Debiti PA: decreti attuativi e critiche delle PMI
Firmato il decreto che sblocca i debiti dei Ministeri, mentre è in arrivo anche il provvedimento sugli enti locali: tuttavia permangono critiche sulla legge da parte delle PMI in quanto mancano le compensazioni. Mentre dalle PMI arrivano critiche alla legge di conversione del decreto sui debiti PA approvata dalla Camera, prosegue l’attività del ministero per iniziare a far affluire i soldi nelle casse delle imprese: il titolare dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, ha firmato il decreto attuativo che sblocca i pagamenti dei Ministeri (500 mln), mentre è atteso a breve il provvedimento per gli enti locali (4,5 mld). Il decreto sui fondi dei ministeri Per finanziare la restituzione dei debiti dei ministeri, sono stati stanziati 500 milioni di risorse aggiuntive al Fondo apposito (istituito dalla legge 266/2005, articolo 1, comma 50). Per conoscere le cifre precise bisogna aspettare la pubblicazione del decreto ministeriale in Gazzetta Ufficiale. Ogni ministero ha comunicato entro il 30 aprile l’ammontare dei debiti nei confronti delle imprese scaduti entro fine 2012: sulla base di queste richieste il ministero dell’Economia ha definito la ripartizione dei fondi con il decreto attuativo appena firmato. I debiti dei Comuni Stessa tempistica per Comuni e Province: entro il 30 aprile hanno presentato le richieste, ora si attende la ripartizione dei fondi (attesa in tempi brevi essendo già trascorso il termine ultimo). Si parla di somme più cospicue: 4,5 miliardi, svincolati dal patto di Stabilità Interno. La situazione è la seguente: le richieste hanno superato il plafond disponibile di circa 700 milioni di euro, quindi il decreto destinerà – rispetto alle richieste – 500 milioni in meno ai Comuni e 200 milioni alle Province. Attenzione: in questa cifra sono compresi anche i pagamenti che i Comuni hanno già effettuato nel 2013 (è una misura rilevante dal punto di vista del bilancio pubblico, perché si tratta di soldi che per effetto del decreto sui debiti PA sono svincolati dal Patto di Stabilità Interno, ma per le aziende significa che non sono soldi che stanno per arrivare, ma sono pagamenti già effettuati). In pratica, ci sono 1,25 miliardi di euro già pagati entro il 9 aprile 2013, quindi restano 3,25 miliardi ancora da distribuire. Facciamo qualche esempio pratico, relativo alle grandi città: Roma: in tutto ha ottenuto 55 milioni 450mila euro. Di questi, 8,4 milioni sono già stati pagati entro il 9 aprile 2013, mentre i soldi che si liberano nell’immediato futuro sono quasi 46,9 milioni. Milano: la cifra totale è pari a 93,2 milioni di euro, di cui 24,5 milioni sono già stati pagati, mentre verranno rimborsati altri 68,7 milioni di euro. Venezia: è una delle città che si aggiudica più fondi, 124,4 milioni circa, equamente distribuiti fra i 62,8 già pagati e i 61,5 che arriveranno ora. Napoli: cifra totale sbloccata pari a 115,3 milioni, di cui 20,4 già rimborsati e 94,9 ancora da rimborsare. Torino: riceve 70 milioni, di cui circa 36,4 già rimborsati e altri 33,6 da pagare. Genova: sbloccati in tutto 17,1 milioni, di cui 9,4 già pagati e 7,6 ancora da rimborsare. Bologna: è un caso emblematico, perché tutte le richieste in realtà sono già state esaudite. Nel capoluogo emiliano vengono svincolati dal patto di stabilità interno 3,6 milioni, che sono interamente stati pagati alle imprese prima del 9 aprile 2013. Palermo: sbloccati circa 25 milioni, di cui 13 già pagati e 11,9 ancora da pagare. Il decreto sblocca debiti, reazioni delle PMI La Camera dei Deputati ha apportato modifiche al decreto approvato dal governo, che allentano una serie di paletti, ma in generale la reazione delle imprese, e delle PMI in particolare, è negativa. Il testo licenziato dalla Camera, commenta Rete Imprese Italia, «rimane confermato nell’impianto originario, reso forse ancora più arzigogolato, e mostra, ancora una volta, più attenzione alle esigenze della burocrazia contabile piuttosto che a quelle delle migliaia di imprese creditrici del terziario di mercato e dell’artigianato che sono ormai sull’orlo del collasso». La richiesta fondamentale di Rete Imprese Italia resta quella di snellire le procedure e soprattutto di rafforzare il meccanismo delle compensazioni dei credito con i debiti fiscali. Il testo ora deve andare in Senato, nel caso in cui Palazzo Madama operasse ulteriori cambiamenti dovrebbe tornare in seconda lettura alla Camera: il Dl è in vigore dallo scorso 9 aprile 2013, e la legge di conversione va quindi approvata entro il prossimo 7 giugno.
