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Intesa tra Assoprovider e Legacoop per la banda ultrarga, dopo l’Umbria toccherà alla Puglia

Assoprovider e Legacoop uniscono le forze per favorire la distribuzione di banda ultralarga con fibra ottica in aree a fallimento di mercato. Questo è l’obiettivo dell’accordo tra l’Associazione dei Provider Indipendenti e Legacoop, organizzazione che sviluppa servizi e progetti per le imprese cooperative.   «Questo accordo è “figlio” delle battaglie che Assoprovider ha compiuto negli anni per permettere alle cooperative di presentarsi sul mercato come operatori di comunicazione e offrire servizi Internet. Con Legacoop supportiamo quei cittadini e quelle imprese che si organizzano in cooperative per favorire la distribuzione di banda ultralarga su territori a fallimento di mercato», spiega Giovanbattista Frontera, vice Presidente di Assoprovider.   Questo è il principio sulla base del quale nasce l’accordo che si configura come scambio di competenze tra le due associazioni: «Assoprovider mette il suo knowhow tecnico e la sua esperienza, mentre Legacoop offre la sua rete capillare di cooperative sul territorio».«Per noi è fondamentale – spiega il vicepresidente di Legacoop nazionale Carmelo Rollo – che l’offerta dalla banda larga raggiunga tutti i territori, anche le aree interne dove per le grandi compagnie è meno vantaggioso investire, affinché l’innovazione possa offrire a tutti maggiori opportunità».   Nell’idea di Legacoop e Assoprovider, le cooperative si presenteranno come gruppi di acquisto di servizi Internet. Come soci della cooperativa potranno godere di diversi vantaggi. Come, per esempio, avere più potere contrattuale nei confronti di tutti gli operatori inclusi i big player del mercato e cambiare più agevolmente operatore, se non soddisfatti dei prezzi e della qualità dei servizi. I vantaggi sono anche per gli operatori stessi che potranno farsi concorrenza senza rendite di posizione o monopoli.   Il primo esperimento di questa collaborazione inizierà in Umbria, nelle zone duramente colpite dal terremoto, poi sarà la volta della Puglia. Tra le prime azioni ci sarà quella di raccogliere le adesioni dei cittadini per la creazione di gruppi interessati a utilizzare le risorse frequenziali, cavidotti, fibra, necessari per connettersi a servizi di telecomunicazioni. Così le associazioni pensano di creare delle buone pratiche da poi esportare su altri territori.   Assoprovider e Legacoop hanno scelto di realizzare l’iniziativa insieme soprattutto in virtù dei principi comuni che condividono: «L’accesso alla Rete è una questione di democrazia perché garantisce l’uguaglianza tra i cittadini. Lo Stato deve adottare le misure necessaire per garantire ad ogni singolo individuo o qualsiasi organizzazione di realizzare in modo autonomo qualunque servizio digitale ICT, soprattutto a quelli che operano in territori dichiarati a fallimento di mercato dagli operatori economici finora autorizzati. L’accordo segue questa strada», spiegano i portavoce delle associazioni. The post Intesa tra Assoprovider e Legacoop per la banda ultrarga, dopo l’Umbria toccherà alla Puglia appeared first on Key4biz.

Fibra ottica, 750 reti locali negli Usa (le utility minacciano gli Isp)

