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Jim Hackett (Ford Motor Company) inaugura lo Smart Mobility Innovation Office di Londra

Il Presidente e CEO di Ford, Jim Hackett è volato a Londra per inaugurare lo Smart Mobility Innovation Office, lo spazio dedicato a continuare, attivamente, il percorso di ricerca e sviluppo di soluzioni innovative per la mobilità delle grandi realtà urbane europee Il Presidente e CEO di Ford, Jim Hackett, ha inaugurato lo Smart Mobility Innovation Office di Londra, che si pone l’obiettivo di puntare allo sviluppo, nel breve termine, di tecnologie di Smart Mobility, adatte a vincere la sfida della mobilità del futuro, concentrandosi sulle peculiarità delle diverse città europee. Lo Smart Mobility Innovation Office, guidato da Sarah-Jayne Williams, recentemente nominata Director of Smart Mobility di Ford of Europe, vedrà all’opera un team di tecnici altamente qualificati, in grado di relazionarsi agevolmente con le grandi realtà aziendali operanti nelle aree del digital, con i migliori atenei universitari e con i partner che già collaborano con l’Ovale Blu. Ford continuerà a lavorare sui progetti dedicati alla città di Londra, per migliorarne la qualità dell’aria, gestirne la viabilità e migliorare la mobilità dei suoi cittadini. La scelta di posizionare la struttura a Londra consentirà all’Ovale Blu di avvicinarsi ai centri dove sono effettuate sperimentazioni all’avanguardia, incluso il progetto Cleaner Air for London, relativo ai Ford Transit Hybrid Plug-in, che inizierà sempre entro quest’anno. “Londra non è solo una delle maggiori metropoli d’Europa, ma è anche una delle più all’avanguardia nella sua apertura a nuove idee e nuovi partner, nello sviluppo di veicoli sempre più smart per un mondo più smart”, ha commentato Jim Hackett. “Here East campus è la location perfetta per il centro europeo di Ford dedicato allo smart mobility, grazie alla presenza dell’incredibile team di talenti di Plexal e alla vicinanza di diverse start-up”. Il campus è anche sede dell’Università di Loughborough, già partner di lunga data di Ford e uno dei centri di ricerca più avanzati del Regno Unito, così come dell’Advanced Propulsion Center (APC), con cui Ford ha collaborato per il progetto di ricerca relativo ai propulsori e, quest’anno, per lo sviluppo del Transit Hybrid Plug-in. Lo Smart Mobility Innovation Office di Londra si aggiunge ai centri già esistenti di Ford Smart Mobility a Dearborn e Palo Alto e va ad integrare la rete mondiale di centri di ricerca e innovazione Ford, tra cui il RIC ad Aachen, in Germania. The post Jim Hackett (Ford Motor Company) inaugura lo Smart Mobility Innovation Office di Londra appeared first on Data Manager Online.

A Smau Milano Hevolus propone il caso di successo Würth Italia. Vinto il premio Innovazione Smau 2017

Hevolus, società italiana di respiro internazionale specializzata in ricerca e sviluppo di business model innovativi per l’industria del mobile e partner di importanti multinazionali per iniziative di Corporate Open Innovation, annuncia che il proprio progetto Wüdesto, acquisito da Würth Italia, ha ricevuto il Premio Innovazione SMAU 2017. Leader mondiale nella distribuzione di prodotti e sistemi per il fissaggio e il montaggio, il Gruppo Würth vanta più di 125.000 prodotti in gamma tra cui minuteria metallica e plastica, utensileria elettrica, pneumatica e per la lavorazione del legno, prodotti chimici, abbigliamento ed attrezzatura antinfortunistica, sistemi di immagazzinamento e allestimenti per officine. Grazie al progetto Wüdesto, ideato e sviluppato da Hevolus per innovare il rapporto mobiliere/cliente e acquisito da Würth Italia nel 2015, la multinazionale tedesca amplia la propria offerta alla distribuzione e personalizzazione di servizi innovativi per il settore legno con l’obiettivo di aiutare le aziende del legno a vendere di più, presentandosi in maniera più smart ai propri clienti. Tra le soluzioni del progetto Wüdesto, tutte nate dalle intuizioni di Antonio Squeo CIO di Hevolus, l’He-Cinebox, uno showroom virtuale ipertecnologico, composto da una sala cinematografica e da una sala campionatura, dove l’acquirente assiste e partecipa alla creazione del progetto che ha in mente, vedendolo in scala reale come fosse a casa sua e toccando con mano i materiali. E questo senza la necessità per il venditore di mettere in esposizione decine di allestimenti. Il processo di Corporate Open Innovation intrapreso da Würth con il progetto Wüdesto si è poi concretizzato con ulteriori soluzioni ideate da Hevolus e sviluppate con la collaborazione del Dipartimento di Informatica dell’Università di Bari, tra cui il WOE, portale e-commerce che permette di individuare in 7” la ferramenta necessaria a realizzare arredi sartoriali, il Kit Magellano, mini virtual showroom trasportabile, i video prodotti in Cinema 4D e la Virtual Room, piattaforma broadcast per presentarsi in modo evoluto e coinvolgere il cliente in una esperienza di acquisto immersiva ed emozionale. “Siamo orgogliosi di annoverare Würth tra i nostri clienti – dichiara Antonella La Notte, CEO di Hevolus – In particolare voglio ringraziare Ivo Thaler, responsabile divisione Legno Würth Italia, che ci ha scoperti; Nicola Piazza, Amministratore Delegato Würth Italia, per aver creduto e investito in Hevolus; Steffen Greubel, Executive Vice President Würth Group, per l’internazionalizzazione che ci ha dato. Il Premio Innovazione Smau assegnato per le nostre soluzioni è l’ennesima conferma della nostra capacità di supportare in modo strategico le realtà che vogliono avviare un processo di innovazione del proprio business model e un ridisegno del customer journey, con progetti ready to go testati e perfettamente funzionanti”. “È in corso un cambiamento culturale nell’approccio con gli artigiani del legno – spiega Ivo Thaler, responsabile della divisione legno di Würth Italia. Grazie ad Hevolus ora stiamo innovando il rapporto mobiliere-cliente offrendo servizi, software, rendering virtuali ed esperienze di visione immersiva. E non solo. A breve anche avatar e ologrammi saranno al servizio di chi progetta e produce sistemi di arredo. Il Premio Innovazione ricevuto ci gratifica e ci rende ancor più orgogliosi delle sfide intraprese”. In occasione di Smau, oltre la Virtual Room Hevolus presenterà anche l’innovativo Customer Journey per il settore retail dell’industria del mobile, dando anteprima dei programmi di ricerca in corso, tra cui sistemi in augmented reality e progetti in mixed reality olografici (Hololens). I visitatori interessati potranno incontrare Antonio Squeo, Chief Innovation Officer di Hevolus, presso lo stand A01, padiglione 4. The post A Smau Milano Hevolus propone il caso di successo Würth Italia. Vinto il premio Innovazione Smau 2017 appeared first on Data Manager Online.

