The Pirate Bay sfrutta la tua CPU per guadagnare con le cryptomonete
The Pirate Bay ha sfruttato la CPU dei suoi utenti per minare monete digitali sul web ma senza avvertire nessuno Come quasi tutti i siti di file sharing, anche The Pirate Bay paga i costi del suo servizio attraverso le inserzioni pubblicitarie. Solo così gli utenti possono condividere e scaricare contenuti gratuitamente. Da qualche anno il portale accetta anche donazioni in Bitcoin con un apposito banner nella parte inferiore dell’homepage ma questa non è l’unica cryptomoneta con cui la piattaforma ha a che fare. The Pirate Bay da buon covo di pirati ha pensato di sfruttare di nascosto la CPU dei suoi utenti per minare la valuta digitale Monero. Alcuni utenti hanno notato un picco di lavoro da parte del processore centrale con un consumo che poteva arrivare fino al 100% in più. Questo avveniva a causa di un codice JavaScript appositamente creato da Coinhive per raccogliere Monero sul web. Il software era presente solamente all’interno delle ricerche e nell’elenco delle categorie ma una volta scoperto ha spinto molti utenti a trovare una soluzione per bloccarlo. Un amministratore del forum ufficiale di The Pirate Bay, che secondo l’Unione Europea ha violato numerosi copyright ed è responsabile dei contenuti in esso caricati, ha consigliato di usare NoScript mentre altri hanno suggerito di sfruttare un ad-blocker o addirittura di disattivare direttamente Javascript nelle impostazioni del browser. Il sito di pirati ha però subito smorzato le polemiche affermando che si è trattato di un semplice test della durata di 24 ore. Inoltre il codice in realtà non ha funzionato a dovere in quanto avrebbe dovuto utilizzare solamente tra il 20/30% della CPU. Il portale ha comunque confermato che il software era attivo solamente su una pagina web anche se altre erano aperte nello stesso momento. L’obiettivo di The Pirate Bay, che potrebbe aver trovato in Google Drive un inaspettato rivale, è infatti quello di sostituire totalmente le inserzioni pubblicitarie con l’attività di mining nel prossimo futuro. Quando avverrà l’operazione verrà però dichiarata apertamente con un apposito segnale sulla homepage. The post The Pirate Bay sfrutta la tua CPU per guadagnare con le cryptomonete appeared first on Data Manager Online.
I provider di infrastruttura cloud europei accolgono la normativa proposta sulla “libera circolazione dei dati” nell’UE
Il CISPE – Cloud Infrastructure Service Providers of Europe – ha descritto la normativa proposta dalla Commissione Europea per la libera circolazione dei dati non personali come “un importante progresso per il settore del cloud in Europa”, aggiungendo che rimane comunque necessario prestare ulteriore attenzione ad aspetti importanti come la sicurezza dei dati, l’autoregolamentazione, la portabilità dei dati e le tutele per le PMI. La proposta di 20 pagine che definisce il framework per la libera circolazione dei dati non personali nell’Unione Europea è stata adottata dalla Commissione il 13 settembre 2017. Il CISPE è l’associazione che rappresenta le aziende europee che forniscono infrastruttura di cloud computing e gestiscono data center in più di 15 Paesi dell’Unione. Le aziende che fanno capo al CISPE lavorano al servizio di milioni di clienti aziendali in tutti i Paesi europei. “La normativa proposta dà una spinta importante ai piani comunitari per creare un singolo mercato digitale pienamente integrato”, ha commentato Alban Schmutz, Presidente del CISPE. “Eliminando le limitazioni alla circolazione internazionale dei dati, si favorisce la crescita aziendale e si creano posti di lavoro e, finalmente anche le aziende nei Paesi membri dell’UE potranno beneficiare di un mercato interno che abbia la stessa scala di quello statunitense o cinese. Tuttavia, alcune domande rimangono ancora senza risposta. Innanzitutto, è essenziale definire in modo puntuale le eccezioni al principio di libera circolazione in termini di “sicurezza pubblica” e di armonizzare la classificazione dei dati in tutta l’UE. La sicurezza rimane un corollario essenziale per promuovere la libera circolazione dei dati. Il CISPE auspica anche un approccio armonizzato che incentivi la fiducia nei confronti dei servizi cloud tramite una protezione adeguata delle aziende e dei loro dati, un approccio in linea con l’iniziativa europea per il cloud sicuro, attivamente sostenuta da Paesi come Francia e Germania.” Schmutz ha aggiunto che la normativa proposta riconosce il valore