raggiungere la cyber resilienza. “Nel combattere il cyber crime finora le organizzazioni hanno avuto un approccio puramente reattivo. Oggi l’87% degli attacchi informatici mirati ai nostri sistemi viene bloccato, eppure ogni anno le organizzazioni subiscono in media ancora 30 violazioni, con un costo medio annuo di quasi 12 milioni di dollari. Dobbiamo cambiare strategia e passare dalla cybersecurity alla cyber resilience, adottando un comportamento proattivo e progettando e costruendo tutti i sistemi in modo che le organizzazioni continuino ad operare malgrado gli attacchi”, ha spiegato. Inoltre, Eva Chen, CEO di Trend Micro, ha spiegato cosa significa vivere in un mondo connesso: “Siamo tutti connessi ma in qualità di vendor nell’ambito della cyber security, sono piuttosto preoccupata da una quantità così elevata di connessioni. Il 97% delle aziende ha avuto a che fare con malware; entro il 2020 vedremo ben 20 miliardi di oggetti connessi. Le minacce informatiche sono sempre più subdole, ogni mese compaiono 27 nuove famiglie di ransomware e ci aspettiamo che abbiano un impatto crescente su un numero sempre più alto di dispositivi. Inoltre, tali minacce, sono sempre più difficili da individuare per via del machine learning e dell’intelligenza artificiale”. Eugene Kaspersky, CEO di Kaspersky Lab, ha condiviso la sua vision sul cybercrime e sulle nuove frontiere nella cyber security. È necessario un cambiamento di mentalità rispetto all’approccio tradizionale alla sicurezza informatica. “Stiamo assistendo a un aumento delle organizzazioni criminali. Qualche numero sulle minacce informatiche: nel 2017 c’è stato un aumento esplosivo per i malware, arrivati a 117.000.000 e in 2 anni è stato sottratto 1 miliardo di dollari (Carbanak). Nell’era in cui il sistema industriale rappresenta uno degli scenari più pericolosi, il costo del cybercrime per l’economia globale all’anno equivale a quello di 4 stazioni spaziali. La mia speranza per il futuro è trasformare la sicurezza informatica in immunità”, ha così commentato. Rodolfo Rotondo, Business Solutions Strategist, VMware Accelerate Advisory Services, ha illustrato come cloud, mobility e l’evoluzione delle architetture applicative trasformeranno l’approccio alla cyber security: “La tecnologia da sola non è sufficiente per una protezione efficace delle minacce: seguire alcuni semplici principi di igiene cyber ed una educazione sulla consapevolezza del rischi sono elementi fondamentali per una strategia vincente di cyber security”.   Fonte: Key4Biz.it

