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Google Cloud Region a Milano e Torino: innovazione e posti di lavoro

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Google apre in Italia due Cloud Region in Piemonte e Lombardia per fornire più servizi e risorse tech alle imprese: anticipazioni e impatto occupazionale. Milano e a breve Torino sono le due nuove Cloud Region in Italia di Google, che amplia il network globale per fornire servizi e risorse tech agli utenti. Grazie al nuovo programma, l’impatto occupazionale è di 65mila nuovi posti di lavoro entro il 2025. Annunciato dal country manager Fabio Fregi e dal CEO Thomas Kurian, l’iniziativa è destinata a generare potenzialmente fino a 3,3 miliardi di euro di impatto economico.In aggiunta alla creazione della Cloud Region di Milano, la collaborazione con TIM ha portato anche al lancio del programma Google Cloud Pro per incentivare la formazione gratuita su Google Cloud, aperto agli sviluppatori italiani. Dalla collaborazione con TIM, Noovle e Intesa San Paolo, invece, è nato anche il progetto Opening Future dedicato a promuovere competenze digitali per start-up, studenti e piccole imprese.In aggiunta alla creazione della Cloud Region di Milano, la collaborazione con TIM ha portato anche al lancio del programma Google Cloud Pro per incentivare la formazione gratuita su Google Cloud, aperto agli sviluppatori italiani. Dalla collaborazione con TIM, Noovle e Intesa San Paolo, invece, è nato anche il progetto Opening Future dedicato a promuovere competenze digitali per start-up, studenti e piccole imprese.Il progetto Cloud Region è finalizzato a rendere la tecnologia semplice e alla portata di tutti, facendo in modo che le aziende e le organizzazioni del settore pubblico possano archiviare i dati affidandosi a servizi Cloud veloci, affidabili e sicuri. Fonte:PMI.it

