Cybersecurity, il piano del ministro Trenta ‘Così combattiamo la guerra cibernetica’

Il ministro della Difesa, Elisabetta Trenta, nell’illustrare in Parlamento le linee programmatiche del Dicastero, ha posto grande attenzione alla cybersecurity: ‘la minaccia cyber è un imprescindibile fattore di rischio per il Paese. E’ necessario continuare ad investire in tecnologia per contrastare in maniera efficace la cyber guerra’. L’Italia come può difendersi dalla nuova guerra in atto, quella cibernetica? “Con la resilienza e il dual use”, queste sono le due parole chiave della strategia messa in campo dal ministero della Difesa, guidato da Elisabetta Trenta. Resilienza e duplice uso affinché la Difesa non sia considerata più solo uno strumento militare, bensì un vero e proprio Sistema: integrato, connesso e a più livelli. Il ministro, nell’illustrare alle Commissioni congiunte di Camera e Senato le linee programmatiche del Dicastero, ha spiegato come cambia la mission della Difesa proprio per fronteggiare le nuove minacce cyber. Dall’ultimo decennio a oggi, ha spiegato Trenta, alla Difesa viene sempre più chiesto di mettere a disposizione degli altri ministeri le proprie competenze e capacità per lo svolgimento di compiti non militari, proprio nell’ambito più ampio del concetto di resilienza. “Le nuove minacce che ci troviamo di fronte esigono questo tipo di preparazione e il mio lavoro, in questo senso, sarà finalizzato a rendere l’Italia un Paese più sicuro sotto ogni aspetto, incluso il campo cibernetico” ha detto il ministro Trenta. “Con resilienza”, ha spiegato, “mi riferisco alla capacità di adattamento dell’intero apparato statale, quindi di resistere e reagire a tutto ciò che possa turbarne la sicurezza, la stabilità interna e la governabilità attraverso l’opera concorsuale delle attività che ricadono principalmente nell’ambito delle aree di competenze dei vari ministeri a supporto del Presidente del Consiglio nella sua veste di Autorità Nazionale per la Sicurezza”. “Dual Use”, invece, ha specificato il numero uno della Difesa “intesa come la consapevolezza di dover sostenere, e al contempo ampliare, le opportunità di duplice uso delle capacità della Difesa per scopi non militari e a supporto, appunto, della resilienza stessa”. La cyber defence centrale nell’azione di Governo Nella prima occasione di “dialogo” col Parlamento il ministro della Difesa ha spiegato in che modo la cyber defence è e sarà centrale nell’azione di Governo: “La minaccia cyber è un imprescindibile fattore di rischio per il Paese ma anche di grandi opportunità di investimento, aumentando il nostro grado di difesa e sicurezza. In linea con il processo di sviluppo delle tematiche di Cyber Defense in ambito NATO e in generale con i programmi di ‘trasformazione digitale’, la Difesa ha già delineato le esigenze operative per rafforzare la sicurezza dello spazio cibernetico. In particolare, sono stati avviati una serie di programmi di acquisizione per accedere a strumenti operativi ad alto contenuto tecnologico in grado di assicurare la protezione, la resilienza e l’efficienza delle reti e dei sistemi informativi gestionali e operativi della Difesa”, ha spiegato il ministro Trenta, che ha evidenziato la forte necessità di continuare ad investire nelle tecnologie di ultima generazione per combattere efficacemente la cyber guerra: “In tale quadro, è necessario continuare ad investire, al fine di potenziare ulteriormente le dotazioni strumentali e organizzative di protezione cibernetica e sicurezza informatica, incrementando progressivamente la capacità di contrastare in maniera efficace le minacce. Le linee programmatiche del Ministero della Difesa 20”. “È poi imprescindibile il conseguimento di capacità operative che andranno a supportare il neocostituito Comando Interforze per le Operazioni Cibernetiche (CIOC)”, ha dichiarato il ministro. Le altre ‘armi’ in campo Inoltre, ha annunciato Trenta, sarà promossa la pianificazione e l’implementazione di una vera e propria Strategia Nazionale Sistemica per il potenziamento della Sicurezza Collettiva e della Resilienza Nazionale, da sviluppare attraverso la collaborazione fra Ministeri, ma anche con l’Industria, l’Accademia, la Ricerca e il settore privato. “Vogliamo che il concetto di ‘difesa’ che conosciamo diventi un vero e proprio Sistema e si inserisca nel concetto di sicurezza collettiva dell’intero Sistema-Paese, nel cui ambito gli altri Dicasteri condividano le proprie capacità nell’esclusiva tutela degli interessi nazionali” ha concluso il Ministro. Fonte: Key4Biz.it
L’industria del libro, un disastro. Come la competizione dei media digitali sta schiacciando l’editoria

