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ServiceNow annuncia l’integrazione con SAP SuccessFactors Employee Central

L’integrazione aiuta le aziende che utilizzano ServiceNow HR Service Delivery e SAP SuccessFactors Employee Central a fornire esperienze di servizio di alta qualità ai dipendenti ServiceNow, il System of Action Enterprise, che permette alle aziende di lavorare alla velocità della luce, ha annunciato la disponibilità di una nuova integrazione di prodotto con SAP SuccessFactors Employee Central, che aiuta i clienti a fornire servizi di alta qualità per i dipendenti nell’intera organizzazione. ServiceNow HR Service Delivery implementerà l’integrazione nativa con i dati del personale che risiedono all’interno di SAP SuccessFactors Employee Central, nell’ambito di una nuova release prevista per la fine del 2017. I clienti di tutto il mondo che già utilizzano ServiceNow for HR Service Delivery e SAP SuccessFactors Employee Central potranno beneficiare immediatamente dell’esperienza completa resa possibile da questa integrazione. Questo annuncio è stato effettuato in occasione della HR Technology Conference & Expo, organizzata a Las Vegas dal 10 al 13 ottobre. “Al vertice delle priorità di ogni CHRO dovrebbe esserci quella di rendere più semplice per i dipendenti essere dipendenti”, ha dichiarato Pat Wadors, il nuovo Chief Talent Officer di ServiceNow, che proviene da LinkedIn. “Abbattendo i silos presenti nelle odierne realtà globali, ServiceNow aiuta i dipendenti a ottenere facilmente i servizi di cui hanno bisogno nel momento giusto, siano essi di esclusiva competenza delle risorse umane piuttosto che di altre aree”. Per poter soddisfare le aspettative della odierna forza lavoro digitale, le aziende sono chiamate a fornire esperienze di servizio di tipo consumer in ogni interazione che avviene lungo il “ciclo di vita” del dipendente. Molte procedure e richieste relative al personale, come ad esempio l’onboarding, hanno origine nel dipartimento HR ma richiedono l’intervento e il coinvolgimento dell’area IT, di quella dedicata ai servizi generali e altre ancora. Mentre l’onboarding dei nuovi dipendenti inizia nel dipartimento HR, il suo completamento richiede infatti che i manager coordinino mediamente tra i cinque e i dieci dipartimenti. Con ServiceNow, le aziende possono fornire ai propri dipendenti servizi rapidi e personalizzati attraverso l’intero contesto aziendale. Questo aiuta a migliorare la produttività e la soddisfazione del personale, così come la reputazione delle risorse umane. I Cloud Leader collaborano per aiutare le aziende a migliorare la user experience per i dipendenti I dipendenti che devono sottoporre una richiesta al dipartimento HR o richiedono un servizio – per esempio relativo all’onboarding, all’aggiornamento dei benefit, ai permessi etc. – inseriscono la richiesta all’interno di ServiceNow HR Service Delivery. Grazie alla nuova integrazione, i dati del personale che risiedono in SAP SuccessFactors possono essere sfruttati per fornire una user experience immediata e completamente personalizzata. In base alla locazione, al ruolo e al livello di seniority del dipendente, ServiceNow HR Service Delivery è in grado di dare informazioni e suggerire azioni in modo più appropriato, e tutto automatizzando i workflow necessari attraverso i dipartimenti e i sistemi coinvolti. Josh Bersin, Direttore di Bersin by Deloitte, Deloitte Consulting LLP, ha commentato: “In tutto il mondo i dipendenti sono sopraffatti dalla complessità, dalla tecnologia e dalle distrazioni sul lavoro. Soluzioni che aiutano a semplificare e razionalizzare i processi HR e ridurre il tempo dedicato all’amministrazione sono oggi essenziali per la produttività, l’engagement e la retention del personale”. The post ServiceNow annuncia l’integrazione con SAP SuccessFactors Employee Central appeared first on Data Manager Online.