Digitalizzazione delle PMI: serve ulteriore supporto

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Per continuare il processo di digitalizzazione iniziato durante la pandemia le PMI necessitano di competenze specifiche e accesso alle risorse digitali. Mentre gli ultimi due anni hanno visto un’evoluzione verso una maggiore digitalizzazione delle aziende italiane, un nuovo Osservatorio di American Express e BVA Doxa ha messo in luce che ci sono ulteriori opportunità per promuovere la digitalizzazione delle PMI. L’indagine, condotta su figure apicali di 300 piccole e medie imprese italiane operanti in diversi settori tra cui agricoltura, manifattura, commercio e servizi e su tutto il territorio nazionale, offre una fotografia sul livello di digitalizzazione delle nostre aziende. Il passaggio delle PMI allo smart working e il bisogno di nuove modalità di networking Durante la pandemia, aziende e professionisti hanno continuato a operare soprattutto grazie allo smart working, una modalità di lavoro ben poco utilizzata prima della crisi. Secondo lo studio American Express/BVA Doxa, tra il 54% delle PMI intervistate che hanno dichiarato di utilizzare lo smart working, il 48% ha iniziato ad utilizzare questa modalità per via dell’epidemia, mentre solo il 6% del campione aveva già programmato di implementare il lavoro agile prima della crisi. Accanto alla massiccia adozione dello smart working, dallo studio sulla digitalizzazione delle PMI emerge che, il 52% delle aziende ha rivisto anche i processi interni finalizzati alla digital transformation, mostrando così una forte propensione ad un cambio di passo verso il digitale, mentre il 37% ha aderito a nuovi servizi dedicati al networking per stabilire contatti che aiuterebbero a supportare il proprio business, percentuale, quest’ultima, che ha un grande margine di miglioramento. Due terzi delle aziende dichiara infatti di non far parte di nessun consorzio o rete di imprese ed in particolare appare bassissimo il collegamento con i consorzi di ricerca scientifica e tecnologica, che riguarda solo il 5% delle PMI. Maggiori opportunità di crescita per l’e-Commerce Anche l’utilizzo dell’e-Commerce risulta al momento contenuto, nonostante il 48% degli intervistati (il dato sale per le aziende manifatturiere e agricole) abbia dichiarato di svolgere attività di export e che il 19% sia intenzionato a farlo in futuro. Infatti, solo il 17% delle aziende italiane fa ricorso al commercio elettronico; 2 aziende su 10 sono però interessate ad implementare il commercio online, e il dato raddoppia se si considerano le aziende operanti nel commercio. Le PMI abbracciano i social media, ma c’è spazio per un’ulteriore digitalizzazione Per accelerare la digitalizzazione delle PMI è fondamentale incrementare gli investimenti dedicati alla tecnologia. Secondo quanto dichiarato dalle imprese, il 60% alloca meno di 10.000 euro l’anno per le dotazioni digitali (escludendo le spese per l’hardware), da 10.000 a 20.000 euro nel 30% dei casi. Una forte spinta all’innovazione riguarda solo l’8% delle PMI, che investe oltre 30.000 euro l’anno. Gran parte di questi investimenti in tecnologia vengono però dedicati alla gestione digitalizzata dei documenti, nel 70% dei casi, ai social media per il 62%, quindi in generale a voci “necessarie” più che strategiche. A seguire, gli investimenti vengono destinati all’e-Government e alle interazioni online con le PA (51% delle aziende), alla cybersecurity (50% delle PMI, quindi solo 1 azienda su 2, nonostante gli attacchi informatici siano aumentati lo scorso anno) e alle tecnologie cloud (40% degli intervistati). I social media sono anche considerati dal 64% delle aziende gli strumenti digitali più utili. Va meglio invece con la presenza in rete delle aziende: il 98% delle PMI ha infatti almeno un canale di comunicazione digitale, come un sito aziendale, un’app o un profilo social. In particolare il 96% ha un sito o un’app aziendale, e il 68% un profilo social, che però vengono utilizzati prevalentemente per far conoscere il proprio brand e i propri servizi piuttosto che per le transazioni con i clienti e per attività orientate alla loro fidelizzazione. Probabilmente è per questa ragione che il canale social più utilizzato dalle PMI è Facebook (91%), seguito da Instagram (36%), mentre Linkedin si ferma al 28%, e YouTube rimane ancora periferico (4%).  Permane però ancora un 11% di imprese prive di un sito Internet. Quasi un’azienda su due (44%) ha invece fatto investimenti in campagne digital (es. display, banner, pubblicità su motori di ricerca, video in stream), e per oltre due terzi (36%) si tratta di un’esperienza recente, fatta negli ultimi 2 anni, mentre un ulteriore 13% è interessato a fare comunicazione digital. “Gli ultimi due anni hanno accelerato la trasformazione digitale delle aziende –  sia piccole che grandi – ma la nostra ricerca dimostra che per la digitalizzazione delle PMI ci sono ulteriori possibilità di portare avanti questo processo. Il nostro Osservatorio mostra chiaramente che le PMI italiane hanno bisogno di supporto per accedere a tecnologie, servizi e competenze digitali core che occorrono per accelerare l’evoluzione che hanno iniziato, che rappresenta una grande opportunità nel percorso verso il recupero della competitività e della crescita. Vogliamo porci come abilitatore di questa trasformazione, fornendo anche attraverso piattaforme digitali strumenti e servizi a valore aggiunto, in particolare consulenza e formazione e un supporto alle strategie di crescita, per aiutare le aziende a digitalizzarsi, e quindi a sviluppare il proprio business in Italia, ma anche all’estero”, ha dichiarato Carolina Gianardi, General Manager e Vice President di American Express Global Commercial Services Italia. Le piattaforme American Express supportano la digitalizzazione delle PMI italiane  Grazie al modello “closed loop” del Gruppo, American Express è in grado di mettere in contatto clientela business ed esercenti. Per questo motivo e per favorire l’evoluzione digitale, la divisione Global Commercial Services di American Express ha dato vita alla piattaforma B4B, b4b.smart-business.it, dove le PMI possono beneficiare di uno spazio dedicato per promuovere la propria attività e i propri servizi e proporre offerte indirizzate alla più ampia community di clienti business di American Express, incrementando il proprio business e stabilendo sinergie commerciali. Attualmente solo 1 PMI su 10 utilizza i marketplace per vendere i propri prodotti e servizi. L’indagine sulla digitalizzazione delle PMI ha però rilevato un interesse delle aziende intervistate rispetto a questo tipo di piattaforme digital, da cui le PMI si aspettano soprattutto un supporto alla gestione aziendale (21%), nell’accrescimento del business (16%), ovviamente

PNRR: nuovi incentivi per reti 5G nelle aree bianche

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Nuovo bando per la realizzazione di reti 5G nelle aree a fallimento di mercato, contributi pubblici con fondi PNRR: offerte entro il 10 giugno. Aperto il nuovo bando destinato alla realizzazione di reti 5G nei territori italiani privi di copertura Internet veloce su reti mobili. Promosso dal Ministero per l’Innovazione tecnologica e la transizione digitale, l’avviso si basa su un intervento pubblico di oltre 500 milioni di euro previsto dal PNRR, volto a coprire fino al 90% degli investimenti sostenuti dagli operatori. Gli interventi per la realizzazione di nuovi siti radiomobili 5G – con velocità di trasmissione di almeno 150 Mbit/s in downlink e 30 Mbit/s in uplink – nelle aree a fallimento di mercato, dovranno essere completati entro il 2026 nel rispetto degli obiettivi del PNRR. Il bando consiste nella concessione di contributi pubblici nell’ambito del piano “Italia 5G”, per la realizzazione di infrastrutture di rete idonee a fornire servizi radiomobili con velocità di trasmissione di almeno 150 Mbit/s in downlink e 30 mbit/s in uplink. Le aree coinvolte sono quelle a fallimento di mercato, dove grazie agli incentivi potranno essere realizzate nuove infrastrutture di rete mobili (componenti passive e attive, inclusi i rilegamenti in fibra ottica). Grazie all’investimento a favore della realizzazione di reti 5G, adottato in conformità alla normativa UE, sarà possibile assicurare la continuità del servizio di connettività mobile ad elevate prestazioni in ogni zona del Paese. Le reti finanziate saranno soggette agli obblighi di accesso previsti dall’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom). Gestito da Infratel Italia sulla base della convenzione stipulata con il Dipartimento per la trasformazione digitale e Invitalia, il bando prevede l’invio di offerte da parte degli operatori che possono presentarsi in forma individuale o associata. Le offerte, inoltre, possono essere destinate a un solo lotto, alcuni lotti o tutti i lotti posti a gara, senza vincoli di aggiudicazione. Per al bando possono è possibile presentare le offerte entro il 10 giugno 2022, accedendo e registrandosi alla piattaforma telematica dedicata. Fonte: PMI.it

