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Siti eCommerce troppo lenti e utenti sempre più impazienti

Dal nuovo report di Contentsquare emerge un cambiamento nelle modalità di fruizione dei siti eCommerce. Scopriamo in che modo. Gli utenti dispongono di dispositivi sempre più avanzati e di connessioni ultraveloci e quando i siti eCommerce impiegano più del dovuto a caricare le pagine, provano un senso di frustrazione che li porta ad accorciare sensibilmente il tempo medio passato su quel determinato sito. Questa tendenza è confermata dai dati emersi dalla nuova ricerca Retail Benchmark Report 2023 di Contentsquare, società di analisi dell’esperienza digitale: gli utenti sono sempre più impazienti e “sfogliano” i contenuti ad un ritmo sempre più veloce. Nella sua analisi, Contentsquare ha analizzato oltre 20 miliardi di sessioni web e 100 miliardi di pagine su 1493 siti web di eCommerce in settori diversificati per evidenziare gli sviluppi e le tendenze del settore. Sessioni sempre più brevi Il Retail Benchmark Report 2023 mostra una tendenza alla riduzione delle sessioni, con un calo del 2,3% e una media di 5 pagine visitate per sessione. Anche la durata della sessione, quindi il tempo trascorso sui siti eCommerce per ogni singola sessione, è diminuita per gli utenti desktop, passando da 5,9 minuti a 5,7 minuti, e per gli utenti mobile, passando da 2,9 minuti a 2,6 minuti. Utenti infastiditi dai tempi lunghi di caricamento delle pagine dei siti eCommerce Il 37% di tutte le visite ai siti web retail può essere classificato come un’esperienza frustrante. Infatti, le pagine che richiedono più di tre secondi per caricarsi rappresentano la principale causa di frustrazione per gli utenti in una sessione su cinque (18,6%). Secondo il rapporto, con una velocità di caricamento delle pagine inferiore ad un secondo, le aziende potrebbero ridurre la frequenza di rimbalzo di quasi 4 punti percentuali, passando dal 47,7% al 43,8%. Gli utenti scorrono solo fino a metà delle pagine Il tasso di scorrimento, che mostra quanto contenuto di una pagina viene visualizzato dal visitatore, è ancora in calo: è sceso del 2,7% nel settore retail, passando dal 51,6% del 2021 al 50,2% del 2022. Stando al rapporto, questo significa che i visitatori di solito scorrono quasi esattamente fino a metà pagina, un dato che tende a decrescere e che è ancora inferiore se si considera la navigazione da mobile: qui viene visualizzato solo il 46% delle pagine. “La tendenza a scorrere molto velocemente i siti web eCommerce, non è una cosa nuova ma è un segnale indicativo in continuo aumento“, commenta Marco Ferraris, Country Manager Italy di Contentsquare. “La qualità dell’esperienza che l’utente vive mentre visita un sito rappresenta sempre di più un fattore di differenziazione e un elemento critico per raggiungere il successo. I brand, al fine di conservare e convertire il traffico faticosamente conquistato, dovrebbero investire nell’ottimizzazione dei fattori che contribuiscono a far risparmiare tempo, migliorare l’efficienza e aumentare il coinvolgimento del consumatore”. Le visite sui siti eCommerce da mobile fanno la parte del leone Secondo il rapporto, più di una visita su tre (32,1%) proviene da fonti di traffico a pagamento come Tik Tok, Instagram o YouTube. I dispositivi mobili non sono solo al primo posto in termini di numero di visitatori – tre visite su quattro ai siti eCommerce (73,5%) sono state effettuate da dispositivi mobili – ma vincono anche in termini di fatturato: il 53,8% di tutte le vendite è stato effettuato tramite essi. “La tendenza ad accorciare le sessioni e a diminuire le percentuali di scorrimento confermano l’importanza, per i brand, di posizionare contenuti di alta qualità e call-to-action forti in una posizione di rilievo sul proprio sito“, spiega Marco Ferraris. “Questo deve includere anche un’analisi precisa di quali pagine sono particolarmente rilevanti per gli utenti: i consumatori che  si connettono da un device mobile, ad esempio, hanno trascorso una percentuale molto maggiore delle loro visite (che sono in media più brevi) sulle pagine di categoria  mentre gli acquirenti da desktop hanno trascorso più tempo sulle pagine prodotto: in tutti i canali, le pagine di categoria (32,7%) e di ricerca (30,3%) hanno registrato il tasso più elevato di attività dei visitatori”.   Fonte:bitmat

