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OnePlus 5 adesso ha il Face Unlock

La possibilità di sbloccare lo schermo con il riconoscimento del volto è realtà anche sulla passata generazione di smartphone tramite un aggiornamento di OxygenOS Il salto più grande nel mondo dei top di gamma OnePlus lo ha fatto sul fine dell’anno, con il lancio del 5T. Lo smartphone rientra nella categoria dei cosiddetti full vision, ovvero i dispositivi con form factor allungato e parte frontale dedicata esclusivamente allo schermo touch. Ciò comporta un paio di rimodulazioni software e hardware per nulla banali, come lo spostamento del sensore per la lettura delle impronte sul retro. OnePlus, fino al modello 5 aveva seguito la linea dei concorrenti, integrando la scansione biometrica dei polpastrelli nel pulsante Home. Con l’avvento del 5T, il tastino è finito dietro lo chassis, in una posizione molto comoda ma non priva di problematiche per chi era abituato a un metodo di sblocco più veloce. Per ovviare a tale situazione, la compagnia aveva portato a bordo del più recente telefonino il Face Unlock, una funzione simile al Face ID di Apple ma basata su un semplice riconoscimento del volto e non una sua ricostruzione in 3D. Adesso l’autenticazione visiva è possibile anche su OnePlus 5, grazie a un aggiornamento del sistema operativo. Cosa succede La notizia non è una grande sorpresa visto che era stata ampiamente annunciata nei giorni scorsi. OnePlus ha rilasciato la una beta di OxygenOS per il 5 che abilita il Face Unlock, a detta della compagnia “più veloce del Face ID di iPhone X”. Sarà pure vero ma di certo il tool è meno sicuro del concorrente della Mela, basandosi esclusivamente su una scansione bidimensionale, teoricamente aggirabile con un paio di stratagemmi casalinghi. Ad ogni modo, l’integrazione è un’ottima notizia per i possessori di un terminale vecchio solo di qualche mese da dal form factor decisamente superato. Questa è la dimostrazione di quanto la ex startup cinese ci tenga a supportare il più possibile la sua flotta di smartphone, migliorandone l’utilizzo attraverso aggiornamenti software. Non è detto poi che nel prossimo futuro possa arrivare anche un update del 5 ad Android Oreo, che ad oggi è disponibile in versione Open Beta per OnePlus 5T. The post OnePlus 5 adesso ha il Face Unlock appeared first on Data Manager Online.

Spotify, tutto pronto per la quotazione in Borsa

Spotify si prepara a lanciare la sua IPO nei primi mesi del 2018 ma ora deve affrontare una causa sui diritti Spotify sta per fare il suo debutto a Wall Street. Secondo le agenzie Axios e Reuters, l’azienda svedese lo scorso dicembre ha avviato le consultazioni preliminari con la SEC (Securities & Exchange Commission), omologo statunitense della CONSOB, per la formulazione dell’IPO (offerta pubblica iniziale). L’ingresso in Borsa di Spotify, che ha attaccato pubblicamente Apple e Amazon sulla questione dello streaming, dovrebbe avvenire già nel primo trimestre del 2018 o al massimo entro la metà dell’anno. Al fine di evitare le commissioni necessarie alle quotazione, il colosso dello streaming avrebbe scelto l’insolita strada del directing list. A sostenere l’azienda in questa procedura ci sarebbero Goldman Sachs, Morgan Stanley e Allen & Co. L’ingresso in Borsa di Spotify, esattamente come avvenuto con Facebook, non dovrebbe apportare nessun cambiamento per l’utente e nelle modalità di abbonamento. Spotify, attualmente valutata 19 miliardi di dollari, non ha voluto commentare la notizia ma non ha nemmeno rilasciato una smentita. L’azienda fondata da Daniel Ek sta quindi lavorando alle carte necessarie per la sua IPO ma nel frattempo deve affrontare una causa legale sul tema dei diritti musicali. Wixen Music, società che gestisce gli interessi di artisti come i Doors, Neil Young e Janis Joplin, afferma che Spotify ha reso disponibili alcuni brani dei suoi assistiti senza possedere i diritti di riproduzione e senza pagare le dovute royalties. Per questo Wixen Music ha depositato una querela presso una tribunale della California chiedendo un risarcimento di 1,6 miliardi di dollari. The post Spotify, tutto pronto per la quotazione in Borsa appeared first on Data Manager Online.