TIM: al via il progetto “io Riciclo” per raccogliere e rottamare telefonini e smartphone in disuso

Da sabato 21 ottobre, presso alcuni negozi TIM, sarà possibile smaltire gratuitamente e senza alcun vincolo device mobili non più utilizzati, anche non funzionanti. L’iniziativa rafforza l’impegno di TIM nella tutela dell’ambiente e nella promozione dell’economia circolare Una nuova iniziativa sostenibile dedicata alla raccolta di telefonini e smartphone da rottamare. E’ questo io Riciclo, il progetto di TIM volto alla tutela ambientale attraverso la promozione del mobile. Da sabato 21 ottobre, infatti, in un selezionato numero di punti vendita TIM distribuiti su tutto il territorio nazionale sarà attivo il servizio gratuito di raccolta dei device mobili in disuso attraverso la formula innovativa detta “Uno contro zero”, che consente a tutti di consegnare presso il punto vendita i device mobili in disuso, semplicemente lasciandoli in un contenitore e senza dover acquistare un altro prodotto. Si tratta di un sistema che supera la modalità “Uno contro uno” che permette di consegnare il vecchio prodotto solo a fronte di un nuovo acquisto. I rifiuti raccolti nei punti vendita saranno avviati a riciclo, contribuendo alla tutela ambientale. Da un cellulare infatti si possono recuperare mediamente 9 grammi di rame, 11 grammi di ferro, 250 mg di argento, 24 mg di oro, 9 mg di palladio, 65 gr di plastica, 1 gr di terre e altri elementi preziosi contenuti in piccolissime quantità. Oltre al recupero di materie, il riciclo contribuisce a risparmiare energia elettrica, acqua ed evita emissioni di CO2. Il progetto è sviluppato con la collaborazione di Remedia, consorzio no-profit specializzato nella gestione dei RAEE (Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche), delle pile e degli accumulatori esausti. Con il lancio di io Riciclo, TIM prosegue nell’impegno per la creazione di valore per le persone. Proteggere l’ambiente, migliorare l’efficienza energetica e offrire servizi in grado di ridurre le emissioni di gas ad effetto serra ed altri inquinanti sono le direttrici di intervento fondamentali del Gruppo TIM per favorire lo sviluppo sostenibile nelle proprie aree di influenza. Nel 2016 l’utilizzo di energia pulita ha consentito il risparmio di circa 231 Giga Watt per ora evitando circa 90.000 tonnellate di emissioni di CO2. The post TIM: al via il progetto “io Riciclo” per raccogliere e rottamare telefonini e smartphone in disuso appeared first on Data Manager Online.

