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Accenture porta la programmazione nelle scuole con migliaia di “Ore del Codice”

Obiettivo del progetto è trasmettere agli studenti la passione per l’informatica e offrire competenze tecnologiche e digitali, attraverso nuovi tutorial ispirati all’intelligenza artificiale I dipendenti di Accenture di 55 Paesi hanno preso l’impegno di attivare, in tutto il mondo, oltre 10.000 Ore del Codice e guidare sessioni di formazione sulla programmazione realizzate nell’ambito della Settimana di Educazione all’Informatica, dal 4 al 10 dicembre – facendo proprio, così, l’obiettivo dell’azienda di aiutare gli studenti di ogni nazionalità a maturare competenze in informatica, scienza, tecnologia, ingegneria e matematica. La vera forza di Accenture sarà il talento e l’energia delle persone che ne fanno parte. Nell’ambito delle 10.000 Ore del Codice i dipendenti offriranno infatti 2.000 ore finalizzate allo sviluppo di competenze informatiche e scientifiche, facendosi promotori o volontari negli eventi locali più vicini a loro con il supporto degli insegnanti e di Code.org. L’iniziativa segue le fila del recente contributo di Accenture del valore di 10 milioni di dollari a sostegno dei programmi per promuovere l’insegnamento delle discipline STEM e dell’informatica, in collaborazione con Internet Association, il gruppo che rappresenta le internet company a livello mondiale nelle loro attività pubbliche. “Grazie alla tecnologia, stanno nascendo occupazioni che fino a cinque anni fa non esistevano nemmeno. Imparare a programmare può contribuire a delineare la carriera professionale e la vita di uno studente”, ha dichiarato Francesca Patellani, Corporate Citizenship Lead di Accenture per Italia, Europa Centrale e Grecia. “Lo scorso anno, l’impegno di Accenture e dei nostri dipendenti volto a preparare i giovani alla digital economy, assieme a Code.org, si è tradotto nella realizzazione di oltre 10.000 Ore del Codice, grazie alle quali più di 100.000 studenti in tutto il mondo hanno iniziato a coltivare alcune competenze base di programmazione. In Italia Accenture partecipa al progetto con iniziative che quest’anno coinvolgono più di 1.500 studenti”. L’”Ora del Codice” nasce nel 2013 ad opera di Code.org, organizzazione non profit che si propone di favorire la partecipazione e l’accesso al mondo dell’informatica da parte di donne e minoranze sottorappresentate. Il programma coinvolge milioni di studenti proponendo una lezione introduttiva di un’ora sulla programmazione e l’informatica. Per il terzo anno consecutivo, Accenture collabora con Code.org per portare avanti l’Ora del Codice e altre iniziative didattiche inerenti alle discipline STEM. Una novità di quest’anno è rappresentata dal tutorial sulla programmazione, creato da Accenture Technology con le proprie competenze interne, che guida gli studenti verso una maggiore comprensione di cosa sia l’intelligenza artificiale (AI). I giovani impareranno come, grazie a varie tecniche di AI, sia possibile insegnare a un robot ad esplorare un pianeta sconosciuto, riconoscere eventuali animali o piante, decifrare una nuova lingua e conversare con la popolazione indigena. “Nell’arco di tutta la campagna sono già state completate oltre 450 milioni di Ore del Codice, un risultato sorprendente. Al momento, almeno uno studente su dieci nel mondo ha partecipato al nostro programma”, ha riferito Hadi Partovi, cofondatore e CEO di Code.org. “Quest’anno chiederemo alle persone di andare oltre l’impegno di un’ora e di pensare a cosa è loro possibile fare per garantire l’insegnamento dell’informatica anche negli anni a venire.” Come parte del progetto alcuni executive di Accenture guideranno diverse iniziative di Ore del Codice nel mondo. Tra cui: Yves Bernaert, senior managing director in Accenture Technology, incontrerà gli studenti presso Station F, un incubatore di start-up a Paris. Jo Deblaere, chief operating officer di Accenture, ospiterà gli studenti per un evento di Ora del Codice negli uffici di Accenture ad Amsterdam. Ambe Tierro, senior managing director nelle Filippine, ospiterà gli studenti presso il Liquid Studio di Accenture a Manila. Mohan Sekhar, senior managing director degli Accenture Technology Centers in India, ospiterà gli studenti negli uffici di Accenture in Bangalore. Christy Sovereign, Minneapolis office senior managing director, partecierà ad un evento speciale di Ora del Codice con gli atleti della Robbinsdale Cooper High School, in cui si affronterà il tema della tecnologia nello sport. L’evento prevederà anche una sessione per imparare a costruire e a far funzionare un drone. The post Accenture porta la programmazione nelle scuole con migliaia di “Ore del Codice” appeared first on Data Manager Online.

