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Amazon, Garante Privacy ‘Bracciale elettronico? Non si può usare, va contro le regole’

Il bracciale elettronico di Amazon “sarebbe in contrasto con l’ordinamento in materia di protezione dati non solo in Italia, ma anche in Europa”. Lo ha detto a Radio Radicale il presidente dell’Autorità garante della privacy Antonello Soro: “Penso e spero – ha spiegato – che questa idea verrà rimessa in discussione, sarebbe in contrasto con l’ordinamento in materia di protezione dati non solo in Italia, ma anche in Europa. Il sistema delle regole che disciplinano il trattamento dei dati personali e in particolare quello dei lavoratori deve rispondere a principi di proporzionalità, di trasparenza, di salvaguardia della dignità dell’uomo, che nella ipotesi riferita non ci sarebbero, quindi sarebbe in contrasto con le norme italiane e come tali non potrebbe applicarsi”.   Per Soro “la giurisdizione del lavoro non ha barriere mobili tali da poter pensare che un’azienda degli USA possa fare in Italia quello che vuole, io mi auguro da nessuna parte del mondo. L’ipotesi di cui si discute è un’ipotesi di ulteriore delega della organizzazione della vita alle tecnologie e come tale con una progressiva compressione delle libertà dell’uomo. E’ un processo che è in corso da tempo rispetto al quale occorrerebbe una maggiore attenzione in generale del dibattito pubblico. Se è vero che da molte parti si teme che nel futuro possa esserci una contrazione dei posti di lavoro dell’occupazione per far spazio ai robot e all’automazione, in questo caso sembrerebbe quasi che i giganti che operano nel sistema e nell’economia digitale pensino già di robotizzare l’uomo, facendo un ulteriore salto in quella direzione”.   “E’ una direzione sbagliata perché non possono esserci progresso e innovazione che non abbiano come fondamento l’uomo, altrimenti non sarebbe un futuro di benessere e crescita, ma sarebbe una rinuncia, una dispersione di conquiste della civiltà e delle libertà maturate nel corso della storia”, ha concluso.   Per ascoltare l’intero intervento del Garante Privacy a Radio Radicale clicca qui. The post Amazon, Garante Privacy ‘Bracciale elettronico? Non si può usare, va contro le regole’ appeared first on Key4biz.

Kaz Hirai lascerà il ruolo di CEO di Sony

Sony ha annunciato che Kaz Hirai lascerà la carica di amministratore delegato della compagnia. Hirai, che ricopre le cariche di presidente e amministratore delegato dell’azienda dall’aprile del 2012, Il dirigente lascerà l’incarico di amministratore delegato il primo aprile 2018, data in cui sarà sostituito da Kenichiro Yoshida.   Hirai aveva assunto la carica quando Sony navigava in brutte acque. A pochi anni di distanza, la compagnia si è ripresa e gode di ottima salute, soprattutto grazie al successo di PlayStation 4.   “Fin dall’inizio”, si legge in un comunicato di Hirai, “ho detto che la mia missione era di far sì che Sony restasse una compagnia in grado di emozionare il pubblico. Ho dedicato il mio lavoro a trasformare la compagnia e sono molto fiero che ora stiamo per superare le nostre proiezioni”.   “Il mio successore, Kenichiro Yoshida, mi ha supportato da vicino fin dal suo ritorno in Sony, nel dicembre 2013. Ha contribuito più di quanto prevedesse il suo ruolo ed è stato un partner di valore. Mr. Yoshida combina una mente strategica con una determinazione inarrestabile nel raggiungere gli obiettivi prefissati. Credo che abbia l’esperienza, la prospettiva e la leadership giuste per gestire i diversi settori di Sony. Supporterò pienamente Mr. Yoshida e il nuovo team, e farò di tutto per assicurare una transizione ottimale e il loro successo”.   The post Kaz Hirai lascerà il ruolo di CEO di Sony appeared first on Key4biz.

ilprincipenudo. Le perplessità sulla ennesima ‘Cinecittà Futura’