G DATA Managed Endpoint Security: sicurezza a consumo

Con la nuova licenza MES il vendor teutonico rivoluziona la percezione dei costi della sicurezza, assicurando la fruibilità delle proprie soluzioni Endpoint Protection e Total Control Business a canone mensile La progressiva trasformazione di applicazioni in “SaaS” e di servizi di gestione del parco installato in “Managed Services” spinge sempre più spesso aziende e rivenditori specializzati a valutare nuove modalità di erogazione di soluzioni e servizi. Con G DATA Managed Endpoint Security G DATA risponde all’esigenza di abbattere investimenti e costi operativi di un’adeguata tutela dell’infrastruttura IT con una formula “a consumo”. Grazie a G DATA Managed Endpoint Security, le aziende che non dispongono di uno staff votato esclusivamente alla sicurezza IT non devono più scendere a compromessi in termini di protezione e monitoraggio quotidiano della propria infrastruttura: la nuova formula MES consente loro infatti di affidare tale compito al proprio fornitore di servizi IT senza che lo stesso debba trovarsi presso l’azienda. Combinazione ideale tra la convenienza e la comodità dei servizi gestiti, G DATA Managed Endpoint Security offre tutti i vantaggi delle soluzioni business di fascia alta del vendor teutonico in un pacchetto “all-inclusive” per partner e clienti. Clicca e aggiungi: gestione delle licenze in tempo reale con un click La piattaforma MES di G DATA consente di gestire da remoto l’intero parco installato presso uno specifico cliente. Oltre a presentare tutte le funzioni centralizzate per la configurazione di policy e filtri applicabili a singoli client, gruppi o all’intera azienda, al deployment remoto di patch e al monitoraggio costante dello stato operativo dei sistemi, la soluzione MES assicura al fornitore di servizi IT e ai suoi clienti assoluta trasparenza anche in merito ai costi. Qualora nel tempo sia necessario aggiungere ulteriori client, l’operatore dovrà semplicemente inserire le nuove licenze nella sua dashboard per avviare il processo di fatturazione mensile. Questo processo automatizzato azzera quindi l’eventuale rischio di overhead dovuto all’acquisto di licenze non necessarie in previsione di una crescita dell’azienda, o al contrario, di sottodimensionamento. Il rivenditore potrà acquisire e installare licenze in totale autonomia e in tempo reale. In un’ottica di sicurezza come processo e non come mero prodotto, il rivenditore potrà aggiungere al mero canone per la licenza una serie di servizi a valore che faranno la vera differenza nel pacchetto “all-inclusive” personalizzato per i propri clienti. Un ulteriore highlight della piattaforma è che la console di gestione MES è multitenant, una caratteristica che consente al provider di servizi di sicurezza gestita di occuparsi dei propri clienti, visualizzare report per ogni azienda gestita, adottare misure di sicurezza ad hoc per l’uno o l’altro cliente tramite una singola interfaccia, ottimizzando quindi i costi di acquisto di un server ad hoc per ogni cliente, azzerandone l’impatto sul canone che andrà a fatturare al cliente. Sicurezza all’avanguardia e gestita, ma pagata a consumo Le organizzazioni che optano per una fruizione delle soluzioni G DATA Endpoint Protection e G DATA Total Control Business in modalità MES, beneficiano di una gestione professionale e quotidiana della sicurezza IT da parte del proprio fornitore e della serenità di avvalersi di suite di sicurezza dotate di tecnologie di nuova generazione per la tutela contro malware, ransomware dirottamento di sessioni e transazioni bancarie, vulnerabilità ed exploit su qualsiasi client di rete (Windows, Mac, Linux, Android, iOS), il tutto a consumo. The post G DATA Managed Endpoint Security: sicurezza a consumo appeared first on Data Manager Online.

Colt riduce le distanze tra le principali borse asiatiche rinnovando i circuiti di trading a minima latenza

