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HTC U12 potrebbe essere il primo smartphone 5G al mondo

Una fugace apparizione a Taiwan dove, complice un test di velocità, il telefonino ha mostrato il supporto al prossimo standard di rete pronto non prima del 2019 Il suo nome in codice è Imagine, ed è quello che potrebbe nascondere sotto la scocca, l’immaginazione. Si, perché possiamo solo immaginare quale beneficio porterà connettersi a una rete 5G in mobilità, scaricando file come mai prima d’ora e beneficiando di streaming audiovisivi in altissima qualità. Il dispositivo in questione è l’HTC U12 e il suo legame con il 5G è più di un’indiscrezione. Apparso durante un evento per pochi intimi a Taiwan, l’unica foto che ritrae il telefonino mostra una schermata della conosciutissima app Speedtest, che serve a capire la velocità di un network a cui si è agganciati. Il software è tra i più affidabili in circolazione, visto che poggia sulla struttura di Ookla, scelta da alcuni vendor, come Fastweb, per misurare le metriche di connettività in modalità cablata, wireless e mobile. Ebbene, il fantomatico HTC U12 mostra un rate in download impressionante: 809,58 Mbps, impossibile con le reti attuali, più probabile grazie al protocollo in via di definizione. Cosa c’è di vero Difficile dire se quello in foto sia davvero l’U12 o un prototipo costruito per mostrare le potenzialità del 5G, sta di fatto che la compagnia taiwanese ha bisogno di riprendere vigore in un mercato nel quale non è più protagonista da tempo, e farlo con il primo smartphone al mondo capace di supportare il nuovo standard sarebbe un bel vantaggio. Del resto, l’accoppiata hardware necessaria è già in circolazione: processore Snapdragon 845 e modem di rete X20, ai quali affiancare altre specifiche tecniche al top, come un display senza bordi 18:9, Ram in abbondanza e reparto grafico di un certo livello; tutte caratteristiche di cui il cellulare dovrebbe essere dotato. Probabilmente HTC presenterà U12 dopo il Mobile World Congress di Barcellona, anche perché al momento l’azienda non ha comunicato conferenze durante le giornate iberiche. Resterà da capire poi quando il terminale arriverà effettivamente nei negozi, considerando che il 5G, anche a Taiwan, non si paleserà prima dell’inizio del 2019. The post HTC U12 potrebbe essere il primo smartphone 5G al mondo appeared first on Data Manager Online.

Olimpiadi Invernali 2018: i pericoli secondo FireEye

A cura di Daniele Nicita, Consulting Systems Engineer I grandi eventi sportivi come le Olimpiadi creano tipicamente un aumento delle spese da parte dei consumatori, il che offre ai criminali informatici maggiori opportunità per perseguire diversi tipi di attività dannose. Con l’inizio imminente delle Olimpiadi Invernali del 2018 – che si terranno dal 9 al 25 febbraio 2018 a Pyeongchang in Corea del Sud – ci aspettiamo che questi eventi genereranno qualche attività di minaccia informatica. Essi potranno essere rivolti sia ad organizzazioni specifiche coinvolte nella sponsorizzazione, promozione e partecipazione ai giochi, sia usufruendo dell’attenzione che questo evento genera nella comunità, diffondendo un contenuto di richiamo con all’interno un malware. Sulla base anche di quanto accaduto durante le Olimpiadi precedenti, queste minacce comprenderanno probabilmente gruppi di spionaggio informatico, attivisti e cyber criminali. Basandoci sulle minacce emergenti, il paese ospitante e le tendenze storiche, è probabile che le Olimpiadi Invernali del 2018 siano fortemente minacciate da gruppi di cyber spionaggio Nation-State e da gruppi di attivisti nazionalisti, provenienti in particolare da Paesi in conflitto con il Paese ospitante o in conflitto con il Comitato Olimpico