dell’autoregolamentazione nell’ambito della portabilità dei dati. Si tratta di un meccanismo del settore che definisce le origini stesse del CISPE: “In passato, il CISPE si è occupato di sviluppare un codice di condotta per la protezione dei dati, per aiutare i provider di servizi cloud e i loro clienti ad essere conformi alla normativa GDPR per quanto riguarda i cosiddetti dati personali. Ci congratuliamo con la Commissione per aver adottato un approccio così innovativo all’autoregolamentazione rispetto ad altre scelte molto più restrittive e per aver finalmente riconosciuto il bisogno di avere, a livello di UE, un registro pubblico di tutte le limitazioni alla circolazione dei dati personali nell’Unione.” Ma il dialogo sulla proposta di normativa è ancora all’inizio e il CISPE invita le istituzioni europee a fare in modo che l’approccio sia di facile applicazione anche per le PMI. Ad esempio, per quanto riguarda la portabilità dei dati, è importante analizzare qual è il costo per le PMI dell’adeguamento ai nuovi requisiti, incluse nuove garanzie in caso di bancarotta. “Dobbiamo assicurarci che la libera circolazione dei dati non personali sia di aiuto alle PMI in Europa e non un peso aggiuntivo”, ha concluso Schmutz. “Il CISPE rimane pronto ad assistere il legislatore e le istituzioni europee, forte della sua esperienza e della sua competenza nel gestire queste problematiche cruciali,” ha concluso Schmutz. “Continua il nostro impegno per offrire i massimi standard di sicurezza e garantire, al contempo, la libertà di scegliere in quale paese poter attivare i propri servizi cloud – ha commentato Stefano Sordi, CMO di Aruba S.p.A. – Ci stiamo muovendo strenuamente in questa direzione e, prima che il GDPR diventi operativo, siamo riusciti a ottenere una dichiarazione di conformità di tutti i servizi IaaS di Aruba Cloud ai requisiti richiesti dal Codice di Condotta CISPE. La normativa legata alla libera circolazione dei dati non personali nell’UE è un ulteriore tassello verso il binomio trasparenza e sicurezza che vogliamo continuare a perseguire attraverso le attività del CISPE.” The post I provider di infrastruttura cloud europei accolgono la normativa proposta sulla “libera circolazione dei dati” nell’UE appeared first on Data Manager Online.
Oreo: una distribuzione più veloce per ridurre la frammentazione
L’ultima versione di Android dovrebbe raggiungere più dispositivi in un tempo minore, per allineare i top di gamma Google ha le idee in chiaro in merito alla distribuzione di Android 8.0 Oreo. Il nuovo sistema operativo deve raggiungere più dispositivi possibili in un tempo minore di quanto fatto da Nougat, così da ridurre la frammentazione. Se l’OS di Mountain View per smartphone e tablet è il più utilizzato al mondo (con cifre intorno all’80%), è pur vero che in giro ci sono talmente tanti firmware da rendere difficoltoso un allineamento tra le versioni, rendendo così estremamente eterogeneo il panorama. Un male per chi si occupa di sicurezza e una manna per gli hacker, che possono sviluppare i loro tool per intrufolarsi nei device più datati, anche solo di qualche anno. Gap con iOS La poca omogeneizzazione è il gap principale con Apple e il suo iOS. Se la Mela può diffondere con maggiore armonia i suoi update è perché ha un numero limitato di dispositivi su cui intervenire ma anche un controllo diretto sulla produzione. Google conta invece una miriade di device differenti, ai quali arriva attraverso i brand che li realizzano, attivi nel personalizzare e adattare gli aggiornamenti alle loro interfacce (la ex TouchWiz di Samsung, la EMUI di Huawei, ecc.). Le principali compagnie si stanno mostrando, più del passato, disponibili a lavorare sodo e in fretta per il rilascio dei pacchetti aggiornati almeno per i top di gamma. Se Samsung e LG ci arriveranno entro la fine dell’anno, Sony ha già la serie XZ1 su Oreo, Huawei si accinge a presentare un Mate 10 già nel futuro mentre Motorola ha avviato il rollout sui recenti Z2 Play, Z2 Force e anche famiglie minori, come X4 e G5. L’obiettivo è arrivare entro la prima metà del 2018 con una percentuale di oggetti dotati di Oreo superiore a quelli con Marshmallow, ancora determinante nel folto contesto Android. Di conseguenza usciranno dalla lista degli OS ancora in giro i più vecchi, tra cui Jelly Bean e Ice Cream Sandwich, diffusi soprattutto nei mercati emergenti. The post Oreo: una distribuzione più veloce per ridurre la frammentazione appeared first on Data Manager Online.