Venture Capital: investimenti da miliardi di dollari nel 2021

I dati presentati da Accenture e da AIFI dimostrano come le aziende che investono nel Corporate Venture Capital crescono costantemente. Le aziende italiane che investono in innovazione registrano un impatto positivo su crescita e fatturato. É quanto emerso dallo studio presentato da Accenture insieme ad AIFI in occasione dell’evento dedicato al “Corporate Venture Capital – Un ponte tra aziende e innovazione”. Il dibattito tra i partecipanti ha evidenziato come il CVC si configuri ormai come una leva chiave dell’Open Innovation. La ricerca presentata da Accenture comprende sondaggi e casi studio condotti su diversi dirigenti di aziende attive nel Corporate Venture Capital (CVC). Su scala internazionale, in aggiunta ai benefici registrati sul fatturato delle imprese, è emersa una forte crescita degli investimenti. Solo nell’ultimo anno, infatti, sono stati investiti complessivamente nel CVC 169,3 miliardi di dollari, più del doppio del record annuale di 70,1 miliardi registrato nel 2020 (Dealroom.co, CBInsights). Sulla base delle interviste effettuate sono stati definiti cinque fattori abilitanti, che si possono definire come dei pilastri chiave necessari a una gestione di successo nel Corporate Venture Capital: Definire la strategia e gli obiettivi, che in un CVC possono essere di natura strategica e/o finanziaria. Scelta accurata della governance, del personale e degli investimenti. Definire i metodi e i processi. Generare valore per le startup del proprio portafoglio. Remunerare e motivare i dirigenti e i team del CVC allo scopo di garantire una corretta struttura di incentivazione. I dati presentati da AIFI sulla base delle evidenze emerse dal VeM – Venture capital monitor, osservatorio promosso insieme alla LIUC Business School, mostrano come le corporate nel mercato italiano del Venture Capital stiano progressivamente assumendo un ruolo rilevante con una crescente presenza all’interno del panorama italiano del finanziamento dell’innovazione. In particolare, tale ruolo si caratterizza sia come lead investor sia come co-investitori in operazioni in sindacato, nella maggior parte dei casi con gestori di Venture Capital regolamentati. Questa attività di investimento diretta, unitamente a quella indiretta – come investitori in fondi – potrà contribuire a determinare un importante salto di qualità per il mercato nel suo complesso. Sandro Bacan, Accenture Innovation Lead, commenta: “A livello globale, il ricorso al Corporate Venturing è una prassi consolidata con volumi di investimento che sono più che raddoppiati tra il 2020 e il 2021. Oggi il concetto di innovazione riguarda anche la governance delle organizzazioni, non può più essere circoscritto all’interno, ma deve aprirsi all’esterno facendo leva su architetture aperte. Un investimento di corporate venture capital di successo è quello che trova continuità nel tempo, generando un valore aggiunto e un reciproco scambio di competenze ed esperienze tra le società controllanti e le nuove imprese. È un percorso che facciamo anche in Accenture, accompagnando le imprese con cui collaboriamo in un percorso di “Continuous reinvention” per rispondere in tempi rapidi al sempre più mutevole contesto di mercato”. Anna Gervasoni, direttore generale AIFI, dichiara: “La crescita del mercato del venture capital vede un contributo importante del cvc. Da sottolineare che spesso corporate venture capital e fondi coinvestono; questo vuol dire che le interazioni all’interno dell’ecosistema dell’innovazione sono importantissime”. FONTE: BitMat.it

