E-commerce in Italia, è boom!
E-commerce in italia, è boom: aumento dell’adozione del digital, ascesa del mobile commerce ed emergere di nuovi trend di acquisto tra i fattori che hanno favorito l’impennata. I protagonisti delle principali aziende si confronteranno il 2 e 3 ottobre in occasione dell’evento Digital 1to1 “Ecommerce in Italia 2024” racconta di straordinari risultati: si, il mercato italiano dell’e-commerce ha vissuto un 2023 strabiliante, registrando una crescita esplosiva, un vero e proprio boom (+27,14% anno su anno), raggiungendo un valore complessivo di 80,55 miliardi di euro! A confermarlo è Casaleggio Associati, partner ufficiale di Digital 1to1, nel suo recente studio “Ecommerce in Italia 2024”. L’aumento dell’adozione del digital, l’ascesa del mobile commerce e l’emergere di nuovi trend di acquisto sono solo alcuni dei fattori che hanno favorito questa crescita. Per approfondire queste tendenze e scoprire le strategie più efficaci per un e-commerce di successo, l’appuntamento è con Digital 1to1, l’evento dedicato ai decision maker delle principali aziende italiane. Il 2 e 3 ottobre, il Grand Hotel Dino di Baveno, sul Lago Maggiore, si trasformerà in un hub di innovazione digitale, ospitando una due giorni di networking intensivo. Durante l’evento, Casaleggio Associati presenterà in anteprima una ricerca dedicata all’impatto dell’intelligenza artificiale sul settore. Ecco alcuni dei principali “risultati boom” L’Intelligenza Artificiale (IA) sta rivoluzionando l’e-commerce: Ben il 32% delle aziende italiane di e-commerce riconosce l’impatto significativo dell’IA sui propri modelli di business. Le applicazioni di questa tecnologia sono molteplici e spaziano dalla creazione di contenuti accattivanti e personalizzati all’analisi dei dati per una migliore comprensione del comportamento dei clienti, fino all’automatizzazione del servizio clienti e la creazione di una shopping experience su misura. Le aziende che sapranno sfruttare appieno il potenziale dell’IA potranno ottimizzare le proprie campagne di marketing, personalizzare i percorsi di acquisto, migliorare l’efficienza operativa e, in definitiva, incrementare le vendite. Cresce l’attenzione alla sostenibilità da parte dei consumatori: Il 46% dei consumatori italiani dichiara che l’e-commerce li ha aiutati a fare acquisti più sostenibili. Questa crescente sensibilità verso le tematiche ambientali rappresenta un’opportunità per le aziende, che possono distinguersi implementando pratiche ecocompatibili in diverse aree del proprio business. Dall’utilizzo di imballaggi e materiali sostenibili all’adozione di una logistica green, dalla promozione di beni di seconda mano alla riduzione dei resi, esse possono dimostrare il proprio impegno verso l’ambiente e conquistare la fiducia di un pubblico sempre più attento a questi aspetti. Lo shopping sui social sta guadagnando terreno: Le piattaforme di social media non sono più solo luoghi di interazione e condivisione, ma si stanno trasformando in veri e propri canali di vendita. Tra i social ritenuti più efficaci dalle aziende italiane, è Instagram ancora una volta a risultare il primo con il 38% delle preferenze, seguito da Facebook (29%) e Whatsapp (24%). Altri canali stanno emergendo in questo scenario, come è il caso di TikTok Shop negli Stati Uniti, offrendo ai brand un nuovo modo per raggiungere un pubblico giovane e sempre connesso. È certo che, integrando strategie di social commerce nel proprio piano marketing, le aziende avranno maggiori opportunità di trovare nuovi clienti, fidelizzare il brand e incrementare le vendite. Digital 1to1 si conferma il principale evento di riferimento per il settore Digital 1to1 offrirà un’occasione unica per connettere fornitori di soluzioni digitali e di e-commerce con le realtà aziendali italiane e favorire la crescita digitale di queste ultime. Non solo networking, ma un programma ricco di contenuti di alto livello attende i partecipanti: dai Digital Talks tenuti da esperti del settore, con tavole rotonde di dibattito su temi attuali del panorama eCommerce, ai Business Case presentati da imprese innovative. Il cuore pulsante dell’evento saranno gli oltre 1.000 meeting “1to1” di 15 minuti, organizzati tramite un software di matchmaking intelligente che, in base alle indicazioni espresse dai 200 partecipanti, faciliterà l’incontro tra domanda e offerta. Un’occasione unica per Cliomakeup, Piazza Italia, OVS, Automobili Pininfarina, Doppelgänger, Parma Calcio e molte altre aziende e realtà leader del panorama italiano, la cui partecipazione è già confermata, di entrare in contatto diretto con i principali player del settore come Trustpilot, Digital Angels, Betobee – e tanti altri – e studiare insieme piani di crescita del business che facciano tesoro del digitale. L’esperienza, definita “The Hive” (l’alveare), propone un nuovo modo di fare business, immergendo i partecipanti in un ecosistema stimolante e in una location esclusiva, che si rivelerà il palcoscenico ideale per creare relazioni di valore e dare vita a collaborazioni di successo. “Il mercato italiano dell’e-commerce sta vivendo una fase di crescita e trasformazione senza precedenti”, afferma Ronan Bardet, co-fondatore di Digital 1to1. “L’aumento della connettività, l’adozione di tecnologie innovative come l’intelligenza artificiale e la crescente attenzione alla sostenibilità stanno ridefinendo il modo in cui le aziende operano online. Digital 1to1 si pone come punto di incontro privilegiato per i leader del settore, offrendo un’opportunità unica di networking e di scambio di idee per plasmare il futuro dell’e-commerce in Italia. Siamo entusiasti dell’esperienza che proponiamo, tramite la quale riteniamo che le sinergie tra i partecipanti possano dare vita a nuove soluzioni, spingere l’innovazione e portare l’eccellenza del settore a un livello superiore”.
Quanto spesso dovremmo cambiare le nostre password?