GDPR, tutte le scadenze del Garante Privacy

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Fittissimo il calendario del Garante Privacy alle prese con una serie infinita di scadenze e adempimenti normativi per garantire il pieno recepimento da parte di tutti gli stakeholder del nuovo Regolamento Ue. La nuova era della Data Protection è iniziata il 25 maggio scorso, con la piena entrata in vigore del GDPR, il regolamento Ue che impatta sull’attività del Garante Privacy. Basti pensare che nei primi quattro mesi dopo il “d-day” del 25 maggio è aumentato del 42% il numero di segnalazioni pervenute, ben a 2.547 nel periodo 25 maggio-25 settembre 2018, a fronte di 1.795 giunte nello stesso periodo dello scorso anno.   Tutte le scadenze del Garante Privacy Dal 25 maggio 2018 hanno cessato di applicarsi le disposizioni contenute in provvedimenti generali del Garante, che non siano compatibili con il Regolamento e il decreto 101. Dal 19 settembre 2018, le violazioni commesse in materia di misure di sicurezza minime non ancora definite entro questa data con ordinanza-ingiunzione del Garante possono essere pagate nella misura dei due quinti del minimo edittale. A partire da questa data si interrompono i termini di prescrizione per la riscossione delle sanzioni interessate dalla “sanatoria”. Da questa data cessano di produrre effetti le autorizzazioni generali diverse da quelle sottoposte a procedura di aggiornamento da parte del Garante. A partire da questa data alle vecchie violazioni penali si applicano le nuove sanzioni amministrative, sempre che il procedimento penale non sia stato definito. Entro il 3 ottobre 2018, il Garante dà notizia attraverso il proprio sito e con avviso pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale delle modalità di trattazione del contenzioso pregresso. Entro il 2 dicembre 2018, chi ha presentato reclami, segnalazioni e richieste di verifica preliminare può presentare al Garante richiesta di trattazione di quel contenzioso. In caso contrario, quei procedimenti diventano improcedibili. Entro questa data, l’autorità giudiziaria trasmette all’autorità amministrativa competente gli atti dei procedimenti penali relativi ai reati trasformati in illeciti amministrativi. Il 2 dicembre 2018 è il termine ultimo per effettuare il pagamento delle sanzioni in misura ridotta previsto dalla “sanatoria”. Entro il 18 dicembre 2018, il Garante verifica la compatibilità con il GDPR dei codici deontologici in materia di giornalismo, ricerca storica, statistica in ambito Sistan, statistica e scopi scientifici, investigazioni difensive e pubblica le disposizioni ritenute compatibili, che sono ridenominate regole deontologiche e sottoposte a consultazione pubblica, sulla Gazzetta Ufficiale. Sino a quel momento continuano a produrre effetti i vecchi codici. Entro il 18 dicembre il Garante verifica la compatibilità con il GDPR delle autorizzazioni generali, se necessario le aggiorna e sottopone il nuovo testo a consultazione pubblica. Le nuove autorizzazioni generali devono essere adottate entro 60 giorni dalla chiusura della consultazione pubblica e pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale. Da quel momento cessano di produrre effetti le vecchie autorizzazioni generali. Il 16 febbraio 2019 è il termine per effettuare il pagamento nel caso non si sia aderito alla “sanatoria”. Entro il 18 marzo 2019 le associazioni e gli altri organismi rappresentativi sottopongono al Garante entro questa data il codice deontologico in materia dei sistemi informativi sul credito al consumo e quello sulle informazioni commerciali. Entro sei mesi dalla presentazione degli schemi di codice al Garante si deve completare la procedura di approvazione del nuovo codice deontologico. Sino a quel momento continuano a produrre effetti i vecchi codici. 17 maggio 2019: Fine del “periodo di rispetto” durante il quale il Garante tiene conto, nell’applicazione delle sanzioni amministrative, della novità dei nuovi obblighi sulla privacy. 31 dicembre 2019: Il registro dei trattamenti è accessibile fino a questa data. 12 marzo 2020: Entro questa data il ministero della Giustizia deve adottare un decreto che, in mancanza di una legge o di un regolamento, autorizza il trattamento dei dati personali relativi a condanne penali e a reati. Con cadenza almeno biennale, Il Garante predispone misure di garanzia (tra le altre, le misure di sicurezza, quelle di accesso alle informazioni e di tutela dei diritti degli interessati) per il trattamento dei dati genetici, biometrici e relativi alla salute. Le misure di garanzia sono adottate dopo essere state sottoposte a procedura di consultazione pubblica.   Altri adempimenti senza scadenza prefissata C’è poi tutta una serie di adempimenti che non hanno una scadenza definita, ma che non per questo sono meno urgenti. Ecco quali sono.   Senza scadenza. Con uno o più regolamenti, adottati con decreto del Presidente del consiglio su proposta dei ministri competenti, vanno individuate le modalità per il trattamento dei dati personali relativi alla sicurezza e di difesa nazionale da parte del Dis (Dipartimento delle informazioni per la sicurezza), dell’Aise (Agenzia informazioni e sicurezza esterna) e dell’Aisi (Agenzie e sicurezza interna). Senza scadenza. Il Garante individua, in cooperazione con l’Autorità per le comunicazioni, le modalità di inserimento e di utilizzo dei dati personali negli elenchi telefonici pubblici oltre alle modalità per il consenso a fini di telemarketing e marketing diretto. Senza scadenza. Il Garante adotta linee guida relative alle misure organizzative e tecniche di attuazione del GDPR. Nelle linee guida il Garante promuove anche modalità semplificate di adempimento dei nuovi obblighi della privacy da parte delle piccole e medie imprese. Senza scadenza. Il Garante definisce con propri regolamenti l’organizzazione e il funzionamento del proprio ufficio. Senza scadenza. Il Garante definisce le modalità del procedimento per l’adozione dei provvedimenti e delle sanzioni amministrative. Senza scadenza. Il Garante promuove regole deontologiche per i trattamenti di cui a 6(1) lett. c) ed e), 9(4) e Capo IX Regolamento + consultazione pubblica (60 giorni) + approvazione e pubblicazione su GU e allegazione a Codice. Senza scadenza. Il Garante disciplina con proprio regolamento la trattazione di reclami, anche in forma semplificata e con termini abbreviati per reclami attinenti violazione artt. 15-22 Regolamento (diritto di accesso dell’interessato, diritto di rettifica, diritto all’oblio, diritto di limitazione di trattamento, Obbligo di notifica in caso di rettifica o cancellazione dei dati personali o limitazione del trattamento, Diritto alla portabilità dei dati, Diritto di opposizione, Processo decisionale automatizzato relativo alle persone fisiche, compresa la profilazione).     Fonte: Key4Biz.it

