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Tim-Vivendi, su Golden power deciderà Gentiloni

A metà settembre sarà il premier Paolo Gentiloni a decidere se esercitare o meno il Golden Power nei confronti di Tim a seguito della nuova governance. Decisivo sarà l’esito dell’istruttoria che sta portando avanti il gruppo di coordinamento all’interno della presidenza del Consiglio per valutare la sussistenza di obblighi di notifica e, più in generale, l’esercizio di poteri speciali sugli assetti societari dell’operatore Tlc. Ricordiamo che la norma Golden Power consente al Governo italiano di esercitare nei confronti dei colossi Tlc i poteri speciali che consentono di blindare una società qualora sia in pericolo l’interesse nazionale.
La questione riguarda i poteri di “direzione e coordinamento” esercitati da Vivendi nel CdA, con l’attribuzione delle deleghe operative al numero uno del colosso francese Arnaud de Puyfontaine e la nomina del manager francese Amos Genish quale direttore operativo. La modalità dell’avvicendamento non è piaciuto al ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, che la settimana scorsa ha dichiarato: “riteniamo che la società avrebbe dovuto notificare il suo controllo e coordinamento” da parte di Vivendi, per questo motivo il Mise, il 31 luglio scorso, con una nota ha sollecitato un’istruttoria da parte del gruppo di coordinamento all’interno della presidenza del Consiglio al fine di valutare la sussistenza di obblighi di notifica e, più in generale, l’esercizio di poteri speciali sugli assetti societari di Tim.

La difesa di Tim-Vivendi

La società di Tlc, del quale il gruppo francese è primo azionista con una quota del 23,94%, ha depositato le memorie al comitato tecnico di Palazzo Chigi, al lavoro per verificare l’eventuale applicazione del Golden Power. Anche Vivendi ha inoltrato la sua documentazione aggiuntiva: insieme sostengono che non esistano i presupposti per il Golden power per 2 motivi:

Chi avrà ragione? A metà settembre è prevista la decisione finale di Palazzo Chigi. Nel frattempo c’è attesa per quella che potrebbe prendere la Consob sul nodo del controllo ai fini civilistici della telco da parte dei francesi. “L’autorità italiana potrebbe chiedere all’omologa authority francese (Amf) di imporre a Vivendi di consolidare nei suoi bilanci il debito di Telecom, pari a più di 30 miliardi”, si legge sul Sole 24 Ore.

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