Boom attacchi informatici “0-days”: 6 su 10 bloccano aziende più a lungo
Il Cybersecurity Annual Report 2024 di Yoroi registra una continua crescita di attacchi “0-days” che sfruttano vulnerabilità del software, che non danno tempo certo per risolvere il problema Secondo il Cybersecurity Annual Report 2024 appare evidente la crescita di di attacchi “0-days” che sfruttano vulnerabilità o errori di progettazione del software, che non lasciano tempo per risolvere il problema causato. Inoltre la ricerca ha mostrato che anche la PEC è sotto attacco e il conflitto russo-ucraino ha riacceso l’attivismo informatico degli hacker. La maggioranza degli attacchi informatici andati a buon fine nel 2023 è riconducibile ad attacchi 0-days Questo tipo di attacchi sfruttano una fragilità tale in un software, per cui non esiste ancora una difesa nota e un tempo certo per la risoluzione del problema. A rilevare l’incremento di questo fenomeno preoccupante è, come detto, il “Cybersecurity Annual Report 2024” di Yoroi (Gruppo Tinexta), unico membro italiano della Cyber Threat Alliance (CTA), organizzazione internazionale di cyber security. “Questo dato – commenta Fabrizio Vacca, Chief Operating Officer di Tinexta Cyber – suggerisce che i criminali informatici puntano sull’efficacia dell’elemento sorpresa e sull’uso di nuovi strumenti per superare le difese e portare a termine con successo le loro operazioni dannose. Il fenomeno preoccupante e in aumento degli attacchi “0-days” richiede un’attenzione e un impegno continuo nell’adozione di strategie di difesa all’avanguardia e tempestive. Nel 2024 ci aspettiamo un aumento degli attacchi informatici mirati a software, hardware e servizi utilizzati dalle aziende per proteggersi. Gli attacchi arriveranno anche dagli hacker meno esperti con la crescita del Ransomware-as-a-service (RaaS), un modello di business con cui le bande esperte vendono il proprio codice ransomware ad altri hacker che lo utilizzano, alimentando sempre di più il mercato del crimine informatico. Di conseguenza le aziende aumenteranno gli investimenti in tecnologie e soluzioni per proteggersi da tali attacchi 0-days, in accordo con la direttiva europea NIS2, volta a rafforzare il livello generale di cybersicurezza nell’UE. L’Intelligenza Artificiale, poi – conclude Fabrizio Vacca – giocherà un ruolo fondamentale per automatizzare la risposta agli incidenti informatici e per migliorare la capacità di identificare e prevenire le minacce. Il nostro motto “Defence belongs to humans” colloca sempre la difesa informatica al centro delle responsabilità umane, utilizzando anche l’AI come arma di difesa per tutelare le nostre istituzioni, imprese e i cittadini”. Le tattiche malevole, comprese attacchi 0-days Il 21% dei malware individuati presenta un intervallo di rilevamento tra zero e quindici giorni, sottolineando l’importanza cruciale di adottare approcci di difesa anticipatoria. Le principali minacce alla sicurezza informatica sono gli attacchi di tipo Infostealer (26%) che operano come “ladri digitali” rubando informazioni come nome utente, password e altri dati personali; seguiti dai Trojan (20%) virus nascosti che, una volta installati su un computer, permettono agli hacker di prendere il controllo del sistema e di accedere ai dati dell’utente senza che questi se ne accorga. Il mezzo di diffusione dei malware preferito dai cyber criminali è quello delle e-mail, e i formati dei file allegati giocano un ruolo cruciale nel raggiungere le vittime. Il Rapporto di Yoroi rivela che il formato più utilizzato è il PDF, costituendo il 23% degli allegati infettati. Gli aggressori lo sfruttano per indurre gli utenti ad aprire il malware attraverso link presenti nei documenti PDF, richiedendo una loro partecipazione attiva. Seguono i file compressi, soprattutto ZIP (22%), che essendo cifrati con password vengono riconosciuti come sicuri ed eludono i controlli di sicurezza. Gli oggetti dell’e-mail infette o ingannevoli più comuni includono i termini “rimessa c/assegni e fatture” (21%), “ricevute e solleciti di pagamento” (14%), e “ordini e transazioni” (5%). Tutte le comunicazioni hanno un carattere economico e di urgenza finalizzato a ingannare gli utenti e diffondere malware. Anche le PEC sono sotto attacco Yoroi ha rilevato un aumento di attacchi informatici tramite Posta Elettronica Certificata (PEC), un canale di comunicazione vitale per enti pubblici, aziende e cittadini, che garantisce una validità legale equiparabile a quella di una raccomandata con ricevuta di ritorno. Nonostante i suoi protocolli di sicurezza, la PEC è vulnerabile agli attacchi informatici. Dal monitoraggio di Yoroi su oltre 50 milioni di e-mail PEC nel 2023 è stato rilevato che gli attaccanti, attraverso il phishing, cercano di ottenere informazioni sensibili fingendosi entità affidabili: questi attacchi utilizzano e-mail PEC ingannevoli e pagine web graficamente simili a quelle legittime, rappresentando una minaccia significativa per la sicurezza informatica degli utenti che sono così portati a rivelare dati critici o a interagire con link dannosi. La guerra è anche cyber L’hacktivismo, cioè l’attivismo informatico degli hacker, con il Covid è emerso come una forza dinamica e globale, alimenatata dall’impiego di strumenti e tecniche per promuovere cause sociali o politiche, sia a sostegno che in opposizione di autorità e istituzioni. Yoroi sta monitorando il fenomeno da 4 anni rilevando che il conflitto Russo-Ucraino ha dato un’accelerazione, mettendo in luce la centralità delle telecomunicazioni e il potenziale impatto delle azioni hacktiviste sulla sicurezza informatica e geopolitica globale. Yoroi ha rilevato i gruppi di hacktivisti nati per sostenere attivamente le politiche della Russia e dei suoi alleati: ad esempio, Killnet, Noname057(16), From Russia With Love, Anonymous Sudan e Turk Hack Team. Le “Five Families” Un altro fenomeno di interesse globale è la formazione delle “Five Families”, un’inedita alleanza di gruppi anarchici nel panorama hacker contemporaneo che comprende evidentemente anche il tipo di attacchi citati 0-days. Questo nuovo raggruppamento, composto da BlackForums, Threatsec, GhostSec, Stormous e Sieged, si propone di promuovere l’unità e la collaborazione all’interno della comunità underground di Internet. La loro missione è quella di facilitare la crescita e lo sviluppo delle operazioni hacker, ponendo particolare enfasi sulla condivisione di conoscenze e risorse. Fonte: bitmat.it
