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BeeProd® conquista la MECSPE Bari 2025

BeeProd® protagonista al MECSPE Bari 2025. Dal 27 al 29 novembre abbiamo vissuto tre giornate intense e ricche di incontri. Il nostro stand è stato animato da curiosità, entusiasmo e dialoghi costruttivi che hanno reso questa edizione memorabile. Vogliamo ringraziare tutti coloro che ci hanno visitato: clienti, partner e professionisti che hanno condiviso idee e prospettive. Grazie a voi abbiamo raccolto contatti qualificati e rafforzato relazioni importanti. Il successo al MECSPE Bari 2025 ci spinge a guardare avanti con ancora più energia, continuando a sviluppare soluzioni innovative per accompagnare le imprese verso l’Industria 5.0.

AI: cresce l’adozione nelle aziende italiane (+34%)

Nell’ultimo anno sempre più aziende italiane utilizzano l’AI sul posto di lavoro, passando dal 12% nel 2024 al 46% nel 2025 L’intelligenza artificiale (AI) si sta consolidando sempre più come leva strategica per la trasformazione digitale delle imprese italiane, con il 46% degli intervistati che dichiara di utilizzare strumenti di AI sul lavoro, un dato in netto aumento rispetto al 12% registrato lo scorso anno. È quanto emerge dalla seconda edizione studio “EY Italy AI Barometer” realizzato da EY, che ha coinvolto oltre 4900 intervistati provenienti da 9 Paesi europei, di cui 539 professionisti di imprese italiane in diversi settori. Oltre l’80% dei rispondenti valuta in maniera positiva la propria esperienza con l’AI e le imprese stanno supportando l’integrazione delle nuove tecnologie nel proprio business: la maggior parte dei rispondenti, infatti, dichiara di poter utilizzare applicazioni di intelligenza artificiale a lavoro, sia liberamente (40%) sia con restrizioni (27%). L’uso dell’AI in Italia è trainato principalmente da applicazioni che migliorano la produttività individuale, come la scrittura di testi (60%), gli assistenti vocali (47%) e i chatbot (40%). Tuttavia, la sicurezza e la protezione dei dati (53%), la user experience (40%) e i costi (32,5%) restano i principali fattori di attenzione per gli utenti. L’impatto dell’AI all’interno delle aziende Dallo studio emerge come l’adozione dell’AI segua un approccio top-down. Il 59% di coloro che hanno ruoli manageriali, inoltre, ha incrementato l’uso dell’AI rispetto al 39% del resto dei dipendenti. Questo dato conferma un trend già rilevato nel 2024, quando il 69% dei manager dichiarava un impatto diretto dell’AI sul proprio ruolo, contro il 49% dei non-manager. Il top management non solo guida l’adozione, ma dimostra anche una maggiore consapevolezza degli aspetti normativi ed etici: il 74% di questi dichiara di conoscere il framework etico adottato dalla propria organizzazione, contro il 47% dei dipendenti. Infine, la maggior parte dei dipendenti indica che la leadership della propria azienda incoraggia attivamente l’implementazione e l’integrazione delle tecnologie e iniziative legate all’intelligenza artificiale. Il tema della formazione si conferma importante, ma si evidenzia un disallineamento nella percezione degli sforzi formativi: mentre quasi la metà del top management ritiene che i dipendenti abbiano ricevuto un training adeguato, solo il 20% di questi ultimi condivide questa opinione. Questo gap evidenzia la necessità di rafforzare l’implementazione di programmi di formazione più efficaci e inclusivi. Inoltre, la maggior parte dei lavoratori ha già compreso che il successo futuro passerà dalle competenze in ambito AI: il 64%, infatti, sta investendo nella propria formazione sull’argomento, sia privatamente (26%) che professionalmente (22%), entrambi il 16%. In quest’area, l’Italia presenta la quota in percentuale più alta sul campione europeo, seguita da Spagna e Germania. L’esperienza diretta con l’AI si conferma un fattore chiave per una maggiore comprensione e accettazione della tecnologia: tra chi utilizza attivamente l’AI (77%), prevale un atteggiamento positivo e consapevole, mentre tra chi non la utilizza (23%) emergono incertezza e timori, spesso legati a una conoscenza superficiale. Infine, l’AI sta generando benefici tangibili in molteplici ambiti, contribuendo sia alla riduzione dei costi sia all’aumento dei ricavi. I settori che ne traggono il maggiore vantaggio includono l’energia e le risorse e lo sport, dove la totalità degli operatori segnala un impatto positivo. Anche il settore bancario, dei mercati dei capitali e dei servizi finanziari mostra un’adozione significativa, con l’88% che riconosce miglioramenti tangibili. L’industria manifatturiera avanzata (80%) e il settore scientifico (75%) seguono da vicino, confermando come l’AI stia diventando un motore strategico di trasformazione e competitività in contesti sempre più diversificati. Fonte: BitMat