Ricambio password: è la domanda giusta da porsi? Cos’altro si dovrebbe considerare per proteggere i propri account? Di Samuele Zaniboni, Senior Manager of Presales and Tech Engineer di ESET Italia Negli ultimi anni, l’autenticazione senza password e le passkey hanno mostrato un grande potenziale, grazie alla diffusione del riconoscimento facciale su smartphone, rendendo l’accesso alle app semplice e sicuro. Tuttavia, queste tecnologie non sono ancora la norma, soprattutto sui desktop, dove si usano ancora le vecchie password. Questo rappresenta una sfida poiché le password restano uno degli obiettivi più interessanti per i truffatori. Diventa quindi importante chiedersi con quale frequenza cambiare le credenziali per mantenerle sicure, una questione più complessa di quanto possa sembrare. Perché il cambio di password potrebbe non avere senso Fino a non molto tempo fa, si consigliava di cambiare regolarmente le password per mitigare il rischio di furto o di cracking da parte di cybercriminali. Il buon senso suggeriva di cambiarle ogni 30 o 90 giorni. Oggi però alcuni studi indicano che cambi frequenti delle password, potrebbero non migliorare necessariamente la sicurezza degli account. In altre parole, non esiste una risposta unica su quando dovremmo cambiare le nostre password. Inoltre, molti di noi hanno troppi account online per poterli gestire, figuriamoci inventare password forti e uniche per ciascuno di essi ogni pochi mesi. Per questo diventa sempre più importante adottare misure di sicurezza aggiuntive che possano aiutare l’utente a gestire l’accesso ai diversi account o a rafforzare ulteriormente il livello di sicurezza dei propri account. Ecco che oggi la presenza di password manager e autenticazione a due fattori (2FA) si riscontra praticamente ovunque. Il primo rende più facile memorizzare e richiamare password lunghe, forti e uniche per ogni account. La seconda aggiunge un ulteriore livello di sicurezza al processo di accesso tramite password. Inoltre, alcuni gestori di password ora includono il monitoraggio del dark web per segnalare automaticamente quando le credenziali potrebbero essere state compromesse e circolate su siti clandestini. In ogni caso, ci sono alcune ottime ragioni per cui gli esperti di sicurezza e le autorità globalmente riconosciute, come il National Institute of Standards and Technology (NIST) degli Stati Uniti e il National Cyber Security Centre (NCSC) del Regno Unito, non raccomandano la sostituzione periodica delle password, a meno che non siano soddisfatti determinati criteri. La logica è abbastanza semplice: Secondo il NIST: “Gli utenti tendono a scegliere password più deboli quando sanno che dovranno cambiarle nel breve periodo”.”Quando questi cambiamenti avvengono, spesso gli utenti scelgono password simili alle precedenti applicando modifiche comuni come l’aggiunta di un numero alla vecchia password”, continua il NIST. Questa prassi fornisce un falso senso di sicurezza perché, se una password compromessa non viene sostituita con una forte e unica, gli attaccanti potrebbero facilmente violarla di nuovo. Secondo l’NCSC, le nuove password, specialmente se create ogni pochi mesi, sono anche più probabilmente scritte e/o dimenticate. “È uno di quei scenari di sicurezza controintuitivi; più spesso gli utenti sono costretti a cambiare le password, maggiore è la vulnerabilità complessiva agli attacchi. Quello che sembrava essere un consiglio sensato e di lunga data sembra non reggere a un’analisi rigorosa dell’intero sistema”, sostiene l’NCSC. “L’NCSC ora raccomanda alle organizzazioni di non forzare la scadenza periodica delle password, ma piuttosto di indurre gli utenti a scegliere password forti. Riteniamo che ciò riduca le vulnerabilità associate alle password che scadono regolarmente e che non aumenti il rischio di sfruttamento delle password a lungo termine”. Quando cambiare la password Tuttavia, ci sono diversi scenari che necessitano di un cambio di password, specialmente se una delle situazioni in seguito descritte ha coinvolto i nostri account più importanti. Questi includono: La password è stata compromessa in una violazione di dati di terze parti. Probabilmente verremo informati dal provider stesso, da servizi come Have I Been Pwned, o dal nostro password manager che esegue controlli automatici sul dark web. La nostra password è debole e facile da violare (cioè potrebbe essere apparsa in un elenco delle password più comuni). Gli hacker usano strumenti per provare password comuni su più account nella speranza che una di queste funzioni – e spesso ci riescono. Abbiamo riutilizzato la password su più account. Se uno qualsiasi di questi viene violato, gli hacker potrebbero utilizzare software di “credential stuffing” per aprire il nostro account su altri siti/app. Abbiamo appena scoperto, grazie al nostro nuovo software di sicurezza, che il nostro dispositivo è stato compromesso da malware. Abbiamo condiviso la nostra password con un’altra persona. Abbiamo appena rimosso persone da un account condiviso (ad esempio, ex coinquilini). Abbiamo effettuato l’accesso su un computer pubblico o su un dispositivo di un’altra persona. Consigli e best practice per la scelta della password Consideriamo quanto segue per ridurre al minimo le possibilità di sottrazione dell’account: Utilizziamo sempre password forti, lunghe e uniche. Memorizziamole in un password manager che avrà una singola credenziale master per l’accesso e potrà richiamare automaticamente tutte le nostre password per qualsiasi sito o app. Monitoriamo gli alert sulle password violate e agiamo immediatamente dopo averli ricevuti. Attiviamo la 2FA o sistemi di autenticazione a più fattori per fornire un ulteriore livello di sicurezza al nostro account. Abilitiamo le passkey sul dispositivo mobile per un accesso sicuro ai nostri account. Effettuiamo audit regolari delle password: rivediamo tutte le password degli account per assicurarci che non siano duplicate, facili, deboli o contengano informazioni personali come la data di nascita. Cambiamo quelle che non rispettano questi criteri. Non salviamo le password nel browser. Questo perché i browser sono un obiettivo popolare per gli hacker, che potrebbero usare malware per sottrarre le password. Questo le esporrebbe anche per chiunque usi il nostro dispositivo/computer. Se non utilizziamo le password casuali e forti suggerite dal nostro password manager (o dall’ESET password generator), seguiamo i suggerimenti della US Cybersecurity and Infrastructure Security Agency (CISA) che consiglia di utilizzare password o passphrase lunghe (8-64 caratteri) e di includere lettere maiuscole e minuscole, numeri e caratteri speciali. Nel tempo, si spera che le passkey – con il supporto di Google, Apple, Microsoft e altri principali attori dell’ecosistema tecnologico – segnaleranno
