Panasonic annuncia una nuova versione del Toughbook CF-20
Maggiore autonomia, sicurezza migliorata e usabilità avanzata lo rendono un oggetto del desiderio per i mobile worker Panasonic presenta una nuova versione del proprio notebook detachable fully rugged, in grado di offrire un livello di performance senza paragoni nel mobile business computing, oltre che sicurezza migliorata e un’avanzata usabilità. Il Toughbook CF-20, lanciato per la prima volta nel 2015, è ancora il primo e unico notebook fully rugged da 10,1’’ con tablet detachable: un’ulteriore dimostrazione della leadership di Panasonic sul mercato dei dispositivi mobili rugged, dove continua a proporre innovativi dispositivi detachable 2-in-1, fully rugged e semi-rugged. Il nuovo Toughbook CF-20 assicura performance migliori con un consumo ridotto di energia, grazie al processore Intel Core vPro di 7° generazione. Il dispositivo 2-in-1 è oggi caratterizzato da un’autonomia estesa fino a 17 ore, grazie alla seconda batteria inclusa come standard posizionata nella tastiera, e da un’autonomia del solo tablet di 8,5 ore. L’unione di queste due caratteristiche fa sì che il dispositivo possa offrire performance significativamente migliorate e un’autonomia letteralmente raddoppiata. Panasonic ha inoltre migliorato la sicurezza del login sul device, grazie alla nuova fotocamera frontale con Windows Hello enabled, unita a sensori IR e LED: ciò significa che gli utenti possono fare login ed essere riconosciuti tramite la loro immagine in 3D, che permette di accedere in totale sicurezza senza bisogno di una password. Il Toughbook CF-20 può essere configurato con un SSD removibile opzionale* per la protezione dei dati sensibili; il TPM 2.0 fornisce una chiave nell’hardware per criptare e decriptare il dispositivo in isolamento, assicurando una sicurezza ancora superiore in ambito aziendale, oltre che la possibilità di essere utilizzato per attività governative e di difesa. Tra le nuove funzionalità, un lettore di bande magnetiche opzionale che consente la lettura di carte fedeltà, patenti e card associative. Sono infine stati applicati significativi miglioramenti alla fotocamera posteriore, ora in grado di scattare foto più nitide e di maggior qualità, anche in ambienti bui. La serie di feature a disposizione, oltre al touchscreen utilizzabile con i guanti, al supporto per veicoli progettato appositamente e al replicatore di porte, rende il Toughbook CF-20 un dispositivo mobile business senza rivali. Versatilità senza precedenti Grazie alle 6 differenti modalità operative, il Toughbook CF-20 di Panasonic si adatta a una vasta serie di impieghi professionali. Può infatti essere usato come notebook e in modalità presentazione; lo schermo può essere ripiegato completamente all’indietro per usarlo in modalità convertibile come un tablet, oppure il tablet può essere separato dalla tastiera. La maniglia integrata consente di usare il device appeso ad una parete o al braccio, o in movimento. Infine, la modalità veicolo permette il posizionamento su dock per utilizzarlo anche durante gli spostamenti. Tra i settori per cui è progettato il Toughbook CF-20, ricordiamo ad esempio perizie assicurative, gestione delle flotte e noleggio di veicoli, field work, manutenzione e assistenza nel ramo delle utility e delle telecomunicazioni, ma anche enti governativi, difesa e servizi di pronto intervento. Un elemento importante che contribuisce alla sua versatilità è l’ampia gamma di porte e opzioni personalizzabili a disposizione, che garantiscono grande flessibilità per qualsiasi uso. Visione ottimale Il Toughbook CF-20 è dotato di display da 10.1’’ WUXGA con multi-touch capacitivo a 10 dita (1920 x 1200 pixel). Adatto anche a chi utilizza i guanti, il device dispone della più recente tecnologia IPS con luminosità di 800cd/m2, per offrire un’elevata qualità di visione a chi lavora all’aperto. Inoltre, la penna digitizer opzionale è perfetta per chi necessita della massima accuratezza anche nelle condizioni atmosferiche più difficili. Prestazioni eccellenti Il Toughbook CF-20 di Panasonic dispone di processore Intel Core i5-7Y57 vPro (4MB di cache e 1.2GHz, fino a 3.3 GHz grazie a Intel Turbo Boost Technology) senza ventola, scheda grafica Intel HD Graphics 615, 8GB di RAM, SSD da 256GB e sistema operativo Windows 10 Pro. Comunicazioni immediate Per far sì che i mobile worker siano sempre connessi, il Toughbook CF-20 è dotato di webcam Windows Hello da 2MP con microfoni stereo e di fotocamera posteriore da 8MP. La connettività 4G LTE opzionale permette di connettersi con l’ufficio e con i sistemi di gestione della forza lavoro, mentre l’opzione GPS U-Blox 8 permette una navigazione precisa. Un ecosistema a supporto Il Toughbook CF-20 Panasonic sarà disponibile al lancio con una gamma completa di periferiche