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Fattura elettronica, Antonino Maggiore (Agenzia Entrate) ‘Contrasta i falsi e va verso il Fisco 4.0’

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Nell’intervista al Sole24Ore, Antonino Maggiore, direttore dell’Agenzia delle Entrate, traccia un primo bilancio sull’e-Fattura e respinge le critiche sui presunti disservizi: “Il partner tecnologico Sogei ha installato delle ‘sonde’ che monitorano ogni 5-10 minuti i server e che non hanno rilevato alcuna anomalia”. Anche il direttore dell’Agenzia delle Entrate, Antonino Maggiore, ha parlato per la prima volta dopo l’entrata in vigore della novità fiscale per fare sia un primo bilancio sia per respingere le critiche sui presunti disservizi sulla piattaforma dedicata per l’invio della fattura elettronica, obbligatoria anche tra i privati dal 2019 (Leggi la guida completa sull’e-Fattura per conoscere le diverse categorie esentate). “A chi crede che non sapremo utilizzare i milioni di dati che stiamo già ricevendo con la fatturazione elettronica dico che queste informazioni saranno alla base delle nuove analisi di rischio per il contrasto all’evasione”. L’ha garantito il direttore dell’Agenzia delle Entrate che – in un’intervista al Sole 24 Ore – ha spiegato le potenzialità del nuovo strumento: “Le informazioni saranno processate per arrivare a definire degli indici in grado di indirizzare i controlli in modo puntuale. Nessuna pesca a strascico”, ha aggiunto Antonino Maggiore, “con questi dati potremmo iniziare a lavorare da subito anche alla precompilata Iva” e “i controlli più invasivi saranno concentrati solo nei confronti dei soggetti considerati maggiormente a rischio di evasione”. Ecco, invece, come ha replicato alle critiche sui presunti disservizi registrati sull’infrastruttura tecnologica dell’Agenzia delle Entrate predisposta per ricevere le fatture elettroniche con il sistema di interscambio (Sdi): “Siamo a oltre 8 milioni di documenti già trasmessi da più di 300mila operatori appartenenti a categorie diverse. Gli scarti sono del 7,3% e, come ribadito a più riprese, il partner tecnologico Sogei ha installato delle ‘sonde’ che monitorano ogni 5-10 minuti i server e che non hanno rilevato alcuna anomalia”. L’e-Fattura a chi dà fastidio? La fatturazione elettronica non è uno strumento diretto per combattere l’evasione fiscale ma per contrastare le false fatture: questo concetto è ripetuto spesso, anche con onestà intellettuale, dal direttore dell’Agenzia delle Entrate. Antonino Maggiore l’ha detto la prima volta nell’audizione alla Camera il 3 ottobre scorso e l’ha ribadito durante l’intervista al Sole24Ore: “Chi non emetteva fattura per frodare il sistema non sarà, solo per questo, incentivato a farlo. Ma chi emetteva fatture false ora ci penserà bene prima di inviare un documento che sarà a disposizione dell’amministrazione finanziaria. Con il nuovo strumento si potranno intercettare situazioni anomale legate a comportamenti evasivi nei confronti dei quali si potrà agire in tempi molto più rapidi rispetto al passato mediante azioni mirate di controllo”. Con l’e-Fattura intrapreso il percorso verso il Fisco 4.0 Infine il direttore dell’Agenzia delle Entrate considera l’e-Fattura obbligatoria anche per i privati come un passo importante che porta al Fisco 4.0. “Diciamo che è stato intrapreso un percorso importante. Un percorso verso la digitalizzazione e la modernizzazione del fisco. La fatturazione elettronica ne è un esempio lampante”.   Fonte: Key4Biz.it

Furto di credenziali: la minaccia emergente nel 2018

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FireEye presenta una riflessione sulle minacce rilevate nel corso dell’anno appena concluso, prestando attenzione particolare al territorio europeo. Mentre l’Europa continua ad essere il bersaglio di attacchi mirati da parte di gruppi organizzati di cyber criminali e di cyber spionaggio, un’altra minaccia ha cominciato a prendere piede e a mettere a rischio numerose organizzazioni praticamente in tutti i settori: il malware utilizzato per il furto di credenziali. Nel 2018 FireEye ha osservato un utilizzo continuativo di questa tipologia di malware da parte di cyber criminali e altri attaccanti, diffuso tramite allegato nelle email di phishing o distribuito con kit di exploit. Al contrario, dalle analisi FireEye è emerso che il ransomware, pur rimanendo una minaccia concreta, è in continua diminuzione. Una tendenza, questa, iniziata alla fine del 2017 che si è dimostrata costante. “Analizzando la Dynamic Threat Intelligence (DTI) di FireEye, che include i dati raccolti tramite le appliance email e di rete, per il periodo 1 gennaio 2018-31 dicembre 2018, si nota che quasi il 50% di tutte le minacce rilevate in Europa rientra nella categoria dei malware per il furto di credenziali”, dichiara Jens Monrad, Principal Intelligence Analyst di FireEye. Il malware per il furto di credenziali è un problema globale e le organizzazioni di tutto il mondo sono a rischio, ma in Europa e soprattutto negli stati membri dell’Unione Europea, è una sfida difficile, a cui prestare particolare attenzione per il 2019. Uno dei motivi è la continua attenzione dell’UE alla digitalizzazione attraverso iniziative che vanno dalla garanzia di una connettività ad alta velocità, alle modalità con cui i cittadini interagiscono con i governi, fino alla possibilità per le aziende e i cittadini UE di concludere transazioni di business online. Migliorare la connettività significa ampliare la superficie delle minacce informatiche, ma cosa ancora più critica, la continua espansione all’interno dei servizi pubblici digitali potrebbe essere potenzialmente un’area di interesse quando si tratta di rubare credenziali e potenziali informazioni sensibili disponibili su portali web governativi. Ad esempio nel 2017, il 58% dei cittadini dell’UE che dovevano avvalersi dei servizi pubblici, ha scelto di andare online, presentando moduli e utilizzando portali governativi. Il 29 settembre 2018, invece, è entrata in vigore la normativa europea sull’identificazione elettorale (regolamento eIDAS), che consente il riconoscimento transfrontaliero dell’identificazione elettronica. Molte di queste iniziative nell’ambito della strategia per il mercato unico digitale sono destinate a migliorare l’efficienza per i cittadini, le amministrazioni pubbliche e le imprese dell’UE e a ridurre potenzialmente i costi pubblici. I potenziali scenari della minaccia Nel passato, il malware per il furto di credenziali era rivolto principalmente ai clienti del settore dei servizi finanziari. L’aumento nell’utilizzo di malware per il furto di credenziali registrato nel 2018, potrebbe però far pensare ad uno scenario in cui le credenziali per l’accesso ai sistemi centrali dell’UE – governo, sanità, sistemi di pagamento e altri sistemi con informazioni sensibili – saranno implementate nei futuri file di configurazione del malware. Nel corso del 2018 FireEye ha osservato una serie di cyber criminali che hanno messo in vendita non solo grandi volumi di credenziali rubate, ma anche il presunto accesso diretto all’infrastruttura aziendale. Famiglie di malware già note per essere utilizzate per il furto di credenziali, hanno nel corso degli anni ampliato il loro target per includere i principali rivenditori online, siti di gioco d’azzardo e altri siti non appartenenti al mondo dei servizi finanziari. Dal punto di vista della minaccia di spionaggio informatico, potrebbe avere più senso per un attaccante acquistare il presunto accesso alle credenziali rubate o all’infrastruttura, by-passando le fasi iniziali di intrusione. “Nel nostro M-Trends Report 2018, abbiamo affrontato, tra gli altri, il tema della mancanza dei presupposti di sicurezza di base, il che rende la gestione dell’identità e degli accessi una sfida molto difficile per molte organizzazioni”, aggiunge Monrad. “Il fatto che molte aziende debbano ancora implementare l’autenticazione multi-fattore non farà altro che facilitare la raccolta delle credenziali da parte degli attaccanti.” In conclusione, mentre altre categorie di malware, come i ransomware, occupano la maggior parte dei titoli di giornale, stando alle ricerche di FireEye, una minaccia che sta prendendo sempre più piede e di cui le organizzazioni e i governi devono essere maggiormente consapevoli, è quella rappresentata dal malware per il furto di credenziali. Pur essendo una minaccia globale, essa è particolarmente problematica in Europa, soprattutto se si considerano le strategie accelerate di digitalizzazione. Le organizzazioni dell’Unione Europea non possono trascurare il valore delle credenziali presenti nel cyber spazio e devono assicurarsi di tenere sempre conto dei rischi che possono derivare da un furto di credenziali.   Fonte: BitMat.it