Sicurezza informatica nelle PMI: online il nuovo portale di Governo
Cybersicurezza per le PMI: lanciato il nuovo portale informativo ACN per promuovere la sicurezza informatica tra le piccole e medie imprese italiane. Online il nuovo portale istituzionale per la promozione della sicurezza informatica nelle PMI, che costituiscono il 99% delle aziende italiane e che, nella maggior parte dei casi, gestiscono internamente uno o più servizi informatici. Accompagnato da una campagna informativa, è stato realizzato per offrire un utile compendio informativo alle realtà aziendali meno preparate sull’argomento, risponde alla necessità di fronteggiare il fenomeno sempre più evidente in base al quale la digitalizzazione espone le micro, piccole e medie imprese aziende a un rischio crescente di attacchi informatici. L’aumento degli attacchi cyber in Italia Le analisi effettuate dall’ACN, attraverso il Computer Security Incident Response Team (Csirt) Italia, e le statistiche ufficiali confermano un aumento degli attacchi informatici contro le PMI. Secondo il Rapporto ISTAT relativo al 2022, ci sono circa 4,2 milioni di PMI in Italia, e gli attacchi a queste imprese sono in crescita sia in termini di numerosità che di impatti. ATTACCHI ALLE PMI DIFFUSIONE Social Engineering > 80% Malware 15% Phishing 5% L’impatto della Cybersecurity nelle aziende italiane La cybersecurity è diventata una priorità per tutte le aziende, indipendentemente dalla loro dimensione. La protezione dei dati e dei sistemi informatici è essenziale per garantire la continuità operativa e proteggere la reputazione aziendale. SETTORE INCIDENZA ATTACCHI Commercio 30% Manifatturiero 25% Servizi 20% Altri Settori 25% La campagna informativa La campagna “Accendiamo la cybersicurezza. Proteggiamo le nostre imprese” è stata lanciata per attuare la misura #71 della Strategia Nazionale sulla “Promozione della cultura della sicurezza cibernetica“. L’iniziativa è realizzata dall’Agenzia per la cybersicurezza nazionale (ACN) e dal Dipartimento per l’Informazione e l’Editoria della Presidenza del Consiglio dei Ministri, con l’obiettivo di diffondere maggiore consapevolezza sulla sicurezza informatica nelle PMI italiane. Secondo uno studio dell’ENISA (Agenzia dell’Unione Europea per la cybersicurezza), più dell’80% degli attacchi cyber alle PMI in Europa avviene attraverso il social engineering, che sfrutta il fattore umano come punto di ingresso. Questo rende fondamentale accelerare la presa di coscienza del ruolo chiave della cybersecurity nella transizione digitale. Il Portale informativo ACN L’obiettivo della campagna è quello di raggiungere ogni livello dell’organizzazione delle PMI: dai dirigenti e capi d’azienda, ai professionisti ICT e ai dipendenti. La strategia multicanale è stata scelta per garantire che il messaggio sulla sicurezza informatica raggiunga un ampio pubblico, aumentando così la consapevolezza e la preparazione contro i rischi cyber. Maggiori informazioni sulla campagna e risorse utili sono disponibili sul portale ufficiale ACN, raggiungibile a questo link. La campagna rappresenta in questo quadro un passo avanti nella promozione della cultura della sicurezza informatica in Italia: le PMI devono infatti essere consapevoli dei rischi e adottare misure adeguate per proteggere i propri dati e sistemi. Fonte: pmi.it
Quali sono le città più inquinanti al mondo?
Secondo un’indagine di Multicompel Technology, le prime 25 città più inquinanti del globo terrestre producono il 55% dell’inquinamento globale Secondo i dati raccolti da Multicompel Technology, le città più inquinanti in Europa sono Mosca, Istanbul, San Pietroburgo, Francoforte, Atene, Berlino e Torino (al settimo posto). La seconda città italiana più inquinante è invece Piacenza, al ventiduesimo posto nella graduatoria mondiale. «Ad inquinare maggiormente sono le megalopoli cinesi Handan, Shangai, Suzhou, Dalian, Pechino e Tianjin e poi anche Mosca e di nuovo in Cina Wuhan, Quingdao, Chongquing, Wuxi ed Urumqui» sintetizzano gli analisti di Multicompel Technology, basandosi sui dati della ricerca “Keeping Track of Greenhouse Gas Emission Reduction Progress and Targets in 167 Cities Worldwide” condotta da Ting Wei, Junliang Wu e Shaoqing Chen, ricercatori della School of Environmental Science and Engineering della Sun Yat-sen University in Cina. Le prime 25 metropoli inquinanti, che includono anche Istanbul, Tokyo e New York, producono il 55% dell’inquinamento globale. La città italiana invece più inquinante è Torino che si posiziona al cinquantaduesimo posto nella graduatoria mondiale ed al settimo posto in Europa con 22 milioni di tonnellate di Co2 equivalenti annuali in atmosfera calcolate da Multicompel Technology per il 2024, quasi un decimo rispetto a quelle di Handan che rimane in testa con 199 milioni di tonnellate di Co2 equivalenti annuali. In cima al ranking mondiale delle top city inquinanti, dopo Handan, spiccano Shangai (188 Mt Co2 eq), Suzhou (152 Mt Co2 eq), Dalian (142 Mt Co2 eq), Mosca (136 Mt Co2), Pechino (132 Mt Co2 eq), Tianjin (123 Mt Co2 eq) e