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GDPR, tutte le scadenze del Garante Privacy

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Fittissimo il calendario del Garante Privacy alle prese con una serie infinita di scadenze e adempimenti normativi per garantire il pieno recepimento da parte di tutti gli stakeholder del nuovo Regolamento Ue. La nuova era della Data Protection è iniziata il 25 maggio scorso, con la piena entrata in vigore del GDPR, il regolamento Ue che impatta sull’attività del Garante Privacy. Basti pensare che nei primi quattro mesi dopo il “d-day” del 25 maggio è aumentato del 42% il numero di segnalazioni pervenute, ben a 2.547 nel periodo 25 maggio-25 settembre 2018, a fronte di 1.795 giunte nello stesso periodo dello scorso anno.   Tutte le scadenze del Garante Privacy Dal 25 maggio 2018 hanno cessato di applicarsi le disposizioni contenute in provvedimenti generali del Garante, che non siano compatibili con il Regolamento e il decreto 101. Dal 19 settembre 2018, le violazioni commesse in materia di misure di sicurezza minime non ancora definite entro questa data con ordinanza-ingiunzione del Garante possono essere pagate nella misura dei due quinti del minimo edittale. A partire da questa data si interrompono i termini di prescrizione per la riscossione delle sanzioni interessate dalla “sanatoria”. Da questa data cessano di produrre effetti le autorizzazioni generali diverse da quelle sottoposte a procedura di aggiornamento da parte del Garante. A partire da questa data alle vecchie violazioni penali si applicano le nuove sanzioni amministrative, sempre che il procedimento penale non sia stato definito. Entro il 3 ottobre 2018, il Garante dà notizia attraverso il proprio sito e con avviso pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale delle modalità di trattazione del contenzioso pregresso. Entro il 2 dicembre 2018, chi ha presentato reclami, segnalazioni e richieste di verifica preliminare può presentare al Garante richiesta di trattazione di quel contenzioso. In caso contrario, quei procedimenti diventano improcedibili. Entro questa data, l’autorità giudiziaria trasmette all’autorità amministrativa competente gli atti dei procedimenti penali relativi ai reati trasformati in illeciti amministrativi. Il 2 dicembre 2018 è il termine ultimo per effettuare il pagamento delle sanzioni in misura ridotta previsto dalla “sanatoria”. Entro il 18 dicembre 2018, il Garante verifica la compatibilità con il GDPR dei codici deontologici in materia di giornalismo, ricerca storica, statistica in ambito Sistan, statistica e scopi scientifici, investigazioni difensive e pubblica le disposizioni ritenute compatibili, che sono ridenominate regole deontologiche e sottoposte a consultazione pubblica, sulla Gazzetta Ufficiale. Sino a quel momento continuano a produrre effetti i vecchi codici. Entro il 18 dicembre il Garante verifica la compatibilità con il GDPR delle autorizzazioni generali, se necessario le aggiorna e sottopone il nuovo testo a consultazione pubblica. Le nuove autorizzazioni generali devono essere adottate entro 60 giorni dalla chiusura della consultazione pubblica e pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale. Da quel momento cessano di produrre effetti le vecchie autorizzazioni generali. Il 16 febbraio 2019 è il termine per effettuare il pagamento nel caso non si sia aderito alla “sanatoria”. Entro il 18 marzo 2019 le associazioni e gli altri organismi rappresentativi sottopongono al Garante entro questa data il codice deontologico in materia dei sistemi informativi sul credito al consumo e quello sulle informazioni commerciali. Entro sei mesi dalla presentazione degli schemi di codice al Garante si deve completare la procedura di approvazione del nuovo codice deontologico. Sino a quel momento continuano a produrre effetti i vecchi codici. 17 maggio 2019: Fine del “periodo di rispetto” durante il quale il Garante tiene conto, nell’applicazione delle sanzioni amministrative, della novità dei nuovi obblighi sulla privacy. 31 dicembre 2019: Il registro dei trattamenti è accessibile fino a questa data. 12 marzo 2020: Entro questa data il ministero della Giustizia deve adottare un decreto che, in mancanza di una legge o di un regolamento, autorizza il trattamento dei dati personali relativi a condanne penali e a reati. Con cadenza almeno biennale, Il Garante predispone misure di garanzia (tra le altre, le misure di sicurezza, quelle di accesso alle informazioni e di tutela dei diritti degli interessati) per il trattamento dei dati genetici, biometrici e relativi alla salute. Le misure di garanzia sono adottate dopo essere state sottoposte a procedura di consultazione pubblica.   Altri adempimenti senza scadenza prefissata C’è poi tutta una serie di adempimenti che non hanno una scadenza definita, ma che non per questo sono meno urgenti. Ecco quali sono.   Senza scadenza. Con uno o più regolamenti, adottati con decreto del Presidente del consiglio su proposta dei ministri competenti, vanno individuate le modalità per il trattamento dei dati personali relativi alla sicurezza e di difesa nazionale da parte del Dis (Dipartimento delle informazioni per la sicurezza), dell’Aise (Agenzia informazioni e sicurezza esterna) e dell’Aisi (Agenzie e sicurezza interna). Senza scadenza. Il Garante individua, in cooperazione con l’Autorità per le comunicazioni, le modalità di inserimento e di utilizzo dei dati personali negli elenchi telefonici pubblici oltre alle modalità per il consenso a fini di telemarketing e marketing diretto. Senza scadenza. Il Garante adotta linee guida relative alle misure organizzative e tecniche di attuazione del GDPR. Nelle linee guida il Garante promuove anche modalità semplificate di adempimento dei nuovi obblighi della privacy da parte delle piccole e medie imprese. Senza scadenza. Il Garante definisce con propri regolamenti l’organizzazione e il funzionamento del proprio ufficio. Senza scadenza. Il Garante definisce le modalità del procedimento per l’adozione dei provvedimenti e delle sanzioni amministrative. Senza scadenza. Il Garante promuove regole deontologiche per i trattamenti di cui a 6(1) lett. c) ed e), 9(4) e Capo IX Regolamento + consultazione pubblica (60 giorni) + approvazione e pubblicazione su GU e allegazione a Codice. Senza scadenza. Il Garante disciplina con proprio regolamento la trattazione di reclami, anche in forma semplificata e con termini abbreviati per reclami attinenti violazione artt. 15-22 Regolamento (diritto di accesso dell’interessato, diritto di rettifica, diritto all’oblio, diritto di limitazione di trattamento, Obbligo di notifica in caso di rettifica o cancellazione dei dati personali o limitazione del trattamento, Diritto alla portabilità dei dati, Diritto di opposizione, Processo decisionale automatizzato relativo alle persone fisiche, compresa la profilazione).     Fonte: Key4Biz.it