Mercato pubblicitario italiano: Internet il leader assoluto

L’internet advertising è cresciuto del 7% nel 2023 e raccoglie quasi la metà degli investimenti complessivi nel mercato pubblicitario italiano. In questo articolo verrà presentato l’andamento del mercato pubblicitario italiano tra il 2022 e il 2023 e scopriremo quali sono i trend trainanti del settore. A fine 2022 il mercato pubblicitario italiano, comprensivo della raccolta su Tv, Stampa, Internet Media, Radio e Out of Home, ha raggiunto complessivamente il valore di 9,4 miliardi di euro, in leggera crescita (+1%) rispetto al 2021. All’interno di questo panorama, Internet conferma sempre più la propria leadership di mercato con una quota del 48% e una crescita del +4% rispetto al 2021; segue la Tv (37% e -5%); completano il quadro Stampa (7% e -6%), Radio (4% e +2%) e Out of Home in forte crescita (4% e +40%). Queste alcune delle evidenze emerse dalle indagini dell’Osservatorio Internet Media della School of Management del Politecnico di Milano in occasione del convegno “L’advertising oltre i confini digitali: l’era della convergenza mediatica”. “È interessante sottolineare soprattutto come oggi, però, non si possa più parlare solo di Internet Media: sono oramai superati i confini e le accezioni più tradizionali e comuni di web e app, di desktop e mobile, strumenti da sempre ben definiti nell’immaginario collettivo, andando a convergere verso un unico approccio che assegna equa rilevanza ai diversi canali”, dichiara Giuliano Noci, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Internet Media. “Internet sta mutando in ‘digital’ e sta impattando anche gli altri mezzi pubblicitari. La Tv e l’Out of Home, con metodi, tecnologie e diffusioni diverse, stanno compiendo una vera e propria fusione e integrazione con il modello online, cercando di sfruttare le caratteristiche tipiche del digitale”. L’Internet advertising: le dinamiche del mercato pubblicitario italiano e le prospettive per il 2023 Il valore dell’Internet advertising a fine 2022 ha raggiunto i 4,5 miliardi di euro, in crescita del +4% rispetto al 2021. Nel 2023, sotto l’influenza del buon andamento degli investimenti nei primi mesi dell’anno, il mercato pubblicitario italiano assisterà ad una buona crescita dell’Internet advertising, che potrebbe assestarsi attorno al +7% (per un totale di oltre 4,8 miliardi). Il trend del mercato pubblicitario italiano è però condizionato solo dalle performance di pochi attori: aumenta infatti nel 2022 la concentrazione dell’Internet advertising nelle mani dei grandi player internazionali, che raccolgono l’81% (in crescita di 2 punti percentuali rispetto al 2021) degli investimenti pubblicitari. La situazione economica ha portato i brand a massimizzare i budget pubblicitari, investendo in quei formati che permettono di aumentare i touchpoint con i clienti e le modalità di ingaggio. Non a caso, a trainare la crescita del mercato pubblicitario italiano è il formato Video (+8%), che raggiunge quasi 1,6 miliardi di euro e aumenta la sua incidenza sul totale Internet (35%). Tra i formati che lavorano nella creazione di nuovi touchpoint figura anche l’Audio advertising (+37%), un comparto che, nonostante le dimensioni ancora ridotte in termini di raccolta complessiva (27 milioni di euro), sta attirando un interesse sempre più crescente degli investitori grazie alle sue caratteristiche intrinseche, a partire dalla fruizione lontana da uno schermo, che lo differenziano dagli altri formati pubblicitari online. Il Digital Out of Home: dinamiche di mercato, evoluzione, misurazione e trend futuri Nel 2022 gli investimenti pubblicitari Digital Out of Home valgono 108 milioni di euro, in forte crescita (+72%) rispetto al 2021. In seguito all’importante crollo subito a causa dell’emergenza sanitaria e delle relative restrizioni agli spostamenti, il mezzo torna a crescere superando per la prima volta il valore di raccolta pre-pandemico. La componente digitale pesa per il 27% del totale Out of Home, in aumento di 5 punti percentuali. È questa componente a trainare la crescita del mercato pubblicitario italiano grazie ad una diffusione sempre più elevata di impianti digitali – soprattutto nel Nord Italia – e una raccolta che torna a crescere con tassi importanti anche nei formati Transit (che comprendono la raccolta degli schermi posizionati negli aeroporti, stazioni, metropolitane, o sui mezzi di trasporto come autobus, tram, treni e taxi), i più penalizzati durante la pandemia. Trend positivo che proseguirà anche nel 2023 e porterà il Digital Out of Home a raggiungere i 134 milioni di euro (+25%). Una delle sfide più rilevanti del mercato pubblicitario italiano riguarda la misurazione ex-post dell’efficacia delle campagne, che si traduce in due punti principali: le forti preoccupazioni da parte degli advertiser in merito alla privacy e al tracciamento degli utenti e il calcolo della reach totale – l’elemento di attenzione principale per gli investitori – che passerebbe attraverso lo sviluppo di metriche condivise tra gli attori dell’offerta. La Tv 2.0: dinamiche di mercato, gestione delle campagne, misurazione delle iniziative e Video Strategy Nel 2022 gli investimenti pubblicitari destinati alle Tv connesse valgono 361 milioni di euro (+55% sul 2021). Questo trend del mercato pubblicitario italiano è frutto di diverse dinamiche: un’importante raccolta legata agli eventi sportivi trasmessi su piattaforme OTT e fruiti largamente sul grande schermo; un costante e repentino aumento della fruizione di applicazioni web sempre più utilizzate su questi device; infine, una crescita della componente Addressable legata al palinsesto lineare e ai servizi interattivi di HbbTv dei broadcaster. Nel 2022 è ancora contenuta la raccolta dei nuovi player AVOD (Advertising Video on Demand, cioè servizi di streaming basati sulla pubblicità), le cui offerte saranno da monitorare con attenzione nel 2023 per capire se attireranno nuovi budget pubblicitari o andranno a erodere le quote degli altri operatori (Tv o Internet). Anche nel 2023 assisteremo ad una buona crescita (+29%) di questi investimenti pubblicitari, che arriveranno a circa 470 milioni di euro. “La crescita del mercato pubblicitario italiano si rispecchia anche in un aumento dell’attenzione da parte degli advertiser: la Tv 2.0 si pone al centro di due sfere, quella della Tv lineare e quella del Digital, che si stanno sempre più avvicinando”, afferma Nicola Spiller, Direttore dell’Osservatorio Internet Media. “In generale, è in corso un importante cambiamento nell’approccio: un passaggio da una logica incrementale, che si incentra sul mezzo televisivo e considera gli altri mezzi come elemento complementari al primo, a una Video Strategy

Cyber attacchi generati dall’AI: serve una nuova “cultura aziendale”

