e-Fattura, Villarosa (Mef) rassicura ‘Il sistema a prova di sicurezza’. Sanzioni soft fino a settembre 2019?

Il sottosegretario al Mef Alessio Villarosa assicura: ‘Le e-fatture possono essere trasmesse al Sistema di Interscambio (Sdi) e tutte le modalità per la ricezione e per l’inoltro rispettano i più aggiornati protocolli di sicurezza, in termini di autenticazione del trasmittente, riservatezza e disponibilità’. Il governo lavora a sanzioni soft fino a settembre 2019. Il Ministero dell’Economia e delle Finanze (Mef) rassicura sull’infrastruttura tecnologica della fatturazione elettronica in termini di sicurezza e riservatezza. Le e-fatture possono essere trasmesse attraverso il Sistema di Interscambio (Sdi) e “tutte le modalità disponibili per la ricezione e per il successivo inoltro delle fatture elettroniche e delle relative ricevute rispettano i più aggiornati protocolli di sicurezza, in termini di autenticazione del trasmittente, riservatezza e disponibilità”. A dichiararlo è stato il sottosegretario al Mef Alessio Villarosa durante il question time, di ieri, in commissione Finanze alla Camera rispondendo a una interrogazione sulla fatturazione elettronica. I dati “sono crittografati”, ha aggiunto Villarosa, “e la consultazione sicura degli archivi informatici dell’Agenzia è garantita da misure che prevedono un sistema di profilazione, identificazione, autenticazione dei soggetti abilitati alla consultazione, di tracciatura degli accessi con indicazione dei tempi e della tipologia delle operazioni svolte, nonché di conservazione di copie di sicurezza”. Rassicurazioni anche da Assosoftware: Sogei ha già previsto la sostituzione con Sftp, che consente un trasferimento dei file ancora più sicuro, entro la fine dell’anno Le parole del sottosegretario sono in linea anche con quanto sostenuto da Assosoftware, l’associazione che raggruppa 180 software house. Anche il suo presidente Bonfiglio Mariotti rassicura i soggetti interessati dall’e-fattura: “Gli intermediari tecnologici gestiscono una grande moltitudine di dati da molti anni in modo sicuro; per l’interscambio con lo Sdi è in uso il protocollo Https, e per quanto riguarda l’Ftp (e cioè il protocollo di trasferimento dati, ndr) Sogei ha già previsto la sostituzione con Sftp, che consente un trasferimento dei file ancora più sicuro, entro la fine dell’anno”. La maggior sicurezza è data dal fatto che il passaggio dei dati attraverso questi canali è già criptato, a differenza di quanto avviene con le Pec, «ed è per questo motivo che abbiamo scelto di implementare piattaforme di dialogo senza l’utilizzo della posta elettronica certificata”, ha sottolineato Mariotti. “C’è comunque un’ulteriore accortezza a garanzia del corretto uso dei dati, e può essere inserita nel contratto, bisogna evitare di consentire l’uso dei dati per altri scopi (ad esempio statistici) rispetto alla loro primaria finalità”, ha concluso il presidente di Assosoftware. Avviato tavolo tecnico tra Agenzia delle Entrate e Garante per la protezione dei dati personali Ritornando al question time di Villarosa, il sottosegretario al Mef ha poi confermato l’avvio di un percorso di iterlocuzione tra l’Agenzia delle Entrate e l’Autorità Garante per la protezione dei dati personali dopo i rilievi avanzati dal Garante per la Privacy sull’e-Fattura: “E’ stato attivato un tavolo tecnico congiunto” tra Agenzia delle Entrate e Garante per trovare “soluzioni idonee a garantire il rispetto della privacy”, ha concluso il sottosegretario. Secondo il parere del Garante Privacy “i trattamenti di dati previsti dal primo gennaio 2019 rischiano di violare il GDPR e la raccolta di informazioni risulta sproporzionata rispetto ai fini fiscali, con il rischio di usi impropri da parte di terze parti”. Di sicuro dal tavolo tecnico tra Agenzia dell’Entrate e l’Autorità Garante per la protezione dei dati personali usciranno, in tempi brevi, i correttivi per rendere l’e-Fattura conforme ai rilievi del Garante in modo tale da far scattare, come previsto, l’obbligo di fatturazione elettronica tra privati dal primo gennaio 2019. Avvio confermato anche dal ministro dell’Economia Giovanni Tria: “Dal primo gennaio 2019 la fatturazione elettronica sarà obbligatoria in via generalizzata in tutti i rapporti commerciali, quelli business to business e business to consumer”,ha detto Tria all’inaugurazione dell’anno di studi 2018-19 della Guardia di finanza. Generalizzata, ma non per tutti. Infatti non scatterà per medici e farmacisti, possessori di dati sanitari “sensibili” e già operativi, almeno per quanto riguarda i titolari delle farmacie, con gli scontrini elettronici. È la soluzione di compromesso individuata da governo e maggioranza dopo i rilievi avanzati dal Garante. Invece, molto probabilmente, non scatterebbero subito le sanzioni per chi non rispetta l’obbligo fiscale: alcuni emendamenti al Decreto Legge Fisco, che sarà in Aula martedì prossimo, prevedono un regime soft delle sanzioni fino a settembre 2019, come confermato da Massimo Bitonci, (Lega) sottosegretario al Mef, in commissione Finanze del Senato. Fonte: Key4Biz.it