a supporto, per massimizzare la produttività dei lavoratori, sia che si trovino in viaggio o in ufficio. Il supporto per veicoli – progettato appositamente per il device e caratterizzato da un design sottile – è dotato di replica antenna pass through opzionale per disporre di un segnale forte anche a bordo, e di replicatore di porte per assicurare funzionalità complete anche quando posizionato sulla docking. Il tablet può essere staccato dalla tastiera anche quando questa si trova nella docking. Quando non operativo, il dispositivo può essere bloccato per garantire il massimo della sicurezza; può infine essere bloccato anche in modalità convertibile per permetterne l’utilizzo e l’accesso alle applicazioni GPS. Il Desktop Port Replicator consente di utilizzare il Toughbook CF-20 come dispositivo desktop high-performance. Il caricabatteria a quattro alloggiamenti è ideale per le aziende più grandi, dove la possibilità di ricaricare più batterie contemporaneamente può ridurre i tempi di inattività. Rugged ma user-friendly Il Toughbook CF-20 Panasonic eredita la massima resistenza dai modelli che lo hanno preceduto, grazie alla scocca in magnesio certificata IP65 e MIL-STD 810G, che lo rende ideale per l’utilizzo outdoor. Ma la nuova generazione Toughbook è ancora più maneggevole, con un peso di soli 1.89kg in modalità notebook e di soli 950g per il tablet – ben al di sotto dello standard di settore per dispositivi di questo tipo, pari a 2kg. La maniglia integrata rende il dispositivo facile da trasportare e stabile durante l’uso, mentre i tasti, più grandi dell’8% rispetto alla generazione precedente, facilitano l’inserimento dati. The post Panasonic annuncia una nuova versione del Toughbook CF-20 appeared first on Data Manager Online.
eTourism. Bit2018, quale relazione tra aziende e turisti moderni? Intervista a Luca Caputo (Unisalento)
Da Domenica 11 a Martedì 13 Febbraio 2018 si terrà a Milano la Borsa Internazionale del Turismo: da oltre trent’anni BIT favorisce l’incontro tra decision maker, esperti del settore e buyer accuratamente selezionati e profilati, provenienti da varie aree geografiche e settori merceologici. Le sedi dell’evento saranno Fieramilanocity (l’innovativo quartiere fieristico cittadino) e il MiCo (uno tra i più grandi centri congressi d’Europa e del mondo). L’area BeTech alla Bit presenterà le soluzioni di punta per il travel, dalla geolocalizzazione ai nuovi canali. Il claim dell’Area è “Resta sempre connesso”. Diversi servizi di business e networking, assieme a contenuti esclusivi, verranno proposti al settore con il supporto e la competenza dell’Advisory Board Con Luca Caputo, Responsabile della sezione turismo e territorio Unisalento, qui con un paio di domande una riflessione sul tema BeTech di questa edizione Bit 2018 “Resta connesso” e sulla relazione fra aziende e turisti moderni. Alex Kornfeind. Always on. Un’organizzazione turistica moderna deve esserlo? Luca Caputo. Il tema “Resta sempre connesso” che viene proposto al BeTech, durante la Bit 2018, è il tema che più si addice al tipo di turismo che ci prepariamo ad affrontare. Il turista è sempre connesso tecnologicamente: siamo passati da una logica multichannel a una logica omnichannel, con un enorme crescita dei cosiddetti punti di contatto come i touchpoints per esempio. Sì deve esserlo per quanto possibile. Alex Kornfeind. Il turista rischia di affogare nell’offerta web? Luca Caputo. L’abbondanza data dall’infinita possibilità di scelta di “luoghi” attraverso i blog, i gruppi Facebook, con gli hashtag e strumenti online in grado di influenzare la Travel Customer Journey obbligano le aziende e territori ad essere presenti e decisivi in ogni fase del processo decisionale. Diventa sempre più importante dunque, in un settore in cui crescono vertiginosamente strumenti comunicativi e motivazioni di viaggio, definire la nicchia cui ci si rivolge e capire “dove” e come farlo: comunicare a tutti equivale a non comunicare a nessuno. Il turista questo lo percepisce. Alex Kornfeind. Una relazione personale azienda-turista è possibile? Luca Caputo. Fermi restando sito web, social e email marketing, per comunicare la propria Unique Selling Proposition oggi si hanno a disposizione bot, messaggistica istantanea, Whatsapp Business, realtà aumentata e realtà virtuale. Il “Resta sempre connesso”, inoltre, è anche e soprattutto una questione di relazioni: relazioni umane e relazioni col territorio. La domanda di consumo turistico si sposta sempre di più dalla ricerca di prodotti turistici alla ricerca di esperienze uniche, spingendo destinazioni e attori locali pubblici e privati ad attivare azioni di co-innovazione e spingere verso lo sharing di dati, professionalità e “luoghi” in cui generare e garantire un’esperienza turistica unica nel suo genere. Alex Kornfeind. Il