Modello 730 da rifare per chi ha compensato l’IMU
Modello 730/2013 da rifare entro maggio per 100mila contribuenti che avevano già compensato i debiti IMU con i crediti fiscali: difficoltà anche in merito alle aliquote comunali sulle seconde case e sui codici tributo degli F24. La svolta sull’IMU – la sospensione dell’imposta fino a settembre per le abitazioni principali – è arrivata imprevista e migliaia di contribuenti avevano già pagato l’acconto mediante compensazione nel 730/2013. La conseguenza è una sola: Modello 730 da rifare entro il 31 maggio, come ravvisa il coordinatore della Consulta dei CAF Valeriano Canepari, per non rischiare di perdere il credito fiscale con il quale i contribuenti hanno compensato il debito IMU sulla prima casa. Un problema non da poco considerando che si tratta di circa 100mila contribuenti. Una complicazione che si somma al caos che regna tra tutti gli altri contribuenti chiamati alla cassa, almeno laddove i Comuni non hanno ancora deliberato le aliquote da applicare alle seconde case. La scadenza era il 16 maggio, e in moltissimi casi gli utenti non hanno trovatyo nulla pubblicato sui siti dei Comuni presso cui possiedono una quota di immobile per la quale versare l’acconto IMU. Visti i tempi stretti (scadenza prima rata IMU 2013: 16 giugno) – e che si tratta di 6-7 milioni di contribuenti – Canepari propone «che non vengano applicate sanzioni almeno fino al 27 giugno». Intanto i Centri di Assistenza Fiscale (CAF) stanno distribuendo ai contribuenti proprietari di immobili i modelli F24 telematici per effettuare i pagamenti senza codici tributo, che prevedibilmente non arriveranno in tempi brevi.Per la loro ufficializzazione è infatti richiesta la pubblicazione del decreto e i provvedimenti applicativi. Difficoltà per i contribuenti, ma anche per gli stessi CAF: «anche noi abbiamo bisogno di organizzarci». Fonte: Pmi.it
Incentivi lavoro: pronto il bonus assunzione per le aziende
Pronti i contributi economici per le imprese che assumono, con qualsiasi formula di contratto, lavoratori licenziati dalle PMI: annunciato il decreto in Gazzetta Ufficiale. Sono disponibili gli incentivi alle imprese che assumono lavoratori licenziati da PMI: il decreto del ministero del Lavoro è stato firmato, approvato della Corte dei Conti ed è in corso di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale. Si tratta di un bonus assunzione predisposto dall’ex ministero Fornero, ma che solo ora diventa operativo. A disposizione ci sono 20 milioni di euro per le imprese, di qualsiasi dimensione, che assumono lavoratori licenziati nei 12 mesi precedenti da imprese sotto i 15 dipendenti. Il beneficio spetta per assunzioni a tempo indeterminato, determinato, part-time ed in somministrazione. E’ pari a 190 euro al mese e viene erogato per 12 mesi in caso di assunzioni a tempo indeterminato e per 6 mesi per i contratti a termine. Nel caso del part-time, invece, l’incentivo dipende dall’orario: bisogna moltiplicare il beneficio (190 euro) per il rapporto fra l’orario part-time e quello a tempo pieno previsto dal contratto di riferimento. Attenzione: il lavoratore che viene riassunto deve essere stato licenziato per giustificato motivo oggettivo connesso a riduzione, trasformazione o cessazione dell’attività. Per poterne usufruire, il datore di lavoro deve anche garantire «interventi di formazione professionale sul posto di lavoro» a favore del neo-assunto, anche mediante «il ricorso alle risorse destinate alla formazione continua di competenza regionale». In base al comma 4 del decreto direttoriale, l’incentivo spetta anche per i lavoratori soci di cooperative che stabiliscano, con la propria adesione o successivamente all’instaurazione del rapporto associativo, un ulteriore e distinto rapporto di lavoro in forma subordinata. Non è invece riconosciuto nel caso di lavoro domestico. Il datore di lavoro deve presentare istanza all’Inps, esclusivamente in via telematica, con modalità che l’istituto previdenziale comunicherà entro 30 giorni dalla pubblicazione del decreto. Sarà l’Inps a verificare