Internazionale (CIO). Pensiamo che i Giochi Olimpici del 2018 vedranno un incremento delle attività di minaccia da parte dei cyber criminali all’interno e all’esterno della regione, anche se è improbabile che si arrivi ai livelli raggiunti durante le Olimpiadi Estive del 2016, data la sofisticazione dell’ambiente dei cyber criminali in Brasile. I cyber criminali hanno maggiori opportunità di rubare e monetizzare credenziali di pagamento o altre informazioni sensibili. Gli attori possono anche tentare di compromettere gli esercenti, che forniscono servizi per l’evento, per rubare le credenziali di pagamento in un punto centralizzato, utilizzando malware POS o altri strumenti. Gli attori potrebbero utilizzare spam che tratti delle Olimpiadi per distribuire malware e indirizzare le vittime ai siti di phishing per infettare i computer delle vittime con malware. Tali malware potrebbero raccogliere le credenziali finanziarie, nomi utenti e password per gli account delle vittime, e altre informazioni di identificazione personale (PII). Ad esempio, basandoci sull’intelligenza ricavata dalle tecnologie di rilevazione di FireEye, abbiamo già osservato l’utilizzo di esche a tema Olimpiadi 2018, anche se non sono ancora state identificate tutte le componenti legate a queste campagne. I viaggiatori, indipendentemente dai Giochi Olimpici, dovrebbero sempre rimanere vigili quando sono in viaggio. Il rischio di furto varia a seconda del Paese. Le possibilità di ottenere informazioni digitali rubate tramite malware o a causa dell’utilizzo della carta di credito in luoghi compromessi è aumentata, poiché siamo diventati sempre più dipendenti da come comunichiamo e svolgiamo affari e transazioni. I viaggiatori dovrebbero anche considerare quali attrezzature portano con sè, a quali hotspot si collegano tramite wifi e assicurarsi sempre che qualsiasi dispositivo sia aggiornato prima di viaggiare e che durante il viaggio non debba mai essere lasciato incustodito. Se durante il viaggio non è previsto l’utilizzo di apparecchiature come laptop o smartphone, sarebbe meglio considerare la possibilità di non portarli proprio e lasciarli a casa. Seguire questi semplici e pochi consigli consentirà una maggiore sicurezza e tranquillità per tutti. The post Olimpiadi Invernali 2018: i pericoli secondo FireEye appeared first on Data Manager Online.

HP, i nuovi notebook strizzano l’occhio al premium

A cominciare dal design, con i notebook EliteBook 800 G5 e le workstation portatili ZBook 14u e 15u, HP porta le caratteristiche premium della linea EliteBook 1000 anche nel segmento commercial mainstream Girandola di annunci per i notebook EliteBook 800 e le workstation portatili delle serie Zbook di casa HP. Nelle parole della società, si tratta della “gamma di PC più sicuri e gestibili al mondo”, e in effetti le caratteristiche paiono essere di tutto rispetto, pur scontando la consueta enfasi tipicamente yankee, che ha spinto Mike Nash, Vice President Customer experience and portfolio strategy di HP e soprattutto Chief Tecnologist dei PC, a dichiarare nella web conference di presentazione che “gli annunci di oggi fanno seguito a un 2017 che ci hanno visto fare il maggior numero di lanci di prodotti premium in assoluto, per esempio con l’Elitebook X360 che è il convertibile business più sottile e leggero al mondo, oppure con l’Elitebook 1040 che è il notebook business ultraslim da 14 pollici più potente al mondo”. In ogni caso, si tratta di primati che nell’arco del 2017 hanno consentito ad HP una crescita del 22,9 per cento nei ricavi da prodotti premium, come ha voluto sottolineare Mike Nash, specificando che “sulla scorta di questi risultati, iniziamo il 2018 portando nel segmento mainstream dell’area commercial