Cyber Guru mette in guardia sulle ormai diffuse minacce di cyber attacchi architettati dai chatbot e condivide alcuni consigli da mettere in pratica. L’intelligenza artificiale è uno strumento dalle grandi potenzialità ma, se gestita dalle persone sbagliate, potrebbe rappresentare una seria minaccia cyber. Non si ferma, a tal proposito, il dibattito pubblico su ChatGPT, il chatbot basato su AI e machine learning lanciato da OpenAI. A distanza di qualche mese dal suo lancio questo strumento ha creato scompiglio a causa dei truffatori che ne stanno sfruttando l’ingegnosità per ingannare gli utenti e ottenere guadagni illeciti tramiti ingegnosi cyber attacchi. Ampi scenari si aprono non solo per i singoli ma anche per le aziende che, se da un lato possono trarre benefici in termini di miglioramento della produttività, dall’altro possono essere minacciate dai cybercriminali che si servono della debolezza del fattore umano. Soltanto il 7% delle imprese italiane ritiene di essere in grado di difendersi dagli cyber attacchi, inoltre, nel 2021, l’82% delle violazioni avvenute a livello globale hanno coinvolto il fattore umano, tendenza che con l’avvento di servizi accessibili a tutti basati su AI e machine learning possono solo aumentare nel 2023. In particolare, Cyber Guru, società italiana specializzata nella Cyber Security Awareness, mette in guardia su come questi strumenti di intelligenza artificiale più all’avanguardia possano davvero trarre vantaggio dai meccanismi mentali chiamati bias cognitivi, mettendo a segno truffe basate su dinamiche di gerarchia all’interno di un ambiente di lavoro. Bias cognitivi: ecco quando prestare attenzione per evitare di cadere vittima dei moderni cyber attacchi In azienda uno dei bias più diffusi è sicuramente il principio di autorità, un automatismo che si fonda sulla tendenza delle persone a compiere azioni o prendere decisioni sulla base dell’autorevolezza percepita negli altri. Tanto più una persona è autorevole, tanto meno si metteranno in discussione le sue richieste. Per questa ragione, non è poi così strano ricevere una mail, poi rivelatasi un tentativo di phishing, dal proprio CEO o Presidente che chiede supporto per un’attività. Urgenza e rispetto delle consegne sono all’ordine del giorno, per cui ad intervenire sono anche il fattore tempo e il bias del presente. Siamo ormai abituati a dimostrarci sempre online e reattivi e questo ci induce a prendere decisioni sempre più rapidamente, in più prediligiamo i vantaggi ottenuti nell’immediato invece di quelli ottenuti sul lungo periodo (bias del presente). “Per difendersi dai rischi e dagli cyber attacchi legati all’intelligenza artificiale è fondamentale un profondo cambiamento nella cultura aziendale”, spiega Leonida Gianfagna, CTO and Machine Learning Researcher di Cyber Guru. “I tentativi di truffa informatica attuati grazie ai chatbot di ultima generazione possono trovare una valida opposizione solo in ambienti che incoraggiano il dialogo tra i dipendenti e il management, dove i sottoposti si sentono liberi di potersi interrogare su eventuali strane richieste dall’AD o dal Direttore Finanziario”. I consigli di Cyber Guru A questo proposito, Cyber Guru suggerisce di non farsi cogliere impreparati davanti a questi cyber attacchi adottando comportamenti responsabili che tutti possono mettere in pratica. In primo luogo, non bisogna rispondere in maniera impulsiva alle mail ricevute, soprattutto se si tratta di un nuovo thread: al contrario, è bene prendersi un momento per assicurarci che il mittente sia attendibile e che non ci siano errori di battitura nell’indirizzo e nel dominio. Se fino a poco tempo fa smascherare i tentativi di phishing era più semplice perché vi erano tanti strafalcioni nel testo, questi oggi stanno scomparendo grazie all’automazione e al machine learning. E che dire dei deepfake video o vocali? Non è semplice individuarli, ma se quanto che ci viene chiesto di fare è particolarmente insolito è importante fare una telefonata in più a costo di risultare pedanti. In termini generali, un video deep fake può essere smascherato dai colori troppo accesi sullo sfondo, dall’immagine eccessivamente statica e traslucida dell’interlocutore, che parla con un labiale non sincronizzato e coerente con le parole pronunciate. Se da una parte l’intelligenza artificiale può imparare da noi, anche noi possiamo imparare ad utilizzarla nel giusto modo sfruttandone tutte le potenzialità: “Cambiando la Cultura Aziendale, investendo sul fattore umano e sul clima nelle organizzazioni sarà possibile sfruttare l’IA avanzata senza rischi eccessivi”, conclude Leonida Gianfagna.   Fonte:bitmat

Facebook: quali le opportunità per le aziende?