Chiavette USB e cyber security: vietarle è possibile?

usbmalware

A causa dei tanti problemi che causano in termini di cybersecurity, le chiavette USB sono cadute in disuso in numerose aziende. Sbarazzarsene completamente, tuttavia, significherebbe utilizzare la rete IT come unico canale per lo scambio di documenti. Un approccio che prevede l’archiviazione delle informazioni all’interno della rete o nel cloud senza alcuna possibilità di trasferimento dall’una all’altra postazione di lavoro tramite dispositivi fisici. Qual è la strategia migliore? La chiavetta USB: va vietata? Sfortunatamente, le chiavette USB sono ancora uno degli strumenti più utilizzati per diffondere virus, a dispetto della costante sensibilizzazione degli utenti sulle più elementari regole di protezione. L’ultimo report di Honeywell offre una panoramica alquanto inquietante per ogni esperto di sicurezza informatica: il 40% delle chiavette USB conterrebbero almeno un file malevolo, di cui il 26% darebbe luogo a problematiche operative. Di fronte agli evidenti rischi di uno strumento ambiguo, è comprensibile perché IBM abbia preso la – controversa – decisione di vietare l’utilizzo delle chiavette USB. Divieto realizzabile? Utile? Come implementare un tale divieto in un’azienda in cui non è possibile sostituire con dispositivi privi di porte USB l’intero parco PC schioccando le dita? Perquisiamo i dipendenti all’ingresso? Ostruiamo le porte USB con il chewing gum? Mettiamo i desktop formato tower sottochiave? “Nessuno è in grado di tenere sotto controllo tutti i dispositivi USB impiegati in azienda, a meno di monitorare o bloccare in tempo reale qualsiasi macchina connessa alla rete aziendale” afferma Marco Genovese, Network Security Product Manager di Stormshield. Non possiamo neanche rinnegare i nostri istinti: se l’alternativa all’uso delle chiavette risultasse limitante, i dipendenti tornerebbero ad avvalersi dell’opzione più semplice, che sia autorizzata o meno. Utilizzeranno quindi dispositivi USB all’insaputa del reparto IT, intensificando la piaga della “Shadow IT”. Finché comunque la chiavetta non esce dall’azienda di regola va tutto bene. Il problema è che non è quasi mai così. Potrebbe sembrare irrilevante, ma trasferire su un’unità USB delle foto dal proprio computer personale, di solito meno protetto dei PC aziendali, per poterle mostrare ai colleghi è un atto imprudente. Per fare un esempio: Stuxnet, infiltratosi nel 2010 in una centrale nucleare iraniana, proveniva da una chiavetta USB utilizzata privatamente da uno degli ingegneri. L’alternativa, ossia implementare una rete aperta che garantisca un accesso generalizzato a qualunque risorsa di rete disponendo delle giuste credenziali, permetterebbe ad eventuali cyberattacchi di diffondersi più rapidamente una volta abbattuta la prima linea di difesa. Nonostante i problemi di sicurezza correlati, è oggettivamente difficile evitare del tutto le chiavette USB e aprire la rete o affidarsi esclusivamente al cloud si rivela rischioso, sebbene questa strada risulti particolarmente comoda. Chiavette USB per rilevare eventuali cyberattacchi? Per Adrien Brochot, Endpoint Security Product Leader di Stormshield, vietare l’utilizzo delle chiavette USB non è una buona idea. Oltre a privare i dipendenti di un comodo mezzo per scambiare dati all’interno di aziende con reti frammentate e risorse non sempre accessibili direttamente “la chiavetta USB può fungere da allarme”, spiega Brochot. Qualora un’applicazione per il monitoraggio dei sistemi rilevasse che l’unità USB non è più affidabile, tale indicazione potrebbe essere indice di una potenziale minaccia informatica o di un attacco in corso. Una potenziale soluzione consiste nel dotare i sistemi di un software che tracci i movimenti di una chiavetta USB all’interno di un parco di computer. La chiavetta viene inserita in primo acchito in un terminale antivirus, completamente separato dalla rete, e viene analizzata approfonditamente. Se risulta affidabile può essere liberamente utilizzata all’interno della rete e l’utente può controllare che nessun file sia stato modificato. Tuttavia, non appena vengono trasferiti dati provenienti da un computer non dotato dell’applicazione di monitoraggio, il meccanismo si blocca e l’unità deve essere rianalizzata dal terminale con l’antivirus. Il software di tracking può essere facilmente installato su qualsiasi PC, quindi l’approccio non sarebbe così limitante come potrebbe sembrare. Il ruolo dell’analisi comportamentale Un’altra forma di difesa dei terminali degli utenti consiste nell’impiego di soluzioni HIPS (Host Intrusion Prevention System) tra cui Stormshield Endpoint Security. Questa tecnologia è in grado di rilevare qualsiasi tentativo da parte di file o applicazioni malevole di sfruttare vulnerabilità o risorse in modo illecito. Attraverso regole di controllo delle risorse è quindi in grado di bloccare processi dal comportamento anomalo o che risultino alterati. Un sistema molto promettente ma ancora in fase di perfezionamento: alcuni HIPS talvolta non riconoscono attività malevole se queste constano di una successione di azioni multiple che, individualmente, risultano legittime. Le nuove tecnologie EDR (Endpoint Detection and Response) ampliano e affinano la rilevazione di questo tipo di attacchi. “In futuro ci aspettiamo un impiego combinato di HIPS e EDR, grazie a cui non sarà più necessario vietare le chiavette USB”, aggiunge Genovese, “l’idea di IBM di vietare i dispositivi USB è più legata a fattori reputazionali, piuttosto che alla sicurezza informatica. Se qualcuno trovasse una chiavetta USB contenente dati sensibili di un’azienda che fa della cybersicurezza il suo business il danno sarebbe incalcolabile.”   Fonte: BitMat.it

