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Hacker e aiuti di Stato: attenzione al phishing

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Gli hacker stanno diffondendo domini ingannevoli e inviando e-mail che diffondono malware per approfittare del momento. Gli hacker stanno approfittando dell’attivazione in tutto il mondo di aiuti di Stato, diffondendo domini ingannevoli e inviando e-mail che diffondono malware per approfittare del momento. Nelle ultime due settimane, infatti, il 94% degli attacchi legati al Coronavirus sono stati attacchi di phishing, attacchi mirati via e-mail che diffondono malware utilizzano nell’oggetto le frasi: “RE: UN COVID-19 Stimulus” e “COVID-19 Payment”. Il numero medio di attacchi informatici giornalieri è aumentato di sei volte rispetto alle due settimane precedenti, raggiungendo circa 14.000 attacchi informatici legati al Coronavirus ogni giorno. Aumentano i domini registrati Ad oggi sono stati registrati complessivamente 4.305 domini legati ai nuovi aiuti di Stato. Nel marzo 2020 sono stati registrati 2.081 nuovi domini (di cui 38 malevoli e 583 sospetti) Nella settimana del 16 marzo, in cui il governo americano ha proposto ai contribuenti il pacchetto di aiuti, il numero di nuovi domini registrati è stato 3,5 volte superiore alla media delle settimane precedenti Nella prima settimana di aprile, ne sono stati registrati 473 (di cui 18 malevoli e 73 sospetti). Attacchi mirati via email che fanno riferimento agli aiuti di Stato I ricercatori di Check Point Software Technologies hanno anche individuato e-mail con allegati malevoli inviate con oggetto relativo agli aiuti di Stato come “RE: UN COVID-19 Stimulus” (che diffonde il malware AgentTesla) e “COVID-19 Payment” (che diffonde il trojan Zeus Sphinx). Cliccando sul tasto “Reconfirm”, la vittima viene reindirizzata a una pagina phishing di login: Il phishing è tra i principali vettori di attacco informatici legati al Coronavirus Il 94% degli attacchi informatici legati al Coronavirus nelle ultime 2 settimane è rappresentato da attacchi di phishing Per il 3% si è trattato di attacchi mobile (sia tramite malware mobile dedicato sia tramite attività dannose effettuate su un dispositivo mobile) Una media di 14.000 attacchi informatici relativi al Coronavirus al giorno, pari a sei volte il numero medio di attacchi giornalieri rispetto alle due settimane precedenti. E nell’ultima settimana, a partire dal 7 aprile, il numero medio di attacchi giornalieri è salito a 20.000. Il grafico rappresenta tutti gli attacchi legati al Coronavirus che sono stati rilevati dalle diverse tecnologie di prevenzione delle minacce di Check Point Software attraverso reti, endpoint e dispositivi mobile. Escalation di domini dannosi legati al Coronavirus Nelle ultime due settimane sono stati registrati 16.989 nuovi domini legati al Coronavirus Il 2% di questi domini è risultato essere malevolo, un altro 21% sospetto In totale, 68.000 domini legati al Coronavirus registrati dall’inizio dell’epidemia nel gennaio 2020. Omer Dembinsky, Data Team Leader di Check Point Software, ha affermato: “Nel mondo virtuale, dove c’è il denaro, ci sarà sempre un’attività criminale. Con l’inizio dei versamenti per gli aiuti di Stato, anche i criminali informatici vogliono avere la loro fetta. Questi siti web ingannevoli utilizzano le notizie relative ai piani di sostegno economico in risposta alla pandemia di COVID-19 e i timori sul Coronavirus per cercare di indurre le persone a utilizzare i siti o a cliccare sui link. Gli utenti che visitano questi domini dannosi al posto dei siti web ufficiali del governo, rischiano di esporre e vedersi rubare le proprie informazioni personali o di subire furti e frodi nei pagamenti. Esortiamo vivamente i cittadini a fare attenzione ai domini fasulli e ad essere molto cauti quando ricevono e-mail da mittenti sconosciuti.” Come proteggersi Il phishing è il punto di partenza per la maggior parte dei cyber-attacchi. Per rimanere al sicuro, è bene ricordare queste regole d’oro: Attenzione ai domini fasulli. Attenzione agli errori di ortografia nelle e-mail o nei siti web e ai mittenti di e-mail che non si conoscono. Cautela con i file ricevuti via e-mail da mittenti sconosciuti. É bene prestare attenzione soprattutto se richiedono una certa azione che di solito non verrebbe compiuta. Ordinare sempre la merce da una fonte sicura. Un modo per farlo è quello di NON cliccare sui link promozionali nelle e-mail, e invece, cercare su Google il rivenditore desiderato e fare clic sul link dalla pagina dei risultati di ricerca. Attenzione alle offerte “speciali”. “Una cura esclusiva per il Coronavirus a 150 dollari” non è di solito un’opportunità di acquisto affidabile o sicura. In questo momento non esiste una cura per il Coronavirus e anche se ci fosse, sicuramente non verrebbe offerta da sconosciuti via e-mail. Non riutilizzare le password. É bene assicurarsi di non riutilizzare le password in diverse applicazioni e account.     Fonte: BitMat.it