L’azienda introduce la connettività più veloce sul mercato tra le borse di Hong Kong e Singapore e tra Australia e Giappone Colt Technology Services annuncia di aver ulteriormente ottimizzato le reti di due delle sue principali tratte a latenza minima nella regione APAC. La connettività è già disponibile e viene fornita attraverso la rete proprietaria basata su Ethernet Colt IQ Network. La forte domanda da parte del settore dei servizi finanziari è al centro dell’impegno di Colt volto a migliorare le proprie reti per ridurre la latenza e promuovere una maggiore liquidità tra le borse presenti nelle città collegate al network Colt. Oltre agli operatori di mercato delle Borse di Hong Kong (HKEX) e Singapore (SGX), dell’Australian Securities Exchange (ASX) e del Japan Exchange Group (JPX/CC2), anche i trader di tutto il mondo potranno trarre beneficio dalle recenti ottimizzazioni. La latenza nella tratta Hong Kong-Singapore è stata ridotta a circa 29 ms (RTD), andando dalla borsa di Hong Kong a quella di Singapore. La latenza per la tratta Sydney-Tokyo è stata ridotta a circa 99 ms (RTD) andando dalla borsa australiana a quella giapponese*2. In entrambi i casi, la velocità di latenza è attualmente la migliore tra quella di tutti i fornitori disponibili nella regione. Andrew Housden, VP Capital Markets Colt Technolgy Services, ha dichiarato: “Colt continua a sfidare lo status quo con connettività a latenza ultra bassa. Ogni micro-secondo è importante per i nostri clienti, non solo per le organizzazioni che operano nel settore dei capital markets, ma per tutte le imprese che dipendono dai dati – dai media al manufacturing – che si affidano alla nostra connettività sicura e a banda larga per svolgere la loro attività e crescere nel mercato digitale odierno. Questo ci spinge a innovare e ottimizzare costantemente il Colt IQ Network, che abilita la trasformazione digitale del business grazie a una connettività superiore”. Queste ottimizzazioni proseguono una serie già avviata di attività di miglioramento del Colt IQ Network, tra cui il revamping del circuito Tokyo-Chicago avvenuto a maggio. Colt è stata particolarmente attiva anche nell’aumentare la presenza del suo network presso gli endpoint chiave su queste tratte. All’inizio di quest’anno, l’azienda ha presentato progetti di espansione delle reti in fibra nelle aree metropolitane 48° e 49° a Hong Kong e Singapore. The post Colt riduce le distanze tra le principali borse asiatiche rinnovando i circuiti di trading a minima latenza appeared first on Data Manager Online.

The Pirate Bay ci ricasca, fa minimig con la CPU degli utenti

The Pirate Bay è stato scoperto nuovamente a sfruttare la CPU dei visitatori per raccogliere cryptomoneta dal web Il mese scorso si è scoperto che The Pirate Bay sfruttava silenziosamente la CPU dei suoi visitatori per il mining di cryprovaluta. Il portale pirata ha così raccolto una discreta quantità di Monero tramite un codice JavaScript appositamente creato da Coinhive ma ha ammesso che si era trattato solamente di un esperimento temporaneo e che l’eccesso di lavoro della CPU, che in alcuni casi è arrivato al 100%, era superiore alle sue aspettative. Oggi si è scoperto che i pirati hanno ripreso questa attività affiancandola però alla pubblicità. TorrentFreak afferma che il codice per il mining non è più integrato direttamente nel sito ma funziona attraverso uno script pubblicitario che può essere comunque bloccato da diversi ad blocker e programmi anti virus. The Pirate Bay non ha pensato di informare gli utenti sul “noleggio” della loro CPU né sta lavorando per disabilitare il software nonostante Coinhive abbia inserito questa possibilità. In realtà alcuni ipotizzano che questa attività sia legata a un banner specifico di uno dei suoi inserzionisti. Per The Pirate Bay, che già oggi ha trovato in Google Drive un nuovo rivale, il mining potrebbe rivelarsi controproducente. TorrentFreak sottolinea che il suo provider Cloudflare qualche giorno fa ha sospeso l’account di ProxyBunker perché ha identificato come malware il suo sistema di raccolta di cryptomoneta. “Questo significa che The Pirate Bay ora rischia di perdere il servizio Cloudflare, a cui si affidano per la protezione da attacchi DDoS, tra le altre cose”, afferma il portale. The post The Pirate Bay ci ricasca, fa minimig con la CPU degli utenti appeared first on Data Manager Online.