2018: un bilancio dell’annus horribilis della sicurezza IT

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Il nostro Paese è sotto attacco? Purtroppo sì e in maniera costante. Se già i dati dei primi sei mesi di quest’anno erano allarmanti, l’escalation negli ultimi due mesi sta raggiungendo i massimi livelli e porterà l’Italia a chiudere il 2018 con numeri decisamente allarmanti, ponendoci inevitabilmente davanti alla necessità di riflettere con attenzione e urgenza su quanto accaduto per guardare al futuro. Il novembre italiano più caldo di sempre A inizio ottobre, i dati diffusi dal Clusit, l’Associazione italiana per la Sicurezza Informatica, che facevano riferimento ai primi sei mesi dell’anno, attestavano la crescita degli attacchi informatici in Italia al 31% rispetto all’anno precedente, con 730 episodi definiti “gravi”. Il mese di febbraio 2018, in particolare, risulta avere visto il maggior numero di attacchi degli ultimi quattro anni. Questi numeri saranno sicuramente confermati a livello annuale, e sono anzi destinati a salire. All’inizio del mese di novembre Anonymous Italia ha reso pubblici online dati, nomi, cognomi, email, password e numeri di telefono di dipendenti di diversi istituti del Cnr, alcuni database del ministero dello Sviluppo economico, di Equitalia, la controllata del ministero dell’Economia, del sistema informativo degli Archivi di Stato e dati personali di tesserati alla Lega Nord, di Fratelli d’Italia e del PD. Dal 10 novembre, con picchi estremi il 19 e il 24, un attacco massivo mai avvenuto prima nel nostro Paese ha colpito circa 3mila soggetti pubblici e privati e ha portato – come elemento più visibile – all’interruzione dei servizi informatici degli uffici giudiziari dei distretti di Corte di Appello dell’intero territorio nazionale. La violazione ha coinvolto 500mila caselle di posta elettronica certificata (pec), delle quali 98mila appartenenti alla pubblica amministrazione. L’anno dei “data breach” A livello mondiale le cose non sono andate di certo meglio quest’anno dal punto di vista delle continue violazioni di dati. Il numero di record compromessi nei primi 6 mesi dell’anno aveva già ampiamente superato i numeri dei record violati per tutto il 2017 e basta citare il caso di “Cambridge Analytica” per ricordare a tutti quale impatto questi violazioni abbiano avuto in tutto il mondo. Se per la cybersecurity il 2017 passerà alla storia come l’anno di “WannaCry”, ritengo che il 2018 sarà ricordato come l’anno delle violazioni che mettono a repentaglio milioni di dati degli utenti, in particolare di chi usufruisce delle piattaforme social o semplicemente di servizi messi a disposizione online. Negli ultimi mesi dell’anno si sono susseguiti casi eclatanti anche a livello globale, come Ia sottrazione di informazioni – come nomi, indirizzi email e password crittografate – di 100 milioni di utenti registrati sulla piattaforma Quora, o i 500 milioni di record violati relativi a clienti degli hotel Marriott in tutto il mondo. Lo scenario è quindi estremamente preoccupante perché le violazioni dei dati non sono solo un problema di sicurezza ma hanno ripercussioni complesse dal punto di vista sociale ed economico, non solo per il business delle aziende coinvolte ma anche in termini di fiducia nelle istituzioni e nel mercato e di futuro sviluppo del Paese. Massimo risultato con il minimo sforzo Molto spesso le violazioni di dati non avvengono tramite attacchi estremamente sofisticati, i criminali informatici stanno ancora sfruttando con successo tecniche collaudate e le vittime purtroppo tendono a commettere sempre gli stessi errori. Mi riferisco ad esempio all’attacco massivo in Italia: si è trattato in realtà di due attacchi distinti che si sono sommati e che dal punto divista tecnico erano abbastanza semplici. Tramite email fraudolente i cyber criminali invitavano a scaricare una fattura, nel primo caso, denominato SLoad-ITA, il file zip da scaricare nascondeva un LNK che eseguiva un codice malevolo vero e proprio, mentre il secondo caso, rilevato nella mattina del 27 novembre, nascondeva un Trojan Danabot. In genere, come confermano i dati diffusi dai nostri F5 Labs, nel corso dell’anno abbiamo assistito a una crescita esponenziale degli attacchi di phishing che sfruttano tutti i possibili canali, dalle email, ai social agli instant messaging e la scelta cade sempre di più su “bersagli multipli”, per raggiungere il massimo risultato con il minimo sforzo, sfruttando tutte le vulnerabilità delle applicazioni e dei dispositivi e adottando tecniche vecchie e nuove (malware, ransomware, phishing, DDos, ecc.). Uno sguardo al futuro Nel mondo della cybersecurity tutti devono avere una parte attiva nella gestione dei rischi: dai singoli individui che devono prestare attenzione ai loro comportamenti, fino alle aziende e ai governi. La sicurezza, infatti, è una responsabilità condivisa che deve essere affrontata in modo sinergico da governi, aziende e cittadini. Non stupisce quindi che, a seguito degli attacchi degli ultimi mesi, il Governo italiano abbia sancito l’avvio di un piano che vede la definizione di una serie di misure per rafforzare la sicurezza cibernetica nazionale. Il testo dell’ultima manovra finanziaria, in particolare, prevendere un fondo con una dotazione iniziale di 1 milione di euro per ciascuno degli anni 2019, 2020 e 2021 per potenziare gli investimenti e le dotazioni strumentali in materia di cyber security. Ci aspettavamo che le violazioni dei dati fossero all’ordine del giorno nel 2018, per questo già nei miei consigli di fine 2017 avevo sottolineato come le aziende dovessero necessariamente iniziare a pensare in modo diverso alle loro strategie di sicurezza. La cyber-difesa deve, infatti, estendersi oltre la semplice protezione delle infrastrutture di rete e ripensare il panorama stesso delle minacce. Solo cambiando prospettiva sarà possibile salvaguardare i dati in movimento e dimostrarsi a prova di futuro. Da questo punto di vista, ritengo che la sicurezza delle applicazioni, quali porte di accesso al mondo dei dati, continuerà a rappresentare la vera chiave per la protezione dei dati degli individui e delle operazioni aziendali. In un’era in cui dati e informazioni personali sono sempre più al centro dell’attenzione, sia per chi vuole impadronirsene e sfruttarli sia per chi deve tutelarli, la reputazione di un’azienda dipenderà sempre più da un’architettura di sicurezza completa. Le aziende non potranno continuare a fare affidamento solo su infrastrutture IT tradizionali e le tecnologie per la protezione dalle bot, la crittografia a livello di applicazione, la sicurezza