Continua in aprile la diffusione malware a tema Coronavirus

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Le campagne hanno seguito l’espansione geografica del virus: il commercio il settore più colpito; l’Italia tra i bersagli preferiti. Bitdefender ha diffuso nuovi dati telemetrici che rivelano un ulteriore incremento nel mese di aprile del numero di minacce malware a tema coronavirus per diffondere attacchi informatici, riconfermando così il trend in atto da marzo. Con la pandemia di coronavirus ancora in corso, i criminali informatici continuano a sfruttare questo momento di crisi spingendo le loro minacce informatiche con l’obiettivo di compromettere i dati e la sicurezza delle persone. Se a metà marzo Bitdefender aveva già riscontrato un aumento cinque volte maggiore delle minacce legate al Coronavirus, la recente telemetria dimostra che i criminali informatici non hanno fatto marcia indietro nelle loro campagne e contestualmente alla diffusione del virus in un numero sempre più alto di Paesi, anche le minacce informatiche ad esso legate si sono espanse geograficamente. Possiamo quindi tranquillamente affermare che il numero di minacce che sfruttano la pandemia è aumentato nel corso del mese di aprile, proprio perché un numero maggiore di Paesi è stato colpito dal virus SARS-CoV-2. I dati telemetrici di Bitdefender sulle minacce legate al coronavirus tra marzo e aprile rivelano che le segnalazioni a tema Covid-19 stanno diventando la nuova norma, e così è ipotizzabile pensare che la situazione rimarrà almeno fino a quando la pandemia non si placherà. I report giornalieri sulle minacce rivelano che le campagne dannose aumentano durante i giorni lavorativi quando le persone passano più tempo davanti ai PC, mentre durante il fine settimana, soprattutto il sabato, l’attività è più ridotta e le segnalazioni sembrano diminuire. L’evoluzione quotidiana globale delle minacce a tema COVID mostra uno sforzo costante da parte dei criminali informatici e un interesse continuo nello sfruttare la paura e la disinformazione sulla pandemia globale per indurre le vittime a cliccare su link pericolosi, aprire allegati infetti o persino scaricare e installare malware. La diffusione geografica Una mappa delle zone calde che prende in considerazione l’evoluzione globale delle segnalazioni a tema coronavirus durante il solo mese di marzo rivela una sovrapposizione tra i paesi colpiti dal COVID-19 e quelli presi di mira dal malware che lo sfruttano. Marzo – Rapporti sull’evoluzione globale delle minacce a tema Coronavirus L’Europa e la costa orientale degli Stati Uniti sono stati gli obiettivi primari per i criminali informatici che hanno fatto leva su paura, panico e disinformazione per indurre le vittime a cliccare sui link, aprire gli allegati o persino scaricare file dannosi. Nel corso del mese di aprile, il numero di segnalazioni di malware a tema Coronavirus sembra essersi intensificato non solo in Europa, ma anche negli Stati Uniti e in Sudafrica. Questi dati telemetrici sono in qualche modo in linea con l’evoluzione globale della SARS-CoV-2, sottolineando ancora una volta che i criminali informatici monitorano da vicino l’evoluzione del virus in tutto il mondo e potenzialmente allineano le loro campagne in conformità alla sua diffusione geografica, per massimizzare i loro sforzi per compromettere il maggior numero possibile di vittime. Aprile – Segnalazioni sull’evoluzione globale delle minacce a tema coronavirus I paesi che hanno riportato il maggior numero di segnalazioni a tema coronavirus sembrano essere stati anche quelli più colpiti dalla pandemia come, ad esempio, Stati Uniti, Italia e Regno Unito. I criminali informatici che si nascondono dietro queste minacce hanno concentrato le loro campagne in queste aree geografiche, poiché sembra che gli utenti nelle zone più colpite siano più propensi a farsi ingannare da tali messaggi. I settori più colpiti I settori più colpiti da queste minacce durante l’intero mese di marzo sono stati il commercio al dettaglio, i trasporti, la produzione, la tecnologia. Mentre il numero di attacchi contro le strutture di assistenza sanitaria durante la pandemia è decisamente aumentato rispetto al solito, non può competere in termini di numero e volume con i settori sopracitati che sono stati maggiormente colpiti per il numero ben più elevato di addetti che comprendono rispetto al settore sanitario. I consigli per difendersi La pandemia globale della SARS-CoV-2 (COVID-19) non passerà presto ed è probabile che i criminali informatici continuino a sfruttare la crisi a proprio vantaggio. È ipotizzabile immaginare quindi che le minacce a tema coronavirus continueranno sotto forma di email di spearphishing, URL fraudolenti e applicazioni dannose, il tutto sfruttando la paura e la disinformazione per indurre le vittime a fornire involontariamente informazioni personali, sensibili o finanziarie. Se restare al sicuro dall’infezione da SARS-CoV-2 implica un distanziamento sociale e seguire delle norme in termini di igiene personale, nel cyberspazio si applicano le stesse indicazioni. Ecco alcune semplici regole che Bitdefender consiglia di seguire per evitare di cadere vittima di attacchi informatici: cercare di verificare la legittimità e la veridicità di qualsiasi informazione consultando direttamente le fonti legittime installare una soluzione di sicurezza su tutti i dispositivi utilizzati evitare di aprire allegati o di cliccare su link, soprattutto se provengono da mittenti sconosciuti. Ulteriori approfondimenti nell’articolo disponibile qui.     Fonte: BitMat.it