LA TRANSIZIONE DIGITALE 4.0 14 GIUGNO

Cara Cliente e Caro Cliente, Abbiamo il piacere di invitarti al Webinar sulla Transizione Digitale che si svolgerà su piattaforma GMeet il giorno 14 Giugno 2022 alle 18,30. Tale Webinar, organizzato dal Gruppo di Lavoro Industria e Energia di Federmanager Puglia e da 360 Consulenza, affronta il tema della Transizione Digitale 4.0 con un focus particolare sulle aziende manifatturiere. La scaletta degli interventi prevede, oltre gli aspetti generali di carattere normativo e gli strumenti a disposizione delle imprese, un interessante caso di studio riguardante un’azienda manifatturiera, attraverso il quale sarà possibile ripercorrere tutte le tappe del processo di trasformazione digitale, a partire dalla situazione ante trasformazione fino alla consuntivazione dei risultati ottenuti dopo la trasformazione. Relazioneranno il Dott. Giosef Perricci (Innovation Manager e CEO di 360 Consulenza S.r.l.s) e Donato Mastronardi (System integrator e Software architect di 360 Consulenza S.r.l.s) Data l’attualità e la rilevanza del tema di grande impatto per l’attuazione del PNRR, siamo certi non vorrai far mancare il tuo interesse e partecipazione.     In alternativa al link cliccabile, già presente in locandina, per partecipare alla riunione video, fai clic su questo link: https://meet.google.com/dba-yhga-mhq altrimenti, entra in Meet e inserisci il seguente codice: dba-yhga-mhq

Marketing 2022: realtà aumentata e virtuale sono le protagoniste

Ci sono molte tendenze di marketing ma realtà aumentata (AR) e realtà virtuale (VR) dovrebbero ricevere un’attenzione speciale nel 2022 La digitalizzazione ha avuto uno sviluppo estremo, anche a causa della pandemia e delle relative chiusure, e ha fatto davvero grandi salti. Sempre più nuove tecnologie e modi aprono possibilità di tipo digitale per rivolgersi a clienti e utenti. Questo si nota anche nel marketing e il 2022 prende una connotazione più futuristica con la realtà aumentata (AR) e la realtà virtuale (VR). Tendenza marketing per AR e VR Negli ultimi anni, sempre più aziende hanno fatto i primi sforzi per utilizzare efficacemente la realtà virtuale e la realtà aumentata nel marketing, a volte con più e a volte meno successo. Se si guarda più da vicino alle misure di VR che sono state implementate, è facile vedere che sono tutte simili in un aspetto: il messaggio marketing, nel 2022, deve essere trasmesso attraverso la VR. Tuttavia, ci sono alcuni criteri che possono essere utilizzati per distinguerli e classificarli. Sono proprio queste caratteristiche distintive che sono l’oggetto di quanto segue. La caratteristica più importante è l’ambiente di comunicazione, perché a seconda di questo, ci sono diverse sfide, processi di pianificazione e, naturalmente, obiettivi. Realtà virtuale come misura di supporto alle vendite La VR nel punto vendita (POS) può essere integrata direttamente nelle conversazioni con i clienti, per esempio per illustrare i prodotti, descrivere le proprietà o presentare le singole varianti di prodotto. L’obiettivo del trasferimento di informazioni è la vendita, ed è per questo che questa tecnica è molto adatta alla fase avanzata del processo di vendita. È particolarmente efficace per i segmenti ad alto prezzo, come l’ingegneria meccanica, la costruzione di impianti o la pianificazione di fabbriche. Il visore VR i4 VIRTUAL REVIEW di CAD Schroer ad esempio, offre a progettisti, disegnatori e ingegneri la possibilità di visualizzare e camminare attraverso modelli CAD di qualsiasi tipo in realtà virtuale. Le applicazioni VR sono anche molto interessanti per il marketing e le vendite del 2022. Che si tratti di visitare un cliente, di una fiera o di un evento, l’impianto o la macchina sono sempre disponibile nella sua dimensione originale. Realtà virtuale allo stand espositivo La realtà virtuale (VR) è particolarmente interessante quando lo spazio è limitato, come spesso avviene nelle fiere. Lo stand fieristico può essere virtualmente ampliato e reso più interessante per i visitatori. In questo modo, la gamma di servizi può essere particolarmente enfatizzata e l’atteggiamento positivo dei potenziali clienti verso il prodotto viene aumentato. La comunicazione basata su fatti ed emozioni può essere combinata molto facilmente con l’aiuto della VR. Cosa offre per il marketing realtà aumentata? Come descritto sopra, la VR riguarda l’immersione in mondi virtuali. La realtà aumentata o AR integra l’ambiente reale con informazioni ed elementi digitali. Al giorno d’oggi, questo viene fatto di solito utilizzando uno smartphone o un tablet. Il software AR aggiunge contenuti digitali all’immagine live fornita dalla telecamera. I moderni dispositivi mobili non hanno bisogno di alcun software speciale, un’app AR. Tendenze marketing per il 2022: AR e VR La tendenza è chiara. Sempre di più, le nuove tecnologie come AR e VR stanno influenzando il marketing del 2022. Lo sviluppo di AR e VR è progredito rapidamente negli ultimi anni. E con tutte le innovazioni arrivano nuove esperienze. Queste tecnologie offrono un’ampia base per rendere le campagne pubblicitarie efficaci e ricche di esperienze, che dovrebbero poi riflettersi nelle vendite. E se le soluzioni standard corrispondenti non dovessero bastare, si possono senza dubbio sviluppare e realizzare soluzioni AR o VR interamente personalizzate. FONTE:BITMAT.IT