Netflix e Amazon hanno stravolto l’industria del libro. Il motivo? Una volta i media erano separati, ciascuno era per conto suo sul proprio canale di distribuzione. Oggi tutto è cambiato. Tutti i media sono insieme e competono nello stesso ambiente: uno schermo connesso a Internet. Il libro sarà ucciso da Netflix? Una manciata di dati ci danno la misura della incredibile crescita di Netflix e dello streaming video nelle preferenze dei consumatori di prodotti culturali. 125 milioni di nuclei familiari nel mondo hanno un abbonamento a Netflix. Considerando che Netflix consente di condividere, per qualche euro in più al mese, un abbonamento fino a 4 utenti, si può tranquillamente moltiplicare per qualcosa questa già sbalorditiva cifra. Netflix consuma il 37% dell’intera banda di Internet, più del doppio del suo più prossimo concorrente, YouTube. Se mettiamo insieme i servizi di streaming video, succede che esso consuma il 76,3 per cento della banda globale in downstream. Però, il dato, forse più rilevante, è che il tempo trascorso su Netflix da una famiglia sfiora le due ore giornaliere. È grande parte del tempo libero di una persona. Quest’anno per la produzione di originals (film e serie TV) Netflix ha investito 13 miliardi di dollari, più di qualsiasi altro gruppo che opera nell’industria culturale. La società di Los Gatos punta al 100% del nostro tempo non lavorativo. Dall’altra parte succede che il tempo che le persone possono dedicare al consumo di cultura non è aumentato nel corso degli anni. Speriamo che ce ne liberino un po’ i robot. Viene allora da chiedersi, a chi sta mangiando il pasto Netflix. Senz’altro ai libri. Lo sta mangiando perché, come non si stanca di ripetere Jeff Bezos, nel nuovo scenario digitale “i libri non competono soltanto con i libri. I libri competono con i videogiochi, la televisione, i film, Facebook, i blog, i siti gratuiti di notizie e tanto altro ancora”. È proprio cambiato lo scenario competitivo dei media. Una volta i media erano separati, ciascuno era per conto suo sul proprio canale di distribuzione. Un contenuto competeva solo con un contenuto affine. Oggi tutto è cambiato. Tutti i media sono insieme e competono nello stesso ambiente: uno schermo connesso a Internet. Che Netflix stia mangiando davvero l’industria del libro ce lo dicono le statistiche del mercato più importante e predittivo, quello americano. La fiction a picco Dal 2012 al 2017, in appena cinque anni, la fiction ha perduto un quinto del proprio valore. Ad aggravare il quadro generale nel 2017 è successo che sono mancati i bestseller, che sono il vero e proprio motore dell’industria. Come l’industria del cinema hollywoodiana non esiste al di fuori dei blockbuster e dei sequel, così l’industria del libro di New York è poca cosa senza i bestseller e il drappello di autori che stravendono replicando uno dopo l’altro i successi e i contenuti che gli hanno fatto conquistare una base massiccia di consumatori fedeli. In una recente intervista Jonathan Franzen, una delle grandi eccellenze della fiction letteraria globale, ha riferito che le vendite dei suoi libri dal 2002 sono in un rapporto inverso al successo di critica che hanno ottenuto. Il suo romanzo del 2001, Le correzioni, ha venduto 1,6 milioni di copie, ma l’ultimo apprezzatissimo lavoro, Purity, non è arrivato a 300 mila copie. Le analisi delle cause sarebbe lunga, ma al fondo c’è che la gente compra e legge sempre meno libri e quindi il problema che ha l’ecosistema del libro è quello di conquistare un nuovo pubblico, un pubblico che vive culturalmente sulla rete. Fortunatamente, nel 2017, è stata proprio la non-fiction ad evitare il peggio grazie ai libri su Trump, che si rivela una sorta di benedizione per l’industria editoriale. Il libro di James Comey, ex-direttore FBI bruscamente licenziato da Trump, ha venduto 600 mila copie nella prima settimana, mentre Fire and Fury, del giornalista Michael Wolff bersagliato dai twitter di Trump, veleggia verso i 2 milioni di copie. Sono risultati impensabili per la non-fiction. Forse sono proprio le improbabili storie del controverso presidente americano, la fiction del momento. In fin dei conti, la sua presidenza non è un reality show ben sceneggiato? E non è un caso che proprio un ex-presidente, Bill Clinton, si sia associato con l’autore campione assoluto d’incassi, James Patterson (350 milioni di libri venduti) per confezionare un thriller politico-istituzionale la cui prima tiratura ha superato il milione di copie. Chi sa se funzionerà da solo come iniezione di adrenalina nel corpo anemico della fiction. L’immiserimento degli autori Andiamo adesso nel Regno Unito dove un’associazione che tutela gli interessi degli autori ha condotto un’indagine sui ricavi di 5500 scrittori professionisti. Dal 2005 i loro ricavi hanno subito una flessione del 43% e l’introito medio annuo