BT lancia “Bandwidth on Demand” per le aziende globali
I clienti potranno beneficiare di design di rete flessibile e di miglior efficienza BT ha annunciato il lancio di ‘Bandwidth on Demand’, un nuovo servizio che dà alle organizzazioni la flessibilità di dimensionare correttamente la loro rete in tempo reale, migliorando il controllo dei costi di rete complessivi. Il lancio avviene a seguito del successo dei trial ‘live’ condotti con una primaria azienda petrolchimica globale. La banda on demand sarà una caratteristica di BT IP Connect Global, il servizio di rete WAN (Wide Area Network) sicuro e resiliente di BT, disponibile in 198 paesi e territori e risponde alle esigenze dei clienti che hanno temporanea necessità di banda extra. Piuttosto che sovradimensionare la propria rete per soddisfare i picchi di domanda, i clienti possono ora utilizzare il nuovo servizio per allineare il dimensionamento delle reti ai requisiti di business, in rapida evoluzione. I clienti possono quindi utilizzare ‘Bandwidth on Demand’ per aumentare in tempo reale, quando necessario e per il periodo di tempo richiesto, la larghezza di banda. Ciò garantisce loro una maggiore flessibilità operativa ed un più rigoroso controllo dei costi. Ad esempio, il team IT del cliente può aumentare temporaneamente la larghezza di banda per migliorare la qualità video durante un webcast interno. Altro esempio ci viene dal settore retail, dove la flessibilità di banda può contribuire a gestire i periodi di picco degli acquisti (il Natale ad esempio). La nuova funzionalità è gestita tramite il portale di self-service online di BT. Le variazioni di banda possono essere effettuate immediatamente o pianificate fino con un anno di anticipo. Keith Langridge, Vice President Network Services di BT, ha dichiarato: ” Bandwidth on demand è un ottimo esempio di come offriamo ai nostri clienti globali più agilità e controllo nelle aree in cui ne hanno più bisogno, supportandoli nel loro percorso di trasformazione digitale. La nuova funzionalità fa parte del nostro programma Dynamic Network Services, che sfrutta le ultime tecnologie SDN (software-defined networking) e NFV (network functions virtualisation) per fornire soluzioni di rete più flessibili ed efficienti. Attraverso questo programma stiamo realizzando l’ennesima nuova capability globale in grado di aiutare i clienti a soddisfare le loro esigenze di connettività “. Il servizio Bandwidth on Demand può essere richiesto dai clienti di IP Connect Global che hanno dispositivi di rete on-site gestiti da BT e che inoltre dispongono di infrastruttura di accesso in grado di fornire la larghezza di banda di picco on demand. The post BT lancia “Bandwidth on Demand” per le aziende globali appeared first on Data Manager Online.