Cresce negli Stati Uniti il numero di comunità locali che realizzano la loro rete broadband di proprietà a scapito dei network dei grandi Isp come Comcast e At&t. Secondo le più recenti rilevazioni condotte dall’associazione Community Networks (Institute for Local Self-Reliance), sono ormai 750 le comunità locali, per lo più in aree rurali del paese e per lo più in Ftth (Fiber to the home), che hanno realizzato e gestiscono in autonomia network a banda larga indipendenti dai grandi Isp Usa, un trend in crescita basato in primo luogo sul ruolo attivo delle utility elettriche locali, che hanno realizzato nuove reti in fibra accessibili al pubblico.   Contro i monopoli Nuove reti in fibra spuntate un po’ ovunque come reazione alla scarsità del servizio in troppe aree del paese. Reti nate nonostante le leggi protezionistiche in vigore in una ventina di stati Usa, frutto dell’attività di lobby dei grandi Isp, che di fatto vietano la realizzazione di questo tipo di network regionali. Leggi che in molti casi impediscono anche iniziative pubblico-privato con aziende come Google Fiber, in aree dove peraltro gli Isp non hanno interesse a investire.   La nuova mappa La nuova mappa del community broadband evidenzia che al momento 55 reti locali servono ben 108 comunità con reti pubbliche in FTTH, 76 comunità offrono accesso a network locali e circa 260 comunità sono servite da cooperative del mercato energetico. Sono 197 le comunità che offrono accesso quanto meno parziale a porzioni di rete in fibra pubblica, a fronte di più di 120 comunità che dispongono di reti in fibra spenta a disposizione di residenti e uffici locali. Un recente studio condotto dalla Harward University mostra che tendenzialmente le reti a banda larga locali costano meno per gli utenti di quelle degli Isp tradizionali come Comcast o At&t. Dopo il recente smantellamento della net neutrality e della privacy da parte di Trump, l’interesse dei cittadini per le reti locali in fibra è cresciuto ulteriormente. Il modello è un po’ quello dell’elettrificazione del paese, con il rinnovato protagonismo delle aziende locali nella fornitura dell’infrastruttura e dei servizi. Dal punto di vista politico, la tendenza verso le reti pubbliche locali è bipartisan e abbraccia quindi aree repubblicane e democratiche senza grosse distinzioni, unite più che altro dall’insoddisfazione del servizio degli incumbent.   Costa meno Un nuovo trend che rischia di costare milioni alle casse degli Isp tradizionali. A Fort Collins, in Colorado, la concorrenza di un network locale in fibra costerebbe un ammanco compreso fra 5,4 e 22 milioni di dollari a Comcast. A Seattle, una concorrenza vera da parte del network pubblico costerebbe minori ricavi compresi fra 20 e 84 milioni all’azienda privata. Secondo un recente studio condotto dal Berkman Klein Center for Internet and Society della Harvard University, le reti a banda larga di proprietà pubblica stanno diventando un vero spauracchio per gli Isp tradizionali, perché funzionano bene e costano molto meno ai consumatori. Su 27 comunità esaminate (sono poche quelle in cui contemporaneamente c’è una rete locale e un’altra di un Isp privato), lo studio ha rilevato che in 23 casi le reti Ftth locali costavano meno di quelle degli Isp, in una forbice compresa fra il -2,9%% e il -50%. The post Fibra ottica, 750 reti locali negli Usa (le utility minacciano gli Isp) appeared first on Key4biz.

Fake news, verso il 4 marzo con l’incubo delle bufale online. Ci casca ancora un italiano su due

Le fake news, o bufale online, le conoscono tutti. O almeno così si sente dire in giro. Se ne parla da tempo, è successo a tanti di aver condiviso una notizia falsa sui social network più popolari e purtroppo continua ad accadere. Un problema mondiale, tanto che recentemente il fondatore di Wikipedia, Jimmy Wales, ha lanciato un modello ibrido di community driven, con giornalisti e volontari che avranno il compito di andare a caccia di fake news.   C’è poi la stratup britannica Factamata che sfruttando l’intelligenza artificiale è in grado di eseguire sistemi di error checking (controllo e rilevazione degli errori) e fact checking (che nel giornalismo è la semplice e fondamentale “verifica dei fatti”) per sottoporre a verifica ogni possibile bufala del web (soprattutto nel caso che contenga dei numeri nel titolo).   Anche nel nostro Paese, dove il 4 marzo si vota per il rinnovo del Parlamento e in molti temono l’impatto e le ricadute delle fake news sulla tornata elettorale, il Ministero dell’Interno è corso ai ripari (o almeno ci ha provato), offrendo agli utenti di rete, tramite il Commissariato di Polizia di Stato online, canali per segnalare la presenza di false notizie su internet.   E proprio per le elezioni politiche del 4 marzo, particolarmente critiche per l’Italia, sotto diversi punti di vista (come conferma la cronaca, col tragico evento di Macerata di sabato), la Commissione europea ha deciso il mese scorso di fare del nostro Paese una sorta di case study, applicando il suo piano anti fake news con la nascita di una prima task force europea che avrà il compito inizialmente di monitorare la situazione.   Rimanendo in Italia, oggi sappiamo che oltre il 50% dei nostri concittadini ammette di essere caduto nel tranello delle fake news, “almeno una volta nell’arco dell’ultimo anno”. Addirittura il 13% confessa di aver ‘abboccato’ a più di 5 notizie costruite ad arte.   Il potere persuasivo delle bufale (della cosiddetta post verità) è riconosciuto dalla maggioranza degli intervistati: per l’80% di questi le fake news condizionano l’opinione pubblica, mentre solo l’1,4% ritiene che non abbiano alcun tipo di influenza.   L’indagine, condotta da Findomestic, cerca di capire anche quale sia allora la fonte ritenuta più sicura dagli utenti di rete. Ne risulta che i siti internet sono considerati i mezzi di informazione più attendibili da quasi tre persone su dieci (29,4%); seguono la televisione (26,5%), i blog e i forum (18,1%) e i quotidiani (10,1). I social network (7,7%), invece, sono reputati più veritieri delle radio (6,3%). Sono soprattutto i più giovani a fidarsi dei siti Internet: quasi il 36% nella fascia tra i 18 e i 24 anni. I quotidiani, invece, registrano il massimo tasso di credibilità (20,5%) tra gli over 60.   Cosa fare allora per evitare di rimanere imbrigliati nella rete dei generatori di bufale online? Per mettere in pratica il cosiddetto ‘fact checking’, il 71,2% controlla se la notizia è riportata anche su altre fonti e il 66,6% valuta la fonte da cui proviene la notizia. In linea generale, un intervistato su 2 si esprime a favore di un ‘controllo’ che certifichi che cosa è vero e che cosa no (meglio se ad opera di un ente imparziale), ma il 39% si dice contrario all’introduzione di controlli troppo severi, affermando di voler evitare ‘censure’ e di preferire che sia il cittadino a sviluppare e/o rafforzare la capacità di saper distinguere cosa è attendibile da cosa non lo è. The post Fake news, verso il 4 marzo con l’incubo delle bufale online. Ci casca ancora un italiano su due appeared first on Key4biz.