Settore banking: le 8 principali sfide per la cybersecurity

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Check Point Software Technologies elenca le problematiche più comuni di cybersecurity del settore banking e spiega come superarle. Nell’ultimo anno, le banche sono state attaccate in media 700 volte a settimana, con un aumento del 53% rispetto all’anno precedente. Dalle truffe di phishing, agli attacchi Denial-of-Service fino a quelli più sofisticati e politici, le cyber-minacce verso le banche sono in continuo aumento. Check Point Software Technologies, fornitore di soluzioni di cybersecurity a livello globale, presenta sfide e soluzioni per rafforzare la security posture del settore banking. I principali trend tecnologici del settore banking che aumentano la vulnerabilità informatica sono: La crescente adozione di nuove tecnologie, stimolata dalla digital transformation Gli hybrid data center sempre più comuni Le migrazioni verso il cloud pubblico per diverse applicazioni sempre più diffuse L’aumento dell’utilizzo di canali online e mobile per esigenze bancarie L’incremento del remote working La moltiplicazione dei dispositivi IoT La diffusione della connettività SD-WAN per le filiali Dato che il panorama delle minacce informatiche continua a evolversi e a diventare ogni anno più pericoloso, la protezione dell’infrastruttura IT di una banca diventerà sempre più impegnativa. Ecco le principali sfide di cybersecurity del settore banking: Protezione dei data center e delle piattaforme di trading in crescita Il settore banking ha bisogno di una sicurezza di rete che stia al passo col proprio business. Questa è la chiave per trasferire centinaia di terabyte di dati in modo sicuro e in pochi minuti, nonché per fornire una bassa latenza per le transazioni finanziarie ad alta frequenza e per scalare la sicurezza su richiesta, supportando il commercio online in forte crescita. Le principali sfide per raggiungere questi obiettivi includono una garanzia di: Zero-trust, segmentazione capillare della rete per prevenire i lateral movement; Transfer sicuro di centinaia di terabyte; Bassa latenza per le transazioni finanziarie in corso ad alta frequenza; Semplificazione di una gestione macchinosa e visibilità sui data center on-premise e cloud. Garantire una migrazione sicura e compliant verso il cloud Quando le banche spostano dati e workload nel cloud, devono garantire che gli asset e i dati del cloud siano protetti e compliant con le normative, come quelle dell’European Banking Association (EBA) e del Federal Financial Institutions Examination Council (FFIEC) degli Stati Uniti. Però, le moderne implementazioni cloud sono estremamente complesse e in genere si estendono su più cloud. Quindi, anche se i provider del cloud pubblico investono molto nella security, la banca rimane comunque responsabile della sicurezza informatica dell’organizzazione. Il raggiungimento di questo obiettivo comporta molteplici sfide al settore banking: Gestione unificata della sicurezza tra cloud e data center on-premise; Individuare e correggere le configurazioni errate in tempo reale; Semplificare e garantire la governance; Soddisfare le rigorose normative di compliance e privacy. Semplificare la compliance e la complessità delle security operation La gestione delle operazioni di sicurezza di una banca è uno sforzo complesso, che comporta numerosi task per tenere il passo con le esigenze di sicurezza in continua evoluzione: Tradurre le esigenti normative di settore in framework di sicurezza semplici ed efficienti; Definire, accelerare e far rispettare le installazioni di aggiornamento ongoing delle policy; Garantire l’efficienza operativa in mezzo a numerosi processi manuali che richiedono tempo; Fornire update rapidi dei sistemi e dei gateway di sicurezza senza alcun impatto sul business. Garantire servizi avanzati di e-banking Le applicazioni di una banca supportano il business e sono un punto vitale per le banche e gli utenti. Però, man mano che si evolvono e crescono, espongono un maggior numero di API, facendo crescere anche la superficie di attacco. Gli hacker sfruttano questo fenomeno, attaccando le app web e le API con metodi avanzati che includono SQL injection, cross-site scripting e l’implementazione di script automatici noti come “bot”. Questi attacchi sono dannosi e costosi nei confronti del settore banking, e la capacità di proteggere le applicazioni non è mai stata così critica. Individuare e prevenire questi attacchi è una sfida, che richiede alla banca l’implementazione di difese di sicurezza specifiche per le applicazioni, come ad esempio l’integrazione della sicurezza nelle app mobili fin dall’inizio. Quando non lo fanno, le conseguenze sono drammatiche e recano gravi danni alla sicurezza dei clienti e alla reputazione della banca. Garantire la sicurezza alla forza lavoro da remoto Con gli utenti da remoto che si connettono alle applicazioni aziendali più che mai, la superficie di attacco dell’organizzazione non è mai stata così estesa. Per garantire una protezione avanzata della propria forza lavoro da remoto, una banca deve proteggere: Tutti i dispositivi, compresi tablet, dispositivi mobile, BYOD e dispositivi gestiti; Gli utenti durante la navigazione in Internet e l’utilizzo di app di collaborazione e per le e-mail; Terze parti, compresi consulenti e partner che accedono a dispositivi e applicazioni. Inoltre, deve garantire l’accesso zero-trust alle applicazioni aziendali, da qualsiasi luogo. Abilitazione della connettività SD-WAN sicura per le filiali Connettere le filiali del settore banking direttamente al cloud aumenta significativamente il rischio di attacchi tramite file dannosi, malware, zero-day, bot, virus, APT e altro ancora. Per limitare il rischio, molte banche stanno cercando di abilitare le proprie filiali con la connettività SD-WAN a Internet e al cloud, e di farlo gradualmente per garantire una maggiore sicurezza. Proteggere le reti e i dispositivi IoT delle banche dagli attacchi Dalle videocamere IP agli ascensori smart, dai device fino alle stampanti, i dispositivi IoT collegati alla rete sono costantemente sotto attacco. Garantirne la protezione è una grande sfida per le banche, che devono essere in grado di: Identificare ogni dispositivo IoT in rete; Applicare e gestire policy IoT multiple e complesse; Proteggere la rete e tutti gli asset IoT. Per garantire: Un discovery service avanzato che sfrutti un “motore” integrato; Una policy management fluida per una segmentazione e un’automazione autonome zero-trust con analisi basate sull’AI e il behavioral learning; Threat prevention in tempo reale con patching virtuale e attivazione della protezione contro gli exploit dei dispositivi. Aumentare la security con il supporto di esperti di primo livello Una delle maggiori sfide affrontate da quasi tutte le organizzazioni di sicurezza è la carenza globale di esperti di cybersecurity. È inoltre molto difficile rimanere aggiornati e mantenere la compliance a normative in continuo aggiornamento. Inoltre, gestire un’operazione di sicurezza h24, 7