Segnaliamo ai nostri affezionati lettori che ieri l’altro, mercoledì 31 gennaio 2018, non abbiamo fatto parte del… “codazzo di giornalisti” (l’espressione è della collega Laura Martellini sul “Corriere della Sera” di ieri) che hanno partecipato all’incontro “Cinecittà Futura”, promosso dal Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo Dario Franceschini, assieme al Direttore Generale del cinema Nicola Borrelli ed al Presidente dell’Istituto Luce Cinecittà Roberto Cicutto. Non si tratta di una scelta “snob”, ma dell’intimo convincimento che avremmo assistito ad una passerella autoreferenziale e discretamente narcisistica, peraltro in inevitabile atmosfera pre-elettorale. E così temiamo sia stato, sia analizzando la rassegna stampa, sia leggendo i documenti che sono stati presentati durante l’incontro. Quel che stupisce ormai è l’assoluta diffusa terribile assenza di letture critiche della politica culturale italiana, fatte salve rarissime eccezioni: anni fa, sia il cinema sia la televisione – le loro politiche e le loro economie – erano oggetto di analisi accurate da parte di eccellenti colleghi come Marco Mele su “il Sole 24 Ore” e Michele Anselmi su “il Riformista”, ma anche su “il Manifesto” e su “l’Unità” si leggevano articoli severi. Ormai, a parte la morte di belle testate, le penne… non allineate si contano sulle punte delle dita di una mano. La rassegna stampa del “tour” ministeriale negli “studios” di Via Tuscolana conferma questa sconfortante realtà. Gli articoli dedicati a “Cinecittà Futura” non sono stati tanti, ma sicuramente molte delle testate più diffuse hanno dedicato buona attenzione all’iniziativa: toni complessivamente positivi, nessun particolare dubbio sugli annunci, le prospettive, i numeri… Già, “i numeri”: ancora una volta, sparati simpaticamente, senza alcuna verifica di fondatezza. Lanciati dai promotori e rilanciati dai colleghi: “rifinanziamento pubblico” di 56 milioni di euro per 3 anni… “piano di investimenti” di 37 milioni di euro per il 2018-2020… si punta al “pareggio” per l’anno 2020… Non staremo qui a sostenere che si tratta di numeri in libertà, ma il rischio di fuochi d’artificio è sempre in agguato, in assenza di documentazione tecnicamente adeguata a comprendere la fondatezza dei dati e delle cifre. Il “capitolo” Cinecittà merita attenzione estrema, e quindi qui ci limitiamo ad esprimere alcune perplessità. Anche su queste colonne – tante volte – abbiamo manifestato plauso alla “politica culturale” promossa dal Ministro Dario Franceschini, soprattutto perché ha allargato i cordoni della borsa, dopo anni ed anni di vacche magre. Abbiamo al contempo lamentato un discreto deficit di “evidence-based policy making”, con un’allocazione delle risorse che raramente ci sembra sia stata dettata da una logica organica e da una strategia precisa, se non dalla continua tendenza a “delegare” al mercato, allorquando noi crediamo che il ruolo dello Stato deve essere di indirizzo e stimolazione, non di subordinazione alle regole della domanda e dell’offerta. Si è molto navigato a vista, senza l’adeguata strumentazione: non ci stancheremo di ripetere che il tanto decantato strumento del “tax credit” non è mai stato oggetto in Italia di valutazioni di impatto, eppure il Ministro, il Direttore Generale, i boss dell’Anica ed altri ancora intonano l’allegro coretto di quanto sia bello e buono il meccanismo… Chi può dirlo, con onestà, se non