turista è sempre più in relazione con il territorio. Un vantaggio per le destinazioni? Luca Caputo. In un mondo sempre più digitale, il turista vuole restare sempre connesso, vuole connessioni col territorio e coi suoi abitanti. Stringe relazioni legate agli interessi in rete, si muove seguendo relazioni e le condivide nei luoghi. Si muove ed è attratto dalle connessioni che si generano prima, durante e dopo il suo viaggio. Non a caso una ricerca di Amadeus parla di “tribù” di viaggiatori e Copenaghen ha dichiarato morto il turismo così come lo conosciamo, dando il benvenuto al concetto di Localhood: non più un turista che cerca la foto perfetta ma una connessione personale ad un’esperienza condivisa fatta di relazioni, interessi e autenticità. Alex Kornfeind. In 12 mesi è cambiato qualcosa nel settore turismo? Luca Caputo. Il 2017 ha posto le basi per affidare al 2018 il tema della Digital Transformation nel Turismo: lo scenario digital, infatti, ha ridefinito il mercato turistico dettando nuove condizioni per migliorare le strategie di coinvolgimento dei viaggiatori, rafforzare le competenze dei collaboratori, ottimizzare i processi e promuovere nuoi prodotti e servizi sempre più personalizzati. Non è solo una questione prettamente tecnologica: è un nuovo terreno di gioco in cui far convivere i meccanismi che regolano l’innovazione digitale, le relazioni umane e la customer experience. La sfida è complessa e, allo stesso tempo, entusiasmante: quanto più emerge la necessità di automatizzare e innovare il business, tanto più occorre capire come valorizzare l’elemento umano, in un settore in cui emerge fortemente la voglia non appena di scoprire le località ma di entrare in relazione col local. Link: Intervista 2017 – https://www.key4biz.it/etourism-bit-2017-intervista-luca-caputo/185967/ Who is who – https://www.key4biz.it/luca-caputo/185960/ Focus – https://www.key4biz.it/bit2017-chiude-i-battenti-e-apre-i-riflettori-sul-turismo-digitale/186499/ The post eTourism. Bit2018, quale relazione tra aziende e turisti moderni? Intervista a Luca Caputo (Unisalento) appeared first on Key4biz.
Scorporo TIM. Ecco gli ostacoli che ci separano da una vera separazione della rete di Tlc
Due giorni fa Amos Genish, amministratore delegato di Tim, ha annunciato al ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda la volontà di voler dar luogo alla separazione legale (societarizzazione) della rete TIM. La nuova società, per il momento indicata come NetCo, sarebbe almeno in una prima fase controllata al 100% da Tim e dovrà garantire parità di accesso a tutti gli operatori alternativi. Inutile dire che il mercato ha reagito positivamente, dando un po’ di ossigeno al titolo TIM (+5% a Piazza Affari) che negli ultimi tempi è stato penalizzato dalle scelte incerte della proprietà. Quanto annunciato premia la paziente tessitura del ministro Calenda ma ha davanti l’esigenza di verifica delle reali intenzioni del principale interlocutore. Non a caso l’annuncio ha incontrato un certo attendismo da parte di media e addetti ai lavori, in considerazione dei tanti stop-and-go che hanno sempre accompagnato la questione. Se ciò si realizzasse, interromperebbe lo stato di stallo della industry di settore che si è protratto per troppo tempo, mettendo all’angolo gli operatori e sollecitando incertezze e timori tra i grandi investitori. Ma la strada è ancora in salita. Gli addetti ai lavori sanno che un passaggio del genere ha degli aspetti cruciali, molti dei quali vanno ben impostati sin dall’inizio, per evitare che l’esecuzione del progetto subisca distorsioni ab origine. L’attenzione verso tali dettagli è ancor più pressante, anche a causa dello stato di profonda conflittualità dei players, una conflittualità che nel corso degli anni ha spostato gradualmente il confronto competitivo dall’arena del mercato alle aule dei tribunali. Naturalmente, l’annuncio smuoverà molti aspetti che pesano sul settore da tempo (dall’esercizio della Golden Power all’annoso problema sindacale dei dipendenti ritenuti in eccesso all’interno di TIM). Qui appare utile concentrarsi su questi e altri aspetti, su cui si può vincere o perdere la partita del rilancio delle telecomunicazioni italiane nel nuovo contesto della competizione globale, che richiede nuovi modelli di business e nuove dinamiche competitive e una vocazione all’investimento anche, e forse innanzi tutto, in relazione al confronto con Open Fiber. Più regolazione o meno regolazione per TIM? Qualcuno sta già cercando di accreditare il concetto che la separazione della rete da parte di TIM debba avere come contropartita un alleggerimento di vincoli verso la società di Vivendi. Al contrario, la ricompensa per la separazione non può essere, come forse pensa TIM, quella di una vacatio regolamentare. Ci pare difficile che