Il Galaxy S9 potrebbe non essere la sola novità di Samsung al MWC

Tutti hanno gli occhi puntati sul prossimo smartphone in arrivo al Mobile World Congress eppure dietro l’angolo c’è qualcosa di speciale One more thing avrebbe detto uno degli avversari storici di Samsung, il compianto Steve Jobs. Se gli occhi di tutti sono fissati su Galaxy S9 e Galaxy S9+, che verranno svelati il 25 febbraio al Mobile World Congress di Barcellona, la coreana potrebbe avere un’altra sorpresa per i suoi fan. Da mesi, anzi anni, conosciamo le mire innovative che guidano la compagine mobile della società. Di recente queste si sono focalizzate su una serie di tecnologie, l’Oled in primis, pensate per consentire ai display di acquisire maggiore flessibilità e durevolezza. Il risultato di tali sforzi dovrebbe essere il Galaxy X, primo smartphone pieghevole del gruppo. Il CEO della compagnia, sul finire del 2017, aveva confermato l’indiscrezione, lasciando intendere che nulla si sarebbe visto fino al 2019, ma forse le cose non stanno esattamente così. Cosa sappiamo Durante un incontro con gli investitori, la scorsa settimana, Samsung ha rivelato che il trend dei pannelli flessibili guiderà il business nel 2018: “Per quanto riguarda il settore mobile – si legge in un comunicato – Samsung è decisa a proporre soluzioni diversificate, tramite tecnologie all’avanguardia, come gli schermi pieghevoli”. Nonostante ciò, sembra che il Galaxy X sia solo all’inizio di una sua effettiva produzione. Come accaduto al MWC 2017, dove Samsung ha svelato un paio di tablet e dato un assaggio di quello che sarebbe stato il Galaxy S8 un mese dopo, anche questa volta potrebbe ripetersi il leak volontario, ovvero una prima idea di come sarà il Ten anticipandolo alla fine della conferenza degli smartphone certi, tramite un video, qualche informazione sulle funzionalità principali e le tecniche di costruzione. Di certo, le vendite del futuristico telefonino non riguarderanno tutti i mercati ma solo quello casalingo, così da capire quanto interesse ci sia davvero intorno al prodotto. Dalla Corea del Sud poi si potrà guardare all’estero, con l’Europa obiettivo secondario ma fondamentale, inteso come consolidamento. The post Il Galaxy S9 potrebbe non essere la sola novità di Samsung al MWC appeared first on Data Manager Online.

Ex dipendenti contro Facebook e Google, Crisi Catalana, Brexit, Macron in Corsica