Trasformazione digitale, un’azienda su tre frenata da infrastrutture IT inadeguate

Senza infrastrutture e applicazioni moderne non è possibile creare innovazione digitale a livello aziendale. La spesa in DX continuerà a crescere e raggiungerà i 6.000 miliardi nel 2021. Si affermeranno nuove competenze, intelligenza artificiale, robot e blockchain. La corsa all’innovazione digitale accelera, si fa sempre più frenetica e negli anni tra il 2018 ed il 2021, secondo un recente Report IDC, l’ammontare degli investimenti mondiali in digital transformation (o DX) potrebbe raggiungere i 5.900 miliardi di dollari. Una corsa da parte delle imprese che va ad impattare direttamente sulle infrastrutture dell’Information Technologies (IT) aziendali, che potrebbero rappresentare un punto debole in questa fase di crescita. Intervistati i Chief information officer (CIO) di un campione di 800 imprese e 16 industrie a livello globale, cioè i responsabili della funzione aziendale Tic, le tecnologie dell’informazione e della comunicazione, è emerso che sono diverse le inefficienze a livello infrastrutturale e applicativo “che impediscono alle iniziative aziendali di digital transformation (DX) di progredire”. In pratica, “un’azienda su tre è ancora oggi frenata nei progetti di innovazione digitale da un’infrastruttura IT inadeguata”. IDC prevede che, entro il 2022, il 75% delle strategie digitali di successo avrà origine da un’organizzazione IT completamente trasformata, con infrastrutture e applicazioni moderne e razionalizzate. Nello studio, i ricercatori evidenziano come “alcune caratteristiche essenziali delle nuove architetture IT che stanno alla base delle strategie digitali aziendali – per esempio agilità, scalabilità e sicurezza – non siano presenti a livello progettuale in molti sistemi legacy” e che neppure possano essere implementate con efficacia a posteriori. Allo stesso modo, è anche precisato che “i moderni sistemi IT non possono essere costruiti e governati utilizzando pratiche e mentalità vecchie di decenni”. Le pressioni del business, dei clienti e della concorrenza hanno spinto molti CIO a cercare di “riutilizzare infrastrutture e applicazioni legacy nel tentativo di risparmiare tempo e risorse per la trasformazione digitale, finendo però per sortire l’effetto contrario, esacerbando i costi e i problemi”. La ricerca contiene infine alcuni trend principali che riguarderanno il settore DX nei prossimi anni, tra cui: la scomparsa dei digital officer, perché il 60% degli amministratori delegati si occuperanno in prima persona di iniziative DX; l’orientamento alla data economy o monetizzazione dei dati da parte dell’80% delle imprese entro il 2020; sempre nel 2020, il 35% dei lavoratori sarà affiancato da robot e/o qualche forma di intelligenza artificiale; già dal 2021, grazie alla blockchain saranno ridotti i costi operativi del 35%. Fonte: Key4Biz.it
GDPR, perché sono importanti gli aspetti umani e organizzativi

Sul GDPR molto è stato già scritto, ma quello che più interessa alle aziende impegnate negli adempimenti del nuovo regolamento sono gli aspetti organizzativi e i processi interni da implementare, in particolare quelli inerenti i fattori umani. Tutti abbiamo sentito parlare del GDPR, il nuovo regolamento europeo sulla protezione dei dati entrato in vigore il 25 maggio 2018 con importanti implicazioni per aziende e individui dentro e fuori l’Europa. Sul GDPR molto è stato già scritto, ma quello che più interessa alle aziende impegnate negli adempimenti del nuovo regolamento sono gli aspetti organizzativi e i processi interni da implementare, in particolare quelli inerenti i fattori umani. Questi sono gli aspetti su cui vogliamo concentrarci, con l’obiettivo di guidare passo dopo passo le aziende nell’applicazione del GDPR e, se richiesto, offrendo loro servizi di