Bruxelles possa peraltro accettare un prerequisito del genere. Anzi, al contrario, la separazione legale dovrebbe portare a una maggiore regolamentazione di TIM, sia sugli aspetti procedurali che sulla sostanza. Perché? Perché in Italia abbiamo bisogno di aumentare il grado di concorrenza, non certamente di diminuirlo, visto che continuiamo ad essere in ambito di infrastruttura di rete di comunicazione il fanalino di coda dell’Europa che conta. E allora vediamo quali sono i nodi da sciogliere per raggiungere una vera separazione della rete. NetCo: un CdA indipendente o no? E nominato da chi? Innanzitutto, alla nuova società (NetCo) servirebbe un consiglio completamente indipendente. Anche un consiglio composto in maggioranza da indipendenti non sarebbe sufficiente. Perché in tal caso, i consiglieri indicati da TIM (ovvero da Vivendi) avrebbero ancora accesso ad informazioni riservate e potrebbero trasferirle a TIM medesima. Per questo motivo sarebbe necessario prevedere una totale indipendenza dei membri del CdA da TIM e Vivendi. Il consiglio di amministrazione della NetCo deve poter godere di una totale indipendenza dagli azionisti per definire la propria strategia, una strategia che non corrisponda necessariamente all’interesse di TIM. Altra questione da discutere è relativa a chi dovrebbe nominare i consiglieri indipendenti, per garantirne la loro reale indipendenza rispetto al Board di TIM ed a Vivendi. Indipendenza ed attività comuni: conflitto di interesse in agguato È necessario considerare come una serie di attività continueranno sicuramente ad essere comuni a TIM e alla NetCo. Il Consiglio di Amministrazione della NetCo deve avere il diritto di definire in piena autonomia il proprio piano strategico, anche in termini di investimenti (anche se la sua partecipazione azionaria è la stessa di quella di TIM). Occorrerebbe inoltre verificare che con la separazione della rete ci sia un effettivo aumento degli investimenti e non che rimanga tutto più o meno come prima. Gli investimenti devono essere dichiarati e monitorati. Non dobbiamo dimenticare che se TIM è costretta a separare la rete, ciò è dovuto al fatto che gli investimenti non sono stati ad oggi sufficienti. Che tipo di separazione della rete? Separazione è la parola magica, ma da sola non assicura alcun risultato, se non sono valutati e soddisfatti altri requisiti. Separazione legale? La costituzione di una società separata non è sufficiente. Occorre anche un brand separato, un Head Quarter e sedi separate, come separati devono essere i sistemi informativi. Ovviamente, e forse prima di ogni altra cosa, la Funzione Acquisti di NetCo deve essere del tutto indipendente. Separazione e “mura cinesi”? Una scelta obbligata per garantire la massima “riservatezza”. Nessuna informazione commerciale può passare tra NetCo e TIM. Escludere ogni rischio di commistione e ogni forma di compensazione tra TIM e NetCo L’attenzione all’autonomia va posta su ogni aspetto. Ad esempio, il trasferimento dei dipendenti o la remunerazione degli incentivi (MBO) dei dirigenti devono riflettere esclusivamente gli obiettivi della NetCo. Per esser chiari, nessun dipendente della nuova società può mantenere ad esempio stock option o incentivi di TIM. Bisogna quindi evitare che vengano trasferiti nella NetCo un numero sproporzionato e non giustificato di dipendenti, perché in tal caso si scaricherebbero costi inappropriati sulla società separata, così come bisogna evitare che Vivendi la zavorri con un debito eccessivo. La NetCo non può diventare la bad company di TIM, anche perché, a ben vedere, in questo modo verrebbero fatte pagare ai concorrenti (ed ai consumatori) tutte le inefficienze di TIM. Un nuovo e trasparente perimetro di mercato Dato che il principale cliente della nuova società sarà TIM, sono inoltre indispensabili specifici obblighi e procedure di non discriminazione (come previsto dal caso inglese di Open Reach), nonché un monitoraggio continuo e severo
SosTech. I 7 numeri che ci raccontano Internet in Italia oggi

D’accordo, sia pure: tentare di scattare una fotografia a Internet è più difficile che farlo con un ghepardo in corsa. Però qualcuno deve pur provarci, visto che per le aziende, per i governi e in genere per quelli che vengono definiti come stakeholders è fondamentale conoscere bene il contesto in cui si lavora, per non proporre soluzioni datate o fuori fuoco. Anche così si spiega il successo di istituti di ricerca e di analisi, nonché aziende di ricerca e marketing come We Are Social, che in collaborazione con Hootsuite per il settimo anno consecutivo pubblica il suo report Digital 2018. Ecco sette numeri che raccontano come stanno cambiando il mondo ma soprattutto l’Italia del digitale. Il mondo di Facebook e di Twitter 4,021 miliardi. Più della metà della popolazione mondiale può