si dispone di dati ed analisi minimamente adeguati?! E ovviamente grande è lo stupore, e certamente lo sconforto, se i dati del “box office” italiano nel 2017 evidenziano una crisi che è radicale, e non contingente (vedi “Key4biz” del 10 gennaio 2018, “Il 2017 ‘annus horribilis’ per il cinema italiano”). Il Ministro ed il Direttore Generale si dichiarano entusiasti della nuova legge, i cui primi risultati si potranno valutare forse ad inizio del 2019, e, pienamente, nel 2020. Eppure, il Ministro ha dichiarato ieri l’altro, con tenace ottimismo, che “malgrado le polemiche sulle quote di opere europee e italiane da trasmettere in tv, e malgrado le norme entrino in vigore nel 2019, le televisioni già hanno iniziato a chiedere a produttori italiani di fare film, e poi c’è il dato importante dell’investimento di produzioni internazionali a Cinecittà, tra le quali assume rilevanza particolare l’arrivo di Netflix”. Ci piacerebbe essere confortati da un qualche dato numerico concreto. Ci rendiamo perfettamente conto che il Ministro Dario Franceschini non possa non pavoneggiarsi della sua controversa creatura normativa, soprattutto in campagna elettorale. Quel che ci auguriamo è che le tante risorse pubbliche assegnate al settore cinematografico ed audiovisivo siano oggetto di analisi valutative adeguate e di monitoraggi severi, al fine di verificare non soltanto l’efficienza ma anche l’efficacia del nuovo apparato normativo-regolamentativo: si deve sì rafforzare il tessuto industriale del settore, ma crediamo si debba ragionare sul ruolo primario della mano pubblica, ovvero l’estensione del pluralismo espressivo, della pluralità di impresa, dell’offerta diversificata… Ricerca, sperimentazione, innovazione, creatività… dovrebbero essere gli obiettivi primari, ma non ci sembra che questa strategia sia esattamente quella perseguita dalla “legge Franceschini-Giacomelli”. Avremo occasione di tornare su queste tematiche. Dubbi avevamo maturato, allorquando, qualche mese fa, è stato presentato un piano di rilancio di Cinecittà: un documento abbastanza debole dal punto di vista tecnico (almeno per quanto riguarda quello reso di pubblico dominio; immaginiamo – e speriamo – se ne sia stato prodotto uno più corposo, ad uso interno del Mibact), come analisi di scenario e ricerche di mercato. Ci siamo domandati chi fossero gli esperti coinvolti, e, secondo alcune voci, il Ministero e Istituto Luce Cinecittà si sarebbero avvalsi dei professionisti di Struttura Consulting srl, la stessa società di consulenza (i cui partner sono Alessandro Hinna e Marcello Minuti e Angela Tibaldi: dal 2016, è divenuta parte di Pts Consulting spa) di cui si è avvalsa anni fa il Ministero nella impostazione del famoso “decreto Nastasi” di riforma dell’intervento pubblico nel settore dello spettacolo dal vivo (vedi “Key4biz” del 10 novembre 2015: “Sovvenzioni Fus, 60 ricorsi al Tar: oggi il Mibact ne risponde alla Camera”), divenuto famoso per il crudele “algoritmo”. E forse non è casuale che ieri l’altro a Cinecittà abbia assistito alla presentazione di “Cinecittà Futura” giustappunto Salvo Nastasi, già potente Direttore Generale dello Spettacolo dal Vivo del Mibact, poi nominato Vice Segretario Generale di Palazzo Chigi dal già Presidente del Consiglio Matteo Renzi. Ma così come il “tax credit” è strumento decantato quanto non analizzato, anche il capitolo “Cinecittà” appare discretamente confuso: qual è il