i requisiti (attraverso le comunicazioni obbligatorie di assunzione e cessazione) e ad autorizzare il beneficio. Ricevuto il via libera dell’Inps, l’erogazione avviene attraverso conguaglio sulle dichiarazioni contributive. L’Inps concede le autorizzazioni all’incentivo fino a esaurimento della somma disponibile di 20 milioni di euro. Il criterio: la valutazione ex ante del costo relativo a ogni singola assunzione, e l‘ordine cronologico di presentazione delle domande. E’ vietato presentare un’istanza con data antecedente a quella di assunzione. La misura è finanziata attraverso il Fondo di rotazione per la formazione professionale e dal Fondo sociale europeo previsto dall’articolo 25 della legge 845/1978. Ricordiamo che si tratta di un provvedimento che ha l’obiettivo di compensare la mancata proroga degli incentivi all’assunzione di lavoratori che vengono licenziati da imprese con meno di 15 dipendenti e non hanno diritto alla mobilità. Fino al 2012 era prevista una deroga per cui questi lavoratori, anche se non avevano diritto all’indennità, potevano iscriversi nelle liste di mobilità, in modo tale da rientrare negli incentivi. La legge di Stabilità non ha prorogato questa misura, facendo decadere il beneficio, che con questo provvedimento di fatto viene, almeno in parte, ripristinato.
Apprendistato, le agevolazioni contributive per PMI
Sgravi contributivi e quadro normativo dell’Apprendistato dopo le ultime riforme: le PMI fino a 9 dipendenti non pagano per tre anni sugli assunti dal 2012 al 2016, per le altre micro-imprese previste altre agevolazioni. Riformato con il Testo Unico (Dlgs 167/2011) e poi riveduto dalla Riforma del Lavoro Fornero (legge 92/2012). I riflessi sul fronte contributivo sono parecchi, con sgravi per le PMI. Assunzioni 2012-2016 L’esenzione per le micro-imprese è contenuta nella Legge di Stabilità 2012 (art. 2 comma 1 legge 183/2011) per le assunzioni da gennaio 2012 fino a dicembre 2016 (per i primi 3 anni di contratto). Si tratta di un’agevolazione concessa nell’ambito dei cosiddetti aiuti minori (de minimis), per i quali non scattano le restrizioni UE a quelli di Stato. Altre assunzioni In condizioni non agevolate il datore di lavoro versa la quota contributiva del 10%, mentre quella a carico del lavoratore è pari al 5,84%. La Finanziaria 2007, per le assunzioni nelle micro-imprese di apprendisti fuori dal periodo 2012-2016 – prevede una aliquota ridotta per le aziende: 1,5% per periodi contributivi maturati nel 1° anno di contratto 3% per i periodi contributivi maturati nel 2° anno di contratto Per gli anni successivi si torna all’aliquota del 10%. Contributo ASPI Da gennaio 2013 i datori di lavoro devono pagare il contributo aggiuntivo per finanziare l’ASPI (1,61%), anche sui contratti di apprendistato agevolati 2012-2016 esenti da altri versamenti. Regole di assunzione Sempre da gennaio 2013, inoltre, un’azienda può assumere un numero di apprendisti pari al massimo ai 2/3 delle maestranze specializzate e qualificate in servizio (prima il rapporto era del 100%). Anche qui c’è una deroga per le PMI, quando hanno fino a 10 dipendenti: per loro, il rapporto fra apprendistati e contratti pieni resta al 100% (quindi se ad esempio ci sono tre assunti con contratto pieno, possono esserci anche tre apprendisti. Mentre le aziende non possono assumere apprendistati se nei 36 mesi precedenti non hanno stabilizzato almeno il 30% degli apprendisti (percentuale valida fino l 2015), aziende o artigiani sotto i 10 dipendenti non subiscono questa limitazione: si applicano gli eventuali tetti fissati dai contratti collettivi di lavoro. Fonte: circolare INAIL
L’e-Commerce nel 2013 traina la ripresa in Italia