Indra rafforza la sua presenza al Nord inaugurando una nuova sede a Milano

I nuovi uffici rappresentano la vetrina più adeguata alle potenzialità di crescita della società e sarà l’hub dello sviluppo di Indra al Nord, tra gli obiettivi strategici in Italia Indra, una delle principali società di consulenza e tecnologia in Europa e in America Latina, inaugura nuovi uffici a Milano. Dal 2 gennaio la società si è trasferita presso una nuova sede più grande, moderna e adeguata alle dimensioni e prospettive di crescita nel Nord Italia. La nuova sede, situata a Viale Monza 338, sarà più vicina ai clienti e stakeholder di Indra, tra cui alcune delle principali Università e centri di ricerca della città. Dai nuovi uffici saranno gestiti i mercati di Banca & Assicurazione, Energy, Industry & Consumer, Telco & Media, Pubbliche Amministrazioni e Sicurezza. Inoltre, Milano sarà uno dei grandi poli di sviluppo in Italia di Minsait, la business unit de Indra creata per rispondere alle sfide che la trasformazione digitale pone alle aziende e alle istituzioni. “La nuova sede di Milano rappresenta un importante traguardo per Indra, che sta diventando un attore chiave nell’innovazione e nella digitalizzazione del Paese. A questo fine, era necessario avere una sede più adatta alle nostre potenzialità, aspirazioni e dimensioni al Nord dell’Italia, dove siamo cresciuti negli ultimi anni in modo costante e sostenuto”, ha affermato Pedro Garcia, amministratore delegato in Italia di Indra. In quest’ottica, il trasferimento della sede di Milano risponde alla crescita dei professionisti della società, dove oggi lavorano più di 700 persone presso le sedi di Roma, Milano, Napoli e Matera. Nel 2017 Indra ha inserito circa 180 professionisti in Italia, superando ampiamente il proprio obiettivo annuale di inserimenti. La maggior parte di essi è inquadrata nell’iniziativa Smart Start, volta a facilitare l’assunzione di giovani laureandi e neolaureati, in grado di promuovere la scommessa di Indra sulla trasformazione digitale e sullo sviluppo di nuove soluzioni e servizi. Nella nuova sede sarà adottata la Clean Desk Policy (CDP), che consentirà di ridurre la documentazione cartacea, comportando notevoli benefici, tra cui: un accesso più rapido e semplice all’informazione e documentazione, un’organizzazione più efficiente delle attività, una maggiore sostenibilità ambientale, e un luogo di lavoro più gradevole. The post Indra rafforza la sua presenza al Nord inaugurando una nuova sede a Milano appeared first on Data Manager Online.

Tumori, scoperto il motore che li alimenta

Individuato il generatore di energia del cancro: funziona come una droga Uno studio della Columbia University di New York guidato da Antonio Iavarone, uno dei più celebri ‘cervelli’ fuggiti all’estero, ha scoperto scoperto il ‘generatore di energia’ dei tumori, una sorta di motore molecolare che li alimenta e da cui dipendono per avere una continua ricarica.  La scoperta di questo meccanismo apre ora la strada alla possibilità di utilizzare nuovi farmaci, molti dei quali già esistenti. Fanno parte del team di ricerca anche molti italiani, come Anna Lasorella della Columbia, Stefano Pagnotta e Luciano Garofano e Luigi Cerulo, che lavorano fra la Columbia e l’università del Sannio a Benevento. Recentemente un altro studio italiano aveva individuato il meccanismo biologico che svolge un ruolo fondamentale nello sviluppo incontrollato dei tumori, scoprendo l’interruttore che può arrestarne la crescita. La scoperta del meccanismo Già nel 2012 erano stati individuati i primi indizi dell’esistenza di questo meccanismo, indispensabile per alimentare i tumori. In quella fase i ricercatori avevano identificato una proteina che non esiste in natura e che nasce dalla fusione di due proteine chiamate FGFR3-TACC3. Proseguendo con lo studio si era quindi notato che la proteina di fusione agiva come una sorta di ‘droga’ capace di scatenare il cancro, alimentandolo e rendendolo completamente dipendente. La proteina era stata quindi osservata in azione nel tumore del cervello, il glioblastoma, una delle forme di cancro più aggressive. Il sospetto era che potesse essere alla base di numerose altre forme di tumore e 5 anni dopo ne è arrivata la conferma: “adesso sappiamo che questa fusione genica è una delle più frequenti in tutte le forme di tumore”, ha spiegato Iavarone All’ANSA. “E’ un fenomeno generale”, ha aggiunto, “e sono già partite in Francia le prime sperimentazioni di farmaci in grado di bloccare la fusione genica”. Ora finalmente si conosce il meccanismo che alimenta il motore e che è legato al funzionamento delle centraline energetiche delle cellule, i mitocondri. The post Tumori, scoperto il motore che li alimenta appeared first on Data Manager Online.