Truffe web: come funziona il phishing e quando è reato
Il phishing è un tipo di frode informatica perpetrato in Rete, che trae la propria denominazione dal verbo inglese “to fish” (pescare), in cui chi lancia l’esca è il phisher (il truffatore) e chi “abbocca” è l’ignaro utente. Reato informatico tra i più subdoli, fa leva sugli aspetti sociali del Web per truffare gli utenti sfruttando una falsa identità: ecco dunque una guida alla rilevanza giuridica della truffa phishing, per potersi difendere con tutti gli strumenti più idonei. Come funzionano le frodi phishing La dinamica del phishing è cosa nota: il criminale di turno con l’ausilio di social engineering e altri espedienti informatici, invia una email al cliente di una banca o più in generale di una società, fingendosi quest’ultima e invitando il destinatario – con le ragioni più varie e fantasiose – a cliccare su un certo link presente nel messaggio. Indirizzo che in realtà corrisponde a un sito web solo in apparenza identico a quello dell’istituto di credito, ma che in realtà è solo un’abile ricostruzione operata dal phisher per indurre la vittima a digitare i codici di autenticazione (username e password) del proprio conto on line o i dati della carta di credito. Dalla metà degli anni 90, periodo in cui ufficialmente ha esordito il phishing, ad oggi, la frode si è notevolmente affinata e diffusa, non limitandosi necessariamente al perseguimento di un lucro pecuniario e investendo tecniche e forme sempre più varie e sofisticate; si parla infatti di phishing tramite email, sms etc., varianti che fanno più vittime di ieri grazie anche all’inflazionamento del fenomeno e alla diffusione di kit software “all inclusive” che permettono ai malviventi più inesperti di cimentarsi in tentativi abbastanza credibili di truffa. Aspetti legali delle frodi phishing Truffa conti correnti, ABF: spetta il risarcimento bancario11 Marzo 2024 Per quel che concerne gli aspetti giuridici, il nostro ordinamento non disciplina espressamente il phishing: è chiaro, tuttavia, che nelle caratteristiche e nella dinamica del fenomeno siano tracciabili e distinguibili alcune note fattispecie. Procedere ad un tentativo di elencazione esaustiva di tali figure giuridiche può apparire di primo acchito comunque arduo, questo perchè l’evoluzione tecnologica e la condotta criminale di un phisher comportano aspetti (civili e penali) da sceverare con la dovuta analisi. Innanzitutto l’acquisizione abusiva e il trattamento illecito di credenziali di autenticazione, di nome e cognome dell’intestatario del conto o del suo numero di carta di credito (a seconda della dinamica del caso di phishing) evidenziano la responsabilità extracontrattuale del phisher nei confronti della vittima, integrando il disposto di cui all’art.15 del d.lgs. 196 del 2003 c.d. Codice in materia di protezione dei dati personali, secondo cui «Chiunque cagiona danno ad altri per effetto del trattamento di dati personali è tenuto al risarcimento ai sensi dell’articolo 2050 del codice civile». Le violazioni privacy Responsabilità accentuata dalle molteplici violazioni del Codice della Privacy poste in essere dal criminale di turno; a titolo esemplificativo si pensi a quella di cui all’art.23 (per il mancato consenso della vittima al fine di trattarne i dati bancari) e di cui all’art.122 che al co.1 sancisce il divieto di usare una rete di comunicazione elettronica «per accedere a informazioni archiviate nell’apparecchio terminale di un abbonato o di un utente, per archiviare informazioni o per monitorare le operazioni dell’utente», o anche, qualora il phisher agisse al fine di “rivendere” i nostri dati a bande criminali internazionali, alla violazione degli artt. 42 e 43 del Codice della Privacy (che regolamentano il trasferimento di dati personali all’estero). Punto di riferimento, seppur concernente l’ambito penale, resta tuttavia l’art.167 del Codice, che configura il reato di trattamento illecito di dati personali e che punisce, se dal fatto deriva nocumento e salvo che il fatto costituisca più grave reato, «[…] chiunque, al fine di trarne per sè o per altri profitto o di recare ad altri un danno, procede al trattamento di dati personali in violazione di quanto disposto dagli articoli […]» , con la reclusione da sei a diciotto mesi o, se il fatto consiste nella comunicazione o diffusione, con la reclusione da sei a ventiquattro mesi. Reato che il phisher commetterebbe con l’acquisizione ingannevole e la successiva gestione dei dati della vittima. Le ipotesi di reato Anche l’art. 615 quater del codice penale (rubricato “Detenzione e diffusione abusiva di codici di accesso a sistemi informatici o telematici“), prevede un’ipotesi delittuosa per certi versi simile a quella appena vista, disponendo al riguardo che «chiunque, al fine di procurare a sé o ad altri un profitto o di arrecare ad altri un danno, abusivamente si procura, riproduce, diffonde, comunica o consegna codici, parole chiave o altri mezzi idonei all’accesso ad un sistema informatico o telematico, protetto da misure di sicurezza, o comunque fornisce indicazioni o istruzioni idonee al predetto scopo, è punito con la reclusione sino ad un anno e con la multa sino a euro 5.164». La sostituzione di persona Restando alla fase “iniziale” (quella della “cattura” dei dati digitati dalla vittima) della frode informatica di che trattasi, va anche detto che il criminale di turno con l’invio dell’email truffaldina fa un uso indebito del nome e/o del