Facebook lancia Messenger Kids

Il social network ha reso disponibile negli USA (e solo per iPhone) la stessa piattaforma di chat usata dagli adulti con il plus del parental control L’ago della bilancia tra libertà di espressione e controllo è spesso fin troppo sensibile. Chiudere la possibilità che alcuni gruppi usino liberamente una tecnologia solo perché può essere pericolosa non rappresenta sempre la scelta migliore. Facebook è l’esempio cardine di tutto ciò: da un lato i maggiorenni che, seppur maturi, non riescono facilmente a scindere la vita virtuale da quella reale e dall’altro i minori che pure sono attratti dalle nuove piattaforme di comunicazione, con i genitori che non sanno esattamente che strada prendere per introdurli ai vari client, pur preservandoli da certi pericoli. Zuckerberg, almeno in parte, ha appena lanciato la sua risposta: Messenger Kids. Di cosa si tratta Per cominciare, c’è da dire che l’app è un software separato dal resto dell’ecosistema di Facebook ma fondamentalmente si basa sull’account dell’adulto già registrato al social network. In pratica, la chat dipende dal profilo del genitore, che dal suo centro di controllo ha la possibilità di impostare l’uso dei messaggi per il figlio di fatto creando una rete tutta nuova, fatta possibilmente dei suoi amici coetanei e dei parenti. Basta una prima, sola, autorizzazione per procedere le volte successive in autonomia. Il punto forte è che, anche dopo averlo inserito, il nome dei bambini non sarà mai ricercabile sul network globale visto che l’unico modo per aggiungere altri contatti è quello di passare per nome utente principale, che a quel punto potrà stringere altre amicizie, accettare o declinare le richieste degli altri. Sembra tutto molto cervellotico ma il funzionamento è più semplice del previsto: nostro figlio vuole chattare con l’amico di scuola Andrea? Il primo passo è stringere amicizia con il genitore che ha il controllo sul Messenger Kids relativo; a quel punto vedremo il nome di Andrea sotto quello del papà e da lì potremo inviare una domanda di collegamento tra i due minori. Per il momento l’app è disponibile negli USA e solo per iPhone ma entro la fine del mese arriverà la versione Android e, si spera, quella per altri mercati. The post Facebook lancia Messenger Kids appeared first on Data Manager Online.