Remote working, tre linee guida per PMI e start-up

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Investire nella tecnologia per aumentare la produttività, servirsi dell’edge computing per potenziare le proprie reti, e considerare la sicurezza una priorità. Il remote working sta vivendo una diffusione senza precedenti, anche in quei business che non avevano mai sperimentato il lavoro a distanza. Ciò ha richiesto grandi capacità di adattamento per supportare adeguatamente la forza lavoro. E se l’aumento delle conversazioni sull’argomento è stato dettato da una costrizione e da una necessità “esterne”, è anche vero che, in questo momento critico, abbiamo sperimentato concretamente i vantaggi dello smart working e il mondo del lavoro ne uscirà probabilmente rivoluzionato. Tuttavia, questo cambiamento non è privo di sfide, soprattutto per le PMI e le start-up che possono fare affidamento su budget e personale limitati. Secondo dynabook piccole imprese e start-up dovrebbero quindi seguire tre linee guida per superare gli ostacoli associati al remote working: investire nella tecnologia per aumentare la produttività, servirsi dell’edge computing per potenziare le proprie reti e considerare la sicurezza una priorità. Investire nella tecnologia giusta per massimizzare la produttività Al contrario delle grandi imprese che si basano su modalità di lavoro stabilite dopo lunghi percorsi di approvazione e sono spesso frenate da processi tradizionali ingombranti, le piccole e medie imprese e le start-up sono molto più agili, flessibili e aperte al cambiamento. Per le PMI, il lavoro a distanza si traduce non solo in una riduzione notevole dei costi legati agli immobili degli uffici fisici, ma anche in un aumento dell’engagement e della produttività dei dipendenti. Lo scenario delle start-up è disseminato di imprese innovative che mirano a costruire una cultura aziendale unica, che offra le maggiori flessibilità e mobilità possibili, per attirare e trattenere i talenti migliori. Ma per mantenere alti i livelli di rendimento, i professionisti mobile richiedono innanzitutto di potersi servire della giusta tecnologia: ecco perché nell’ultimo mese la domanda di computer portatili è aumentata notevolmente e i produttori come dynabook hanno registrato un aumento significativo delle vendite. “Le aziende devono assicurarsi di investire in dispositivi leggeri e portatili ma potenti, che siano progettati per supportare la forza lavoro in ogni situazione, ha commentato Massimo Arioli, Business Unit Director Italy, Dynabook Europe GmbH. La connettività e le prestazioni sono fondamentali, in modo che i dipendenti possano restare in contatto con i colleghi attraverso la moltitudine di strumenti collaborativi disponibili sul web, superando la distanza e ottimizzando la collaborazione all’interno dei team”. Elaborare i dati all’edge per potenziare le proprie capacità di rete La sfida per qualsiasi azienda che aggiunge dispositivi e soluzioni connesse alla propria rete è la quantità di dati che questi dispositivi creeranno e come gestirli ed elaborarli in modo efficace e sicuro. Sotto questo aspetto, le start-up hanno certamente un vantaggio poiché si affidano meno alle infrastrutture legacy; tuttavia, la revisione completa delle reti può richiedere molto tempo e assorbire risorse ingenti, che le PMI potrebbero non avere a disposizione. Per coloro che non possono sostituire in toto la propria infrastruttura, l’edge computing è una soluzione praticabile che offre, nel contempo, nuovi metodi di raccolta, analisi e ridistribuzione dei dati e dell’intelligence che ne deriva. Prendere la sicurezza sul serio Un ulteriore ostacolo posto dal remote working, probabilmente il più rilevante, è la sicurezza informatica. In questo momento già critico, diversi gruppi di criminali informatici stanno sfruttando l’epidemia di coronavirus per mettere in atto campagne sofisticate di phishing, malware e ransomware. Secondo una ricerca di Verizon, il 43% dei cyber attacchi ha come obiettivo primario le start-up, dotate di sistemi di sicurezza più facilmente attaccabili rispetto alle imprese di dimensioni maggiori, e circa il 60% di queste fallisce entro sei mesi da un attacco, poiché spesso non può contare su competenze interne o risorse adeguate per riprendersi completamente. Il lavoro a distanza su larga scala esaspera questa situazione, poiché un numero sempre maggiore di dispositivi accede a dati aziendali potenzialmente sensibili al di fuori dell’ufficio e si moltiplicano i vettori di minaccia per i criminali informatici che compromettono le reti. La sicurezza deve quindi rappresentare ora una priorità assoluta. In primo luogo, le aziende devono assicurarsi che i dipendenti siano dotati degli strumenti e delle funzionalità di cybersecurity idonee a ridurre le minacce e le risorse necessarie alla remediation in caso di attacco. I dispositivi con riconoscimento facciale o delle impronte digitali e dotati di capacità di memorizzazione delle credenziali basate su hardware forniscono una prima difesa sicura contro i criminali informatici, moderando il rischio di accesso illecito ai dispositivi. Un’altra protezione efficace consiste nell’adozione di soluzioni zero client che garantiscano che i dispositivi stessi non conservino informazioni sensibili. “Senza dubbio l’attuale situazione globale ci ha fatto entrare in una nuova fase di remote e mobile working, mai vista prima in Italia, ha concluso Arioli. Come per ogni cambiamento aziendale le difficoltà da affrontare sono tante, soprattutto dal punto di vista dei dispositivi dei dipendenti, della disponibilità di banda e della sicurezza informatica. Ma oggi più che mai, indipendentemente dalle dimensioni della propria azienda, è imperativo adattarsi per avere successo.”     Fonte: BitMat.it