Scuola: migliorano le difese cyber, ma esistono ancora delle lacune

Secondo il nuovo report Sophos, nel settore della scuola crollano i pagamenti dei riscatti ma aumentano stress e burnout del personale IT Sophos, specialista mondiale e innovatore nelle soluzioni di sicurezza avanzate per neutralizzare i cyberattacchi, ha pubblicato la quinta edizione del report annuale Sophos “The State of Ransomware in Education”, uno studio globale condotto su 441 responsabili IT e della cybersicurezza del settore scolastico che dimostra come il settore della scuola stia compiendo progressi misurabili nelle difese contro il ransomware con un minor numero di riscatti pagati, una netta flessione dei costi e tempi di recupero più rapidi. Questi risultati si accompagnano tuttavia a crescenti pressioni sui team IT, i quali segnalano una diffusa situazione di stress, burnout e discontinuità di carriera a seguito degli attacchi: quasi il 40% degli intervistati ammette infatti di avere a che fare con problemi di ansia. Negli ultimi cinque anni il ransomware è diventato una delle principali minacce nel settore della scuola arrivando a sferrare attacchi quotidiani. Gli istituti primari e secondari sono considerati dai cybercriminali come facili obiettivi, dal momento che mancano spesso di budget adeguati e di personale sufficiente pur conservando al proprio interno dati altamente sensibili. Le conseguenze sono pesanti: interruzione dell’attività educativa, esaurimento dei budget e crescenti preoccupazioni per la privacy di studenti e personale. Senza difese più solide, le scuole rischiano non solo di perdere risorse essenziali, ma anche la fiducia delle comunità che servono. Indicatori di successo nei confronti del ransomware Il nuovo studio realizzato da Sophos dimostra come il settore della scuola stia compiendo passi avanti nel reagire e gestire il ransomware costringendo i cybercriminali a rivedere il proprio approccio. I dati tendenziali raccolti da Sophos rivelano un aumento degli attacchi nei quali i malintenzionati cercano di estorcere denaro senza crittografare i dati. Versare il riscatto rimane purtroppo una soluzione per quasi metà delle vittime, anche se le cifre pagate stanno scendendo notevolmente e il 97% di coloro che si sono ritrovati con i propri dati crittografati è riuscito in qualche modo a recuperare le informazioni. Lo studio ha identificato diversi indicatori di successo del settore dell’educazione nei confronti del ransomware: Più attacchi bloccati: quando si tratta di bloccare gli attacchi prima che possano crittografare i file, sia gli istituti inferiori che quelli superiori hanno registrato la miglior percentuale di successo degli ultimi quattro anni (rispettivamente il 67% e il 38% degli attacchi). Occhio ai costi: lo scorso anno le richieste di riscatto sono scese del 73% (una riduzione media di 2,83 milioni di dollari) mentre il pagamento medio è passato da 6 milioni a 800.000 dollari nell’istruzione inferiore e da 4 milioni a 463.000 dollari in quella superiore. Flessione dei costi di ripristino: escludendo il costo dei riscatti versati, il costo medio di ritorno alla normalità operativa è sceso del 77% negli istituti superiori e del 39% in quelli inferiori. Nonostante questo successo, l’istruzione inferiore ha registrato i costi di ripristino più alti tra tutti i diversi settori esaminati. Scuola VS Ransomware: ci sono ancora lacune da colmare Sebbene la scuola abbia compiuto passi avanti nel limitare l’impatto del ransomware, permangono tuttavia importanti lacune. Nello studio Sophos, il 64% delle vittime ha lamentato la mancanza o l’inefficacia delle soluzioni; il 66% ha sottolineato una carenza di personale (in termini di competenze o di capacità) per poter bloccare gli attacchi; e il 67% ha evidenziato la presenza di lacune di sicurezza. Questi rischi sottolineano la necessità che le scuole si concentrino sulla prevenzione mentre i cybercriminali sono impegnati a sviluppare nuove tecniche compresi gli attacchi basati su AI. I risultati dello studio che evidenziano le lacune del settore della scuola ancora da colmare comprendono: Minacce basate sulla AI: il 22% degli attacchi sferrati contro gli istituti di grado inferiore ha avuto origine da attività di phishing. Di fronte a una AI che permette di creare messaggi email sempre più convincenti, falsificare la voce e persino generare deepfake, le scuole rischiano di diventare un ambiente di sperimentazione delle nuove tattiche emergenti. Dati di alto valore: gli istituti di grado superiore, custodi della ricerca nel campo della AI e dei dataset per i modelli LLM, restano un obiettivo ambito: qui le principali carenze sfruttate dai malintenzionati hanno riguardato le vulnerabilità (35%) e le lacune di sicurezza di cui i provider interessati non erano a conoscenza (45%). Costo umano: ogni istituto che ha subìto la cifratura crittografica dei propri dati ha riportato conseguenze sullo staff IT. A seguito degli attacchi, infatti, un dipendente su quattro decide di “staccare” prendendosi dei permessi, il 40% segnala un maggior stress e oltre un terzo vive sensi di colpa per non essere riuscito a prevenire l’attacco. Consolidare i risultati Sulla base del lavoro svolto nel proteggere migliaia di istituti scolastici, gli esperti Sophos raccomandano alcuni accorgimenti per conservare i risultati raggiunti e prepararsi alle nuove evoluzioni delle minacce contro il settore della scuola: Focus sulla prevenzione: il deciso successo registrato dal comparto dell’istruzione inferiore nel fermare gli attacchi ransomware prima della cifratura crittografica dei dati è uno schema da seguire per tutte le realtà del settore pubblico. Occorre abbinare le attività di rilevamento e risposta a una prevenzione capace di bloccare gli attacchi prima che possano compromettere l’organizzazione colpita. Ottenere finanziamenti: occorre esplorare nuove possibilità di ottenere budget destinati al rafforzamento delle protezioni complessive, come per esempio il programma E-Rate previsto dalla Federal Communications Commission statunitense per rafforzare reti e firewall, o le iniziative del National Cyber Security Centre britannico come il servizio gratuito di cyberdifesa per le scuole. Queste risorse aiutano gli istituti a prevenire e a superare gli attacchi. Unificare le strategie: gli istituti dovrebbero adottare approcci coordinati all’interno di tutti i loro ambienti IT in modo da chiudere i gap di visibilità e ridurre i rischi prima che i malintenzionati possano sfruttarli. Alleggerire la pressione sul personale: il ransomware fa pagare un caro prezzo ai team IT. Le scuole possono ridurre la pressione ed estendere le capacità dei loro tecnici collaborando con provider di fiducia specializzati in attività MDR (Managed Detection and Response) e altre competenze attive su base h24. Rafforzare le risposte: anche con una prevenzione più solida, le scuole