tutta la forza della nostra innovazione di tipo premium, anche per venire incontro alle crescenti esigenze del mondo dei lavoratori di oggi, che non è più disposto ad accontentarsi, come è emerso anche dalle nostre ricerche”. “Design, sicurezza e collaboration” In effetti, l’indagine citata da Mike Nash mostra un quadro molto particolare di quella molti indicano come la “modern workforce”, cioè il mondo dei lavoratori professionali: quasi due su tre, per l’esattezza il 62 per cento, lavorano in più di una location, e una quota analoga, il 65 per cento, si trova a collaborare più volte al giorno, mentre un numero più elevato, superiore all’80 per cento, svolge attività di lavoro anche durante il tempo libero. Rivolgersi in maniera adeguata a questo nuovo profilo di clienti comporta, secondo Mike Nash, “spingere su un’innovazione che faccia leva su tre pilastri di base: design, che tenga conto delle modalità in cui si vive e si lavora, sicurezza, che significa poter lavorare ovunque, e infine collaboration, per essere sempre connessi e creare in ogni momento”. Certamente questo non significa che “abbiamo messo in secondo piano le esigenze dei responsabili IT in azienda, ma che cerchiamo di tenere conto anche delle nuove istanze espresse dalla modern workforce”, ha voluto sottolineare Mike Nash. I Millennial come target Il risultato di questa combinazione di indicazioni è la gamma di prodotti presentata oggi da HP. Sinteticamente, la serie 800 G5 degli EliteBook rappresenta una valida alternativa alla serie 1000, quella dichiaratamente premium, della quale riprende molte caratteristiche di classe enterprise, come le prestazioni e le funzionalità di sicurezza e di collaborazione. In maniera analoga, le due nuove workstation portatili ZBook 14u e 15u portano le caratteristiche vincenti delle ZBook su una scala più compatta ma sempre molto performante. Il focus dei nuovi annunci è in sostanza quello di portare l’esperienza premium nei PC mainstream, anche perché “oltre il 60 per cento del venduto commercial appartiene all’ambito mainstream”, ha rivelato Mike Nash, spiegando che “la generazione dei Millennial rappresenta oggi la maggioranza dei lavoratori mainstream, e il segmento premium non è uno standard nei posti di lavoro di oggi, mentre, per contro, il design costituisce un elemento discriminante per i Millennial”. Primati su tutta la linea Ecco quindi che gli EliteBook 800 diventano oggi, con la release G5, i primi della gamma HP a montare i processori Intel Core vPro di ottava generazione, dispongono della scheda grafica AMD Raden RX450, e vantano primati come una batteria che può durare fino a 14 ore oppure la ricarica rapida che in solo mezz’ora permette di avere il 50 per cento di capacità. La gamma, articolata nei tre modelli 830, 840 e 850 rispettivamente da 13,3, 14 e 15,6 pollici, sfoggia il design premium della serie 1000, caratterizzata da linee tese e dallo chassis in alluminio anodizzato. Tra le altre novità, il display che si regola automaticamente in base all’illuminazione dell’ambiente e la presenza di un microfono secondario verso l’esterno, per ridurre il rumore, un po’ in stile smartphone, verrebbe da osservare. Infine, le workstation mobili ZBook 14u e 15u, basate sull’ottava generazione di processori Intel Core Quad Core con tecnologia vPro e sulle schede grafiche AMD Radeon, vantano primati come l’esser le prime workstation mobili al mondo ad avere il display a prova di privacy e la certificazione per le applicazioni CAD e di progettazione professionale da parte di più di 25 Independent Software Vendor. Entrambe le linee di prodotti sono già disponibili. The post HP, i nuovi notebook strizzano l’occhio al premium appeared first on Data Manager Online.