Il 40% delle violazioni mira ai dati personali dei clienti

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Potenziali conseguenze: danni alla reputazione aziendale e sanzioni normative. Kaspersky ha dimostrato, con la sua indagine IT Security Risks, che le informazioni aziendali di gran lunga più soggette a violazione sono i dati personali dei clienti. Questo tipo di violazione può danneggiare la reputazione e comportare enormi perdite finanziarie. Inoltre, può tradursi in sanzioni normative in caso di mancata risposta. Tuttavia, se il trattamento dei dati viene gestito in modo idoneo, i danni di un potenziale data breach possono essere ridotti al minimo. Per consentire ai propri clienti di migliorare l’elaborazione dei dati, Kaspersky ha aggiunto alla propria piattaforma di apprendimento dedicata alla sicurezza informatica e rivolta alle aziende alcuni corsi sul GDPR e sulla gestione dei dati sensibili. Inoltre, per supportare le aziende nel compito di assicurare che il lavoro da remoto non rappresenti un pericolo per la sicurezza delle loro operazioni, Kaspersky ha istituito un modulo gratuito sui principi base della sicurezza per il lavoro da casa. Il modo in cui un’azienda archivia e utilizza i dati dei clienti gioca un ruolo importante nella costruzione e nel mantenimento della propria reputazione. Tuttavia, la ricerca di Kaspersky ha dimostrato che le informazioni personali sono il dato più frequentemente oggetto di interesse da parte dei criminali informatici (40%). Di conseguenza, il 29% delle aziende intervistate ha riscontrato problemi nel trovare nuovi clienti dopo una violazione dei dati. In risposta a questa esigenza, Kaspersky ha recentemente aggiunto alle attività di formazione proposte all’interno della soluzione Automated Security Awareness Platform alcuni corsi sul GDPR e sulla gestione dei dati sensibili allo scopo di aiutare le aziende a migliorare le competenze dei propri dipendenti. Mantenere riservate le informazioni Il corso dedicato ai dati riservati include le regole generali sul trattamento delle informazioni sensibili, compresi i dati personali, i segreti aziendali o i documenti interni che non possono essere divulgati al di fuori dell’organizzazione. Questo nuovo approfondimento fornirà ai dipendenti le competenze necessarie per lavorare con questo tipo di informazioni e mostrerà come ridurre al minimo i danni in caso di fuga di dati. Il corso è suddiviso in diversi moduli con vari livelli di difficoltà, da principiante ad avanzato, e permette all’azienda di affrontare un programma di apprendimento su misura per ogni profilo, assegnato in base al livello di rischio. Grazie a questa differenziazione, il personale riceve solamente le informazioni rilevanti per la propria mansione. Tutti i dipendenti devono sapere come identificare i dati ad accesso limitato, memorizzarli in modo sicuro su carta, utilizzare i servizi informatici o il cloud, e riconoscere il gruppo di persone con cui sono autorizzati a condividerli, sia all’interno che all’esterno dell’azienda. Coloro che utilizzano risorse interne ad accesso altamente riservato devono essere in grado di crittografare i dati utilizzando token e altri dispositivi di sicurezza. I contenuti didattici disponibili all’interno di Kaspersky Automated Security Awareness Platform simulano situazioni tipiche che possono verificarsi durante la giornata lavorativa. Ad esempio, chi seguirà il corso sui dati riservati si confronterà con scenari in cui dovrà scegliere il modo migliore per inviare un file ad un collega o parlare di un progetto futuro in un luogo affollato. Il GDPR a portata di tutti Il corso sul GDPR definisce i requisiti e le responsabilità previste dal regolamento. Si rivolge a tutte le aziende che raccolgono ed elaborano i dati personali dei cittadini dell’UE (dipendenti o clienti), anche se non si trovano all’interno dell’UE. Le lezioni offrono anche diversi livelli di apprendimento. I moduli di base spiegano quali sono le informazioni di cui tratta il regolamento come i tipi di informazione personale e le linee guida per il trattamento di ciascuna di esse. Le lezioni di base insegnano ai dipendenti anche a riconoscere i casi particolari in cui i criteri del GDPR devono essere rispettati, come ad esempio le riprese video di cittadini dell’UE che si trovano in un luogo pubblico o l’assunzione di un residente extracomunitario che in precedenza viveva nell’Unione Europea. Le lezioni di livello avanzato riguardano i requisiti di elaborazione dei dati destinati ai responsabili e agli incaricati del trattamento. Grazie a questo bagaglio di competenze, i dipendenti saranno in grado di trattare i dati sensibili in modo più responsabile e ciò ridurrà la possibilità che i dati vengano divulgati e che si verifichino violazioni del GDPR. “Da quando è entrato in vigore il GDPR, abbiamo esaminato in modo dettagliato quei casi in cui le persone trovano più difficile seguire il regolamento. I nostri corsi si basano su queste situazioni di vita reale, per garantire che siano il più possibile utili. I nostri corsi di formazione dimostrano come anche le più semplici azioni di ciascun dipendente, come ad esempio il duplice controllo degli indirizzi e-mail, consentano ad un’azienda di presentarsi come partner responsabile nei confronti dei propri clienti. Di conseguenza, questo corso aiuta a sviluppare una cultura aziendale in cui ogni dipendente mette al primo posto la gestione responsabile dei dati”, ha affermato Elena Molchanova, Head of Security Awareness Marketing di Kaspersky. Kaspersky sviluppa costantemente nuovi corsi e aggiorna i contenuti esistenti in base alle minacce più recenti, oltre a soddisfare le esigenze dei propri clienti. Poiché un numero crescente di aziende è stato costretto dalla pandemia COVID-19 a ricorrere al lavoro a distanza e il 75% delle aziende ha ampliato le proprie politiche in merito al lavoro da remoto, Kaspersky, in collaborazione con Area9 Lyceum, ha rilasciato un nuovo modulo gratuito. Questo modulo, oltre ad aiutare i clienti a implementare il lavoro da casa riducendo così il rischio di contrarre il virus, consentirà anche ai dipendenti meno esperti di predisporre un ambiente di lavoro sicuro all’interno della propria abitazione. Il modulo migliora le competenze nelle aree più critiche, tra cui la creazione di password forti, l’aggiornamento del software e la protezione di una rete Wi-Fi domestica. Il modulo gratuito è disponibile a questo link. La soluzione Kaspersky Automated Security Awareness Platform è guidata dalla ricerca educativa e psicologica. Ecco perché i diversi tipi di attività di apprendimento si susseguono a intervalli prestabiliti, in modo da garantire che le competenze non vengano dimenticate lungo