Threat Intelligence: giocare d’anticipo contro le minacce informatiche

Con un approccio proattivo basato sulla Threat Intelligence, le aziende possono anticipare le minacce e mitigare i rischi prima che diventino critici I team di cybersecurity si trovano oggi ad affrontare attacchi sempre più sofisticati, basati su intelligenza artificiale, automazione e Advanced Persistent Threat (APT), che rendono insufficienti le tradizionali misure di sicurezza reattive. Per contrastare efficacemente questi pericoli in continua evoluzione, le aziende devono adottare un approccio proattivo, basato sulla threat intelligence (TI). Anticipando le potenziali minacce, rilevando tempestivamente le attività dannose e mitigando i rischi prima che diventino critici, le aziende possono rafforzare le proprie difese e mantenere un buon livello di resilienza in un contesto in rapida evoluzione. Questo passaggio da strategie reattive a strategie proattive è fondamentale per restare al passo con i cybercriminali e proteggere le risorse critiche. Nella recente ricerca condotta da Kaspersky, sono stati intervistati professionisti IT provenienti da diversi settori e regioni per comprendere come le aziende sfruttino le informazioni sulle minacce al fine di rafforzare le proprie difese. Dai risultati emerge che, sebbene l’86% delle aziende si dichiari soddisfatto delle informazioni sulle minacce disponibili, esistono ancora ampi margini di miglioramento, in particolare per quanto riguarda l’integrazione, la rapidità e la pertinenza dei dati. Il ruolo centrale della threat intelligence La threat intelligence non si limita alla raccolta di dati, ma fornisce approfondimenti pratici sulle tattiche, tecniche e procedure (TTP) utilizzate dai cybercriminali. Analizzando il comportamento degli aggressori, i team di sicurezza possono individuare più rapidamente le minacce, ottimizzare le strategie difensive e migliorare la risposta agli incidenti, sia durante che dopo il loro verificarsi. La ricerca evidenzia che quasi la metà delle aziende (42%) si affida a fornitori specializzati in threat intelligence per ottenere informazioni accurate, mentre quasi un terzo (29%) partecipa allo scambio di dati sulle minacce con altre organizzazioni. Il 27% raccoglie dati da fonti pubblicamente accessibili, a conferma della diffusione e dell’importanza riconosciuta delle soluzioni di threat intelligence. L’importanza della TI nella cybersecurity non può essere sottovalutata, in quanto consente alle aziende di adattarsi costantemente all’evoluzione delle minacce, gestire proattivamente i rischi e, soprattutto, anticipare potenziali attacchi prima che si verifichino. Secondo il 31% degli intervistati, le informazioni devono essere aggiornate e tempestive per affrontare le minacce più recenti. Il 33% sottolinea la necessità che la threat intelligence si integri facilmente nei flussi di lavoro quotidiani della sicurezza, mentre un ulteriore 31% evidenzia l’importanza di una migliore analisi, inclusa la prioritizzazione e la rimozione dei dati duplicati, per renderla realmente utile in scenari concreti. Le principali aree di miglioramento Sebbene la maggior parte delle aziende possa già trarre vantaggio dalla threat intelligence, gli esperti segnalano diverse aree in cui ulteriori miglioramenti potrebbero fare la differenza. L’esigenza più urgente, indicata dal 20% degli intervistati, è una maggiore facilità d’integrazione con i processi esistenti, per consentire un utilizzo più fluido e naturale delle informazioni sulle minacce nelle attività quotidiane. Il 14% richiede un’analisi più chiara e accessibile, in modo che i dati possano essere facilmente interpretati e utilizzati dai team di sicurezza. Il 12% ritiene necessaria una comparazione più solida tra le minacce rilevate da sistemi diversi, utile per comprendere meglio il contesto e le relazioni tra i vari attacchi. Un altro aspetto critico è la velocità: il 10% delle aziende desidera ricevere l’intelligence in tempi più rapidi per poter rispondere efficacemente a minacce emergenti. Oltre a integrazione e fruibilità, anche qualità e accuratezza sono ritenute fondamentali. Il 30% degli intervistati indica come prioritaria la disponibilità di informazioni affidabili, pertinenti e precise, in grado di ridurre i falsi positivi e individuare le minacce reali. Inoltre, il 27% chiede una copertura più ampia per garantire che nessuna minaccia critica venga trascurata, evidenziando la necessità di disporre di un maggior numero di fonti di intelligence e di approfondimenti per mantenere una solida sicurezza. Affrontare il panorama odierno delle minacce richiede una threat intelligence affidabile e curata da esperti. Sebbene molte organizzazioni ne riconoscano il valore e siano soddisfatte delle capacità attuali, sono alla ricerca di miglioramenti significativi, soprattutto in termini di integrazione, velocità e rilevanza. Investire in queste aree chiave consente alle aziende di reagire con maggiore rapidità e precisione alle nuove minacce, riducendo il rischio complessivo e rafforzando la propria postura di sicurezza. Fonte: BitMat

Da assistenti a veri agenti: l’AI che lavora al posto tuo