Sclerosi multipla, a rischio le donne con carenza di vitamina D
Una ricerca americana individua nei bassi livelli di vitamina D un fattore di rischio Sembra che tenere monitorare i livelli di vitamina D nel sangue possa essere importante per la prevenzione della sclerosi multipla. Ad affermarlo è uno studio pubblicato sulla rivista Neurology e condotto presso la Harvard T.H. Chan School of Public Helath, a Boston, con la guida della dottoressa Kassandra Munger, prima autrice della ricerca. Questa patologia neurodegenerativa, che negli Stati Uniti affligge 400.000 persone, ha cause ancora sconosciute, anche se di recente è stato individuato un gene che potrebbe determinarne lo sviluppo. Lontano dall’equatore ci si ammala di più Un dato che però è certo è che la malattia colpisce più frequentemente le donne rispetto agli uomini. Condotta su donne finlandesi, la ricerca ha individuato proprio nei bassi livelli di vitamina D un fattore di rischio da tenere in considerazione. La correlazione tra alti livelli di esposizione al sole e un rischio più basso di sviluppare sclerosi multipla era in realtà cosa già nota. Tra le persone che vivono lontane dall’equatore, che hanno quindi uno basso livello di vitamina D, l’incidenza della sclerosi multipla è infatti molto alta. «Ad oggi c’erano solo piccoli studi che ci suggerivano che i livelli di vitamina D nel sangue possono predire il rischio di sviluppare, o meno, la sclerosi multipla» spiega la dottoressa Munger. «Il nostro studio, che ha coinvolto un largo numero di donne, rivela che correggendo il deficit di questa vitamina nelle donne giovani o di mezza età, si può ridurre un rischio futuro di SM». Lo studio ha esaminato i dati degli esami del sangue di più di 800.000 donne finlandesi e incrociandoli con le diagnosi di sclerosi multipla che queste donne hanno ricevuto durante un periodo di nove anni. Circa 1.092 donne tra le volontarie hanno sviluppato la patologia nove anni dopo. Confrontando i dati di queste donne con quelli di tutte le altre che non avevano sviluppato la sclerosi multipla, i ricercatori hanno rilevato dei livelli di vitamina D più bassi nelle prime rispetto alle seconde. Quanta vitamina D tiene lontano il rischio? Si parla di carenza di vitamina D quando il valore scende sotto i 30 nanomoli per litro; livelli insufficienti, compresi tra 30 e 49 nanomoli per litro; e livelli normali, 50 nanomoli per litro e superiori. In pratica le donne con carenza di vitamina D hanno il 43% di rischio in più di sviluppare sclerosi multipla rispetto alle donne che hanno livelli normali di vitamina D, mentre hanno il 27% di rischio in più rispetto a quelle con livelli insufficienti di vitamina D. Per ogni aumento di vitamina D di 50 nanomoli per litro, il rischio di sclerosi multipla diminuisce del 39 per cento. Un possibile limite della ricerca è tuttavia che il campione ha preso in esame solo donne bianche, mentre i risultati potrebbero essere differenti se si analizzassero persone di altre etnie. Un’altra ricerca ha messo in luce come la sclerosi multipla potrebbe essere sconfitta grazie ad una cura basata sul trapianto di cellule staminali ematopoietiche, solitamente usata contro il cancro. Finora per contrastare la patologia si è fatto ricorso a metodi quali la cannabis terapeutica, mentre un’equipe di ricercatori del San Raffaele è riuscita con alcune staminali prelevate dalla pelle ad agire localmente sull’infiammazione del cervello. The post Sclerosi multipla, a rischio le donne con carenza di vitamina D appeared first on Data Manager Online.