degli intervistati ha superato appena le 10mila sterline, un reddito che li colloca nell’area della povertà. Anche in questo ambito professionale si riproduce il gap nella distribuzione della ricchezza che affligge le economie terziarie. Pochi soggetti, gli scrittori bestseller, si appropriano della grande maggioranza delle risorse create dal business, lasciando a grande distanza la massa. Le conseguenze sono pesantissime per la cultura e l’industria della creatività. Sempre più scrittori dovranno cercare nuovi sbocchi come pennivendoli o omologarsi alla bestseller economy che respinge le idee più originali e innovative in una corsa mimetica che lascia parecchie vittime. Volano gli audiolibri Mentre gli ebook dei grandi editori si confermano in calo brutale e competono con il libro nel collezionare segni negativi, sono proprio gli audiobook il fenomeno più esplosivo dell’industria. Come dice il book critic del New York Times, Alexandra Alter, sembrano gli ebook delle origini, quando il mercato cresceva di un terzo ogni anno. Il successo degli audiobook, che ha colto di sorpresa gli stessi operatori del settore, la dice lunga sulle nuove abitudini dei consumatori. Gli audiolibri, sono pur sempre dei libri e quindi una conferma che l’essenza del libro non è in crisi come la sua fenomenologia. Gli audiolibri, però, sono dei libri speciali nel formato e nel contenuto. Possono esser
Dai selfie alle chat, il vademecum del Garante Privacy per proteggersi in vacanza

Estate alle porte, il Garante Privacy pubblica un vademecum per tutelarsi in vacanza da tutti gli utilizzi a rischio dei device digitali che ci accompagnano in vacanza. Di seguito la scheda pubblicata sul sito dell’Autorità. Sotto il sole estivo, non esporsi troppo con selfie e foto: protezione alta soprattutto per i minori.Non tutti vogliono apparire on line, essere riconosciuti o far sapere dove e con chi si trovano durante le ferie estive. Se si postano foto o video in cui compaiono altre persone, è sempre meglio accertarsi prima che queste siano d´accordo, specie se si inseriscono anche dei tag con nomi e cognomi. E’ abitudine diffusa condividere foto e video dei propri figli. E’ bene essere sempre consapevoli che le immagini dei minori pubblicate on line possono finire anche nelle mani di malintenzionati: meglio quindi evitare di “postarle”, oppure almeno utilizzare alcune accortezze, come rendere irriconoscibile il viso del minore (ad esempio, posizionando sopra una “faccina” emoticon) o limitare le impostazioni di visibilità delle immagini solo alle persone fidate. Geolocalizzati anche in ferie? Per gli amanti della riservatezza che non vogliono far sapere dove sono durante le vacanze estive, il suggerimento è disattivare le opzioni di geolocalizzazione di smartphone e tablet(se non indispensabili per specifici servizi), oltre a quelle dei social network utilizzati. I “social-ladri” non vanno in vacanza.Postando sui social network informazioni sulle vacanze si potrebbe far sapere ad eventuali malintenzionati che la propria casa è vuota. Il pericolo aumenta se poi si scrive anche quando si parte e per quanto tempo si resterà in ferie. Il suggerimento è innanzitutto quello di evitare di diffondere on line informazioni molto personali, come ad esempio l´indirizzo di casa o le foto del proprio appartamento. Non “abbandonare” la tua casa. Se sono presenti in casa prodotti e sistemi domotici, è importante ricordare che i questi utili dispositivi – al pari di tutte le tecnologie connesse online – sono potenzialmente esposti ad attacchi informatici, virus e malware. Laddove possibile, è quindi bene assicurarsi che siano protetti, ad esempio impostando password sicure e aggiornando costantemente il software per garantire una maggiore protezione. Prima di partire si può decidere di spegnere o disconnettere i dispositivi smart che non è strettamente necessario restino attivi. Per quelli che restano operativi, si possono eventualmente impostare sistemi di alert per controllare anche a distanza il loro funzionamento e magari monitorare anche lo stato della casa. Metti anche la privacy in valigia. Anche in vacanza, è bene controllare le impostazioni privacy dei social network utilizzati, limitando magari la visibilità e la condivisione dei post ai soli amici. Altra buona regola è fare attenzione a non accettare sconosciuti nella cerchia di amicizie on line. In generale, se disponibili, è bene attivare particolari misure di sicurezza come, ad esempio, il controllo degli accessi al proprio profilo social o un codice di sicurezza da ricevere via sms o e-mail nel caso si acceda ai social network da dispositivi diversi da quelli abituali. In questo modo è possibile accorgersi in tempo di eventuali accessi abusivi alle proprie pagine social