Garante Privacy, sanzioni ridotte per i procedimenti anteriori al GDPR

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Il Garante per la protezione dei dati personali ha messo a punto una serie di indicazioni operative per chiarire a soggetti pubblici e privati come usufruire della definizione agevolata dei procedimenti sanzionatori pendenti. Il Garante per la protezione dei dati personali ha messo a punto una serie di indicazioni operative per chiarire a soggetti pubblici e privati come usufruire della definizione agevolata dei procedimenti sanzionatori pendenti. L’agevolazione è stata prevista dal recente decreto legislativo 101/2018 che ha adeguato la normativa italiana alle disposizione del Regolamento europeo 2016/679 in materia di privacy. Le FAQ sono disponibili da oggi sul sito dell’Autorità. A partire dal 19 settembre chi intende avvalersi di questa facoltà potrà oblare le sanzioni mediante il pagamento in misura ridotta di una somma pari ai due quinti del minimo edittale stabilito per la sanzione. Il pagamento dovrà essere effettuato entro il 18 dicembre 2018. Potranno usufruire di questa speciale procedura quanti abbiamo ricevuto entro il 25 maggio 2018, data di piena applicazione del Regolamento Ue, l’atto con il quale sono stati notificati gli estremi della violazione o l’atto di contestazione. Tra le altre istruzioni, le FAQ del Garante specificano anche le modalità per il pagamento delle sanzioni, l’importo da pagare per ciascuna violazione commessa e i casi di esclusione dalle agevolazioni.   Fonte: Key4Biz.it

GDPR, da oggi in vigore il decreto legislativo 101/2018. La nuova privacy in chiave europea