Wuhan (110 Mt Co2 eq). Il ranking europeo La città più inquinante del Continente Europeo è dunque Mosca, seguita al secondo posto da Istanbul (decima del ranking mondiale) con 84 milioni di tonnellate di Co2 e da San Pietroburgo con 51 milioni di tonnellate di Co2. Poi ancora, a livello europeo, troviamo Francoforte (45 Mt Co2 eq) Atene (41 Mt Co2 eq), Berlino (27 Mt Co2 eq) e Torino (22 Mt Co2 eq). Il ranking europeo continua con Amburgo (19 Mt Co2) Rotterdam (17 Mt Co2), Varsavia (15 Mt Co2), Lione (11 Mt Co2 eq.) e quindi al dodicesimo posto Bologna (7 Mt Co2). Poi ancora Parigi (6,8 Mt Co2), Helsinki (6,5 Mt Co2), Amsterdam (6 Mt Co2), Lubiana (5,8 Mt Co2), Oslo (4,5 Mt Co2), Lisbona (4 Mt Co2), Copenaghen (3,4 Mt Co2), Stoccolma (3 Mt Co2), Vilnius (2,7 Mt Co2) e Piacenza (1,5 Mt Co2). Proprio dalle grandi metropoli arriva l’82% della CO2. «Tenuto conto che il 42% delle emissioni sono prodotte dagli edifici, ecco che il concetto di città deve necessariamente evolvere verso uno sviluppo non solo economico ma anche di sostenibilità ambientale e di efficientamento energetico, favorendo la nascita di paradigmi di consumo etici» sottolinea Edi Lala, fondatore e ceo di Multicompel Technology. «La nostra idea è quella di promuovere la riqualificazione a lungo termine di edifici ed infrastrutture all’insegna della massima adattabilità e durevolezza, privilegiando l’utilizzo di fonti di energia rinnovabile, con consistenti positive ricadute economiche per tutti i cittadini» conclude Edi Lala. Fonte: bitmat.it
Massimizzare l’efficienza con l’archiviazione cloud: ecco 5 consigli per conservare tutti i tuoi documenti in modo sicuro!
Esistono molte diverse opzioni di archiviazione cloud, ma è importante valutare le tue specifiche esigenze di archiviazione. Nel nostro mondo digitale, l’archiviazione cloud è diventata uno strumento indispensabile per individui e aziende per salvare documenti senza occupare spazio fisico. L’archiviazione cloud offre convenienza, scalabilità e sicurezza. Inoltre, è la soluzione perfetta per consentire agli utenti di archiviare e accedere ai dati da qualsiasi parte del mondo. Tuttavia, con la miriade di opzioni disponibili, scegliere la soluzione di archiviazione cloud giusta può essere difficile, poiché ognuno ha le proprie preferenze e desideri. Ecco perché abbiamo raccolto 5 consigli per aiutarti a navigare e ottimizzare la tua esperienza di archiviazione cloud in modo da poter lavorare da qualsiasi parte del mondo. Comprendi le tue esigenze di archiviazione Esistono molte diverse opzioni di archiviazione cloud, ma è importante valutare le tue specifiche esigenze di archiviazione. Sei un individuo alla ricerca di una soluzione semplice per archiviare foto e documenti personali, oppure hai bisogno di un’archiviazione aziendale per grandi set di dati e progetti collaborativi? Ci sono grandi differenze tra la funzionalità dell’archiviazione personale e quella aziendale. Per l’uso personale, esistono opzioni di archiviazione semplici che offrono interfacce user-friendly, integrazione senza soluzione di continuità con altre app e una discreta quantità di spazio di archiviazione gratuito. Per le aziende, invece, potrebbero essere necessarie soluzioni più sofisticate con funzionalità di sicurezza avanzate e capacità di archiviazione maggiori. Molte aziende di cloud offrono opzioni di archiviazione scalabili su misura per le esigenze aziendali, inclusi strumenti di gestione dei dati estesi e protocolli di sicurezza avanzati. Inoltre, considera l’utilizzo di un backup VPS di backup (Virtual Private Server) per garantire che i tuoi dati siano sempre sicuri e recuperabili. Dai priorità alla sicurezza e alla conformità La sicurezza dei dati è una preoccupazione fondamentale quando si tratta di archiviazione cloud. Le minacce informatiche sono all’ordine del giorno, quindi è fondamentale assicurarsi che la soluzione di archiviazione scelta offra misure di sicurezza robuste. Cerca funzionalità come la crittografia, l’autenticazione a due fattori e la conformità agli standard internazionali di sicurezza. Per gli individui, i fornitori di archiviazione cloud più popolari offrono funzionalità di sicurezza solide, come la crittografia e l’autenticazione a due fattori. Tuttavia, le aziende dovrebbero approfondire ulteriormente le offerte di sicurezza, puntando a funzionalità avanzate come la crittografia a riposo e in transito, nonché certificazioni di conformità complete. Inoltre, considera i fornitori che offrono crittografia end-to-end, dove i dati vengono crittografati prima di lasciare il tuo dispositivo e rimangono crittografati fino a quando non vengono recuperati dal destinatario previsto. Valuta le capacità di integrazione La capacità di integrarsi con altri strumenti e piattaforme può migliorare notevolmente l’utilità della tua soluzione di archiviazione cloud. Per gli individui, questo potrebbe significare un’integrazione senza soluzione di continuità con strumenti di produttività. Per le aziende, l’integrazione con software di gestione dei progetti, sistemi CRM e altri strumenti aziendali può semplificare i flussi di lavoro e aumentare la produttività. Le aziende dovrebbero anche considerare soluzioni che offrano potenti integrazioni con applicazioni aziendali. Questo può aiutare a garantire che la soluzione di archiviazione cloud funzioni armoniosamente con gli strumenti e i processi esistenti. Valuta i costi e la scalabilità Il prezzo del servizio è un fattore importante nella selezione di una soluzione di archiviazione cloud. Mentre molti fornitori offrono un livello gratuito, spesso questi offrono una capacità di archiviazione limitata e poche funzionalità. È saggio comprendere la struttura dei prezzi del servizio e scegliere un piano che si allinei con il tuo budget e le tue esigenze di archiviazione. Considera l’esperienza utente e il supporto L’esperienza utente e i servizi di supporto forniti dal tuo fornitore di archiviazione cloud possono fare una grande differenza. Un’interfaccia user-friendly può semplificare la gestione e la condivisione dei file, mentre un supporto clienti reattivo può aiutare a risolvere rapidamente eventuali problemi. La scelta della soluzione di archiviazione cloud giusta implica una valutazione attenta delle tue esigenze di archiviazione, dei requisiti di sicurezza, delle capacità di integrazione, delle considerazioni sui costi e dell’esperienza utente. Fonte: bitmat.it