Lectra annuncia l’acquisizione di Kubix Lab

Arricchendo la propria offerta con quella di Kubix Lab, Lectra doterà i clienti fashion di una piattaforma rivoluzionaria per gestire le informazioni di prodotto Lectra annuncia la firma di un accordo volto all’acquisizione della totalità del capitale e dei diritti di voto dell’azienda italiana Kubix Lab. Fondata nel 2015, Kubix Lab ha sviluppato Link, un’offerta tecnologica altamente innovativa. Quest’ultima consente ai fashion brand di gestire, integralmente e con un’unica applicazione, l’insieme delle informazioni di prodotto provenienti da diversi sistemi IT (ERP, PDM, PLM…). Gli utenti possono modificare e arricchire tali dati o aggiungerne di nuovi, mantenendoli sempre sincronizzati con tutti i sistemi IT. In pochi mesi Link ha conquistato oltre una decina di brand italiani di alta gamma. “Quello che più ci ha colpito della soluzione creata da Kubix è stata l’applicabilità”, sottolinea Daniel Harari, Presidente e CEO, Lectra. “Facendo leva sulla loro conoscenza delle best practice del settore, i fondatori di Kubix Lab hanno saputo sviluppare un’offerta particolarmente adatta alle attese delle aziende fashion. Link consente a tutte le parti coinvolte nello sviluppo prodotto, nella produzione e nella vendita di collaborare in tempo reale in modo semplice ed efficiente, disponendo esattamente degli stessi dati.” “Siamo entusiasti di entrare a far parte di Lectra. Siamo convinti che la leadership, la presenza globale e la profonda competenza nel settore fashion dimostrate da Lectra, nonché la ricchezza del portafoglio prodotti, ci consentiranno di sviluppare un’offerta integrata di altissimo valore per tutti i clienti Lectra”, afferma Giampaolo Urbani, Chief Executive Officer e co-fondatore di Kubix Lab. I fondatori di Kubix Lab lavoreranno alla creazione di un’offerta integrata Lectra – Link, pensata per completare e rinforzare quella complessiva di Lectra. “I dati di prodotto sono il cuore pulsante di Link. Abbiamo utilizzato un approccio diametralmente opposto a quello delle soluzioni esistenti sul mercato, creando un’offerta altamente innovativa, flessibile, evolutiva e di facile utilizzo”, spiega Pierluigi Beato, direttore R&S e co-fondatore di Kubix Lab. “E con Lectra, porteremo Link a un livello superiore.” L’operazione consiste nell’acquisizione dell’intero capitale di Kubix Lab per un valore massimo di 7 milioni di euro, distribuiti come segue: 3 milioni versati al momento della firma dell’accordo di acquisizione; 1,3 e 2,7 milioni dopo rispettivamente 18 e 36 mesi, a condizione che gli obiettivi siano raggiunti. L’acquisizione dovrebbe essere completata entro il 31 gennaio 2018. Tali importi sono disponibili nel flusso di cassa di Lectra e non necessiteranno pertanto di un finanziamento bancario. Kubix Lab entrerà nel bilancio consolidato di Lectra dal momento della firma dell’accordo finale. The post Lectra annuncia l’acquisizione di Kubix Lab appeared first on Data Manager Online.

Office 2019: Microsoft conferma che verrà rilasciato entro la fine dell’anno e solo su Windows 10

Office 2019, la prossima versione della suite di programmi più nota di casa Microsoft, è stata annunciata alla scorsa conferenza Ignite ma solo adesso arrivano maggiori dettagli. Microsoft, innanzitutto, ha confermato ufficialmente che verrà rilasciato entro la fine dell’anno e il lancio della versione di anteprima è stato fissato al secondo trimestre del 2018. Inoltre, la suite verrà distribuita esclusivamente con la tecnologia di installazione Click-to-Run senza fornire, di conseguenza, i file MSI. Per quanto riguarda la compatibilità, Office 2019 potrà essere installato soltanto su Windows 10, abbandonando quindi Windows 7 e Windows 8. Le app di Office 2019 saranno disponibili per: -Qualsiasi versione supportata di Windows 10 SAC. -Windows 10 Enterprise LTSC 2018. -La prossima versione LTSC di Windows Server. Fino ad ora, le versioni di Office sono state rilasciate con un termine pari 5 anni per il supporto standard e altri 5 per il supporto esteso. Con Office 2019, Microsoft ha deciso di ridurre il periodo di supporto esteso portandolo a soli 2 anni, dunque, questo smetterà di ricevere gli aggiornamenti a partire dal 2025. Office 2019 will provide 5 years of mainstream support and approximately 2 years of extended support. This is an exception to our Fixed Lifecycle Policy to align with the support period for Office 2016. Extended support will end 10/14/2025. Fonte  