Attacco KRACK alla cifratura del wifi: ecco cosa c’è da sapere

Non è la prima volta che vengono identificate falle nello standard per le reti wireless. È essenziale installare gli aggiornamenti forniti dai produttori Lunedì è stato reso noto che la cifratura della stragrande maggioranza delle reti WiFi non è inespugnabile a causa di una vulnerabilità del design della cifratura WPA2, che consente il riutilizzo delle chiavi crittografiche, invece che impedirlo. I ricercatori belgi hanno denominato l’attacco basato su questa vulnerabilità “KRACK”. Chi può essere colpito? La vulnerabilità riguarda praticamente tutti i dispositivi che si avvalgono della cifratura WPA2 nella rete wireless, indipendentemente dal produttore. Chi sfrutta tale vulnerabilità può procurarsi accesso al WiFi e quindi a Internet. Nello scenario peggiore l’hacker potrebbe persino manipolare i dati trasmessi sulla rete wireless. Sarebbe quindi possibile sostituire il download di una applicazione legittima con un malware. In base alle informazioni attualmente reperibili, il traffico protetto con il protocollo SSL risulta meno soggetto a tali attacchi. Dato che però un eventuale malintenzionato deve trovarsi in prossimità della rete wireless che intende attaccare affinché l’attacco vada a buon fine, non ci aspettiamo a breve termine attacchi di massa contro le reti WiFi. Quanto illustrato dai ricercatori è più che altro un “proof of concept”, quindi uno studio sulla fattibilità – prima che venga sviluppato uno strumento effettivamente adoperabile per la conduzione di tali attacchi ci vorrà diverso tempo. Contromisure Due i modi per proteggersi: Disattivare il wifi. Una misura però poco praticabile e in taluni casi poco sensata. Utilizzare la VPN con cifratura SSL per tutelare il traffico dati Cosa possiamo aspettarci? Nel frattempo i primi produttori hanno sviluppato e rese disponibili le patch di sicurezza necessarie per chiudere la vulnerabilità. Le prime versioni beta di iOS ad esempio contengono già questa patch. Altri produttori dovrebbero seguire a breve. Per alcune distribuzioni Linux tale patch è già disponibile dall’inizio di ottobre, la vulnerabilità non è più sfruttabile di default. Chiudere questa vulnerabilità non richiede l’acquisto di nuovi dispositivi. È possibile correggerla tramite aggiornamento del firmware. Una volta corretta, il rimedio è retrocompatibile, ossia gli apparecchi che sono stati aggiornati possono ancora comunicare con dispositivi non (ancora) dotati di una patch per la falla di sicurezza. Non appena un produttore rende disponibile un aggiornamento, è possibile scaricarlo tramite l’interfaccia utente web-based del router o direttamente dal sito del produttore. Alcuni router installano gli update automaticamente. Gli utenti di dispositivi mobili dovrebbero altresì verificare se ci sono aggiornamenti per i device utilizzati. Raccomandiamo fortemente di installare gli aggiornamenti non appena disponibili. Parallelismi con il passato Il fatto che la cifratura delle reti wireless presenti vulnerabilità non ci coglie proprio di sorpresa. Sono già state riscontrate e puntualmente chiuse numerose falle di sicurezza nello standard WLAN 802.11 che ormai esiste da 18 anni. I modelli di cifratura obsoleti quali WEP e WPA sono stati progressivamente sostituiti con standard più moderni. Quanto accade al momento è quindi solo la logica conseguenza di quanto si è verificato in passato. Questa non è la prima rivelazione di siffatta natura, né sarà l’ultima. G DATA è a disposizione degli utenti che desiderano ulteriori ragguagli anche in occasione di SMAU Milano, dal 24 al 26 ottobre pv. stand H09. The post Attacco KRACK alla cifratura del wifi: ecco cosa c’è da sapere appeared first on Data Manager Online.