Usa, ex esperti di Facebook e Google si coalizzano per combattere le compagnie che hanno costruito 05 feb 11:00 – (Agenzia Nova) – Un gruppo di esperti di tecnologia, ex dipendenti dei colossi Facebook e Google, allarmati dagli effetti negativi dei social network e degli smartphone, si sono coalizzati per sfidare le compagnie che hanno contribuito a costruire. Il gruppo, rivela il quotidiano “New York Times”, ha deciso di creare un sindacato, il “Center for Humane Technology” (centro per la tecnologia umana) che, insieme al comitato di controllo sui media “Common Sense Media”, sosterra’ campagne contro la dipendenza da tecnologia, a cominciare da 55 mila scuole pubbliche negli Stati Uniti. La campagna si intitola “La verita’ sulla tecnologia” e sara’ finanziata con 7 milioni di dollari da “Common Sense Media” e altri fondi che raccogliera’ il “Center for Humane Technology”. Contribuiscono con 50 milioni di dollari anche il gruppo Comcast e DirectTv. Lo scopo e’ educare gli studenti, i genitori e gli insegnanti sui rischi legati alla tecnologia, come la depressione derivante da un uso sfrenato dei social network. Il tema e’ diventano di grande attualita’ nel paese e a gennaio 2018 due grandi gruppi di Wall Street hanno chiesto alla Apple di studiare gli effetti sulla salute dei suoi prodotti, nonche’ di semplificare la limitazione per l’accesso di bambini ai loro iPhone e iPad. Pediatri e specialisti della salute mentale hanno chiesto a Facebook la scorsa settimana di chiudere il servizio di messaggistica istantanea pensato per bambini a partire dai 6 anni. Gruppi di genitori hanno, infine, lanciato l’allarme sul servizio YouTube Kids, un prodotto indirizzato a bambini che a volte mostra contenuti che possono turbare. © Agenzia Nova – Riproduzione riservata     Argentina cattura peschereccio spagnolo per pesca illegale 05 feb 11:00 – (Agenzia Nova) – La nave da pesca spagnola “Playa Pesmar uno”, con a bordo 34 membri dell’equipaggio, e’ stata bloccata dalle autorita’ marittime argentine per pesca illegale mentre trasportava circa 320 tonnellate tra naselli, merluzzi gialli, calamari e razze. La notizia e’ stata riferita oggi da tutti i principali quotidiani spagnoli, che riferiscono come il valore del carico si aggirasse intorno al milione di dollari. L’imbarcazione, lunga 63 metri e larga 12,e’ stata fermata nella zona economica esclusiva Argentina (Zeea) dal vascello della guardia costiera “Gc 27 Fique”, nei pressi di Comodoro Rivadavia. Il peschereccio battente bandiera spagnola aveva lasciato Montevideo, capitale dell’Uruguay, l’11 gennaio scorso, ed e’ stata individuata dalla Prefettura navale argentina mentre pescava illegalmente nelle acque sotto la giurisdizione argentina. Il fermo della nave spagnola si colloca nell’ambito delle “operazioni per la protezione delle risorse ittiche organizzate dal ministero della Sicurezza e svolte dalla Prefettura”, si legge in un comunicato riportato dai media spagnoli. “Lavoriamo con le forze federali per proteggere le risorse che appartengono a tutti gli argentini”, ha dichiarato il ministro della Sicurezza Patricia Bullrich in una nota in cui si ribadisce che il governo argentino sta “rafforzando ulteriormente” la propria presenza nelle acque “per garantire la sicurezza e il rispetto della legge”. © Agenzia Nova – Riproduzione riservata       Ambiente, Casa Bianca ritira la controversa nomina di White a capo del Comitato per la qualita’ ambientale 05 feb 11:00 – (Agenzia Nova) – L’amministrazione del presidente Donald Trump e’ prossima a ritirare la nomina di Kathleen Hartnett White a capo del Comitato per la qualita’ ambientale e della Casa Bianca. Ad ottobre il presidente aveva deciso di offrire la posizione a White, ricostruisce il quotidiano “New York Times”, ex responsabile dell’Autority per l’ambiente del Texas. White in quel ruolo si era distinta per aver sostenuto ad esempio che l’anidride carbonica dovrebbe essere considerato un “gas per la vita”, piuttosto che un inquinante. Il “Nyt” ricorda che le emissioni di anidride carbonica sono ritenute contribuire al riscaldamento globale della Terra. La conferma della nomina della White e’ in sospeso dalla fine del 2017 a causa dell’esito della sua audizione presso la Commissione per i lavori pubblici e l’ambiente del Senato, dove ha mostrato di sposare tesi controverse sui cambiamenti climatici e di non essere preparata su temi scientifici. In quell’occasione la White aveva dichiarato di non essere sicura che i cambiamenti climatici fossero un fenomeno reale per poi correggersi, precisando che non era sicura che l’impatto umano determini i cambiamenti climatici. I senatori democratici, inoltre, le avevano contestato affermazioni come “le energie rinnovabili sono inaffidabili e parassitarie”, e il riscaldamento globale e’ “un credo, una fede, un dogma che ha poco a che fare con la scienza”. La Casa Bianca, che intendeva ripresentare la nomina della White, sta pensando ora di rinunciare poiche’ non ci sarebbero abbastanza voti a sostenerla. © Agenzia Nova – Riproduzione riservata   Catalogna, Puigdemont convoca rappresentanti JxCat a Bruxelles 05 feb 11:00 – (Agenzia Nova) – L’ex presidente della deposta Generalitat catalana e leader del partito indipendentista Junts per Catalunya (JxCat), Carles Puigdemont, ha convocato oggi un incontro di lavoro a Bruxelles con i membri del proprio gruppo parlamentare per valutare i possibili negoziati che avranno luogo con gli alleati del partito Sinistra Repubblicana di Catalogna (Erc). Lo hanno riferito ieri tutti i principali quotidiani spagnoli che aggiungono come la delegazione dell’Erc si sia recata ieri a Bruxelles per cercare una “formula efficace” per uscire dall’attuale stallo politico. L’incontro si e’ concluso senza ulteriori accordi, nonostante piccoli passi avanti che verranno discussi oggi da Puigdemont con i membri di JxCat. I rappresentanti dell’Erc si sono recati a Bruxelles “per ascoltare la formula proposta dal presidente Carles Puigdemont e per rendere possibile un’effettiva investitura e formare un governo”, riferiscono fonti interne all’Erc. Mentre Junts per Catalunya continua ad amareggiarsi per la mancata investitura di Puigdemont, la formazione di Oriol Junqueras (Erc) cerca di negoziare un’uscita dal blocco istituzionale in cui si trova la Catalogna, la formazione di un governo e la fine dei 155, affermano fonti del partito. © Agenzia Nova – Riproduzione riservata   Brexit, la premier Theresa May esclude qualsiasi partecipazione all’unione doganale Ue per spegnere la ribellione degli euroscettici