personali e di furti di identità. Durante un viaggio può capitare di utilizzare il pc di un Internet café o una postazione web messa a disposizione dall’albergo per controllare l’e-mail personale o i propri profili social. E’ importante in questi casi ricordare – una volta terminata la consultazione – di “uscire” dagli account, rimuovendo così ogni impostazione che consenta di salvare le proprie credenziali nei browser di navigazione. Attenzione ai “pacchi”. E´ bene fare attenzione a eventuali messaggi che contengono offerte straordinarie riguardo viaggi e affitti di case per le vacanze da ottenere, ad esempio, cliccando su link che richiedono dati personali o bancari. Virus informatici, software spia, ransomware e phishing possono essere in agguato. In generale, se si utilizzano servizi online per prenotare hotel, viaggi aerei, automobili a noleggio, ecc., è più prudente usare carte di credito prepagate o altri sistemi di pagamento che permettono di evitare la condivisione di dati del conto bancario o della carta di credito. E’ inoltre utile impostare sistemi di alert che avvisano in tempo reale delle transazioni che avvengono sul conto o sulla carta di credito, per accorgersi di eventuali addebiti non autorizzati e, nel caso, rivolgersi subito alla propria banca o al gestore delle carte. Altra accortezza importante è controllare che l’indirizzo internet dei siti su cui si fanno pagamenti on line non appaia anomalo (ad esempio, verificare se non corrisponde al nome dell’azienda che dovrebbe gestirlo) e se vengono rispettate le procedure di sicurezza standard per i pagamenti on line (ad esempio, la URL – cioè l’indirizzo – del sito deve iniziare con “https” e avere il simbolo di un lucchetto). App-prova di estate.In vacanza molti utenti di smartphone e tablet scaricano film, app per giochi, suggerimenti turistici, ecc.. Questi prodotti possono anche nascondere virus o malware (cioè, software pericolosi). Per proteggersi, buone regole sono: scaricare le app dai market ufficiali; leggere con attenzione le descrizioni delle app (se, ad esempio, nei testi sono presenti errori e imprecisioni, c’è da sospettare); consultare eventuali recensioni degli altri utenti per verificare se sono segnalati problemi di sicurezza dei dati nell’uso di una determinata app, di una piattaforma per il download di film, di un sito, ecc.; evitare che i minori possano scaricare film, app o altri prodotti informatici da soli, magari impostando limitazioni d’uso sul loro smartphone o creando profili con impostazioni d’uso limitate se usano quello dei genitori. Per chi non può proprio vivere senza wi-fi. Se si usano le connessioni offerte da bar, ristoranti, stabilimenti balneari e hotel e non si è certi degli standard di sicurezza impostati per proteggere il wi-fi da virus e rischi di intrusione, meglio adottare alcune accortezze, come evitare di accedere a servizi online che richiedono credenziali di accesso (ad esempio, alla propria webmail, ai social network, ecc.), fare acquisti on line con la carta di credito oppure utilizzare il conto bancario on line. Scegliere una protezione alta per non rimanere “scottati”. Aggiornamenti software costanti e programmi antivirus, magari dotati anche di anti-spyware e anti-spam, possono essere buone precauzioni per evitare furti di dati o violazioni della privacy. E´ bene mantenere aggiornati anche i sistemi operativi di
Google sta costruendo il suo cavo sottomarino che collega gli Usa alla Francia

Il cavo transatlantico di proprietà sarà pronto nel 2020 e servirà a connettere tutti i data center della tech company Usa sulle due sponde fra Stati Uniti ed Europa. Google, come del resto fanno tutte le maggiori tech company globali, partecipa spesso alla costruzione di nuovi cavi sottomarini per essere proprietaria della connettività che collega i suoi molteplici data center sparsi nel mondo. Questi cavi di norma sono realizzati e posseduti da consorzi di aziende diverse e talvolta vengono condivisi anche con la concorrenza. Adesso, però Google sta costruendo in autonomia un nuovo cavo sottomarino per collegare le coste statunitensi di Virginia Beach con la costa francese. Lo scrive il sito specializzato Techcrunch.com. Si tratta del quarto cavo sottomarino privato di Google. I primi due avevano una portata nettamente inferiore, per quanto il cavo denominato “Curie” colleghi Los Angeles al Cile. Il nuovo cavo transatlantico, battezzato “Dunant” (così chiamato in nome del vincitore del Premio Nobel per la Pace e fondatore della Croce Rossa) dovrebbe essere pronto per il 2020. Arriverà in Francia, ma di fatto partendo dalla Virginia concluderà il suo percorso raggiungendo il Belgio, aggiunge Techcrunch.com. TE SubCom è il contractor del progetto, per un totale di 4mila miglia di cavi in fibra sottomarini. Come precisato da Google, essere proprietario dei cavi consente all’azienda di posare i cavi direttamente fino ai suoi data center, senza l’obbligo di considerare le esigenze di altri partner come avverrebbe in un consorzio. Essere proprietario dei cavi significa inoltre possedere l’intera capacità di banda per l’intera durata della rete, che ha un tempo di vita medio compreso fra 15 e 25 anni. Fonte: Key4Biz.it