Talend sostiene la business agility grazie al cloud

La nuova versione di Talend Integration Cloud include l’applicazione Self-Service Data Preparation che consente agli utenti business di controllare e proteggere i dati centralmente Talend annuncia una nuova release di Talend Integration Cloud (TIC), la soluzione iPaaS (integration Platform-as-a-Service) altamente scalabile e sicura che sfrutta la potenza del cloud per consentire un uso diffuso dei dati per le attività decisionali. Il rilascio della nuova release include una versione cloud di Talend Data Preparation, che fornisce i dati come servizio, 24×7, a diversi figure aziendali, consentendo all’IT di mantenere il controllo e la governance sulle informazioni aziendali. Già disponibile in versione demo, Talend Data Preparation Cloud accelera il time-to-insight di 3 volte consentendo alle aziende di utilizzare in modo più efficiente i dati come asset strategici per migliorare le prestazioni aziendali e la competitività. “I dati sono il nuovo “carburante” che alimenta oggi le imprese. Per promuovere in modo efficace gli obiettivi aziendali e diventare veramente data-driven, le aziende devono autorizzare tutti i membri dell’organizzazione ad accedere, qualificare, analizzare e applicare le informazioni alle loro attività lavorative quotidiane”, ha dichiarato Ashley Stirrup, CMO di Talend. “La release Fall ’17 di Talend Integration Cloud rende più facile l’accesso self-service ai dati aziendali in modo che i dipendenti possano prendere decisioni più consapevoli, più rapidamente”. Secondo Gartner, “gli utenti delle applicazioni di analisi dedicano la maggior parte del loro tempo a preparare i dati per l’analisi o aspettando che i dati siano preparati per loro [da parte dell’IT]. La preparazione dei dati self-service è un processo agile e iterativo per esplorare, combinare, ripulire e trasformare i dati grezzi in set di dati per la data science, la data discovery, la business intelligence e le analisi. “Inoltre, Gartner prevede che entro il 2019, le organizzazioni di dati e analisi che forniscono set di dati interni ed esterni agili e curati, per diversi autori di contenuti, raddoppieranno i vantaggi per l’azienda rispetto a coloro che non lo fanno”. In tutti i settori, le aziende orientate ai dati stanno cambiando le regole della concorrenza. Un recente sondaggio ha evidenziato che una forza lavoro impiegata attivamente, ottiene il 15 per cento in più di redditività, il 30 per cento in più di produttività e un coinvolgimento della clientela superiore del 12 per cento. Talend Data Preparation Cloud consente alle aziende di coinvolgere in modo più semplice la propria forza lavoro grazie a un accesso self-service a informazioni affidabili e precise, in modo che i dipendenti possano determinare le relazioni con i clienti, i partner e i principali stakeholder per accrescere il business. “Talend Data Preparation Cloud ha un’interfaccia molto lineare e di facile utilizzo, che ci permette di estrarre valore dai nostri dati aziendali più velocemente. Le visualizzazioni sono per noi fondamentali e ci permettono di analizzare i dati e di restituirli rapidamente ai nostri clienti. Inoltre, apprezziamo il fatto che si tratti di una versione cloud, senza nessun server da mantenere”, ha dichiarato Jermaine Ransom, VP, Data Services di DMD Connects. “Spesso riceviamo i dati prodotti negli ultimi 40 anni con numerosi problemi a livello qualitativo. Talend Data Preparation Cloud ci permette di ripulirli rapidamente in modo che possono avere un senso ed essere impiegati correttamente nelle nostre attività quotidiane”. Talend Data Preparation Cloud: gestita dalle funzioni di business, supportata dall’IT Talend Data Preparation Cloud è un’applicazione cloud gestita per la data preparation operativa in pochi secondi senza alcuna attività di installazione, aggiornamento o manutenzione. Dedicata ai professionisti delle varie LOB, Talend Data Preparation Cloud consente di: • Avere accesso self-service a qualsiasi fonte dati • Ottenere informazioni attendibili per l’uso nelle attività quotidiane • Collaborare con i colleghi sui progetti di data preparation • Accedere ai dati autorizzati provenienti da applicazioni SaaS, database cloud o fonti on-premise • Celare dati sensibili da specifiche fonti • Condividere i progetti di data preparation con I’IT in modo che possano essere fruiti da tutta l’azienda. Talend Data Preparation Cloud permette ai professionisti IT di: • Fornire istantaneamente uno strumento web intuitivo che consente agli utenti business di accedere, pulire, analizzare e utilizzare i dati aziendali • Offrire alle diverse funzioni di business un maggiore insight in modo da poter svolgere al meglio il proprio lavoro • Gestire l’accesso alle informazioni aziendali in base ai ruoli • Monitorare la qualità dei dati e le policy di governance, in modo da mantenere l’accuratezza e la sicurezza delle informazioni aziendali • Rendere operativi i progetti di data preparation degli utenti su scala aziendale • Concentrarsi sulle esigenze operative più pressanti dell’IT in quanto l’applicazione Talend Data Preparation Cloud è completamente gestita da Talend. “Abbiamo già avuto un’esperienza positiva con la versione desktop di Talend Data Preparation, che ha consentito ai nostri utenti di esplorare, pulire e analizzare rapidamente grandi volumi di dati. Il passaggio alla versione cloud enteprise ci ha permesso di incrementare il nostro ritorno” ha affermato Xavier Diab, CIO di M2oCity. “Ma la versione cloud va oltre, ampliando l’accesso a una maggior quantità di fonti dati interni ed esterni con una maggiore potenza di calcolo. L’intuitiva interfaccia utente è la caratteristica principale di questa nuova applicazione, perché con poca formazione, consente agli esperti aziendali di applicare facilmente i dati al cuore delle attività quotidiane. Inoltre, la versione cloud consente di democratizzare i dati, sfruttarli e condividerli tra gli utenti e l’organizzazione, aumentando il loro valore”. Un accesso tre volte più veloce alle informazioni importanti Talend Data Preparation Cloud accelera il time-to-insight migliorando l’accesso alle informazioni in tre ambiti diversi: tempo necessario per accedere alle informazioni, tempo dedicato alla preparation e scambio con l’IT sulla gestione dei dati. •       Dalla prospettiva di un utente business, Talend Data Preparation Cloud: o    Riduce il tempo necessario per accedere a un set di dati qualificato rendendolo accessibile tramite applicazione web, eliminando la necessità di molteplici scambi con l’IT o    Riduce il tempo necessario per preparare i dati per l’analisi grazie ad un’interfaccia utente intuitiva con passaggi guidati per la pulizia, la qualificazione, ecc. •      Da una prospettiva IT, Talend Data Preparation