L’Agenzia delle Entrate spegne le critiche ‘1,5 milioni di e-Fatture in 3 giorni senza intoppi’. E a prova di privacy

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L’Agenzia delle Entrate ha comunicato il primo bilancio dell’avvio della fatturazione elettronica anche per spegnere le critiche: ‘Nessuna anomalia o rallentamento sul portale fatture e corrispettivi. Scambiati un milione e mezzo di e-Fatture in meno di 3 giorni’. Il tutto con dati al sicuro e a prova di privacy. “Nessuna segnalazione di malfunzionamenti”. Il primissimo bilancio dell’Agenzia delle Entrate sull’avvio della fatturazione elettronica, obbligatoria dal primo gennaio anche per le partite Iva, è positivo. Non ci sono stati intoppi a livello tecnologico, ha fatto sapere l’Agenzia: “A partire dal primo gennaio 2019, sul sistema di interscambio (Sdi) sono già transitate quasi un milione e mezzo di fatture elettroniche senza che il partner tecnologico Sogei abbia rilevato alcun problema tecnico o rallentamenti. Anche i centri multicanali dell’Agenzia delle Entrate non hanno ricevuto segnalazioni di malfunzionamenti”. Una nota e un numero importante di e-Fatture, inviate senza problemi durante le festività natalizie, sono la risposta ad alcune critiche “e-Fattura, il sito dell’Agenzia continua a dare problemi” mosse da “La Verità” e “Il Giornale”, quotidiani che sostengono sulla fatturazione elettronica la posizione di Forza Italia e Fratelli d’Italia: entrambi i partiti sono contrari all’e-Fattura anche per i privati. La novità fiscale riguarda, infatti, tutte le partite Iva, sono esclusi: i contribuenti forfettari, le farmacie e gli operatori sanitari, alcuni agricoltori e le associazioni sportive dilettantistiche. Ricordiamo che il legislatore ha previsto una moratoria sulla sanzione per l’invio ritardato. Mentre Giorgia Meloni propone la proroga di tre anni “dell’e-Fattura per gran parte delle P.IVA. Un fardello che farà chiudere migliaia di piccoli artigiani, commercianti, ristoratori, aziende agricole. Fratelli d’Italia chiede almeno la proroga al 2022, il governo può farlo con un decreto, basta volerlo”, Galeazzo Bignami, deputato di Forza Italia, ha chiesto le dimissioni del direttore dell’Agenzia delle Entrate: “Decine e decine, per non dire centinaia di operatori, ci segnalano come, in queste ore, così come avevamo preannunciato e temuto, il sistema allestito dall’Agenzia delle Entrate sia andato in tilt più volte e come si realizzino dei veri e propri blocchi dell’operatività dello strumento, rendendo così impossibile l’invio e la ricezione di fatture”. “È appena il caso di evidenziare”, ha continuato Bignami, “come questo significhi bloccare la circolazione della ricchezza nel nostro Paese, impedendo ad artigiani, commercianti, professionisti, imprese e lavoratori di emettere e ricevere fattura. In una Nazione seria questa situazione dovrebbe essere accompagnata immediatamente dalle dimissioni irrevocabili del direttore dell’Agenzia delle Entrate, che aveva invece offerto totali garanzie di funzionamento del sistema”. Nella nota l’Agenzia delle Entrate ha in qualche modo risposto a Bignami e fornito un altro dato positivo: “Per il 97% dei documenti inviati è stata già resa disponibile la ricevuta dell’invio prima degli ordinari 5 giorni previsti dal provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate”.   L’e-Fattura è a prova di privacy. Perché? L’attacco alla fatturazione elettronica sul fronte privacy arriva dalle pagine di Libero con l’articolo “La fattura elettronica serve solo a spiarci. I nostri dati personali saranno visibili sul sito del Fisco. Il che cozza clamorosamente con la tutela del diritto alla privacy”. Facciamo fact-checking. Il Sole 24Ore in edicola ieri a pagina 22 titola: “e-Fattura, consultazione solo su richiesta”. Nell’articolo si cita giustamente la Legge di Bilancio 2019 (articolo 1, comma 353) che stabilisce “le fatture elettroniche emesse a consumatori finali siano messe a disposizione dai servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate ‘su richiesta’. Quindi non pubblicati in modo visibile a tutti sul sito dell’Agenzia. Se così fosse, come scrive Libero, l’Autorità Garante per la protezione dei dati personali sarebbe intervenuta prontamente, come ha fatto il 16 novembre scorso con diversi rilievi. Dal tavolo tecnico con il Garante Privacy, l’Agenzia delle Entrate, si legge sul suo sito web, “ha messo a punto le nuove regole per la memorizzazione delle fatture elettroniche da parte dell’Agenzia e per l’utilizzo del servizio di consultazione da parte di contribuenti e intermediari”. In sostanza l’e-Fattura è a prova di privacy e i dati sono al sicuro perché, dichiara l’Agenzia: “Saranno i contribuenti a dare l’assenso, anche tramite intermediari delegati, alla funzionalità gratuita di consultazione e download delle fatture elettroniche resa disponibile dall’Agenzia delle entrate. L’adesione sarà espressa con la firma di uno specifico accordo di servizio che verrà pubblicato nell’area riservata del sito web dell’Agenzia entro il 3 maggio 2019. In assenza di adesione, l’Agenzia memorizzerà e renderà consultabile e scaricabile l’e-fattura solo fino all’avvenuto recapito al destinatario. Una volta consegnata la fattura saranno memorizzati esclusivamente i dati rilevanti ai fini fiscali, che verranno raccolti e archiviati in una banca dati separata e trattati per le attività istituzionali. Questi dati saranno cancellati entro il 31 dicembre dell’ottavo anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione di riferimento”.   Come funziona il servizio di consultazione e download dell’e-Fattura Se almeno una delle parti tra emittente e destinatario aderirà al servizio facoltativo, l’Agenzia memorizzerà la fattura nella sua interezza, rendendola disponibile per la consultazione e lo scarico solo a chi avrà aderito al servizio. Potranno aderire anche i consumatori finali che quindi avranno la possibilità di accedere, all’interno della propria area riservata sul sito web dell’Agenzia, alle e-fatture ricevute.   Memorizzazione solo dei dati fiscali Fino al 2 luglio 2019, termine ultimo per effettuare l’adesione al servizio, l’Agenzia memorizzerà temporaneamente le fatture elettroniche e le renderà disponibili in consultazione, su richiesta, all’emittente, al destinatario o a loro intermediari delegati. Se non si aderisce, l’Agenzia cancellerà le fatture elettroniche memorizzate durante il periodo transitorio e manterrà solo i dati di natura fiscale, che verranno raccolti e archiviati nella banca dati separata.   Fonte: Key4Biz.it

