Strategia digitale e gestione dei dati. Come conciliare usabilità e sicurezza dei dati
Tra le strategie essenziali nel mondo digitale di oggi vi è anche quella di realizzare interazioni coinvolgenti e utilizzabili con i clienti su molteplici piattaforme tecnologiche, proteggendo nel contempo l’azienda dalle violazioni dei dati e da altri rischi per la sicurezza Come noto, oggi la massima priorità nel porsi di fronte alla sicurezza dovrebbe essere quella di salvaguardare il mantenimento della riservatezza, dell’integrità e della disponibilità di informazioni sensibili in un ambiente digitale. Queste priorità di mantenimento non devono aver luogo solo nei livelli più alti dell’organizzazione, ma richiedono anche di essere confrontati con i fattori di costo, l’esperienza utente e l’impatto complessivo sull’organizzazione. Tradizionalmente, l’obiettivo principale della maggior parte delle aziende è di costruire firewall costosi ed elaborati, quasi come se fossero castelli medievali, attorno a una proprietà digitale, con lo scopo di proteggere le informazioni sensibili e tenere lontane le persone non autorizzate. Tuttavia, questo approccio diventa subito impegnativo e costoso quando si inizia a proteggere i dati a riposo, in transito e in uso lungo tutti i complessi processi aziendali che attraversano molte tecnologie indipendenti, strati infrastrutturali e luoghi diversi. La realtà è che viviamo in un mondo in cui i principali stakeholder del business necessitano di un maggiore impegno degli utenti e nel contempo chiedono di aumentare la privacy e la sicurezza dei dati. Il numero di moduli di inserimento dei dati nei siti web e nelle intranet aziendali sta crescendo in modo significativo. Ogni modulo può essere potenzialmente oggetto di un attacco di intrusione di dati tramite la tecnica di iniezione SQL o un’altra eventuale minaccia alla sicurezza. Come si fa a monitorare e proteggere i moduli senza appesantirli con sistemi di autenticazione e altre misure che spesso influenzano negativamente i tassi di completamento da parte degli utenti? Le soluzioni attuali spesso portano a tempi di risposta lenti, che influenzano negativamente le prestazioni e l’esperienza complessiva dell’utente. Ciò spesso porta a una bassa adozione o addirittura all’abbandono delle soluzioni tecnologiche implementate. Sicurezza e user experience Spesso gli stakeholder del business presumono che le soluzioni che vengono implementate siano sicure, concentrandosi sul fornire un’ottima esperienza agli utenti finali. Per esempio, di recente stavo lavorando con un’organizzazione di marketing globale, dove quasi ogni prodotto o servizio aveva un imbuto di conversione distinto, che portava a una “call to action” con un modulo per ottenere maggiori informazioni. Questo è molto comune nel modello attuale di vendita online, in cui educhiamo i consumatori su un prodotto o un servizio e poi diamo loro l’opportunità di esprimere interesse e fornire informazioni che alla fine porteranno alla vendita. I moduli interni presentano un altro rischio, nel quale i dipendenti e le aziende partner in un modello B2B dovrebbero accedere alle applicazioni aziendali da località remote, spesso fuori da una VPN. Le applicazioni da parte delle HR per gli acquisti dai business partner devono essere rapide, usabili e sicure, poiché ogni modulo che viene implementato è un potenziale punto di intrusione e una minaccia di violazione dei dati. Di conseguenza, la maggior parte delle organizzazioni possiede migliaia di moduli e nessuna strategia coerente per renderli sicuri, dando nel contempo accesso pubblico, per supportare la crescente domanda di moduli digitali di self-service e di vendita-marketing. Le applicazioni mobili legate ai dati aziendali rappresentano un’altra tendenza in crescita, che consente una maggiore accessibilità ai dati ma anche nuovi rischi per la sicurezza. Gli utenti si aspettano l’autenticazione istantanea con il proprio dispositivo mobile con accesso facile e transazioni rapide e sicure per fare praticamente tutto, dall’acquisto di beni e servizi all’accesso a dati aziendali sensibili. In uno dei miei incarichi con un cliente, il team aveva creato moduli usabili e responsive operanti all’interno di un’applicazione aziendale nativa, ma