Cargotec diventa digitale grazie all’IoT potenziato con Cloudera

L’azienda finlandese fornitrice di soluzioni per la movimentazione dei carichi utilizza il machine learning e l’analisi predittiva per offrire servizi basati su dati Cloudera ha annunciato che Cargotec Oyj, tra i principali fornitori di soluzioni per la movimentazione dei carichi, utilizza Cloudera Enterprise Data Hub per potenziare la propria offerta Internet of Things (IoT), abilitare la manutenzione predittiva e sviluppare servizi intuitivi basati sui dati. Cloudera, insieme a Tata Consultancy Services (TCS), ha creato una piattaforma IoT-as-a-Service basata su cloud che darà inizio a una nuova era della connettività digitale per le operazioni di movimentazione dei carichi dell’azienda e porterà a un’eccellenza operativa grazie all’utilizzo del machine learning. Cargotec offre soluzioni e servizi tramite diverse attività nel campo della movimentazione dei carichi e delle merci che garantiscono ai propri clienti prestazioni continue, affidabili e sostenibili. Operando in oltre 100 Paesi e con un fatturato di 3,5 miliardi di euro nel 2016, l’azienda e le sue controllate hanno consegnato mezzo milione di gru caricatrici ai clienti. Hanno inoltre movimentato un quarto dei container di tutto il mondo con soluzioni per le operazioni aeree e portuali, e hanno offerto soluzioni e servizi di ingegneria per la metà delle navi al mondo per rendere il trasporto via mare sicuro e affidabile. La soluzione IoT-as-a-Service utilizza il machine learning per ricavare informazioni dai flussi di dati provenienti da migliaia di dispositivi e macchinari e permettere il monitoraggio da remoto e la manutenzione predittiva. L’utilizzo dei dati migliora le operazioni di movimentazione, la manutenzione diventa predittiva e le anomalie vengono rilevate in tempo reale. Ciò consente a Cargotec di incrementare il proprio vantaggio competitivo offrendo ai clienti nuovi tipi di servizi e soluzioni con intelligenza artificiale integrata. Una volta raccolti e utilizzati in modo incrociato, i dati ‘arricchiti’ saranno utilizzati per favorire e stimolare nuovi tipi di ecosistemi, esponendo i dati attraverso le API in modo solido e controllato per sfruttare gli asset di dati in nuovi contesti. “Il nostro obiettivo è essere leader nella movimentazione intelligente delle merci entro il 2020”, ha dichiarato Soili Mäkinen, chief information officer di Cargotec. “Grazie alla nostra piattaforma IoT scalabile siamo in grado di offrire ai clienti intuizioni basate sui dati che molte di queste realtà industriali non hanno mai visto prima. Utilizziamo i dati dell’Internet of Things e il machine learning per permettere ai clienti di controllare le prestazioni delle loro attrezzature di movimentazione dei carichi in condizioni meteorologiche diverse, comprendendo la relazione tra utilizzo e tassi di guasto, e persino rilevare anomalie nei sistemi di trasporto”. Per supportare Cargotec nel raggiungimento dei propri obiettivi IoT, Cloudera, insieme a TCS, ha creato un framework per l’analisi dei dati dei sensori basato su cloud che permette di raccogliere, memorizzare, analizzare e correlare i flussi di dati dei sensori con quelli provenienti da fonti di dati interne, esterne e di terze parti. La piattaforma avanzata per l’analisi e il machine learning, basata sull’innovativa soluzione Cloudera Enterprise Data Hub, utilizzerà i dati provenienti dalla gestione delle attrezzature e del parco macchine, inserirà previsioni e parametri metereologici, oltre a mappature geografiche intelligenti, per eseguire analisi strategiche per il monitoraggio da remoto, la manutenzione predittiva delle attrezzature e il rilevamento delle anomalie. Il tutto in tempo reale. “Siamo entusiasti di supportare Cargotec con Digital Reimagination™ per i processi di business e per creare un solido backbone di dati tramite le nostre soluzioni e l’IP”, ha commentato Dinanath Kholkar, global head of analytics and insights di TCS. “La nostra soluzione consente l’acquisizione in tempo reale dei dati del sensore per stabilire attività di diagnostica e facilitare la manutenzione predittiva. Il backbone di big data è scalabile, solido ed economico, e potenzierà l’agilità nelle strategie guidate dai dati e la crescita del business”. Grazie a Cloudera Enterprise Data Hub, Cargotec ottiene una gestione efficiente del carburante e ottimizzazione delle tratte che i destinatari finali, come porti o navi, possono acquistare per migliorare l’efficienza operativa. Ciò crea nuovi modelli di reddito per Cargotec e permette di fornire soluzioni intelligenti per la movimentazione dei carichi. Inoltre, il team di Data Science di Cargotec utilizza Cloudera Data Science Workbench, un hub collaborativo e un ambiente di sviluppo integrato in grado di gestire Python, R o Scala con il supporto di Apache Spark, per creare soluzioni di machine learning. “La soluzione IoT permetterà a Cargotec, così come ai propri partner e clienti, di concepire modi completamente nuovi di fare business e, allo stesso tempo, di incrementare l’efficienza operativa e favorire l’aumento delle entrate”, ha dichiarato David Pieterse, general manager, EMEA di Cloudera. “Un fattore chiave per lo sviluppo dell’IoT in questo tipo di strumento commerciale è l’impiego delle tecnologie e dell’analytics per il machine learning in quanto offrono una soluzione flessibile e diversificata per diversi tipi di dati provenienti dai dispositivi di produzione e trasporto”. The post Cargotec diventa digitale grazie all’IoT potenziato con Cloudera appeared first on Data Manager Online.