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Da oggi in vigore il decreto legislativo che adegua la normativa italiana al GDPR. Tredici domande e risposte per Pa, aziende e cittadini. Da oggi la tutela dei dati personali in Italia è regolata dal GDPR e dal nuovo codice privacy. Quest’ultimo, per essere precisi, è il decreto legislativo n.101 del 10 agosto 2018 che entra in vigore oggi, 19 settembre 2018. Per comprendere, concretamente, l’importanza della norma troveremo il D.lgs. 101/2018, per esempio, negli uffici pubblici, in farmacia, dal medico fino nei curricula (anche se nei CV non è obbligatorio). Il decreto legislativo, che completa il quadro della nuova privacy in chiave europea, è ricco di disposizioni. Qui sintetizziamo le 13 novità principali. Sanzioni penali: reclusione da sei mesi fino a sei anni Trattamento illecito di dati.“Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque, al fine di trarre per sé o per altri profitto ovvero di arrecare danno all’interessato, operando in violazione del Regolamento arreca un danno all’interessato, è punito con la reclusione da sei mesi fino a un anno e sei mesi. E nei casi più gravi fino a tre anni. L’acquisizione fraudolenta di dati personali oggetto di trattamento su larga scalaè punita con la reclusione da uno a quattro anni. Comunicazione e diffusione illecita di dati personali oggetto di trattamento su larga scalaè punita con la reclusione da uno a sei anni. L’inosservanza dei provvedimenti del Garanteè punita con la reclusione da tre mesi a due anni.   Sanzioni amministrative Sarà compito del Garante Privacy a scrivere le regole per l’applicazione delle sanzioni amministrative, previste per esempio, si legge nel decreto legislativo, per chi non effettua la valutazione d’impatto sulla protezione dati – la Dpia). “Per i primi 8 mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto”, si legge nell’articolo 22, comma 13, “il Garante per la protezione dei dati personali tiene conto, ai fini dell’applicazione delle sanzioni amministrative e nei limiti in cui risulti compatibile con le disposizioni del Regolamento Ue, della fase di prima applicazione delle disposizioni sanzionatorie”, ma non significa che non potrà irrogare le sanzioni amministrative che possono essere salatissime. Sanzioni amministrative di minore e maggiore entità Le sanzioni amministrative pecuniarie di minore entità possono raggiungere i 10 milioni di euro per i singoli e per le imprese fino al 2% del fatturato globale annuo se superiore e riguardano le violazioni degli obblighi per: Il titolare ed il responsabile del trattamento L’organismo di certificazione. l’organismo di controllo dei codici di condotta. Le sanzioni amministrative pecuniarie di maggiore entità possono arrivare a 20 milioni di euro per i singoli o fino al 4% del fatturato mondiale annuo per le aziende, a prescindere da dove sia la sede principale, che può essere anche fuori dall’Europa. Anche per questo motivo con il Gdpr in vigore Facebook non potrebbe più farla franca di fronte a un nuovo caso Cambridge Analytica. Infatti queste multe scattano, per esempio, per il trasferimento illecito di dati a terzi. Modalità semplificate di adempimento degli obblighi per le Pmi In considerazione delle esigenze di semplificazione delle micro, piccole e medie imprese, il Garante Privacy dovrà promuovere modalità semplificate di adempimento degli obblighi del titolare del trattamento. Minori sui social da 14 anni senza l’ok dei genitori In Italia dal 19 settembre prossimo chi ha 14 anni potrà iscriversi liberamente sui social network e utilizzare i servizi di messaggistica istantanea (WhatsApp, ecc.). Questa è un’altra novità contenuta del testo del decreto di adeguamento al Gdpr. Gli under 14 hanno bisogno del consenso di chi esercita la responsabilità genitoriale. Ci sono novità a seguito del Decreto Legislativo n. 101 in materia di Informativa Privacy e consenso al trattamento dei dati personali? Nessuna novità. Per l’Informativa Privacy continuano a valere tutte le regole dettate dagli articoli 13 e 14 del GDPR. Stesso discorso per il consenso al trattamento dei dati personali, ove continuano a valere, come regole generali, quelle previste dall’art. 6, comma 1, lett. a), e dall’art. 7 del GDPR. Dati biometrici Il decreto dà il via libera al trattamento dei dati genetici, biometrici e relativi alla salute, che dovrà avvenire seguendo le misure di garanzia disposte dal Garante Privacy. Garante Privacy Il nuovo codice privacy rafforza i poteri e aumenta i compiti del Garante Privacy, per il quale il legislatore ha stabilito per il personale il limite di 162 unità. Novità anche per chi desidera diventare componente dell’Autorità: “Il Collegio è costituito da quattro componenti, eletti due dalla Camera dei deputati e due dal Senato della Repubblica con voto limitato. I componenti devono essere eletti tra coloro che presentano la propria candidatura nell’ambito di una procedura di selezione il cui avviso deve essere pubblicato nei siti internet della Camera, del Senato e del Garante almeno sessanta giorni prima della nomina. Le candidature devono pervenire almeno trenta  giorni prima della nomina e  i  curricula  devono  essere  pubblicati  negli stessi siti internet”.  Infine è cambiata anche la forma di tutela garantita a chi crede di aver subìto una violazione della privacy: non più il ricorso, ma l’interessato può proporre un reclamo al Garante Privacy oppure rivolgersi all’autorità giudiziaria. Dati per la ricerca scientifica e per fini statistici L’Autorità Garante per la protezione dei dati personali dovrà anche promuovere regole deontologiche per il trattamento di dati personali a fini di archiviazione nel pubblico interesse, di ricerca scientifica o storica o a fini statistici che può essere effettuato, ecco la novità introdotta, anche oltre il periodo di tempo necessario per conseguire i diversi scopi per i quali i dati sono stati in precedenza raccolti o trattati Giustizia Tutti gli organi giudiziari sono obbligati a nominare il Data Protection Officer (Dpo). I dati dei defunti I dati personali delle persone decedute possono essere esercitati da chi ha un interesse proprio, o agisce a tutela dell’interessato, in qualità di suo mandatario, o per ragioni familiari meritevoli di protezione. Cosa accade adesso per tutti quei provvedimenti emanati dal Garante per la protezione dei dati personali antecedenti al 25 maggio 2018 (come, ad esempio, quelli in materia di videosorveglianza, amministratori di sistema, marketing, ecc.)? A decorrere dal 25 maggio 2018, tutti i provvedimenti del Garante