Evoluzione shock, i primi inglesi avevano la pelle scura e gli occhi azzurri

Possibile rivoluzione del concetto di razza dall’analisi sul Dna di un esemplare di homo sapiens Fino ad oggi gli evoluzionisti avevano abbracciato l’ipotesi che i nostri antenati avessero perso la colorazione scura dopo successivi adattamenti circa 45 mila anni fa. Tuttavia, quanto emerge dalle analisi sul Dna di alcuni fossili di quello che dovrebbe essere un esemplare di Homo Sapiensrisalente a circa 9 mila anni fa, potrebbe portare a rivoluzionare conclusioni sul concetto di razza. L’uomo di Cheddar e lo sviluppo della carnagione chiara I fossili analizzati provengono dalla grotta di Gough, nella Gola di Cheddar, nella Contea di Somerset, e sono quelli del nostro antenato noto come Uomo di Cheddar, portati alla luce nel 1903. Gli scienziati evoluzionisti hanno riformulato l’ipotesi in base alla quale la carnagione chiara si sia sviluppata solo successivamente con l’adozione da parte dei nostri antenati di un economia stanziale prevalentemente di tipo agricolo. Il Dottor Tom Booth, ricercatore presso il Museo di Storia Naturale di Londra, spiega come questo scoperta ci fa capire che la popolazione vissuta alle nostre latitudini non aveva probabilmente le stesse caratteristiche fisiche di quella attuale. L’ipotesi è che al momento della morte l’Uomo di Cheddar avesse circa 20 anni e fosse alto circa 166 centimetri. Inoltre il nostro antenato viveva soprattuto di caccia e dei frutti che crescevano spontaneamente dalla terra. Solo il 10% di Dna condiviso Si stima che gli anglosassoni abbiano ereditato solo il 10% circa del patrimonio genetico dell’Uomo di Cheddar, in quanto poi sarebbero stati soppiantati da altre popolazioni provenienti dal Continente europeo, che ai tempi doveva esser collegato alla Gran Bretagna da un’area denominata Doggerland. Questa popolazione dedita all’agricoltura avrebbe assorbito al loro interno gli autoctoni. Al momento però si tratta solo di ipotesi, ancora da confermare. The post Evoluzione shock, i primi inglesi avevano la pelle scura e gli occhi azzurri appeared first on Data Manager Online.

Wi-Fi pubblico: il piano WIFI4EU dell’Unione Europea è in partenza

La Commissione Europea lancia un programma di sovvenzioni per portare free Wi-Fi nei comuni di tutta Europa e Cambium Networks è pronta a supportare i comuni italiani, dalla fase di partecipazione ai bandi sino alle scelte tecnologiche La Commissione europea ha lanciato un importante programma pluriennale di sovvenzioni per fornire connettività Wi-Fi gratuita a comuni e associazioni di comuni in tutta Europa. Questi contributi copriranno sino al 100% delle infrastrutture necessarie, con l’obiettivo di offrire ai cittadini connettività gratuita di alta qualità in edifici e aree pubbliche cittadine, come parchi, piazze, musei, biblioteche, centri sanitari, e così via. Il meccanismo prevede che i costi di infrastruttura e installazione saranno coperti al 100%, mentre abbonamento mensile all’operatore e la manutenzione saranno a carico degli enti pubblici. Per l’iniziativa WiFi4EU sono stati stanziati complessivamente circa 120 milioni di EUR. Si prevede che, entro il 2020, tale dotazione potrà sostenere tra le 6.000 e le 8.000 comunità locali, con un valore massimo per ciascun voucher di 15.000 EUR. Ogni comune può ricevere un solo buono per l’intera durata dell’iniziativa e gli hotspot WiFi4EU saranno installati in aree in cui non sono già presenti offerte analoghe di connettività Wi-Fi gratuita. Per ottenere il finanziamento, i comuni candidati potranno fare domanda su un sito internet apposito, dopo aver compilato un semplice modulo di registrazione. Nella prima fase non sarà necessario fornire specifiche tecniche o quotazioni: tutto quello che occorre sarà indicare le aree che si intende coprire e il numero di AP previsti (tanti più saranno gli AP installabili con il budget di 15.000 EUR, meglio sarà per l’assegnazione). Le infrastrutture di backhaul non sono comprese nel voucher. Indicativamente la prima fase di registrazione si aprirà a fine gennaio, mentre la fase successiva di partecipazione avrà inizio a fine febbraio. (date soggette a modifiche). Attraverso la sua rete di partner commerciali distribuita in tutta Italia, Cambium è pronta ad affiancare i comuni italiani e fornire tutta l’assistenza necessaria con l’obbiettivo di metterli nelle migliori condizioni per cogliere questa straordinaria opportunità. Va sottolineato che le specifiche tecniche sinora indicate per il bando (standard 802.11ac Wave 1, supporto 802.1x , capacità di gestire almeno 3 SSID, poter supportare senza nessun problema di rendimento almeno 50 utenti) sono pienamente soddisfatte dai prodotti presenti nel portafoglio Cambium Networks. “Si tratta di una opportunità imperdibile” – commenta Marco Olivieri, Regional Sales Manager per l’Italia di Cambium Networks. – “Il Wi-Fi pubblico trova nel piano WIFI4EU una occasione di crescita che il nostro paese non deve perdere. Grazie al nuovo portafoglio prodotti dedicato all’Enterprise Wi-Fi, il nostro canale è pronto a mettere in campo la migliore tecnologia oggi disponibile e tutta la sua competenza ed esperienza per supportare i comuni che vorranno partecipare ai bandi” Cambium Networks è il produttore di riferimento a livello globale per le tecnologie di trasmissione wireless, ed è in grado di fornire infrastrutture Wi-Fi di qualsiasi dimensione e potenza, veloci da installare nonché semplici e, soprattutto, economiche da gestire. The post Wi-Fi pubblico: il piano WIFI4EU dell’Unione Europea è in partenza appeared first on Data Manager Online.

Lex Digital. Telecom multata, cambiano per tutti le regole del telemarketing

Ieri è stato il giorno della maxi-multa irrogata dal Garante Privacy a Telecom: 840 mila euro per aver effettuato chiamate promozionali in modo illecito, senza cioè il consenso dei contattati. La sanzione è arrivata all’esito di un procedimento iniziato nel 2016, e a tre giorni dall’entrata in vigore della Legge 11 gennaio 2018, n. 5[1], che ha innovato il quadro regolamentare del telemarketing.   Per meglio comprendere come cambia la disciplina, è opportuno un breve cenno al punto di partenza: la regola per le telefonate di marketing presupponeva, prima della novella citata, che le aziende chiamanti ottenessero il consenso preventivo degli interessati (cioè le persone fisiche titolari delle numerazioni chiamate); tale regime veniva derogato soltanto per le telefonate effettuate tramite operatore su numerazioni (fisse), pubblicate in elenchi telefonici: per queste infatti l’ordinamento ammetteva il contatto senza consenso, a condizione però che tale numerazione non fosse iscritta nel registro delle opposizioni istituito dal D.p.r. 178/2010. In buona sostanza, prima di telefonare, gli operatori erano tenuti a verificare la presenza delle numerazioni – solo quelle fisse – nel Registro, e a depennare dalla propria lista quelle lì iscritte.   La riforma appena entrata in vigore estende l’ambito di operatività del Registro. Intanto perché l’iscrizione al Registro può essere richiesta adesso dall’interessato anche per le utenze mobili di cui è intestatario, e indipendentemente dal fatto che tali numerazioni siano o meno riportate negli elenchi di abbonati.   Inoltre, con l’iscrizione si intendono adesso revocati tutti i consensi precedentemente espressi, con qualsiasi forma o mezzo e a qualsiasi soggetto, per il trattamento delle proprie numerazioni telefoniche fisse o mobili effettuato mediante operatore con l’impiego del telefono per finalità di marketing, comunicazione commerciale o profilazione. Dunque, le società che avevano ricevuto il consenso al trattamento del dato telefonico, con l’iscrizione dell’interessato al Registro non potranno in alcun modo effettuare comunicazioni per le finalità di cui sopra, mentre restano valide le operazioni di marketing effettuate via e-mail, sempre previo consenso dell’interessato.   