Project Titan di Apple si fa rivedere con un look rinnovato

Il sistema di guida autonoma sviluppato da Apple è ricomparso sulle strade della California e ha cambiato radicalmente il suo design Per tutto l’anno passato si è parlato del desiderio di Apple di realizzare una self driving car. L’azienda di Cupertino ha tenuto ben nascosto il suo progetto, meglio conosciuto come Project Titan, per poi confermare l’effettivo sviluppo di questa tecnologia anche se non come tutti si aspettavano. Dopo qualche tempo sono infatti comparse alcune vetture con a bordo sistemi di scansione dell’ambiente circostante. Con il progredire del progetto Apple si è quindi concentrata più sull’aspetto software che su quello hardware. Oggi le vetture di Project Titan sono ricomparse e c’è stato un profondo rinnovamento del design. Le automobili modificate da Apple sono state avvistate da MacCallister Higgings, fondatore della startup Voyage che si occupa proprio della diffusione delle self driving car sul mercato. Nelle immagini da lui diffuse si può vedere una Lexus RX450h bianca con a bordo un sistema di 6 LIDAR realizzati da Velodyne. I sensori sono disposti in modo diverso rispetto alla precedente configurazione di Project Titan. Questi sono infatti inseriti all’interno di una scocca più compatta ed elegante posta sopra il tettuccio e come sottolinea Higgings questo assetto sembra rendere più semplice operazioni come la sostituzione o l’aggancio. Per quanto riguarda l’efficacia negli spostamenti nel traffico non si può invece ancora dire se ci sono stati dei sensibili miglioramenti. Going to need more than 140 characters to go over ’s Project Titan. I call it “The Thing” pic.twitter.com/sLDJd7iYSa — MacCallister Higgins (@macjshiggins) 17 ottobre 2017 Apple non è l’unica grande azienda del settore tecnologico a occuparsi di self driving car. Oltre a Google e ai grandi produttori di auto ci sono anche Samsung, che ha investito ben 300 milioni di dollari in un fondo destinato allo sviluppo di questa tecnologia, e soprattutto Tesla, che sta lavorando con AMD per la realizzazione di un chip specifico per la guida autonoma. The post Project Titan di Apple si fa rivedere con un look rinnovato appeared first on Data Manager Online.