Sextortion, Polizia Postale ‘In corso massivo spamming a scopo estorsivo via email’

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Secondo la Polizia Postale ‘è in corso una massiva attività di spamming a scopo estorsivo con l’invio di email in cui gli utenti vengono informati dell’hackeraggio del proprio account di posta elettronica ad opera di un gruppo internazionale di Criminali. Da qui scaturisce la minaccia di divulgare a tutti il tipo di siti visitati e la conseguente richiesta di denaro in criptovaluta’. La Polizia Postale ha lanciato l’allarme: “è in corso una massiva attività di spamming a scopo estorsivo con l’invio di email in cui gli utenti vengono informati dell’hackeraggio del proprio account di posta elettronica ad opera di un gruppo internazionale di Criminali. L’account sarebbe stato hackerato attraverso l’inoculamento di un virus mentre venivano visitati siti per adulti. Da qui scaturisce la minaccia di divulgare a tutti il tipo di siti visitati e la conseguente richiesta di denaro in criptovaluta”.  Nulla di tutto ciò è reale: rappresenta un’invenzione dell’autore del reato, elaborata al solo scopo di gettarci nel panico ed indurci a pagare la somma illecita: è tecnicamente impossibile, infatti, che chiunque, pur se entrato abusivamente nella nostra casella di posta elettronica, abbia potuto – per ciò solo – installare un virus in grado di assumere il controllo del nostro dispositivo, attivando la webcam o rubando i nostri dati. Ecco dunque alcuni consigli della Polizia Postale su come comportarsi: Mantenere la calma. Il criminale non dispone, in realtà, di alcun filmato che ci ritrae in atteggiamenti intimi né, con tutta probabilità, delle password dei profili social da cui ricavare la lista di nostri amici o parenti Non pagare assolutamente alcun riscatto: l’esperienza maturata con riguardo a precedenti fattispecie criminose (come Sextortion e Ransomware) dimostra che, persino quando il criminale dispone effettivamente di nostri dati informatici, pagare il riscatto determina quale unico effetto un accanimento nelle richieste estorsive, volte ad ottenere ulteriore denaro: Proteggere adeguatamente l’email (ed in generale i nostri account virtuali): cambiare – se non si è già provveduto a farlo – la password, impostando quelle complesse. Non utilizzare mai la stessa password per più profili. Abilitare, ove possibile, meccanismi di autenticazione “forte” ai nostri spazi virtuali, che associno all’inserimento della password, l’immissione di un codice di sicurezza ricevuto sul nostro telefono cellulare. Tenere presente che l’inoculazione (quella vera) di virus informatici capaci di assumere il controllo dei nostri dispositivi può avvenire soltanto se i criminali informatici abbiano avuto disponibilità materiale dei dispositivi stessi, oppure qualora siano riusciti a consumare, ai nostri danni, episodi di phishing informatico: è buona norma quindi non lasciare mai i nostri dispositivi incustoditi (e non protetti) e guardarsi dal cliccare su link o allegati di posta elettronica sospetti.   Fonte: Key4Biz.it