ACN: entra in vigore il nuovo Regolamento cloud per la PA
Con le nuove norme per la qualificazione, termina il periodo transitorio della regolazione dei servizi cloud per la PA. La norma in vigore dal 1° agosto 2024 A partire dal 1° agosto 2024 inizia la novità: l’Agenzia per la cybersicurezza nazionale ha infatti adottato il Regolamento unico per le infrastrutture e i servizi cloud per la PA, d’intesa con il Dipartimento per la trasformazione digitale. Il regolamento definisce, armonizzandole in un unico quadro normativo, le misure minime che le infrastrutture come i data center e i servizi cloud devono rispettare per supportare i servizi pubblici. Il provvedimento descrive come classificare i dati e i servizi digitali, rappresentando, a seconda del livello di importanza e sensibilità delle informazioni, una guida sicura per le Pubbliche Amministrazioni nella individuazione delle soluzioni cloud da acquisire. Per agevolarne la scelta, le PA potranno accedere al catalogo delle infrastrutture cloud disponibili sul sito dell’Agenzia. Cambia anche il processo di qualificazione, che sarà tutto digitale. I fornitori dei servizi cloud, interessati a ottenere la qualificazione, potranno farlo attraverso il sito dell’Agenzia. Il Regolamento disciplina anche l’utilizzo delle infrastrutture di housing e dei servizi di prossimità (cosiddetti ‘edge computing’). Le nuove qualifiche saranno valide per 36 mesi e soggette ad attività di monitoraggio grazie alla quale ACN potrà verificare nel tempo il rispetto dei requisiti necessari al trattamento dei dati e dei servizi in linea con il livello di classificazione. Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri, con delega all’Innovazione, Alessio Butti, ha sottolineato: “L’adozione del Regolamento unico per le infrastrutture e i servizi cloud per la PA è giunta nel pieno rispetto delle tempistiche previste grazie al lavoro impeccabile svolto dall’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN) e dal Dipartimento per la Trasformazione Digitale. Il regolamento rappresenta un passo fondamentale verso un quadro normativo armonizzato, che definisce le misure minime che le infrastrutture, come i data center e i servizi cloud, devono rispettare per supportare i servizi pubblici. L’innovazione portata da questo regolamento passa anche dal nuovo processo di qualificazione, che ora permette ai fornitori di servizi cloud di ottenere la qualificazione direttamente online”. Il sottosegretario ha inoltre voluto rimarcare come: “In questo modo stiamo promuovendo un approccio innovativo e rigoroso per la trasformazione digitale del Paese, in linea con gli standard più elevati di sicurezza e efficienza”. Parla il Direttore Generale dell’ACN In occasione dell’adozione del nuovo regime, il Direttore Generale dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale, Bruno Frattasi, ha dichiarato: “Dare stabilità alla regolazione dei servizi cloud rappresenta il raggiungimento di una tappa fondamentale per la nostra Agenzia. L’ambizione è quella di rappresentare, per le PA impegnate nei processi di transizione al cloud, un punto di riferimento che potrà orientarle nella scelta delle soluzioni più congeniali”. Il DG ha poi aggiunto: “Voglio ricordare che la migrazione al cloud è di per sé una misura organizzativa e tecnica che favorisce una maggiore protezione e sicurezza dei dati. E ci potrà offrire, con l’utilizzo delle tecnologie più avanzate, quali ad esempio l’Intelligenza artificiale, opportunità straordinarie per lo sviluppo digitale del paese”. Le informazioni sul Regolamento possono essere reperite sul sito dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale (https://www.acn.gov.it/portale/cloud). Fonte: bitmat.it
Hardware ricondizionato: una scelta sostenibile per le aziende moderne
In questo articolo scopriamo i vantaggi nell’utilizzo di hardware ricondizionato con esempi reali per mostrarne l’impatto positivo. Nel dinamico campo dell’Information Technology (IT), trovare soluzioni economiche e sostenibili è essenziale. Una delle opzioni più vantaggiose è l’hardware ricondizionato, che offre benefici sia economici che ambientali. Ma cosa significa esattamente hardware ricondizionato e perché sempre più aziende lo stanno considerando? In questo articolo scopriamo i vantaggi di queste soluzioni con esempi reali per mostrarne l’impatto positivo. Risparmio sui costi IT Uno dei principali motivi per cui le aziende preferiscono l’hardware ricondizionato è la riduzione dei costi. Acquistare hardware nuovo può essere costoso, specialmente se si tratta di dispositivi di alta qualità. L’hardware ricondizionato, invece, offre prestazioni simili a un prezzo ridotto. Ad esempio, una piccola impresa che ha optato per server ricondizionati ha risparmiato fino al 30% sui costi IT annuali, senza dover rinunciare a qualità ed efficienza. Questo risparmio può essere reinvestito in altre aree aziendali, migliorando l’efficienza generale. Inoltre, l’hardware ricondizionato offre l’opportunità di accedere a tecnologie di alta qualità che altrimenti potrebbero essere fuori budget per molte aziende. Questo permette anche alle piccole e medie imprese di rimanere competitive sul mercato, potendo accedere a strumenti tecnologici avanzati a un prezzo accessibile. Con il risparmio ottenuto, le aziende possono investire in altre aree strategiche, come la formazione del personale o lo sviluppo di nuovi prodotti e servizi, contribuendo così alla crescita