CA Technologies rinnova il proprio impegno nel sostenere l’Ora del Codice

CA affianca insegnanti e studenti affinché l’informatica sia considerata sempre più un sapere di base e avvia i nuovi corsi presso l’Istituto comprensivo di Basiglio In occasione della celebrazione dell’ora del codice, che si festeggia a livello mondiale dal 4 al 10 dicembre, CA Technologies annuncia il suo sostegno all’edizione 2017/2018 di “Programma il Futuro”, l’iniziativa nata dalla collaborazione tra il MIUR ed il CINI (Consorzio Interuniversitario Nazionale per l’Informatica), con l’obiettivo di formare gli studenti ai concetti di base dell’informatica attraverso la programmazione (coding), fornendo alle scuole una serie di strumenti semplici, divertenti e facilmente accessibili. Nel corso dell’edizione 2016/2017, il 25% dei dipendenti di CA Technologies delle sedi di Milano e Roma si sono impegnati in prima linea come volontari nel tenere i corsi presso una scuola elementare, una scuola media e un liceo. Per il nuovo anno scolastico, CA rinnova l’impegno avviando i primi incontri presso l’Istituto Comprensivo di Basiglio, che termineranno a inizio febbraio e vedranno convolte otto classi della scuola Primaria (Prime e Quinte), per un totale di circa 160 bambini. CA ha inoltre esteso il progetto, per il secondo anno consecutivo, al liceo scientifico statale Plinio Seniore di Roma dove, a partire da gennaio, i volontari di CA affiancheranno gli studenti, condividendo con loro esperienze professionali e consigli utili, in un corso di formazione e orientamento personalizzato che prevende un percorso narrativo basato su Internet e l’innovazione con incontri in aula, attività online e alternanza scuola-lavoro. “CA aderisce a Programma il Futuro fin dalla prima edizione in quanto gli obiettivi del progetto sono pienamente in linea con il nostro programma europeo di responsabilità sociale d’impresa Create Tomorrow”, spiega Michele Lamartina, Amministratore Delegato di CA Technologies. “La nostra azienda è impegnata in una serie di attività volte a ridurre il deficit di competenze e professionalità tecnologiche afferenti all’area STEM (Scienza, Tecnologia, Ingegneria e Matematica), perché riteniamo fondamentale aiutare i giovani a sviluppare le competenze che in futuro saranno loro richieste, a fare chiarezza su tutte le scelte possibili e a cogliere le opportunità che le nuove professioni potranno offrire loro”. Partendo da un’esperienza di successo avviata negli USA nel 2013, l’Italia è stato uno dei primi Paesi al mondo a sperimentare l’introduzione strutturale nelle scuole del pensiero computazionale, il lato scientifico-culturale dell’informatica, che aiuta a sviluppare competenze logiche e capacità di risolvere problemi in modo creativo ed efficiente. “L’informatica è la disciplina scientifica alla base della società digitale”, afferma Enrico Nardelli, Professore di Informatica presso l’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”. “Iniziare a studiarla fin dalla scuola primaria è essenziale perché permette di sviluppare le competenze necessarie per governare attivamente il digitale. L’informatica è inoltre fattore di sviluppo decisivo per la crescita economica di un paese”. Il modo più semplice e divertente per iniziare a sviluppare il pensiero computazionale è proprio attraverso il coding in un contesto di gioco, senza la necessità di particolari abilità tecnica o preparazione scientifica e con materiali didattici che possono essere fruiti con successo da tutti i livelli di scuole. In Italia, l’edizione 2016/2017 di Programma il futuro ha coinvolto oltre 1.600.000 studenti, 25.000 insegnanti e 5.800 scuole, per un totale di 22.464.078 ore di codice effettuate, dati che collocano il nostro Paese all’avanguardia in Europa e nel mondo. The post CA Technologies rinnova il proprio impegno nel sostenere l’Ora del Codice appeared first on Data Manager Online.

Fumo, la dipendenza è una questione genetica

Arriva il test che dimostra come la volontà di smettere dipenda dai geni Perché per alcune persone dire addio alle sigarette è più difficile che per altre? Uno studio condotto dai ricercatori dell’Istituto nazionale tumori di Milano ci spiega che in questa decisione giocano un ruolo importante i geni. D’altra parte precedenti ricerche hanno dimostrato che gli effetti del fumo lasciano una firma persistente nel Dna umano, tanto che anche chi ha smesso di fumare da 30 anni presenta ancora un’impronta nel Dna lasciata da questo brutto vizio che ad oggi accomuna quasi un miliardo di persone ed è causa di oltre 40 patologie. Basta un test del sangue La ricerca ha permesso infatti di individuare con un semplice prelievo di sangue le caratteristiche genetiche che determinano il rischio di diventare dipendenti dal fumo di sigaretta, ma anche la difficoltà a smettere nonostante l’aiuto dei farmaci. Una rivelazione che apre la strada alla possibilità personalizzare attraverso test genetici i percorsi di disassuefazione per i tabagisti pentiti. I ricercatori dell’Unità di Epidemiologia genetica e farmacogenomica, della Pneumologia e della Chirurgia toracica dell’Int spiegano che alcuni polimorfismi genetici localizzati nei geni che codificano per i recettori nicotinici, sono risultati associati al rischio di sviluppare dipendenza dalla nicotina. Soprattutto un polimorfismo situato nel gene Chrna5 sarebbe legato ad una maggior difficoltà a smettere di fumare in pazienti che hanno assunto specifici trattamenti farmacologici antifumo e ricevuto un aiuto psicologico. Verso terapie personalizzate Uno degli ostacoli più difficili da superare, come spiegano i ricercatori, è smettere di fumare e non riprendere mai più il vizio. Nonostante poco dopo l’inizio della terapia antifumo oltre il 70% dei pazienti sia riuscito a smettere di fumare, a un anno dall’inizio del trattamento molti si sono pentiti e solo il 47% ha smesso definitivamente. “Questi risultati – afferma Francesca Colombo, coordinatrice dello studio – rappresentano il primo passo verso l’individuazione di un profilo genetico individuale, sulla base del quale si potrà definire un percorso terapeutico di disassuefazione dal fumo il più personalizzato possibile”. “In questo modo si potrà sicuramente aumentare il numero di pazienti che beneficeranno delle varie terapie antifumo disponibili – commenta Roberto Boffi, responsabile della Pneumologia e del Centro antifumo dell’Int – diagnosticando al meglio la tipologia di fumatore che si rivolgerà a noi, così da aiutarlo concretamente nel suo tentativo di cessazione e riuscire a ridurre al contempo l’incidenza delle malattie fumo-correlate”. The post Fumo, la dipendenza è una questione genetica appeared first on Data Manager Online.