Phishing e social engineering sfruttano il Covid-19

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Gli attacchi che sfruttano il Coronavirus rappresentano uno dei maggiori rischi per le organizzazioni di tutto il mondo. Nelle ultime settimane, Covid-19 ha rapidamente riempito le prime pagine dei giornali – con Paesi, organizzazioni e persone che si affannano a contenerlo e a mantenere un certo livello di normalità nella vita quotidiana. Le frontiere sono chiuse, i viaggi internazionali sono a un punto fermo e la maggior parte dei datori di lavoro fa svolgere l’attività da remoto. Il lavoro a distanza pone molte sfide di Business Continuity e Disaster Recovery. Da un punto di vista informatico, le organizzazioni devono prestare attenzione a due rischi crescenti causati da questo evento in evoluzione: in primo luogo, il grande aumento delle campagne di phishing e social engineering che sfruttano la paura collettiva per migliorare la loro efficacia e, in secondo luogo, l’aumento dei rischi causati dagli utenti che lavorano da casa in massa. FireEye ha recentemente pubblicato uno studio che riguarda quest’ultimo rischio. Quando si tratta di rischi legati al social engineering e al phishing, gli attacchi che sfruttano Covid-19 rappresentano uno dei maggiori rischi per le organizzazioni di tutto il mondo, indipendentemente dal settore. Già nel febbraio 2020, e con maggiore frequenza a partire da quel momento, Mandiant Threat Intelligence ha osservato che i Threat Actor si sono orientati sull’argomento Covid-19 per le loro campagne – per realizzare crimini finanziari, spionaggio informatico ed operazioni di influenza delle informazioni. Le organizzazioni del settore privato subiscono sempre più attacchi da parte di criminali informatici motivati da obiettivi finanziari, che cercano di sfruttare il senso di urgenza, paura, solidarietà e la sfiducia. Questi aggressori utilizzano la posta elettronica per diffondere malware nel tentativo di stabilire un punto di accesso alla rete aziendale o sottrarre le credenziali dell’account attraverso tattiche di phishing. Un esempio di e-mail di phishing Covid-19 utilizzata dal gruppo TEMP.Warlock L’email è il principale vettore di attacco e le organizzazioni devono continuare a puntare su una maggiore consapevolezza degli utenti in materia di sicurezza e sull’intensificazione dei controlli tecnici di mitigazione e di rilevamento. Per aumentare la consapevolezza degli utenti, le organizzazioni dovrebbero comunicare i rischi derivanti dalle campagne di phishing e di social engineering Covid-19, fornendo ai dipendenti esempi di cosa osservare con attenzione e di come comportarsi se dovessero imbattersi in tali email. I responsabili della sicurezza dovrebbero cogliere questa opportunità per ribadire le linee guida sulla consapevolezza della sicurezza, ricordando agli utenti di rimanere vigili sia sulle email di phishing che sui potenziali scenari di frode nei pagamenti. Sia SANS che US CERT forniscono un’importante guida per aumentare la consapevolezza degli utenti, che può essere adottata rapidamente. Oltre alla consapevolezza e alla formazione sulla sicurezza, le organizzazioni dovrebbero impiegare questo tempo per effettuare una revisione delle email esistenti e altri controlli di sicurezza rilevanti, al fine di ridurre la probabilità e l’impatto di un attacco di phishing di successo. I controlli specifici della posta elettronica che le organizzazioni dovrebbero prendere in considerazione di implementare a breve termine includono: Applicare l’autenticazione multifattoriale (MFA) – L’importanza dell’MFA non viene mai sottolineata abbastanza. Le sole password non sono sufficienti per ridurre il rischio di una compromissione dell’account, poiché gli utenti generalmente riutilizzano le proprie credenziali per diversi servizi o utilizzano password di default deboli, facilmente intuibili dagli attaccanti. Come minimo, le organizzazioni dovrebbero far rispettare l’MFA per tutti gli accessi esterni alle risorse critiche e ai servizi di posta elettronica, soprattutto se effettuati da dispositivi non controllati.Per garantire un’agevole implementazione dell’MFA, le organizzazioni dovrebbero implementare una soluzione unica per tutti i servizi, con un processo di iscrizione che sia semplice e immediato. L’implementazione dell’MFA dovrebbe basarsi su opzioni più sicure come le applicazioni Authenticator invece degli SMS. È importante abilitare la possibilità per gli utenti di segnalare le richieste fraudolente dell’MFA e di educare gli utenti a non accettare richieste MFA che non hanno avviato. Inoltre, le organizzazioni che abilitano l’MFA per i servizi di posta elettronica come Microsoft Office 365 devono bloccare l’autenticazione legacy. I protocolli legacy non supportano l’MFA e, in quanto tali, i Threat Actor cercheranno sistematicamente di accedere utilizzando l’autenticazione legacy per eludere l’MFA ed altri controlli di sicurezza. Come minimo, l’autenticazione legacy dovrebbe essere bloccata al di fuori della rete aziendale. Configurare i controlli di protezione dagli attacchi di spoofing – Assicurare che i controlli di spoofing come Sender Policy Framework (SPF), Domain-based Message Authentication, Reporting, Conformance (DMARC) e DomainKeys Identified Mail (DKIM) siano completamente configurati per i vostri domini abilitati alla posta con criteri di hard fail e reject, ove applicabili. Verificare l’implementazione del gateway di sicurezza email – Assicuratevi che il vostro gateway di sicurezza email sia implementato con tutte le sue funzionalità di sicurezza avanzate. La soluzione dovrebbe scansionare e bloccare sia gli allegati dannosi che gli URL incorporati. Nel migliore dei casi, la soluzione dovrebbe utilizzare un sistema di analisi sandbox, invece di basarsi esclusivamente sulla firma. Come minimo, le organizzazioni dovrebbero garantire che determinate tipologie di allegati siano bloccati dalle email (ad esempio, .scr, .exe, .chm, .chm, ecc.). Implementare promemoria automatici di notifica tramite email – Implementare regole di flusso della posta che incorporano automaticamente un disclaimer “Email esterna” ad ogni email ricevuta da una fonte esterna. Il disclaimer deve essere utilizzato per ricordare agli utenti di non cliccare su link o allegati incorporati se il mittente è sconosciuto o l’email è inattesa. Formalizzare il processo di segnalazione del phishing – È importante che le organizzazioni creino un processo chiaro, semplice e ripetibile per i loro utenti per segnalare il phishing o le email sospette. Adottando questo processo, i team di sicurezza informatica hanno maggiori probabilità di venire a conoscenza delle campagne di phishing, di indagare immediatamente e contenere eventuali sistemi o account che potrebbero essere stati compromessi a causa di utenti vittime di tali campagne. Le organizzazioni dovrebbero cercare di implementare nei client di posta elettronica dei loro utenti dei componenti aggiuntivi per la segnalazione del phishing, che permettano di allegare automaticamente un’email sospetta per inoltrarla al team di Information Security affinchè vengano svolte ulteriori indagini. Bloccare

Come rendere sicure le piattaforme e-learning

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I problemi principali: malware, furto dei dati, problematiche create da BYOD o da semplici errori di sistema o umani. L’impatto del coronavirus sull’istruzione italiana, in cui è in corso una sperimentazione di metodi di didattica online, sarà profondo. L’e-learning si basa su tre concetti chiave: Interattività, Dinamicità, Modularità, e prevede l’utilizzo di piattaforme e-learning note come learning management system (LMS), in cui vengono diffusi i contenuti e dove si incontrano virtualmente le persone che partecipano al programma. In Italia siamo ancora lontani da questo livello: l’Ocse ha infatti bocciato il Bel Paese sulla didattica online in quanto mancherebbero le basi stesse di un’educazione al digitale. Tuttavia, varie sono le piattaforme e i programmi di didattica virtuale attualmente in uso da docenti e studenti in tutta la nazione. Trattandosi di soluzioni tecnologiche relativamente nuove, gli sforzi degli sviluppatori si sono concentrati sulle funzionalità e sull’elaborazione di interfacce semplici da usare. Qui il monito di Panda Security a non tralasciare un aspetto molto importante: la cybersicurezza. I principali problemi di sicurezza delle piattaforme possono essere gli stessi che attanagliano tutti i servizi online come malware, violazioni legate al furto dei dati, oppure problematiche create da BYOD o da semplici errori di sistema o umani. È necessario dunque, sia come utenti sia come fornitori di servizi, agire su più fronti per integrare in maniera più efficiente le tecnologie digitali nell’istruzione e per renderle più sicure. Panda Security ha elaborato alcuni consigli per limitare i rischi delle piattaforme e-learning: Stabilire norme di utilizzo e governance Utilizzare firewall Fornire un software antivirus agli utenti con un tutorial per le impostazioni Fornire credenziali di accesso alla piattaforma per creare password molto più resistenti Limitare le forme di upload degli utenti Mantenere aggiornati i sistemi Inoltre, è necessario preparare adeguatamente docenti e studenti all’utilizzo delle tecnologie di e-learning e al cambio di mentalità richiesto dai nuovi metodi di apprendimento, oltre che ad un loro uso in totale sicurezza. Qui un approfondimento di questo tema.     Fonte: BitMat.it

