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Sat Cab, l’audiovisivo italiano a Venezia per difendere l’industria culturale e creativa

Domenica scorsa a Venezia si svolto il Seminario sulla Proposta di Regolamento Sat Cab, a cui hanno partecipato i protagonisti e gli operatori del mondo dell’audiovisivo italiano con l’intento di spiegare le ragioni di una posizione nettamente contraria all’articolo 2 della Proposta della Commissione europea, che sarà discussa e votata in Commissione Affari Giuridici del Parlamento Europeo a fine settembre.

Un momento di confronto e di approfondimento, promosso dall’Associazione 100autori e da ANICA, con uno sguardo d’insieme rivolto al panorama italiano e soprattutto a quello europeo, cercando di evidenziare i punti chiave del dossier senza dimenticare il Digital single market.

Tra i temi trattati sicuramente c’è stato quello delle esclusive territoriali e della fondamentale importanza che esse rivestono per l’esistenza stessa delle opere realizzate tra operatori di più Paesi e, in particolare, sono stati messi in luce i rischi che l’adozione di questo Regolamento comporterebbe.

Se questa proposta venisse adottata, infatti, un’emittente licenziataria dei diritti di utilizzazione televisiva di un’opera audiovisiva per il territorio di uno Stato membro potrebbe liberamente mettere a disposizione del pubblico tale opera on-line (in modalità simulcast e catch-up) in tutti i paesi dell’UE. Come a dire: paghi 1 prendi 27”, si legge nel comunicato congiunto 100 Autori – ANICA.

Si avrebbe, quindi, una sostanziale compromissione delle esclusive territoriali in ambito comunitario, nonostante tali esclusive siano pienamente legittime, in base alla vigente normativa in materia di copyright e diritto d’autore. E nonostante questo modello sia alla base delle coproduzioni, che l’UE stessa vuole incentivare, della distribuzione indipendente e del modello di business tipico dell’audiovisivo in tutto il mondo.

Nessun produttore – ha dichiarato Francesco Rutelli, Presidente ANICA – ha la possibilità di finanziare un progetto europeo attingendo alle sole risorse del proprio Paese. Il modello su cui si basano i preacquisti e le coproduzioni ha come fondamento l’esclusiva di sfruttamento su base territoriale, che sarebbe cancellata dal Regolamento in esame a Bruxelles. I servizi online sono centrali nella distribuzione, è insensato oggi considerarli “accessori”. Il Parlamento Europeo ha una grande responsabilità nell’esprimere una posizione equilibrata e a favore della creatività europea, come anche il Consiglio europeo, attraverso i rappresentanti di ciascun Paese”.

Per gli autori italiani che si battono oggi affinché in Italia si avvii una seria riforma sulle quote dei diritti – ha affermato lo sceneggiatore Stefano Sardo, Presidente 100autori – questo Regolamento rappresenta un forte pericolo sia per il diritto d’autore che per tutto il mondo della produzione”.

A fine incontro, è stato condiviso un “position paper” a firma di tutto il comparto dell’Audiovisivo (100autori, Associazione dell’Autorialità Cinetelevisiva, ANAC, Associazione Nazionale Autori Cinematografici, ANEC, Associazione Nazionale Esercenti Cinema, ANEM, Associazione Nazionale Esercenti Multiplex, ANICA, Associazione Nazionale Industrie Cinematografiche Audiovisive e multimediali, APT, Associazione Produttori Televisivi, Cartoon Italia, Associazione Nazionale Produttori d’Animazione, EPC, European Producers Club, FAPAV, Federazione per la Tutela dei Contenuti Audiovisivi e Multimediali, MEDIASET , SKY, UNIVIDEO, Unione Italiana Editoria Audiovisiva Media Digitali e Online) indirizzata ai Parlamentari europei, cui è stato chiesto formalmente di cancellare dalla Proposta di Regolamento l’art. 2, che estende il principio del Paese d’origine ai servizi online dei broadcaster.

Ricordiamo che nei mesi scorsi sul tema si erano già nettamente pronunciati i Governi italiano e francese con una dichiarazione congiunta (2 maggio 2017) nell’ambito della quale si è esplicitato che i due Paesi “si oppongono a iniziative di qualsiasi natura volte a minare questo principio, in particolare attraverso l’estensione del principio del paese d’origine ad alcuni servizio online delle emittenti televisive o attraverso la messa in discussione della libertà contrattuale”.

 

A fine settembre è atteso il voto presso la Commissione Giuridica del Parlamento europeo.

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