logo dell’istituto di credito o della società-esca, in alcuni casi non limitandosi alle email ma arrivando a contattare telefonicamente la vittima, fingendosi un certo impiegato di banca, in violazione dell’art. 494 c.p. (rubricato “Sostituzione di persona“, a tal fine si veda anche l’art.7 del c.c. sulla “Tutela del diritto al nome“) e, per gli istituti di credito coinvolti, della normativa in materia di marchi e brevetti di cui al Decreto legislativo 10 febbraio 2005, n.30 (Codice della proprieta’ industriale). Le responsabilità Si parla, normalmente, di responsabilità limitatamente al phisher e di parti lese, nonché legittimati attivi, gli istituti di credito e i clienti vittime del raggiro, ma non è esclusa la possibilità che a rispondere del danno ingiusto procurato al cliente sia anche lo stesso istituto, laddove non abbia adottato le misure di sicurezza di cui agli artt. 31 e ss. del D.Lgs 196 del 2003; si ricorda a tal proposito che la mancata adozione delle misure di cui all’art.33 costituisce per il Codice della Privacy illecito penale (ex art.169). A tal fine è
Ritratto dei consumatori italiani nei confronti del resto d’Europa
Report Ipsos – BigCommerce – Stripe: Il mercato e-commerce italiano è tra i più maturi. Analizziamo il profilo dei consumatori in Italia nei confronti del resto d’Europa Tre protagonisti dell’e-commerce internazionale, BigCommerce, Stripe ed Ipsos hanno pubblicato un nuovo report che indaga tra le preferenze e le aspettative dei consumatori italiani a confronto con quelle degli altri paesi europei. Ne emerge un quadro che tratteggia il mercato e-commerce italiano come più maturo di quanto si creda e i consumatori nostrani particolarmente avvezzi all’omnicanalità. Tra i dati più interessanti: Frequenza degli acquisti online: L’Italia vanta una solida cultura dello shopping online, con il 32% degli intervistati che dichiara di effettuare acquisti digitali una volta alla settimana. Regno Unito, Germania e Spagna sono in testa per frequenza di acquisti online, ma l’Italia si assicura una rilevante quarta posizione, con il 13% dei consumatori che fa acquisti online ogni giorno o più volte alla settimana. Categorie di prodotti più popolari: Gli intervistati italiani dimostrano un forte interesse per i prodotti del comparto salute e bellezza (43%). Seguono gli articoli di abbigliamento e moda (41%), arte, libri e media (34%), elettronica e tecnologia (31%) e food (26%). Percorsi all’acquisto: Mentre il 66% dei consumatori continua ad acquistare direttamente dai negozi online, un significativo 64% in Italia sceglie di acquistare attraverso marketplace come Amazon ed eBay, con un ulteriore 10% che opta per acquisti diretti attraverso i social media. Metodi di pagamento: Le carte di credito/debito restano le opzioni di pagamento preferite in Italia (63%). Seguono a ruota i portafogli digitali (44%) e i sistemi di pagamento come Bancomat Pay e Satispay (18%). Ancora, il Buy Now, Pay Later (BNPL) sta guadagnando terreno (13%) mentre faticano a trovare spazio le criptovalute (3%). Engagement e conversioni: In tutti i Paesi coinvolti dall’indagine, una media del 15% di intervistati ha abbandonato il carrello virtuale negli ultimi tre mesi a causa dell’obbligo di creare un account (in Italia questo dato si attesta al 12%). Aree di interesse futuro: In Italia, gli intervistati esprimono il desiderio di ricevere informazioni e consigli più pertinenti sui prodotti (39%), di vedere un miglioramento delle funzionalità dei motori di ricerca (29%), di ottenere raccomandazioni personalizzate (20%), di avere più informazioni in ambito sostenibilità (19%) e di vedere adottate più esperienze di realtà aumentata (15%). Qual è l’identikit dei consumatori digitali italiani nel 2024? Dipingere il ritratto dei consumatori italiani è necessario per offrire loro la migliore customer experience. Con questo obiettivo, BigCommerce, piattaforma di composable ecommerce Open SaaS leader per marchi B2C e B2B in rapida crescita e affermati, insieme ai suoi partner Stripe e Ipsos ha pubblicato “Ecommerce at Hand”, un report che analizza l’intricato panorama dell’e-commerce in Europa. Grazie ai dati raccolti attraverso 9.588 intervistati in Italia, Regno Unito, Svezia, Danimarca, Norvegia, Paesi Bassi, Germania, Spagna e Francia, il report fa luce sull’evoluzione delle preferenze e dei comportamenti degli acquirenti online. L’indagine fornisce una panoramica sulle abitudini dei consumatori, offrendo spunti preziosi per le aziende che navigano nel mercato digitale. Risultati chiave del report: le tendenze dei consumatori italiani Frequenza degli acquisti online: L’Italia vanta una solida cultura dello shopping online, con il 32% degli intervistati che dichiara di effettuare acquisti digitali una volta alla settimana, dimostrando costanza quando si parla di e-commerce. Rispetto al resto d’Europa, l’Italia si distingue come un mercato particolarmente maturo. Regno Unito, Germania e Spagna sono in testa per frequenza di acquisti online, ma l’Italia si assicura una rilevante quarta posizione, con il 13% dei consumatori che fanno acquisti online ogni giorno o più volte alla settimana. Categorie di prodotti più popolari: Gli intervistati italiani dimostrano un forte interesse per i prodotti del comparto salute e bellezza, con il 43% di preferenze per questa categoria. Seguono gli articoli di abbigliamento e moda che catturano l’interesse del 41% dei consumatori italiani, evidenziando la loro importanza nel panorama della vendita online. Mentre tra i consumatori italiani il primato è proprio per i prodotti Health & Beauty, nel resto d’Europa è il fashion a regnare sovrano. Questa categoria detiene il primo posto nelle preferenze di acquisto online nei vari Paesi coinvolti dall’indagine, riflettendo la propensione di tutto il continente per l’acquisto online di abbigliamento e accessori. Oltre ai prodotti di salute e bellezza e all’abbigliamento, i consumatori italiani dimostrano interesse anche