Quasi 14 milioni di acquirenti online decretano il successo dell’e-Commerce in Italia, in continua crescita anche nel 2013: i dati della ricerca Netcomm. Non sembra soffrire la crisi l’e-Commerce, che secondo l’Osservatorio eCommerce B2c Netcomm della School of Management del Politecnico di Milano continuerà a crescere per tutto il 2013: +17%, per un fatturato stimato intorno ai 11,2 miliardi di euro. La crescita esponenziale degli utenti Internet ha raddoppiato gli acquirenti online attivi (+50% da aprile 2012 ad oggi) portandoli a quota 13,6 milioni. Tutti gli indicatori mostrano che il commercio elettronico è un settore in crescita, e dunque un’opportunità per le aziende italiane in crisi che vogliono rilanciare brand e prodotti sul mercato. I numeri dell’e-Commerce I settori che si prevede possano crescere più degli altri sono quelli dell’abbigliamento (27%), dell’informatica (24%), seguiti da grocery (18%), turismo (13%), assicurazioni (12%) ed editoria (4%). L’abbigliamento (per il 31%), insieme al turismo (55%), traina anche l’Export che nel complesso sale del 23% per un valore totale di oltre 2 miliardi di euro. Bene anche l’m-Commerce: il commercio elettronico da Mobile cresce del +160% nel 2012, raggiungendo quota 427 milioni di euro. «Nessun comparto economico in questa fase di crisi profonda è stato in grado di correre con tale entusiasmo, anche e soprattutto grazie ad una crescita molto importante dei consumatori», ha commentato Roberto Liscia, Presidente di Netcomm – Consorzio del Commercio Elettronico Italiano. Molti gli utenti che hanno superato le reticenze legate alla sicurezza dei pagamenti online (anche grazie alla diffusione delle carte di credito prepagate), tra i principali ostacoli alla diffusione dell’e-Commerce. In più chi già acquistava su internet sta continuando a farlo e con una sempre maggiore varietà. Informazioni sul Web Le imprese che vendono prodotti o servizi, online o meno, devono tenere ben presente anche un altro fenomeno che vede protagonista la Rete: quando un utente decide di acquistare un prodotto o un servizio prima si informa su internet, analizzando opinioni e informazioni sul Web sui prodotti o sul brand che intende comprare. È quello che fa l’89% degli acquirenti di 5 Paesi Europei Italia, Gran Bretagna, Germania, Francia e Spagna analizzati dall’indagine Netcomm-ContactLab. Il 34% degli utenti che si informa in Rete, sceglie poi di acquistare online. Moneta elettronica «Non mi stancherò mai di sollecitare le nostre istituzioni, e soprattutto il Governo in carica, a continuare sulla via tracciata in tema di pagamenti elettronici, quali l’obbligo per le pubbliche amministrazioni di rendere disponibili i pagamenti con carte e home banking, così da accelerare i comportamenti digitali degli italiani. La moneta elettronica rappresenta la vera frontiera che permetterà alle piccole imprese di superare gli ultimi tabù per l’ingresso in questo nuovo e promettente mercato globale dell’e-Commerce. Un settore che ormai sta raggiungendo un’età e un’esperienza ragguardevole, al punto da essere la vetrina più efficace per presentare il nostro Made in Italy in tutto il mondo. Lo dimostrano le continue missioni in Cina che il nostro Consorzio sta promuovendo da mesi. Alcuni distretti manifatturieri se ne stanno rendendo conto e stiamo sviluppando una filiera di export multicanale verso la Cina per dare ai nostri brand e ai nostri artigiani la possibilità di far conoscere e vendere a quella popolazione immensa il frutto del loro talento», ha concluso Roberto Liscia. Fonte: PMI.it
Aumento Iva
L’Aumento dell’IVA al 22% è previsto per il prossimo 1 luglio 2013. Il neonato Governo Letta non è riuscito ad evitare questa gravosa scadenza, prevista dal precedente Governo guidato da Mario Monti, tra le misure per far rientrare l’Italia all’interno dei parametri dei vincoli stabiliti con l’Unione Europea. Tale Aumento di un punto percentuale dell’IVA è una delle misure adattate per recuperare i soldi necessari a rientrare nel 3% del rapporto Deficit / PIL stabilito dall’UE. C’è tuttavia chi, tra economisti, studiosi ed addetti ai lavori, valuta un simile provvedimento antieconomico e non utile alla finalità per cui è stato creato. Per effetto soprattutto della contrazione dei consumi che genererebbe, dato che l’effetto immediato sarà quello di aumentare il prezzo finale dei beni e servizi. Tutte le novità, i commenti ed i provvedimenti sull’Aumento dell’IVA al 22%.