La sicurezza informatica nel 2019: tendenze e previsioni

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Ogni nuovo anno in arrivo, tra i più recenti, è stato designato come “l’anno della violazione dei dati”. Questa tendenza non scomparirà e la necessità di iniziative in risposta alle violazioni, non solo in termini di compliance, servirà a generare sempre maggiore consapevolezza su quanto siano coinvolti i dati.   Poiché le violazioni sono sempre più gravi e numerose, la capacità di reagire tempestivamente sarà della massima importanza. Normative come il GDPR richiedono alle organizzazioni di contrastare e segnalare immediatamente le violazioni delle informazioni personali. Sei mesi dopo l’entrata in vigore del GDPR, il mancato rispetto del termine di 72 ore entro cui segnalare le violazioni dei dati sembra essere diffuso, ma è soggetto a multe che ammontano fino a 10 milioni di Euro o al due per cento del fatturato globale annuo. Dato il crescente numero di Paesi che adottano leggi severe sulla protezione dei dati, è sorprendente notare come molte organizzazioni non siano ancora in grado di reagire a episodi di violazione. Dal momento che questi continuano ad assumere sempre maggiori dimensioni, aumentano anche i costi necessari a gestirne le conseguenze, incluse le multe imposte quando gli incidenti non vengono rilevati a affrontati in modo tempestivo. Le organizzazioni dovranno prevedere più risorse per prepararsi a un’eventuale violazione dei dati. Gli standard per l’Open Banking e le nuove tecnologie porteranno innovazione nei servizi finanziari Frederik Mennes, Senior Manager Market & Security Strategy, Security Competence Center, OneSpan Una delle tendenze più importanti che vedremo nel 2019 è l’adozione globale dell’Open Banking, in particolare nel Regno Unito, nell’Unione Europea e nell’area Asia-Pacifica (principalmente a Singapore, Hong Kong e in Australia). L’Open Banking consente a fornitori terzi di servizi di pagamento (third-party payment service providers, o TPP) di ottenere dalle banche i dati sulla storia finanziaria dei consumatori e di avviare pagamenti direttamente attraverso conti bancari. I TPP hanno quindi la capacità di creare – attorno alle API fornite dalle banche – innovative soluzioni per servizi finanziari rivolti a consumatori e imprese, come applicazioni per l’aggregazione di conti e nuovi metodi di pagamento. Ciò dovrebbe dar luogo a meccanismi di pagamento più diversificati, con minori costi e maggiore praticità per gli utenti. Nel contesto dell’Open Banking, assisteremo a molti dibattiti sulla praticità del processo di autenticazione. Quando desidera accedere a un’applicazione bancaria tramite l’applicazione di un TPP, un utente deve essere autenticato dalla banca e il flusso di autenticazione deve essere integrato nell’applicazione del TPP. L’autenticazione deve avvenire in modo sicuro e allo stesso tempo pratico per gli utenti, che altrimenti non adotterebbero le applicazioni dei TPP. Ci sono ancora molte discussioni tra istituzioni finanziarie, TPP e autorità di regolamentazione su come questa autenticazione debba avvenire, e sono diversi gli approcci considerati (ad esempio integrata, con reindirizzamento, disgiunta). Questo dibattito si svolgerà in particolare nell’Unione Europea, poiché le istituzioni finanziarie devono fornire le API per l’Open Banking entro settembre 2019, in linea con il calendario stabilito dalle Norme Tecniche di Regolamentazione della PSD2. Il potere dei consumatori spingerà le banche e le istituzioni finanziarie a migliorare la sicurezza e l’esperienza utente. Will LaSala, Director of Security Solutions, Security Evangelist, OneSpan Il bene più prezioso di un istituto finanziario sono i suoi clienti. Nel 2019, l’intelligent authentication diventerà una necessità per le istituzioni finanziarie per offrire una migliore esperienza ai clienti, diminuire i costi, ridurre i rischi e aumentare le entrate, elementi che nel loro insieme garantiscono un vantaggio competitivo. I consumatori non vogliono più pagare per la sicurezza, semplicemente se l’aspettano. Oggi, le banche e le istituzioni finanziarie stanno già cercando di semplificare e proteggere le transazioni online e mobile dei loro clienti. Ciò inizia con l’uso dell’adaptive authentication e dell’orchestrazione all’interno delle proprie piattaforme e infrastrutture. Quello che segue è una completa e continua autenticazione intelligente che impedisce passi falsi come bloccare un utente durante il login o richiedergli salti mortali senza considerare il rischio potenziale associato alla transazione. Poiché i clienti si aspettano che le loro applicazioni bancarie siano protette a partire dal momento in cui le scaricano, durante l’uso di ogni giorno e quando utilizzano nuove funzionalità e prodotti, banche e istituti finanziari non avranno altra scelta se non quella di rafforzare i loro sistemi e le loro tecnologie core, quali le applicazioni bancarie di uso quotidiano, con tecnologie intelligenti che garantiscano il corretto livello di autenticazione al momento giusto. Il DevSecOps svolgerà un ruolo fondamentale nelle applicazioni per la sicurezza aziendale. Will LaSala, Director of Security Services, Security Evangelist, OneSpan Il ruolo del DevOps e del DevSecOps si è spostato oltre la protezione delle app rivolte ai consumatori e sta ora guardando a come proteggere le applicazioni interne di sicurezza aziendale, come le applicazioni single sign-on di un’organizzazione. Vedremo il DevSecOps passare alla tecnologia di intelligent authentication per aiutare a proteggere e semplificare i potenziali rischi associati alle piattaforme applicative per i dipendenti. Dato che circa il 30% di tutte le violazioni derivano da una vulnerabilità a livello di applicazione, le organizzazioni dovranno adottare un processo di sviluppo software maturo e sicuro, che vada oltre la semplice scansione e correzione di errori nella sicurezza. Tecnologie avanzate come l’intelligent authentication, che garantiscono che i dipendenti utilizzino il corretto livello di autenticazione al momento giusto, saranno fondamentali per un’infrastruttura di sicurezza di successo e per impedire future vulnerabilità delle applicazioni all’interno dell’organizzazione. Vedremo il ruolo del DevSecOps completamente integrato nei security team aziendali, con questi ultimi che si espanderanno rapidamente all’interno delle organizzazioni per proteggere le applicazioni dell’azienda.   Fonte: BitMat.it

