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Il Cloud di Interoute si dirige in Brasile, verso San Paolo

Il provider globale di cloud e network si espande in Sud America Interoute ha annunciato la disponibilità di nuovi servizi a San Paolo, Brasile. Il sito è il primo dell’azienda in Sud America ed offrirà diverse soluzioni di connettività collaborando con partner locali, oltre a ospitare il nuovo Virtual Data Centre (VDC) di Interoute. Quest’ultimo ampliamento alla piattaforma estende la presenza di Interoute in America dopo Los Angeles, Miami, New York e Washington. Considerando che le richieste dei clienti per i servizi di Interoute continuano a crescere, San Paolo fornisce un punto d’accesso strategico nei mercati emergenti e in rapida espansione del Sud America. La città è stata valutata dal Global Cities Index come leader in Sud America per le attività di business. “Il polo economico del Sud America è sempre più rilevante per la i nostri clienti, e San Paolo, nello specifico, sta diventando una vera e propria calamita d’attrazione per il cloud e SaaS”, sostiene Mark Lewis Vice EVP Products and Development di Interoute. “Dal punto di vista strategico, per la Enterprise Digital Platform di Interoute si tratta di uno sviluppo significativo, dato che ci permette di estendere la nostra offerta cloud e SD-WAN ad un nuovo continente. La nostra piattaforma supporta le aziende nell’ottimizzazione delle performance delle applicazioni utilizzate dai fornitori SaaS e ospitatein data center disseminati in tutto il mondo. La presenza a livello regionale è un fattore chiave per velocizzare la performance su tutta la nostra rete SDN a bassa latenza.“ Questo nuovo sito in Sud America conferma l’impegno di Interoute nell’espandersi a livello globale, aggiungendo un altro continente al raggio d’azione della propria piattaforma, dopo il recente annuncio sulla nuova location australiana di Sydney. Con i servizi erogati da San Paolo, che dovrebbero essere disponibili entro il primo semestre del 2018, la rete globale di Interoute connetterà ben 128 città strategiche in 31 Paesi e in 5 continenti. Interoute fornisce un’infrastruttura ICT globale che consente di integrare in tutta sicurezza gli ambienti IT legacy e quelli digitali. La Digital Enterprise Platform di Interoute offre alle aziende performance migliori per le proprie applicazioni, mixando una rete in fibra ottica veloce e globale con una struttura software defined, una piattaforma globale di cloud computing, dispositivi di sicurezza e SD-WAN Edge per connettere senza distinzioni ogni tipo di sede e ottimizzando iflussi di traffico dati delle aziende  in tutto il mondo. The post Il Cloud di Interoute si dirige in Brasile, verso San Paolo appeared first on Data Manager Online.

Digitalizzazione: uomini e macchine team unico entro 5 anni

Questi i risultati della ricerca di Dell Technologies – basata su dati quantitativi di Vanson Bourne – con focus sulla collaborazione tra uomini e macchine e le prospettive future alla luce della trasformazione digitale Stiamo entrando definitivamente nell’era della partnership tra uomo e macchina, con una visione del futuro spesso contrastante da parte della business community. È quanto emerge dallo studio “Realizing 2030: The Next Era of Human-Machine Partnerships”, condotto su 3.800 business leader globali da Dell Technologies, facendo leva su una ricerca quantitativa sviluppata da Vanson Bourne. Lo studio presentato descrive un futuro sempre più prossimo, in cui la tecnologia rappresenta l’elemento in grado di consolidare la partnership tra uomo e macchina. Le macchine, infatti, sempre più avanzate e innovative, saranno lo strumento chiave che permetterà alle persone di superare alcuni limiti. Concordano in modo particolare i business leader italiani: per l’87% del panel (82% se si guarda alla cifra globale), uomini e macchine lavoreranno come un vero e proprio team unico entro i