E inoltre, innovazione di grande rilievo per il mercato delle liste di utenti, l’iscrizione preclude anche la circolazione successiva delle numerazioni contenute in tali liste; si tratta di quelle compilate da “brokers” sulla base di consensi specifici degli interessati alla comunicazione dei propri dati a terzi per finalità di marketing: adesso l’opt-out cancella anche quelle manifestazioni di volontà, e ciò ridurrà molto il valore del mercato degli intermediari in questo settore.   La legge fa salvi comunque quei trattamenti fondati su consensi prestati nell’ambito di specifici rapporti contrattuali in essere con oggetto la fornitura di beni o servizi, ovvero cessati da non più di trenta giorni. Si tratta di una disposizione mal concepita, perché sia il Codice Privacy che il nuovo Regolamento generale europeo sulla protezione dei dati personali distinguono il consenso dal contratto come base giuridica di un trattamento. Non è chiaro in questo caso cosa significhi “consenso prestato nell’ambito di un rapporto contrattuale in essere”: forse che il marketing è consentito solo se, oltre a un consenso specifico, vi è anche un contratto con il titolare (ad esempio per la fornitura di servizi telefonici)?   Viene poi sottratto al regime di opt-out quel trattamento per il quale sarà concesso dall’interessato un consenso successivamente all’iscrizione nel Registro. Il che pone un problema pratico e giuridico che gli operatori farebbero bene a non sottovalutare: poiché vi può essere disallineamento tra la numerazione prima iscritta nel Registro e successivamente “consensata”, è cruciale poter provare la posteriorità del consenso rispetto all’iscrizione nel Registro.   La Legge introduce anche il divieto per il titolare del trattamento di comunicazione, trasferimento e diffusione a terzi -con qualsiasi forma o mezzo- dei dati personali degli interessati iscritti al Registro, per fini pubblicitari o di vendita ovvero per ricerche di mercato o di comunicazione commerciale non riferibili alle attività, prodotti o ai servizi offerti dallo stesso, e l’obbligo per il titolare di informare gli interessati ogni volta che i loro numeri sono ceduti a terzi.   Infine, i call center dovranno garantire l’identificazione della linea chiamante tramite due “codici o prefissi specifici, atti a identificare e distinguere in modo univoco le chiamate telefoniche finalizzate ad attività statistiche da quelle finalizzate al compimento di ricerche di mercato e ad attività di pubblicità, vendita e comunicazione commerciale”. L’AGCOM ha il compito, entro il 5.5.2018, di identificare i codici o prefissi specifici suindicati, mentre i call center dovranno adeguare tutte le numerazioni telefoniche utilizzate per i servizi di call center, anche delocalizzati, facendo richiesta di assegnazione delle relative numerazioni entro il 5.4.2018 sempre all’AGCOM.   L’intervento legislativo ha previsto poi un rinvio alle sanzioni attualmente contenute nel Codice Privacy, senza preoccuparsi del fatto che tali sanzioni sono state riformate per tutta l’Unione Europea dal Regolamento generale sulla protezione dei dati personali.   In conclusione la legge, senz’altro ispirata dalla buona intenzione di proteggere gli utenti dall’invasività di pratiche commerciali scorrette, appare tecnicamente farraginosa, aumenta enormemente i costi operativi del registro delle opposizioni, che tra l’altro dovrà adesso anche prevedere la possibilità di annotare le revoche delle opposizioni (perché la riforma prevede anche questo, che cioè gli interessati oppostisi possano revocare il rifiuto delle telefonate per un certo periodo e per certi titolari) e non è armonica col quadro europeo, che prevarrà dal 25 maggio in poi.   