non erano riusciti a renderli “https”. Non si trattava di un aspetto ovvio, in quanto l’URL effettivo non era visibile nell’applicazione nativa, ma fortunatamente il controllo di sicurezza aveva permesso di individuare il problema prima del rilascio definitivo dell’applicazione. #UX James Hobart, Roma 8-9 e 10-11 maggio e 2018 @techtranClick To Tweet Creare moduli rapidi, usabili e sicuri Quando si creano app mobili, c’è la possibilità di utilizzare nuovi metodi per autenticare gli utenti e le loro posizioni di accesso e utilizzo. Spesso, si utilizzano i servizi di localizzazione esistenti forniti da framework di applicazioni nativi per convalidare le posizioni di utilizzo, ma l’uso diffuso di VPN sui dispositivi mobili in alcune aree ha reso difficile l’autenticazione della posizione. Lavorando con un cliente l’anno scorso, dovevamo abilitare un modulo di registrazione realizzato come pagina responsive all’interno di un’app mobile nativa. Siamo riusciti a creare un’esperienza di registrazione rapida e usabile, fornendo moduli di iscrizione sviluppati con il framework UI React e autenticando con il container di app nativo. Siamo stati persino in grado di catturare firme digitali e timestamp di data/posizione forniti tramite l’app nativa, utilizzando un’integrazione DocuSign. Per proteggere ulteriormente le informazioni di iscrizione e di pagamento abbiamo tokenizzato tutti i dati inseriti prima che venissero trasmessi dal dispositivo, grazie a un nuovo servizio di tokenizzazione fornito in SaaS da NXT-Security. Infine, come difesa contro i bot automatici, abbiamo installato il nuovo servizio reCAPTCHA di Google, riducendo notevolmente il fastidio tipico dei test di autenticazione, semplicemente chiedendo all’utente di fare clic su una casella di controllo e lasciando che il servizio Google fornisca ulteriori passaggi per riconoscere i veri utenti dai bot. Il bilanciamento tra usabilità e sicurezza dei dati continuerà a essere una sfida, ma queste nuove soluzioni ci hanno veramente aiutato negli ultimi mesi. Non esiste una singola soluzione, in quanto bisogna utilizzare una combinazione di strumenti e tecniche per creare moduli di inserimento dati ricchi, coinvolgenti e sicuri per gli utenti indipendentemente dal dispositivo o dalla piattaforma. James Hobart Presidente di Classic System Solutions, società californiana specializzata in User Interface Design, è consulente di fama internazionale ed esperto nella creazione di strategie efficaci di user experience. È anche esperto di design su larga scala di applicazioni enterprise. Ha più di 27 anni di esperienza nello sviluppo software e più di
La famiglia Maxwell di Gigaset certificata sulla piattaforma BroadSoft
Tutta la linea di prodotti Gigaset per i professionisti è ora certificata – dai dispositivi desktop a quelli DECT Gigaset Communications GmbH, fornitore di soluzioni professionali per la comunicazione delle pmi ha certificato la famiglia Maxwell sulla piattaforma BroadSoft, l’importante innovatore tecnologico per le soluzioni di cloud PBX, Unified Communication, collaboration e contact center. Con la certificazione del Maxwell Basic, del Maxwell 3 e del nuovo Maxwell 2, tutta la gamma Gigaset pro è ora certificata per la piattaforma, dai telefoni desktop fino ai sistemi IP DECT per i dispositivi cordless. Nel 2012, Gigaset Communications GmbH aveva già certificato una parte dei suoi prodotti professionali sulla piattaforma BroadSoft. Con tante nuove funzionalità migliorate e con l’aggiunta di nuovi prodotti – come il nuovo telefono IP desktop Maxwell 2 – la necessità di interoperabilità è aumentata ulteriormente. E’ stato così certificato anche l’autoprovisioning, che permette una facile installazione dei terminali. Grazie al loro funzionamento sulla piattaforma software Gigaset pro, tutti i prodotti offrono inoltre una facilità di utilizzo ottimale. Eric Baremans, Direttore dell’Interoperabilità e del Supporto Tecnico alle Vendite di Gigaset Communications GmbH afferma: “Con il nostro livello di interoperabilità BroadSoft siamo pronti per il futuro. Con i suoi servizi, BroadSoft raggiunge la maggior parte del mercato cloud PBX. Siamo molto entusiasti che i nostri prodotti di qualità tedesca possano essere offerti in combinazione a