Banda ultralarga, fondo Ue svilupperà investimenti per 1 miliardo di euro in cinque anni

Partecipano Commissione europea, BEI, KfW, la nostra Cassa depositi e prestiti e la francese Caisse des Dépôts. Il fondo servirà al raggiungimento degli obiettivi europei per il 2025 e la Gigabite society. Arrivano nuove risorse per il fondo dedicato alle infrastruture per la banda ultralarga in Europa che nelle intenzioni della Commissione europea, della Banca per gli investimenti (BEI), della Kreditanstalt für Wiederaufba (KfW), istituto di credito nato per la ricostruzione nel 1948), della nostra Cassa depositi e prestiti e dell’analoga francese Caisse des Dépôts, dovrà riuscire a mobilitare oltre 1 miliardo di euro di risorse entro i prossimi cinque anni. Si tratta del “Connecting Europe Broadband Fund”, fondo gestito da Cube Infrastructure Managers, che partirà con una dotazione iniziale di 420 milioni di euro e che, secondo una nota ufficiale di Bruxelles, sarà in grado di attrarne altri 500 milioni in breve tempo. Uno strumento utile a soddisfare la crescente domanda di finanziamenti di progetti dedicati alla banda larga e ultralraga in tutta Europa, ma anche alla realizzazione di infrastrutture di nuova generazione diffuse, sicure ed efficienti sotto diversi punti di vista (economico, ambientale, energetico, sociale). L’iniziativa rientra nell’ambito dei Fondi europei per gli investimenti strategici, gli Efsi ( European Fund for Strategic Investments), che rappresentano a loro volta uno dei pilastri centrali del Piano investimenti per l’Europa (Investment Plan for Europe) I partner del fondo così hanno suddiviso i loro impegni finanziari: la Commissione europea ha investito 100 milioni di euro, l’EIB 140 milioni, la nostra Cassa 50 milioni, come anche 50 milioni la Caisse francese e la KfW. Ulteriori 5 milioni arriveranno dal Cube e altri 25 milioni circa da investitori privati. Gli investimenti dovrebbero essere destinati ai progetti dedicati alla promozione della connettività in Europa in linea con gli obiettivi del 2025 per la Gigabit Society, tra cui una rete da 1 GB per le scuole, la rete nelle aree rurali e svantaggiate, lo sviluppo di nuovi servizi digitali. Fonte: Key4Biz.it
Cosa fanno, cosa cercano e cosa rischiano i bambini su internet?

Dalle ricerche condotte negli ultimi mesi a livello globale, i contenuti video sono quelli che destano maggiore attenzione online nei bambini, raggiungendo il 17% delle ricerche totali, con la possibilità che i bambini finiscano per guardare video con contenuti inappropriati. La scuola è finita e bambini e ragazzi hanno più tempo libero per giocare e rilassarsi, ma anche per usare dispositivi tecnologici e navigare online. Ma cosa cercano i bambini su Internet? Se lo è chiesto Kaspersky Lab che ha recentemente realizzato un nuovo report analizzando i dati rilevati dalle soluzioni e dai moduli con funzionalità di protezione dei minori dei propri prodotti. Il report mostra le attività online dei bambini, segnalando le differenze dei vari tipi di ricerche a seconda della lingua e sottolineando l’importanza di proteggerli quando stanno navigano su Internet. Ad esempio, dalle ricerche condotte negli ultimi mesi a livello globale, i contenuti video sono quelli che destano maggiore attenzione online, raggiungendo il 17% delle ricerche totali, e, sebbene molti di questi possano essere innocui, è comunque possibile che i bambini finiscano per guardare video con contenuti inappropriati. Il report presenta i risultati delle ricerche degli ultimi 6 mesi nelle dieci lingue più popolari (da novembre 2017 a maggio 2018): i dati mostrano che la categoria video e audio – che comprende le richieste relative a qualsiasi contenuto video, servizi di streaming, video blogger, serie e film – è tra quelle più “cercate” dai più piccoli (il 17% delle ricerche totali). Il secondo e il terzo posto sono rispettivamente occupati dai siti di traduzione (14%) e di comunicazione (10%). È interessante notare che i siti web di giochi si posizionano al quarto posto, generando solo il 9% delle richieste di ricerca totali. Inoltre, si può anche notare una chiara differenza linguistica nelle richieste di ricerca: ad esempio, i siti web di video e musica sono tipicamente ricercati in inglese, il che può essere spiegato dal fatto che la maggior