Garante Privacy, sanzioni ridotte per i procedimenti anteriori al GDPR

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Il Garante per la protezione dei dati personali ha messo a punto una serie di indicazioni operative per chiarire a soggetti pubblici e privati come usufruire della definizione agevolata dei procedimenti sanzionatori pendenti. Il Garante per la protezione dei dati personali ha messo a punto una serie di indicazioni operative per chiarire a soggetti pubblici e privati come usufruire della definizione agevolata dei procedimenti sanzionatori pendenti. L’agevolazione è stata prevista dal recente decreto legislativo 101/2018 che ha adeguato la normativa italiana alle disposizione del Regolamento europeo 2016/679 in materia di privacy. Le FAQ sono disponibili da oggi sul sito dell’Autorità. A partire dal 19 settembre chi intende avvalersi di questa facoltà potrà oblare le sanzioni mediante il pagamento in misura ridotta di una somma pari ai due quinti del minimo edittale stabilito per la sanzione. Il pagamento dovrà essere effettuato entro il 18 dicembre 2018. Potranno usufruire di questa speciale procedura quanti abbiamo ricevuto entro il 25 maggio 2018, data di piena applicazione del Regolamento Ue, l’atto con il quale sono stati notificati gli estremi della violazione o l’atto di contestazione. Tra le altre istruzioni, le FAQ del Garante specificano anche le modalità per il pagamento delle sanzioni, l’importo da pagare per ciascuna violazione commessa e i casi di esclusione dalle agevolazioni.   Fonte: Key4Biz.it

GDPR, da oggi in vigore il decreto legislativo 101/2018. La nuova privacy in chiave europea