Ecco alcuni esempi pratici di usare chatgp come un agente L’evoluzione dell’AI sta accelerando in modo impressionante. Se fino a pochi mesi fa parlavamo di modelli “agentici” come prospettiva futura, oggi questi sistemi autonomi stanno diventando strumenti di produttività quotidiana. Non si limitano più a rispondere: capiscono obiettivi complessi, pianificano strategie, eseguono task in sequenza. Dalla scrittura autonoma di report alla gestione di interi progetti, fino alla creazione di contenuti formativi completi. 📌 In altre parole: l’AI sta entrando nei tuoi strumenti quotidiani non come “plugin” esterno, ma come strato operativo invisibile. Vediamo insieme le novità più rilevanti per il mondo del business grazie all’ Ing.  Jonni Malacarne 👇   🚀 Novità AI da attivare subito   1. ChatGPT con connettori Gmail/Calendar  Attivi i connettori da Settings → Connectors e in pochi secondi ChatGPT può leggere, riepilogare e organizzare contenuti dalle tue email o dal tuo calendario. 👉 Non si tratta di “giocattoli”, ma di strumenti che puoi usare per risparmiare ore di lavoro ogni settimana. Casi d’uso concreti: Agenda personale: trova slot liberi di almeno 4 ore consecutive per attività di studio, sport o progetti. Gestione newsletter: riepiloga le email promozionali degli ultimi 7 giorni e suggerisci quali mantenere o disiscrivere. Pianificazione viaggi: estrai da Gmail tutte le conferme di prenotazione (voli, hotel, noleggi) e costruisci un itinerario ordinato. 👉 Esempio di Prompt che uso io – Assistente di pianificazione avanzato Agisci come un assistente di pianificazione avanzato. Analizza il mio Google Calendar e individua tutti gli slot liberi di almeno 4 ore consecutive nel periodo che ti indicherò. Criteri da rispettare: Considera solo i giorni lavorativi (lunedì–venerdì). Suddividi la giornata in due blocchi standard: Mattina: 08:00–13:00 Pomeriggio: 14:00–18:00 Uno slot è considerato disponibile se l’intervallo è completamente libero o comunque utilizzabile per ≥4h consecutive. Ignora eventi marcati come trasparenti (non bloccanti). Se lo slot non combacia esattamente con i blocchi standard, ma esiste un intervallo ≥4h consecutive, segnalalo (es. 13:00–17:00). Formato di output richiesto: Una tabella le seguenti colonne: Data Mattina 09–13 (✅/❌) Pomeriggio 14–18 (✅/❌) Note (eventuali dettagli su slot parziali) Una lista finale di giornate completamente libere.   2. NotebookLM – Video Overviews Google permette di trasformare documenti in video animati con voiceover AI. Come funziona: carichi un PDF, un Google Doc o una presentazione → ottieni un video sintetico pronto da condividere. Casi d’uso: onboarding dipendenti, formazione tecnica, briefing clienti. Macro-workflow – Trasforma documenti in video Prendi questo documento [allega PDF/Doc/Slides] e crea un video di 3 minuti con i concetti chiave spiegati con voiceover AI. Target: neoassunto che deve capire le basi in poco tempo. Stile: chiaro, sintetico, didattico. Output: link o file video pronto da condividere.   👉 Al momento il formato è ancora grezzo, ma a mio avviso già utilizzabile internamente per formazione e briefing.   3. Microsoft Copilot 365 – Riassunto automatico documenti Word ora genera riassunti intelligenti fino a 80.000 parole direttamente all’apertura del file. Utilità pratica: contratti legali, report aziendali, documentazione tecnica. Scenario tipico: un project manager apre un documento di 200 pagine e trova subito il “digest” con punti chiave e rischi principali. Attivazione: disponibile in Copilot for Microsoft 365 e Pro.   4. Gemini Advanced – Gems personalizzati Google ha lanciato Gems preconfigurati per funzioni aziendali (marketing, vendite, HR, customer sentiment) con la possibilità di collegare file da Drive. Macro-workflow – Hiring consultant Gem Carica 2 job description precedenti da Drive. Scrivi un nuovo annuncio per la posizione “Data Analyst”. Mantieni lo stesso tono e stile aziendale. Fornisci una versione breve per LinkedIn e una estesa per il sito. Aggiungi anche 3 domande di screening iniziale per i candidati.   🔐 Focus Privacy: La guida pratica per ChatGPT   Il riferimento normativo principale in Europa quando si parla di trattamento dei dati è il GDPR – General Data Protection Regulation. Questo regolamento tutela i dati personali delle persone fisiche, imponendo a chi li gestisce regole chiare su raccolta, utilizzo, conservazione e protezione. Quando parliamo di AI generativa, la domanda è inevitabile: fino a che punto posso condividere informazioni con ChatGPT senza rischiare di violare il GDPR? La risposta dipende da quale versione utilizzi e da quali dati tratti.   ✅ Dove puoi muoverti liberamente con ChatGPT Plus (o Free) Con l’abbonamento ChatGPT Plus o Free (versione consumer) non esiste un Data Processing Agreement (DPA) con OpenAI, quindi l’utilizzo è adatto solo a dati non personali o strettamente individuali. Puoi usarlo in sicurezza per: Dati aziendali pubblici: sede legale, partita IVA, indirizzo PEC – sono già informazioni accessibili a chiunque. Comunicazioni promozionali: newsletter, offerte commerciali, inviti a webinar inviati a liste pubbliche. Agenda personale: appuntamenti privati, pianificazione di viaggi, hobby, note personali. 👉 In questi scenari non stai trattando dati personali di terzi, quindi sei conforme al GDPR anche con un account consumer.   ❌ Dove devi fermarti con ChatGPT Free/Plus Il semaforo diventa rosso quando entrano in gioco dati personali di altre persone o informazioni sensibili. Dati identificativi di terzi: nome e cognome associati a email dirette (mario.rossi@azienda.it) o numeri di cellulare. Contatti da CRM o eventi: liste partecipanti, biglietti da visita raccolti alle fiere, mailing list di clienti. Documenti sensibili: contratti firmati, buste paga, dati sanitari, report interni con informazioni riservate. 👉 In questi casi, usare ChatGPT Free/Plus non è conforme al GDPR, perché mancano le garanzie di trattamento richieste dalla normativa.   ⚠️ Accorgimento pratico: se vuoi sfruttare l’AI per analizzare questi materiali, anonimizza i dati prima di passarli.  Ad esempio: sostituisci nomi e recapiti con placeholder (“Cliente A”, “Dipendente X”), elimina firme o numeri personali.  Così puoi lavorare sul contenuto (clausole, struttura, punti chiave) senza esporre dati sensibili. Fonte: BitMat