Liabel, a rivoluzione Digital del B2B

Qualcuno di noi (con più “esperienza”) la ricorda come il marchio del “lana fuori e cotone sulla pelle”. L’azienda fondata nel 1851 a Pettinengo (BI) da Bernardo Bellia (anagramma di Liabel), che aveva ottenuto un appalto per fornire maglie intime di lana all’esercito dei Savoia, è in piena trasformazione digitale, soprattutto nell’ambito B2B. In azienda, ne fanno un vanto di essere più anziani dell’Unità d’Italia, ma si respira aria di continua evoluzione: nel 2007 è nato il sito “di servizio” per la distribuzione online e nel 2011-2012 il sito B2C www.liabel.it con catalogo limitato. Ora, il catalogo conta più di 1000 referenze e negli ultimi anni, licenziando il marchio a terzi, si è arrivati a più di trenta licenziatari comprendendo addirittura prodotti per animali. Questo mese abbiamo intervistato Marcello Laurenzio, AD di Liabel, a capo della struttura del team digital & e-commerce della società, che ci ha raccontato l’applicazione della tecnologia al settore commerciale/vendite, in particolare la recente esperienza nella digitalizzazione delle vendite B2B. Liabel ha un’ampia presenza sul territorio italiano in tutte le insegne della GDO e ha anche 35 punti vendita monomarca che permettono lo showrooming (quel fenomeno per cui un cliente si reca in negozio per vedere o provare un prodotto, ma poi lo acquista online) per tutti i prodotti. Vende poi online grazie a pure player, ai partner che fanno flash sales e ai marketplace. Negli ultimi due anni, è migliorato il rapporto con il mercato grazie a una platform open source B2B a cui accede la rete vendita. Le malattie congenite del mercato all’ingrosso: i pagamenti lunghi e la difficoltà del credito sono state curate tramite un ranking dei fornitori/distributori sulla platform basato su 10 parametri. I più importanti sono: il fatturato; la puntualità nei pagamenti; il numero di lamentele da parte di clienti finali (retailer); l’entità di copertura del catalogo Liabel; il periodo di riassortimento. Lo strumento di analisi che abbiamo usato per fare una panoramica della situazione aziendale è la metodologia Digital Building Blocks. Digital analytics – L’adozione degli ologrammi per marchiare i capi (tecnologia non ancora molto diffusa a oggi nell’ambito dell’intimo), ha consentito una più precisa attribuzione e una maggiore facilità nell’effettuare pianificazioni e previsioni. Gli stessi vengono ordinati dai distributori/fornitori nel portale B2B e il sistema ne tiene traccia come se si trattasse di vendita di prodotti. La misurazione dei dati nel funnel di conversione e gli analytics di aperture e click nelle DEM ha permesso di migliorare la conversione e di effettuare attività, normalmente nate in ambito B2C, anche verso i partner B2B: profilazione dei lead che vengono generati, marketing automation al passaggio di touch point (es. carrelli abbandonati), e così via. Il focus sulla raccolta dei dati e sulle modalità di renderli disponibili al team di sales & marketing che realizza attività e campagne sulla rete vendita è la roadmap della trasformazione in atto. Inbound marketing – Il focus dell’attività aziendale è B2B e il marchio è molto conosciuto in Italia. L’arretratezza del settore fa sì che le campagne marketing siano effettuate soprattutto in canali tradizionali come riviste di settore, radio, fiere, acquisto database e non sia ancora presente una strategia di inbound marketing. L’attività di fidelizzazione del database B2B viene gestita soprattutto tramite DEM su cluster di utenza definiti tramite criteri di fatturato. L’evoluzione culturale dei retailer potrebbe permettere in futuro di intercettare la domanda B2B anche grazie ad attività di content marketing e di profilare i lead grazie a questa, ma ora il gap è ancora da colmare. #vendite #B2B La digital transformation di @Liabel_Italia @ADICO_mkt_salesClick To Tweet Lead generation e processi di vendita – L’attività di lead generation viene gestita con logiche proprie normalmente del B2C e il monitoraggio della relazione con l’utente permette di essere di supporto nella loro relazione con i retailer, evitando agli agenti di dover essere presente fisicamente troppo spesso (particolarmente utile in regioni del Centro o Sud Italia, dove la logistica è particolarmente difficile e raggiungere la merceria del paese ormai è finalizzato solo alla presentazione del nuovo campionario). Gli agenti hanno a disposizione un tablet per mostrare il catalogo prodotti ai retailer. Non esiste una vera e propria strategia di lead nurturing o marketing automation, solo una attività tradizionale di email marketing su insiemi di utenti profilati in funzione dei parametri di ranking di cui sopra. E-commerce – L’ecommerce B2B è condotto con logiche sofisticate rispetto ai criteri del settore. I prodotti vengono venduti su Amazon e il sito è alimentato tramite feed automatico. I siti degli altri distributori online (pure player e flash sale) sono alimentati tramite esportazione del catalogo e non sono ancora stati integrati tramite API. Solo negli ultimi tempi iniziano a esserci richieste di integrazione tramite web services e di attività di dropshipping (si intende un modello di vendita grazie al quale il venditore vende un prodotto a un utente finale, senza possederlo materialmente nel proprio magazzino) che fanno ben sperare per un futuro di strutturazione di rete di vendita online. Dopo un periodo di test e misurazione online, nella piattaforma di ecommerce sono stati tolti i sistemi di pagamento nel carrello, lasciando che il sistema funzionasse solo in modalità di ordine online (molti operatori tradizionali non sono ancora avvezzi a sistemi di pagamento online e il tasso di abbandono era troppo elevato). I distributori non monomandatari, che sono più avanzati nelle strategie di vendita online, riscontrano frequenze di riordino più elevate, fatturati più alti e tempi di pagamento più veloci (con dati molto lontani da quelli degli operatori tradizionali e un deciso trend di crescita nel tempo). User experience – Il tema della user experience è centrale e le decisioni sulle modalità di interazione e sulle interfacce da usare con gli utenti sono state decise tramite attività di A/B test e misurazione degli analytics per capire le soluzioni preferibili. è stata presa in questo modo la decisione di togliere i sistemi di pagamento online perché secondo Stefano Laurenzio è su questa variabile che si gioca la conversion; al punto tale che si preferisce

Microsoft, nel 2013 bucati i database con i bug

Un paio di violazioni avrebbero permesso agli hacker di ottenere le informazioni sulle vulnerabilità presenti nei sistemi operativi e nei software del gruppo. Le falle sono state chiuse nei mesi successivi Microsoft conserva un enorme archivio che tiene traccia dei bug presenti su tutti i software del gruppo, compresi i sistemi operativi. Nel 2013, secondo la Reuters, tale archivio sarebbe stato copiato e incollato altrove dagli hacker, che potrebbero averlo venduto ad agenzie indipendenti e spie di stato. Il motivo? Con un documento del genere, ricco e dettagliato, chiunque avrebbe potuto realizzare virus e malware specifici, per colpire utenti e target globali. La notizia, diffusa nelle ultime ore, è stata divulgata grazie a un paio di ex dipendenti della multinazionale di Redmond, che hanno spiegato come Microsoft fosse a conoscenza del breach, all’interno di un’operazione di cybercrime più ampia, ma non lo ha mai ufficializzato per evitare problemi. In ogni caso, la questione è stata affrontata molto seriamente dai team dedicati, tanto che nel giro di qualche mese tutte le principali vulnerabilità sono state chiuse. C’è un problema Il fatto è che sarebbe bastata anche una sola giornata agli hacker per sviluppare tool tesi a colpire certi programmi o addirittura l’intero sistema operativo Windows. Il database conteneva diverse descrizioni di falle critiche e ancora non risolte, sia sull’OS che software di utilizzo globale. Nel 2013, anno della violazione, Microsoft aveva scoperto l’intrusione a seguito di una campagna degli hacker diretta a tutte le principali aziende hi-tech: Apple, Facebook e Twitter. Pur avendo diffuso un comunicato in cui affermava di non aver subito perdite significative, pare che la compagnia sapesse già del furto sul tracking dei bug, preferendo mantenerlo segreto e lavorando per risolvere i pericoli più grandi. Qualche gruppo avrà fatto in tempo a bucare i sistemi di enti e organizzazioni sfruttando tali vulnerabilità? Non possiamo saperlo ma è probabile che qualche attacco avvenuto negli ultimi anni sia stata facilitato proprio dalle istruzioni di Microsoft. The post Microsoft, nel 2013 bucati i database con i bug appeared first on Data Manager Online.