essere considerata utente Internet, su una cifra complessiva di 7,593 miliardi di persone. Sono 3,196 miliardi a navigare sui social, mentre ben 5,135 miliardi hanno un telefonino a disposizione. E chi accede a Facebook o a Twitter via smartphone è in continuo aumento: gli utenti attivi sono infatti 2,958 miliardi. È proprio quest’ultima categoria ad aver fatto segnare l’aumento percentuale più alto dall’anno scorso, con un +14% rispetto a gennaio 2017, seguita a ruota dagli utenti social in genere, +13%. La crescita degli utenti totali è invece del 7%. Come dire: Internet arriva sempre più lontano, ma a fare la parte del leone rimangono Facebook e gli altri. Italiani: mai senza smartphone 43,31 milioni. Sono gli utenti Internet in Italia, su una popolazione che sfiora i 60 milioni, per una penetrazione del 73%. Tre persone su quattro insomma sanno come si fa a navigare, anche con competenze base, e più di una su due (34 milioni) è attiva sui social media, da Facebook a Twitter, da Instagram a Linkedin. Gli italiani sono un popolo di “maniaci” dello smartphone, e con le tariffe sempre più basse per la telefonia mobile (su SosTariffe potete trovare ogni giorno le più convenienti) ormai siamo quasi in 50 milioni ad avere un telefonino in grado di spalancarci le porte della rete. 30 milioni, la metà quasi esatta della popolazione, sono quelli che usano proprio il loro iPhone o telefono Android per accedere ai social. La crescita? +10% per gli utenti Internet e gli utenti attivi su social media, mentre sono solo 118.000 gli utenti mobile in più (testimonianza di un mercato ormai saturo da questo punto di vista). Il 25% della nostra giornata è su Internet Sei ore. E otto minuti: tanto tempo dedichiamo ogni giorno a Internet su qualsiasi dispositivo, dal PC allo smartphone. Quasi due ore (per l’esattezza un’ora e 53 minuti) se ne vanno per controllare la bacheca, per scegliere il filtro giusto da applicare alla foto del dessert per Instagram, per litigare online con chi non è d’accordo con le nostre idee. In altre parole, un terzo che utilizziamo per Internet è speso nelle attività social. Ma su Internet si fa anche altro: 45 minuti al giorno, in media, sono i tempi d’ascolto per la musica in streaming, da Spotify a Deezer, passando per Apple Music; mentre tra trasmissioni, streaming e video on demand, gli adepti di Netflix o Prime Video superano di poco le tre ore (tre ore e 1 minuto). Tra dubbi e insicurezze 91%. Sono gli italiani che ritengono (giustamente) che la privacy e la protezione dei dati siano temi molto importanti. Un dato che sembra scontrarsi, però, con le cattive abitudini che abbiamo, dall’accedere tranquillamente al nostro conto corrente online utilizzando Wi-Fi pubbliche, e magari non troppo sicure, all’elaborare password decisamente poco fantasiose (varianti di nome e data di nascita) per i dati più sensibili. Siamo inoltre sospesi tra ottimismo e timore: solo il 53% è convinto che le nuove tecnologie offrano più opportunità che rischi. E la pubblicità viene sopportata davvero poco, se è vero che più di un italiano su tre utilizza programmi di adblock per non ricevere pubblicità mentre navigano. La fibra e il 4G, gemelli diversi 31,96. È la velocità in Mbps media tramite connessioni fisse, testimonianza della diffusione sempre più massiccia della fibra ottica: sia la “vera” fibra, la FTTH in grado di arrivare fino a 1 Gbit/s in alcune città, sia la FTTC, di più rapida installazione, da 100 o 200 Mega. Il dato è molto vicino a quello delle connessioni mobili, grazie alle potenzialità del 4G: 30,69 Mbps. Altri segnali confermano che il declino di computer e tablet (a questo proposito, solo Amazon e parzialmente Apple possono dire di poter sorridere, quest’anno): il 15% è l’esigua percentuale di chi accede alla Rete più spesso da computer o da tablet, mentre più del triplo, il 40%, ha lo smartphone come strumento preferito per collegarsi e navigare. Un altro 40% accede ugualmente dal telefono mobile, dal computer o dal tablet. Il computer perde il 6%, i tablet un sostanzioso -15% mentre cresce lo share degli smartphone, a +16%. Da non sottovalutare neanche gli altri dispositivi, come ad esempio le console: +19%. La televisione non abdica: è sempre lei la regina del salotto 94%. In apparente controtendenza, è la percentuale di chi utilizza ancora la normale tv per gustarsi i contenuti televisivi “standard”, cioè la programmazione non on demand o in streaming. Se i tablet naufragano, non così la cara, vecchia televisione, anche in virtù di un coefficiente di innovazione molto più alto: dagli schermi OLED all’HDR, è davvero difficile rinunciare al televisore in salotto, anche per le dimensioni dello schermo in grado di dare un “effetto cinema” impossibile da ottenere anche con i phablet più voluminosi. Gli adepti dell’on demand sono il 18%, lo streaming online su tv è materia per il 16% degli italiani e lo streaming attraverso smartphone, PC e tablet arriva al 20%. Il fascino irresistibile della chat 1. La posizione di WhatsApp tra le applicazioni più usate dagli italiani, in base agli utenti attivi ogni mese e al numero di download. Un