consulenza. Cominciamo allora con il rispondere a una prima, importante domanda: A quali aziende si rivolge il GDPR? Praticamente a tutte. Pur coinvolgendo principalmente le grandi aziende (piattaforme di social network, banche, compagnie assicurative, amministrazioni pubbliche e multinazionali), il GDPR ha un grande impatto anche sulle PMI. Se la tua impresa gestisce dati personali di cittadini europei, sia che siano clienti o dipendenti, allora il GDPR dovrà essere rispettato. Non è necessario che la tua azienda risieda in uno Stato europeo: è sufficiente che sia proprietaria di dati di residenti in Europa. A seconda del ruolo che ricopra l’azienda, il nuovo regolamento distingue due figure di notevole importanza: il data controller e il data processor. Qui puoi trovare una guida sulle loro funzioni e differenze. Cosa devono fare le aziende? Alla base della protezione dei dati ci sono due principali problematiche: capire che tipo di dati una compagnia possiede e perché. Il primo passo per le aziende è perciò quello di analizzare le tipologie di dati che vengono acquisiti, conservati e processati. Molta attenzione deve essere data alla privacy, che dovrà essere integrata direttamente nei sistemi e nei processi aziendali. Per farlo, il GDPR obbliga le aziende ad adottare un registro, il Data Processing Register. Il secondo passo riguarda la valutazione del rischio (sia per beni materiali che immateriali, come il danno reputazionale) di una possibile perdita di informazioni. In caso di violazione di dati, l’azienda è tenuta a comunicare il fatto al Garante delle privacy. Ma questo non basta. Se la perdita rappresenta un pericolo per la libertà e i diritti delle persone, il possessore dei dati deve informare tutte le parti interessate in maniera chiara, semplice ed immediata, ed offrire le corrette indicazioni sulle possibili soluzioni per la limitazione dei danni. Cosa hanno a che fare i fattori umani e organizzativi con il GDPR? Una prima risposta proviene dal GDPR Summit che si è tenuto a giugno a Londra, doveArdi Kolah, Capo Redattore del Journal of Data Protection & Privacy, ha dichiarato che “sarebbe un errore se il punto di partenza, quando si guarda al GDPR, fossero le penalità e le sanzioni”. Al contrario “la fiducia deve essere il punto di partenza. Se il GDPR riuscirà a costruire fiducia, le compagnie potranno fare di più, e non di meno, con i dati personali”. Il punto è proprio questo. GDPR significa creare un ambiente più confortevole e sicuro, nel quale gli aspetti tecnologici, legali e organizzativi di un’azienda possano coesistere in maniera migliore, ed in cui le persone sentano di poter dare fiducia alle imprese con i loro dati. Ricreare una relazione di fiducia tra persone e organizzazioni che possiedono i loro dati è un fattore cruciale. Un recente sondaggio effettuato da ForgeRock su “Che implicazioni avrà l’Internet of Things per la privacy dei consumatori” mostra la grande preoccupazione diffusa tra i cittadini per la propria privacy. L’86% dei consumatori dice infatti di voler controllare quali informazioni personali vengono collezionate automaticamente, il 74% è preoccupato che anche una piccola violazione della privacy potrebbe portare a una perdita dei diritti civili e il 57% è preoccupato dei troppi dati condivisi su Internet. Esistono poi altri rischi di sicurezza relativi ai fattori umani con cui le aziende devono fare i conti. Ogni giorno in una compagnia gli impiegati possono aver accesso ai dati conservati, per l’adempimento di funzioni amministrative, di marketing o di comunicazione. Ogni punto d’accesso utilizzato per queste azioni rappresenta una vulnerabilità per i dati personali, che potrebbero cadere nelle mani sbagliate. Per questa ragione, un altro punto focale del GDPR riguarda gli aspetti organizzativi di un’azienda. Il GDPR è una riforma complessa. Per essere applicata nella sua interezza richiede un attento studio che includa i fattori umani, l’usabilità della gestione dei dati, le tecnologie di protezione e sicurezza, l’identificazione delle vulnerabilità organizzative e relative ai fattori umani che potrebbero favorire una violazione dei dati. Per questo è fortemente consigliabile rivolgersi a una società di consulenza per adempire agli obblighi del GDPR. Su quali principi si basa il GDPR? Ci sono inoltre alcuni importanti principi sulla protezione dei dati presenti nel GDPR e che vorremmo sottolineare: Legalità, correttezza e trasparenza: basta con