complessiva dell’azienda. Prestazioni affidabili e garantite La qualità e l’affidabilità dell’hardware ricondizionato possono essere una preoccupazione. Tuttavia, i fornitori qualificati sottopongono questi prodotti a test rigorosi e processi di certificazione per garantirne la funzionalità. Ogni dispositivo viene esaminato attentamente, riparato e testato per assicurarsi che rispetti gli standard originali del produttore. Le aziende possono quindi fidarsi della qualità dell’hardware ricondizionato, sapendo che è stato controllato da esperti del settore. Inoltre, molti fornitori offrono garanzie sui prodotti ricondizionati, offrendo ulteriore sicurezza per gli acquirenti. Molti fornitori di hardware ricondizionato danno anche servizi di supporto e manutenzione, garantiscono che le aziende possano contare su un’assistenza continua per i loro dispositivi. Questo riduce ulteriormente i rischi associati all’acquisto di hardware di seconda mano e assicura che le operazioni aziendali possano continuare senza interruzioni. Inoltre, alcuni fornitori offrono anche opzioni di leasing o noleggio di hardware ricondizionato, permettendo alle aziende di accedere a tecnologie aggiornate senza dover affrontare i costi iniziali di acquisto. Un’opzione ecologica L’uso di hardware ricondizionato non è solo una scelta intelligente dal punto di vista economico, ma anche ecologica. La produzione di nuovi dispositivi elettronici richiede risorse significative e genera una grande quantità di rifiuti elettronici. Scegliendo hardware ricondizionati, le aziende contribuiscono a ridurre l’impatto ambientale associato alla produzione e allo smaltimento dei dispositivi IT. Questo aiuta a preservare le risorse naturali e ridurre l’inquinamento e i rifiuti elettronici globali. Diverse aziende hanno già integrato questa pratica nelle loro strategie di sostenibilità ambientale. Vantaggi competitivi nel mercato globale Oltre ai benefici economici e ambientali, adottare soluzioni IT sostenibili come l’hardware ricondizionato può offrire notevoli vantaggi competitivi. Le aziende che adottano pratiche ecologiche spesso godono di una migliore reputazione e di maggiore fedeltà da parte dei clienti. Molte imprese hanno scoperto che i clienti apprezzano gli sforzi per ridurre l’impatto ambientale e sono più propensi a supportare aziende che condividono i loro valori. Questo può portare a un aumento delle vendite e a un miglioramento della posizione di mercato. Conclusione In sintesi, l’hardware ricondizionato rappresenta una soluzione vantaggiosa sotto vari aspetti: permette alle aziende di risparmiare sui costi IT senza compromettere la qualità delle prestazioni, contribuisce alla sostenibilità ambientale riducendo i rifiuti elettronici e offre un vantaggio competitivo nel mercato globale grazie all’adozione di pratiche ecologiche. Considerare l’adozione di soluzioni IT sostenibili come l’hardware ricondizionato potrebbe essere il passo giusto verso un futuro più verde ed economicamente vantaggioso per la tua azienda. Fonte: bitmat.it
Violazioni informatiche alle PMI in aumento a causa di attacchi basati su Microsoft Excel
In occasione della Giornata Internazionale delle PMI, che ricorre il 27 giugno, un nuovo report di Kaspersky rivela che il numero di infezioni registrate dal settore è aumentato del 5% nel primo trimestre del 2024, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno Nel primo trimestre del 2024, pesa il bilancio di attacchi informatici a scapito delle PMI piccole e medie imprese: 2.402 utenti si sono imbattuti in malware e software indesiderati nascosti o che imitano prodotti software, con 4.110 file unici distribuiti sotto le sembianze di software per le PMI. Questo dato indica un aumento dell’8% rispetto all’anno precedente e suggerisce un costante intensificarsi dell’attività dei criminali informatici. La forma di attacco più diffusa Secondo il nuovo report di Kaspersky, le piccole e medie imprese sono sempre più spesso prese di mira dai criminali informatici e la forma di attacco più diffusa continua a essere quella dei Trojan, particolarmente pericolosi perché, a differenza dei virus, non possono autoreplicarsi e di solito imitano software legittimi. La loro versatilità e capacità di eludere le tradizionali misure di sicurezza li rende uno strumento efficace e molto diffuso. Da gennaio ad aprile 2024, Kaspersky ha registrato un numero di attacchi Trojan pari a 100.465, in aumento del 7% rispetto allo stesso periodo del 2023, e 83.145 attacchi in più rispetto alla principale minaccia rilevata da DangerousObjects, che ha registrato 17.320 attacchi, circa 6.994 in più rispetto all’anno scorso. Microsoft Excel è tornato a essere il più importante canale di attacco Microsoft Excel passa dal quarto al primo posto tra il 2023 e il 2024. Microsoft Word si è classificato al secondo posto, mentre Microsoft PowerPoint e Salesforce sono state le terze applicazioni più bersagliate. Per accedere alle informazioni sulle minacce legate al settore delle PMI, gli analisti di Kaspersky hanno incrociato applicazioni selezionate, come MS Office, MS Teams, Skype e altri programmi utilizzati dalle piccole-medie imprese con la telemetria Kaspersky Security Network (KSN). Ciò consente di determinare la percentuale di file dannosi e software indesiderati legati a questi programmi, nonché il numero di utenti attaccati da questi file. Il phishing rimane una minaccia costante nel settore delle PMI Il phishing resta una insidia notevole implicando conseguenze molto dannose per le PMI. I dipendenti ricevono link a siti web apparentemente familiari e legittimi che imitano servizi molto comuni, portali aziendali e piattaforme bancarie online. Una volta effettuato l’accesso, i dipendenti rivelano inavvertitamente nomi utente e password ai criminali informatici o scatenano attacchi informatici automatici, compromettendo le informazioni sensibili e la sicurezza aziendale. “La nostra intelligence