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Da oggi in vigore il decreto legislativo che adegua la normativa italiana al GDPR. Tredici domande e risposte per Pa, aziende e cittadini. Da oggi la tutela dei dati personali in Italia è regolata dal GDPR e dal nuovo codice privacy. Quest’ultimo, per essere precisi, è il decreto legislativo n.101 del 10 agosto 2018 che entra in vigore oggi, 19 settembre 2018. Per comprendere, concretamente, l’importanza della norma troveremo il D.lgs. 101/2018, per esempio, negli uffici pubblici, in farmacia, dal medico fino nei curricula (anche se nei CV non è obbligatorio). Il decreto legislativo, che completa il quadro della nuova privacy in chiave europea, è ricco di disposizioni. Qui sintetizziamo le 13 novità principali. Sanzioni penali: reclusione da sei mesi fino a sei anni Trattamento illecito di dati.“Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque, al fine di trarre per sé o per altri profitto ovvero di arrecare danno all’interessato, operando in violazione del Regolamento arreca un danno all’interessato, è punito con la reclusione da sei mesi fino a un anno e sei mesi. E nei casi più gravi fino a tre anni. L’acquisizione fraudolenta di dati personali oggetto di trattamento su larga scalaè punita con la reclusione da uno a quattro anni. Comunicazione e diffusione illecita di dati personali oggetto di trattamento su larga scalaè punita con la reclusione da uno a sei anni. L’inosservanza dei provvedimenti del Garanteè punita con la reclusione da tre mesi a due anni.   Sanzioni amministrative Sarà compito del Garante Privacy a scrivere le regole per l’applicazione delle sanzioni amministrative, previste per esempio, si legge nel decreto legislativo, per chi non effettua la valutazione d’impatto sulla protezione dati – la Dpia). “Per i primi 8 mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto”, si legge nell’articolo 22, comma 13, “il Garante per la protezione dei dati personali tiene conto, ai fini dell’applicazione delle sanzioni amministrative e nei limiti in cui risulti compatibile con le disposizioni del Regolamento Ue, della fase di prima applicazione delle disposizioni sanzionatorie”, ma non significa che non potrà irrogare le sanzioni amministrative che possono essere salatissime. Sanzioni amministrative di minore e maggiore entità Le sanzioni amministrative pecuniarie di minore entità possono raggiungere i 10 milioni di euro per i singoli e per le imprese fino al 2% del fatturato globale annuo se superiore e riguardano le violazioni degli obblighi per: Il titolare ed il responsabile del trattamento L’organismo di certificazione. l’organismo di controllo dei codici di condotta. Le sanzioni amministrative pecuniarie di maggiore entità possono arrivare a 20 milioni di euro per i singoli o fino al 4% del fatturato mondiale annuo per le aziende, a prescindere da dove sia la sede principale, che può essere anche fuori dall’Europa. Anche per questo motivo con il Gdpr in vigore Facebook non potrebbe più farla franca di fronte a un nuovo caso Cambridge Analytica. Infatti queste multe scattano, per esempio, per il trasferimento illecito di dati a terzi. Modalità semplificate di adempimento degli obblighi per le Pmi In considerazione delle esigenze di semplificazione delle micro, piccole e medie imprese, il Garante Privacy dovrà promuovere modalità semplificate di adempimento degli obblighi del titolare del trattamento. Minori sui social da 14 anni senza l’ok dei genitori In Italia dal 19 settembre prossimo chi ha 14 anni potrà iscriversi liberamente sui social network e utilizzare i servizi di messaggistica istantanea (WhatsApp, ecc.). Questa è un’altra novità contenuta del testo del decreto di adeguamento al Gdpr. Gli under 14 hanno bisogno del consenso di chi esercita la responsabilità genitoriale. Ci sono novità a seguito del Decreto Legislativo n. 101 in materia di Informativa Privacy e consenso al trattamento dei dati personali? Nessuna novità. Per l’Informativa Privacy continuano a valere tutte le regole dettate dagli articoli 13 e 14 del GDPR. Stesso discorso per il consenso al trattamento dei dati personali, ove continuano a valere, come regole generali, quelle previste dall’art. 6, comma 1, lett. a), e dall’art. 7 del GDPR. Dati biometrici Il decreto dà il via libera al trattamento dei dati genetici, biometrici e relativi alla salute, che dovrà avvenire seguendo le misure di garanzia disposte dal Garante Privacy. Garante Privacy Il nuovo codice privacy rafforza i poteri e aumenta i compiti del Garante Privacy, per il quale il legislatore ha stabilito per il personale il limite di 162 unità. Novità anche per chi desidera diventare componente dell’Autorità: “Il Collegio è costituito da quattro componenti, eletti due dalla Camera dei deputati e due dal Senato della Repubblica con voto limitato. I componenti devono essere eletti tra coloro che presentano la propria candidatura nell’ambito di una procedura di selezione il cui avviso deve essere pubblicato nei siti internet della Camera, del Senato e del Garante almeno sessanta giorni prima della nomina. Le candidature devono pervenire almeno trenta  giorni prima della nomina e  i  curricula  devono  essere  pubblicati  negli stessi siti internet”.  Infine è cambiata anche la forma di tutela garantita a chi crede di aver subìto una violazione della privacy: non più il ricorso, ma l’interessato può proporre un reclamo al Garante Privacy oppure rivolgersi all’autorità giudiziaria. Dati per la ricerca scientifica e per fini statistici L’Autorità Garante per la protezione dei dati personali dovrà anche promuovere regole deontologiche per il trattamento di dati personali a fini di archiviazione nel pubblico interesse, di ricerca scientifica o storica o a fini statistici che può essere effettuato, ecco la novità introdotta, anche oltre il periodo di tempo necessario per conseguire i diversi scopi per i quali i dati sono stati in precedenza raccolti o trattati Giustizia Tutti gli organi giudiziari sono obbligati a nominare il Data Protection Officer (Dpo). I dati dei defunti I dati personali delle persone decedute possono essere esercitati da chi ha un interesse proprio, o agisce a tutela dell’interessato, in qualità di suo mandatario, o per ragioni familiari meritevoli di protezione. Cosa accade adesso per tutti quei provvedimenti emanati dal Garante per la protezione dei dati personali antecedenti al 25 maggio 2018 (come, ad esempio, quelli in materia di videosorveglianza, amministratori di sistema, marketing, ecc.)? A decorrere dal 25 maggio 2018, tutti i provvedimenti del Garante