le informazioni incomprensibili, le regole per gli utenti devono essere semplici e chiare, e devono essere poter cambiate in ogni momento. Limitazione di scopo: i dati personali, e in particolare quelli maggiormente sensibili, non potranno più essere diffusi senza esplicito consenso. Minimizzazione dei dati: possono essere conservati solamente i dati strettamente necessari al lavoro di un’azienda, mentre per tutti gli altri le regole diventano molto stringenti. Conservazione dei dati: più regole per le azienda, più sicurezza per le persone. Integrità e confidenzialità: maggiore cura e attenzione nella conservazione dei dati. Responsabilità dei dati: il Data Protection Officer è responsabile della protezione dei dati e deve verificare e poter dimostrare che il GDPR venga rispettato. Quindi, hai un piano? Non possiamo eliminare del tutto i rischi: è possibile che prima o poi incapperemo in una violazione dei dati. Ma quando questo accadrà, dovremo già aver fatto abbastanza per essere sicuri che la violazione apporti il minor danno possibile. E dobbiamo poter dimostrare di aver preso tutte le misure necessarie per la minimizzazione del rischio, per evitare sanzione fino a 20 milioni di euro o pari al 4% del fatturato dell’anno precedente. Quindi, è importante avere un piano. Il GDPR può anche
Black Friday: 10 regole per acquistare in sicurezza

Sono sempre più numerosi gli italiani che si stanno preparando al Black Friday, l’evento di e-commerce più atteso dell’anno. Nonostante si tratti di una “tradizione” americana che ricorre il giorno successivo alla festa del Ringraziamento, la febbre degli sconti concentrati in un solo periodo ha finito per conquistare tutto il mondo e, di conseguenza, anche l’Italia. I dati dello scorso anno Riportiamo alcune informazioni riguardanti il Black Friday italiano dello scorso anno basandoci sui dati di alcuni professionisti del settore: durante la settimana del Black Friday, sono stati ordinati 2 milioni di prodotti sulla piattaforma Amazon.it contro gli 1,1 milioni del 2016 il sito Trovaprezzi.it ha registrato un aumento di ricerche del +20% rispetto al 2016 le tre categorie più convenienti del 2017 sono state: giochi ps4, smartwatch e scarpe da corsa (idealo.it) Per comprendere meglio il fenomeno, riportiamo i dati di Eurostat e di ECOMMERCE EUROPE, l’associazione che rappresenta più di 75.000 compagnie che vendono beni e servizi online sul territorio europeo: lo scorso anno, la maggior parte delle persone che hanno fatto acquisti online su un periodo di riferimento di 3 mesi hanno pagato tra i 100 e i 500 euro i compratori più accaniti appartengono alla fascia di età compresa tra i 25 e i 54 anni il 68% degli utenti internet europei ha compiuto acquisti online durante il 2017 abbigliamento e hi-tech sono le categorie più ricercate durante gli acquisti. Se, da una parte, Black Friday e Cybermonday rappresentano uno strumento utilissimo per acquistare ciò che serve a poco prezzo, dall’altra c’è sempre il rischio di compiere acquisti avventati o, ancora peggio, di ritrovarsi con articoli contraffatti e pericolosi. Per aiutare i consumatori, Adiconsum e Centro Europeo Consumatori Italia propongono una Campagna informativa per agevolare i clienti e sensibilizzarli sui diritti che si applicano agli acquisti online. A questo link è possibile guardare il video di Adiconsum e Centro Europeo Consumatori Italia con le 10 regole per acquistare in sicurezza! Fonte: BitMat.it
e-Fattura, premier Conte: ‘Nessuna proroga, ma Agenzia Entrate terrà conto delle difficoltà’

‘Nessuna proroga dell’obbligo, ma l’Agenzia delle Entrate applicherà le regole tenendo conto delle difficoltà derivanti dall’introduzione del nuovo regime, nei limiti consentiti dalla legge”, ha assicurato il premier Conte. Fabrizia Lapecorella (Mef): ‘Da battaglia all’omessa dichiarazione Iva, con e-Fattura incasso di 1,97 miliardi’. In attesa di conoscere le sorti del reddito di cittadinanza digitale, la fatturazione elettronica è il tema più caldo a livello politico, in questa parte finale del 2018, per quanto riguarda l’avanzamento della digital transformation del nostro Paese. Perché? L’e-Fattura sarà obbligatoria da gennaio 2019 anche per i privati residenti o con stabile organizzazione in Italia (con alcune categorie escluse). E per tranquillizare artigiani, Pmi e imprese agricole interessate dal nuovo obbligo fiscale è intervenuto anche il premier Giuseppe Conte: “L’Agenzia delle Entrate applicherà