TIM: al via il servizio commerciale per l’Internet of Things basato sulla tecnologia LTE NB-IoT

Il 75% della rete 4G di TIM, pari a 5.000 comuni, è già pronta con la tecnologia NB – IoT per offrire al mercato dell’industria e delle imprese i primi servizi  dedicati all’Internet of Things  Sono 5.000 i comuni che potranno utilizzare i servizi di nuova generazione dell’’Internet of Things. TIM infatti è pronta ad offrire, primo operatore in Italia, il servizio commerciale IoT  basato sulla tecnologia LTE, grazie alla diffusione della tecnologia Narrowband che da fine ottobre sarà disponibile in oltre il 75% della rete 4G di TIM, che verrà completata entro il prossimo gennaio. Si tratta di un nuovo importante traguardo, dopo quello raggiunto lo scorso aprile, quando TIM – prima in Italia e tra le prime in Europa – ha sperimentato in campo il primo contatore dell’acqua intelligente in grado di inviare automaticamente le misure tramite la rete live NB-IoT, sperimentazione realizzata da Olivetti, polo digitale del Gruppo TIM, con SMAT, Società Metropolitana Acque Torino S.p.A.. La disponibilità del servizio NB-IoT su tutto il territorio nazionale, resa possibile dall’accelerazione tecnologica di TIM, abiliterà lo sviluppo commerciale dei servizi a partire dai contatori intelligenti che consentiranno non solo il monitoraggio in tempo reale dei consumi e la telegestione delle reti di trasporto e distribuzione di gas, acqua, energia elettrica, ma anche il tele-riscaldamento e la gestione ambientale. Anticipando alcune delle capacità consentite dalle future reti 5G, la tecnologia NB-IoT permette – attraverso uno standard specificato per funzionalità d’uso proprie dell’Internet of Things – un significativo risparmio dei consumi con una durata delle batterie degli oggetti connessi di oltre dieci anni e importanti incrementi delle coperture radio fino a sette volte maggiore rispetto al GSM. Grazie a quest’ultima caratteristica, l’aggiornamento NB-IoT su tutta la rete LTE di TIM, che già copre oltre il 97% della popolazione italiana, renderà entro gennaio il servizio disponibile su tutto il territorio nazionale anche in aree dove la copertura non sempre è ottimale come sottoscala, tombini, locali interrati, cantine o box. Inoltre la tecnologia NB-IoT consente di ottimizzare i costi degli oggetti connessi e garantisce sicurezza e affidabilità tipiche delle reti mobili su spettro licenziato. TIM contribuisce allo sviluppo di un ecosistema completo e maturo, testando chipset e oggetti intelligenti dei principali player, per garantire al mercato la piena interoperabilità con la propria rete e mettendo a disposizione l’Open Lab di Torino a tutti i partner del settore per integrare questi device e rendere intelligenti gli oggetti dell’Internet of Things. Il NB-IoT Open Lab di TIM, inaugurato lo scorso novembre e unico in Italia, ha coinvolto finora 110 aziende con 39 collaborazioni attive, di cui 12 attività di validazione già concluse. NB-IoT costituisce la prima e fondamentale innovazione tecnologica di rete dedicata all’Internet of Things sulla quale TIM con Olivetti sta sviluppando un ricco portafoglio di offerta; a questo faranno seguito altre soluzioni IoT che potranno sfruttare a pieno la velocità e la bassa latenza delle reti LTE/5G, quali l’automazione industriale o l’interconnessione fra auto e infrastrutture, per rendere possibile l’evoluzione verso scenari di autonomous driving, confermando la leadership del gruppo TIM nell’innovazione digitale. The post TIM: al via il servizio commerciale per l’Internet of Things basato sulla tecnologia LTE NB-IoT appeared first on Data Manager Online.