Gmail, Google consente alle aziende di spiare le email a fini pubblicitari

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Google ha smesso l’anno scorso di spiare le email inviate e ricevute con Gmail per personalizzare la pubblicità, ma lo permette ancora a centinaia di altre aziende che violano la privacy di 1,4 miliardi di utenti per targettizare loro gli annunci pubblicitari. Come difendersi scegliendo 4 valide alternative a Gmail. Il lupo perde il pelo ma non il vizio. Google tuttora non impedisce di far leggere a terzi le email inviate e ricevute con Gmail. Big G ha smesso di farlo l’anno scorso,  come annunciato dalla stessa compagnia: “Google non scansionerà più le email inviate e ricevute con Gmail: in questi anni l’ha fatto per mostrare pubblicità personalizzata”. Ma consente a centinaia di aziende di spiare le email di 1,4 miliardi di utenti di Gmail per fini pubblicitari. Lo si legge da una lettera che Google ha scritto al Parlamento Usa, preoccupato di possibili violazioni della privacy. “Google permette agli sviluppatori di app di analizzare gli account Gmail. Gli sviluppatori sono liberi di condividere i dati con altri soggetti, ad esempio su quali prodotti un utente ha comprato, su dove viaggia e sulle persone con cui interagisce” ha scritto nella lettera Susan Molinari, vicepresidente di Google per gli affari governativi nelle Americhe. Nella missiva viene spiegato che il colosso tech permette agli sviluppatori di app di analizzare gli account Gmail e che gli stessi sviluppatori sono liberi di condividere i dati con altri. In pratica gli sviluppatori possono accedere a informazioni su quali prodotti un utente ha comprato, dove viaggia e con quali persone interagisce di più a patto che le loro pratiche legate alla privacy siano chiare. In alcuni casi, il testo delle email è stato letto addirittura manualmente dai dipendenti di sviluppatori di app per potenziare i propri algoritmi. Secondo Alphabet, Google fa in modo che le politiche della privacy siano “facilmente accessibili agli utenti in modo da essere viste prima di decidere se concedere l’accesso” alle loro informazioni. Ad agosto il Wall Street Journal aveva scritto che Yahoo – di cui il colosso americano delle tlc Verizon Communications ha preso il controllo nel giugno 2017 in una transazione da 4,5 miliardi di dollari – sta promuovendo tra agli inserzionisti un servizio in cui oltre 200 milioni di account email vengono analizzati. L’obiettivo: scovare dati utili per capire quali prodotti gli utenti sono propensi a comprare. Nuovi casi in stile Cambridge Analityca? In merito a quest’ultimo la commissaria Ue alla Giustizia, Jourova, detta un ultimatum a Facebook, che deve realizzare una “operazione trasparenza” entro l’anno sulla privacy, pena multe forti. Facebook ha replicato: “Vogliamo cooperare”. Vedremo. Le 4 valide alternative a Gmail Dopo aver letto quest’articolo non ti fidi più di Google? Sul web esiste sempre una o più alternative valide, spesso a prova di privacy, a tutti i servizi di Google. Qui abbiamo elencato 29 valide alternative a Big G. Per quanto riguarda il client di email non esiste di fatti solo Gmail. Le 4 alternative sono: Mailfence : un servizio belga, offre 500 MB di spazio libero. Tutanota : un provider di posta elettronica tedesco, 1 GB di spazio libero. org : con sede in Germania, offre 2 GB di spazio libero. Protonmail : un servizio svizzero che fornisce gratuitamente 500 MB e certifica la segretezza delle comunicazioni così le vostre email saranno al sicuro, nessun soggetto terzo non autorizzato potrà mai leggerle o “intercettarle”.   Fonte: Key4Biz.it

Hackerato sito patronato Cisl, online email e telefoni di 37mila persone

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Sul web sono stati pubblicati i dati personali, le email, i numeri di cellulare e le password di 37.500 iscritti al sito Inas-Cisl. Il Data Breach è stato segnalato al Garante Privacy, il patronato ha così seguito il GDPR, perché il decreto legislativo per l’adeguamento della normativa nazionale al GDPR entra in vigore il 19 settembre. Indirizzo e-mail, password e, dove indicati, numero di telefono e professione delle 37.500 persone iscritte al sito web del Patronato Inas-Cisl sono adesso alla mercé di tutti. Sono stati pubblicati online dopo l’attacco informatico, conclusosi con successo, al “database relativo ai dati inseriti nell’area personale, utilizzata per accedere ad alcuni servizi del Patronato”, ha annunciato il patronato della Cisl sul sito stesso il 7 settembre: “L’Istituto sta provvedendo ad attivare tutte le azioni di verifica e tutela dei dati contenuti nel sito Inas”. Il patronato ha immediatamente segnalato il Data Breach al Garante Privacy, come prevede il GDPR si ha 72 ore di tempo per farlo. Lo prevede anche il decreto legislativo per l’adeguamento della normativa nazionale al GDPR, ma il provvedimento entrerà in vigore nel nostro Paese il 19 settembre. La violazione è stata denunciata anche alla Polizia Postale. Ma chi è stato l’autore dell’attacco hacker al sito del patronato della Cisl? È stato rivendicato da LulzSecItalia. La nota del sito del patronato della Cisl I dati sottratti sono unicamente quelli anagrafici e quelli di registrazione degli utenti al sito (indirizzo e-mail, password e, ove indicati, numero di telefono e professione). Ci preme sottolineare che i dati relativi alle pratiche aperte presso le nostre sedi non sono conservati sul database del nostro sito web e non sono quindi stati oggetto della violazione. La violazione è stata immediatamente denunciata al Garante per la Privacy e alla Polizia Postale e sono in corso verifiche approfondite per riportare il sistema alla normale operatività. Siamo consapevoli del fatto che questo incidente causa disagi ai nostri utenti: li stiamo contattando tutti per scusarci dell’inconveniente e continueremo a tenerli informati nei prossimi giorni attraverso questa pagina.   Fonte: Key4Biz.it