Formazione, Vodafone Italia tra le aziende ‘Top Employer Italia 2018’

Vodafone Italia è stata riconosciuta dal Top Employers Institute tra le aziende “Top Employer Italia 2018” grazie, soprattutto, alla qualità della formazione erogata ai dipendenti, alla strategia di sviluppo dei talenti e alla cultura aziendale.   Ogni anno, Top Employers Institute certifica a livello globale le migliori aziende in ambito HR, premiando quelle che offrono le migliori condizioni di lavoro, che formano e sviluppano i talenti a ogni livello aziendale, e che si sforzano costantemente di aumentare la qualità della gestione delle risorse umane.   Vodafone, che in Italia impiega circa 7 mila dipendenti, ogni anno eroga più di 45 mila giornate di formazione, in aula e online, con un’attenzione sempre più crescente ai temi digitali. Numerosi, infatti, sono i programmi dedicati alla digitalizzazione, personalizzati a seconda della seniority e dell’esperienza, per affrontare le tematiche più rilevanti per il proprio lavoro, e permettere ai dipendenti di essere i protagonisti della trasformazione che Vodafone vuole portare nella società.   Tra questi, corsi di formazione erogati in modalità e-learning attraverso la piattaforma interattiva “YouLearn” che sfruttano anche la componente di gamification, “jam session” – discussioni in real time moderate da esperti di innovazione e aperte a tutti i colleghi, dove ognuno può esprimere la propria opinione su una tematica specifica, stimolando la generazione di nuove idee -, e visite presso aziende particolarmente virtuose per osservare da vicino come stanno mettendo in atto nuovi processi digitali e trarne spunti interessanti. Da oltre un anno, inoltre, è in corso anche il progetto di reverse mentoring ‘Digital Ninjas’, per creare un modello intergenerazionale di formazione in cui i “millennials” possano mettere a disposizione dei colleghi più senior le loro competenze tecnologiche.   Ma la digitalizzazione passa anche attraverso spazi di condivisione e strumenti di lavoro smart, per rendere il modo di lavorare delle persone sempre più agile, interattivo e orientato alla collaborazione cross-funzionale. Va in questa direzione il programma di smart working, che permette a oltre 3500 dipendenti di lavorare da remoto un giorno alla settimana.   Da sempre attenta alla valorizzazione della diversità, Vodafone è anche tra le prime aziende in Italia ad essersi impegnata formalmente con un “Inclusion commitment”, per riconoscere le differenze – di genere, età, orientamento sessuale e background – come fattori positivi di cambiamento e un modo per meglio interpretare i bisogni dei clienti. Un approccio, che mette al centro l’individuo e il suo sviluppo continuo, incentiva a valutare le persone in base al merito, e promuove un modello di leadership più ampio, che trova nel trasferimento delle competenze, nel coaching e nel confronto la sua massima espressione. The post Formazione, Vodafone Italia tra le aziende ‘Top Employer Italia 2018’ appeared first on Key4biz.

BreakingDigital. Non solo algoritmi e non solo mafie (video commento)

I giornalisti italiani alla vigilia di un possibile rimescolamento di culture e saperi per intrecciare tecnologie e investigazioni. L’obiettivo è libertà e autonomia. Due giorni importanti alla FNSI.   The post BreakingDigital. Non solo algoritmi e non solo mafie (video commento) appeared first on Key4biz.

Vorticidigitali. Lo stato dell’arte dei lavori digitali. Intervista a Massimo Mensi (Filmcams Cgil Nazionale)