Sostenibilità IT? La risposta è nell’osservabilità

Ecco come l’osservabilità possa superare le barriere infrastrutturali e trasformare la sostenibilità digitale in una priorità operativa concreta Oggi la sostenibilità IT è una priorità per le aziende e, in questo, l’osservabilità emerge come uno strumento strategico per affrontare le inefficienze sistemiche e ridurre l’impatto ambientale. Nell’articolo che segue, Alois Reitbauer, Chief Strategist di Dynatrace, spiega come la visibilità operativa consenta alle organizzazioni di identificare sprechi, ottimizzare le risorse e trasformare la sostenibilità da obiettivo astratto a priorità misurabile e concreta. Buona lettura! L’intelligenza artificiale non è la preoccupazione principale per la sostenibilità dell’IT Mentre le organizzazioni perseguono la trasformazione digitale confrontandosi con normative sulla sostenibilità sempre più stringenti, l’IA è sotto esame per il suo elevato utilizzo di risorse e le relative emissioni di gas serra. La necessità di grandi quantità di potenza di calcolo per addestrare e successivamente eseguire modelli di grandi dimensioni non può essere ignorata, ma il dibattito più ampio sulla sostenibilità IT si concentra in modo sproporzionato sull’IA, nonostante altri fattori sistemici nell’IT rappresentino un maggiore impatto ambientale. La verità è che l’ecosistema IT nel suo complesso è ancora costellato di inefficienze. Server inattivi, brevi cicli di vita dell’hardware e una scarsa visibilità sugli sprechi infrastrutturali sono sfide persistenti che ostacolano le iniziative di sostenibilità. L’IA può essere sotto i riflettori come la tecnologia che attira più attenzione, ma anziché essere la principale responsabile, dovrebbe essere il catalizzatore che guida una più ampia rivalutazione dell’efficienza delle risorse IT. L’infrastruttura IT ostacola la sostenibilità L’intelligenza artificiale ha messo in luce inefficienze di lunga data e costi infrastrutturali nascosti, un aspetto che le organizzazioni dovrebbero valutare come un catalizzatore per agire, non come una crisi. A livello globale, la vera opportunità risiede nell’ottimizzazione di ciò che già gestiamo. Uno dei problemi più trascurati nell’efficienza energetica dei data center è la prevalenza di server inattivi o “zombie”, ovvero macchine che rimangono accese svolgendo poco o nessun lavoro utile. Secondo un rapporto del 2024 del Lawrence Berkeley National Laboratory, anche quando sono inattivi, i server convenzionali possono consumare tra il 27% e il 36% della loro potenza massima. Questi server possono sembrare funzionali, ma non forniscono alcun output di elaborazione significativo, rappresentando una fonte significativa e continua di spreco di energia. Identificare e dismettere questi server sottoutilizzati è ora una priorità fondamentale nella gestione sostenibile dei data center. Questo sottoutilizzo comporta un notevole spreco di risorse e contribuisce direttamente alle emissioni di gas serra. Tuttavia, rimane invisibile alla maggior parte delle organizzazioni a causa dei dati isolati e della scarsa consapevolezza operativa. In parole povere, questi server sottoutilizzati equivalgono approssimativamente a un server su due che non necessita di essere prodotto e installato. Significativi vantaggi ambientali e risparmi sui costi possono essere ottenuti riducendo il numero di server in produzione e utilizzando hardware più vecchio ed economico per mantenere i sistemi esistenti. Con la continua crescita dei data center e l’aumento dell’utilizzo, ignorare il problema è semplicemente insostenibile. Un’altra preoccupazione di lunga data è la quantità di emissioni di CO₂ causate dalla produzione e dal sottoutilizzo dell’hardware, piuttosto che dal consumo di energia. Studi dimostrano che le emissioni derivanti dalla produzione e dallo smaltimento dell’hardware IT possono rappresentare oltre la metà delle emissioni totali del ciclo di vita, rendendo l’uso prolungato e il riutilizzo un fattore critico negli sforzi di sostenibilità IT. Il ciclo di vita dell’hardware, dall’estrazione delle materie prime, allo smaltimento, è pieno di inefficienze come sistemi non ottimizzati, aggiornamenti non necessari e metodi di smaltimento impropri. Dare priorità all’uso prolungato, alla migrazione al cloud e a procedure di riciclaggio adeguate è necessario per un approccio più ecologico. La sostenibilità nell’IT non riguarda la perfezione, ma l’ottimizzazione e l’adattabilità. Sistemi in grado di auto adattarsi per ridurre gli sprechi e rispondere dinamicamente alle mutevoli esigenze sono fondamentali per affrontare le inefficienze strutturali che persistono nell’ecosistema tecnologico. Visibilità operativa Se le organizzazioni intendono seriamente dare priorità alla sostenibilità, devono andare oltre i miglioramenti ad hoc e adottare sistemi che forniscano informazioni e controllo in tempo reale. È qui che l’osservabilità diventa cruciale. L’osservabilità fornisce i dati e il contesto di cui le organizzazioni hanno bisogno per prendere decisioni operative informate e di impatto. Con una visione chiara delle prestazioni dell’infrastruttura, i team possono identificare le risorse sottoutilizzate, ridurre gli sprechi energetici e massimizzare l’utilizzo dell’hardware. Il tutto prolungando la durata di vita dei loro sistemi IT. Ad esempio, l’osservabilità può determinare dove l’energia viene consumata inutilmente, consentendo ai team di ridistribuire i carichi di lavoro in modo dinamico ed efficiente. Queste informazioni non solo supportano gli obiettivi di sostenibilità, ma generano anche risparmi sui costi e una migliore resilienza operativa. Facilitando la consapevolezza in tempo reale riguardo a prestazioni, utilizzo e inefficienze, l’osservabilità rende tangibili gli sforzi per la sostenibilità. Trasforma gli obiettivi ambientali in risultati misurabili su cui le organizzazioni possono agire. Un cambiamento a livello di settore I fattori sistemici che ostacolano gli sforzi per la sostenibilità sono un problema che riguarda l’intero settore. Ma una volta che ne hanno visibilità, le organizzazioni sono attrezzate per intraprendere azioni significative. Oppure scelgono consapevolmente di non farlo. E questa scelta comporta non solo costi ambientali, ma anche finanziari e di reputazione. L’impatto ambientale dell’IA è reale, ma il primo passo del settore deve essere un cambiamento di mentalità fondamentale: un cambiamento che dia priorità all’ottimizzazione, all’efficienza e alla capacità di rispondere dinamicamente all’evoluzione dei sistemi. La sostenibilità è in definitiva una sfida di ingegneria dei sistemi e l’osservabilità è lo strumento che consente alle organizzazioni di affrontarla a testa alta. Fornendo informazioni approfondite e fruibili su dove si verificano gli sprechi, l’osservabilità trasforma la sostenibilità da un obiettivo astratto a una priorità operativa concreta, in particolare quando l’entità dei potenziali risparmi sui costi diventa chiara all’azienda. Una volta che le inefficienze sono visibili, le organizzazioni possono agire o ignorarne consapevolmente le conseguenze. Non possiamo correggere ciò che non vediamo. Ma una volta che lo vediamo, ne siamo responsabili. Grazie all’osservabilità, l’IT sostenibile diventa più di un’ambizione: diventa una realtà operativa misurabile.