Lavoro: dal Governo bonus assunzioni e riforma contratti
“Decreto del fare” entro giugno: Pacchetto Lavoro con bonus alle imprese che assumono giovani e modifiche alla Riforma Fornero su contratti a termine e apprendistato. Assunzioni agevolate Bonus per assunzioni di giovani a tempo indeterminato con la defiscalizzazione per le imprese, anche contributiva in forma di crediti di imposta e di sgravi contributivi. Secondo le anticipazioni, la misura richiede 400 milioni: a seconda dele risorse, verranno modulati i diversi interventi. Non si esclude che questo provvedimento possa essere anticipato in un primo pacchetto di interventi che potrebbe essere deciso già nel prossimo Consiglio dei Ministri. Riforma del Lavoro In vista ci sono correttivi alla Riforma Fornero, in particolare in tema di apprendistato (meno obblighi per l’assunzione) e di pause tra contratti a termine. Previsto anche un potenziamento delle politiche per l’impiego e in particolare dei servizi di collocamento. Sul fronte europeo è stato fissato un pre–vertice fra i ministri economici e del lavoro di Italia, Francia, Spagna, Germania per il 14 giugno a Roma, per mettere a punto misure per l’occupazione giovanile: l’obiettivo è di ottenere da Bruxelles maggior flessibilità nei vincoli di bilancio per le somme destinate a lavoro e crescita. L’Italia vorrebbe anche usare nel 2013 la propria quota di fondi (400 milioni) nell’ambito del programma “Youth Guarantee“, che stanzia sei miliardi per ridurre i tempi di ricerca di prima occupazione di chi finisce gli studi.
Contratti di lavoro: 62% imprese irregolari
Giro di vite per quanto riguarda i controlli degli ispettori del lavoro nelle aziende italiane, incrementati rispetto allo scorso anno. Nei primi tre mesi del 2013, hanno interessato 65.589 imprese, e per ben il 62% sono risultate irregolarità nei contratti dei dipendenti. A crescere più di ogni altra sono state le irregolarità relative a: collaborazioni : 5.227 per lavoratori a progetto, per le Partite IVA o associazioni in partecipazione (+84% rispetto al 2012) appalti e somministrazione: 4.900 violazioni (+96%). C’è però anche da sottolineare che sono anche aumentate le ispezioni effettuate dalle forze dell’ordine del +7% su base annua nel primo trimestre 2013. «Uno sforzo straordinario nonostante la scarsità di risorse a disposizione», lo ha definito il ministro del Lavoro, Enrico Giovannini, volto a raggiungere l’obiettivo di effettuare 240mila ispezioni per rilevare irregolarità nella gestione dei rapporti di lavoro e in materia di salute e sicurezzasui luoghi di lavoro, quindi di tutelare i lavoratori. Nell’esporre i dati, il ministro ha ricordato che il Decreto Lavoro (il n. 76/2013) appena approvato ha introdotto la rivalutazione del 9,6% delle sanzioni in caso di irregolarità. Positivo infine il dato relativo al lavoro nero, in calo del -8% (in totale sono stati 21.866 i lavoratori totalmente sommersi rilevati), che però permane come problema soprattutto nell’Edilizia (55% delle aziende ispezionate) e nell’Agricoltura(50%) e nel settore terziario e industriale (46% entrambi). Fonte: pmi.it
Dichiarazione Redditi: a confronto autonomi e dipendenti