Questa settimana per Key4biz ho intervistato Massimo Mensi, responsabile Filcams Cgil nazionale per il settore del Terziario Avanzato in merito alla ricerca che sta la Cgil sta conducendo sullo stato dell’arte dei lavori digitali nel nostro Paese. Per approfondire la ricerca e rispondere alle domande il sito è www.lavoratoridigitali.it    Andrea Boscaro. Filcams Cgil nazionale, assieme alla Fondazione Di Vittorio, ha promosso ha ricerca sul lavoro dei “lavoratori digitali”. Quali obiettivi vi ponete nel tentare di comprendere meglio lavori che paiono sfuggire alle forme tradizionali con le quali abbiamo fino ad oggi inquadrato le professionalità?   Massimo Mensi. Le tecnologie digitali sono divenute fondamentali per la vita delle persone e delle imprese, per la crescita individuale così come per lo sviluppo di un territorio e negli ultimi anni la produzione di beni e servizi digitali ha coinvolto una quota crescente e diversificata di lavoratrici e lavoratori, eppure le condizioni di chi opera in questi settori sono ancora poco conosciute. L’obiettivo della Filcams Cgil , insieme alla Fondazione di Vittorio è quello di dare sempre più voce e spazio ad un mondo sempre più diffuso che coinvolge più di 450mila lavoratori. Comprendere, per tutelare al meglio le tante professionalità che si stanno avvicendando nel panorama nazionale e internazionale. La ricerca è uno dei primi passi di conoscenza, per poi poter concretizzare l’ azione sindacale inclusiva.     Andrea Boscaro. Una delle sfide della ricerca è individuare e mappare con maggior profondità le nuove professionalità  digitali perché si possano comprenderne criticità e bisogni. Perché un lavoratore dovrebbe rispondere alla ricerca?   Massimo Mensi. Le condizioni di lavoro nel settore informatico sono molto diversificate, sia perché le professioni sono molteplici e in continuo mutamento, sia perché i processi di lavoro sono estremamente articolati, con imprese grandi e piccole, multinazionali e appalti, lavoro dipendente, autonomo, su piattaforma. La ricerca, – www.lavoratoridigitali.it – è uno strumento per conoscere meglio le condizioni di lavoro e orientare l’azione sindacale secondo il punto di vista stesso dei lavoratori e delle lavoratrici, partendo dai loro bisogni e dalle loro proposte. Andrea Boscaro. Le competenze legate al digitale cambiano costantemente di pari passo all’evoluzione delle piattaforme e dei modelli di business. Che sfida pone l’accelerazione in atto?   Massimo Mensi. Nel settore informatico l’aggiornamento continuo è sempre stato indispensabile, perché le tecnologie e i sistemi cambiano di continuo. In questo campo l’auto-formazione e i processi di learning by doing si accompagnano alla necessità di conseguire certificazioni utili ai percorsi di carriera, in un settore in cui le competenze sono in costante evoluzione. Allo stesso tempo, aumentano i processi di controllo, di monitoraggio e valutazione del lavoro, sia delle performance individuali che di team, e le opportunità che ha il lavoratore di avere spazi di autonomia e di gestione possono ridursi. Più in generale, l’evoluzione del lavoro su piattaforma aumenta la flessibilità del lavoro e la sua frammentazione, con dei notevoli problemi in termini di possibilità di supporto e cooperazione per i lavoratori, così come di costruzione di azioni collettive per il sindacato. D’altra parte, il lavoro informatico può essere un processo estremamente creativo e fondato sulla cooperazione, nelle aziende in cui si favorisce la partecipazione sin dalle fasi di pianificazione e sviluppo del progetto.   Andrea Boscaro. Nel corso dell’ultimo anno, i fatti di cronaca hanno fatto emergere il “dietro le quinte” di molti modelli digitali come quelli legati al commercio elettronico. Come si aiutano i consumatori a prendere atto che, dietro un “costo di spedizione” vi sono lavoratori e diritti da rispettare?   Massimo Mensi. La comunicazione e la diffusione delle tante storie e vertenze, ci ha permesso di portare allo scoperto situazioni critiche: condizioni di lavoro non così favorevoli, abusi e privazioni di diritti, diminuzioni delle tutele. Grazie anche ai social media, due casi eclatanti come il licenziamento della lavoratrice di Ikea e il primo sciopero dei lavoratori Amazon nel giorno del black Friday hanno avuto un’importante cassa di risonanza, con tanta solidarietà da parti di consumatori e cittadini. In questo contesto, la Filcams Cgil è impegnata in un progetto internazionale per rendere le multinazionali  più trasparenti ed accessibili, e far conoscere a lavoratori e consumatori le reali attività aziendali. OPEN CORPORATION ha messo sotto osservazione e in comparazione tra loro 200 aziende multinazionali su: trasparenza, accessibilità dei dati, diritti sindacali e civili, responsabilità sociale, ambientale e finanziaria. Una classifica in continua evoluzione che può dare risalto alle realtà che si impegnano nel rispetto del lavoro, nella qualità del servizio offerto e di conseguenza dei consumatori. www.opencorporation.org/it/     Andrea Boscaro. Su quali domande è costruita la ricerca e quali saranno i prossimi passi?   Massimo Mensi. Le professioni nel settore informatico sono tra le più rilevanti in un mondo del lavoro caratterizzato dalla digitalizzazione, eppure le condizioni di questi lavoratori sono poco conosciute. In questo settore coesistono lavoratori affermati con chi è soggetto a pratiche intense di sfruttamento, e il giusto riconoscimento della professionalità viene spesso a mancare. La ricerca vuole cercare di descrivere meglio queste professioni, per restituire una rappresentazione più approfondita basata sul punto di vista dei diretti interessati. Il questionario è stato costruito insieme ai lavoratori del settore e cerca di indagare i diversi aspetti che caratterizzano queste professioni: i profili professionali e di carriera, i ritmi e l’intensità del lavoro, le modalità di lavoro, le possibilità di cooperazione, l’utilizzo dello smart-working. Infine, il questionario vuole individuare le priorità per l’azione sindacale a livello aziendale e contrattuale, per costruire delle strategie mirate. The post Vorticidigitali. Lo stato dell’arte dei lavori digitali. Intervista a Massimo Mensi (Filmcams Cgil Nazionale) appeared first on Key4biz.