le regole tenendo conto delle difficoltà derivanti dall’introduzione del nuovo regime, nei limiti consentiti dalla legge”, ha assicurato il presidente del Consiglio, rispondendo nell’Aula della Camera all’interrogazione di Francesco Lollobrigida di Fratelli d’Italia, che ha proposto una differenziazione nella applicazione della fatturazione elettronica, per esempio “Chiediamo di applicare la fatturazione elettronica solo per fatturazione d’importi superiori ai 10mila euro”, ha chiesto il deputato Lollobrigida. Le semplificazioni per generare e inviare la fattura elettronica Il premier Conte, nella risposta, ha ricordato che “l’Agenzia delle Entrate ha da tempo intrapreso un approfondito confronto con i soggetti interessati con l’obiettivo di definire regole tecniche e modalità operative per consentire agli operatori economici di adempiere nel modo più semplice e meno oneroso alla fatturazione elettronica”. Inoltre il presidente del Consiglio ha fatto presente che le Entrate, insieme a Sogei, ha predisposto una serie di semplificazioni già apportate ed in corso per l’infrastruttura tecnologica dell’e-Fattura: “Già dal primo luglio 2018 è disponibile per gli operatori IVA l’app FattuAE e una procedura web per generare e inviare la fattura elettronica in modo semplice”. “Inoltre”, ha continuato il premier, “sono stati rilasciati servizi di supporto gratuiti per la gestione della fattura elettronica a favore dei contribuenti e degli eventuali intermediari fiscali e sul sito dell’Agenzia delle Entrate è pubblicata un’area tematica con una guida e videotutorial”. Chi è esentato dall’e-Fattura? E per quanto riguarda la richiesta di Fratelli d’Italia di differenziare l’obbligo in base a determinati criteri? Conte ha fatto presente che sono già state stabilite esenzioni per i contribuenti in regime forfettario dei minimi e per le imprese agricole di piccole dimensioni, mentre la Legge di Bilancio esclude le imprese fino a 65mila euro di ricavi. Il presidente del Consiglio ha quindi sottolineato che quello dell’e-Fattura è “un processo simmetrico che vincola non solo il soggetto emittente, ma anche quello ricevente a gestire come elettronica la fattura ai fini della detraibilità dell’Iva”. Infine ha sottolineato ancora il presidente del Consiglio, il decreto con “Disposizioni urgenti in materia fiscale e finanziaria”, entrato in vigore il 24 ottobre scorso, prevede che “dal primo luglio 2019 tutte le fatture emesse potranno essere registrate entro 10 giorni dalla data di effettuazione delle operazioni e quindi non entro lo stesso giorno”. Prima di luglio 2019, tutte le fatture emesse potranno essere registrate entro il giorno 15 del mese successivo a quello di effettuazione delle operazioni, lo stabilisce l’articolo 12 dello stesso decreto fiscale. Battaglia a omessa dichiarazione Iva, dall’e-Fattura il Governo punta ad incassare 1,97 miliardi Il decreto fissa anche gli obiettivi per la riduzione del tax gap Iva da omessa dichiarazione. “Il Governo punta a recuperare 1,97 miliardi di euro con la fatturazione elettronica”, ha dichiarato Fabrizia Lapecorella, il direttore generale delle Finanze in audizione ieri al Senato. Fonte: Key4Biz.it
Phishing: gli hacker sfruttano le catastrofi naturali

Gli eventi naturali catastrofici forniscono spesso ai malintenzionati l’opportunità di mettere in atto comportamenti predatori. Ancor di più, quando tali eventi hanno una certa risonanza mediatica, come nel caso del recente uragano Michael, in occasione del quale i ricercatori Proofpoint hanno osservato un certo numero di frodi di phishing. Tuttavia, se gli schemi di phishing relativi ai disastri naturali solitamente prevedono tentativi di furto di numeri di carta di credito impiegati per fare donazioni, oppure operano con l’intento di sottrarre fondi direttamente tramite donazioni fraudolente, molte di queste campagne recenti sono orientate al furto di credenziali webmail. Curiosamente, le campagne sfruttavano anche il servizio di archiviazione BLOB di Microsoft Azure per ospitare, a costi contenuti, i template di phishing. Che cosa sta succedendo? Le truffe legate ai disastri naturali sono abbastanza frequenti, sia in loco che online. In questo caso, tuttavia, i protagonisti stanno utilizzando l’uragano Michael per recuperare credenziali corporate piuttosto che rubare denaro direttamente Il phishing di credenziali aziendali è esploso nel corso di Q3, a dimostrazione del valore dei dati di login per i malviventi