prossimi 5 anni. In questo scenario, emerge un marcato scetticismo circa lo status attuale del processo di trasformazione digitale. In Italia, in particolare, solo il 38% della business community – presa come campione – vede il digitale già integrato in tutto ciò che facciamo. Dato che, peraltro, posiziona il Belpaese come la Nazione in questo senso più ottimista (il dato globale è al 27%), con il Giappone a fare da contraltare (17%). Tra le barriere più grandi a causare questa lentezza nel percorso di digitalizzazione, in Italia vengono citate il ritardo nella formazione della forza-lavoro in relazione al nuovo contesto digitale (57%), oltre alla mancanza di una visione strategica (56%). A livello globale, inoltre, emergono altre tendenze interessanti. Il 50% degli intervistati, per esempio, chiede protocolli più chiari, qualora le macchine che lavorano in autonomia dovessero fallire. Mentre il 45% dichiara che i computer avranno bisogno di essere istruiti per distinguere i comandi sbagliati da quelli corretti. Sempre in relazione al panel mondiale analizzato, emerge che l’81% della business community si è posta l’obiettivo di fare leva sull’Intelligenza Artificiale come strumento per anticipare la domanda dei propri clienti nel corso dei prossimi 5 anni. “Siamo ormai nel vivo della ‘quarta rivoluzione industriale’. E la partnership tra uomo e macchina non è più una previsione, è qualcosa che sta accadendo e che non può far altro che continuare a svilupparsi”, ha dichiarato Marco Fanizzi, VP & GM Enterprise Sales di Dell EMC Italia. “Si tratta di un processo che per una Nazione come l’Italia, da sempre a forte vocazione manifatturiera ed esportatrice, può rappresentare una vera e propria svolta dal punto di vista della competitività delle produzioni. Tuttavia, il processo di integrazione tra uomo e macchina va gestito accuratamente sotto molti aspetti. Soprattutto, dal punto di vista della formazione. Dobbiamo investire sui nostri giovani per creare quelle competenze irrinunciabili nel nuovo scenario digitale. Inoltre, è necessario gestire la transizione. Serve un grande focus a livello nazionale su un piano di re-skilling, indirizzato ai lavoratori di oggi, che indirizzi il significativo gap di competenze tecnologiche che esiste attualmente nella forza lavoro”. Se si analizzano le risposte dei business leader in relazione ai mercati verticali di appartenenza, si nota come l’industria dell’Oil & Gas (90%) e della Life Science siano tra tutte quelle più convinte del sempre più stretto sodalizio tra uomo e macchina entro 5 anni. Fanalino di coda, invece, il Retail con il 77%. “Nello studio Realizing 2030: The Next Era of Human-Machine Partnerships emerge chiaramente il ruolo del settore pubblico come importante abilitatore della partnership uomo-macchina e come acceleratore della trasformazione digitale in generale”, ha dichiarato Filippo Ligresti, VP & GM Commercial Sales di Dell EMC Italia. “Credo sia fondamentale assicurare continuità al piano triennale per la digitalizzazione della PA e supportare la creazione della rete di quinta generazione, per garantire un’infrastruttura di servizi base adeguata. La collaborazione uomo-macchina offre opportunità senza precedenti in tutti i campi, dal sanitario alla formazione, passando per la Pubblica Amministrazione, dove la Digitalizzazione farà cambiare velocità al paese. Opportunità come la creazione di ‘assistenti digitali’ per medici e chirurghi o strumenti innovativi a supporto della formazione dei nostri giovani e della loro crescita professionale. Inoltre, rappresenta un volano di sviluppo senza precedenti per PMI e start-up, abilitandole ad esportare in modo agile l’eccellenza del brand Italia. Nell’economia Digitale contano le idee e la velocità, non la dimensione, e questa, per noi, è un’opportunità da non perdere”. The post Digitalizzazione: uomini e macchine team unico entro 5 anni appeared first on Data Manager Online.