Edge arriva su iOS e Android

Microsoft ha terminato la fase beta del suo browser per smartphone e tablet, pronto a battere la concorrenza di Chrome e Firefox Diciamo la verità, in pochi oggi usano Edge. Il problema non è il browser in sé ma l’aver ereditato, fosse solo per il produttore, quel pesante fardello che porta il nome di Internet Explorer. In realtà i due hanno ben poco in comune, a partire da un codice di base differente ma la diffidenza, si sa, spesso la fa da padrone nel mondo dell’hi-tech di consumo. Eppure a Redmond sono convinti di aver realizzato un prodotto di assoluto valore, tanto da volerlo declinare anche in versione mobile. Già nei mesi scorsi, il team di Microsoft aveva rilasciato una versione di prova di Edge per Android, promettendone una per iPhone a poco dal lancio ufficiale. Quel momento è finalmente arrivato. Come funziona Edge è dunque un’app fatta e finita per il Play Store e App Store, funzionale e assolutamente da provare sia su Android che iPhone. In verità, la disponibilità è limitata ad alcuni mercati, Italia per il momento esclusa, ma la diffusione su larga scala è solo questione di giorni. “Abbiamo voluto portare Edge su iOS e Android perché pensiamo di poter migliorare il settore dei browser per questi due sistemi operativi – ha spiegato Joe Belfiore, vice presidente corporate di Windows and Devices – presto ci allargheremo ad altri paesi per coprire i principali”. Con l’avvento su smartphone e tablet, oggi Edge supporta praticamente tutte le piattaforme di fruizione digitale: Windows 10, Windows 10 Mobile, Xbox One, Android e iOS appunto, senza dimenticare che una versione basica è presente anche sugli HoloLens e all’interno dei dispositivi di Windows Mixed Reality. “Questo è solo l’inizio, abbiamo una lunga lista di novità e miglioramenti da portare avanti” – ha concluso il vice presidente. The post Edge arriva su iOS e Android appeared first on Data Manager Online.