Trend di navigazione online: mobile vs desktop

Semrush presenta i dati emersi dalla ricerca che indaga i trend di navigazione online in Italia nel 2022. Calano del 30% gli utenti mobile. Si è parlato più volte dell’accelerazione che la Pandemia ha dato alla digitalizzazione in Italia, e come fosse aumentato il tempo di connessione degli utenti e l’uso che facevano di internet. Ma quali sono i trend di navigazione online a due anni di distanza? Secondo lo studio condotto da Semrush, piattaforma di Saas per la gestione della visibilità online, sugli aggiornamenti di Google, i comportamenti degli utenti e le azioni SEO, a differenza di quanto era stato previsto dagli esperti di settore, oggi non abbiamo una predominanza della connessione da mobile nei confronti di quella da desktop. Anzi, negli ultimi due anni l’accesso da smartphone ha fatto registrare un calo del 30%. Gli utenti sono meno connessi, con un numero di url cercate nel corso dell’anno che diminuisce del 7,4%, con ricerche su browser che diventano sempre più dirette, digitando sulla barra di ricerca nel 60% dei casi appena 1 o 2 parole chiave. Per quanto riguarda i SERP (tutti i risultati del motore di ricerca di Google che non è un risultato organico tradizionale), lo studio di Semrush registra un calo nel 2021 rispetto al 2020 sia su desktop (-74%), sia su dispositivi mobili (-26%). Inoltre, dall’analisi sui trend di navigazione online emerge che Google ha ignorato i tag title e riscritto il titolo nella SERP il 62,1% delle volte. Si tratta di una funzione introdotta da Big G lo scorso agosto, che sta preoccupando molti SEO Manager, ma che in realtà mira a rendere migliore la navigazione per gli utenti, indirizzandoli verso contenuti più interessanti e pertinenti, e, probabilmente, aumentare il loro tempo di connessione. Rimangono sostanzialmente stabili, anche se con una piccola flessione (-5,4%), le istallazioni di app di fitness. Con il primo lockdown che aveva chiuso tutte le palestre (che sono tornate a chiudere le porte più volte nei mesi successivi) questo genere di prodotto aveva conosciuto un momento davvero d’oro. Nonostante le riaperture, ancora oggi sono in molti ad utilizzarle e a scaricarne anche di nuove, continuando a preferire l’allenamento in casa. Secondo lo studio Semrush che indaga i trend di navigazione online, diminuisce lo shopping online. Dopo i dati da capogiro del 2020, con volumi di vendite mai sperati dagli stessi operatori del settore, nel 2021 si registra un calo del 14,75% per il traffico organico diretto ai siti e-commerce. Ciononostante, o forse proprio per questo, continuano a crescere del 62% gli investimenti pubblicitari di siti di shopping. Investimenti maggiori si registrano solo per il comparto Food & Drink, che cresce del 75%. Incremento più contenuto nel gaming, a +30%, mentre salute e fitness, social networking, finanza non fanno registrare variazioni significative. Per quanto riguarda i social media e la loro capacità di generare traffico verso siti web, la quota a livello mondiale risulta essere inferiore al 2% in tutti i principali territori geografici, ad eccezione del Giappone con il 3,2%, mentre i canali a pagamento non superano mai lo 0,3%. “Come sempre, le abitudini negli ambienti virtuali rispettano quelle della vita reale. Anzi, spesso tendono anche ad anticiparle. L’analisi dell’uso che gli utenti fanno del web ci svela quali dei trend registrati a seguito dello scoppio della pandemia fossero delle meteore e quali indicassero dei reali nuovi comportamenti di consumo”, spiega Chiara Clemente, Marketing Manager Italia di Semrush. “Ad esempio, le app per il fitness si rivelano la nuova frontiera del workout, sia che vengano scelte come unica forma di allenamento, sia da affiancare alla palestra. Lo shopping online, invece, che si pensava avrebbe offuscato completamente quello tradizionale, sebbene continui ad andare bene, sta retrocedendo. Anche i social, che per mesi sono stati l’unica finestra sul mondo, stanno perdendo la loro potenza di influenzare le decisioni degli utenti”. Fonte: BitMat.it