Google punta su Lyft per contrastare Uber
Google è ai ferri corti con Uber a causa delle self driving car e pare abbia deciso di investire forte nella sua concorrente Lyft Quella fra Google e Uber è una collaborazione di lunga data ma negli ultimi tempi i rapporti tra le due aziende sono diventati decisamente più freddi. Big G è stata tra le prime a credere nel servizio di ride sharing e ne ha addirittura acquistato delle quote qualche anno fa. Oggi però la multinazionale di Mountain View accusa Uber di averle sottratto illegalmente alcune importanti tecnologie legate alla guida autonoma e la nascita di Waymo ha reso sostanzialmente Google una concorrente diretta della società di San Francisco, il cui ormai ex CEO Travis Kalanick è stato costretto a lasciare il suo ruolo a causa di una serie infinita di scandali. Attualmente è Dara Khosrowshahi, ex amministratrice di Expedia, a guidare l’azienda. Bloomberg ora afferma la notizia che Alphabet, la holding che insieme alla nuova XXVI gestisce tutte le attività legate a Google, sarebbe disposta a investire fino a 1 miliardo di dollari in Lyft, principale concorrente di Uber nel settore del ride sharing. Le stesse fonti che hanno riportato l’indiscrezione sottolineano però che l’operazione potrebbe concludersi con un nulla di fatto mentre le due aziende coinvolte non hanno voluto commentare. Waymo ha già avviato una collaborazione con Lyft e quest’ultima sarebbe più che lieta di ricevere capitali freschi da Google per poter dare una sferzata alla sua crescita nel settore approfittando dei guai di Uber e investire nello sviluppo di nuove tecnologie e servizi. The post Google punta su Lyft per contrastare Uber appeared first on Data Manager Online.
Mobile payment: c’è anche Google
Il gigante è sul punto di lanciare un’app in India che servirà per pagare nei negozi e sugli store digitali. Si chiama Tez, che vuol dire veloce Apple, Samsung, LG, la stessa Google. Il panorama del mobile payment sta diventando affollato e non si riesce a capire chi, quando e cosa c’è in giro. Il clamore che ha suscitato la disponibilità in tanti altri paesi, Italia compresa, di Apple Pay è probabilmente senza pari ma la concorrenza non sta a guardare. L’ultima è Google, che oltre a gestire la piattaforma Android Pay, sta per lanciare Tez, un’app localizzata al mercato indiano che vuol dire veloce. Questa consentirà sia di pagare nei negozi abilitati, tramite la Unfield Payments Interface , che sugli store digitali, grazie alla gestione di un portafogli unico che si integra alla perfezione con alcuni di quelli già esistenti, come Paytm e Mobikwik. Progetto locale Al momento, Android Tez riguarda solo l’India, dove sarà disponibile sia in versione desktop che add-on di Chrome e app standalone per Android. In un ipotetico futuro, applicazioni di terze parti potranno integrare il sistema, semplificando e velocizzando le procedure di pagamento. Non è un caso se Google abbia scelto proprio l’India come mercato di lancio di Tez. Il paese è uno dei più interessanti dal punto di vista della crescita nel commercio web e nei mobile payment. A seguito della decisione del governo, lo scorso novembre, di avviare un processo di demonetizzazione, le soluzioni liquide hanno preso piede, con il raggiungimento di 100 milioni di clienti dislocati per i vari wallet digitali. Agganciare la maggior parte del 97% di indiani che possiede un cellulare Android non sarebbe per niente male. The post Mobile payment: c’è anche Google appeared first on Data Manager Online.
Obesità, come sconfiggerla con il cerotto brucia-grassi
Il meccanismo trasforma il tessuto adiposo bianco in tessuto bruno A breve la lotta contro l’obesità, che uccide 4 miliardi di persone in tutto il mondo, potrebbe avvalersi di una nuova efficiente arma: un cerotto brucia-grassi che sembra riesca a trasformare il tessuto adiposo bianco che si accumula in alcuni punti in tessuto bruno. E’ quanto sperimentato da un gruppo di studio coordinato dai ricercatori dello University Medical Center (CUMC) e della University of North Carolina, da anni alla ricerca di terapie in grado di convertire il grasso bianco degli adulti in grasso bruno tramite un processo chiamato brunimento. Questa trasformazione accade in modo naturale quando il corpo è esposto a temperature fredde, come spiegano i ricercatori. Un sistema senza effetti collaterali “Ci sono diversi farmaci disponibili a livello clinico che promuovono la brunitura, ma tutti devono essere somministrati come pillole o iniezioni”, ha spiegato uno degli autori dello studio, effettuato sui topi, Li Qiang, professore ordinario di patologia e biologia cellulare al CUMC. “Questo espone tutto il corpo a farmaci, che possono portare ad effetti collaterali sullo stomaco, all’aumento di peso e a fratture ossee. Il nostro cerotto sembra alleviare queste complicazioni”. I farmaci vengono prima racchiusi in nanoparticelle, ciascuno di circa 250 nanometri (nm) di diametro, troppo piccole per essere