queste soluzioni cloud PBX e di Unified Communnication. D’ora in poi possiamo offrire sia ai rivenditori che agli utenti finali una gamma completa di telefoni IP desktop e IP DECT adatti alle migliori piattaforme”. Kai Froese, Direttore Business e Soluzioni di Connettività presso Gigaset Communications GmbH spiega: “L’interazione con BroadSoft costituisce un grande vantaggio strategico. Gli utenti finali non cercano solo il prodotto, bensì la soluzione di comunicazione. Per questo motivo i provider di servizi internet preferiscono offrire una gamma di prodotti completa combinata con le giuste piattaforme. Visto che la vendita di soluzioni è uno dei nostri punti focali più importanti per gli anni a venire, investiamo molto tempo nello sviluppo della nostra Piattaforma Software Gigaset pro. Una squadra formata da più di cento persone ha lavorato sodo su questa piattaforma per garantire un livello di interoperabilità premium. Ora siamo in grado di implementare le caratteristiche ancora più velocemente e di offrire un sostegno ancora migliore ai nostri Partner e agli utenti finali”. The post La famiglia Maxwell di Gigaset certificata sulla piattaforma BroadSoft appeared first on Data Manager Online.
Adolescenti e insonnia da smartphone, a rischio la salute mentale
Le facoltà cognitive degli adolescenti stanno peggiorando a causa dei social network e dell’insonnia da hi-tech In questi ultimi anni si è parlato spesso di “insonnia da hi-tech” o da smartphone, causata dall’uso eccessivo dei dispositivi multimediali quali smartphone e tablet. Un fenomeno che interessa non solo gli adulti ma anche adolescenti e bambini, che nell’ultimo secolo hanno perso circa un’ora di sonno. Nuove dipendenze Ansia, insonnia, disturbi neurologici più o meno gravi fino alla depressione sono i rischi insiti nell’uso frequente dei social network da parte dei giovani, soprattutto nelle ore notturne secondo uno studio scozzese dell’Università di Glasgow. Se negli adulti dormire poco e male causa danni al cervello e mette a rischio di sviluppare malattie cardiovascolari, nei bambini le conseguenze dell’insonnia si manifestano durante il giorno come deficit dell’attenzione, irritabilità, aggressività, iperattività e scarso rendimento scolastico. Il cervello degli adolescenti starebbe peggiorando proprio per colpa della tecnologia, danneggiato dalla privazione di sonno causata da questi abusi di tecnologia e social network. L’uso assiduo di smartphone e tablet non solo alterano il sonno, ma abbassano la nostra soglia di attenzione e ci inducono a consumare i pasti velocemente. I ragazzi hanno sviluppato nuove forme di dipendenza, come quella di rimanere sconnessi da Internet (chiamata nomofobia), o l’ansia da messaggio, fino ad arrivare alla cosiddetta ‘vamping’, l’abitudine di trascorrere notti insonni sui social media. Questa dimensione di vita porta a uno stato di perenne ansia e allerta, sia di giorno che di notte. Una condizione psico-fisica che favorisce l’insorgere di patologie e alterazioni della struttura del cervello, paragonabili alle forme di dipendenza da uso di droghe in quanto interessa aree cerebrali comuni. La responsabilità dei genitori Un recente studio condotto da Nora Volkow, una delle più stimate esperte del settore, mette in luce come gli adolescenti soffrano molto di più di dipendenze tecnologiche che da quelle derivanti da sostanze stupefacenti, con una crescita esponenziale di adolescenti depressi. A confermarlo è la bassissima percentuale di ragazzi che praticano attività fisica, preferendo impegnare il loro tempo davanti ad un PC o al telefonino già prima dei 14 anni. Molti mandano in realtà segnali d’allarme ai genitori in modo spesso difficile da percepire, in quanto l’attenzione degli adulti sembrerebbe concentrarsi soprattuto nel periodo della gravidanza e nella prima fase dell’infanzia dei propri figli, mentre oggi si tende a prestare meno attenzione alla fase invece più delicata e difficile che è quella dell’adolescenza. In questa fase si formano meccanismi mentali molto importanti per il futuro dei ragazzi, ecco perché è fondamentale che i genitori non trascurino questo periodo. The post Adolescenti e insonnia da smartphone, a rischio la salute mentale appeared first on Data Manager Online.