Prodotti informatici protagonisti dell’e-commerce: i dati di Trovaprezzi

Il report di Trovaprezzi, evidenzia diversi aspetti molto interessanti, elaborati sulla base dei comportamenti dei navigatori all’interno del relativo portale. Acquistare articoli tecnologici ed informatici online è oggi davvero molto semplice, basta collegarsi alla pagina dedicata di un e-commerce blasonato come ByTecno.it, scegliere quelli di interesse e assicurarseli con un semplice click. Questo tipo di prodotti informatici sono sempre stati tra i protagonisti nel mondo del commercio elettronico, e anche nei tempi più recenti hanno confermato di essere particolarmente gettonati dai consumatori che acquistano in rete: è proprio questo ciò che è emerso dai dati presentati dall’Osservatorio di Trovaprezzi.it. Il report di Trovaprezzi, evidenzia diversi aspetti molto interessanti, elaborati sulla base dei comportamenti dei navigatori all’interno del relativo portale. Oltre il 45% dell’interesse si concentra su 20 categorie merceologiche Anzitutto, va sottolineato come oltre il 45% dell’interesse manifestato dai navigatori si sia concentrato su appena 20 categorie merceologiche, tra le quali i prodotti “tech” sono massicciamente presenti. Nello specifico, al secondo posto di questa speciale classifica troviamo cellulari e smartphone, che con oltre 14 milioni di ricerche annue corrispondono al 5,4% delle ricerche totali, al quarto posto vi sono i televisori, corrispondenti al 3% dell’interesse totale, al quinto frigoriferi e congelatori, corrispondenti al 2,8%, all’ottavo condizionatori e deumidificatori, con il 2,3% e ancora, al nono, lavatrici ed asciugatrici con il 2,1%, al decimo stufe, camini e riscaldamento con il 2,1%, all’undicesimo i notebook con l’1,9%, al tredicesimo i forni con l’1,5%, al diciottesimo aspirapolvere e pulitrici con l’1,1% e al diciannovesimo elettroutensili con l’1,1%. La tecnologia, dunque, è protagonista assoluta tra i prodotti di maggiore interesse per chi acquista online, anche se al primo posto di questa classifica, un po’ a sorpresa, figura la categoria dedicata ad integratori e vitamine, con oltre 17 milioni di ricerche su base annua. I prodotti tecnologici più apprezzati delle relative categorie Trovaprezzi consente anche di conoscere quali sono stati i singoli prodotti più gettonati, indicando brand produttore e tipo di modello, sveliamo dunque quest’interessante curiosità per quel che riguarda gli articoli di tecnologia. L’iPhone 12 128gb di Apple è risultato essere il “re” della categoria “cellulari e smartphone”, con quasi 300.000 ricerche annue, Samsung T4000 32 pollici UE32T4000AKXZT si è collocato al primo posto della categoria “televisori” con circa 164.000 ricerche, mentre Apple MacBook Air 13 2020 M1 ha primeggiato tra i notebook, con poco più di 113.000 ricerche nell’arco del 2021. Ancora, Candy cfdb 2450 2e è stato il primo modello nella categoria “frigoriferi e congelatori”, Hisense 2AMW35U4RRA è stato il primo della categoria “condizionatori e deumidificatori”, Beko WU61032W IT è al primo posto della categoria “lavatrici e asciugatrici”, Dyson V11 Absolute Extra è stato il prodotto principale della categoria “aspirapolvere e pulitrici”. È possibile conoscere anche i prodotti che hanno primeggiato nelle categorie “stufe, camini e riscaldamento”, “forni” ed “elettroutensili”, i quali sono stati rispettivamente Immergas Victrix Tera 24, Candy FCS 100x e Makita Hp457dwe. L’identikit di chi acquista online Il report curato dall’Osservatorio di Trovaprezzi, infine, ha tracciato anche un “identikit” del consumatore-tipo che acquista online: è un uomo, di età compresa tra i 25 ed i 34 anni, e risiede in Lombardia, nel Lazio o in Campania. È più frequente che tali consumatori navighino tramite un dispositivo mobile, piuttosto che attraverso PC: come evidenziato nel report, infatti, le navigazioni di tipo Mobile risultano essere ben il 67% del totale. FONTE: BitMat.it