rispetto a target di phishing tradizionali come le carte di credito Queste campagne hanno utilizzato il servizio di archiviazione BLOB di Microsoft Azure, un metodo diffuso ed economico di archiviare dati binari e altre informazioni non strutturate Implicazioni Truffe e frodi appaiono sempre in occasione di eventi di una certa importanza come le Olimpiadi, la corsa alle presidenziali o gli uragani. Eventi che servono da esca per attività di phishing, transazioni fraudolente e furti. In questo caso gli schemi di phishing si diversificano perché i malviventi indirizzano i destinatari su pagine di per il furto di credenziali email – sia personali che aziendali – piuttosto che di carte di credito o denaro. Comportamento coerente con il drammatico aumento che abbiamo riscontrato recentemente nel phishing di credenziali corporate. Questa segnalazione dovrebbe servire da monito per tutti quei destinatari abituati a inserire le loro credenziali di posta elettronica per effettuare il log in su diversi servizi. I cyber criminali capitalizzano sia sulla desensibilizzazione sia sul nostro desiderio di fare del bene o l’esigenza di informazione in caso di disastro. Coloro che desiderano fare delle donazioni o che cercano assistenza dovrebbero andare direttamente sui siti associati con note organizzazioni preposte o la Protezione Civile e non inserire mai le credenziali su webmail o social media per abilitare le donazioni. Fonte: BitMat.it
E-commerce: quale strategia per farlo bene?

L’e-commerce è in crescita nel nostro paese, anche se mercati più sviluppati, come Francia, Germania e Regno unito, mostrano prestazioni decisamente migliori. Secondo i dati dell’Osservatorio Polimi-NetComm, il valore degli acquisti online, quest’anno, aumenterà di 27,4 miliardi di euro: +16% in 12 mesi, per una crescita assoluta del mercato pari a 3,8 miliardi di euro. Ma quale forma mentis bisogna acquisire al fine di fare e-commerce (e farlo bene)? Ne parliamo con Giorgio Maggioni, comunicatore, esperto e sviluppatore di modelli di business on line, specializzato nella PMI, nonché docente di Web marketing per l’internazionalizzazione d’impresa. Queste le sue parole. È semplice vendere on line? Premessa. Vedere on line non è così semplice e se si pensa di creare un sito che produca migliaia di euro spendendone poche migliaia, forse abbiamo una visione distorta di cosa voglia dire fare e-commerce. Chi vuol vendere tanto in poco tempo, puntando solo su una logica di prezzo, è destinato ad affrontare un flop in partenza. Se hai il cugino che con 3000 euro ti apre un e-commerce, stai regalando 3000 euro a tuo cugino. Non stai pensando a un’attività imprenditoriale. Un negozio on line ha le stesse logiche di un negozio fisico, con le sue spese (certo oculate) con le attenzioni e la cura che ne conseguono. Ci vuole un progetto di azioni, di tempi, e di ruoli. Se ho una rivendita (fisica) e devo vendere del pane ho bisogno di chi sta al banco, certamente, ma anche di chi lo produce. Poi, è necessario chi tira a lucido il negozio. Magari anche di chi si preoccupa di ordinare la farina e il lievito. E ancora: colui (o coloro) che si occupano di tenere sotto controllo il bilancio economico e di stabilire se la mia attività sta guadagnando oppure no. Ma perché invece se mi metto intesta di fare un sito e-commerce, mi sento autorizzato a non dover conoscere tutti questi passaggi? Qual è la ricetta di un ottimo e-commerce? Un buon sito e-commerce deve necessariamente prevedere: Analisi del mercato. Il web ha ridotto le distanze. Comprare dalla Cina equivale a comprare da Parigi o da Roma. Persino da Bordighera. Con la differenza che il costo del lavoro dei cinesi non è proprio come il nostro Un progetto di sviluppo. Quali strumenti utilizzerò per proporre il sito all’interno di un panorama affollatissimo di siti. Esistono 14 miliardi di siti recensiti da Google: perché il mio sito dovrebbe emergere rispetto agli altri? Sono consapevole delle spese di gestione dell’ordine? E di reso? Quali sono i costi di trasporto? I tempi? I limiti di peso di ciò che posso spedire? Potrei andare avanti almeno per un’ora a descrivere attività che vanno fatte prima dell’incarico dato al cugino (il cui valore era 3000 euro). Tutto questo per dire che le attività comunque, anche nell’era digitale vanno pensate, analizzate, messe sulla carta e dopo si inizierà a lavorare. In poche parole serve una strategia. Per buona pace del cugino. Fonte: BitMat.it