per altre categorie di prodotti. Tra queste, arte, libri e media (34%), elettronica e tecnologia (31%), food (26%) e articoli per animali domestici (25%). Percorsi all’acquisto: Una maggioranza significativa dei consumatori italiani, pari al 69% degli intervistati, mostra una forte propensione all’acquisto di prodotti online, rispetto al solo 21% che opta per gli acquisti in negozio. Questo dato indica una diffusa adozione dei canali di acquisto digitali, sottolineando la comodità e l’accessibilità offerte dalle piattaforme e-commerce. Inoltre, è fondamentale notare che la vendita omnichannel rappresenta ormai un’abitudine d’acquisto irrinunciabile tra i consumatori. Mentre il 66% dei consumatori continua ad acquistare direttamente dai negozi online, un significativo 64% in Italia sceglie di acquistare attraverso marketplace come Amazon ed eBay, con un ulteriore 10% che opta per acquisti diretti attraverso i social media. Questa diversificazione dei canali di acquisto evidenzia la necessità per le aziende non solo di stabilire una forte presenza online, ma anche di integrarsi perfettamente su più piattaforme per soddisfare le preferenze in evoluzione dei consumatori italiani. Metodi di pagamento: Quando si parla di metodi di pagamento in Italia, le carte di credito/debito restano le più richieste, con il 63% degli acquirenti online che le ritiene le opzioni di pagamento preferite. I portafogli digitali seguono a ruota, con il 44% di preferenze, mentre il 18% degli intervistati utilizza sistemi di pagamento come Bancomat Pay e Satispay. Ancora, le opzioni Buy Now, Pay Later (BNPL) stanno guadagnando terreno, con il 13% degli intervistati che sceglie questo metodo di pagamento flessibile. Le criptovalute, invece, rimangono meno popolari, rappresentando solo il 3% delle transazioni in Italia. L’impatto delle opzioni di pagamento sulla conversione e sulla fidelizzazione è significativo, con una media del 13% degli intervistati in Italia che ha abbandonato il carrello virtuale negli ultimi tre mesi a causa di problemi legati alle
Coltivare il futuro dell’agricoltura con il Wi-Fi 6
Specializzato nella produzione di bacche, Hortifrut si è avventurato per la prima volta in un territorio inesplorato: l’implementazione di Wi-Fi 6 per ridefinire il panorama dell’agricoltura connessa. Ha collaborato in questo con Cambium Networks e Codipro, distributore e system integrator specializzato in networking. Questo viaggio innovativo mira ad inaugurare l’era dell’agricoltura 4.0, con il chiaro obiettivo di creare una solida rete Wi-Fi 6 che non solo copra la vasta azienda agricola, ma che monitorizzi e connetta vari sistemi IoT e reti di sensori, cruciali per la gestione agricola. Sfide affrontate per implementare li Wi-Fi 6 Nell’implementazione della tecnologia Wi-Fi 6 in tutta la sua vasta area agricola, Hortifrut ha dovuto affrontare diverse sfide: in primo luogo, garantire una copertura Wi-Fi costante e affidabile ovunque si è rivelato un ostacolo significativo, che ha richiesto una pianificazione meticolosa e un posizionamento strategico degli access point per evitare la degradazione del segnale su lunghe distanze. Inoltre, il progetto richiedeva l’integrazione e il monitoraggio senza soluzione di continuità di diversi sistemi IoT e reti di sensori, presentando complessità nella gestione e nel coordinamento efficace di più flussi di dati. L’adozione del Wi-Fi 6 mirava a risolvere le problematiche relative all’efficienza e alle prestazioni, puntando a velocità più elevate, a migliori prestazioni dei dispositivi e a una maggiore efficienza energetica per ottimizzare le operazioni agricole. Grazie a soluzioni innovative e partnership strategiche, Hortifrut ha affrontato con successo queste sfide, aprendo la strada a un futuro più connesso ed efficiente in agricoltura. Risultati promettenti per un’agricoltura connessa L’implementazione del Wi-Fi 6 presso Hortifrut ha dato risultati notevoli. Dodici punti di emissione del segnale posizionati strategicamente e collegati a un access point Cambium Networks ePMP3000 hanno svolto un ruolo fondamentale nel garantire una connettività costante e affidabile in tutta l’azienda agricola. Questa installazione non solo ha permesso una connettività senza precedenti, ma ha anche esemplificato la tecnologia all’avanguardia utilizzata nel progetto. Sfruttando moduli subscriber Force 300-13L e un AP esterno XV2-2T, dotato di antenne ad alta efficienza, la rete ha fornito velocità eccezionali e una copertura ottimale. Il progetto costituisce una vera pietra miliare, pionieristica nell’uso del Wi-Fi 6 in agricoltura, segnando un cambiamento epocale negli standard di prestazione e di efficienza energetica del settore. La collaborazione tra Hortifrut, Codipro e Cambium Networks non solo ha affrontato le sfide immediate, ma ha posto le basi per un futuro più connesso ed efficiente in agricoltura. Sulla base di questo successo, Hortifrut prevede ulteriori progressi nella connettività agricola. I piani includono l’espansione della copertura WiFi 6, l’integrazione di un maggior numero di sistemi IoT e l’esplorazione di tecnologie emergenti per migliorare la gestione complessiva dell’azienda agricola. I Prodotti utilizzati Dodici moduli subscriber Force 300-13L AP esterno XV2-2T con antenne ad alta efficienza Access Point ePMP3000 Tecnologia WiFi 6 per una maggiore velocità ed efficienza “L’ultimo progetto di Hortifrut rafforza la nostra collaborazione, portando la connettività Wi-Fi 6 in un ambiente complesso, segnando una pietra miliare nell’agricoltura connessa.” dichiara José Luis Benítez, Manager, Codipro “La perfetta combinazione tra le apparecchiature punto-multipunto di Cambium e la potenza dei nostri access point Wi-Fi 6 per esterni offre la massima copertura ed efficienza, stabilendo nuovi standard nell’agricoltura connessa.” Conclude Maurice Dini, Direttore Vendite IBERIARegionale, Cambium Networks
Come difendersi dal phishing nell’era dello smart working?