Facebook e Twitter contro l’Europa sui dati flop: «Colpa del Gdpr»

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  Facebook e Twitter, i giganti social in caduta libera sui mercati, hanno trovato un capro espiatorio in comune per le ultime battute di arresto: l’Unione europea. Entrambe le aziende hanno accusato il Gdpr (il regolamento europeo sulla gestione dei dati al debutto lo 25 maggio) di aver contribuito a rallentare la crescita degli utenti, provocando i capitomboli borsistici registrati fra ieri e oggi a Wall Street. Facebook ha ceduto oltre 120 miliardi di capitalizzazione, dopo che i dati del secondo trimestre 2018 hanno evidenziato ricavi sotto alle attese (“solo” 13,2 miliardi di euro) e, soprattutto, un calo un milione di utenti unici mensili in Europa. Le azioni di Twitter stanno sprofondando a -20% a New York in risposta a una perdita analoga di utenti in valore assoluti (un milione) nello scorso trimestre, da 336 a 335 milioni. E ha già anticipato che la discesa andrà avanti nei prossimi trimestri, abbassandosi anche a 330 milioni. Cosa c’entra la Ue con la “crisi” dei social In realtà i numeri esibiti da entrambe le aziende allontanerebbero qualsiasi spettro di crisi dalle imprese «normali». Facebook ha chiuso l’ultimo trimestre con fatturato in rialzo del 42% e utili oltre i 5 miliardi, Twitter ha messo a segno ricavi per 711 milioni di dollari (+24% rispetto allo stesso trimestre dell’anno scorso) e riesce a mantenere il suo business redditizio, dopo anni di attesa prima di centrare il break even (una misura che indica quando una società raggiunge il pareggio). Il problema è che il modello stesso dei social network si regge sull’incremento di utenti, la materia prima che alimenta la vendita di inserzioni pubblicitarie e quindi i guadagni del gruppo. Meno iscritti significano meno valore agli occhi degli inserzionisti, soprattutto se il calo di utenti non sembra destinato ad arrestarsi con un trimestre al di sotto delle attese. Entrambi i gruppi hanno imputato parte del rallentamento al Gdpr, il regolamento Ue sulla protezione dei dati che impone alle aziende – fra le altre cose – di richiedere in maniera esplicita il consenso per l’utilizzo di informazioni degli utenti. Una stretta che mette fuori gioco diverse applicazioni già utilizzate dalle piattaforme social, oltre a limitare il grado di pervasività che può essere raggiunto rispetto ai milioni (nel caso di Facebook, miliardi) di iscritti e al loro patrimonio di informazioni. Il regolamento è divenuto applicabile il 25 maggio, coprendo così solo una parte del trimestre “incriminato”. A quanto pare, però, è bastato a farsi sentire. Nella conference call con gli analisti, i manager di Facebook hanno ammesso che il Gdpr «non era completamente dispiegato» sul trimestre, salvo aggiungere che le sofferenze sul mercato europeo sono dipese in prevalenza dalle nuove leggi. «In Europa abbiamo visto il declino che avevamo anticipato con il Gdpr – ha detto David Wehner, il chief financial officer di Facebook – E direi che quell’impatto era davvero dovuto al Gdpr, non a trend di engagement (in gergo, “l’ingaggio” di nuovi utenti sulla piattaforma, ndr)». Twitter ha a sua volta chiamato in causa il debutto del Gdpr fra i motivi del calo di utenti, anche se «in misura minore» rispetto ad altri fattori. Le repliche: colpa di Cambridge Analytica Le repliche da Bruxelles non si sono fatte attendere. Alcuni europarlamentari citati da Bloomberg hanno fatto notare che il Gdpr è entrato in gioco dopo scandali di grossa portata, a partire dal datagate di Facebook. Quindi, tra le righe, le cause della disaffezione vanno cercate più nei comportamenti delle aziende e meno nelle novità del regolamento, dall’obbligo di richieste di consenso più trasparenti alla possibilità di trasferire i dati da una piattaforma all’altra senza limitazioni. «Si lamentano delle regole? Stanno ammettendo che, prima, non seguivano alcuna regola – dice Silvia Costa, eurodeputata S&D – Io mi domanderei più se non sia incrinato il rapporto fiduciario con gli utenti. In fondo il Gdpr ha solo ampliato le garanzie di consenso per i cittadini». Le critiche, però, arrivano anche dal mercato domestico. «I cambiamenti legislativi fanno parte del gioco per qualsiasi provider di social network. Se Facebook tira in ballo il Gdpr come scusa per il declino di utenti… Beh, è una scusa» dice al Sole 24 Ore Holger Mueller, analista di Constellation Research, una società di ricerca di casa nella stessa Silicon Valley di Facebook. Curiosamente, il regolamento era stato accusato anche del problema opposto: aver favorito il duopolio nelle entrate pubblicitarie della stessa Facebook e di Alphabet, la holding che controlla Google. In questo caso, la tesi è che i 99 articoli del regolamento siano “abbordabili” solo dalle multinazionali attrezzate con un’equipe imponente di legali e una cassa sufficiente a coprire le eventuali sanzioni, ma del tutto fuori portata per startup e imprese di media dimensione. L’amministratore delegato di Alphabet, Sundar Pichai, ha detto che è «presto» per valutare l’impatto del Gdpr sui suoi conti. Google è reduce da una sanzione di 4,3 miliardi di euro per abuso di posizione dominante esercitato attraverso Android, il suo sistema operativo mobile, ma deve ancora registrare in bilancio qualche effetto collaterale del Gdpr. In negativo o, a quanto pare, in positivo.   Fonte: ilSole24Ore