Sextortion, Polizia Postale ‘In corso massivo spamming a scopo estorsivo via email’

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Secondo la Polizia Postale ‘è in corso una massiva attività di spamming a scopo estorsivo con l’invio di email in cui gli utenti vengono informati dell’hackeraggio del proprio account di posta elettronica ad opera di un gruppo internazionale di Criminali. Da qui scaturisce la minaccia di divulgare a tutti il tipo di siti visitati e la conseguente richiesta di denaro in criptovaluta’. La Polizia Postale ha lanciato l’allarme: “è in corso una massiva attività di spamming a scopo estorsivo con l’invio di email in cui gli utenti vengono informati dell’hackeraggio del proprio account di posta elettronica ad opera di un gruppo internazionale di Criminali. L’account sarebbe stato hackerato attraverso l’inoculamento di un virus mentre venivano visitati siti per adulti. Da qui scaturisce la minaccia di divulgare a tutti il tipo di siti visitati e la conseguente richiesta di denaro in criptovaluta”.  Nulla di tutto ciò è reale: rappresenta un’invenzione dell’autore del reato, elaborata al solo scopo di gettarci nel panico ed indurci a pagare la somma illecita: è tecnicamente impossibile, infatti, che chiunque, pur se entrato abusivamente nella nostra casella di posta elettronica, abbia potuto – per ciò solo – installare un virus in grado di assumere il controllo del nostro dispositivo, attivando la webcam o rubando i nostri dati. Ecco dunque alcuni consigli della Polizia Postale su come comportarsi: Mantenere la calma. Il criminale non dispone, in realtà, di alcun filmato che ci ritrae in atteggiamenti intimi né, con tutta probabilità, delle password dei profili social da cui ricavare la lista di nostri amici o parenti Non pagare assolutamente alcun riscatto: l’esperienza maturata con riguardo a precedenti fattispecie criminose (come Sextortion e Ransomware) dimostra che, persino quando il criminale dispone effettivamente di nostri dati informatici, pagare il riscatto determina quale unico effetto un accanimento nelle richieste estorsive, volte ad ottenere ulteriore denaro: Proteggere adeguatamente l’email (ed in generale i nostri account virtuali): cambiare – se non si è già provveduto a farlo – la password, impostando quelle complesse. Non utilizzare mai la stessa password per più profili. Abilitare, ove possibile, meccanismi di autenticazione “forte” ai nostri spazi virtuali, che associno all’inserimento della password, l’immissione di un codice di sicurezza ricevuto sul nostro telefono cellulare. Tenere presente che l’inoculazione (quella vera) di virus informatici capaci di assumere il controllo dei nostri dispositivi può avvenire soltanto se i criminali informatici abbiano avuto disponibilità materiale dei dispositivi stessi, oppure qualora siano riusciti a consumare, ai nostri danni, episodi di phishing informatico: è buona norma quindi non lasciare mai i nostri dispositivi incustoditi (e non protetti) e guardarsi dal cliccare su link o allegati di posta elettronica sospetti.   Fonte: Key4Biz.it