WhatsApp: a breve sarà possibile effettuare pagamenti

La possibilità di effettuare pagamenti con il proprio cellulare ormai non sono più una novità! Applicazioni come iMessage e Skype stanno già offrendo questo servizio da diversi mesi e a breve, stando a quanto viene riportato da WABetaInfo, anche WhatsApp offrirà questo servizio. La notizia era già nell’aria e ora, grazie ad uno screenshot reso noto su twitter, veniamo a conoscenza del fatto che tale funzionalità è resa disponibile per alcuni fortunati tester. Ecco lo screenshot: Cosa ne pensate?
Aukey: sconti fino al 76% su Amazon!

Breve comunicato per segnalarvi alcuni sconti davvero molto interessanti su Amazon di alcuni prodotti Aukey! Il primo articolo che vi proponiamo è un Power Bank 5000 che viene offerto oggi con uno sconto del 47%. Ecco una breve descrizione che troviamo su Amazon: USB Type-C: Progettato per sostenere una fornitura di alimentazione più elevata ed efficiente, con un’uscita fino a 5V 2,4A dalla porta USB-A per caricare i tuoi dispositivi Piccolo ma Potente: Contiene una capacità di 5000mAh, può ricaricare un iPhone 7 o un Google Pixel fino a 1,5 volte, un Galaxy S8 fino ad una carica intera o un iPad mini fino al 50% CODICE SCONTO: VWMZWM9D Ecco il link all’acquisto Il secondo prodotto è un Hub USB Type C con due porte USB 3.0 offerto oggi al 76% di sconto. Ecco la descrizione Trasforma una singola porta in due porte USB-C e due porte di dati USB 3.0, offrendo velocità di trasferimento SuperSpeed fino a 5 Gbps Provate la libertà di 5 Gbps SuperSpeed USB su quattro porte disponibili, con rapido trasferimento di file di grandi dimensioni e il funzionamento ottimale di dispositivi collegati CODICE SCONTO: W83KGY2P Ecco il link all’acquisto Il terzo prodotto è un Cavo 2 in 1 USB-C + Micro USB, offerto oggi con uno sconto del 41%. Ecco la descrizione: 【Cavo 2 in 1】CHOETECH Cavo 2 in1 Tipo-C, da Tipo-C / micro USB a USB cavo dati per entrambi i dispositivi supportati Tipo-C è dispositivi micro USB. È più conveniente da usare siccome non avrai più bisogno di portare diversi cavi con te. 【Ampia Compatibilità】Funziona con la maggior parte dei dispositivi dotati di Micro USB è Tipo-C come Samsung Galaxy S8 / S8 Plus, Note 8,Nokia 8,LG G6, G5, HTC 10 e altri. CODICE SCONTO: BERHQTXQ Ecco il link all’acquisto
The Dark Book: l’Hack & Slash ispirato a Medievil

Dopo aver ottenuto un discreto successo sul Play Store, ecco che The Dark Book, il videogioco ispirato a Medievil, fa l’approdo anche sul Microsoft Store in versione universal! L’obiettivo del gioco sarà quello di ritrovare il Libro Oscuro, ma moltissimi mostri, goblin e orchi faranno di tutto per rendervi il percorso il più difficile possibile. Il gioco è stato realizzato con Unity, e conoscendo personalmente il framework, vi posso garantire che è stato molto ben sviluppato. Ecco le caratteristiche principali del gioco: Episodio uno e due Action RPG 3D Open World (Single Player Offline) Parlate con gli NPC per saperne di più sulla storia in questo mondo Dark Fantasy Vari tipi di nemici, ambientazioni, armi e magie Hack’n’ Slash isometrico Mappa e Camera personalizzabili Acquisisci esperienza per far salire di livello il tuo personaggio e diventare più forte contro i tuoi nemici Storia appassionante, che vi offrirà diverse ore di gioco. Multilingua Ed ecco la descrizione che troviamo nello store: The Dark Book is role playing game 100% Offline! Welcome to Morghoth a dark fantasy world where souls have awakened in the heart of Darkness by the fault of a book, The Dark Book! You will start your journey in a remote town, you are the protagonist, the dark hero who faces a thousand adversity to reach the dark power of the book. After your rebirth you will encounter many dark souls, skeletons like you, Mummy, Zombie or Reapers of Souls who give you instructions on how to move in this dark land. Il gioco è disponibile sia per Windows 10 che per Windows 10 Mobile, ma considerando che il gioco è stato pensato per essere giocato su uno schermo touch, la giocabilità dello stesso è di gran lunga superiore sul vostro smartphone che su PC con l’utilizzo di mouse e tastiera! Ecco il link al download per il Microsoft Store: The Dark Book (Free+, Windows Store) → Ed ecco invece il link al download sul Play Store: The Dark Book: RPG Offline (Free+, Google Play) → Ah, quasi dimenticavo. Il gioco è totalmente FREE e privo di pubblicità e soprattutto è stato sviluppato da un italiano, Michele Salvatore Brunetto. Supportiamolo!