Apple sostituisce la batteria degli iPhone anche se non difettosi

Bastano 29 euro per cambiare il modulo sugli smartphone vecchi o recenti. C’è il rimborso per chi aveva pagato la nuova batteria a prezzo pieno Si passa da 89 euro a 29 euro per sostituire la batteria degli iPhone. Lo sconto di 60 euro (50 dollari negli USA) è dovuto al mea culpa riconosciuto da Apple in merito al rallentamento voluto sui modelli di smartphone meno recenti. La giustificazione è che per mantenere alte le prestazioni dei terminali, il sistema operativo veniva depotenziato di proposito così da evitare situazioni di battery drain, cioè cali improvvisi della percentuale di autonomia residua. Insomma, da un lato la voglia di far usare agli utenti ancora i telefonini con hardware datato, dall’altro il concretizzarsi della famosa obsolescenza programmata di cui molti considerano Apple capostipite, ovvero quella situazione che porta i produttori a rendere poco utilizzabili i loro dispositivi a qualche anno dalla commercializzazione, tramite stratagemmi azionati a livello software. Da parte sua Cupertino ha ammesso il trick dopo che un’azione legale partita dall’Illinois aveva affermato come la compagnia sapesse che per risolvere il problema bastava sostituire la batteria. Cosa succede Ora, indipendentemente dal fatto che l’iPhone superi il test diagnostico, cioè che non soffra del mancato mantenimento di almeno l’80% della capacità originale a 500 cicli di carica completi, Apple cambierà lo stesso la batteria a costo di saldo, a patto di non riscontrare a bordo del telefonino cause terze che avrebbero potuto danneggiarla (cadute, lesioni, presenza di liquidi). La novità riguarda chiunque possegga un iPhone 6 o successivi, con un esborso di 29 euro o il rimborso della differenza per chi aveva sostituito il modulo in precedenza, a prezzo pieno. Intanto entro qualche settimana dovrebbe arrivare un aggiornamento di iOS che toglierà i limiti di performance agli iPhone in questione, così da sfruttare di nuovo tutto il potenziale dell’hardware, compresa la rinnovata batteria. The post Apple sostituisce la batteria degli iPhone anche se non difettosi appeared first on Data Manager Online.

Street View di Google sa esattamente per chi voterai

Le foto scattate da Street View consentono di ottenere dati sulle preferenze politiche di aree di popolazione molto ristrette Street View è riuscito nell’impresa di mappare praticamente ogni luogo al mondo permettendo agli utenti di viaggiare cliccando semplicemente sul mouse o lo schermo dello smartphone. Il servizio di Google offre però anche un’opportunità prima inesplorata e del tutto inedita nel campo delle scienze sociali. Un gruppo di ricercatori di Stanford ha infatti scoperto che attraverso un’analisi comparata delle immagini di Street View è possibile ottenere previsioni piuttosto accurate sugli orientamenti politici insieme a diversi parametri demografici. Lo studio è stato condotto dalla dottoranda di ricerca Timnit Gebru, che insieme al suo team ha sottoposto ad una intelligenza artificiale oltre 50 milioni di immagini e dati legati a specifici luoghi offerti da Street View. In particolare i ricercatori si sono concentrati su quali modelli di auto sono parcheggiati in zone specifiche di 200 città americane grazie al supporto offerto dall’azienda Mechanical Turk. Le informazioni sono state poi incrociate con i registri di voto e i sondaggi sui censimenti negli Stati Uniti. Conoscendo il modello dell’auto è stato possibile profilarne il possessore per ottenere un quadro delle tendenze politiche non solo a livello di codice di avviamento postale ma anche per aree abitative ristrette in cui risiedono in media un migliaio di abitanti. Dall’analisi è emerso che 22 milioni di veicoli di 2.600 categorie, pari all’8% di tutti i veicoli circolanti negli USA, si trovano all’interno di 3mila CAP e 39mila distretti elettorali. Ciò ha permesso di ottenere informazioni sul reddito degli abitanti, etnia, livello di istruzione e quindi anche sulle preferenze politiche. I ricercatori ritengono che nell’era delle fake news e della propaganda illecita questo nuovo strumento potrebbe rivelarsi efficace per effettuare previsioni periodiche statistiche a livello nazionale. The post Street View di Google sa esattamente per chi voterai appeared first on Data Manager Online.