rivela che l’errore umano, spesso dovuto a una scarsa consapevolezza in materia di sicurezza informatica, rimane una vulnerabilità significativa per le PMI. Inoltre, l’uso abituale di Microsoft Excel all’interno degli uffici costituisce un terreno fertile per i criminali informatici che possono nascondere e manipolare dati dannosi in grandi dataset che sono poi ampiamente condivisi all’interno dell’azienda. Sebbene le PMI possano pensare di non essere un bersaglio, fanno parte di un enorme ecosistema di risorse interconnesse e i criminali informatici sfrutteranno qualsiasi punto debole. Per questo motivo, è fondamentale che tutte le PMI definiscano policy chiare per l’accesso a qualsiasi asset aziendale e si assicurino che di ricordare regolarmente al personale l’importanza di seguire le regole di base della cybersecurity”, ha commentato Vasily Kolesnikov, Cybersecurity Expert, Kaspersky. Linee guida per proteggere le PMI dalle minacce Proteggere il settore delle PMI dai crescenti interessi dei criminali informatici è fondamentale per le sfide economiche, sociali e ambientali globali che ci attendono, in particolare nelle nazioni emergenti in crescita. Secondo i dati delle Nazioni Unite, 7 posti di lavoro su 10 nelle economie emergenti sono nel settore delle PMI, mentre l’accesso ai finanziamenti è sproporzionato e rende più difficile per le imprese del settore proteggersi dagli attacchi. Per proteggere le aziende dalle minacce informatiche, è importante prendere in considerazione le seguenti linee guida: Per proteggere l’azienda da un’ampia gamma di minacce, è possibile utilizzare le soluzioni della linea di prodotti Kaspersky Next, che offrono protezione in tempo reale, visibilità delle minacce, funzionalità di analisi e risposta EDR e XDR per le organizzazioni di qualsiasi dimensione e settore. In base alle esigenze attuali e alle risorse disponibili, è possibile scegliere il livello di prodotto più adatto e migrare facilmente a un altro in caso di cambiamento dei requisiti di cybersecurity. Trasformare i dipendenti in un ulteriore livello di protezione contro i cyberattacchi causati dall’uomo grazie a Kaspersky Automated Security Awareness Platform, una soluzione che insegna a comportarsi in modo sicuro su Internet e che include una simulazione di attacco di phishing, in modo che i dipendenti sappiano riconoscere le e-mail di phishing e le altre esche di social engineering. L’implementazione di Kaspersky Professional Services ottimizza il workload del reparto IT, che è sottoposto a notevoli sfide. Gli esperti Kaspersky valutano lo stato della sicurezza IT attuale, quindi installano e configurano il software Kaspersky in modo rapido e corretto per garantire prestazioni continue. Inoltre, l’assistenza Kaspersky Premium Support facilita la risoluzione rapida degli incidenti tecnici, con un minore impatto sui processi aziendali. Fornire al personale una formazione di base sull’igiene della sicurezza informatica e simulare un attacco di phishing per essere sicuri che sappiano distinguere le e-mail di phishing. Stabilire una policy di accesso alle risorse aziendali, comprese caselle di posta elettronica, cartelle condivise e documenti online. È importante tenerla aggiornata e rimuovere l’accesso se un dipendente non ne ha più bisogno per svolgere il proprio lavoro o quando lascia l’azienda. Utilizzare un software di intermediazione per la sicurezza di accesso al cloud che aiuti a gestire e monitorare l’attività dei dipendenti all’interno dei servizi cloud e ad applicare i criteri di sicurezza. Eseguire regolarmente il backup dei dati essenziali per garantire la sicurezza delle informazioni aziendali in caso di emergenza. Fonte: bitmat.it
Quali Paesi dell’UE non raggiungeranno gli obiettivi climatici per il 2030?
Nuovo studio di T&E: la Germania e l’Italia, da sole, rimarrebbero così lontane dai target climatici da consumare tutto il surplus di crediti disponibile per gli altri Paesi Gli stati membri dell’UE si danno fare per mitigare le emissioni climalteranti, eppure lo sforzo prodigato non è sufficiente a conseguire gli obiettivi climatici dell’Unione Europea. In materia di protezione del clima, l’Italia è tra i Paesi con i risultati peggiori. È quanto emerge dall’ultimo studio di Transport & Environment, l’organizzazione ambientalista indipendente europea. Senza un’azione immediata, dodici Paesi dell’UE non conseguiranno gli obiettivi climatici nazionali previsti dall’Effort Sharing Regulation (ESR), mentre altri sette rischiano di non raggiungere la piena compliance. Germania e Italia sono i due Paesi con i risultati peggiori in termini assoluti, mentre la Francia raggiungerà l’obiettivo ma con un margine molto stretto, tanto che qualsiasi passo indietro nelle politiche, o un inverno molto freddo che spinga ad aumentare il consumo di energia, potrebbero mettere a rischio il conseguimento dei suoi obiettivi. “C’è ancora tempo per correggere le politiche governative e raggiungere gli obiettivi al 2030 – commenta T&E – ma serve maggiore impegno”. Italia e Germania mancheranno gli obiettivi climatici? Lo studio presentato oggi evidenzia come Germania e Italia mancheranno i loro obiettivi climatici con uno scarto sostanziale (rispettivamente 10 e 7,7 punti percentuali). Di conseguenza, potrebbero consumare tutto il surplus di crediti disponibili per gli altri Paesi. La Germania da sola avrà bisogno del 70% dei crediti disponibili. Gli altri Paesi non conformi con gli obiettivi di riduzione delle emissioni si ritroveranno senza crediti da acquistare. Una situazione, questa, che potrebbe dare adito a contenziosi legali. L’Italia potrebbe pagare 15,5 mld di euro. Se le quote dovessero essere scambiate a 129 euro (il prezzo del carbonio previsto da Bloomberg nei settori ETS al 2030), l’Italia, con un deficit di 120 milioni di crediti, dovrà pagare 15,5 miliardi di euro ai Paesi che avranno accumulato crediti di emissione. La Germania potrebbe fare anche