Gmail, Google consente alle aziende di spiare le email a fini pubblicitari

gmail spy

Google ha smesso l’anno scorso di spiare le email inviate e ricevute con Gmail per personalizzare la pubblicità, ma lo permette ancora a centinaia di altre aziende che violano la privacy di 1,4 miliardi di utenti per targettizare loro gli annunci pubblicitari. Come difendersi scegliendo 4 valide alternative a Gmail. Il lupo perde il pelo ma non il vizio. Google tuttora non impedisce di far leggere a terzi le email inviate e ricevute con Gmail. Big G ha smesso di farlo l’anno scorso,  come annunciato dalla stessa compagnia: “Google non scansionerà più le email inviate e ricevute con Gmail: in questi anni l’ha fatto per mostrare pubblicità personalizzata”. Ma consente a centinaia di aziende di spiare le email di 1,4 miliardi di utenti di Gmail per fini pubblicitari. Lo si legge da una lettera che Google ha scritto al Parlamento Usa, preoccupato di possibili violazioni della privacy. “Google permette agli sviluppatori di app di analizzare gli account Gmail. Gli sviluppatori sono liberi di condividere i dati con altri soggetti, ad esempio su quali prodotti un utente ha comprato, su dove viaggia e sulle persone con cui interagisce” ha scritto nella lettera Susan Molinari, vicepresidente di Google per gli affari governativi nelle Americhe. Nella missiva viene spiegato che il colosso tech permette agli sviluppatori di app di analizzare gli account Gmail e che gli stessi sviluppatori sono liberi di condividere i dati con altri. In pratica gli sviluppatori possono accedere a informazioni su quali prodotti un utente ha comprato, dove viaggia e con quali persone interagisce di più a patto che le loro pratiche legate alla privacy siano chiare. In alcuni casi, il testo delle email è stato letto addirittura manualmente dai dipendenti di sviluppatori di app per potenziare i propri algoritmi. Secondo Alphabet, Google fa in modo che le politiche della privacy siano “facilmente accessibili agli utenti in modo da essere viste prima di decidere se concedere l’accesso” alle loro informazioni. Ad agosto il Wall Street Journal aveva scritto che Yahoo – di cui il colosso americano delle tlc Verizon Communications ha preso il controllo nel giugno 2017 in una transazione da 4,5 miliardi di dollari – sta promuovendo tra agli inserzionisti un servizio in cui oltre 200 milioni di account email vengono analizzati. L’obiettivo: scovare dati utili per capire quali prodotti gli utenti sono propensi a comprare. Nuovi casi in stile Cambridge Analityca? In merito a quest’ultimo la commissaria Ue alla Giustizia, Jourova, detta un ultimatum a Facebook, che deve realizzare una “operazione trasparenza” entro l’anno sulla privacy, pena multe forti. Facebook ha replicato: “Vogliamo cooperare”. Vedremo. Le 4 valide alternative a Gmail Dopo aver letto quest’articolo non ti fidi più di Google? Sul web esiste sempre una o più alternative valide, spesso a prova di privacy, a tutti i servizi di Google. Qui abbiamo elencato 29 valide alternative a Big G. Per quanto riguarda il client di email non esiste di fatti solo Gmail. Le 4 alternative sono: Mailfence : un servizio belga, offre 500 MB di spazio libero. Tutanota : un provider di posta elettronica tedesco, 1 GB di spazio libero. org : con sede in Germania, offre 2 GB di spazio libero. Protonmail : un servizio svizzero che fornisce gratuitamente 500 MB e certifica la segretezza delle comunicazioni così le vostre email saranno al sicuro, nessun soggetto terzo non autorizzato potrà mai leggerle o “intercettarle”.   Fonte: Key4Biz.it