GDPR: cookie di terze parti in calo sui siti di informazione europei

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L’avvento del GDPR, il nuovo regolamento per la privacy dell’UE, ha causato una considerevole riduzione dei cookie di terze parti presenti nei siti web di notizie europei.   Il Reuters Institute for the study of journalism ha comparato i cookie salvati da oltre 200 siti di informazione di sette Stati (Finlandia, Francia, Germania, Italia, Polonia, Regno Unito, Spagna) ad aprile e a luglio, ovvero subito prima e subito dopo l’introduzione del GDPR. In media, ne vengono usati il 22 per cento in meno. La riduzione più drastica è avvenuta nel Regno Unito, in cui i cookie di terze parti sono diminuiti del 45 per cento (più del doppio della media complessiva); Spagna, Francia e Italia seguono con, rispettivamente, 33, 32 e 32 per cento. Poche le variazioni per la Germania, appena il 6 per cento. La Polonia osserva invece un sostanziale aumento, del 20 per cento. È interessante osservare come a rimetterci siano state più che altro le compagnie più piccole: Google continua ad essere onnipresente (una variazione minima, dal 97 al 96 per cento), mentre Facebook rimane a un confortevole 70 per cento (dal 75 di aprile); nelle retrovie, aziende come comScore, Rubicon Project e Oath perdono fino al 10 per cento. Oracle non compare nemmeno più nella top 10. Osservando invece i contenuti di terze parti, i più colpiti non sono i banner pubblicitari come si potrebbe prevedere, ma i pulsanti di condivisione degli articoli sui social network. D’altra parte, avevamo già analizzato la loro utilità trovandola piuttosto dubbia. Fonte: HDBlog.it

5G, da gennaio 2020 per le Tv parte lo switch off graduale per il rilascio delle frequenze