Cisco: nuovi aggiornamenti per l’Application Centric Infrastructure

Le nuove funzionalità di Cisco ACI, come la scalabilità multi-sito, l’integrazione dei container e una maggiore sicurezza consentono di velocizzare le strategie multi-cloud Cisco annuncia nuovi aggiornamenti per l’Application Centric Infrastructure (Cisco ACI), la soluzione di Software-Defined Networking (SDN) leader di mercato che semplifica ai clienti il processo di adozione di reti intuitive per i data center. Grazie all’ultimo aggiornamento del software (ACI 3.0), oltre 4.000 clienti di ACI potranno aumentare l’agilità del business con l’automazione della rete, una gestione semplificata e una migliore sicurezza per ogni combinazione di workload nei container, nelle macchine virtuali e bare metal per i cloud privati e i data center on-premise. I cambiamenti che oggi coinvolgono i data center sono cruciali. Le aziende stanno inevitabilmente sperimentando la necessità di accelerare velocità, flessibilità, sicurezza e scalabilità in ambienti multi-cloud e data center sempre più complessi. “Dal momento che i nostri clienti si stanno orientando verso strategie multi-cloud, sono alla ricerca di modalità con cui semplificare la gestione e la scalabilità dei propri ambienti,” afferma Ish Limkakeng, senior vice president for data center networking di Cisco. “Automatizzando le operazioni base dell’IT attraverso una policy centrale che interessa diversi data center e diversi luoghi, le nuove funzionalità di multi-site management di ACI aiutano gli operatori di rete a gestire e spostare più facilmente i carichi di lavoro da un solo monitor – questo è un passo importante nel realizzare la visione di Cisco ‘ACI Anywhere’ ossia di portare ACI in qualsiasi ambiente.” Il nuovo aggiornamento del software ACI 3.0 è ora disponibile. Le nuove funzionalità includono: Gestione Multi-site: i clienti possono facilmente connettere e gestire diversi fabric ACI, che sono geograficamente distribuiti per migliorare la disponibilità attraverso l’isolamento dei domini di errore e fornendo una visione globale delle policy della rete tramite un unico portale di gestione. Questo semplifica notevolmente il disaster recovery e la capacità di scalare le applicazioni. Integrazione con Kubernetes: i clienti possono ora implementare i propri carichi di lavoro come micro-servizi all’interno dei container, definire le policy di rete utilizzando questo sistema open-source e ottenere modelli di rete unificati per containers, machine virtuali e ambienti bare-metal. Questa funzionalità porta lo stesso livello di profonda integrazione che ACI ha mantenuto con numerosi hypervisor e container. Migliore Flessibilità e Visibilità Operativa: l’interfaccia utente di nuova generazione semplifica l’utilizzo di ACI con nuovi e semplici layout, visuali topologiche e procedure guidate per la risoluzione dei problemi. Inoltre, ACI ora integra funzionalità avanzate di inserimento e rimozione, supporto combinato del sistema operativo, nonché la misurazione della latenza attraverso l’intera fabric per la risoluzione dei problemi. Sicurezza: ACI 3.0 offre nuove funzionalità per proteggere le reti mitigando gli attacchi come lo spoofing IP/MAC con l’integrazione di First Hop Security, autenticando automaticamente gli in-band workload e ponendoli in gruppi sicuri, e il supporto per il rafforzamento granulare delle policy per gli end point all’interno dello stesso gruppo di sicurezza. “Con ‘ACI Anywhere,’ Cisco offre una soluzione scalabile che porterà i clienti verso il successo in ambienti multi-cloud e multi-site,” afferma Dan Conde, analista di Enterprise Strategy Group. “La nuova integrazione di ACI con i container cluster managers e i miglioramenti per la sicurezza zero trust rende questa soluzione adatta a qualsiasi tipo di business dai grandi service provider e le grandi aziende fino alle piccole imprese.” The post Cisco: nuovi aggiornamenti per l’Application Centric Infrastructure appeared first on Data Manager Online.