parte dei film, serie TV e gruppi musicali hanno nomi inglesi. Invece i bambini di lingua spagnola eseguono più richieste di siti per traduzioni, mentre i servizi di comunicazione sono per lo più ricercati da chi usa la lingua russa. I bambini di lingua cinese sono quelli che cercano maggiormente servizi educativi, mentre i bambini francesi sono più interessati ai siti web di sport e giochi. Le richieste in lingua tedesca dominano nella categoria “shopping”, mentre il numero principale di ricerca di contenuti a carattere pornografico sono in arabo, mentre quelle che riguardano gli anime sono in giapponese. Oltre ad analizzare le ricerche, il report di esamina anche i siti web che i bambini hanno visitato, o tentato di visitare, con contenuti potenzialmente dannosi. I dati mostrano che i siti di comunicazione (come ad esempio i social media, i servizi di messaggistica o le email) sono stati quelli più visitati dai PC con il “controllo genitori” attivato, riguardando il 60% dei casi negli ultimi 12 mesi. Tuttavia, la percentuale di questa categoria sembra essere in calo di anno in anno, poiché i dispositivi mobili ricoprono un ruolo sempre più importante nelle attività online dei più piccoli. La seconda categoria più popolare di siti web visitati da questi utenti è quella “software, audio e video” (pari al 22%). I siti web con questo tipo di contenuto sono diventati molto più popolari rispetto all’anno scorso, quando era solo la quinta categoria più popolare, con una percentuale pari al 6%. Il terzo posto è occupato dalla categoria “alcol, tabacco e siti web sulle droghe” (6%), una novità rispetto ai risultati dello scorso anno e rispetto allo stesso periodo. La tendenza ad utilizzare maggiormente i dispositivi mobile per connettersi a Internet è nuovamente evidenziata nelle cifre relative ai siti web di gioco, che ora sono solo al quarto posto nella lista dei siti visitati da PC, corrispondendo al 5% dell’attività online. Considerato che i bambini mostrano sempre più una preferenza per i giochi su dispositivi mobile piuttosto che per i giochi per computer, quest’ultima categoria perderà progressivamente l’interesse dei piccoli utenti nei prossimi anni. Fonte: Key4Biz.it
La nuova versione di WhatsApp sarà antispam e (si spera) anti fake news

Si chiama Suspicious Link Detection ed è il nuovo tool (ancora non disponibile) sviluppato da WhatsApp per rilevare link sospetti a spam e messaggi falsi all’interno delle chat. Intanto in India è psicosi per colpa della fake news che si diffondono sull’app di messaggistica. Suspicious Link Detection è il nuovo tool che WhatsApp sta cercando di sviluppare per rilevare link sospetti e messaggi che contengono spam all’interno delle chat. Secondo il blog Wabetainfo il nuovo aggiornamento avviserà gli utenti nel caso che un messaggio ricevuto contenga elementi pericolosi, e sarà marcata di rosso con l’avvertimento “link sospetto” in cui si spiegano le stranezze rilevate. L’obiettivo è dare alla community del social media uno strumento utile per proteggersi meglio dalle campagne malware, ransomware, dalla propaganda e dalle Fake News. L’aggiornamento, comunque, non dovrebbe essere disponibile prima di uno o due mesi. La piattaforma vuole essere sicura che funzioni a dovere e nel frattempo potrebbe dotarlo di altre funzionalità, come riporta wabetainfo, in futuro ci potrebbe essere la possibilità da parte di tutti i fruitori del servizio di segnalare quei pericoli che il sistema non riesce a rilevare in automatico. Fake news su WhatsApp: il caso di isteria in India In passato il social network ‘Bufala’ per eccellenza è stato Facebook. Ma in India, WhatsApp sta avendo più di un problema. Da qualche mese il Paese sta assistendo ad un susseguirsi di omicidi dovuti alla diffusione di notizie false su WhastApp, creando un proprio caso nazionale. Recentemente una folla ha ucciso cinque uomini sospettati di essere rapitori di bambini. Analoghi omicidi sono avvenuti in almeno 11 stati indiani negli ultimi due mesi, dove la diffusione sulla sua piattaforma di notizie false, hanno ispirato il linciaggio di oltre 20 persone denunciate di essere trafficanti di minori. WhatsApp si è detto “inorridito” dalla violenza e ha promesso un’azione rapida. Il social ha acquistato spazi pubblicitari sui giornali locali e pubblicato “consigli facili” per distinguere un fatto vero da uno verosimile. Gli annunci a pagina intera, pubblicati in inglese, hindi e in altre lingue, includono suggerimenti per individuare notizie false su WhatsApp. L’India è il mercato più grande di WhatsApp, con oltre 200 milioni di utenti che inviano un miliardo di messaggi crittografati ogni giorno, ed è considerato il più grande mercato di app del mondo. Inoltre continua a crescere: ci sono oltre un miliardo di abbonati a internet che utilizzano un’ampia varietà di piattaforme di social media. La settimana scorsa, il ministro indiano della Tecnologia dell’Informazione e della Giustizia, Ravi Shankar Prasad, ha tweettato che WhatsApp deve concentrarsi sugli “aspetti legati alla sicurezza” delle sue operazioni nel paese. Speriamo che il nuovo aggiornamento migliori la situazione. Fonte: Key4Biz.it