Coronavirus e email maligne: l’evoluzione del cybecrime

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Gli attacchi informatici più diffusi, indicazioni per riconoscerli e accortezze per evitarli. I criminali informatici sanno sempre come cavalcare le circostanze, modificando i propri metodi d’azione e addattandosi alle debolezze che si vengono a creare. Maggiore è l’opportunità di sferrare un attacco informatico – che si tratti di elezioni governative, festività religiose o di un’allerta globale – più alta sarà la probabilità che i truffatori mettano in campo tutti gli strumenti in loro possesso per sfruttare la situazione. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, le e-mail maligne inviate a proprio nome si sono duplicate dagli inizi di marzo. Questo è solo uno degli esempi di attacchi informatici attualmente in corso: sono tantissimi, infatti, i cyber criminali che si presentano come organizzazioni riconosciute e fidate per trarre in inganno gli utenti. Cavalcando l’attuale situazione globale, i cyber aggressori si appoggiano all’ingegneria sociale, che utilizza parole chiave popolari come Coronavirus e COVID-19, per truffe online, phishing e attacchi malware. Forcepoint, in qualità di azienda leader della sicurezza informatica a livello mondiale, la cybersecurity company che per prima ha applicato il rivoluzionario approccio basato sullo studio dei comportamenti umani (human-centric and behavior-based) al mondo della sicurezza IT, ha effettuato un’analisi delle minacce più diffuse a livello internazionale, per aiutare gli utenti a riconoscerle e proteggersi in modo consapevole e mirato. Ecco, di seguito, l’elenco scaturito dallo studio. Phishing standard Le campagne relative al phishing hanno un obiettivo: indurre le persone a inserire dati sensibili o credenziali personali in un’applicazione falsa o su un sito web dall’aspetto “legittimo”. Il primo elemento preso in esame è una finta chiamata persa relativa a un aggiornamento sul COVID-19. L’e-mail non contiene testo, ma presenta un allegato con estensione .htm. Esempio di e-mail di chiamata persa A ben guardare, l’allegato è davvero un semplice file HTML, che ha l’unico scopo di indirizzare le persone verso un URL sospetto. allegato HTML della mail di chiamata persa Durante il caricamento della pagina web, il titolo della finestra sarà “Recupero del file audio”, ma successivamente il link dirotterà l’utente verso un falso portale di Outlook. Il nome utente sarà già precompilato, solo la password è in attesa di essere inserita. Nonostante l’evidente somiglianza, non si tratta del portale ufficiale Outlook: basti notare lo strano URL dell’allegato HTML con l’indirizzo e-mail preimpostato. Per questo motivo, è importantissimo controllare sempre la destinazione di atterraggio prima di inserire dati sensibili. Pagina di destinazione di Outlook falsa con nome utente precompilato Diverse tipologie di spam tradizionale Fare leva sulle superstizioni e sulla paura delle persone è una tecnica ormai collaudata e di grande presa, specialmente di questi tempi, in cui stiamo affrontando un evento di portata mondiale e di grande impatto emotivo. Notizie ufficiali, semi-ufficiali o non ufficiali possono provenire da ogni direzione, e tra queste si nascondono spesso molte “bufale”. Come rafforzare il nostro sistema immunitario? Quali misure adottare per prevenire l’infezione? Quali sono i modi naturali per difenderci? Quali sono le migliori maschere da indossare quando si viaggia? Esempio di spam correlato a Coronavirus Queste sono solo alcune delle domande che, legittimamente, tutti si pongono in questo momento, e non è semplice riconoscere i falsi consigli da ciò che è realmente valido e fidato. Alcune delle recenti campagne di spam, infatti, si sono focalizzate su questa tecnica: sfruttando l’interesse per queste tematiche, incoraggiano le persone ad acquistare, tramite collegamenti a servizi o siti truffa, un prodotto specifico, che dovrebbe aiutarle a proteggersi dal Coronavirus. Spam della pubblicità della maschera facciale Per fugare ogni dubbio, basta effettuare una ricerca degli stessi prodotti su siti di brand rinomati e per qualsiasi risposta sul Coronavirus consultare i portali ufficiali. Fonti sanitarie globali, come l’OMS o il CDC, possono aiutare a distinguere ciò che è reale da ciò che può essere dannoso per la salute e non solo. Esempio di spam di miglioramento della salute Le famiglie di malware esistenti assumono nuove forme Gli esempi sopra riportati, misurati sulla base del livello di danno che possono causare, appartengono a “categorie minori” di minacce. Il caso sottostante, invece, nonostante sembri il più veritiero di tutti, è potenzialmente il più dannoso. L’e-mail, indirizzata agli italiani durante il periodo in cui i casi segnalati dal paese continuavano ad aumentare, sembra provenire dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) e incoraggia l’apertura del documento allegato, contenente tutte le precauzioni necessarie contro le infezioni da Coronavirus. e-mail di precauzioni false dell’OMS rivolte agli italiani Aprendo il documento Microsoft Word si visualizzerà la seguente schermata, all’interno della quale sarà richiesto agli utenti di seguire i passaggi indicati per abilitare le macro, a meno che le impostazioni di sicurezza predefinite ad esse correlate non siano già state modificate. allegato Word dannoso che richiede l’attivazione di macro Esistono diverse macro nel documento e sono protette da una password, per impedirne la modifica. Fortunatamente è possibile cambiarle passando in rassegna l’Autoopen. Contenuto della macro autoopen All’interno di Autoopen esiste “DebugClassHandler” per eseguire una scansione automatica all’apertura del documento. La verifica approfondita rivela rapidamente il rilascio di due file: “errorfix.bat” e “Ranlsojf.jse”. Il primo è un file batch standard destinato ad aprire il secondo con l’aiuto dell’interprete script integrato di Windows. Codice sorgente di DebugClassHandler Come previsto, il “Ranlsojf.jse” eliminato è un file di script, in realtà un JavaScript complesso e fortemente offuscato. Solitamente questi file appartengono alla famiglia di downloader Ostap, nota per i suoi forti legami con TrickBot. Parte del codice JavaScript offuscato di Ostap Se non individuato, al termine dell’esecuzione il codice JavaScript raggiungerà un server C2 predefinito per il download di ulteriori payload. Nel caso esaminato, il malware era una variante del infostealer TrickBot. Conclusione In questo delicato momento storico, la preoccupazione e la necessità di continue informazioni, può portare ad abbassare la guardia, soprattutto in merito alle minacce online. I criminali informatici sfruttano questi momenti giocando sulle paure, nella speranza che gli utenti cadano nelle truffe da loro studiate accuratamente. In generale, ogni volta che si ricevono e-mail relative ad eventi legati alla vita reale, è importante mantenere la giusta lucidità per verificarne l’autenticità. Prestare quotidianamente una maggiore attenzione alla sicurezza, valutando accuratamente le informazioni ricevute può aiutare a mitigare l’impatto degli attacchi informatici.