e-Fattura, avvio da gennaio senza sanzioni o con multe ridotte. Tutti i casi

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Tutte le novità sulla fatturazione elettronica obbligatoria da gennaio 2019 anche per il B2B e B2C. Le sanzioni congelate fino a settembre 2019 per ritardata emissione da parte dei contribuenti mensili e lo stop alle multe è fino a giugno 2019 per i trimestrali. Sogei per la conservazione dell’e-Fattura non può avvalersi di soggetti terzi. Ecco i soggetti esonerati. Con l’approvazione definitiva del Parlamento del Dl Fiscale si conoscono nel dettaglio tutte le novità sulla fatturazione elettronica che sarà obbligatoria dal primo gennaio 2019, come previsto dalla Legge di Bilancio 2018, anche per il B2B e B2C, ossia per i privati residenti o con stabile organizzazione in Italia (con alcune categorie escluse). Iniziamo dalle sanzioni, che non scatteranno subito. Infatti saranno congelate dal 1^ gennaio al 30 settembre 2019 per i contribuenti mensili e dal 1^ gennaio al 30 giugno 2019 per i trimestrali. Ancora più nel dettaglio: • l’invio in ritardo delle fatture elettroniche entro il termine di liquidazione relativo a quello di effettuazione dell’operazione è senza sanzioni. • l’invio in ritardo delle fatture elettroniche entro il termine della seconda liquidazione successiva relativa a quella di effettuazione dell’operazione è punito con le sanzioni ridotte al 20%. Emissione fatture entro 10 giorni La nuova legge, che contiene disposizioni urgenti in materia fiscale e finanziaria, prevede la possibilità di emettere la fattura entro 10 giorni dall’effettuazione dell’operazione. In caso di disallineamento del termine di effettuazione e di emissione c’è l’obbligo di inserimento in fattura della data di effettuazione. Inoltre da annotare altre due scadenze per la trasmissione telematica dei corrispettivi. Obbligo dal: • 1^ luglio 2019 per i contribuenti che hanno un volume d’affari superiore a 400.000 euro. • 1^ gennaio 2020 per tutti gli altri. I soggetti esonerati dalla fatturazione elettronica da gennaio 2019 Oltre a minimi, forfettari e contribuenti che applicano il regime semplificato agricolo, hanno particolari regimi di esonero dalla fatturazione elettronica: • I soggetti non residenti identificati ai fini Iva in Italia (esclusione soggettiva). • Gli operatori sanitari (esclusione condizionata) solo per il 2019 e solo per le fatture relative ai dati inviati al sistema della tessera sanitaria. • Le associazioni sportive dilettantistiche che hanno optato per il regime speciale di cui agli articoli 1 e 2 della legge 398/1991 (esclusione condizionata). Esclusione dall’obbligo se i proventi commerciali relativi al periodo d’imposta precedente non sono superiori a 65.000 euro. La fattura elettronica è emessa per loro conto dai cessionari e committenti se i proventi commerciali del periodo d’imposta precedente sono superiori a 65.000 euro. A prescindere dal volume dei proventi del periodo d’imposta precedente in caso di contratti di sponsorizzazione o pubblicità la fatturazione e registrazione è operata dai cessionari/committenti. Conservazione delle e-Fattura “Per il servizio di conservazione gratuito delle fatture elettroniche di cui al presente articolo, reso disponibile agli operatori IVA dall’Agenzia delle entrate, il partner tecnologico Sogei non può avvalersi di soggetti terzi”, questa è un’altra importante novità. In questo modo il legislatore si fida solo di Sogei per la conservazione delle fatture elettroniche sia dal punto di vista della sicurezza sia del rispetto dei dati personali contenuti nelle e-Fatture. Servizi di pubblica utilità Le società che svolgono servizi di pubblica utilità di cui al decreti 24 ottobre 2000 n. 366 e n. 370 (telefoniche, energetiche ecc.) possono per le prestazioni rese a consumatori finali con i quali hanno stipulato contratti prima del 2005 e per i quali non è stato possibile identificare il codice fiscale potranno emettere fatture elettroniche con modalità speciali previste da un provvedimento dell’agenzia delle Entrate di prossima emanazione. Rifiuto e-Fatture da parte della Pa Con decreto del ministro dell’Economia verranno definite le cause tassative che consentiranno alle Pubbliche amministrazioni di rifiutare tramite sistema di interscambio le fatture elettroniche.  Dunque manca davvero poco all’avvio della fatturazione elettronica anche per il B2B e B2C. E molti dei soggetti interessati sono spaventati:  “È una novità così importante che spaventa i soggetti interessati soprattutto se non si conoscono ancora le soluzioni tecniche che abbiamo messo in campo insieme a Sogei e quelle in evoluzione”, ha detto Paolo Savini, vicedirettore dell’Agenzia delle Entrate, il 15 novembre scorso.  Fatturazione elettronica, l’utilità del QR Code Tra le soluzioni digitali, realizzate dall’Agenzia delle Entrate insieme a Sogei, quella che garantisce maggiore semplicità nella procedura, riduzione dei tempi e di errore è il QRCode, il “codice a barre” contenente il numero di partita IVA, tutti i dati anagrafici e l’indirizzo telematico di default comunicato preventivamente al Sistema di Interscambio (SdI), il “postino” a cui inviare l’e-Fatture. Vai al videotutorial sul QRCode. Approfondisci su come generare e inviare la fattura elettronica con un semplice ‘QRCode’   Fonte: Key4Biz.it