Facebook è la piattaforma più famosa tra i social media con 2.93 miliardi di utenti attivi al mese (per il 2023) ed è uno strumento potente per raggiungere nuovi clienti. Di seguito proponiamo uno studio pubblicato da Max Woolf di Passport-photo.online che svela quali sono i vantaggi e i segreti di Facebook utili per le aziende. Buona lettura! Decifrare il codice di Facebook: abitudini degli utenti e opportunità per i brand Se non sei registrato a Facebook, ti stai prendendo un’ENORME opportunità di raggiungere clienti, promuovere i tuoi prodotti o servizi e aumentare la notorietà del marchio. Per dimostrarlo, abbiamo contattato più di 900 titolari di account Facebook e abbiamo portato alla luce i vantaggi della piattaforma social per le aziende. Punti di forza Quasi il 74% degli intervistati ritiene importante o molto importante la presenza delle aziende su Facebook. Circa l’82% degli utenti di Facebook si sente più vicino ai marchi che segue sulla piattaforma rispetto a quelli che non segue. La maggior parte degli utenti di Facebook (il 56%) è iscritta in media a 5 – 20 pagine aziendali. I membri della community sono soliti interagire con le aziende a cui sono iscritti più volte al giorno (il 26%) attraverso commenti, condivisioni o reazioni. La prima ragione per mettere “mi piace” alla pagina di un’azienda è quella di rimanere aggiornati sui loro nuovi prodotti e/o servizi (il 28%). Attorno al 63% degli iscritti al social network ha trovato dei prodotti o dei servizi sulla piattaforma negli ultimi tre mesi. Circa il 67% delle persone su Facebook ha acquistato qualcosa impulsivamente almeno una volta nella vita. La maggior parte degli utenti di Facebook segue dalle 5 alle 20 aziende Prima di tutto, vogliamo analizzare quante aziende segue in media l’utente di Facebook in modo da avere un’idea generale di quanto le persone siano ricettive nei confronti delle pagine dei marchi. Quindi – Qui sotto troverai una suddivisione dettagliata dei risultati: I dati mostrano che la maggior parte delle persone (il 56%) segue da cinque a venti aziende su Facebook. A quali settori loro sono particolarmente interessati? Diamo un’occhiata ai cinque che si sono distinti! Come puoi vedere, l’intrattenimento (25%) è in testa alla classifica, seguito dalla tecnologia (18%) e dalla bellezza (11%). Infine, è arrivato il momento di vedere quanto spesso gli utenti Facebook interagiscono con i marchi a cui hanno messo “mi piace” commentando, condividendo o reagendo ai loro post. Ecco i risultati: Solo il 4% degli intervistati ha risposto “mai”. Il resto interagisce con diverse frequenze; l’opzione più comune è “più volte al giorno” con il 26%. Questo la dice lunga. Le persone credono che essere iscritti a Facebook sia fondamentale Non sei ancora convinto? Vediamo cosa ne pensano gli intervistati dell’importanza di essere iscritti al padre di tutti i social media: Questi risultati mostrano che il 74% delle persone pensa che essere presenti su Facebook sia importante o molto importante per un’azienda. Subito dopo, abbiamo chiesto con quale intensità siano d’accordo o meno con l’affermazione “mi sento più vicino/a a quelle aziende che seguo su Facebook rispetto a quelle che non seguo”. Leggi le risposte qui sotto: I risultati ci dicono che l’82% dei partecipanti al sondaggio afferma di sentire un legame più forte con le aziende che seguono su Facebook. Questo si traduce in una maggiore fedeltà e un aumento delle vendite così come la nostra ricerca conferma: Le persone mettono “mi piace” alle pagine delle aziende per rimanere aggiornate Se sei consapevole di cosa spinge i membri della community di Facebook ad iniziare a seguire un’azienda, è più probabile che otterrai una crescita a macchia d’olio. Quindi – Ecco i cinque motivi che stanno dietro al “perché”: Il grafico mostra che il primo motivo per mettere “mi piace” agli account aziendali è quello di rimanere aggiornati sui nuovi prodotti/servizi dell’azienda (28%). Quindi questa è un’ottima idea per tenere il proprio pubblico informato. È interessante notare come la seconda motivazione più popolare sia quella di saperne di più sui valori e sulla responsabilità sociale del marchio (20%). Ciò suggerisce che gli utenti di Facebook vogliono vedere come i marchi s’impegnino a favore della società e contribuiscano al benessere dell’ambiente. Sulla stessa linea d’onda è uno studio di Aflac che ha rivelato che il 77% dei consumatori è motivato ad acquistare da organizzazioni impegnate a migliorare il mondo. Imprenditori, prendete nota! Perché hai bisogno di puntare di più sui contenuti informativi Il contenuto è il cuore di ogni strategia di Facebook. Quindi, andiamo ad esplorare quali tipi di contenuti le persone vogliono vedere di più dai brand che seguono: Così come probabilmente hai indovinato, i contenuti informativi (con il 34%) sono in testa alla classifica. Questo significa che le persone vogliono più post che forniscano informazioni preziose e utili. Ciò si rifà a un classico detto sul marketing: il contenuto è il re, ma è la qualità la regina! La maggior parte degli utenti di Facebook hanno scoperto prodotti o servizi da acquistare negli ultimi mesi Fin qui, tutto a posto. Ma adesso focalizziamoci su come i consumatori interagiscono con le aziende a cui hanno messo “mi piace”. Per questo motivo, abbiamo chiesto agli intervistati di ripensare all’ultima volta che hanno visto nel loro feed un post di uno dei brand che seguono e a ciò che hanno fatto dopo. Qui di seguito i risultati: I risultati ottenuti dimostrano come le persone tendano maggiormente a cliccare “mi piace”. Ciò aiuta a fare passaparola e a farti gratuitamente pubblicità. In più – Non dimenticarti di un notevole 14% degli intervistati che ha realmente acquistato qualcosa dopo essersi imbattuto nel post di un’azienda. Questa è una prova schiacciante dell’importanza di usare Facebook per le imprese. In questo senso, abbiamo anche chiesto di ripensare all’ultima volta che hanno scoperto un prodotto o un servizio su un determinato social network. Ecco le risposte: Un buon 63% di coloro che possiedono un account su Facebook afferma di aver scoperto un prodotto o un servizio attraverso la piattaforma negli ultimi tre mesi. Per niente male! Infine, vogliamo stimare quante