Il mercato degli indossabili è vivo

Il settore è cresciuto del 7,3% nell’ultimo trimestre grazie agli ottimi risultati ottenuti da Xiaomi e Fitbit. In terza fila c’è l’Apple Watch Vuoi vedere che questi wearable si sono finalmente ripresi? Stando agli ultimi dati forniti da IDC, il mercato degli indossabili è cresciuto del 7,3% nel terzo trimestre dell’anno rispetto alla stessa rilevazione del 2016. Gran parte del merito va alle novità portate nel settore da Fitbit, con il suo Iconic, ma soprattutto dall’arrivo in Occidente di Xiaomi, brand famoso in Cina per la sua flotta budget-low di smartphone, tablet e appunto orologi connessi. In totale sono 26,3 milioni i dispositivi venduti nel Q3 2017, un bel salto in avanti nei confronti dei 24,5 milioni del Q3 dello scorso anno, quando a farla da padrone era proprio Fibit, che ha dovuto lasciare la prima posizione alla rivale cinese agli inizi del nuovo anno. Trend positivo Nonostante si piazzi solo terza, è Apple con il suo Watch a portare a casa il rialzo maggiore, che racconta di un +52,4% anno su anno, un risultato confortante se si considera che invece i rivali di cui sopra hanno vissuto un certo calo: -3,3% per Xiaomi, addirittura -33% per Fitbit. Anche nella categoria indossabili però, la sorpresa nei prossimi mesi potrebbe essere Huawei. Dopo aver scavalcato la Mela come secondo produttore di telefonia al mondo, il marchio punta Cupertino anche nello speciale ranking degli smartwatch e smartband. La percentuale riferita è infatti del 156,4% anno su anno, tale da portarle un market share del 6%, soli 4 punti dietro ad Apple e notevolmente staccata dalle prime due posizioni. Dietro c’è un bel po’ di vuoto, con un assente di lusso che risponde al nome di Samsung. Nella classifica di IDC non sono presenti né il Gear S3 Classic o Frontier né il nuovo Gear Sport, che forse soffrono l’assenza di Android Wear, al quale è stato preferito il sistema operativo casalingo Tizen. The post Il mercato degli indossabili è vivo appeared first on Data Manager Online.

Il Venezuela avrà i suoi Bitcoin per aggirare le sanzioni

Il Presidente del Venezuela Nicolas Maduro ha annunciato il futuro lancio di Petro, una moneta digitale per aggirare le sanzioni internazionali Il Venezuela sta vivendo una crisi economica e politica senza precedenti. Il Bolivar, la moneta locale, ha perso ogni valore (0,085 euro al cambio attuale) e il Governo ha risposto alle manifestazioni di protesta con la violenza. Per risollevare il Paese, il Presidente Nicola Maduro ha pensato a una nuova cryptovaluta che permetterà al Venezuela di riottenere “una piena sovranità monetaria e di aggirare le restrizioni dovute alle sanzioni economiche”. Stando a quanto riferisce Reuters, la nazione sudamericana ha un debito di 140 miliardi di dollari con i creditori stranieri e le restrizioni imposte da Unione Europea e Stati Uniti non hanno migliorato la situazione. Al momento solo la Russia tra le grandi potenze globali ha concesso una dilazione dei pagamenti. La nuova moneta digitale del Venezuela si chiamerà Petro e il suo valore sarà basato su quello delle principali risorse naturali del Paese come petrolio, gas, oro e diamanti. “Il ventunesimo secolo è arrivato!” ha dichiarato Maduro durante uno dei suoi monologhi televisivi. Al momento non è chiaro quando il Petro sarà effettivamente disponibile ma è chiaro che si tratti di un escamotage per facilitare le esportazioni dei prodotti venezuelani aggirando le sanzioni internazionali. In realtà non è la prima volta che Maduro ha pensato alle cryptovalute per risollevare l’economia. Qualche tempo fa aveva annunciato che Caracas sarebbe diventato il più grande centro mondiale di miners di Bitcoin, il cui valore è cresciuto esponenzialmente in queste settimane. L’operazione di raccolta di monete digitali richiede un enorme dispendio di energia e il Venezuela sarebbe in grado di offrirla. Il progetto di Maduro al momento si è però dimostrato un totale fallimento. The post Il Venezuela avrà i suoi Bitcoin per aggirare le sanzioni appeared first on Data Manager Online.