Dieci consigli per evitare le frodi sui siti di e-commerce

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Con il Natale a meno di una settimana, la corsa ai regali è più frenetica che mai. Check Point Software Technologies, il principale fornitore di soluzioni di cybersecurity a livello globale, suggerisce dieci mosse da seguire per non cadere in errore ed evitare le truffe sui siti di e-commerce: non aprire email provenienti da fonti sconosciute. Se accidentalmente l’avessi fatto, non cliccare nulla o non aprire gli allegati; fai attenzione alle offerte o ai coupon troppo interessanti per essere veri, specialmente se è la prima volta che senti parlare di quel sito e-commerce; se non stai aspettando nessun pacco, non aprire email o messaggi che ti avvertono di un mancato recapito; l’informativa sulla privacy è la normativa che identifica il sito web e la società che ne sta dietro. Se non trovi questa policy, è meglio cambiare sito e-commerce; in caso tu avessi trovato l’informativa sulla privacy, controlla che il sito non inoltri a terze parti né i dati relativi alla carta di credito o conto bancario, né i numeri di identificazione; controlla se il sito contiene dati relativi al retailer, per esempio il nome e l’indirizzo dell’azienda che gestisce il sito. Queste informazioni si trovano solitamente nelle schede “Chi siamo”, “Contatti” o “Privacy Policy”. Verificare i dati relativi alla persona/azienda che gestisce il sito è fondamentale per decidere se fidarsi o meno a effettuare il pagamento online; controlla che appaia sul sito un numero di telefono di assistenza cliente (preferibilmente un numero di rete fissa e non un cellulare). Su alcuni siti non è presente, infatti, un numero di telefono, ma solo un indirizzo e-mail di contatto. In questo caso, è meglio verificare se è possibile contattare il proprietario del sito in altri modi. Se sul sito Web non sono disponibili informazioni di contatto di servizio o almeno un modulo di contatto o un indirizzo di posta elettronica, è meglio evitare di effettuare pagamenti su questo portale; opta per PayPal! Con PayPal risparmi tempo durante l’acquisto, poiché non ti viene richiesto né il numero della carta, né la validità, né il CVV. Ma il motivo più importante per cui devi preferire usare PayPal è il fatto per cui, grazie a questo metodo di pagamento, il sito web non avrà accesso ai tuoi dati personali, incluso il numero di conto bancario e il numero della carta di credito; in caso di siti privi di servizi di assistenza ai clienti, prova a controllare se ci sono informazioni su forum internet o siti di recensioni. Per cercare i commenti, digita nel motore di ricerca le seguenti parole: feedback + nome / commenti del sito + nome del sito; assicurati che l’indirizzo URL inizi con “https” e non con “http”. La “S” alla fine significa che l’indirizzo è sicuro.   Fonte: BitMat.it

Fatturazione elettronica: niente banca dati dell’agenzia delle entrate

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Niente banca dati delle fatture dell’Agenzia delle entrate, memorizzati solo i dati fiscali necessari per i controlli automatizzati, no alla fatturazione elettronica per le prestazioni sanitarie. L’Agenzia potrà archiviare le fatture solo su richiesta dei contribuenti che avranno necessità di consultarle. Con un articolato provvedimento, il Garante per la protezione dei dati personali – preso atto delle modifiche apportate all’impianto originario della fatturazione elettronica e delle ulteriori rassicurazioni fornite dall’Agenzia delle entrate – ha individuato i presupposti e le condizioni perché la stessa Agenzia possa avviare dal 1 gennaio 2019 i trattamenti di dati connessi al nuovo obbligo. Nelle settimane scorse era stato costituito un tavolo di lavoro tecnico, con l’Agenzia delle entrate e il Mef, per esaminare congiuntamente le criticità rilevate dal Garante e che ha visto coinvolti anche l’Agid, il Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, il Consiglio nazionale dell’ordine dei consulenti del lavoro e l’associazione dei produttori di software gestionale e fiscale (AssoSoftware). La fatturazione elettronica, così come originariamente prefigurata dall’Agenzia, presentava rilevanti criticità in ordine alla compatibilità con la normativa in materia di protezione dei dati personali. L’Agenzia, infatti, oltre a recapitare le fatture ai contribuenti attraverso il sistema di interscambio (SDI), avrebbe anche archiviato integralmente tutti i file delle fatture elettroniche (2,1 miliardi nel 2017) che contengono di per sé informazioni di dettaglio, anche non rilevanti a fini fiscali, sui beni e servizi acquistati, come le abitudini e le tipologie di consumo, legate alla fornitura di servizi energetici, di telecomunicazione o trasporto (es. regolarità nei pagamenti, pedaggi autostradali, biglietti aerei, pernottamenti), o addirittura l’indicazione puntuale delle prestazioni legali (es. numero procedimento penale) o sanitarie (es. percorso diagnostico neuropsichiatrico infantile). Il nuovo sistema di e-fattura prevede invece che l’Agenzia si limiti a memorizzare solo i dati fiscali necessari per i controlli automatizzati (es., incongruenze tra dati dichiarati e quelli a disposizione dell’Agenzia), con l’esclusione della descrizione del bene o servizio oggetto di fattura. Dopo il periodo transitorio indispensabile a modificare il sistema, nuovi servizi di consultazione delle fatture saranno resi disponibili solo su specifica richiesta del contribuente, sulla base di accordi che saranno esaminati dall’Autorità. I soggetti che erogano prestazioni sanitarie non dovranno emettere fattura elettronica. Per quanto riguarda il rischio di usi impropri dei dati, il Garante, con l’istituto dell’avvertimento, ha messo in guardia tutti gli operatori (soggetti Iva e intermediari, anche tecnici) che alcune clausole contrattuali, predisposte dalle società di software, possono violare il Regolamento ed espongono a sanzioni. Ulteriori sforzi sono richiesti all’Agenzia delle entrate per implementare la cifratura dei dati (utile soprattutto in caso di utilizzo della pec), per minimizzare i dati da memorizzare e per conformarsi agli obblighi di trasparenza e correttezza nei confronti degli interessati riguardo ai controlli fiscali effettuati attraverso trattamenti automatizzati o con l’acquisizione delle fatture per le quali il contribuente usufruisce dei servizi di consultazione e conservazione. Tutto ciò in vista di una nuova valutazione d’impatto, prevista dalla normativa sula protezione dei dati, che l’Agenzia dovrà produrre entro il 15 aprile 2019.   Fonte: BitMat.it