Sistema ERP: il cuore pulsante delle aziende moderne

Anche le PMI dovrebbero possedere un sistema ERP per essere davvero digitalizzate. Condividiamo la visione di ally Consulting. Molte aziende e PMI italiane hanno avviato un processo di digitalizzazione senza precedenti. Cuore pulsante di questa digitalizzazione è senza dubbio un sistema ERP evoluto. Il livello di modernizzazione che caratterizza le PMI in Italia non è quello che ci si potrebbe aspettare in questo momento storico. Spesso le aziende che hanno adottato soluzioni tecnologiche innovative non hanno applicato un approccio strategico al percorso di implementazione, riscontrando quindi difficoltà nel raggiungere l’obiettivo della strutturazione dei processi, fondamentale per ottenere il livello di digitalizzazione necessario per operare al meglio in un mercato in continua evoluzione. Ciò che manca affinché un numero sempre maggiore di piccole e medie imprese avanzino nel loro percorso di trasformazione digitale è una visione più ampia e a lungo termine che abbia come obiettivo strutturare e pianificare tutti i processi aziendali, e non concentrarsi solo sulla singola soluzione tecnologica da implementare. Infatti, il 70% dei progetti dell’industria 4.0 non ha ottenuto i risultati sperati perché ci si è limitati a collegare macchine ad applicazioni che sono rimaste indipendenti tra loro, scambiando dati in modo univoco, senza una strategia che mirasse a ripensare tutti i processi in ottica di integrazione. Il ruolo del sistema ERP nelle aziende Nel percorso di digitalizzazione l’implementazione di un sistema ERP evoluto ricopre un ruolo chiave per le aziende del settore manifatturiero, perché permette di ridisegnare e strutturare i processi e sfruttare al meglio tutte le risorse interne, migliorando i risultati sia in termini economici che di efficienza e qualità del lavoro dei dipendenti. Focalizzando l’attenzione su tutte le informazioni che arrivano dai diversi reparti, avere a disposizione numeri e dati in tempo reale permette di ottimizzare gli approvvigionamenti e la gestione del magazzino, in maniera facile e utile ai bisogni dell’azienda. Grazie a una gestione avanzata del dato che sempre più fornisce anche analisi predittive, è possibile inoltre definire gli indicatori di performance e monitorarli nel tempo. Tutto parte sempre da un sistema ERP che è il cuore di raccolta delle informazioni primarie delle aziende al quale poi si collegano tutte le arterie relative agli specifici ambiti. I sistemi ERP evoluti hanno un livello di copertura molto ampio; ormai l’Enterprise è vista a 360 gradi e funzionalità che un tempo non erano richieste oggi sono incluse, questo è il valore immediato che un’azienda riceve nel momento in cui sceglie una soluzione ERP evoluta. È un valore intrinseco nel prodotto, nella sua scalabilità e nella competenza del vendor che lo sviluppa. Un’altra componente importante riguarda il valore che un’azienda riesce a percepire e individuare nell’adozione di un sistema gestionale ERP. Le potenzialità del sistema ERP nella gestione aziendale Questi sistemi tradizionalmente nascono con il titolo di sistema informativo proprio perché hanno la capacità di gestire le informazioni, attraverso un KPI oppure una vista di dati facilmente accessibili. Funzionalità quali dashboard con indicatori di performance per l’analisi dei dati oppure homepage disponibili per ruolo aziendale con le informazioni caratteristiche del ruolo, diventano strumenti che migliorano la user experience di un utente rendendo il “mastodontico” ERP lo strumento perfetto per la gestione dell’azienda. Questo concetto vale ancora di più per aziende di medie e piccole dimensioni che beneficiano dell’adozione di un ERP evoluto potendo strutturare su di esso i propri processi aziendali e gestendo facilmente le informazioni tipiche di un processo. La digitalizzazione è sempre una scelta vincente In contesti economici sfidanti, la digitalizzazione risulta vincente soprattutto in tre aree principali: nell’ottimizzazione e ristrutturazione dei processi, integrati in un sistema ERP strutturato; nella gestione automatica del dato, soprattutto in ambiti quali la logistica e la produzione, grazie a tecniche predittive di artificial intelligence; nella capacità di realizzare simulazioni sul dato con logiche di process automation, digital twins e data analytics. Copertura funzionale elevata, user experience che trasmette all’utente la facilità di utilizzo e piattaforma di sviluppo aperta sono ulteriori elementi importanti da valutare nella scelta di un ERP di ultima generazione. “La nostra ambizione è affiancare le aziende nell’intero percorso di trasformazione digitale fornendo applicazioni e tecnologie in grado di portare innovazione al business, grazie all’investimento in persone e processi e con la garanzia di ritorno dell’investimento sicuro. Se la spesa in tecnologia o in formazione del personale viene vista come un costo, il fattore economico diventa un freno verso lo sviluppo”, dichiara Paolo Aversa, Managing Director, ally Consulting. “Mai come in questo momento le opportunità per fare questo passaggio sono state così alla portata dell’impresa, anche grazie ai finanziamenti europei. Il PNRR rappresenta infatti il giusto sostegno per le aziende che, stimolate dall’incentivo economico, decidono di intraprendere un percorso di digitalizzazione. Questo va poi trasformato in una concreta opportunità”.   Fonte:Bitmat

Corso IFTS di Cyber Security: Tecniche per la sicurezza delle reti e dei sistemi

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AI e imprese: individuare le opportunità

Il segreto è capire come sfruttare per la propria attività le tecnologie di ultima generazione, meglio se affidandosi ai consigli di esperti del settore. Il dibattito sull’intelligenza artificiale e il ruolo sempre più importante che sta assumendo nel mondo del lavoro è ormai acceso. Secondo qualcuno, l’AI ruberà posti di lavoro e potrebbe mettere in secondo piano le abilità umane. Impossibile dare una risposta definitiva a questa discussione in poche righe, ma una riflessione si può fare: non è un discorso tanto diverso da quanto accaduto in passato per qualsiasi innovazione tecnologica. Sicuramente siamo in un’epoca di grandi e rapide trasformazioni, tanto da rendere internet – probabilmente l’invenzione più grande del nuovo Millennio – uno strumento quotidiano e per certi suoi aspetti quasi obsoleto. Eppure oggi non si potrebbe pensare a una vita senza accedere alla rete. Forse allora, invece di concentrarsi su scenari cupi e più o meno realistici nei quali l’intelligenza artificiale sostituisce l’essere umano, vale la pena prendere atto che l’introduzione di questo nuovo strumento è inevitabile e è meglio imparare a usarlo che subirne la presenza. Come nessuno è riuscito a mantenere l’uso di carrozze e cavalli all’arrivo di treni e automobili, allo stesso modo rifiutare di usare tool di AI non ne impedirà la diffusione, ma potrebbe lasciare indietro chi non ne coglie le potenzialità. Il segreto quindi è capire come sfruttare per la propria attività le tecnologie di ultima generazione, meglio se affidandosi ai consigli di esperti del settore. Polo Digitale nasce proprio con questo obiettivo: accompagnare le attività nel processo di digitalizzazione in modo sostenibile e mettendo al centro le persone. Con un know-how che arriva da oltre 100 professionisti e collaborazioni con i leader mondiali del mercato, Polo Digitale è il partner ideale per affrontare le sfide imprenditoriali dei prossimi anni. L’intelligenza artificiale nella quotidianità Per comprendere come i meccanismi di AI, basati su algoritmi, possano aiutare le imprese, basta pensare a quante volte li incontriamo nella nostra quotidianità. Per esempio ogni volta che una applicazione ci consiglia canzoni o film in base alle nostre preferenze, o quando sui profili social compaiono pubblicità sulla base delle nostre ricerche. Gli algoritmi hanno analizzato i nostri comportamenti deducendo cosa ci può interessare e cosa no. Questa capacità di analisi è quella che accomuna la macchina all’essere umano, perché non si basa su dati prestabiliti, ma li rielabora facendo delle scelte – appunto – “intelligenti”. Al punto di vista dell’imprenditore, l’AI è un alleato fondamentale nei meccanismi di automatizzazione del marketing. Una volta preimpostati i dati inerenti il target di interesse, l’algoritmo presenterà l’annuncio pubblicitario al cliente ideale senza necessità di ulteriore intervento umano. Analisi dei big data Quella appena descritta è una delle strategie di sales & marketing automation messe in campo da Polo Digitale, sfruttando Salesforce, la piattaforma più utilizzata al mondo. Proprio grazie alle funzionalità integrate con l’AI permette di aumentare i lead, analizzare il comportamento degli utenti e, in ultimo, di aumentare le vendite. Oggi i big data, ovvero le enormi quantità di dati relative ai propri clienti o potenziali tali, sono una delle risorse più importanti per le aziende. Saperli combinare e leggere significa avere una mappa per comprendere le abitudini e le esigenze degli utenti, così da anticiparne i bisogni e presentarsi con la risposta giusta. Tale quantità di informazioni però può essere gestita solo dall’AI; diversamente, il tempo richiesto non solo si trasformerebbe in una spesa di gestione pesante da sostenere, ma renderebbe inefficace qualsiasi strategia marketing perché troppo lenta. Campagne social ed email Sempre in campo marketing, l’intelligenza artificiale aiuta in tutti i casi in cui bisogna agire h24. I clienti oggi sono tutti in rete, quasi tutti sui social, ogni giorno tutto il giorno, spesso al di fuori dei classici orari di ufficio. Chi può gestire un simile ritmo di lavoro? Certo non un imprenditore da solo, ma neppure dotandosi di una schiera di collaboratori: i costi sarebbero eccessivi. L’AI permette di rispondere ai clienti e agli utenti in qualsiasi momento. Un’email di benvenuto con un file in omaggio, per esempio, parte in qualsiasi momento l’utente si iscriva. Le campagne social sono sempre attive, e raggiungono i clienti mentre sono liberi dal lavoro e in cerca di prodotti o servizi; grazie ai BOT, poi, è anche possibile rispondere su messanger tramite servizio clienti Ovviamente, nessuna di queste cose può eliminare la necessità del rapporto diretto e la capacità di gestione dell’essere umano, ma rappresenta un primo passo importante nel creare un contatto con un nuovo potenziale cliente.   Fonte:bitmat