5 consigli per lavorare da casa in sicurezza

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Le migliori procedure di sicurezza informatica per la protezione da cyberattacchi. L’impennata del coronavirus di questo periodo ha creato nuove opportunità per i criminali informatici che si articolano in due differenti modalità. In primo luogo, tramite l’argomento “coronavirus” che ha raggiunto livelli di ricerca senza precedenti, dando modo a sviluppatori malevoli di aggiornare i propri toolkit per la creazione di truffe online tramite link e siti dannosi basati sulla chiave di ricerca “coronavirus”. Molti dei pericoli a cui gli utenti aziendali devono prestare attenzione sono descritti in dettaglio nel nostro articolo scritto da Tony Anscombe di ESET Security, “Attenti alle truffe che sfruttano la paura del coronavirus”. Pertanto, mi concentrerò qui sulla seconda modalità sfruttata dai criminali informatici – l’aumento del numero di dipendenti che lavorano da casa e al di fuori delle consuete e protette reti aziendali. In questa situazione viene ampliata notevolmente la superficie di attacco alle risorse digitali di un’azienda ed è richiesta una maggiore responsabilità sia da parte dei collaboratori sia del management. Ovviamente, per alcune aziende le infrastrutture e le misure di sicurezza a sostegno dei dipendenti che lavorano da casa sono già in funzione, ma per altre, soprattutto per le piccole imprese, questo potrebbe non essere scontato. Con poche accortezze in più, i dipendenti di qualsiasi azienda possono rafforzare notevolmente la loro posizione di sicurezza digitale contro un possibile attacco mentre lavorano da casa. Ecco 5 consigli sulle migliori procedure da adottare: Controllare le impostazioni del router di casa e modificare le impostazioni predefiniteLavorare da casa significa che tutto il traffico Internet passa attraverso il router domestico. I criminali informatici possono tentare di hackerare il nostro router, intercettando il traffico Wi-Fi e infine accedere alla nostra rete. Quindi, se non avete abbiamo esaminato le opzioni di configurazione del router di casa, è giunto il momento di farlo, prima che la rete domestica e i dispositivi collegati vengano compromessi. In genere, è possibile accedere al pannello di controllo del router digitando ad esempio http://192.168.1.1 nel browser mentre si è connessi alla rete domestica. Da lì è possibile modificare molte impostazioni che hanno un impatto diretto sulla sicurezza. Assicurarsi di cambiare i nomi utente e le password di default che vengono forniti con il router – questi possono essere facilmente rintracciati online da un hacker. Per creare password efficaci e univoche, suggeriamo l’utilizzo della funzionalità ESET Password Manager (prevista da ESET Smart Security Premium). L’utilizzo della funzione Password Manager è l’ideale perché ci porta a ricordare solo una lunga sequenza segreta – mentre tutte le altre password del nostro account vengono gestite facilmente con pochi click tramite Password Manager. È utile cambiare anche il Service Set Identifier o SSID – che è il nome della nostra rete di casa. Analizzando gli SSID delle reti Wi-Fi rilevate dal nostro appartamento, scopriamo che molti dei nostri vicini usano i router Huawei – questa è un’informazione gratuita per un malintenzionato: Eseguire la scansione della rete domestica alla ricerca di dispositivi indesideratiPotremmo anche utilizzare gli strumenti di scansione per trovare i dispositivi indesiderati sulla nostra rete domestica. ESET Smart Security Premium, ad esempio, viene fornito con lo strumento di scansione Connected Home Monitor che può trovare i vicini scorretti che forse utilizzano abusivamente la nostra connessione Wi-Fi senza che noi ne siamo informati. È utile cambiare immediatamente la nostra password ed eliminare i dispositivi non riconosciuti dalla rete: Aggiornare il firmware del nostro router – o smettere di usare un router troppo datatoI ricercatori ESET che hanno recentemente scoperto la vulnerabilità KrØØk in miliardi di chip Wi-Fi utilizzati, hanno verificato che per i vari dispositivi, anche nei router, è fondamentale garantire che il firmware del router di casa sia aggiornato all’ultima versione fornita dal produttore. Scoprire che si sta utilizzando un router datato significa che è arrivato il momento di cambiare il proprio router domestico. Se abbiamo l’esigenza di acquistare un nuovo router, serve valutare modelli che possano fornire una maggiore sicurezza per la rete domestica. Alcuni router, come ad esempio quelli prodotti da Gryphon, incorporano le funzionalità di intelligence sulle minacce fornite da ESET, che permettono di rilevare e bloccare malware, siti di phishing e altri pericoli sulla rete per ogni dispositivo collegato al router di casa. Per ulteriori informazioni sulle opzioni di configurazione del router di casa, consultare il blog “Come proteggere il router per prevenire le minacce IoT”. Utilizzare una rete privata virtuale (VPN) per crittografare le comunicazioniI dipendenti che hanno bisogno di accedere alla rete intranet dell’azienda mentre lavorano in remoto comunicheranno su reti pubbliche non sicure. È possibile proteggere meglio tali comunicazioni utilizzando una VPN che stabilisce un canale protetto per la comunicazione. Con una VPN, i pacchetti ridotti di dati che vengono trasmessi possono essere protetti da occhi indiscreti, anche mentre si naviga su Internet, permettendone la decodifica solo al momento della ricezione dei dati, cioè ai dispositivi dei dipendenti e alla rete aziendale. Se possibile, usare l’autenticazione a due fattori (2FA) per proteggere l’accesso da remotoI dipendenti che utilizzano tecnologie di accesso remoto, come il Remote Desktop Protocol (RDP), sono a rischio di attacchi senza le adeguate opzioni di sicurezza e mitigation. Gli autori delle minacce attaccano l’RDP sia con le password di social engineering dei dipendenti sia forzando l’accesso con attacchi di tipo brute-force. In altre parole, il successo degli attacchi contro l’RDP può derivare, tra l’altro, da una cattiva gestione del processo di autenticazione o da trucchi di ingegneria sociale. Pertanto, per rispondere meglio alle esigenze di autenticazione, le aziende hanno la possibilità di utilizzare ESET Secure Authentication, la soluzione di autenticazione a due fattori (2FA) di ESET, progettata per rendere doppiamente sicure le tecnologie di accesso remoto come VPN e RDP, così come le credenziali dei dipendenti. Il doppio livello di protezione deriva dal fatto che 2FA richiede che un dipendente inserisca un codice una tantum, solitamente fornito tramite un’applicazione di autenticazione (l’opzione più sicura), o un SMS, oltre al consueto nome utente e alla password aziendale. Anche se un hacker compromette una password, la presenza di 2FA impedisce l’accesso non autorizzato. A cura di Rene Holt, Global Content