Ransomware: l’AI domina la scena del Q2 2025

Secondo l’analisi di Check Point Research nel secondo trimestre del 2025, il ransomware ha subito una profonda trasformazione: si riducono i riscatti, si potenziano i cartelli Check Point Research, nell’ultimo Ransomware Threat Intelligence Report, analizza come l’ecosistema del ransomware si stia rapidamente trasformando. Il cambiamento registrato nel corso del secondo trimestre del 2025 è causa di malware generato dall’intelligenza artificiale, di un crollo della fiducia nella decrittografia, dalla presenza di cartelli “affiliate-powered”, e una frammentazione del panorama delle minacce, complicandone il rilevamento. Il ransomware basato sull’intelligenza artificiale non è più solo teoria Nel corso del 2025, i gruppi di ransomware stanno rendendo operativa l’intelligenza artificiale. All’inizio di quest’anno, Check Point Research ha rilevato campagne che utilizzavano l’intelligenza artificiale generativa per contenuti di phishing, offuscamento del codice e impersonificazione delle vittime. L’intelligenza artificiale sta agendo come un moltiplicatore di forza per i criminali informatici, rimuovendo le barriere all’ingresso e riducendo la dipendenza da sviluppatori altamente qualificati. Le negoziazioni sono supportate dall’intelligenza artificiale e da servizi innovativi Il gruppo di ransomware noto come Global Group (chiamato anche El Dorado o Blacklock) promuove il “supporto alla negoziazione basato sull’intelligenza artificiale” come parte della sua offerta Ransomware-as-a-Service (RaaS). Questo probabilmente aiuta gli aggressori a perfezionare le loro tattiche di negoziazione per ottenere riscatti più elevati. Gli esperti ritengono che questi strumenti di intelligenza artificiale includano: Bot in grado di personalizzare le comunicazioni relative al riscatto in base alle risposte delle vittime Messaggi generati dall’intelligenza artificiale progettati per essere più persuasivi o minacciosi Una profilazione psicologica per esercitare una pressione strategica sui decisori Nel secondo trimestre, Qilin è emerso anche come attore dominante nell’implementazione di nuovi strumenti e servizi di estorsione progettati per intensificare la pressione sulle vittime e massimizzare i pagamenti. Questi includono l’offerta di assistenza legale per esaminare i dati rubati, valutare potenziali violazioni normative nella giurisdizione della vittima e preparare la documentazione da presentare alle autorità competenti, quali agenzie fiscali, forze dell’ordine. Queste tattiche avanzate alzano l’asticella per i difensori, che devono adottare capacità di rilevamento e risposta altrettanto intelligenti. Il ransomware diventa un brand Il business del ransomware si sta professionalizzando e decentralizzando. Il gruppo DragonForce ha aperto la strada a un cambiamento e si definisce un “modello di cartello del ransomware”. A differenza delle tradizionali operazioni di Ransomware-as-a-Service (RaaS), in cui gli affiliati seguono un manuale centrale, DragonForce consente agli affiliati di operare in modo semi-indipendente, essenzialmente gestendo le proprie campagne, scegliendo i propri obiettivi e personalizzando le tattiche di estorsione. Elementi chiave del modello di cartello: Strumenti white label: gli affiliati hanno accesso agli avanzati strumenti di creazione di ransomware, all’infrastruttura dei siti di divulgazione e ai meccanismi di crittografia di DragonForce. Licenze di marchio: gli attacchi portano il nome DragonForce, conferendo loro immediata notorietà e valore di paura, anche se gli operatori principali non sono direttamente coinvolti. Indipendenza operativa: questa configurazione distribuisce il rischio aumentando al contempo la portata, rendendo più difficili gli abbattimenti e più oscura l’attribuzione. Ciò che distingue DragonForce è anche la sua enfasi strategica sul marchio e sulla visibilità, in particolare attraverso la sua partnership di recente costituzione con Ramp, il più grande forum underground dedicato al ransomware. Il ransomware riflette ora pratiche tecnologiche legittime, adottando quello che sembra un approccio in stile franchising. Per la prima volta, secondo Coveware, il valore dei riscatti del ransomware è diminuito del 25-27%. Alla base del calo si trovano alcuni fattori: Maggiore resilienza: sempre più organizzazioni stanno investendo in backup, segmentazione e risposta agli incidenti, il che dà loro la sicurezza necessaria per rifiutare le richieste di riscatto Sfiducia nei confronti degli aggressori: le vittime dubitano sempre più che il pagamento porterà a chiavi di decrittazione funzionanti o alla cancellazione dei dati Pressione politica: governi come quelli degli Stati Uniti e dell’Australia stanno proponendo o applicando divieti di pagamento dei riscatti, ridefinendo il calcolo del rischio Tuttavia, il ransomware non scomparirà presto. Al contrario, gli attaccanti modificano costantemente i loro metodi: Vari tipi di tripla estorsione: le minacce ora vanno oltre la crittografia e includono il furto di dati e attacchi diretti a clienti, dipendenti o partner Aste di dati: i dati rubati vengono venduti su siti di leak o aste sul dark web, monetizzando le violazioni anche senza il pagamento da parte delle vittime Attacchi alla reputazione: alcuni gruppi lanciano attacchi DDoS o contattano i media e le autorità di regolamentazione per esercitare pressioni pubbliche sulle vittime affinché paghino Il gioco sta passando dalla crittografia a scopo di riscatto all’estorsione con ogni mezzo necessario. Frammentazione dopo il crollo: la nuova normalità del ransomware Il dominio del ransomware non è più concentrato in pochi nomi. Stiamo assistendo a una frammentazione dell’ecosistema, e questa è una sfida importante per i difensori. Solo nel secondo trimestre del 2025: LockBit, un tempo il gruppo RaaS più prolifico, ha subito ulteriori battute d’arresto operative e ha perso affiliati RansomHub, un altro gruppo di alto livello, avrebbe chiuso i battenti. Cactus e altri gruppi di medio livello sono scomparsi o si sono frammentati in rami più piccoli Ma invece di un calo dell’attività dei ransomware, stiamo assistendo a un aumento di attori nuovi o rinominati, molti dei quali riutilizzano codici e strumenti trapelati, che li implementano con maggiore discrezione, e quindi: L’attribuzione è più difficile: con i confini sfumati tra i gruppi e il malware riciclato, i difensori non possono fare affidamento sui tradizionali IOC o TTP. Il rilevamento è ritardato: i gruppi più piccoli volano sotto il radar, spesso emergendo solo dopo aver compiuto con successo le violazioni. La risposta è più lenta: le forze dell’ordine e i team IR aziendali devono ora fare i conti con decine di minacce a basso segnale piuttosto che con pochi grandi attori. In altre parole, l’ecosistema del ransomware non si sta riducendo, ma si sta frammentando. Per stare al passo con il ransomware nel 2025 non bastano le patch e la difesa perimetrale. Check Point consiglia di: Adottare un’architettura di sicurezza connessa che integri la protezione degli endpoint, della rete e delle identità, in particolare negli ambienti ibridi e multi-cloud. Implementare soluzioni anti-phishing su larga scala, tra