Bompani: la fabbrica sarà più ecosostenibile e produrrà il forno perfetto

Bompani, con oltre 30 milioni di fatturato, 200 lavoratori, una produzione interamente nazionale, ambisce a diventare il marchio dell’elettrodomestico italiano e annuncia l’avvio di un programma di investimenti per oltre 5 milioni di euro nei prossimi tre anni Bompani nasce all’alba del miracolo economico – nel 1954 – quando gli elettrodomestici entravano per la prima volta nelle case italiane trasformando per sempre il modo di vivere delle famiglie. Oggi Bompani rappresenta uno dei pochi marchi ancora vitali, fra quelli che hanno fatto la storia italiana degli apparecchi per la cucina. Infatti dopo la grande crescita vissuta tra gli anni ’60 e ’80, questo marchio, divenuto ormai storico, ha saputo resistere alla recente crisi che ha colpito l’economia e in particolare il settore e oggi vive il suo rinascimento. L’azienda ha da poco inaugurato la nuova sede di Modena, dal 2015 ha effettuato circa 70 assunzioni, favorendo così il ricambio generazionale, nel 2016 è tornata all’equilibrio economico con un fatturato di 30 milioni di euro e per i prossimi tre anni lancia nuovi investimenti per oltre 5 milioni di euro. Forte della propria tradizione Bompani ha cambiato rotta e capitano. Enrico Vento, un passato da manager, è l’imprenditore che nel 2013 ha acquisito l’azienda presentando un piano di risanamento e di rilancio, unendo la propria storia personale con quella dell’azienda e del territorio. Ciò ha portato il marchio Bompani a focalizzarsi solo su prodotti italiani di qualità destinati all’Italia, ma anche ai mercati esteri nei quali trova grande spazio la bellezza e lo stile di vita italiano. Bompani esporta così il 90% della produzione di cucine e forni – che rappresentano il core business aziendale. C’è un mantra che Enrico Vento ripete: “Il marchio Bompani è solo per gli elettrodomestici prodotti in fabbriche italiane”. Gli elettrodomestici per la cottura sono prodotti nello stabilimento Bompani in provincia di Ferrara, i frigoriferi e le lavatrici negli stabilimenti partner di Nocera Umbra e Fabriano. Vento spiega con passione anche la logica di questa scelta: “Quando i consumatori scelgono prodotti di importazione a basso costo impoveriscono le nostre fabbriche, i lavoratori e l’economia nazionale. L’Italia ha una lunga e solida tradizione nella produzione di elettrodomestici ed è ancora il principale produttore europeo. L’elettrodomestico rappresenta la seconda industria manifatturiera italiana dopo l’auto. La qualità delle produzioni italiane è imbattuta. Tutto ciò che esce dalle fabbriche italiane Bompani è espressione e frutto della bellezza e dal saper vivere italiano”. A tutto ciò si aggiunge la nostra passione in cucina: “Solo noi italiani sappiamo come esaltare un modo di vivere, di mangiare e cucinare italiano”, continua Vento. A fianco di Bompani, in questa fase di rilancio, è la Regione Emilia-Romagna che, tramite la legge regionale 14/2014 finalizzata a promuovere investimenti e assunzioni, ha approvato un bando in grado di attrarre capitali e di sostenere la riconversione delle PMI del territorio. Proprio grazie a questo intervento, Bompani sta portando avanti un progetto di investimento su due importanti filoni: uno ambientale e l’altro legato alla ricerca e sviluppo di nuovi prodotti. Il primo renderà la fabbrica di Ostellato autonoma dal punto di vista energetico grazie allo sfruttamento delle energie rinnovabili; il secondo porterà al lancio di una nuova linea di prodotti per la cottura grazie alla sinergia fra la competenza di Bompani e quella dell’Università di Modena e Reggio Emilia, già maturata e sperimentata con successo dal dipartimento di ingegneria nell’automotive. “L’accordo di sviluppo con Bompani, a cui stiamo dando seguito in base all’esito del primo bando sulla Legge regionale 14/2014 (“Accordo per l’insediamento e lo sviluppo delle imprese”), è particolarmente significativo perché segna il rilancio produttivo di un’azienda storica puntando su innovazione e ricerca –  commenta l’assessore regionale alle Attività produttive, Palma Costi – Con queste misure vogliamo incentivare e corrispondere la straordinaria reattività delle imprese puntando sulle competenze e sull’innovazione che sono gli assi vincenti del nostro ecosistema. L’investimento complessivo generato dalle 13 imprese rientranti nella prima assegnazione di risorse è di oltre mezzo miliardo e porta con sé 1.200 nuovi posti di lavoro. L’azione prevista rafforzerà, oltre alle imprese beneficiarie, il tessuto di piccole e medie imprese di subfornitura (punto di forza dei nostri distretti produttivi) a esse collegate contaminando le grandi capacità professionali, di ricerca e innovazione che qui le nostre aziende, la nostra manodopera e i nostri tecnici sono in grado di esprimere. Un lavoro in sinergia tra pubblico e privato per rafforzare gli investimenti in alta tecnologia che rappresentano linfa vitale per un indotto che sempre di più diventa protagonista internazionale”. Il sindaco Ostellato, nonché vicepresidente della provincia di Ferrara, Andrea Marchi sottolinea l’importanza dell’azienda per il territorio ferrarese: “Bompani è una realtà di fondamentale importanza per il territorio di Ostellato e dei comuni limitrofi; rappresenta il primo insediamento industriale del dopoguerra, arrivato ad avere 800 dipendenti. Attualmente, con circa 200 lavoratori riveste un ruolo di primo piano nel panorama economico locale e provinciale. Va dato certamente atto alla governance dell’azienda di avere operato un rilancio e una ricollocazione di Bompani che solo alcuni anni fa versava in bel altre condizioni e con scarsissime prospettive, anche sotto il profilo del mantenimento dell’occupazione. Oggi siamo a parlare di un’azienda che ha conservato, e anzi aumentato, l’occupazione. Credo infine che non vada sottovalutato un ulteriore aspetto: Bompani, con i suoi prodotti interamente fabbricati in Italia si sta sempre più configurando come un autorevole ambasciatore del Made in Italy nel mondo, con non residuali ricadute sotto il profilo dell’immagine”. 20mila metri quadrati di pannelli fotovoltaici a Ostellato Oggi la fabbrica di Ostellato lavora sotto un tetto costruito nel 1971 con utilizzo di amianto, che lascia passare caldo d’estate e freddo d’inverno e l’età lo rende sempre più fragile di fronte al maltempo di questi mesi, consuma molto gas e molta energia per riscaldare e raffreddare i 30 mila mq della fabbrica, ma soprattutto per alimentare la produzione. Afferma Enrico Vento: “Trasformeremo questo tetto in un generatore di energia rinnovabile che renderà la fabbrica autonoma dal punto di vista energetico, sfrutteremo il calore prodotto dai nostri impianti