Accenture inaugura il nuovo Industrial IoT Innovation Center di Modena

Realizzato in collaborazione con HPE COXA, il nuovo Centro aiuterà le aziende a reinventare il loro business in chiave digitale usando soluzioni di Industry X.0 Accenture amplia il suo Industry X.0 Innovation Network in Europa con un nuovo Industrial IoT Innovation Center a Modena. Il centro offre alle aziende un modo per approfondire, testare e scalare soluzioni IIoT e trarre vantaggio dalle ultime tecnologie additive, per raggiungere nuovi livelli di efficienza e crescita attraverso miglioramenti nell’ambito dello sviluppo prodotti, dell’ingegneria, della produzione, della customer experience e della cyber security. La nuova struttura fa parte di un piano di investimenti da 1,4 miliardi di dollari da parte di Accenture, volto a espandere il suo business Industry X.0. Industry X.0 è la definizione data da Accenture al profondo cambiamento della manifattura industriale verso prodotti e servizi digitali che richiederanno in misura sempre maggiore nuovi metodi e processi di produzione e fruizione, oltre che di supporto sul campo. L’IIoT Center di Modena sarà sviluppato in collaborazione con HPE COXA, una società specializzata in engineering per i settori automotive, motorsport e automation solution; HPE COXA collabora con i player di riferimento di questi settori a livello sia locale che mondiale. L’azienda è specializzata in tecnologie metallurgiche meccaniche e ha recentemente inaugurato un nuovo centro di ricerca per le tecnologie additive metalliche; più di due terzi dei suoi 250 dipendenti sono ingegneri. L’ampliamento del network rafforza le capabilities di Accenture a supporto della digitalizzazione industriale, nonché la presenza dell’azienda nei principali mercati manifatturieri europei. Il network include l’Innovation Center di Garching, realizzato da Accenture in Germania, e verrà ulteriormente ampliato quest’anno con l’apertura di un altro centro in Nord America. I clienti del centro di Modena avranno accesso a diverse strutture e servizi, come workshop focalizzati sull’Industrial Design Thinking o Aree di Esperienza IIoT per showcase tecnologici, oltre che a ecosistemi regionali in grado di collegarli a importanti partner tecnologici, società di ricerca e start-up industriali. “I clienti in visita al nuovo centro di Modena potranno vedere da vicino il funzionamento delle più recenti tecnologie manifatturiere per prodotti digitalizzati,” ha dichiarato Aidan Quilligan, Managing Director di Accenture e responsabile globale di Industry X.0 “Nel nuovo Innovation Center sono presenti tecnologie che possono aiutare le aziende a sviluppare le soluzioni adatte alle loro sfide e a ottenere un vantaggio competitivo. Lavorando al centro con i nostri esperti, i clienti potranno sperimentare in prima persona un approccio sistematico all’innovazione che li aiuterà ad accelerare i progetti, ottimizzare i costi e cogliere maggiori opportunità di crescita nel mercato digital-first di oggi.” “Accenture continua il suo piano dedicato all’Italia con investimenti che premiano la capacità di innovarsi delle aziende del secondo Paese manifatturiero della UE”, ha dichiarato Fabio Benasso, Presidente e Amministratore Delegato di Accenture Italia. “Il centro di Modena, nel cuore di uno dei principali poli di eccellenza del Paese, arricchisce con un fondamentale tassello dedicato al manifatturiero la nostra presenza di hub sul territorio, al supporto delle aziende che vogliono accelerare la loro agenda di trasformazione digitale. Il nuovo Industrial IoT Innovation Network porterà le imprese del settore nella prossima fase dell’era digitale, consentendo loro di sperimentare le soluzioni che possono incidere in maniera significativa sull’evoluzione dei modelli di business, dei prodotti e della customer experience.” I clienti in visita al centro potranno esplorare le tecnologie e i processi chiave dell’IoT (Internet of Things) che gli consentiranno di digitalizzare le loro attività per ottenere più efficienza e crescita: applicazione di manufacturing analytics e di predictive maintenance, analizzando i dati prodotti dai sensori IoT tramite cloud e big data; IIoT (Industrial Internet of Things) e soluzioni software che consentono la gestione delle attività, degli impianti, delle macchine e delle attrezzature connesse; soluzioni Connected Industrial Worker per una maggiore sicurezza, efficacia e efficienza; Industrial Consumerism e come digitalizzare l’esperienza del cliente in ambiente business-to-business; innovazione di prodotti, servizi, soluzioni e modelli di business