Email aziendali compromesse: Microsoft scova nuove tattiche

Nel suo ultimo report Cyber Signals, Microsoft mette in guardia sulle tattiche emergenti di compromissione delle email aziendali. Microsoft ha rilasciato la quarta edizione di Cyber Signals, il report di intelligence basato sui dati e sulle ultime analisi condotte da Microsoft che fa il punto sulle minacce informatiche. Questa edizione del report si concentra sui nuovi sviluppi delle frodi tramite email aziendali. Il team dell’unità Digital Crimes di Microsoft ha scoperto nuove modalità di ingaggio da parte di operatori di cybercrime-as-a-service (CaaS), che comprendono la fornitura di dati sensibili degli utenti (credenziali e indirizzi IP), consentendo quindi ai cyber criminali di lanciare campagne di Business Email Compromise (BEC) più difficili da rilevare e interrompere. Questa tattica ha destato la preoccupazione dei professionisti della cybersecurity, che temono che queste nuove strategie possano innescare un’ondata di attacchi contro le email aziendali su scala industriale. Questo può rendere quindi più difficile conoscere la vera posizione dei responsabili delle minacce che possono così eludere gli alert di “viaggio impossibile” utilizzati per rilevare attività sospette. L’avviso “viaggio impossibile” è un criterio utilizzato per indicare che un account utente potrebbe essere compromesso. Questi alert segnalano restrizioni fisiche che indicano che un’attività viene eseguita in due luoghi diversi, senza il tempo necessario per spostarsi da un luogo all’altro. La BEC rappresenta una minaccia significativa e costosa per le aziende. Secondo l’ultimo Internet Crime Report, l’FBI ha ricevuto 21.832 denunce di compromissioni di email aziendali nel 2022, con perdite rettificate di oltre 2,7 miliardi di dollari. Microsoft attualmente rileva e indaga su una media di 156.000 attacchi BEC al giorno, con un aumento del numero di tentativi BEC del 38% negli ultimi quattro anni. Se le implicazioni economiche sono significative, i danni più grossi e a lungo termine possono includere il furto di identità – se vengono compromesse le informazioni di identificazione personale (PII) – o la perdita di dati riservati – se la corrispondenza sensibile o la proprietà intellettuale vengono esposte in email e messaggi dannosi. La nuova edizione del report Cyber Signals illustra in dettaglio queste evidenze, offrendo suggerimenti e best practice di esempio per potenziare la cybersecurity delle email aziendali e private, tra cui: Massimizzare le impostazioni di sicurezza per proteggere la casella di posta elettronica Impostare l’autenticazione a più fattori (MFA) Istruire i dipendenti a individuare i segnali di allarme   Fonte:bitmat