Edilizia 4.0, Toninelli ‘Grazie a digitale risparmi annuali per oltre 32 miliardi di euro’

Federcostruzioni: l’Edificio 4.0 consentirà risparmi tra il 13 e il 21% nelle fasi di progettazione e costruzione, e tra il 10 e il 17% nella fase della gestione del patrimonio. Il messaggio del Ministro delle Infrastrutture: “attraverso la costruzione digitale si migliora la qualità della vita dei cittadini”. Oggi le nuove tecnologie 4.0 e le soluzioni che abilitano la trasformazione digitale rappresentino una reale opportunità di crescita e lavoro anche per il settore dell’edilizia, assicurando costruzioni e abitazioni più sicure e sostenibili, costi contenuti per i cittadini e la Pubblica Amministrazione, con una migliore e più trasparente organizzazione. Il tema smart buildings è arrovatp anche nel nostro Paese, forse in leggero ritardo rispetto ad altri grandi partner europei e agli USA, e se n’è parlato in maniera approfondita in occasione del convegno “Edificio 4.0: Costruire digitale per un’Italia più sociale, più sicura”, svoltosi qualche giorno fa a Roma. All’interno dell’evento, organizzato da Federcostruzioni, la federazione di Confindustria che riunisce le categorie produttive più significative del mercato edile e infrastrutturale, è stato presentato un Manifesto di 10 proposte operative per la digitalizzazione del settore costruzioni. Secondo i dati elaborati dal Boston Consulting Group, l’Edificio 4.0 consentirà risparmi che possano variare dal 13 al 21% nelle fasi di progettazione e costruzione, e dal 10 al 17% nella fase della gestione del patrimonio. In un messaggio inviato ai partecipanti al convegno, il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Danilo Toninelli, ha affermato: “Senza una edilizia di qualità e senza buone opere pubbliche, il Paese non va avanti. Oserei dire che è come un corpo senza scheletro. Ed è per questo che il mio ministero è impegnato a introdurre importanti correttivi al Codice degli Appalti. Occorre snellire il fronte amministrativo, penso soprattutto al Cipe. Ci sono opere che non riescono a partire, che sono ferme, in ritardo o incompiute a causa delle lentezze burocratiche” “Dal suo inizio, nel 2008, il comparto pesava per l’11% del Pil, oggi siamo intorno all’8%. I posti di lavoro, tra dipendenti e indipendenti, sfioravano i 2 milioni e adesso sono meno di 1 milione e mezzo”. Per il rilancio del settore, il Ministro Toninelli ha spiegato che intende puntare sul rafforzamento degli investimenti pubblici in seno alla domanda aggregata e sulle piccole opere diffuse sul territorio, “quelle che aiutano davvero la crescita”. Stop al consumo di suolo. Sì alla gestione sostenibile del suolo occupato e alla rigenerazione urbana. Questa è la sfida di innovazione che attende il Mit per aiutare il settore a ripartire: “Con la consapevolezza che attraverso la costruzione digitale sia possibile migliorare la qualità della vita dei cittadini”. Tra gli strumenti strategici, individuati dal Ministro Toninelli, per far fare un salto di qualità agli appalti pubblici, c’è il BIM, il Building information modelling, che nelle fasi di progettazione e costruzione, può prevenire in modo sostanziale gli errori di progettazione e costruzione, con un risparmio annuale dei costi di realizzazione delle opere anche fino a 32,2 miliardi di euro. “Lavorerò duramente alla diffusione della digitalizzazione nel settore delle costruzioni”, ha infine dichiarato il Ministro, “Perché se nell’industria è già stato avviato un importante processo di trasformazione, anche la filiera delle costruzioni deve guardare al futuro. Edifici intelligenti integrati in un Quartiere intelligente rappresentano un primo passo verso la città elettrica intesa come un insieme di “sistemi intelligenti” che agiscono e interagiscono in maniera preventiva”. Fonte: Key4Biz.it
Pubblicità online, accordo Agcom-IAP per regolare influencer e gioco d’azzardo