utilizzando approcci basati sul customer insight e sul design thinking; ingegneria digitale e sviluppo di prodotti industriali per integrare al meglio la gestione dei cicli di vita dei prodotti e delle applicazioni; idee trasformative per le operazioni di carico mediante informazioni in tempo reale. Uno studio globale di Accenture su 11 tecnologie digitali in otto settori industriali ha evidenziato che la combinazione ottimale delle nuove tecnologie utilizzate secondo un approccio Industry X.0 potrebbe incrementare il valore delle aziende a livello mondiale di 6,068 miliardi di dollari in media. Da questi dati globali, Accenture ha prodotto la ricerca “Industry X.0 – Digital Reinvention of the Italian Industry”, da cui emerge che le aziende manifatturiere italiane riconoscono l’importanza di adottare un nuovo modello industriale che permetta loro di sviluppare prodotti e servizi innovativi attraverso l’adozione delle nuove tecnologie. Ne sono prova i circa 4 miliardi di dollari investiti in tecnologie IoT nel 2017 che, secondo IDC, posizionano l’Italia al secondo posto in Europa dopo la Germania. Dallo studio Accenture emerge anche che, benché lo sviluppo di prodotti e servizi innovativi sia considerato dai dirigenti italiani una priorità strategica, meno di un terzo delle aziende intervistate si aspetta che un investimento nel digitale porti a un incremento della clientela. Allo stesso tempo, più della metà delle grandi aziende e circa la metà delle PMI temono che ritardare l’innovazione possa mettere a rischio la loro futura sopravvivenza. I manager italiani sono in una fase di ripensamento delle loro priorità strategiche, in cui è fondamentale sperimentare percorsi di trasformazione dei modelli operativi e di business in grado di generare un concreto valore incrementale. “La posizione di cui godiamo, al centro della Motor Valley e del distretto dell’automation solution, ci ha permesso di sviluppare relazioni privilegiate con i più importanti player dell’area, oltre che con i produttori di riferimento globali di questi settori” ha dichiarato Andrea Bozzoli, Amministratore Delegato di HPE COXA. “Le dimensioni contenute dell’azienda in termini di volumi e la completa integrazione delle fasi di sviluppo prodotto, in un contesto di alta complessità dal punto di vista tecnologico, sono gli ingredienti perfetti per caratterizzare l’azienda come laboratorio di sperimentazione per

Fujitsu: il 49% delle aziende ha implementato con successo progetti di trasformazione digitale

Per i business leader italiani, ‘Azioni e ‘Tecnologia’ sono alla base del processo di trasformazione digitale delle loro organizzazioni, seguiti da ‘Persone’ e ‘Collaborazione’ Fujitsu ha reso noti i risultati relativi al campione italiano coinvolto nella sua recente ricerca: The Digital Transformation PACT, che esamina le performance delle aziende nei confronti dei quattro elementi strategici necessari per potersi trasformare digitalmente: Persone, Azioni, Collaborazione e Tecnologia (PACT). Il campione italiano, rappresentato da 150 business leader di tutti i settori industriali, ha sottolineato l’importanza della tecnologia digitale nel processo di trasformazione dei processi aziendali (40%) e del modello di business delle proprie organizzazioni (29%), indicando nelle ‘Azioni’ e nella ‘Tecnologia’ (28% in entrambi i casi) gli elementi principali su cui fare leva; ‘Persone’ e ‘Collaborazione’ sono indicati come elementi importanti rispettivamente dal 25% e dal 16% del campione. Interrogati sul numero di progetti di trasformazione digitale, la maggioranza del campione nazionale (49%) ha dichiarato di aver già ottenuto dei risultati, mentre il 25% ha affermato che i progetti sono attualmente in fase di implementazione, ma i risultati non ancora disponibili. Il campione italiano (56% degli intervistati) ha messo in evidenza come nelle loro organizzazioni la tecnologia digitale viene utilizzata non solo a livello di processi e funzioni aziendali, ma anche per crearne di nuovi, da affiancare a quelli esistenti, non ancora digitali. Principale driver della trasformazione digitale si confermano i clienti (per il 39% degli intervistati), seguiti a breve distanza da partner e terze parti (35%) e concorrenti (33%). Venendo all’aspetto economico e finanziario, dall’implementazione di progetti di trasformazione digitale le imprese italiane si aspettano di ottenere un ritorno dall’investimento entro un anno e mezzo e benefici organizzativi entro 16 mesi dalla data di partenza (a livello globale si parla rispettivamente 20 mesi e un anno e mezzo). Nonostante la focalizzazione