peggio, accumulando un debito di 16,2 miliardi. Ma i due Paesi possono ancora raggiungere i loro obiettivi, implementando nuove misure per aumentare la diffusione di veicoli elettrici, aumentare l’efficienza nel settore residenziale e altro ancora. Pericolo scarsità di crediti di emissioni I Paesi che non raggiungono gli obiettivi possono acquistare crediti da quelli che li raggiungono. Il prezzo dei crediti viene deciso bilateralmente tra i Paesi. Ma T&E avverte che, senza un’azione immediata, ci sarà una scarsità di crediti, dovuta al fatto che saranno troppi i Paesi che falliranno nel ridurre le loro emissioni in linea con i target assegnati su base nazionale. Questo potrebbe portare, nel 2030, a un’asta al rialzo per i crediti, con conseguente aumento dei prezzi. Pagare miliardi o implementare politiche migliori Andrea Boraschi, direttore dell’ufficio italiano di T&E, spiega: “L’ammontare delle sanzioni che i Paesi potrebbero dover pagare nel 2030 è impressionante. Gli stati membri si trovano di fronte a una scelta chiara: pagare miliardi per il loro debito di carbonio o implementare nuove politiche, che migliorino la vita dei loro cittadini e li proteggano dalle conseguenze del cambiamento climatico. Ci sono ancora sei anni per correggere la rotta. Chiediamo alla nuova Commissione di riunire un gruppo d’azione, in cui vengano proposte misure come gli obiettivi di elettrificazione a livello europeo per le auto aziendali e in cui i Paesi ritardatari ricevano le indicazioni necessarie”. Spagna, Grecia e Polonia i Paesi con i migliori risultati negli obiettivi climatici I Paesi che secondo lo studio di T&E stanno ottenendo i migliori risultati in termini assoluti – quindi con il maggior surplus di crediti – sono la Spagna, la Grecia e la Polonia. La Spagna potrebbe superare di 7 punti percentuali il suo obiettivo per il 2030. Se così fosse, il governo spagnolo, scambiando i suoi crediti di emissione, riceverebbe 10 miliardi circa dai Paesi che non sono in regola. I piani presentati da Francia, Paesi Bassi e Belgio sono appena sufficienti per raggiungere il loro obiettivo, ma qualsiasi passo indietro nelle politiche rischierebbe di far arretrare anche questi stati tra quelli inadempienti, avverte T&E. Debiti dell’Italia, un peso per le finanze pubbliche “La cosa più preoccupante che emerge dalla nostra analisi – ha concluso Boraschi – è che la Germania e l’Italia si accingono a divorare tutti i crediti disponibili nell’UE. Questo avrà ricadute economiche molto concrete; per l’Italia sarebbe un colpo durissimo, vista la precarietà delle nostre finanze e l’enorme debito pubblico”. Per il PNIEC italiano serve una radicale revisione. Secondo T&E il PNIEC (Piano Nazionale per l’Energia e il Clima) italiano, rispetto alla prima formulazione presentata alla Commissione, ha bisogno di radicali revisioni e in particolare di politiche stabili per accelerare l’elettrificazione dei trasporti su strada, a partire dalle auto aziendali; di un meccanismo di credito per l’elettricità rinnovabile nei trasporti; di un taglio radicale ai 22,5 miliardi di euro di sussidi ambientalmente dannosi, che l’Italia ancora elargisce alterando i prezzi di mercato a favore delle tecnologie fossili. Fonte: bitamat.it
Importante aggiornamento alla normativa sulla PEC Italiana
Introduzione La Posta Elettronica Certificata (PEC) italiana sta vivendo un’importante trasformazione normativa. Questo cambiamento mira a rendere la PEC un sistema di comunicazione utilizzabile a livello europeo, garantendo maggiori standard di sicurezza sia nell’utilizzo della casella PEC sia nell’attendibilità dei soggetti coinvolti nella corrispondenza, ovvero mittente e destinatario. Requisiti della PEC Europea Il primo requisito fondamentale per la PEC europea è l’identificazione certa del titolare della casella. Questo passo cruciale assicura che ogni casella PEC sia associata in modo inequivocabile a una persona fisica o giuridica, aumentando così la sicurezza e la fiducia nel sistema. Identificazione del Titolare A partire dal 2024, sarà possibile identificarsi direttamente dalla webmail tramite strumenti come lo SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale), la CIE (Carta d’Identità Elettronica) e la Firma Digitale. Nel frattempo, è essenziale che gli utenti accedano alla propria casella PEC per: Aggiornare il contatto email e il contatto telefonico mobile con recapiti a loro riconducibili. Controllare la corretta titolarità della casella PEC. Incremento dei Costi È importante notare che, a partire dal prossimo mese, il costo dei servizi PEC potrebbe subire un incremento del 30%. Questo aumento è dovuto alle implementazioni tecniche necessarie per adeguarsi ai nuovi requisiti normativi e garantire gli elevati standard di sicurezza richiesti a livello europeo. Vantaggi dell’Adeguamento Normativo L’adeguamento della PEC ai requisiti europei offre diversi vantaggi, tra cui: Maggiore Sicurezza: Con l’identificazione certa del titolare della casella PEC, si riducono i rischi di frodi e abusi, aumentando la fiducia degli utenti nel sistema. Uniformità Europea: Un sistema di PEC riconosciuto a livello europeo facilita la comunicazione transfrontaliera, semplificando processi burocratici e legali. Efficienza e Affidabilità: Standard più elevati garantiscono che le comunicazioni siano sicure e che i mittenti e destinatari siano verificabili, migliorando l’affidabilità delle informazioni scambiate. Conclusioni La PEC italiana sta affrontando un’evoluzione significativa per adeguarsi alle normative europee. Questo processo, pur comportando un incremento dei costi, porterà a un sistema di comunicazione più sicuro ed efficiente, con benefici tangibili per utenti e organizzazioni. È fondamentale che tutti i titolari di caselle PEC effettuino gli aggiornamenti necessari e si preparino alle nuove modalità di identificazione previste per il 2024, garantendo così la continuità e la sicurezza del servizio.