Windows 10 S diventa Windows 10 S Mode
Il sistema operativo “leggero” di Microsoft non ha soddisfatto le aspettative e dunque diventerà una modalità dell’OS di bordo, da sbloccare per renderlo completo Microsoft aveva pensato a Windows 10 S come al sistema operativo perfetto per la scuola, da contrapporre a Chrome OS. Da un lato dunque i notebook leggeri con l’interfaccia duttile e versatile di Redmond, dall’altro la folta compagine dei portatili Chromebook, oramai presenti in ogni dove (Italia esclusa) con marchi diversi. Eppure la storia recente del software limitato, con il solo supporto delle app scaricate dal Windows Store, non ha soddisfatto le aspettative del gruppo che presto renderà 10 S una modalità della versione Home o Pro, da sbloccare a seconda delle esigenze. Nella pratica, chiunque acquisterà un dispositivo con Windows 10 S Mode potrà passare senza troppi problemi al programma completo, disabilitando la restrizione inserita di default per alcuni ambiti di utilizzo, come quello scolastico appunto, dove ogni ragazzo potrebbe installare sulla macchina la qualunque, rischiando di far beccare virus e altre infezioni. A pagamento o no Il fatto è che, secondo quanto emerge dai report di chi afferma di aver letto i progetti di Redmond, lo sblocco di 10 S Mode non sarà gratuito per tutti ma solo per i terminali usciti dai negozi con Windows 10 Home, mentre gli utenti Windows 10 Pro dovranno sborsare 49 dollari per ottenere la versione completa. Si tratta solo di indiscrezioni ma Microsoft dovrebbe svelarle al più presto, visto che in tarda primavera è atteso il lancio dello Spring Creators Update, il prossimo aggiornamento del sistema operativo più recente. In occasione della presentazione di novità e feature esclusive, la compagnia potrebbe annunciare anche il pricing di Windows 10 S Mode e relativo posizionamento rispetto a chi ha già un dispositivo potenziato con l’OS della casa. Non è detto poi che il passaggio al software senza restrizioni abbia senso per tutti: 10 S Mode sarà anche limitato ma pure più sicuro, proprio grazie alla possibilità di scaricare e installare esclusivamente le applicazioni controllate e approvate dal team di sicurezza del Windows Store. The post Windows 10 S diventa Windows 10 S Mode appeared first on Data Manager Online.