L’Autorità ha siglato un’intesa con l’Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria per collaborare sulla co-regolazione della corretta comunicazione commerciale in Rete. Un accordo quadro per monitorare i messaggi commerciali che circolano online. Questo il senso dell’intesa sottoscritta dall’Agcom con L’Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria (IAP)che punta all’autoregolamentazione e alla co-regolamentazione, in linea con quanto succede in Europa, come strumenti che possano contribuire ai meccanismi legislativi, giudiziari e amministrativi per tutelare l’interesse pubblico e in primo luogo quello dei consumatori in Rete. Si tratta peraltro del primo accordo che l’Autodisciplina sigla con un’Autorità qual è l’Agcom, e la speranza è che la collaborazione possa estendersi anche all’Antitrust per dare più peso all’iniziativa, tanto più che in altri paesi europei gli accordi fra Autorità e Istituti di Autodisciplina sono la normalità. Nella nota emanata dall’Agcom si legge che “Nell’ambito delle rispettive competenze, il documento prevede in particolare che Agcom e Iap approfondiscano tematiche di carattere tecnico, regolamentare ed economico riguardo alla comunicazione commerciale; cooperino in attività di analisi e approfondimento finalizzate a una trasparente e corretta comunicazione commerciale; collaborino nell’analisi di strumenti di identificazione della comunicazione commerciale e dei relativi obblighi; organizzino seminari e attività di formazione nelle materie di interesse comune”. Il perimetro dell’accordo è volutamente ampio per consentire più spazi di manovra. In concreto, fra gli ambiti di attività e controllo che rientreranno nella collaborazione ci saranno certamente gli influencer della Rete, che sui social furoreggiano e per i quali l’Autodisciplina ha emanato una “Digital chart” nel 2016 e 2017, e la pubblicità online del gioco d’azzardo con vincita in denaro, su cui peraltro Agcom ha ottenuto poteri sanzionatori nell’ultima Legge di Stabilità. Fonte: Key4Biz.it
Digitalizzazione PMI, assegnato l’importo del voucher alle aziende vincitrici. L’elenco completo

Pubblicato l’elenco completo con il relativo importo per le imprese vincitrici del Voucher per la digitalizzazione delle PMI. Le domande di erogazione del Voucher possono essere presentate a partire dal 14 settembre 2018. Il ministero dello Sviluppo Economico ha approvato e diffuso l’elenco con il relativo importo, articolato su base regionale, delle imprese assegnatarie del Voucher per la digitalizzazione delle PMI. L’assegno è una misura agevolativa per le micro, piccole e medie imprese che prevede un contributo, tramite concessione di un “Voucher”, di importo non superiore a 10 mila euro, finalizzato all’adozione di interventi di digitalizzazione dei processi aziendali e di ammodernamento tecnologico. Ecco l’elenco completo in pdf delle imprese assegnatarie delle agevolazioni articolato su base regionale con il relativo importo: Abruzzo Basilicata Calabria Campania Emilia Romagna Friuli Venezia Giulia Lazio Liguria Lombardia Marche Molise Piemonte Puglia Sardegna Sicilia Toscana Trentino Alto Adige Umbria Valle d’Aosta Veneto Nell’allegato B sono riportate le imprese per le quali non vi è corrispondenza fra gli aiuti de minimis dichiarati in sede di domanda e quelli registrati nel Registro nazionale degli aiuti di Stato. Nell’ Allegato C sono riportate le imprese per le quali non vi è corrispondenza fra i la dichiarazione rilasciata in sede di domanda in merito al requisito Deggendorf e i dati registrati nel Registro nazionale degli aiuti di Stato. Alla concessione delle agevolazioni alle imprese riportate negli allegati B e C si provvederà con successivi provvedimenti, esclusivamente previo superamento dei motivi ostativi indicati. Le modalità di erogazione del Voucher Le domande di erogazione del Voucher possono essere presentate dalle imprese assegnatarie delle agevolazioni, a seguito della realizzazione del progetto e del pagamento a saldo di tutte le relative spese, esclusivamente attraverso una apposita procedura informatica che sarà resa disponibile, sul sito sviluppoeconomico.gov.it/voucher-digitalizzazionea partire dal 14 settembre 2018. Le imprese dovranno allegare alla procedura informatica la seguente documentazione: titoli di spesa recanti le specifiche diciture previste dalla normativa di attuazione; estratti del conto corrente utilizzato per i pagamenti connessi alla realizzazione del progetto agevolato; liberatorie sottoscritte dai fornitori dei beni e dei servizi acquisiti, predisposte sulla base dello schema di cui all’allegato n. 4 al decreto direttoriale 24 ottobre 2017; resoconto sulla realizzazione del progetto, redatto secondo lo schema di cui di cui all’allegato n. 5 al decreto direttoriale 24 ottobre 2017. Il termine finale per la presentazione delle richieste di erogazione, pena la decadenza delle imprese assegnatarie dalle agevolazioni concesse, è il novantesimo giorno successivo alla scadenza dei 6 mesi per l’ultimazione del progetto agevolato, quindi il 13 dicembre 2018. Per avere tutte le informazioni relative al Voucher Digitalizzazione PMI e scaricare i relativi allegati clicca qui. Fonte: Key4Biz.it