L’aumento della presenza e della sofisticazione del phishing è una delle numerose sfide emerse dopo la pandemia, con un numero elevatissimo di lavoratori da remoto divenuti il bersaglio ideale per gli hacker. Il phishing consiste nell’ingannare gli utenti e indurli a cliccare su qualcosa che non dovrebbero aprire, usando un’esca che, a prima vista, potrebbe sembrare autentica. Stress, ansia e continue sfide del lavoro rendono il phishing una minaccia quanto mai concreta per chi si è trovato ad operare da casa. In realtà, il phishing non è una novità e non è un problema è iniziato con la pandemia, ma una sfida che l’IT sta affrontando da anni. Tuttavia, aziende di ogni dimensione continuano a essere vittime di phishing per vari motivi, ed è per questo che la situazione deve cambiare: esistono processi, controlli e tecnologie proattivi che possono contribuire a ridurre il rischio. Con il loro avvento e utilizzo intensivo, Artificial Intelligence e Machine Learning sono diventati strumenti efficaci anche per gli attaccanti, consentendo loro, ad esempio, di studiare i comportamenti e le abitudini di un determinato utente, analizzando e comparando i dati di cui vengono in possesso: come scrive, quale tono utilizza, come si comporta sui social. Informazioni che serviranno poi per imitare questa persona in maniera estremamente realistica, e sfruttarla, ad esempio, per inviare un messaggio email ai suoi contatti talmente credibile e contestualizzato da non destare sospetti nei destinatari e indurli ad aprire link o scaricare file, per fare breccia con successo nei sistemi aziendali. Perché la sicurezza web tradizionale non è efficace contro il phishing moderno I controlli di sicurezza aziendali che un tempo erano in qualche modo efficaci contro il phishing non sono più efficaci dal punto di vista della protezione delle e-mail o della sicurezza web. Alcune nostre ricerche hanno dimostrato che fino al 90% dei kit di phishing ora includono tecniche di evasione integrate che rendono inefficace la sicurezza web tradizionale. Questi kit forniscono effettivamente il phishing come servizio agli attaccanti, con la capacità di eludere il rilevamento. La sicurezza web tradizionale si basa da tempo sull’uso di database di URL per identificare e bloccare l’accesso a siti web dannosi, compresi quelli di phishing. Il modo in cui funzionano questi database pericolosi si basa sull’utilizzo di web crawler da parte dei fornitori per scansionare i siti e poi aggiungere quelli di phishing. I creatori dii kit di phishing ne sono consapevoli e sanno come eludere il web crawler, in modo che i loro indirizzi dannosi non compaiono mai nel database. Spesso, gli attacchi di phishing moderni non comportano nemmeno l’uso di malware, che potrebbe attivare le tecnologie di rilevamento comunemente utilizzate. Sono furtivi e impiegano diverse tecniche di offuscamento per eludere le tradizionali analisi di sicurezza web. Perché è difficile bloccare il phishing: gli attacchi assumono molte forme Come gli attacchi di phishing riescono a evitare i controlli di sicurezza dei tradizionali database di web filtering? Ecco alcuni esempi: Nascondere il contenuto dannoso attraverso l’occultamento I web crawler di sicurezza non analizzano il traffico web in diretta, vengono invece inviati ad analizzare una pagina web da ambienti IP noti per essere utilizzati dai fornitori di sicurezza. I kit di phishing sono progettati per mascherare il loro intento malevolo, inviando contenuti all’apparenza benigni, sempre più credibili e difficili da riconoscere come illegittimi, o una pagina vuota in risposta alla scansione. In questo modo il database degli URL è in grado di classificare la pagina di phishing come non pericolosa, superando i controlli di sicurezza e quando l’obiettivo accederà a questa pagina, verrà rivelato il suo vero contenuto. Attacchi multistep e CAPTCHA Gli attacchi di phishing si nascondono sempre più spesso dietro a passaggi benigni, in modo che una prima scansione di sicurezza dell’URL li lasci passare. Ad esempio, una pagina pericolosa può essere collocata dietro un CAPTCHA. Si tratta di un’operazione particolarmente subdola, in quanto i CAPTCHA sono specificamente progettati per impedire ai bot automatizzati (tra cui i web crawler) di accedere al contenuto che si trova dietro di essi. Quando un web crawler scansiona la pagina, vede solo il CAPTCHA, che di per sé è innocuo, e classifica la pagina di phishing dietro di essa come legittimo. Link di breve durata e monouso I cyber criminali creano volumi elevati di URL di phishing nuovi e mai visti prima, attività oggi più economica e facile che mai. Una singola pagina di phishing può essere utilizzata per poche ore o addirittura pochi minuti, per poi essere eliminata, passando a un nuovo URL, affinché non venga rintracciata e bloccata. I link monouso sono anche usati negli attacchi mirati, per compiere un’unica singola missione. Attacchi all’interno di siti web compromessi Gli attaccanti sanno che i siti web legittimi vengono classificati come benigni nei database degli URL, senza essere necessariamente ricontrollati. Se riescono a compromettere un sito web legittimo, possono creare pagine di phishing al suo interno, particolarmente efficaci per ingannare più facilmente gli utenti che credono di interagire con un sito noto. Web filtering tradizionale, protezione via posta elettronica e autenticazione a più fattori da soli non sono sufficienti Nella corsa alla protezione dagli attacchi di phishing, alcune aziende hanno implementato autenticazione via email e a più fattori. Ma non tutto il phishing avviene tramite posta elettronica. Un attacco che proviene da un sito pericoloso visitato dall’utente non subirà alcun impatto dal sistema di autenticazione via email. Inoltre, i link di phishing sono spesso inseriti all’interno di documenti ospitati in suite di collaborazione SaaS, come annunci pubblicitari sulle pagine web e, sempre più spesso, negli SMS, eludendo completamente qualsiasi controllo basato su email. Come ridurre il rischio in azienda? Ci sono alcuni componenti efficaci in grado di ridurre questo rischio: Uno stack di sicurezza contro il phishing che vada oltre l’email Riconoscere che il phishing non sia solo un problema di email è fondamentale. È importante disporre di uno stack di sicurezza in grado di affrontare questa tecnica avanzata e gli attacchi invasivi. Un sistema basato su database di URL e web crawler tradizionale non è più
L’e-commerce corre più veloce della recessione globale