Dopo i pasticci contenuti nella legge europea e in quella di bilancio sul legittimo interesse, c’è da aspettarsi che il telemarketing sarà tra i temi di cui dovrà occuparsi il Governo in sede di esercizio della delega conferita dal Parlamento nella Legge di Delegazione Europea, onde evitare contrasti tra diritto nazionale e Regolamento europeo.   [1] Consultabile anche al seguente URL. 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eTourism. Bit2018, per promuovere il territorio non basta un’app. Intervista a Christian Tosolin (Comune di Trieste)

Da Domenica 11 a Martedì 13 Febbraio 2018 si terrà a Milano la Borsa Internazionale del Turismo: da oltre trent’anni BIT favorisce l’incontro tra decision maker, esperti del settore e buyer accuratamente selezionati e profilati, provenienti da varie aree geografiche e settori merceologici. Le sedi dell’evento saranno Fieramilanocity (l’innovativo quartiere fieristico cittadino) e il MiCo (uno tra i più grandi centri congressi d’Europa e del mondo). L’area BeTech alla Bit presenterà le soluzioni di punta per il travel, dalla geolocalizzazione ai nuovi canali. Il claim dell’Area è “Resta sempre connesso”. Diversi servizi di business e networking, assieme a contenuti esclusivi, verranno proposti al settore con il supporto e la competenza dell’Advisory Board   Con Christian Tosolin, social media manager del Comune di Trieste cerchiamo di capire quanto i nuovi mezzi di comunicazione possono risultare efficaci nelle relazioni del turista con una moderna Pubblica Amministrazione. Tosolin da oltre 15 anni si occupa di innovazione tecnologica nella PA. Docente di comunicazione istituzionale per le pubbliche amministrazioni. Social media manager e referente sul tema smartcity del Comune di Trieste. Consulente e docente per ANCI FVG.   Alex Kornfeind. La tecnologia può influenzare le strategie turistiche di una città?   Christian Tosolin. A mio avviso spesso si sbaglia a puntare tutto sul digitale, la tecnologia è un mezzo non un fine. Per promuovere un territorio serve una vision ampia, che esula dallo strumento. Un’app, per quanto interessante, fruibile ed aggiornata possa essere non sarà mai la panacea che risolve miracolosamente i problemi di promozione di una città. Ci siamo mai chiesti quante app abbiamo sullo smartphone? Quante utilizziamo quotidianamente? Peggio ancora se, in una città, si possono trovare svariate app per cultura, turismo, servizi, mezzi di trasporto, ecc. Chi mai si metterà a scaricarle tutte? Questo è l’esempio di come, spesso, la costruzione di un’app avviene solamente al fine di pubblicizzare un ente, un’amministrazione pubblica, senza minimamente valutare quanto potrà essere utilizzata.   Alex Kornfeind. Il wifi pubblico è un valore o è un servizio che i turisti pretendono di trovare?   Christian Tosolin. Anche qui, fino ad ora l’Italia è rimasta fanalino di coda dell’Europa. Normative non chiare, eterogeneità dei servizi, mancanza di infrastrutture non fanno fare grande figura al nostro paese. Qualcosa sta fortunatamente cambiando, sono stati stanziati 3 miliardi di euro per la copertura nazionale di banda ultra larga prevista entro il 2020 puntando sulla copertura di un’unica rete federata su tutto il paese. Questo finalmente potrebbe essere un primo passo per agevolare il turista che, spostandosi tra una città e l’altra, deve registrarsi in ogni luogo che visita per utilizzare la rete wifi pubblica, sempre che sia attiva.   Alex Kornfeind. Big Data, un mantra. Tutti ne parlano, tutti li vogliono. Che ne pensa?   