Boom di malware con l’arrivo delle feste natalizie

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Fortinet ha reso noti i risultati del suo ultimo Global Threat Landscape Report, secondo cui i malware sono in aumento e in continua evoluzione, diventando sempre più sofisticate. Crescono le varianti e le famiglie di minacce uniche, mentre le infezioni botnet continuano a colpire le organizzazioni. Di seguito i risultati salienti del report: Lo sviluppo delle minacce continua a essere una priorità per i criminali informatici. I cybercriminali non solo stanno espandendo il proprio arsenale di attacco, ma stanno anche sviluppando nuove strategie per violare le difese. Le varianti di malware unico sono cresciute del 43%, mentre il numero di famiglie di malware è cresciuto di quasi il 32%. Anche il numero di rilevamenti unici giornalieri di malware per impresa è aumentato del 62%. In linea con questi trend, gli exploit unici sono aumentati di circa il 10% e il numero di rilevazioni di exploit per impresa è aumentato del 37%. I criminali informatici continuano a evolvere le minacce creando varianti e famiglie di malware unici, dimostrando l’importanza continua della threat intelligence e degli strumenti di valutazione. I dispositivi mobile rimangono un bersaglio. Oltre un quarto delle organizzazioni ha subito un attacco malware mobile, la maggior parte su sistema operativo Android. Infatti, delle minacce che le organizzazioni hanno riscontrato da ogni vettore di attacco, il 14% degli alert di malware totali riguardava Android. A titolo di confronto, solo il lo 0,000311% delle minacce è stato indirizzato a Apple iOS. Le minacce mobile sono una minaccia incombente che deve essere affrontata, specialmente con l’avvicinarsi della stagione dello shopping mobile per le festività. Queste minacce possono diventare una porta di accesso per sfruttare le reti aziendali. I criminali sanno che il mobile è un obiettivo accessibile per infiltrarsi in una rete e lo sfruttano di conseguenza. Il cryptojacking è una porta di accesso per altri attacchi. Il cryptojacking continua a prevalere e a crescere nei suoi obiettivi. Il numero di piattaforme interessate dal cryptojacking è aumentato del 38% e il numero di signature uniche è quasi raddoppiato nell’ultimo anno. Queste includono nuove piattaforme sofisticate per i cybercriminali esperti e piattaforme “as-a-service” per criminali inesperti. Anche le botnet IoT sfruttano in modo crescente gli exploit cryptojacking per la loro strategia di attacco. Sebbene sia spesso considerata una minaccia fastidiosa che semplicemente sfrutta cicli inutilizzati della CPU, i responsabili di sicurezza si stanno rendendo conto di come il criptojacking possa diventare una porta di accesso per ulteriori attacchi. Sottovalutare le ripercussioni del cryptojacking pone un’organizzazione a un rischio elevato. La percentuale di traffico di rete malevolo è superiore nei fine settimana o nei giorni festivi. I dati mostrano che il traffico di rete malevolo rappresenta una percentuale più elevata del traffico generale nei fine settimana e nei giorni festivi, quando il traffico aziendale rallenta in modo significativo, poiché molti dipendenti non sono al lavoro in questo periodo. Per molte organizzazioni questo potrebbe essere un momento opportuno per ripulire il malware poiché se il “pagliaio” del traffico si riduce, la possibilità di trovare “aghi” dannosi è molto più elevata. Con i criminali informatici che utilizzano tecniche sempre più automatizzate e sofisticate, qualsiasi possibilità di aumentare la visibilità può rappresentare un vantaggio. Attenzione alle botnet. L’indice delle botnet IoT è aumentato solo del 2%, sebbene il numero di giorni di infezione per impresa sia aumentato del 34% da 7,6 giorni a 10,2 giorni. Ciò potrebbe indicare che le botnet diventano sempre più sofisticate, difficili da rilevare o più difficili da rimuovere. Potrebbe anche denotare l’inadeguatezza delle pratiche di cyber-igiene in generale da parte di alcune organizzazioni. L’importanza di un’igiene di sicurezza coerente rimane vitale per affrontare completamente la portata totale di questi attacchi. A volte le botnet diventano dormienti, per poi riattivarsi una volta riprese le normali attività aziendali, se la causa all’origine o il “paziente zero” non vengono determinati. Il traffico crittografato raggiunge una nuova soglia. Il traffico crittografato ha raggiunto un nuovo picco, rappresentando il 72% di tutto il traffico di rete, rispetto al 55% di appena un anno fa. Se la crittografia può certamente aiutare a proteggere i dati in movimento tra ambienti core, cloud ed endpoint, rappresenta anche una sfida per le soluzioni di sicurezza tradizionali. I limiti critici delle prestazioni di firewall e IPS di alcune soluzioni legacy di sicurezza continuano a limitare la capacità delle organizzazioni di ispezionare i dati crittografati alla velocità di business. Di conseguenza, una percentuale crescente di questo traffico non viene analizzato per attività dannose, rendendolo un meccanismo ideale per i criminali per diffondere malware o esfiltrare dati. L’evoluzione digitale richiede un nuovo approccio alla sicurezza I dati sulle minacce nel report di questo trimestre confermano ancora una volta molte delle previsioni sulle minacce presentate dal team di ricerca globale FortiGuard Labs. Per stare al passo con gli sforzi continui dei criminali informatici, le organizzazioni devono trasformare le proprie strategie di sicurezza come parte dei loro sforzi di digital transformation. I dispositivi di sicurezza di legacy e isolati e una scarsa igiene della sicurezza continuano a rappresentare una formula per aumentare il rischio nel panorama delle minacce odierne, poiché non forniscono visibilità o controllo adeguati. Invece, un security fabric che copre tutto l’ambiente di rete esteso e integrato tra ogni elemento di sicurezza è vitale per affrontare il panorama odierno delle minacce in continua crescita e per proteggere la superficie di attacco in espansione. Questo approccio consente di condividere una threat intelligence utilizzabile in modo rapido e scalabile, riduce le finestre di rilevamento necessarie e fornisce una risoluzione automatizzata necessaria per gli exploit multi-vettore di oggi. “Le minacce informatiche crescono rapidamente e ogni organizzazione ne avverte l’impatto, con rilevazioni quotidiane ed exploit in aumento. Prima, il ransomware era all’ordine del giorno, ora notiamo il proliferare di malware mobile e attacchi rivolti a supply chain business-critical. Man mano che i nostri cyber-avversari continuano a incorporare nuove minacce e a sfruttare tecniche sempre più automatizzate in termini di velocità e scalabilità per le loro attività dannose, segmentazione e integrazione diventano elementi critici di sicurezza strategica per gli ambienti IT e OT odierni” ha dichiarato Phil Quade,