Citycop, il poliziotto di quartiere diventa un’app a disposizione dei cittadini

È un argomento che in Italia conosciamo bene, soprattutto in campagna elettorale: il poliziotto di quartiere. Diverse sono state le sperimentazioni, in alcuni Comuni sono diventate realtà, ma in generale la figura del poliziotto di quartiere non ha trovato modo di affermarsi.   Il territorio è difficile da gestire, complesso da vivere e certamente critico da un punto vista della sicurezza. A parte la “percezione” che abbiamo della criminalità, spesso alterata dai mezzi di comunicazione, dopo la Spagna siamo il paese che in Europa dedica più spazio al tema dell’insicurezza e della criminalità nei telegiornali (il 37% delle notizie), in effetti i cittadini lamentano un deficit di vigilanza.   Gli ultimi dati messi a disposizione dal Ministero dell’Interno nel 2017 parlano di un Paese più sicuro, rispetto all’anno precedente, con un calo del 12% delle denunce alle Forze dell’Ordine, un calo degli omicidi del 15% (a quanto pare non ci sono mai stati così pochi omicidi nel nostro Paese dall’Unità d’Italia, vero e proprio record storico) e un calo generalizzato di rapine e furti.   L’Unione europea ha allora avviato il progetto “Citycop”, finanziato con circa 5,5 milioni di euro, che ha sviluppato l’applicazione mobile “SecureU” sperimentata in cinque città europee: Bucarest (Romania), Firenze, Lisbona (Portogallo), Dublino e Kildare (Irlanda). Nel team di ricerca anche rappresentanti del Consiglio nazionale delle ricerche, del Comune di Firenze e del Laboratorio di scienza della cittadinanza.   Si tratta di sperimentare la vigilanza collettiva di un determinato territorio, coinvolgendo i cittadini in prima persona e quindi le Forze dell’ordine. Un modo per gli abitanti di entrare in contatto direttamente con la polizia, di infondere agli stessi membri di una comunità un maggiore senso di collaborazione, fornendo loro delle opzioni più semplici per denunciare crimini, per sollevare problematiche relative alla qualità della vita ed evidenziare attività sospette.   Funzionamento dell’applicazione e primi risultati del progetto sono stati illustrati da Jeanne Pia Mifsud Bonnici, coordinatrice di “Citycop” per l’Università di Groningen: “Gli utenti per prima cosa scaricano la app da Google Play o dall’App Store, poi selezionano un paese, una città e la lingua. Essi si trovano quindi davanti un’interfaccia intuitiva che permette loro di vedere le allerte registrate, inoltrare e gestire le denunce alla polizia e ottenere informazioni da luoghi di rilevanza per il quartiere, quali per esempio commissariati di polizia, caserme dei pompieri e ospedali”.   Gli utenti possono registrare le proprie informazioni personali e condividere la propria posizione per facilitare la denuncia (in alcuni casi è richiesto), dati che possono essere cancellati o modificati in qualsiasi momento.   A seconda dei luoghi, è stata conferita all’app una propria anima, un proprio “carattere locale”, nel tentativo di rispettare le diverse sensibilità. La definizione di vigilanza di quartiere, infatti, varia notevolmente da paese a paese. Mentre alcune regioni d’Europa hanno decenni di esperienza con la vigilanza orientata alla comunità, per altre il concetto è relativamente nuovo e sta appena iniziando a prendere forma.   Per le Forze dell’ordine, infine, un pannello di controllo accessibile da internet fornisce diverse funzioni chiave, tra cui le principali sono: la creazione, classificazione e gestione delle allerte; la gestione – e la risposta – alle denunce provenienti dai membri della comunità. Tutte le allerte, denunce ed emergenze sono visualizzate su una mappa all’interno del pannello di controllo e possono essere esportate per creare verbali per scopi riguardanti la gestione o la verifica. Il pannello di controllo è facile da usare, intuitivo e può essere utilizzato con un minimo investimento da parte delle agenzie coinvolte.   I risultati del progetto saranno illustrati a Firenze nel prossimo mese di aprile. The post Citycop, il poliziotto di quartiere diventa un’app a disposizione dei cittadini appeared first on Key4biz.