Come imparare l’inglese con un’app. Intervista a Maria Perillo (ABA English)

Secondo i dati Eurostat, l’Italia è uno dei paesi dove meno si parla inglese in Europa, fenomeno che frena l’internazionalizzazione ma anche la crescita di molti giovani che, per mancanza di tempo o denaro, non possono imparare la lingua. “Sicuramente il modello pedagogico della scuola italiana deve migliorare: si concentra infatti su grammatica e scrittura, mentre dovrebbe basarsi su  strategie che permettano agli alunni di sviluppare abilità nel parlare in inglese, per esempio farli esercitare nella pronuncia“, ha spiegato a Key4biz Maria Perillo, responsabile didattica dell’accademia di inglese online ABA English, un corso che permette di imparare l’inglese attraverso i film grazie a una app e conta oggi oltre 19 milioni di studenti in tutto il mondo. Con lei abbiamo parlato di inglese e nuove tecnologie.   Key4biz. Perché si parla ancora così poco inglese in Italia?   Maria Perillo. Credo che si tratti soprattutto di una questione culturale e di abitudini. In Italia continuiamo a fruire di pochi contenuti in inglese, contrariamente a quanto accade nei paesi nordici. Guardare film in lingua originale con i sottotitoli, ad esempio, aiuterebbe moltissimo. Non si deve dimenticare poi che gli italiani cominciano ad imparare l’inglese molto tardi. Si potrebbe iniziare già da piccolissimi con i cartoni animati, perché una lingua si impara soprattutto ascoltandola.    Key4biz. Non crede che da parte del mondo del lavoro ci sia poca propensione a premiare chi conosce le lingue straniere?   Maria Perillo. Al contrario, c’è sempre più bisogno di persone che sappiano l’inglese, e molto spesso vi è una corrispondenza proporzionale tra retribuzione e padronanza dell’inglese. Secondo le più importanti agenzie di reclutamento in Europa, per offerte di lavoro del tipo “colletti bianchi” si richiede la conoscenza delle lingue nell’80% dei casi, e l’inglese è ovviamente la lingua più richiesta. Per quanto riguarda le offerte per responsabili aziendali o manager, la percentuale sale al 90%. L’inglese offre accesso a un gran numero di carriere specialistiche, ma permette anche di candidarsi presso qualsiasi azienda che offra la possibilità di soddisfare le proprie ambizioni.   Key4biz. Quali sono i punti di forza delle app educative come ABA English rispetto ai metodi di insegnamento tradizionali?   Maria Perillo. I vantaggi sono molti, ma il più importante è senza dubbio la possibilità di adattare lo studio ai propri ritmi quotidiani. Avere uno smartphone sempre a portata di mano permette di approfittare di qualsiasi momento disponibile, per quanto breve, per imparare e fare pratica. Con alcune app come ABA English è possibile anche esercitarsi offline. Questo facilita lo sviluppo di abitudini di studio diverse, che noi chiamiamo ABAMoments, momenti di varia durata da dedicare all’apprendimento dell’inglese. È dimostrato che è più facile assimilare una lingua in dosi piccole e costanti, piuttosto che dedicare molte ore al giorno allo studio ma solo sporadicamente.   Key4biz. Quindi smartphone e tablet possono essere validi strumenti di apprendimento?   Maria Perillo. Certamente. Diversi studi mostrano che i dispositivi mobili aiutano chi studia a migliorare lettura e scrittura e a riconoscere quali sono le abilità che deve sviluppare maggiormente. L’alunno legge, ascolta, scrive e parla in inglese con uno strumento che utilizza nella sua vita di tutti i giorni proprio per svolgere le suddette azioni. Attraverso i cellulari è anche possibile integrare e quindi sviluppare contemporaneamente diverse abilità: si scrive parlando, si ascoltano testi scritti…   Key4biz. Non crede che così ci si rivolga solo a una fascia limitata della popolazione? Non tutti hanno uguale dimestichezza con le nuove tecnologie.   Maria Perillo. In realtà i dispositivi mobili hanno ampliato il target di utenza rispetto al computer. L’utilizzo di smartphone e tablet da parte di adulti e persone della terza età rappresenta una vera e propria rivoluzione perché permette di imparare l’inglese anche a chi ha una certa resistenza o scarsa esperienza con il PC, visto che il livello d’interazione è molto più semplice. Per quanto riguarda i più giovani, si elimina la “formalità” della didattica coinvolgendo anche gli alunni più reticenti, per esempio chi è abituato all’uso dei videogiochi.   C’è anche un vantaggio dal punto di vista economico. Studiare su dispositivo mobile spesso conviene: il corso di ABA, per esempio, ha dei costi che arrivano fino a 5-6 euro mensili in base all’abbonamento scelto.   Key4biz. Molti italiani scelgono di andare all’estero per imparare la lingua. Le app possono rappresentare una valida alternativa, oppure l’esperienza sul campo sarà sempre indispensabile?   Maria Perillo. L’immersione linguistica è sicuramente il miglior metodo, perché si impara in modo più veloce ed efficace. Ma questo vale un po’ per tutte le discipline: si impara soprattutto facendo le cose, non osservandole. Il metodo ABA cerca proprio di ricreare questa immersione con gli ABA Films. Non si parte dalla regola grammaticale, ma da filmati accattivanti che trattano storie nelle quali gli alunni possono facilmente identificarsi. Lo chiamerei un “viaggio didattico”, proprio come se ci si trovasse all’estero a studiare inglese. Divertendosi, si sviluppano progressivamente tutte e quattro le competenze linguistiche nell’ordine naturale di apprendimento: prima si ascolta e si impara a parlare, poi a leggere e scrivere. La grammatica viene introdotta nella seconda parte di ogni unità, sempre in formato video. Anche da casa propria, la sensazione è quella di vivere un’autentica esperienza di vita reale.   Key4biz. Cosa consiglia a chi ancora non parla inglese, per mancanza di voglia o di tempo?   Maria Perillo. Di non aspettare oltre. Non sapere l’inglese significa oggi non avere aperture verso l’esterno, limitarsi a una dimensione locale, rinunciare a sfruttare le mille opportunità e dimensioni di internet, auto-escludersi dal mondo degli affari ma anche da quello della cultura, della scienza, della musica e dell’arte. Il tempo non è più un limite; in fondo, basta uno smartphone per avere il mondo a portata di mano. The post Come imparare l’inglese con un’app. Intervista a Maria Perillo (ABA English) appeared first on Key4biz.