Boom di minacce che sfruttano note applicazioni di social meeting

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Le più diffuse sono quelle legate a due famiglie di adware, DealPly e DownloadSponsor. Le analisi condotte dagli esperti di Kaspersky circa le minacce rivolte ad applicazioni di videoconferenza hanno individuato circa 1.300 file con nomi simili ad applicazioni molto conosciute come Zoom, Webex e Slack. Le applicazioni di social meeting attualmente offrono alle persone un modo semplice per comunicare tramite video, audio o messaggi di testo in un frangente in cui non sono disponibili altri mezzi di comunicazione. Da questa situazione non hanno esitato a trarne vantaggio anche i criminali informatici, tentando di distribuire varie minacce informatiche sfruttando il nome di note applicazioni. Dall’analisi di questi 1.300 file sono state rilevate 200 minacce. Le più diffuse sono quelle legate a due famiglie di adware, DealPly e DownloadSponsor. Si tratta in entrambi i casi di installer che mostrano annunci o scaricano moduli adware. Questi software appaiono solitamente sui dispositivi degli utenti dopo essere stati scaricati da marketplace non ufficiali. Sebbene l’adware non sia un tipo di software dannoso, può comunque costituire un rischio per la privacy. I prodotti di Kaspersky rilevano e bloccano con successo DealPly e DownloadSponsor. Oltre all’adware, in alcuni casi gli esperti di Kaspersky hanno individuato delle minacce nascoste sotto forma di file .lnk, ovvero abbreviazioni per applicazioni. In realtà la maggior parte di queste minacce è stata rilevata come Exploit.Win32.CVE-2010-2568, un codice malevolo abbastanza datato, ma ancora diffuso, che consente agli attaccanti di infettare alcuni computer con un ulteriore malware. Skype è l’applicazione di social meeting il cui nome è il più utilizzato dai criminali informatici per distribuire minacce informatiche. Gli esperti di Kaspersky hanno individuato 120.000 diversi file sospetti che utilizzano il nome di questa applicazione. Inoltre, a differenza dei nomi di altre applicazioni, il nome Skype viene utilizzato per distribuire non solo adware, ma anche vari malware, in particolare Trojan. “È bene precisare che non è stato rilevato un picco drastico nel numero di attacchi o nel numero di file etichettati come note applicazioni di comunicazione. Il numero effettivo di file rilevati in-the-wild che stiamo osservando è piuttosto moderato. La situazione cambia quando, invece, si tratta di Skype, ma questo è riconducibile alla popolarità dell’applicazione, che, per molti anni, è sempre stata presa di mira dagli autori delle minacce informatiche. Nonostante ciò, riteniamo che sia importante far conoscere l’esistenza di tali minacce. Nello scenario attuale, in cui la maggior parte delle persone lavora da casa, è estremamente importante assicurarsi che ciò che viene utilizzato come strumento per i social meeting online venga scaricato da una fonte legittima, configurato correttamente e non presenti gravi vulnerabilità senza patch”, ha dichiarato Denis Parinov, security expert di Kaspersky. Ulteriori suggerimenti su come proteggersi durante le comunicazioni a distanza sono disponibili a questo link.     Fonte: BitMat.it

Ransomware? Non pagate, fate il backup!

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Gli attaccanti guadagnano ogni anno 1 miliardo di dollari, eppure le aziende continuano a non effettuare un backup sistematico dei dati. A fronte della continua crescita del costo globale del ransomware, Veritas esorta le aziende a seguire una regola: Non pagate, fate il backup! Si stima infatti che i ransomware generino un introito annuo di 1 miliardo di dollari, e le aziende che non effettuano il backup dei loro dati in maniera sistematica permettono ai criminali di riempire le proprie tasche. Fabio Pascali, Country Manager di Veritas, commenta così: Gli attacchi ransomware esistono solo perché alcune imprese non possono sopravvivere a meno che gli hacker non restituiscano i loro dati. Quindi, la chiave della sopravvivenza è rimuovere questa dipendenza ed essere in grado di riottenere l’accesso ai dati, senza doversi impegnare con i cyber criminali. Il modo migliore per farlo è una solida strategia di backup. Le aziende devono creare copie di backup dei loro dati che siano isolate e offline per tenerli fuori dalla portata degli hacker. Devono poi monitorare e limitare le credenziali di backup in modo proattivo, ed eseguire spesso i backup per ridurre il rischio di potenziali perdite di dati. Le aziende dovrebbero anche testare e ritestare regolarmente le loro difese contro gli attacchi ransomware. Il ransomware colpisce senza preavviso e non fa discriminazioni tra i suoi obiettivi – può accadere a qualsiasi organizzazione, grande o piccola. Nonostante i loro sforzi, la maggior parte delle aziende cadrà in almeno un attacco ma ciò che distingue una vittima da un’altra è la sua capacità di riprendersi, che dipende in ultima analisi dalla sua strategia di backup. Quando il ransomware colpisce, le organizzazioni che non si sono attrezzate spesso si sentono impreparate a fare qualcosa che non sia sottomettersi alle richieste del loro aggressore. Ecco perché esortiamo tutte le aziende a utilizzare la Giornata Mondiale del Backup come stimolo per anticipare la situazione e ottenere la protezione dei loro dati. Quindi, noi diciamo: Non pagate, fate il backup!     Fonte: BitMat.it