Con il prossimo Galaxy finirà la famiglia “S”
Un paio di settimane ci dividono dal nuovo Galaxy S9, che potrebbe segnare la fine di una dinastia che ha rilanciato il brand Samsung nel panorama mobile Samsung svelerà Galaxy S9 e Galaxy S9+ il 25 febbraio al Mobile World Congress di Barcellona. Fin qui nulla di nuovo se non fosse che i telefonini in questione potrebbero essere gli ultimi della famosa serie “S”, quella che ha permesso alla coreana di diventare il primo produttore di cellulari al mondo, tenendo ben distanziate Apple e Huawei. A dirlo sono vari analisti del settore, che considerano la gamma di prossima fattura come il tassello finale verso un nuovo modo di concepire la telefonia, che per il gigante si tradurrebbe nella lettera X. Sappiamo infatti che nei laboratori di Samsung ci sono già i prototipi per un innovativo smartphone pieghevole, destinato a chiamarsi proprio Galaxy X; del resto lo stesso CEO dell’azienda, qualche giorno fa, ha spiegato come il business della divisione Mobile si concentrerà, a partire dal 2018, sui display flessibili e gli schermi Oled, anticipando un rapido incremento nella produzione di tale hardware. Cosa succederà La situazione è questa: come il suffisso “S” ha guidato lo sviluppo del marchio in anni cruciali per il passaggio dai featured phone agli smartphone, così “X” aprirà una nuova era della telefonia, che guarda a tecnologie futuristiche e avanzate, seguendo il sentiero che Samsung ha percorso nell’ultimo decennio. Secondo gli analisti, la coreana semplificherà il naming dei suoi prodotti lasciando che alla fatidica lettera si affianchi semplicemente l’anno di produzione; nel nostro caso dunque Galaxy X 2018, qualora il Ten della casa dovesse palesarsi prima o poi quest’anno, magari anticipandosi in qualche modo al Mobile World Congress. A dire il vero, lasciar morire la serie “S” sostituendola del tutto con la “X” potrebbe non essere la scelta migliore. Ancora oggi ci sono consumatori che non vedono di buon occhio le rivoluzioni tout-court, preferendo cambiamenti meno netti e più dilungati nel tempo. Non è un caso se la rivale di sempre, Apple, abbia portato a casa notevoli risultati in merito alle vendite di iPhone 8 e iPhone 8 Plus, nonostante a questi fosse contrapposto il ben più accattivante iPhone X che, ritagliandosi un certo pubblico, non ha pestato i piedi ai modelli classici. Avrebbe senso allora portare avanti entrambe le idee, Galaxy S9 da una parte, Galaxy X 2018 dall’altra, per poi abbandonare la flotta odierna ma solo a mercato maturo. The post Con il prossimo Galaxy finirà la famiglia “S” appeared first on Data Manager Online.
Microsoft Edge poco utilizzato? La colpa è anche di Google!

Nonostante Microsoft Edge sia un passo in avanti rispetto al buon caro vecchio Internet Explorer e sia migliorato aggiornamento dopo aggiornamento, non riesce nemmeno lontanamente a raggiungere il numero di utenti posseduto dagli altri browser più famosi. Ad oggi, Edge risulta un ottimo programma per navigare in Internet in quanto ha parecchie funzionalità esclusive quali la modalità lettura, la possibilità di prendere appunti con la penna o di decidere il nome del file da salvare direttamente dalla prima schermata. Inoltre, stando a test del tutto imparziali e affidabili effettuati su alcuni PC, il browser di casa Microsoft risulta essere molto più veloce, più leggero, meno esoso di risorse e più sicuro se confrontato a Chrome. Tuttavia, guardando le statistiche pubblicate di recente da Netmarketshare, si può notare come Edge abbia uno share troppo basso e una crescita troppo lenta. La colpa è (anche) di Goolge! Ebbene si, lo scarso successo di Microsoft Edge è in parte dovuto anche a Google che, evidentemente, cerca di boicottarlo con tutti i mezzi che ha a disposizione con il solo scopo di favorire il proprio software. In realtà gli utenti Microsoft non hanno mai avuto belle esperienze con Google; se siete o siete stati in passato utilizzatori di device Windows Phone o Windows 10 Mobile vi sarete certamente resi conto che l’azienda di Mountain View non ha mai rilasciato un’applicazione ufficiale per i suoi servizi, che ricordiamo sono tra i più noti e utilizzati al mondo e, questo, Google lo sa benissimo e cerca di sfruttarlo a proprio vantaggio. Youtube Ritornando al discorso dei browser, è doveroso partire dal sito web di Youtube che soffre di evidenti problemi di prestazioni su Edge che costringono gli utenti a navigare tra i vari menu con molta lentezza e, inoltre, non supporta nemmeno le anteprime video introdotte vari mesi fa. Un’altra mancanza importante riguarda Youtube Studio Beta, un servizio che consente di tenere traccia i guadagni e le statistiche del proprio canale, che non risulta essere compatibile con tale browser: Google Earth Persino Google Earth non funziona e non risulta essere compatibile. Se provate, infatti, ad andare sul sito web mediante Microsoft Edge potrete notare un messaggio che vi invita gentilmente a scaricare Chrome. Per chi non lo sapesse, Google Earth è un altro servizio molto utilizzato che permette di visionare una mappa 3D del nostro pianeta con tanto di ricostruzioni tridimensionali degli edifici e ricerca sui luoghi storici, tutte caratteristiche interessanti e difficili da trovare altrove. Pop-up fastidiosi Il motore di ricerca Google, che è anche il sito più visitato al mondo con ben 28 miliardi di click al mese, se utilizzate il browser di casa Redmond vi mostrerà, direi anche in modo abbastanza fastidioso, un pop-up che ha il fine di pubblicizzare Chrome. Non solo su google.com, questo appare su tutti i prodotti di Mountain View, Youtube compreso. Anche Microsoft ha provato a inserire nei propri domini un avviso simile ma è praticamente ovvio che non può per nulla avere gli stessi effetti; provate a paragonare le visite che riceve google.com, e youtube.com con microsoft.com… Cosa ne pensate? Siete d’accordo? Fatecelo sapere nei commenti!