Acquisti online: nel 2023 cambiano le abitudini dei consumatori

Secondo la ricerca “Netcomm NetRetail” gli acquisti online sono sempre più omnicanale: i consumatori si informano prima di acquistare. Prosegue il percorso di crescita degli acquisti online, ma cambiano le abitudini di acquisto dei consumatori. Nel 2023 gli acquisti digitali degli italiani crescono del +13% e raggiungeranno 54 miliardi di euro. I Prodotti segnano un +8% rispetto al 2022 e a fine anno varranno 35,2 miliardi, mentre i Servizi toccheranno quota 18,8 miliardi (+22%). Nei prodotti, dopo il rallentamento generalizzato della crescita nel 2022, sono l’Abbigliamento, il Beauty e l’Informatica i comparti oggi più dinamici (con incrementi di circa il +10%), mentre frena la progressione del Food & Grocery (+1% rispetto a dodici mesi fa). Tra i servizi, continua la crescita del settore Turismo e Trasporti (+27% rispetto al 2022) e Ticketing per eventi. La penetrazione dell’online sul totale acquisti Retail è pari al 12%, stabile rispetto al 2022. Questi sono alcuni dei dati aggiornati sul mercato eCommerce in Italia, secondo l’ultima indagine dell’Osservatorio eCommerce B2c Netcomm – School of Management del Politecnico di Milano, che è stata presentata in occasione della plenaria di apertura di Netcomm Forum – l’evento di riferimento per il mondo digitale sui temi dell’evoluzione dell’eCommerce, del digital retail e della business innovation a livello nazionale e globale -, che quest’anno indaga le frontiere della shopping experience, come suggerisce il titolo “The Extended Retail: dai Metaversi allo Space Commerce” di questa diciottesima edizione. Cosa influenza i trend degli acquisti online? “Fornire una fotografia del commercio digitale in Italia è quanto mai un’attività complessa. Bisogna innanzitutto tenere conto delle nuove abitudini relative agli acquisti online dei consumatori, per i quali – soprattutto nel caso della Generazione Z – il confine tra online e offline non ha più senso di esistere. L’altra faccia del mercato è costituita dalle imprese, le quali si trovano ad affrontare una situazione economica instabile, anche a causa di fattori geopolitici, e l’urgenza di acquisire quelle competenze digitali e tecnologiche fondamentali per restare competitive sul mercato”, commenta Roberto Liscia, Presidente di Netcomm. “Da una parte, l’inflazione ha generato un’attenzione crescente per il prezzo da parte dei consumatori, mentre il reshoring e la ridefinizione della produzione hanno ridotto i margini delle filiere tecnologiche e dell’eCommerce. Intelligenza Artificiale, Blockchain, Realtà Aumentata, Metaversi e NFT stanno aprendo nuovi orizzonti e potenzialità nell’Extended Retail, ma portano con sé anche nuove sfide che le imprese, soprattutto quelle di piccole e medie dimensioni, non possono affrontare da sole. Per questo, è essenziale che il Governo, anche attraverso il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, sostenga questa evoluzione 4.0 del settore, si faccia carico della formazione digitale e supporti l’aggregazione delle PMI in consorzi per aiutarle a diventare competitive anche a livello internazionale. La valorizzazione del Made in Italy passa anche da questo”. Il profilo degli acquirenti online Sebbene non sia prevista una crescita nel 2023 del numero degli acquirenti online, stabilizzatosi intorno ai 33 milioni, il trend di crescita degli ultimi 10 anni porta ad interpretare questo dato più come un riassorbimento del boom della pandemia che come un arresto nel percorso di digitalizzazione dei consumatori in Italia. Inoltre, negli ultimi tre anni, la crescita degli acquirenti online abituali (persone che acquistano in media almeno una volta al mese) è stata 5,5 volte quella degli sporadici (persone che dichiarano meno di tre acquisti nel trimestre): gli abituali hanno raggiunto quest’anno 24,4 milioni, a testimonianza del fatto che l’eCommerce è ormai entrato nelle abitudini di acquisto dei consumatori italiani. Gli abituali, effettuando il 90% delle transazioni online e con scontrini di valore generalmente superiore alla media, generano la maggior parte del valore totale degli acquisti online (93%). Mentre nelle prime fasi dell’avvento dell’eCommerce l’età media degli acquirenti era di 36 anni, oggi si è notevolmente alzata (46 anni in media) e la quota degli acquirenti nei grandi centri urbani si è attenuata: in poche parole, il profilo degli acquirenti online si sta progressivamente avvicinando a quello dell’intera popolazione. L’esperienza di acquisto omnicanale Sempre secondo l’indagine Netcomm NetRetail, l’esperienza di acquisto degli italiani è sempre più omnicanale: il digitale diventa anche una risorsa per orientare la decisione di acquisto, anche nel caso si concluda poi in un punto vendita fisico. Infatti, nel 40% dei casi, i consumatori italiani si informano online prima di acquistare in negozio, prevalentemente attraverso la consultazione del sito web di un online retailer o del prodotto/servizio, l’utilizzo di un motore di ricerca o di un comparatore (di offerte o caratteristiche) e i suggerimenti reperibili via social (commenti e valutazioni). L’incidenza media della consultazione dei servizi online è molto variabile per categoria e raggiunge la frequenza di tre acquisti su quattro per i prodotti di Elettronica, seguiti dal 70% dell’Attrezzatura sportiva. Al tempo stesso, anche lo store ha un ruolo nell’aiutare il consumatore a finalizzare gli acquisti online: in un caso su quattro, infatti, l’acquisto online è stato preceduto da una visita presso un punto di vendita fisico. Acquisti online tramite Smartphone e App Secondo Netcomm NetRetail, più della metà degli acquisti online sono effettuati tramite un dispositivo mobile (Smartphone o Tablet), il restante da PC. L’incremento dell’utilizzo dello Smartphone negli acquisti eCommerce rispetto al pre-pandemia – passato dal 34% nel 2019 all’attuale 48% – è stato dovuto principalmente all’aumento degli acquisti via App e sembra aver raggiunto un equilibrio nel 2023. Sebbene lo Smartphone e le App non sembrino destinate a diventare l’unica modalità di acquisto online, hanno assunto un ruolo fondamentale per la gestione “smart” degli acquisti – basti pensare alle modalità di autenticazione necessarie nella fase di pagamento, spesso gestibili tramite riconoscimento facciale o fingerprinting. Oltre a questo, lo Smartphone è diventato l’anello di congiunzione tra il retail fisico e il digitale, arricchendo anche l’esperienza di acquisto nel punto di vendita: non solo è il touchpoint digitale più frequentemente attivato prima di concludere un acquisto in negozio, ma consente anche ai consumatori di essere riconosciuti, avere un profilo e vantaggi personalizzati, rendere l’esperienza di acquisto “sociale”, pagare con un “tap” e ricevere assistenza nella fase di