Windows Defender: update contro i programmi invasivi

Un aggiornamento per Windows Defender tutelerà gli utenti dalle pubblicità invasive dei Software gratuiti di pulizia e dai falsi allarmi lanciati per convincere a comprare la versione Pro. PC Cleaner Molti programmi per la pulizia del PC, disponibili Online, sono presenti in una versione gratuita e una a pagamento. Una buona parte di questi software sfrutta però la mancanza di competenza dei suoi utenti, convincendoli a pagare per la versione Pro. Una tecnica diffusa è l’invio frequente di messaggi di allerta o la promessa di riuscire a risolvere i problemi, solamente con l’utilizzo della versione completa. Gli utenti con conoscenza nell’ambito del PC, raramente si fanno ingannare da queste promesse, ma chi è alle prime armi è facile preda di questi metodi. Microsoft ha deciso di implementare Windows Defender, fornendogli strumenti di analisi contro software invasivi: eliminando dal PC i software positivi a tre criteri. I criteri su cui si baserà questa scansione sono: • Reports errors in an exaggerated or alarming manner about the user’s system and requires the user to pay for fixing the errors or issues monetarily or by performing other actions such as taking a survey, downloading a file, signing up for a newsletter, etc. • Suggests that no other actions will correct the reported errors or issues. • Requires the user to act within a limited period of time to get the purported issue resolved. L’invio di numerosi allarmi o messaggi relativi a interventi, l’avviso di eseguire l’azione in un tempo limite etc, faranno attivare Windows Defender. Il programma di sicurezza, marchiato Microsoft, provvederà ad eliminare il Software invasivo dal PC, come se fosse un normale Virus. Stando alle informazioni rilasciate dal Colosso di Redmond, gli sviluppatori di tali software, avranno tempo fino all’1 marzo per migliorare le proprie App e soddisfare i nuovi Criteri. Per fare ciò, Microsoft, incoraggia a inviare le proprie applicazioni al Portale di Windows Defender e verificare se sono idonee o meno. Conclusioni Windows Defender ha guadagnato, negli ultimi anni, molti titoli nell’ambito della sicurezza informatica. Se nelle versioni di Windows, precedenti a Windows 8, la sua performance era molto scadente, ora risulta essere uno dei migliori Software di difesa per Windows. L’update costante e la gestione di Microsoft dei protocolli di sicurezza, sono i punti di forza di Windows Defender. Cosa ne pensate? Fatecelo sapere nei commenti.