sui risultati in tempi rapidi, le organizzazioni italiane non sono immuni a fallimenti o insuccessi, anche se questi accadono in misura minore rispetto alla media globale: solo il 27% (rispetto al 33%) delle organizzazioni italiane ha annullato progetti di trasformazione digitale, con una perdita media di 455.951 euro, e solo il 21% dei progetti digitali in Italia fallisce, anche se, sorprendentemente, il costo medio di questi progetti arriva a 559.984 euro. “Le aziende italiane sembrano avere consapevolezza del loro livello di maturità digitale per affrontare progetti di trasformazione digitale” ha dichiarato Bruno Sirletti, Presidente e Amministratore Delegato di Fujitsu Italia. “I progetti vengono pianificati e implementati – alcuni con più successo di altri – ma la cosa importante è che le aziende abbiano chiaro che l’immobilità porta a un sicuro insuccesso, mentre la costante spinta all’innovazione tecnologica – a livello di processi, funzioni e non da ultimo organizzazione – è la strada che permetterà di continuare a competere nei prossimi anni”. Persone Il gap di competenze interne è il principale ostacolo per affrontare la cybersecutity nella propria organizzazione: lo dice il 68% del campione italiani. La buona notizia è che la maggior parte non sta a guardare: il 91% sta lavorando per attrarre più competenze digitali, ad esempio puntando alla riqualificazione dei propri dipendenti attraverso programmi di formazione (61%), ritenendo – nel 95% dei casi – che un team di lavoro qualificato e aggiornato sarà vitale per il successo della propria organizzazione nei prossimi tre anni. Nel 37% dei casi invece, le aziende italiane stanno adottando il cosiddetto ‘reverse mentoring’, ovvero lo scambio di competenze digitali tra dipendenti più giovani con quelli più anziani. Ma l’aggiornamento non basta e diventa cruciale – per il 37% del campione – la capacità di saper attrarre e reclutare le persone. Secondo l’85%, entro il 2020 l’Intelligenza Artificiale (AI) inciderà sulla tipologia di competenze necessarie per la propria organizzazione, tanto che il 93% di essi si sta muovendo per far fronte a questa necessità e il 91% ammette che saper attrarre personale ‘digitally native’ sarà vitale per il successo della sua azienda nei prossimi tre anni. In tanti comunque – l’88% degli intervistati – ritengono di possedere già al proprio interno le competenze necessarie per affrontare le sfide del 2020: il 94% afferma che nella propria organizzazione sia già presente una vera e propria cultura dell’innovazione e addirittura l’83% ha stabilito un processo interno per incentivare il personale a intraprendere progetti di trasformazione digitale. Più in particolare, la maggior parte delle organizzazioni sta adottando misure specifiche per sostenere la collaborazione tra diverse località geografiche (91%) e gruppi di età (88%). Tuttavia, quasi i due terzi (63%) ammettono che la paura di fallire è un grave ostacolo nel loro processo di trasformazione digitale. Azioni La strategia è alla base del successo di un progetto di trasformazione digitale e il 92% del campione italiano dichiara di averne una ben definita, grazie anche al coinvolgimento diretto del top management (94%). Si ammette però anche l’esistenza dei cosiddetti progetti ombra, quelli avviati senza un’approvazione organizzativa esplicita: per i quasi due terzi (62%) del campione costituiscono un serio problema per la loro organizzazione, anche se il 59% dichiara che spesso sono l’unico modo per provare ad ottenere un’innovazione significativa. L’attenzione ai progetti digitali in corso è sempre comunque alta e il sistema di valutazione sembra ben funzionare, tanto che il 61% delle aziende cambia o rifocalizza quelli che non stanno performando e il 25% cancella rapidamente quelli che non danno i risultati attesi. Collaborazione Per Fujitsu, la co-creazione è la chiave del successo di una azienda. In generale, le organizzazioni italiane sembrano aperte a un mondo collaborativo: il 58% sta implementando o sta pianificando progetti di co-creazione in cui lavorano a stretto contatto con un’altra organizzazione per fornire innovazione digitale. In questo caso, i partner preferenziali sono esperti di tecnologia, scelti dal 53% del campione, start-up (46%) o altre organizzazioni (45%), anche dello stesso settore (31%). In nome dell’innovazione digitale, l’81% del campione italiano afferma di essere disposta a condividere informazioni sensibili (come business plan, pipeline di prodotti e dati di R&S) con un partner esterno. Il banco di prova è il tempo: il 64% dichiara che la mancanza