Attac occupa l’Apple Store di Parigi: “Apple paghi le tasse”

Alcuni attivisti francesi hanno occupato il negozio parigino di Apple per protestare contro il mancato pagamento di 13 miliardi di euro di tasse Questo sabato il gruppo di attivisti francesi Attac (Association pour la taxation des transactions financières et pour l’action citoyenne) ha occupato l’Apple Store Opéra di Parigi insieme ad altri negozi della Mela nel Paese. L’obiettivo della protesta era quello di sensibilizzare l’opinione pubblica e le autorità sul mancato pagamento di 13 miliardi di euro di tasse più gli interessi da parte dell’azienda di Cupertino. I contestatori hanno prima superato le porte dell’Apple Store e hanno poi esposto uno striscione con la scritta “Ci fermeremo quando Apple pagherà”. Anche gli iPad e iPhone presenti nel punto vendita sono stati poi utilizzati per la protesta. Gli attivisti sono poi stati sgomberati dopo circa 3 ore. Attac si definisce un’organizzazione “per la regolazione dei mercati finanziari e per la chiusura dei paradisi fiscali” e accusa la Mela di aver evaso più di 230 miliardi di dollari sfruttando una tassazione favorevole in alcuni Paesi come l’Irlanda. Il portavoce di Attac, Aurélie Trouvé, ha sottolineato che questa pratica illecita è già stata confermata dalle indagini della Commissione Ue e quindi che Apple si metta al più presto in regola con il Fisco. Non solo, per verificare che l’azienda di Cupertino operi in modo corretto, questa dovrà pubblicare i rapporti sulle tasse pagate per singole nazioni non solo riguardanti l’anno corrente ma anche per quelli precedenti. L’occupazione dell’Apple Store di Parigi rientra nella più ampia protesta #PhoneRevolt. Il colosso fondato da Steve Jobs è accusato non solo di aver evaso miliardi di tasse in tutto il mondo ma anche di aver inquinato l’ambiente con i metalli pesanti utilizzati nei suoi device e di sfruttare i lavoratori. The post Attac occupa l’Apple Store di Parigi: “Apple paghi le tasse” appeared first on Data Manager Online.