“Come difendersi dal Ransomware, for dummies” la guida Cisco

Un tempo considerata una tecnica di attacco principalmente rivolta al grande pubblico, il Ransomware ha raggiunto anche agenzie governative e aziende private di grandi e piccole dimensioni, ed è oggi la minaccia malware a più rapida crescita. I progressi del ransomware sono dovuti principalmente al fatto che sono in molti a pagare il riscatto, all’ascesa dei Bitcoin che rendono irrintracciabile i pagamenti, alla diffusine di Android divenuto uno dei principali vettori di attacco, e all’emergere del Ransomware-as-a-Service, per la vendita di malware “a scaffale” nel mercato nero del deep web, che consente ai criminali informatici di sferrare attacchi a prescindere dalla loro effettiva abilità. Se ne parla tanto, ma Ransomware non ha solo fatto notizia, ha fatto guadagnare oltre 1 miliardo di dollari nel 2016, un dato che va letto per difetto, essendo ancora molte le aziende che anche a fronte di perdite elevate non ne danno notizia. Inoltre, si evolve così rapidamente che sul Ransomware aleggiano più dubbi che certezze. Difendere i dati contro il ransomware è più critico che mai. Ma da dove cominciare? Il Ransomware si può evitare? Si può bloccare prima che raggiunga la rete aziendale? Ci sono soluzioni specifiche contro il Ransomware? E se si è colpiti, si può fare qualcosa? Per dare risposta a questi e altri dubbi, Cisco ha pubblicato il volume “Come difendersi dal ransomware for dummies”, un’edizione speciale che in 48 paginette si propone di fare di chiarezza sul fenomeno Ransomware e soprattutto di aiutare persone e aziende ad attuare le contromisure più efficaci per non esserne vittima. “Spesso siamo troppo occupati e quando non lo siamo vorremmo rilassarci un attimo, facendo un salto sui social media o guardando uno spezzone della nostra serie preferita… ma ogni volta che non effettuiamo l’aggiornamento di un software e facciamo clic su “Ricordamelo più tardi”, rendiamo il dispositivo vulnerabile al Ransomware,” commenta Enrico Mercadante, responsabile per l’Innovazione, le Architetture e la Digital Transformation di Cisco Italia. “Nessun software è perfetto. Gli sviluppatori identificano regolarmente bug nei propri programmi e rilasciano patch per ripararli, ma quando si ritarda l’aggiornamento di plug-in o applicazioni, gli hacker possono sfruttare facilmente le vulnerabilità note. E questo è solo uno dei tanti modi in cui il ransomware può accedere al sistema. Per risolvere il problema del ransomware, infatti, serve un giusto mix di persone, processi e strumenti e in questo volume abbiamo messo la nostra competenza e i nostri suggerimenti per realizzarlo.” “Siamo nel pieno del mese europeo della sicurezza informatica, un’occasione importante per sottolineare ancora una volta l’importanza di una sempre più pervasiva cultura della sicurezza informatica,” conclude Mercadante. “La cybersecurity, infatti, non è pensabile come puro prodotto della tecnologia, nemmeno in uno scenario altamente digitalizzato. Quando parliamo di sicurezza cyber parliamo di una responsabilità condivisa, un elemento culturale pervasivo ed intrecciato indissolubilmente nel tessuto stesso dell’organizzazione, ad ogni livello.” Firmata da Lawrence Miller, un veterano della sicurezza informatica con oltre 25 anni di esperienza certificato CISSP e autore di oltre 90 titoli “for Dummies” su diversi argomenti in materia di security, questa preziosa guida, dopo aver spiegato in dettaglio e in modo semplice e chiaro che cos’è il ransomware e come riconoscerlo, indica come ridurre i rischi di un attacco e come realizzare un’architettura di sicurezza pronta ad afforntare questa e altre minacce avanzate. Inoltre presenta la soluzione proposta da Cisco per la protezione specifica contro il Ransmware (Cisco Ransomware Defence) e entra nel dettaglio di vari casi utente per concludere con una serie di indicazioni generali da tenere sempre con sé. The post “Come difendersi dal Ransomware, for dummies” la guida Cisco appeared first on Data Manager Online.