visibili a occhio nudo. Queste ultime vengono quindi caricate in una zona di un centimetro quadrato di pelle contenente dozzine di aghi microscopici, che penetrano facilmente la pelle e rilasciando gradualmente il farmaco dalle nanoparticelle nel tessuto sottostante. Gli effetti del brunimento “Le nanoparticelle sono state progettate per contenere efficacemente il farmaco e poi farlo venire giù gradualmente, rilasciandolo nei tessuti vicini in modo sostenibile anziché diffondere velocemente il farmaco in tutto il corpo”, ha spiegato il coordinatore Zhen Gu, PhD, professore associato di ingegneria biomedica congiunta presso l’Università del North Carolina a Chapel Hill e North Carolina State University. I cambiamenti metabolici osservati e la riduzione del grasso dipendono dall’aumento del brunimento, secondo i ricercatori. Il cerotto tuttavia non è ancora stato sperimentato su esseri umani, mentre sono al vaglio le combinazioni di farmaci che potrebbero funzionare meglio per innescare la brunitura localizzata, facilitando quindi il corretto funzionamento del metabolismo e aiutando a sconfiggere l’obesità. Questa condizione di salute, che rischia di diffondersi entro il 2030 come una vera e propria epidemia, è infatti molto pericolosa, comportando anche deficit a livello cognitivo, in quanto il cervello risulterebbe compromesso dal sovraccarico di acidi grassi saturi. The post Obesità, come sconfiggerla con il cerotto brucia-grassi appeared first on Data Manager Online.
Canon è Digital Imaging Partner di “There is a Planet”
Prosegue la stretta collaborazione tra Canon e la Triennale per supportare l’eccellenza artistica italiana Canon è Digital Imaging Partner di There is a Planet, la mostra monografica dedicata all’opera di Ettore Sottsass, che dal 15 settembre sarà ospitata presso gli spazi della Galleria dell’Architettura della Triennale di Milano. Con questa nuova esposizione, Canon torna in Triennale dopo le ottime collaborazioni dell’anno passato, confermando il forte impegno nel supportare e promuovere iniziative di elevato valore culturale e artistico di cui questa mostra, a cura di Barbara Radice, rappresenta uno straordinario esempio. Dall’architettura alla fotografia, dalla scultura alla pittura, passando per il design e la produzione editoriale, There is a Planet non è solo un viaggio tematico alla scoperta della vasta e poliedrica attività di Ettore Sottsass ma anche un omaggio a una storia di eccellenza del patrimonio artistico italiano. Una storia che Canon, forte di 80 anni di esperienza nel mondo dell’Imaging, intende preservare e raccontare attraverso il linguaggio universale delle immagini. L’iniziativa si inserisce all’interno del programma IOX, Imaging of Italian Xellence, avviato da Canon nel 2015 per mettere a disposizione di istituzioni ed enti museali, le migliori tecnologie e competenze per raccontare le storie di eccellenza italiana. “Siamo particolarmente lieti di tornare a collaborare con la Triennale e orgogliosi di poter contribuire a far rivivere l’opera di Ettore Sottsass, architetto, fotografo, scultore, pittore, designer, intellettuale e, in generale, figura poliedrica centrale nel panorama artistico italiano. La sua idea di considerare le varie culture del pianeta come un tutt’uno è un concetto nel quale ci riconosciamo perfettamente: da anni raccontiamo attraverso le immagini, ovvero attraverso un linguaggio universale, storie diverse e al tempo stesso rappresentative del medesimo pianeta. Questa importante partnership è un’ulteriore conferma dell’impegno di Canon nel sostenere, valorizzare e tutelare il grande patrimonio intellettuale del nostro Paese. Nell’ambito di IoX, sono tantissime le iniziative di elevato valore artistico e culturale che Canon ha scelto di sostenere come Digital Imaging Partner, fornendo le più avanzate tecnologie digitale e di videoproiezione.” ha commento Massimo Macarti, Amministratore Delegato di Canon Italia. Il supporto di Canon alla mostra si è concretizzato con la messa a disposizione della sua più innovativa tecnologia di stampa digitale, grazie alla quale con il supporto di FPE – azienda italiana che da anni collabora con Canon – è stato possibile realizzare le stampe degli allestimenti: wallpaper a parete, gruppi didascalie, stampe e scansioni fotografiche. In particolare, le stampe sono state realizzate con tecnologia Canon imagePROGRAF 9400, una soluzione grande formato di ultimissima generazione che garantisce una riproduzione fotografica incredibilmente realistica, assicurando così la massima fedeltà a quella cura per il bianco e il nero che rappresenta la cifra stilistica dell’opera fotografica di Ettore Sottsass. Canon crede fortemente che l’innovazione tecnologica favorisca l’avvicinamento alle opere, alla storia e alla cultura e che possa costituire un valido alleato nel percorso di valorizzazione dell’arte. The post Canon è Digital Imaging Partner di “There is a Planet” appeared first on Data Manager Online.