Gli acquisti e-commerce degli italiani valgono 54,2 miliardi di euro e sono aumentati del 13% rispetto al 2022 Nonostante la recente crisi economica abbia amplificato le disparità finanziarie, l’industria dell’e-commerce è in costante espansione: offre ai consumatori un’ampia gamma di prodotti, opportunità di risparmio e un coinvolgente processo di acquisto. Oggi l’adozione dell’e-commerce non è quindi più una scelta, ma una vera e propria necessità organizzativa per le imprese che aspirano a mantenersi competitive in un mercato in costante evoluzione. Secondo alcune proiezioni di Adyen, si assisterà al passaggio da una quota di vendita online del 16% nel 2021 al 22% nel 2025. In questo orizzonte, BIP – multinazionale di consulenza, attraverso il proprio Centro di Eccellenza Customer Platforms – ha creato “Smart Outsourcing Platform”, un nuovo modello organizzativo che permette di realizzare una serie di servizi innovativi per consentire alle aziende di adottare un e-commerce proprietario, canale di vendita strategico nel settore Retail per superare la recessione globale. Il panorama del commercio al dettaglio mostra tendenze differenziate nei vari settori Nel corso del 2023, secondo l’Osservatorio eCommerce B2c del Politecnico di Milano, gli acquisti e- commerce degli italiani valgono 54,2 miliardi di euro e sono aumentati del 13% rispetto al 2022. Secondo il Retail Report 2023 di Adyen, i consumatori mostrano una preferenza per gli acquisti in negozio, nel settore alimentare (76%) e dell’arredamento (64%) mentre si osserva un maggiore propensione per gli acquisti online nei segmenti dei prodotti tecnologici (54%) e dei viaggi e dell’intrattenimento (72%). Questo sottolinea l’importanza cruciale per le aziende di mantenere una presenza competitiva sul fronte digitale al fine di conservare la propria quota di mercato. Infine, si nota un equilibrio tra acquisti online e in negozio nei settori dell’abbigliamento (53%) e dei prodotti di bellezza (47%) dove i consumatori preferiscono acquistare direttamente nei punti vendita. L’implementazione nelle aziende di un sistema di e-commerce L’implementazione di un sistema e-commerce aziendale comporta una notevole complessità: richiede il mantenimento dell’intera filiera, l’integrazione di competenze e tecnologie diverse e un considerevole investimento finanziario, il cui rendimento può risultare sfidante da valutare. Di fronte a questa complessità, molte aziende optano per l’esternalizzazione dell’e- commerce. Tale scelta, tuttavia, potrebbe non essere la più vantaggiosa; al contrario, investire in un sistema di e-commerce proprietario potrebbe rappresentare la decisione strategica più efficace per ottenere risultati significativi e duraturi. Premiato da Salesforce per il secondo anno consecutivo come il miglior “New Logo Partner” dell’anno, il Centro di Eccellenza di BIP Customer Platforms offre supporto alle aziende nazionali e internazionali attraverso la profonda conoscenza dei processi commerciali, delle capabilities più all’avanguardia del settore, in ogni industria, supportando le imprese nell’innovazione dando slancio al loro business nel settore dell’e-commerce. “A causa della recessione mondiale e della complessità crescente di tenere il passo con le nuove tecnologie è sempre più difficile crescere e marginare con l’e-commerce – afferma Daniele Imbonati, Senior Partner del Centro di Eccellenza Customer Platforms di BIP. – È per questo che oggi BIP annuncia la Smart Outsourcing Platform che finalmente consente alle aziende di portare al proprio interno le tecnologie più innovative, messe a disposizione dalle piattaforme leader di mercato, potendo ricorrere, quando necessario, a competenze e risorse esterne, in outsourcing, senza compromettere l’integrità dei dati e di tutti i processi aziendali”. Fonte: bitmat.it
Identità digitale unica con l’App CieID
La App CieID abilita la Carta d’Identità Elettronica all’utilizzo dei servizi online della Pubblica Amministrazione al posto dello SPID: come funziona. La Carta d’Identità Elettronica (CIE) ad oggi rilasciata a oltre 43 milioni di italiani, permette di accedere in maniera semplice e sicura ai servizi della PA tramite l’App CieID. Per promuovere l’utilizzo della CIE 3.0, il Governo ha avviato una campagna di comunicazione con l’obiettivo di sfruttare l’applicazione come un ponte verso l’identità digitale unica, rendendosi nel tempo autonomi anche dal sistema SPID, che al momento è previsto fino al 2026. CIE al posto di SPID Grazie alla App CieID è già possibile accedere ai servizi della PA, ancora meglio con usandola con uno smartphone dotato di tecnologia NFC (quindi, basta avvicinare la CIE al telefono). L’applicazione mobile si colloca infatti nel più vasto quadro dello sviluppo dell’IT Wallet, il nuovo Sistema di portafoglio digitale italiano. Garantendo l’accertamento dell’identità del possessore, la carta permette di autenticarsi tramite tre livelli di sicurezza: Livello 1: accesso mediante credenziali (username e password); Livello 2: accesso mediante credenziali di livello 1 di un secondo fattore di autenticazione che certifichi il possesso di un dispositivo (codice temporaneo OTP oppure QR code); Livello 3: accesso mediante l’utilizzo di lettore o uno smartphone dotato di tecnologia NFC. Ad oggi, l’app CieID è stata già scaricata 16 milioni di volte e sono attivi 4,8 milioni di smartphone e tablet. Per utilizzare l’app bisogna ovviamente ottenere prima una Carta di Identità Elettronica (CIE), il cui rilascio va richiesto al Comune di residenza o domicilio. Come usare l’APP CieID Attivando le credenziali CIE (di livello 1 e 2) sul portale ufficiale, basta aprire l’applicazione e certificare il proprio dispositivo. Per autorizzare i propri accessi basterà poi inquadrare dalla App il QR code nella pagina di richiesta di accesso, inserendo il codice app CieID creato in fase di certificazione del dispositivo. Se si ha anche l’attivazione del riconoscimento biometrico sul proprio smartphone, l’accesso avviene direttamente senza codice app CieID. Con l’App CieID è anche possibile recuperare il puk, associando un indirizzo di posta elettronica o un numero di cellulare. Fonte: pmi.it
Il potere nefasto delle chiavette USB