Le minacce AI assillano le aziende europee

La nuova ricerca di Palo Alto Networks mette in luce le principali sfide cyber per le aziende europee nel 2025. Le minacce AI preoccupano il 66% degli intervistati L’Intelligenza Artificiale (AI) è ormai molto diffusa all’interno delle aziende, ma non solo. Gli attacchi informatici in circolazione diventano sempre più efferati e precisi proprio perché gli strumenti di AI vengono sfruttati anche dai cybercriminali. Palo Alto Networks, specialista globale nella cybersecurity, ha pubblicato una nuova ricerca che mostra come due terzi (66%) delle aziende europee considerino le minacce basate su AI come il più grande rischio cyber nel 2025. Per quanto riguarda la difesa da queste minacce, oltre la metà degli intervistati (55%) ha indicato complessità tecnologica e mancanza di interoperabilità come le sfide più significative per la definizione di una postura di sicurezza avanzata, evidenziando ancora una volta l’urgente necessità di semplificare i sistemi di sicurezza in modo da poter affrontare attacchi in costante evoluzione. A livello di settore, i servizi finanziari (compresi quelli assicurativi) e quelli professionali (compresi quelli scientifici e tecnici) si sono distinti come quelli messi maggiormente a rischio dall’attuale panorama delle minacce. In entrambi i settori, più della metà (58%) degli intervistati ha segnalato la complessità tecnologica e la scarsa interoperabilità come una delle principali sfide da affrontare. Anche le minacce basate su AI rappresentano una fonte di preoccupazione, citate come problematiche dal 79% degli intervistati del settore finanziario e dal 73% di quelli professionali. Minacce AI e non solo. Cosa preoccupa le aziende europee? Condotta da Vitreous World per Palo Alto Networks, l’indagine raccoglie i contributi di dirigenti e professionisti senior della sicurezza in Europa, analizzando il loro atteggiamento rispetto alla frammentazione tecnologica in aree come interoperabilità e consolidamento degli strumenti, nonché all’AI e alle sfide derivanti dall’implementazione di posture di sicurezza avanzate. Tra i principali settori presi in esame vi sono IT e comunicazioni, servizi professionali, scientifici e tecnici, manufatturiero, servizi finanziari e assicurativi, nonché commercio all’ingrosso, al dettaglio e riparazione di autoveicoli. Dopo complessità tecnologica e mancanza di interoperabilità, il secondo principale ostacolo allo sviluppo di un solido framework di sicurezza è la gestione di un numero eccessivo di fornitori e strumenti di protezione, citato da oltre un terzo (35%) degli intervistati. Ulteriori risultati significativi della ricerca: Nonostante la consapevolezza della crescente importanza delle minacce AI, permane una diffusa fiducia nelle difese attuali, con il 94% degli intervistati che dichiara di fidarsi della sicurezza delle applicazioni AI utilizzate nelle proprie attività. Tra i settori analizzati, quello manifatturiero è quello che ha indicato la maggiore fiducia (98%). In risposta alle minacce AI, le aziende europee la stanno incorporando sempre più nelle loro strategie di sicurezza, con oltre 8 intervistati su 10 (83%) fiduciosi di utilizzare la tecnologia al massimo del suo potenziale. Il settore del commercio all’ingrosso, al dettaglio e riparazione di autoveicoli si è rivelato quello più fiducioso (88%) in questa categoria. La frammentazione tecnologica continua a essere un ostacolo alla realizzazione di posture di cybersecurity efficaci in Europa: il 50% di tutti gli intervistati concorda sul fatto che soluzioni frammentate limitino rispettivamente la loro capacità di affrontare le minacce e trasformare la loro sicurezza. In questo caso, il settore più pesantemente colpito (61%) è quello dei servizi professionali. Le conseguenze della frammentazione tecnologica sono diventate ancora più estese da un punto di vista operativo, con conseguenti inefficienze dei costi per le organizzazioni europee, tra cui l’aumento delle spese di formazione (45%) e di approvvigionamento (44%). Gli intervistati nel settore dei servizi professionali hanno segnalato più frequentemente (55%) l’incremento dei costi di formazione. La frammentazione ha anche un impatto personale sulle risorse umane, soprattutto attraverso l’aumento dei carichi di lavoro per gli operatori della sicurezza (47%) e dei livelli di turnover del personale (39%). I servizi finanziari stanno vivendo il maggiore impatto dell’incremento dei carichi di lavoro (57%), mentre quello professionali registrano i più alti livelli di turnover del personale (45%). Alla luce delle significative inefficienze dei costi e della scarsa interoperabilità derivanti dalla frammentazione, la semplificazione e l’integrazione degli stack tecnologici sono una priorità per il 90% delle organizzazioni europee per quest’anno, con i settori del commercio e dei servizi finanziari che dimostrano la maggiore urgenza (97%). Sebbene il 90% delle organizzazioni europee si dichiari aperto a un approccio alla sicurezza basato su piattaforma, solo il 40% ha consolidato – completamente o in maggior parte – le proprie soluzioni di cybersecurity su piattaforme di sicurezza. Nonostante tutti gli intervistati del commercio all’ingrosso, al dettaglio e della riparazione di autoveicoli (100%) abbiano segnalato un’apertura alla platformization, solo il 42% ha completamente o per lo più consolidato le proprie soluzioni. Ciò rivela una grande discrepanza tra le intenzioni e le azioni verso la protezione cyber. Il percorso da seguire è chiaro: le aziende devono unificare le proprie difese e sfruttare l’AI all’interno delle proprie posture di sicurezza per proteggersi dalle minacce AI. Dichiarazioni “È evidente che l’emergere di minacce basate su AI abbia condotto a un significativo aumento delle preoccupazioni per le organizzazioni europee; tuttavia, in molte stanno lottando per definire strategie di sicurezza efficaci ed efficienti per combattere questo rischio crescente”, afferma Thierry Karsenti, Vice-President EMEA & LATAM Systems Engineering di Palo Alto Networks. “Alla luce di ciò, stiamo assistendo a una forte transizione verso la platformization, che sta consentendo alle aziende non solo di rimuovere la complessità non necessaria, ma anche stabilire difese più forti rispetto a minacce in rapida evoluzione”. Fonte: BitMat

Facebook: scoperta nuova campagna malware per furto credenziali

Lo StealC v2 scovato da Kaspersky si diffonde attraverso messaggi inviati su Facebook. Scopri i dettagli nell’articolo Nonostante la crescente sensibilizzazione, i social media continuano a essere terreno fertile per minacce informatiche mirate al furto di credenziali. L’ultimo caso, risalente alla fine di agosto 2025, è stato individuato dal Global Research and Analysis Team (GReAT) di Kaspersky: una nuova campagna malevola che sfrutta uno stealer, un tipo di malware progettato per sottrarre password e altre credenziali dagli account. Lo StealC v2, una variante aggiornata del malware infostealer, si diffonde attraverso messaggi inviati su Facebook. Finora sono stati registrati oltre 400 attacchi, con utenti colpiti in diversi Paesi, tra cui Turchia, India e Indonesia. Tutto parte da un messaggio su Facebook Come parte di questo attacco, gli utenti ricevono messaggi su Facebook che probabilmente contengono un link camuffato da notifica relativa al blocco del proprio account. Esempio di messaggio phishing camuffato da notifica di blocco dell’account Selezionando il link si apre una finta pagina di supporto di Facebook che informa l’utente che il suo account è stato bloccato a causa di attività sospette. Per “ripristinare l’accesso”, viene richiesto di cliccare sul pulsante “Appeal”, che avvia il download di uno script dannoso progettato per installare StealC v2, un pericoloso malware distribuito secondo il modello Malware-as-a-Service, sul dispositivo della vittima. Il malware è in grado di rubare password, cookie, screenshot e dati dei portafogli di criptovalute. Un messaggio di phishing contenente un link che, se cliccato, scarica l’info-stealer. StealC v2, individuato per la prima volta nel 2025, rappresenta un’evoluzione significativa rispetto alla versione originale, potenziandone le capacità e aumentando i rischi sia per gli utenti privati che per le aziende. La prima versione di StealC, comparsa nel 2023 all’interno di un forum del dark web, è rapidamente diventata uno strumento molto diffuso tra i cybercriminali, grazie alla sua facilità d’uso, alle sue funzionalità avanzate e alla facile reperibilità. I consigli di Kaspersky Per proteggersi dagli attacchi di phishing come quelle in circolazione su Facebook, Kaspersky consiglia ad aziende e utenti privati di: Fare attenzione a e-mail e siti web che sembrano autentici.I cybercriminali possono replicare in modo convincente grafiche e loghi ufficiali, ma spesso gli hyperlink contengono errori di battitura o reindirizzano a pagine sospette. Diffidare dai messaggi che creano urgenza o minacciano conseguenze. Le campagne di phishing spesso cercano di spaventare le vittime per spingerle ad agire in fretta, ad esempio chiedendo un cambio immediato della password o l’invio di dati personali. Verificare sempre la provenienza di messaggi, telefonate o link non richiesti, anche se sembrano legittimi. Non condividere mai codici di autenticazione a due fattori (2FA). Utilizzare soluzioni di sicurezza affidabili capaci di bloccare efficacemente i tentativi di phishing. Dichiarazioni “I cybercriminali fanno spesso leva sulla paura degli utenti di perdere i propri account e sulla pressione generata dal senso di urgenza. Questo tipo di paure può spingere le persone ad agire con poca cautela, aumentando il rischio di infezioni da malware come StealC v2. È fondamentale prestare attenzione e verificare sempre l’autenticità dei messaggi prima di cliccare su qualsiasi link”, ha commentato Marc Rivero, Lead Security Researcher del Global Research and Analysis Team di Kaspersky. Fonte: BitMat