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Il Mise ha fissato il calendario per il rilascio della banda 700 MHz da parte delle Tv nazionali e locali per rendere disponibili le frequenze alle Telco per i servizi sviluppati con la tecnologia 5G. Si parte dal primo gennaio 2020 con Liguria, Toscana, Umbria, Lazio, Campania e Sardegna. Termine ultimo per lo switch off il 30 giugno 2022. Da oggi la strada che porta il 5G in Italia ha un percorso più delineato. Il Ministero dello Sviluppo Economico (MiSe) ha fissato il calendario per il rilascio della banda 700 MHz, la più pregiata, da parte dei broadcaster nazionali e locali per rendere disponibile le frequenze alle Telco (l’asta si terrà a settembre) per i servizi sviluppati in 5G, la tecnologia abilitante della quarta rivoluzione industriale. Nel nostro Paese, la banda 700 è occupata al 60% da emittenti nazionali e locali. Dal primo gennaio 2020 al 30 giugno 2022 dovrà avvenire il graduale switch off, come previsto dal decreto firmato oggi dal ministro Luigi Di Maio. Si parte dalle frequenze televisive della Liguria, Toscana, Umbria, Lazio, Campania e Sardegna, che fanno parte di una delle quattro aree con cui il Mise ha diviso il territorio nazionale per questa migrazione ancora una volta rivoluzionaria per il sistema televisivo su standard DVBT. S’inizia da queste Regioni per evitare il rischio interferenze da parte del nostro “vecchio” digitale terrestre con il segnale Lte sui 700 MHz dei nostri vicini francesi, che hanno già fatto l’asta in banda 700 e a breve cominceranno ad accendere il segnale in patria. Il nuovo standard MPEG4 Dunque partirà dal 2020 lo spegnimento delle frequenze in uso alle emittenti Tv (a cui il Mise assegnerà nuove frequenze) e la costruzione del Mux1 della Rai per aree geografiche. Questa fase di transizione, di due anni, non prevede in alcun modo l’introduzione di tecnologia T2-HEVC ma l’uso di tecnologia MPEG-4 già diffusa da qualche anno nei televisori e che nel 2020 sarà disponibile per tutta la popolazione. Il vecchio standard del digitale terrestre nel nostro Paese, MPEG2, andrà in pensione il primo luglio 2022 e per allora emittenti televisive e telespettatori dovranno essere pronti all’accensione del DVBT2, il nuovo standard tecnologico che aprirà le porte all’ultra HD e al 4K, comprimendo il doppio canali sui mux residui, che nel 2022 saranno 14. Questo significherà anche che entro 4 anni le attuali tv digitali dovranno essere sostituite con quelle di nuova generazione DVBT2 oppure dotarle di un decoder esterno. Rilascio frequenze in banda 700 MHz. La roadmap Regione per Regione, dal primo gennaio 2020 al 30 giugno 2022 Il Mise, come previsto dalla legge 27 dicembre 2017 n. 205 e secondo quanto richiesto dalla decisione europea del 2017/n. 899, ha suddiviso il territorio nazionale in quattro aree geografiche per il rilascio delle frequenze in banda 700 MHz da parte dei broadcaster:  Area 1: Liguria, Toscana, Umbria, Lazio, Campania, Sardegna. Area 2: Valle d’Aosta, Piemonte, Lombardia, province di: Trento, Bolzano, Parma e Piacenza Area 3: Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna tranne le province di Parma e Piacenza, Marche, Abruzzo, Molise, Puglia, Basilicata, Province di Cosenza e Crotone. Area: 4 Sicilia, province di Reggio Calabria, Vibo Valentia e Catanzaro. Ecco il calendario dettagliato:   Fonte: Key4Biz.it

In Finlandia arrivano le eSIM. Cosa sono e quali i vantaggi

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Dal il 14 settembre l’operatore telefonico svedese Telia attiverà in Finlandia le eSIM per il nuovo Samsung Galaxy Watch. Ecco tutti i vantaggi delle sim digitali. Il 2018, molto probabilmente, sarà l’anno dell’eSIM. Telia Company, la principale compagnia telefonica e operatore di telefonia mobile in Svezia e Finlandia, da settembre attiverà le eSIM per il nuovo Samsung Galaxy Watch. Il nuovo orologio smart di Samsung, presentato al mondo lo scorso 9 agosto, sarà il primo dispositivo intelligente della compagnia telefonica svedese a funzionare senza una scheda SIM fisica tradizionale.   eSIM: cosa sono e quali sono i vantaggi L’eSIM semplifica la vita per l’utente per tanti motivi. Intanto un abbonamento può essere acquistato senza la necessità di ottenere una scheda SIM fisica. Il dispositivo può essere progettato senza uno slot per schede SIM, rendendo più semplice la progettazione di dispositivi particolarmente piccoli. Comprensibilmente, gli smartwatch sono stati la prima categoria di dispositivi a utilizzare eSIM, ed è importante per la crescita di IoT. Inoltre l’utilizzo di eSIM contribuirà a ridurre gli effetti ambientali della produzione, dell’imballaggio e della distribuzione di schede SIM in plastica man mano che la tecnologia verrà implementata gradualmente in tablet e smartphone. Oltre questo si ridurranno drasticamente i tempi della portabilità telefonica. Si elimineranno i costi di acquisto della scheda e si eviterà anche il problema della perdita dei numeri in caso di cambio di scheda. eSIM: tutti i vantaggi per i consumatori E se un consumatore acquista un dispositivo che ha già integrato della sim virtuale potrà godere dei seguenti vantaggi: Non si acquista fisicamente Si può cambiare operatore da app senza essere obbligati ad andare nei punti vendita Si possono associare a uno stesso numero più device (smartphone, tablet, wearable) Scegliere più piani tariffari con diversi gestori per uno stesso dispositivo (per esempio Tim per telefonate, Fastweb per la connessione Internet e Vodafone per quando si è all’estero). eSIM: i vantaggi per gli operatori Da un lato la morte della Sim Card per gli operatori è una cattiva notizia, dall’altro la eSim apre un nuovo mercato per le Telco, perché grazie all’Internet delle cose i consumatori con il passare degli anni “inseriranno” la sim virtuale negli elettrodomestici e oggetti smart: lavatrici, frigo, droni, videocamere, smartwatch, ecc… tutti dispositivi per i quali i clienti chiederanno agli operatori telefonici piani tariffari ad hoc.     Fonte: Key4Biz.it