Christian Tosolin. Infatti, se ne parla molto ma si utilizzano poco. I Big Data in campo turistico sono una risorsa fondamentale per analizzare statistiche sulle presenze nelle strutture ricettive, informazioni sui trasporti, i ristoranti, i musei cittadini, le fiere. Dati che devono essere accessibili in maniera semplice ma che devono essere analizzati con attenzione per determinare la reputation di un territorio e delle sue strutture di accoglienza.   Alex Kornfeind. Quanto pesa in una strategia di marketing territoriale l’utilizzo dei social media?   Christian Tosolin. Tanto, se fatto bene. Non sempre ci sono esperti del settore dietro i canali social di promozione turistica. L’improvvisazione non paga e ancora meno la mancanza di un piano di comunicazione e promozione integrato. I social media sono strumenti potentissimi ma restano strumenti. Non serve essere guru dei social ma non sapere nulla di marketing. I social sono anche ottimi strumenti d’ascolto e ricordiamoci che al turista piace essere ascoltato.   Alex Kornfeind. Il futuro che si sta delineando tra mondo tech e quello legato al turismo?   Christian Tosolin. La farà da padrona il connubio tra turismo e IoT. L’Internet delle Cose sta prendendo sempre più piede e potrebbe fornire la vera svolta. Gestire e far dialogare oggetti reali e infrastrutture virtuali in un sistema di trasporti pubblici, strutture ricettive, luoghi di visita, permettendo al turista di muoversi libero da check-in, controllo documenti, file per acquisire ticket e nello stesso tempo fornendo, in tempo reale, informazioni utili per l’implementazione dei Big Data di cui si è parlato prima.   Per approfondire: Intervista 2017 – https://www.key4biz.it/etourism-bit2017-intervista-a-christian-tosolin/185922/ Who is who – https://www.key4biz.it/christian-tosolin/185975/ Focus – https://www.key4biz.it/bit2017-chiude-i-battenti-e-apre-i-riflettori-sul-turismo-digitale/186499/ The post eTourism. Bit2018, per promuovere il territorio non basta un’app. Intervista a Christian Tosolin (Comune di Trieste) appeared first on Key4biz.

Altalena Bitcoin, siamo vicini al minimo

Il valore di una singola moneta scende a meno di 7 mila dollari quando due mesi fa era quasi a 20 mila. Secondo gli esperti è la conseguenza delle mosse paventate da banche e governi A dicembre un Bitcoin valeva oltre 19 mila dollari, poco sotto la cifra storica dei 20 mila. Oggi, a nemmeno due mesi di distanza, la criptomoneta è scesa sotto quota 7 mila. Certo, non siamo ancora al minimo assoluto vissuto tra il 2016 e il 2017 ma il forte ribasso delle ultime settimane è un campanello d’allarme da tener presente. Stando a Bitstamp, l’exchange di riferimento con sede a Lussemburgo, la valuta ha perso oltre il 15% questo lunedì, fermandosi a 6.853 dollari e perdendo terreno in sei delle ultime otto sessioni di scambio avvenute a livello globale. Si tratta forse di una discesa organica e prevedibile ma sta di fatto che passare dal +1.300% del 2017 all’attuale -15% è un ulteriore segno della forte instabilità del soldo digitale. Le vere cause Secondo gli analisti però, dietro il crollo recente c’è dell’altro. Ad esempio il divieto delle banche britanniche e statunitensi di utilizzare le carte di credito dei propri circuiti per comprare Bitcoin, in attesa di regolamentare meglio la faccenda. Tra queste ci sono la Lloyds Banking Group, Citigroup e JPMorgan, che hanno annunciato misure limitative per i propri clienti. Ma di mezzo ci si mettono anche i governi: in settimana quello indiano ha spiegato di voler rendere le monete digitali illegali per i sistemi di pagamento convenzionali, mentre c’è l’intenzione di governare più da vicino lo scambio di somme criptate, con la chiara volontà di evitare il riciclo di denaro sporco e l’evasione. Per gli esperti, come l’agenzia Centtrip, il nuovo livello base per i Bitcoin dovrebbe assestarsi sui 5 mila dollari, sempre che non vada ancora più giù. The post Altalena Bitcoin, siamo vicini al minimo appeared first on Data Manager Online.