Come le chiavette USB possono infettare le nostre aziende e trasformare le vittime in strumenti delle cybergang Close up of woman hands connecting usb flash drive on a laptop computer Il numero di cyber attacchi che stanno colpendo il mondo intero e soprattutto il nostro Paese è in aumento costante. La conferma arriva anche dai nuovi dati del Clusit 2024 che riportano nel 2023 una crescita del 65% delle intromissioni malevole rispetto all’anno precedente. Oltre la metà degli attacchi, il 56%, ha avuto conseguenze di gravità “critica” o “elevata”, quindi si può affermare che la maggior parte dei tentativi sono andati a buon fine. Allo stesso tempo, tuttavia, la consapevolezza per una maggiore cura della cybersecurity cresce sempre di più all’interno delle aziende italiane, ma non quanto basta per evitare problematiche varie che oggi prendono cammini sempre più impensabili, per esempio quello delle chiavette USB. Qual è il fattore discriminante che definisce l’alto numero di attacchi contro le aziende? Il Data Breach Investigations Report di Verizon 2023 ha evidenziato come il 73% dei cyber attacchi sia colpa del fattore umano, ovvero dell’errore che il singolo dipendente fa inconsciamente, lasciando la “porta aperta” agli attaccanti. Recentemente il team di research di Cynet ha approfondito l’attività del treat actor UNC4990, attivo dal 2020. e protagonista di una modalità di attacco che sfrutta la propria vittima per entrare nel sistema di difesa. “Weaponization” o “armare” in italiano è una fase specifica di un attacco informatico, il suo obiettivo è quello di creare od ottenere un codice malevolo da utilizzare in un attacco. Caricarlo su una chiavetta USB è una delle modalità per passare al livello successivo, quello della “Delivery” o “consegna” del payload (codice malevolo)al bersaglio. Questo è esattamente quello che ha fatto UNC4990, facendo sì che sia la vittima stessa ad istallare il codice che permetta al gruppo l’accesso al sistema informatico. Come funziona l’infezione tramite chiavetta USB Utilizzare delle chiavette USB come vettore per ottenere questo risultato è sempre stato possibile; inoltre ci sono diversi studi che hanno evidenziato come il gadget in sé sia appetibile; cosa che lo rende una modalità efficace di phishing. Raccontarlo e teorizzarlo è una cosa, poterne valutare l’efficacia un’altra. Il primo step è far sì che il dipendente di un’azienda trovi una chiavetta USB. Gli stratagemmi degli attaccanti sono semplici ma efficaci: abbandonano le chiavette appositamente nel parcheggio di un’azienda, sul bancone della reception o di una sala d’attesa, così da indurre il dipendente a pensare che la chiavetta sia stata persa da un collega, innescando così il desiderio di aprirne il contenuto per capire a chi appartenga. Una volta che la vittima entra in possesso della chiavetta USB, l’iniezione avviene a seguito di un doppio-click su un collegamento. Nel caso in esame si eseguono alcuni comandi Powershell per scaricare BrokerLoader da un server remoto, tipicamente servizi commerciali come ARS Technica, GitHub o GitLab per mascherare la connessione. La compromissione è servita con una backdoor attiva sulla macchina della vittima. Chi casca nel tranello? Attraverso una sessione di threat hunting si è cercato di capire quale profilo in genere, una volta trovata la chiavetta, la inserisce nel computer con cui lavora e procede anche con il doppio click. Questo metodo di indagine si basa su una sessione di ricerca attiva di una minaccia attraverso l’algoritmo di uno specifico allarme o avendo a disposizione gli indicatori di compromissione dell’attaccante (quella successione di azioni, comandi, stringhe di memoria e altro che permettono di identificare univocamente una tipologia di attacco). La cosa interessante è che in 85 clienti italiani è stato rintracciato il tentativo di attacco (rilevato e bloccato). Altro fatto interessante, l’80% di questi clienti è pubblica amministrazione mentre il rimanente sono aziende con una forte presenza di personale tecnico sul campo. L’analisi è stata effettuata all’interno di un perimetro di macchine protette, non si può escludere che le stesse persone abbiano utilizzato la chiavetta sui loro dispositivi domestici o l’abbiano passata a terzi. In questo caso il Cryptojacking Malware avrebbe infettato la macchina e le sue risorse utilizzate in cluster con tutte le altre infette per “minare” criptovalute, ossia risolvere la complesse operazioni per creare nuove monete virtuali. In conclusione, l’errore umano è purtroppo inevitabile e gli attaccanti lo sanno meglio di tutti. La formazione per i dipendenti rimane la via più giusta e praticabile, ma anche “non accettare chiavette USB dagli sconosciuti” dovrebbe essere un messaggio piuttosto chiaro. Fonte: bitmat.it
Il QR code può contenere un virus?
I QR code sono spesso utilizzati come veicolo di attacco, in quanto la loro facilità d’uso induce ad ignorare le norme di security. Ecco come comportarsi L’uso del QR code è ormai divenuto quotidiano: dal menu del ristorante al biglietto aereo, dalla ricetta medica alla promozione pubblicitaria. Una diffusione che non è sfuggita ai criminali informatici, che stanno utilizzando proprio i QR code per sferrare attacchi più efficaci. Lo rileva il report trimestrale di Cisco Talos, secondo sono in continuo e significativo aumento gli attacchi phishing che sfruttano proprio la scansione di codici QR. La modalità di attacco, del resto, appare decisamente facile: la mail contiene un QR code che le vittime sono invitate a scansionare, finendo così per scaricare malware sul proprio dispositivo. Un po’ più sofisticato, ma altrettanto efficace l’idea di inviare mail di spear-phishing. Quest’ultime sono caratterizzate da codici QR che puntavano a false pagine di accesso a Microsoft Office 365. La vittima è quindi indotta a digitare le proprie credenziali, che vengono ovviamente sottratte… Perché il QR code è così efficace? Il successo di questo attacco è facilitato dal fatto che le vittime, ovviamente, non possono vedere chiaramente quale sarà la pagina di atterraggio, anche perché spesso la scansione viene effettuata con lo smartphone. Gli stessi smartphone, inoltre, sono spesso dotati di una minore protezione, agevolando così il “lavoro” dei criminali informatici. Ma anche la scansione attraverso l’applicazione sul PC risulta spesso incapace di individuare virus informatici, in quanto i comuni dispositivi di sicurezza sono stati sviluppati per rilevare un tentativo di phishing e per impedire agli utenti di aprire link dannosi. Ma questi strumenti sono poco efficaci su tablet e smartphone, sui quali le protezioni aziendali hanno una minore efficacia. Il tutto senza dimenticare che, come ha rilevato il report “Not (Cyber) Safe for Work 2023”, il 97% degli intervistati accede agli account di lavoro utilizzando dispositivi personali. Uomini vs codici QR malevoli Alla luce di questa situazione, come sottolineano i responsabili di Sikura – la realtà specializzata nell’educazione alla CyberSecurity – la “complicità”, seppure involontaria, di una persona interna all’azienda violata è determinante per il successo di un attacco. Da qui la necessità di formare le proprie persone attraverso corsi che, al di là degli strumenti tecnologici, siano in grado di innalzare la sensibilità del personale nella corrette pratiche di prevenzione e difesa. In particolare, proprio per contrastare gli attacchi tramite QR code, è importante rilevare alcuni indizi di un’attività sospetta: primo tra tutti la presenza di un QR code di qualità bassa o caratterizzata da una sfocatura, seppure parziale. Un dettaglio che, però, è spesso difficile da cogliere, mentre è opportuno visualizzare l’anteprima della pagina di atterraggio prima di cliccare in modo definitivo. Infine rimane sempre valido ricordare che, spesso, le mail con contenuti malevoli vedono la presenza di errori di ortografica, che devono sempre suonare come un campanello d’allarme. Fonte: bitmat.it