L’automazione in un mondo hybrid-cloud e app-centric

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Tom Anderson di Red Hat illustra il ruolo fondamentale dell’automazione in un mondo sempre più articolato e in continua evoluzione. Gli ultimi anni hanno dimostrato che le imprese vogliono che applicazioni, dati e risorse si trovino ovunque abbia più senso per il loro business e per i loro modelli operativi, il che significa poter eseguire l’automazione ovunque. Per poter operare su più piattaforme e ambienti, l’automazione ha bisogno di un meccanismo comune con un approccio automation as code, supportato da community, architetti o comitati per definire e realizzare la strategia. Secondo un recente IDC Market Forecast – Worldwide IT Automation and Configuration Management Software Forecast, 2021–2025 – “saranno necessari avanzati strumenti software di gestione dei sistemi per tenere il passo con la crescente complessità operativa, in particolare nelle organizzazioni che non possono inserire altro personale”. Gestire questa complessità non è un’impresa facile, e poiché le esigenze aziendali e quelle IT continuano a evolvere, non è più una questione di “se” rivolgersi all’automazione, ma a “quale” strumento. È qui che il potere della tecnologia open source eccelle; secondo lo stesso studio IDC, “l’innovazione guidata dall’open source ha contribuito ad alimentare la crescita di nuovi attori e tecnologie”. Con un approccio all’automazione coerente e basato sulla comunità, gli esperti in materia scrivono le integrazioni e le condividono con altri team, dando vita a comunità di pratica che possono adattarsi ai cambiamenti e alle implementazioni, permettendo alle imprese di arrivare al cloud a un ritmo accelerato. Questo è il modo in cui Red Hat, attraverso Red Hat Ansible Automation Platform, affronta l’automazione, offrendo un’innovazione su misura per le singole piattaforme combinata con un linguaggio standard e cross-framework. Con il continuo spostamento verso il consumo di servizi e risorse dal cloud pubblico, la chiave è avere una piattaforma che permetta di sfruttare le stesse competenze, linguaggio e tassonomia che i team hanno utilizzato efficacemente per guidare l’efficienza e il risparmio nelle implementazioni on-premise. Permettendo alle imprese di ottenere ciò che vogliono, dove vogliono, in cloud come Amazon Web Services e Microsoft Azure. Sostenere l’agilità sull’edge Sappiamo che le imprese e le loro esigenze non finiscono con l’automazione del cloud. Le risorse sull’edge sono ora altrettanto importanti, e probabilmente anche più difficili da gestire, che nel datacenter. L’edge computing è fondamentale per il business, cosa che rende l’automazione dell’edge un elemento necessario. Rendere tutti i processi e i componenti esistenti disponibili con uno strumento come Ansible Automation Platform permette di spostare la gestione dell’edge da attività complessa multi-persona a una in cui i componenti e i flussi di lavoro comuni vengono utilizzati con Ansible per la gestione e l’integrazione. L’automazione Ansible diventa il tessuto connettivo in un’organizzazione IT, collegando le applicazioni e la loro infrastruttura di riferimento, e mantenendo la tecnologia all’edge. Lo staff IT può fare affidamento sull’automazione per lanciare nuovi servizi edge al fine di soddisfare le esigenze dei clienti con velocità, scala e coerenza. Collegare tutto attraverso l’automazione Ci riferiamo spesso ad Ansible Automation Platform come il collante tra persone, processi e tecnologia. L’automazione permette una maggiore enfasi sul rafforzamento dell’intero sistema, piuttosto che la semplice somma delle sue parti. I benefici che può portare non sono sempre semplici da ottenere, ma la giusta struttura rende tutto meno impegnativo. Quando c’è successo ad alto livello, nuovi modi di lavorare diventano realtà, accompagnati da resilienza e adattabilità. Questa formula è esattamente ciò di cui le aziende hanno bisogno per affrontare nuove sfide di modernizzazione e trasformazione. Fonte: BitMat.it