User Risk Report 2018: gli italiani sottovalutano i rischi di sicurezza

Proofpoint presenta l’edizione 2018 del suo User Risk Report. L’indagine rivela una scarsa conoscenza della cybersicurezza – relativa a phishing, ransomware e malware – e misure inadeguate di protezione di dati, dispositivi e sistemi. La ricerca ha esaminato il comportamento online di 6.000 figure lavorative, con più di 45 anni, che operano in Stati Uniti, Australia, Francia, Germania, Italia e Regno Unito, e sottolinea l’importanza della formazione continua e delle best practice in tema di sicurezza. “Oltre il 99% degli attacchi targettizzati sono diretti agli utenti. Il nostro User Risk Report identifica lacune nella sicurezza che devono essere colmate velocemente per proteggere le attività delle persone,” spiega Joe Ferrara, general manager di Wombat Security, divisione di Proofpoint. “Le abitudini di un utente legate alla sicurezza, che possono riguardare un utilizzo appropriato dei dispositivi, la definizione di password forti e differenti e la conoscenza generale, hanno un impatto diretto sulla protezione dell’ambiente aziendale. consigliamo sempre alle organizzazioni di realizzare attività formative ai dipendenti e di non sottovalutare i principi basi di sicurezza.” Qui di seguito alcuni risultati del report: L’84% degli italiani pensa che installare una soluzione antivirus sia sufficiente per bloccare gli attacchi informatici. Pensiero condiviso anche dal 71% dei tedeschi e dal 65% degli australiani. Il 59% degli italiani afferma di potersi fidare di reti WiFi aperte di luoghi considerati affidabili, come hotel, bar o aeroporti internazionali. Il 91% degli intervistati italiani ha una rete WiFi domestica, ma solo il 43% ha modificato la password del router e il 55% ha aggiunto una password di accesso. Per quanto riguarda la conoscenza delle principali minacce IT, l’Italia si è rivelata preparata sul significato di malware (80%) e phishing (66%), mentre solo il 29% conosce il termine ransomware. In tema di gestione delle password, il 46% degli italiani ne utilizza da 5 a 10 per i differenti account online. Il 19% solo una/due, il 35% una diversa per ogni iscrizione. Positivo il dato sul furto di identità in Italia: fortunatamente solo l’8% dichiara di averne subito uno (contro il 33% degli intervistati degli Stati Uniti) Per quanto riguarda le abitudini social degli italiani, il 24% li utilizza in modo frequente, mentre il 33% per curiosare tra gli eventi di altri. Il 12% invece dichiara di non farne uso. Le attività maggiormente svolte sui social includono la condivisione di fotografie di persone/luoghi (57%) e viaggi personali (52%). Solo l’11% li utilizza per promuovere progetti di business. Fonte: BitMat.it
Phishing: che cos’è?

Il phishing è una delle minacce IT di più vecchia data e ancora oggi maggiormente diffusa. È in circolazione da quando è stata inventata l’email e gli attacchi si sono talmente evoluti da superare anche le difese di sicurezza più sofisticate. In sostanza, in cosa consiste il phishing? Il termine “phishing” descrive un’ampia gamma di tecniche utilizzate per ingannare gli utenti e convincerli a fornire dati di valore ai cyber criminali. Questo tipo di attacco generalmente avviene via email e ha successo quando un utente si convince a: Inserire credenziali di login su un sito fittizio (ad esempio su una pagina fake di una banca) Aprire un allegato email pericoloso Cliccare su un link non sicuro Trasferire denaro su un conto bancario straniero Come opera il phishing? Gli attacchi phishing possono variare, ma ci sono alcuni elementi comuni: Sfruttano il fattore umano e non solo le vulnerabilità tecnologiche Approfittano del lato emotivo, segnalando urgenza nelle richieste Impersonano, in modo fittizio, identità legittime Metodo di azione: Le vittime target ricevono un messaggio di posta contenente un URL o un allegato che sembrano provenire da un mittente fidato, come una banca o un fornitore aziendale. Per gli attacchi che contengono un URL, l’email potrebbe richiedere al destinatario di effettuare il login a un account finanziario o di servizio. Se l’utente clicca sul link, verrà condotto a una pagina web fittizia, anche se molto simile a quella aziendale originale. Gli aggressori sfruttano anche gli allegati per distribuire macro o software pericolosi che si eseguono quando un utente apre il documento o ne abilita il contenuto. L’allegato aperto installa malware sul dispositivo, che consente