Chatbot troppo obsoleti: la svolta è l’Intelligenza Artificiale

Il 45% degli italiani preferisce parlare con una persona umana invece che con un chatbot, soprattutto gli utenti senior. L’empatia è il motore che spinge il rapporto tra brand e utenti. Se gli utenti sentono di non essere compresi o capiti, ne viene meno la fiducia. Ecco perché, in caso di necessità, i consumatori preferiscono rivolgersi ad una persona in carne e ossa che ad un chatbot. Ma la situazione potrebbe capovolgersi. La vecchia tecnologia scoraggia i consumatori Quattro italiani su dieci dichiarano di non sapere che cos’è un chatbot, l’86% sostiene di preferire il dialogo con un operatore umano mentre il 30% di chi non lo ha mai usato ammette di non averlo trovato sui siti che ha visitato: la scarsa diffusione del chatbot in Italia è dovuta alla presenza, sui siti delle aziende, di tecnologie di vecchia generazione che hanno generato negli utenti una percezione negativa. Nella classifica degli strumenti più utilizzati per dialogare con le aziende, infatti, il chatbot resta al terzo posto (47%) dopo email (73%) e call center (59%). Tra gli aspetti che dissuadono maggiormente i consumatori dall’utilizzo, oltre alla preferenza per il dialogo (46%), c’è il timore di non essere capiti (44%) e di ricevere risposte non accurate (34%). Al tempo stesso circa il 50% degli italiani dichiara che sarebbe invogliato a utilizzare i chatbot se questi fossero più precisi, il 26% cerca nello strumento maggiore empatia, il 20% rapidità nelle risposte. L’Intelligenza Artificiale porta più ottimismo Le nuove generazioni guardano invece con ottimismo ai chatbot collegando questa tecnologia al progresso dell’Intelligenza Artificiale: il 55% di chi ha meno di 24 anni ammette che ChatGPT ha migliorato la percezione dei chatbot, mentre per il 64% degli under 24 l’Intelligenza Artificiale porterà progresso nella società. Sono i dati emersi dall’indagine che indigo.ai, la startup parte del Gruppo Vedrai dal 2022, che aiuta le aziende più innovative a evolvere la propria customer experience grazie all’Intelligenza Artificiale conversazionale, ha commissionato a Dynata. Scopo dello studio è analizzare la percezione che i consumatori hanno dei chatbot, il gradimento di questa tecnologia come strumento per comunicare con i brand e i suoi sviluppi futuri. L’AI conversazionale fa evolvere la customer experience “Dall’indagine di Dynata emerge un quadro in cui conoscenza, aspettativa e soddisfazione dei consumatori sono fattori strettamente connessi. Da un lato c’è una fascia di consumatori che non si è ancora approcciata al chatbot o che sconta esperienze di comunicazione con i brand frustranti, dovute a chatbot di vecchia generazione poco empatici. Soprattutto quest’ultimo aspetto ha contribuito ad alimentare negli ultimi anni una percezione negativa dell’AI applicata alla comunicazione aziendale”, dichiara Gianluca Maruzzella, Co-founder & CEO di indigo.ai. “Dall’altra ci sono le nuove generazioni che conoscono ChatGPT e guardano all’Intelligenza Artificiale come uno strumento parte del quotidiano: da utilizzatori già rodati di chatbot, sono maggiormente consapevoli del potenziale che può offrire un chatbot di nuova generazione che utilizza l’Intelligenza Artificiale. Le ultime frontiere dell’AI conversazionale ci consentono di entrare in una nuova era di progresso tecnologico a servizio del retail. Sono poche le aziende che hanno deciso di evolvere la propria customer experience grazie all’Intelligenza Artificiale e, di conseguenza, i consumatori devono ancora interfacciarsi con chatbot di nuova generazione. In tale contesto la sfida di indigo.ai è fornire chatbot sempre più intelligenti, dotati di avanzati modelli linguistici e delle tecnologie di AI generativa per migliorare il rapporto tra azienda e clienti, e trasformarli nel canale privilegiato di dialogo”. Poco più di un italiano su dieci dialoga con il chatbot Tra la conversazione con il chatbot e quella con un essere umano, gli italiani non hanno dubbi: solo il 13% sceglie la prima opzione e la percentuale diminuisce con l’avanzare dell’età degli interpellati, raggiungendo l’8% tra gli over 55. La necessità di avere un dialogo con una persona in carne e ossa è anche la motivazione principale di chi non usa i chatbot, soprattutto tra gli utenti senior (45%). Chatbot assenti o solo per l’assistenza tecnica Il 30% di chi non ha mai usato un chatbot ammette di non averlo fatto poiché assente o introvabile sui siti dei brand visitati. A oggi, le aziende con cui gli intervistati dichiarano di aver conversato tramite chatbot sono soprattutto operatori di telefonia e internet (53%), fornitori di energia (29%), marchi di elettronica e tecnologia (28%), servizi assicurativi e bancari (25%): i chatbot di vecchia generazione sembrano quindi in grado di fornire assistenza tecnica, ma restano carenti in affiancamento al cliente nella pre vendita e nella post vendita. Anche la capacità di risoluzione dei problemi è parziale: solo nel 24% è sempre in grado di trovare una soluzione, aprendo quindi una strada di miglioramento con le nuove soluzioni di AI conversazionale. I chatbot del futuro Gli elementi che i consumatori vorrebbero trovare più spesso nei chatbot del futuro sono precisione (50%), empatia (26%) e rapidità nella risposta (20%). Il fattore velocità è anche identificato dalla maggioranza degli utenti (47%) come principale punto di forza del chatbot nel risolvere un problema, elemento determinante soprattutto per i giovani (55%). Se, infatti, anche per questi ultimi lo strumento più utilizzato per dialogare con le aziende resta l’e-mail (77%), tra gli under 24 la preferenza nei confronti dei chatbot è superiore al contatto telefonico: 58% contro 50%. Il 29% degli utenti under 24 afferma che, quando presente, il chatbot ha risolto “sempre” il loro problema o risposto alla richiesta, mentre il 54% dichiara “qualche volta”. AI e ChatGPT: una spinta all’utilizzo dei chatbot in Italia per le nuove generazioni Dallo studio emerge che, in generale, gli italiani hanno una percezione decisamente buona dell’Intelligenza Artificiale: il 74% dichiara di averne una visione positiva (voti 6-7) o molto positiva (voti 8-10). A guardare con ottimismo all’AI sono soprattutto i giovani: il 56% ne ha opinione molto positiva, per il 64% porterà a un progresso nella società. Anche rispetto all’utilizzo di ChatGPT le nuove generazioni guidano il trend: il 73% degli under 24 lo conosce e il 59% lo ha utilizzato (solo fra gli studenti il 46%), motivato da