Viscom 2017: full immersion nelle applicazioni allo stand Ricoh

Ricoh Italia è presente a Viscom 2017, fiera della comunicazione visiva attualmente in corso a Fiera Milano Rho. Presso lo stand (Pad. 8 Stand L18) sono a disposizione dei visitatori numerose applicazioni ed è possibile vedere in azione Ricoh Pro T7210, la nuova soluzione di stampa ottimizzata per l’Industrial Decoration L’edizione 2017 di Viscom, fiera dedicata alla comunicazione visiva, ha aperto ieri i battenti (12-14 ottobre, Fiera Milano Rho). Tante le novità e le applicazioni presso lo stand Ricoh (Pad. 8 Stand L18), uno spazio realizzato all’insegna della creatività in cui ogni elemento – dalle pareti alle decorazioni, agli arredi – è realizzato con le soluzioni di stampa proposte da Ricoh. “Invitiamo gli stampatori – commenta Giorgio Bavuso, Direttore Industrial e Commercial Printing di Ricoh Italia – a scoprire in che modo personalizzazione, tecnologie, materiali innovativi e colori speciali possono aiutare gli operatori del settore a diversificare l’offerta e ampliare il proprio mercato di riferimento”. Grande novità allo stand è Ricoh Pro T7210, soluzione di stampa ottimizzata per l’Industrial Decoration che offre produttività elevata (fino a 100 m2/ora) e versatilità per la stampa su materiali rigidi e pesanti – come ad esempio vetro, legno, acciaio, composti di alluminio e metallo. Con una luce di stampa massima di 2,1 metri x 3,2 metri, Ricoh Pro T7210 è in grado di stampare su un unico supporto oppure su materiali pretagliati fino a 11 cm di spessore. Ciò consente agli stampatori e ai produttori industriali di stampare direttamente su diversi materiali per la realizzazione di prodotti finiti personalizzati tra cui piastrelle, pareti di vetro, porte, mobili e supporti industriali. Ricoh Pro T7210 è in azione presso lo stand Ricoh e sono numerose le applicazioni che i visitatori possono toccare con mano. Tra le altre soluzioni presenti a Viscom, anche loro “al lavoro” per i visitatori, Ricoh Pro L4160 latex per il mercato della decorazione d’interni e di esterni e Ricoh Ri 3000 (Direct-to-Garment) per la stampa diretta su capi di abbigliamento finiti (t-shirt, felpe, maglie, borse, cappellini, calze…). Ricoh Pro C7100X, emblema della creatività grazie alla quinta stazione colore, è invece presente presso lo stand di Neopost (Pad. 8 Stand H19), a pochi passi dallo spazio Ricoh, dove – per la prima volta in Italia – è installata in linea con Duplo System 350, il sistema professionale per la produzione di booklet. The post Viscom 2017: full immersion nelle applicazioni allo stand Ricoh appeared first on Data Manager Online.

OnePlus nei pasticci: raccolta dei dati senza consenso

L’azienda cinese accusata di memorizzare le abitudini degli utenti sui propri dispositivi: dalle app più usate alle volte in cui si accende lo schermo Ci sono alcune attività su ogni smartphone che le compagnie e gli sviluppatori devono ottenere, per realizzare servizi e app migliori. Un esempio? Il riavvio improvviso di un’applicazione o addirittura il crash del sistema, dovuto magari a un sovraccarico della CPU. Altre informazioni invece dovrebbero restare a bordo del terminale, perché del tutto personali e specifiche di un utente. E invece pare che OnePlus, rampante azienda cinese passata velocemente da sorpresa a big del settore mobile, si sia fatta ben pochi scrupoli nel tracciare molte operazioni dei propri clienti, alcune davvero inspiegabili. Del tipo? Quali app sono aperte contemporaneamente, quali le più usate oppure quante volte e in che momento della giornata viene acceso o spento lo schermo. Insomma, particolari che, almeno apparentemente, non hanno finalità legate all’implementazione del sistema. Di chi è la colpa La scoperta è stata fatta da Christopher Moore, ricercatore di sicurezza, che ha analizzato il traffico in uscita dal suo OnePlus accorgendosi di come molte informazioni venissero inviate, via HTTP, al dominio open.oneplus.net, controllato proprio dall’azienda asiatica. Stranamente, quei dati vengono poi reindirizzati verso un server americano ospitato da Amazon AWS. Responsabile dell’operazione sono un paio di software di default, OnePlus Device Manager e OnePlus Device Manager Provider che, come confermato dallo stesso produttore, trasmettono due differenti stream di informazioni a scopo di analisi “per consentirci di regolare la meglio il comportamento dello smartphone in base alle abitudini dell’utente”. In realtà questa sorta di monitoraggio intrinseco si può disattivare al seguente percorso: Impostazioni – Avanzate – Partecipa al programma user experience. Anche dopo aver deselezionato la casella, OnePlus continuerà a ricevere dati come l’ID del telefono e l’IMEI, per il supporto post-vendita. The post OnePlus nei pasticci: raccolta dei dati senza consenso appeared first on Data Manager Online.