ai cyber criminali di rubare informazioni o prendere il controllo del sistema. Quanto è efficace il phishing? Il phishing è ovunque ed estremamente efficace. In base al report di Wombat Security, divisione di Proofpoint, State of the Phish 2018, il 76% delle aziende ha subito attacchi phishing nel 2017 e il 48% vede il tasso in aumento. Queste attività fraudolente sono molto costose e secondo l’FBI, hanno già causato perdite pari a 5 miliardi di dollari. Come prevenire questi attacchi? Dotarsi di una soluzione che garantisca la possibilità di autorizzare messaggi legittimi se inviati a nome dell’azienda e bloccare email fraudolente prima che raggiungano la cassetta postale. Inoltre, è fondamentale mettere in campo un piano di formazione e aggiornamento dei dipendenti sulla sicurezza, i rischi e sulle best practice da mettere in atto in caso di compromissioni. Fonte: BitMat.it
Google Play: trojan bancari mascherati da app per oroscopo

I ricercatori di ESET hanno recentemente individuato su Google Play ben 29 trojan bancari mascherati da app per oroscopo, gestori di batterie e cleaner di dispositivi. Prima di essere rimosse da Google Play, queste app hanno operato indisturbate da agosto a ottobre 2018, e sono state installate da quasi 30.000 utenti. A differenza delle app maligne sempre più diffuse che cercano di imitare istituzioni finanziarie legittime proponendo visualizzazioni di schermate di login fasulle, queste app appartengono alla categoria dei sofisticati malware per mobile banking con funzionalità molto complesse e sono in grado di indirizzare dinamicamente le app trovate sul dispositivo della vittima con moduli di phishing personalizzati. Oltre a ciò, possono impersonare in modo dinamico qualsiasi app installata su un dispositivo compromesso, intercettando i registri delle chiamate, reindirizzando i messaggi di testo e scaricando altre app sul dispositivo compromesso. Queste app dannose sono state caricate con nomi e modalità di sviluppatori per lo più diversi, ma le somiglianze di codice e un server C & C condiviso suggeriscono che siano opera di un singolo utente o di un gruppo. Come funzionano le app oroscopo fake? Una volta avviate, le app mostrano un errore in cui affermano di essere state rimosse a causa dell’incompatibilità con il dispositivo, nascondendosi poi dalla vista della vittima o fornendo l’attività promessa, ad esempio la visualizzazione di oroscopi. La funzionalità dannosa principale è nascosta in una payload crittografata che si trova nelle risorse di ciascuna app, che attiva una procedura a cascata che porta al download di una ulteriore payload che contiene il malware bancario. Come già accennato, la funzionalità della payload finale è quella di impersonare le app bancarie installate sul dispositivo della vittima, intercettare e inviare messaggi SMS, scaricare e installare applicazioni aggiuntive a scelta del cyber criminale. La caratteristica più significativa è che il malware può impersonare in modo dinamico qualsiasi app installata su un dispositivo compromesso. Ciò è possibile duplicando il codice HTML delle app installate sul dispositivo e utilizzando quel codice per sovrapporre app legittime con moduli fasulli, dando alla vittima poche possibilità di notare che qualcosa non va. Come proteggersi Fortunatamente, questi particolari trojan bancari non impiegano trucchi avanzati per assicurare la loro persistenza sui dispositivi interessati. Pertanto, se un utente sospetta di aver installato una di queste app, può semplicemente disinstallarle in Impostazioni> (Generale)> Gestione applicazioni / App. Gli esperti di ESET consigliano inoltre di verificare le transazioni sospette sul proprio conto bancario e di prendere in considerazione la modifica della password di accesso / codice PIN dell’Internet banking. Per evitare di cadere vittima del malware bancario, gli eserti di ESET consigliano di: Scaricare solo app da Google Play; ciò non garantisce che l’app non sia dannosa, ma app come queste sono molto più comuni negli app store di terze parti, dove vengono raramente rimosse una volta scoperte, a differenza di Google Play. Assicurarsi di controllare il numero di download, le valutazioni delle app e il contenuto delle recensioni prima di scaricare app da Google Play Prestare attenzione a quali autorizzazioni vengono concesse alle app installate Mantenere il dispositivo Android aggiornato e utilizzare una soluzione di sicurezza mobile affidabile. Fonte: BitMat.it