Statistiche 2012 sugli Studi di Settore: ecco quanto dichiarano e guadagnano gli Italiani autonomi, professionisti e dipendenti. La dichiarazione dei redditi fornisce uno spaccato di quanto in teoria guadagnano gli Italiani – ma in realtà di quanto dichiarano – e sulla proporzionalità effettiva delle tasse pagate. Effettuando un confronto tra quanto dichiarato da autonomi, professionisti e dipendenti nel 2012 emergerebbe una certa sproporzione a svantaggio dei primi sui secondi. In assoluto a dichiarare meno di tutti sono i tassisti, baristi, gioiellieri, parrucchieri, istituti di bellezza, autosaloni e alberghieri. Tutti accomunati da una media annua di reddito dichiarato sotto i 18mila euro, meno di mille euro al mese. Addirittura Discoteche e Spa risulterebbero in rosso e i gestori di impianti sportivi hanno guadagnato nel 2011 400 euro l’anno. Laddove non è possibile evadere il Fisco con la dichiarazione dei redditi, il discorso si fa oggettivamente drammatico: per i dipendenti la media dei guadagni netti è intorno ai 20mila euro di IRPEF (meno di mille euro reali al mese). Sembra andare meglio ai professionisti che nel 2012 hanno dichiarato per l’anno di imposta 2011 49.900 euro in media (+0,8% rispetto all’anno precedente). Bene le farmacie con una media di 103.400 euro ed i notai con 315.600 euro l’anno. I dati fanno riferimento alle dichiarazioni dei redditi 2012, quindi relativi all’anno d’imposta 2011, che il Dipartimento delle Finanze del Ministero dell’Economia ha reso noti in questi giorni con le statistiche sui dati comunicati ai fini degli studi di settore. Entrando nello specifico: gli istituti di bellezza dichiarano di aver guadagnato nel 2011, in media, 7200 euro l’anno; i bar 17.800 euro; i taxi 15.600 euro; le gioiellerie 17.300 euro; gli alberghi 18.300 euro; gli autosaloni 10.100 euro; parrucchieri 13.200 euro. La dichiarazione IVA nel 2012 è stata presentata da circa 5,066 milioni di titolari di partita IVA, una percentuale in calo del -1,1% rispetto al 2011 (anno d’imposta 2010). Fonte Pmi.it
Come qualificare il lavoro subordinato
I criteri necessari a qualificare il lavoro subordinato e la non autonomia di un rapporto autonomo chiariti da una recente sentenza della Corte di Cassazione. La natura subordinata di un contratto di lavoro si configura in presenza di determinati requisiti, richiamati dalla Corte di Cassazione nella sentenza n. 16935 dell’8 luglio 2013, con la quale sono stati forniti ulteriori elementi per la verifica della subordinazione di un rapporto autonomo. Il criterio fondamentale che distingue il rapporto di lavoro subordinato da quello autonomo riguarda di norma l’assoggettamento del lavoratore al potere direttivo, organizzativo e disciplinare del datore di lavoro. Tuttavia tale vincolo può non risultare significativo per la qualificazione del rapporto di lavorodi una prestazione dedotta in contratto. Per la Cassazione, quyesto criterio può non essere sufficiente nel caso in cui la prestazione “sia estremamente elementare, ripetitiva e predeterminata nelle sue modalità di esecuzione, oppure, all’opposto, nel caso di prestazioni lavorative dotate di notevole elevatezza e di contenuto intellettuale e creativo”. “Occorre allora far ricorso a criteri distintivi sussidiari, quali la continuità e la durata del rapporto, le modalità di erogazione del compenso, la regolamentazione dell’orario di lavoro, la presenza di una pur minima organizzazione imprenditoriale (anche con riferimento al soggetto tenuto alla fornitura degli strumenti occorrenti) e la sussistenza di un effettivo potere di autorganizzazione in capo al prestatore”. Nel caso specifico, la Corte – avendo riconosciuto il carattere ripetitivo delle mansioni per cui una volta ricevute le istruzioni iniziali, non si richiedevano ulteriori direttive e controlli – ha verificato la sussistenza di turni settimanali predisposti dalla società; l’obbligo di rispettarli senza potersi allontanare; l’obbligo di avvertire in caso di assenze; lo svolgimento del lavoro nei locali dell’agenzia con l’uso di beni aziendali e secondo orari predeterminati; il compenso fisso, senza alcun riferimento al risultato della prestazione; l’assenza di alcun rischio economico da parte del lavoratore. Fonte: Pmi.it