Synaptics Clear ID è il lettore di impronte sotto il touch
Il fornitore ha annunciato l’avvio della produzione del sensore, da porre sugli smartphone di nuova generazione, che riporta davanti la lettura del polpastrello Dall’avvento dei display infinity e full vision, i produttori di telefonia hanno dovuto eliminare il tasto Home dalla parte frontale dei dispositivi, per regalare maggiore spazio all’interfaccia sensibile al tocco. Tutto molto più bello ma anche meno comodo per chi si era abituato a sbloccare il cellulare e altre funzioni semplicemente poggiando il dito in basso. In realtà, alcune aziende come Honor e Huawei, già nei loro modelli precedenti avevano postato sotto la fotocamera il lettore di impronte, magari già coscienti di quello che sarebbe accaduto dopo. Altre, tra tutte Samsung, si sono ritrovate con un sensore praticamente inutilizzabile su Galaxy S8 e Note8, perché messo lì dove è proprio difficile arrivare con due mani normali e non da giganti. Storia recentissima è il ritorno del touch ID in calce allo schermo su Honor V10, anche se ancora sotto forma di area divisa dal display, su cui far passare pollici e indici registrati in precedenza. Insomma, la tecnologia definitiva per salvare capre (full view) e cavoli (la scansione comoda) non esiste ancora, almeno fino all’arrivo di Synaptics Clear ID. Di cosa si tratta Il fornitore di elementi hardware, anche per la telefonia, ha infatti annunciato l’avvio della produzione di Clear ID, il suo modo per piazzare il sensore di riconoscimento biometrico sotto il touch dei telefonini. In questo modo si permette alle compagnie di continuare a sviluppare smartphone con una percentuale altissima di area interattiva in cui è integrato uno spazio per la lettura delle dita. Non è dato sapere chi nel 2018 sfrutterà la tecnologia, anche se Synaptics ha spifferato che uno tra i primi cinque produttori al mondo ha già fatto il suo ordine. La forbice è davvero molto ampia per avanzare ipotesi plausibili: Samsung? Huawei? Apple? LG? Xiaomi? Volendo escludere dalla cerchia il Galaxy S9, già in via di definizione, e il prossimo iPhone, che punterà ancora tutto sul Face ID, restano comunque altri nomi sul piatto. Probabilmente Clear ID e simili, saranno maturi nella seconda parte dell’anno, quando tutti i big player potranno pensare alle varie iterazioni di fingerprint senza compromessi, da lanciare sui modelli del 2019. The post Synaptics Clear ID è il lettore di impronte sotto il touch appeared first on Data Manager Online.