Report sull’e-commerce italiano 2024: i dati del mercato
Nonostante l’inflazione, restano stabili i risultati dello shopping online: l’85% degli utenti digitali effettua in media almeno un acquisto online al mese; di questi, il 24%, compra una volta a settimana. Secondo i dati ISTAT nel 2023 i prezzi al consumo hanno registrato una crescita media del +5,7% rispetto al 2022 e, osservando solo il comparto alimentare, si evidenza un’accelerazione della crescita media annua con un +9,8% nel 2023 (contro il +8,8% dell’anno precedente). In un contesto – contraddistinto altresì da crisi energetica e rincaro del gas – che continua a esercitare pressioni sui consumatori e a influenzare le loro abitudini di spesa, idealo ha esaminato le tendenze dell’e-commerce italiano delle persone che utilizzano regolarmente la comparazione prezzi in Italia ed Europa. Da quest’analisi emerge un dato decisamente promettente che conferma la solidità del mercato: l’85% degli utenti digitali infatti effettua in media almeno un acquisto online al mese. Di questi, il 24%, compra una volta a settimana – una tendenza rilevata per il terzo anno consecutivo e che dimostra la costante preferenza dei consumatori e delle consumatrici per l’acquisto online. ADDIO SHOPPING IMPULSIVO, IN RETE GLI ACQUISTI SONO CONSAPEVOLI Oltre a confermare il costante successo di questo nuovo modo di vivere lo shopping, consolidato nel post-pandemia, dai dati di idealo emerge uno spaccato interessante: il 47% dei consumatori ricorre allo shopping online in virtù di uno dei principali vantaggi legati alla comparazione prezzi, ovvero la possibilità di accedere ad informazioni dettagliate sui prodotti, per uno shopping più consapevole e informato. A conferma di ciò, il 39% ricorre alla comparazione prezzi per poter leggere le recensioni di altri utenti, e il 38% per confrontare più prodotti allo stesso tempo. È evidente, quindi, che reperire più informazioni possibili è una priorità per il consumatore, che trova nella comparazione prezzi un tool fondamentale che va incontro alle sue necessità, nel segno di una user experience sempre più personalizzata. Se da un lato gli acquirenti sono riflessivi e attenti, l’interesse verso la qualità va di pari passo con la ricerca del prezzo più in linea con le proprie aspettative. Secondo i dati di idealo, infatti, il 46% del campione intervistato ricorre alla comparazione prezzi in cerca di offerte speciali e sconti, mentre il 37% apprezza particolarmente l’alert che segnala tempestivamente la riduzione del prezzo su un determinato articolo. Il fattore prezzo poi è in grado di influenzare la scelta dello shop: oltre il 67% degli utenti è disponibile ad acquistare da un negozio online meno noto, se vi è la componente del risparmio: uomini più propensi rispetto alle donne a concludere un acquisto più conveniente “sacrificando” la notorietà del sito (68% vs 61%), mentre la fascia di età più attenta a questo dettaglio è quella tra i 16 e i 24 anni (76%). “In un contesto economico e geopolitico incerto, la sensibilità dei consumatori ai prezzi e alla qualità diventa sempre più pronunciata” – ha commentato Dumitru Baltatescu, Country Manager di idealo in Italia. “I dati del nostro nuovo White Paper confermano che le piattaforme di comparazione prezzi sono già diventate un tool essenziale per chi desidera compiere decisioni d’acquisto informate, grazie a schede tecniche dei prodotti, recensioni e test, nell’ottica di ottenere il miglior rapporto qualità-prezzo possibile. L’esperienza utente e l’innovazione tecnologica continueranno a rivestire per idealo un ruolo centrale; in parallelo, ci aspettiamo che la consapevolezza ambientale e le tecnologie emergenti come l’intelligenza artificiale influenzeranno le scelte di consumo, rendendo l’esperienza di acquisto online sempre più coinvolgente, interattiva e personalizzata” – conclude Baltatescu. TECH E MODA, MA SPAZIO ANCHE PER GLI ACQUISTI DI SECONDA MANO In base ai dati di idealo, l’online è il canale preferito per l’acquisto di prodotti tech e abbigliamento. Nel dettaglio, grazie a un recente sondaggio2, l’azienda svela che il 40%, degli utenti lo usa per acquistare prodotti di elettronica, seguono il settore moda e accessori (39%), e quello delle scarpe e sneaker (32%). I dati della piattaforma rivelano che, anche l’acquisto di prodotti della categoria bellezza e profumi passa dall’online per il 31% degli utenti, così come articoli legati a salute e farmacia (24%) e prodotti per animali (22%). Completano la top ten, articoli legati al gaming (21%), al mangiare e bere (19%), arredamento e giardino (18%) e infine sport e outdoor (16%). Il portale ha rivelato inoltre un crescente interesse degli utenti nei confronti del mercato dell’usato. Nel corso del 2023 l’interesse per i prodotti di seconda mano è aumentato del +4% rispetto all’anno precedente e ha riguardato principalmente la categoria elettronica: gli articoli usati più gettonati sono stati cellulari e smartphone, con il 63% di richieste rispetto al totale. Grande successo anche per i notebook usati, le cui intenzioni d’acquisto nel 2023 sono aumentate del +110% rispetto all’anno precedente. TREND GENERAZIONALI – PREFERENZE D’ACQUISTO ONLINE Incrociando i dati demografici con le abitudini di comparazione, idealo ha tracciato le preferenze d’acquisto per età, definendo come si comporta ogni generazione di fronte alle categorie più gettonate online: ad esempio, l’elettronica è la macrocategoria con la più alta preferenza (oltre il 44%) tra gli utenti che hanno 45-55 anni d’età. Moda e accessori, invece, interessano per la maggiore (più del 42%) un pubblico che va dai 25 ai 34 anni, composto quindi principalmente da utenti della gen Z e Millennials. Giocattoli e gaming, poi, attraggono maggiormente i trenta-quarantenni (fascia 35-44), in sintonia con il fatto che questa generazione ha tendenzialmente figli piccoli o si interessa al mondo gaming per coltivare una passione legata all’infanzia. IL CONFRONTO PREZZI, ALLEATO DEL RISPARMIO La ricerca del rapporto qualità-prezzo negli acquisti online passa quindi dalla comparazione, grazie alla possibilità per l’utente di accedere alle soluzioni più vantaggiose. Analizzando il prezzo medio mensile di ogni prodotto presente su idealo, l’azienda ha stimato le fluttuazioni nel corso del tempo, calcolando poi – per le categorie con il maggior numero di intenzioni di acquisto – il risparmio massimo che è stato possibile ottenere nel 2023. In particolare, chi ha acquistato una console di gioco, lo scorso anno, ha potuto sperimentare un risparmio medio superiore al 16%.