Business Transformation e security: governance nelle organizzazioni decentralizzate

Nel mondo digitale odierno, la Business Transformation è parte integrante dello sviluppo aziendale. Tuttavia, seppur considerata una necessità per la crescita e la competitività, questa trasformazione cela un rovescio della medaglia: trasforma radicalmente il contesto della cyber sicurezza creando sfide complesse La responsabilità dell’acquisizione e dell’implementazione di tecnologie – in particolare di applicazioni aziendali specializzate come sistemi HR (per la gestione dei dati dei dipendenti), strumenti per la contabilità (come le soluzioni di firma elettronica dei documenti), piattaforme per la gestione della logistica o strumenti per il reparto di ricerca e sviluppo – si sposta gradualmente dalle funzioni IT centralizzate ai singoli dipendenti o alle unità aziendali: un numero crescente di addetti è autorizzato sempre più spesso ad adattare, sviluppare o acquisire tecnologie e applicazioni specifiche per il proprio dipartimento in autonomia. Ciò comporta che il volume e la complessità delle decisioni in materia di rischio cyber prese nei singoli reparti superino ormai quelle dei gruppi IT e di cybersicurezza centrali. Questa decentralizzazione delle competenze si somma alla progressiva dissoluzione dei confini del perimetro aziendale, dovuto all’introduzione di metodologie di lavoro agili, al crescente utilizzo di servizi cloud, alla digitalizzazione della supply chain e alla crescente interconnessione di dispositivi IoT, tutte componenti capitali di Business Transformation.   Business Trasformation e escalation dei rischi informatici Questi profondi cambiamenti nel mondo aziendale richiedono un adattamento sostanziale della gestione della cybersicurezza, poiché, in questo scenario, l’approccio convenzionale alla sicurezza basato su linee di difesa statiche e perimetrali, è palesemente insufficiente per proteggere in modo completo gli asset digitali. I CISO si trovano quindi ad affrontare un’escalation esponenziale di rischi informatici: per i responsabili della sicurezza informatica sta diventando sempre più impossibile identificare ed esaminare ogni singolo rischio aziendale o dipartimentale. Anche solo questa perdita di controllo e visibilità è foriera di rischi non tollerabili. Per contrastare questo sviluppo inauspicabile occorrono contromisure strategiche. Il ritorno a una centralizzazione della governance del rischio offre un approccio molto più informato e scalabile, basato su un insieme di linee guida centralizzato ma flessibile, che supporti in modo ottimale il processo decisionale locale. A tale fine, dovrebbero essere istituiti comitati dedicati o team completi di governance, rischio e compliance il cui compito è definire policy e processi che consentano ai rispettivi risk owner nei dipartimenti specializzati di prendere decisioni fondate su criteri comuni.   I fattori di cui tener conto nel fenomeno della Business Trasformation In questo contesto di trasformazione aziendale, è possibile identificare diversi fattori chiave per rafforzare la postura di sicurezza dell’organizzazione, che tengono conto di nuovi aspetti di governance. Questi fattori guidano i leader della cybersecurity nel difficile compito di elaborare un volume crescente di progetti e garantire sia tempi di consegna più rapidi sia una maggiore flessibilità e personalizzazione, superando al contempo i vincoli imposti da risorse limitate. Un primo fattore chiave è una valutazione olistica del rischio, con responsabilità decentralizzata. Le aziende dovrebbero aggiornare continuamente i propri profili di rischio e verificare tutti i nuovi processi aziendali e le tecnologie per individuare potenziali vulnerabilità. In questo processo, la responsabilità per la valutazione e la decisione sui rischi dovrebbe essere maggiormente delegata ai team locali che impiegano o sviluppano attivamente tecnologie o applicazioni specifiche, supportati da direttive centrali. L’efficienza si ottiene anche tramite l’automazione e l’orchestrazione. Gli strumenti di automazione possono essere utilizzati per razionalizzare i processi di sicurezza e per una più rapida rilevazione delle minacce. Ciò allevia il carico sulle risorse limitate del team di sicurezza centrale e consente una reazione più rapida ai rischi che emergono ai margini dell’azienda. Insieme a una rigorosa gestione degli accessi e alla segmentazione della rete secondo il principio Zero-Trust, un tale approccio consente ai team decentralizzati di implementare soluzioni innovative senza compromettere la sicurezza complessiva. La formazione e sensibilizzazione del personale svolgono un ruolo significativo come abilitatori essenziali del processo decisionale decentralizzato. La formazione continua è necessaria per accrescere la consapevolezza delle cyberminacce e trasformare i dipendenti in una forte prima linea di difesa, un aspetto particolarmente rilevante se l’intento è consentire ai dipendenti coinvolti in acquisizioni tecnologiche decentralizzate di prendere decisioni informate. Ciononostante, un monitoraggio e una risposta continui con una supervisione centralizzata sono essenziali per rispondere in modo efficace e rapido agli incidenti di sicurezza. La governance centrale deve poter attingere a una visione aggregata del panorama delle minacce, anche qualora i team locali intraprendano prime azioni di risposta. Infine, la definizione delle priorità e l’integrazione della governance sono cruciali. In un contesto di risorse limitate, i responsabili della cybersicurezza devono sviluppare strategie di prioritizzazione efficaci per garantire l’attuazione dei progetti entro un anno. Tattiche intelligenti per l’integrazione della governance nella pianificazione dei progetti sono essenziali per assicurare che l’introduzione decentralizzata di nuove tecnologie non generi un’esposizione incontrollabile ai rischi, ma sia piuttosto guidata da una governance flessibile, ma comunque rigorosa. In sintesi, la Business Transformation è un processo continuo che racchiude sia opportunità che rischi. Per un futuro digitale di successo, le aziende devono concepire la cybersicurezza non come un compito IT isolato, bensì come parte integrante della propria strategia aziendale, supportata da una governance centralizzata e intelligente, accompagnata da un’esecuzione decentralizzata. Solo così potranno affrontare le sfide della nuova era digitale e far evolvere in sicurezza la propria capacità di innovazione. Fonte: BitMat