WARIAN TLC campana invitata a Smau Napoli: anche negli ISP c’è spazio per l’innovazione

WARIAN è stata selezionata come Startup innovativa per partecipare a SMAU Napoli, l’importante appuntamento dedicato alle nuove tecnologie digitali e cloud che apre il 14 dicembre alla Fiera di Oltremare. L’azienda è un Internet Service Provider che opera con una impostazione diametralmente opposta ai modelli di telecomunicazione in uso e cuce servizi IP su misura per i business di fascia alta e micro-operatori. “Abbiamo deciso di fare innovazione – ha dichiarato Alfredo Giordano, CEO e CTO di WARIAN – partendo dalle idee e soprattutto dalle competenze con la nostra startup vorremmo, a stretto giro, avviare molte partnership; obiettivo quello di diventare un carrier alternativo alle compagnie di telecomunicazioni tradizionali.” Una importante ambizione supportata dall’attuale ritmo di crescita dell’infrastruttura WARIAN che già da alcuni anni investe nell’innovazione uscendo dai modelli di ISP tradizionali. Sottolinea Devid Fruncillo, Responsabile R&D di WARIAN: “Siamo ormai tutti d’accordo che il paradigma è cambiato. La forma di come si lavora, la nostra interfaccia con il business. Le telecomunicazioni sono lo strumento abilitante per la transizione al nuovo modo di lavorare. La nostra tecnologia rende la transizione al modello cloud e shared economy a portata di click anche per i piccoli operatori.” The post WARIAN TLC campana invitata a Smau Napoli: anche negli ISP c’è spazio per l’innovazione appeared first on Data Manager Online.
Da Toffa a Corea, l’Italia su Google
Classifica termini emergenti, divisi in nove liste
Google sperimenta su foto con AI
Lancia tre applicazioni, anche Selfissimo per autoscatti in posa
Qualcomm con Baidu per l’AI dello Snapdragon 845
Il prossimo chip per smartphone e IoT sarà un salto deciso verso le applicazioni di intelligenza artificiale, basate anche sulla piattaforma DuerOS della Google cinese L’hardware c’è e arriverà nel 2018 e dunque ora la palla passa agli sviluppatori di software. Lo Snapdragon 845 è la risposta di Qualcomm a Huawei e al suo Kirin 970, il primo chip dell’era mobile a integrare una porzione dedicata all’elaborazione dell’intelligenza artificiale. Il “primo” solo in quanto a tempistica, visto che a settembre abbiamo conosciuto iPhone X e il processore A11 Bionic, simile per finalità e applicazioni. Come era lecito aspettarsi, il 2018 si pone come l’anno del boom di CPU del genere, indirizzate al pubblico consumer ma dotate di una capacità intellettiva maggiore. Per non lasciare che il neonato Snapdragon 845 finisca solo con l’essere un hardware dalle buone potenzialità ma scarse attuazioni, Qualcomm ha deciso di collaborare con Baidu per una prima, concreta, implementazione, quella su DuerOS. Di cosa si tratta DuerOS è una piattaforma conversazionale di intelligenza artificiale di cui Baidu è fautrice. La partnership permetterà alla Google di Cina di migliorare la risposta e il supporto del suo assistente virtuale tramite l’integrazione nell’hardware dello Snapdragon 845, inserito nell’ambiente Qualcomm Aqstic. Il passo è, con molta probabilità, quello che altre compagnie come Baidu faranno per personalizzare le proprie soluzioni in ambito AI, sfruttando al meglio le caratteristiche tecniche a disposizione. Sappiamo che tra le più attive c’è Samsung, che in casa ha l’alternativa Exynos allo Snapdragon, ma anche LG e Sony, entrambe già al lavoro per dotare i rispettivi top di gamma del 2018 con il nuovissimo chip. “Qualcomm Technologies continua a guidare la ricerca verso una AI interoperabile – ha spiegato il vice presidente di prodotto Keith Kressin – per questo siamo orgogliosi di poter collaborare con Baidu per i servizi di intelligenza artificiale, in particolari quelli basati sul dialogo vocale, per smartphone e IoT di prossima generazione”. The post Qualcomm con Baidu per l’AI dello Snapdragon 845 appeared first on Data Manager Online.