Il nuovo SUV della SEAT si chiamerà Alboran, Aranda, Avila o Tarraco
C’è tempo fino al prossimo 25 settembre per votare il proprio candidato preferito. Il nome del SUV sarà svelato entro il prossimo 15 ottobre Alboran, Aranda, Avila o Tarraco. Una di queste quattro località spagnole darà il nome al nuovo SUV della SEAT, in vendita dal prossimo anno. Il Presidente della SEAT Luca de Meo l’ha annunciato nel corso della conferenza stampa di apertura del Salone dell’Automobile di Francoforte. Fino al prossimo 25 settembre, quindi, chiunque voglia esprimere la propria preferenza e supportare il proprio nome favorito potrà farlo sul sito seat.es/buscanombre o seat.com/seekingname. Il nome che riceverà il numero maggiore di voti sarà il vincitore. I quattro nomi finalisti hanno superato la penultima fase di selezione dell’iniziativa volta a trovare il nome del SUV di grandi dimensioni della SEAT, il terzo del Marchio dopo Ateca e Arona. In questa fase, il Brand ha organizzato diversi focus group nei suoi principali mercati, così come svariati test nei paesi in cui il Marchio è presente, per scegliere i quattro nomi finalisti tra i nove precedentemente selezionati. Il Presidente SEAT Luca de Meo si è espresso in merito ai quattro nomi finalisti e al positivo esito dell’iniziativa durante la conferenza stampa tenuta al Salone di Francoforte: “Alboran, Aranda, Avila e Tarraco rispondono a tutti i requisiti necessari per convertirsi in un altro emblema SEAT. Il successo di questa iniziativa è evidente, e vogliamo ringraziare nuovamente gli oltre 133.000 fan che, da più di 106 Paesi nel mondo, hanno dato il proprio contributo al progetto. Ora non ci resta che invitarvi tutti a partecipare alla votazione finale”. I quattro finalisti Alboran: il mare di Alborán non è che la parte più occidentale del mar Mediterraneo. Motore idrologico del Mediterraneo occidentale, è popolato dalla più vasta diversità di specie tra i mari d’Europa. Aranda: città di oltre 32.000 abitanti situata nella Provincia di Burgos, nella Regione di Castiglia e Leon, è la capitale della regione della Ribera del Duero, famosa per i suoi vini. Avila: città della Regione di Castiglia e Leon, con i suoi 1.131 metri sul livello del mare è la provincia più alta di Spagna. Il simbolo della città è la muraglia che ne circonda la parte antica. Tarraco: oggi rinominata Tarragona, si tratta del toponimo dell’antica città romana, una delle principali in Spagna. I suoi resti archeologici sono stati dichiarati Patrimonio Mondiale dell’Umanità dall’UNESCO nel 2000. The post Il nuovo SUV della SEAT si chiamerà Alboran, Aranda, Avila o Tarraco appeared first on Data Manager Online.