Faremo streaming dei videogame su Messenger
Facebook svela la novità per tutti gli amanti del gioco semplice e veloce via chat: la possibilità di registrare un video in diretta delle partite anche durante una videochiamata Un trend sicuro per il 2018 è quello che punta allo streaming videoludico ovunque e dovunque. Non a caso una big company come Microsoft ha deciso di ripartire da zero, con la piattaforma Mixer, per consentire a tutti di trasmettere le partite in diretta, accantonando Beam e lasciando perdere per un po’ Twitch (che rimane amatissima dai fan). Facebook, da sempre aperto a contaminazioni a 360 gradi, giusto un anno fa lanciava gli Instant Games, giochini da condividere in due dentro le finestre di chat. A 12 mesi di distanza, il colosso del web ha presentato alcune novità che da qui ai prossimi giorni saranno disponibili a tutti gli utenti del servizio di messaggistica standalone via computer, iOS e Android. Come funziona È tutto molto semplice: una volta attiva, la funzione verrà racchiusa in un’icona a forma di videocamera nella parte alta della finestra di gioco, proprio mentre si sta giocando. A quel punto partirà la registrazione in diretta che potrà poi essere salvata sul profilo o pagina collegata. Allo stesso modo, sarà possibile effettuare una videochiamata durante la partita, giusto per rendere il tutto più confusionario. Non è ben chiaro in che modo Facebook pensa di migliorare l’esperienza di gioco dei suoi iscritti, ma di certo l’opzione servirà a far conoscere di più le applicazioni presenti nel catalogo prodotte dagli sviluppatori indipendenti, che attualmente se la devono vedere con nomi quali Tetris e altri più blasonati. Stando a quanto comunicato dal team, il livestreaming arriverà entro le prossime settimane mentre la funzione di videochat sarà introdotta nel 2018, che non è poi così lontano. The post Faremo streaming dei videogame su Messenger appeared first on Data Manager Online.
Ex dipendente attacca Facebook: “Sta distruggendo la società”
L’ex responsabile della crescita degli utenti di Facebook afferma che i social network stanno distruggendo la trama della società grazie a disinformazione e falsità Si allunga la lista dei pentiti dei social network. Questa volta è stato Chamath Palihapitiya, ex responsabile della crescita degli utenti di Facebook dal 2007 al 2011, ad attaccare il servizio offerto dall’azienda di Menlo Park e da tutti coloro che basano il loro business sulla condivisione di contenuti. Durante un discorso presso la Stanford Graduate School of Business, l’attuale direttore del fondo Social Capital ha affermato senza mezzi termini: “Abbiamo creato strumenti che stanno distruggendo il tessuto funzionale della società. Mi sento tremendamente colpevole”. Palihapitiya ha confermato che Facebook e i social network in generale sfruttano le debolezze della mente umana causando una forma di dipendenza da condivisione portata all’esasperazione grazie ad appositi algoritmi. “I circuiti viziosi a breve termine alimentati dalla dopamina, che abbiamo contribuito a creare, stanno distruggendo il modo in cui la società funziona. – ha spiegato l’ex dipendente di Facebook – Non c’è nessuna dialettica civile, nessuna cooperazione; solo disinformazione, menzogne”. Palihapitiya ha chiarito che il problema non riguarda solamente gli Stati Uniti e lo scandalo Russiagate ma tutto il mondo. L’unica soluzione per fermare questa sorta di “lavaggio del cervello” sarebbe quella di ridurre al minimo l’utilizzo di Facebook mentre le persone più deboli e plagiabili come i minori dovrebbero evitare del tutto i social network. Le accuse di Palihapitiya seguono quelle di Sean Parker, ex presidente di Facebook. Il fondatore di Napster ritiene che la piattaforma che ha contribuito a rendere globale, manipoli le menti degli utenti. A sostegno di questa tesi ci sono varie ricerche che confermano che più le persone condividono più aspetti come autostima e percezione di sé più tendano a modificarsi. The post Ex dipendente attacca Facebook: “Sta distruggendo la società” appeared first on Data Manager Online.