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Engineering acquista dal Gruppo sedApta le società Hyla Soft e Infinity Technology Solutions

sedApta finalizza contemporaneamente l’acquisizione della società Osys dal Gruppo Bodet   Engineering Ingegneria Informatica ha completato l’acquisizione di due società appartenenti al gruppo sedApta: Infinity Technology Solutions S.p.A. player di riferimento nel mercato dell’industry automation di nuova generazione, con sede a Genova, conta più di 100 professionisti del settore e una consolidata esperienza in Automazione Industriale, sistemi MOM (Manufacturing Operation Management) e Information Technology. Hyla Soft Inc., filiale statunitense di Hyla Soft, con quartier generale a Chicago, conta più di 60 professionisti nel settore del Manufacturing IT, specializzati nelle soluzioni PLM (Product Lifecycle Management), MOM (Manufacturing Operations Management) e S&OP (Sales & Operations Planning). Le due operazioni, pur così differenti per localizzazione geografica, hanno in comune l’obiettivo di aumentare la capacità di Engineering di eseguire progetti informatici all’interno del settore manifatturiero, sia in Italia che nel mercato nord americano. In aggiunta l’operazione rafforza ancor più la collaborazione tra i gruppi Engineering e sedApta, trasferendo all’interno di Engineering figure professionali di alto profilo formate sulla suite di prodotti sedApta e capaci di accompagnare i clienti nel percorso della trasformazione digitale legato alle tematiche di Industria 4.0. sedApta, al tempo stesso, ha così la possibilità di concentrarsi maggiormente nello sviluppo e commercializzazione di prodotti innovativi nei settori S&OP (Sales & Operations Planning) e nell’ambito di Industria 4.0, che già oggi la vedono come player emergente a livello europeo. A tal fine sedApta ha finalizzato l’acquisizione della società francese Osys, appartenente al gruppo Bodet, attiva dal 1981 nello sviluppo di software MES e terminali innovativi per applicazioni manifatturiere e, ad oggi, una delle società più importanti nel mercato d’oltralpe. “L’acquisizione delle due nuove società” – commenta Alfredo Belsito, Direttore Generale Industria di Engineering – “evidenzia da un lato l’interesse di Engineering allo sviluppo di sistemi innovativi per l’automazione industriale, dall’altro la vocazione internazionale e la volontà di posizionarsi su un mercato strategico come quello statunitense. L’operazione completa la nostra già importante offerta per l’Industria 4.0 e la digital transformation, ambiti in cui Engineering intende proporsi come player a livello internazionale.” Giorgio Cuttica, presidente del gruppo sedApta, definisce gli obiettivi strategici del gruppo a valle di questa tripla operazione: “Siamo contenti di avere affidato al nostro partner Engineering lo sviluppo di due importanti realtà per i servizi IT alle aziende manifatturiere, con cui continueremo una proficua ed intensa collaborazione. Allo stesso tempo l’importante cassa generata ci permetterà acquisizioni come quella di Osys, per rafforzare la nostra presenza internazionale nello sviluppo di prodotti informatici per la gestione della Supply Chain e della produzione delle aziende manifatturiere.” Ettore Soldi, Amministratore Delegato di Hyla Soft Inc., ritiene che questa operazione contribuirà ad accelerare notevolmente la missione aziendale volta a digitalizzare l’industria manufatturiera: “Questa opportunità ci consentirà di continuare a crescere nell’ambito del Digital Manufacturing e consolidare il nostro ruolo di player su scala globale nel settore dell’Industria 4.0. Il nostro team si è ormai confermato un importante punto di riferimento per molte aziende del Nord America in cerca di supporto nel loro viaggio verso la trasformazione digitale. Ora, con le capacità e risorse di cui disporremo in quanto parte di Engineering, siamo ansiosi di offrire una gamma ancora più vasta di soluzioni innovative al servizio di questa vision, impegnandoci anche a contribuire alla crescita dell’intero Gruppo nel mercato nordamericano.” The post Engineering acquista dal Gruppo sedApta le società Hyla Soft e Infinity Technology Solutions appeared first on Data Manager Online.

L’UE ha deciso: Amazon deve pagare 250 milioni di euro

La somma è dovuta per i benefici fiscali ottenuti dalla multinazionale americana nel versamento delle tasse in Lussemburgo Quattro volte in meno delle altre compagnie. Tanto Amazon avrebbe pagato in tasse dal 2003 al 2011, periodo in cui si rifaceva al fisco del Lussemburgo. Dopo vari anni di indagini, la Commissione Responsabile della Concorrenza in Europa ha deciso di multare il gigante dell’e-commerce con 250 milioni di euro, in pratica tutti i benefici goduti nel periodo di riferimento, portando a casa ricavi privi di tassazione per tre quarti de totale. “Il Lussemburgo ha concesso ad Amazon vantaggi fiscali illegali. Le è stato permesso di pagare quattro volte meno imposte rispetto ad altre imprese locali soggette alle stesse regole. Questo è chiaramente illegale ai sensi delle norme UE sugli aiuti di Stato. I paesi membri non possono concedere a multinazionali vantaggi selettivi che non concedono ad altre imprese” – così si è espressa Margrethe Vestager, Commissaria responsabile della Concorrenza. Non solo Amazon La mossa della Commissione Europea non è di certo intesa a danneggiare Amazon. La strategia segue la linea dettata dalla divisione specifica negli ultimi tempi, con cui intende regolamentare uniformemente l’operato delle multinazionali nel nostro continente. All’inizio dell’anno sotto gli occhi dell’EU era caduta Google, tassata con oltre 2,4 miliardi di euro mentre nel 2016 Apple aveva ricevuto una multa di 13 miliardi di euro per l’ottenimento di benefici fiscali da parte dell’Irlanda. Stando agli esperti, i prossimi controlli riguarderanno McDonald’s e GDF Suez, entrambi con riferimenti nel Lussemburgo, paese che, si sa, concede diversi vantaggi alle compagnie che decidono di stanziare nei confini le loro sedi amministrative; al netto della commissaria Margrethe. Non dovrebbero essersi spenti i riflettori nemmeno su Facebook, dopo Google il nome più noto che ha scelto l’Irlanda per pagare meno tasse in relazione al business in Europa. The post L’UE ha deciso: Amazon deve pagare 250 milioni di euro appeared first on Data Manager Online.

Talend presenta una nuova soluzione per la gestione dei dati e della conformità al GDPR

Per aiutare i clienti a essere conformi al GDPR accelerando la progettazione e l’implementazione dei controlli sui dati aziendali Talend ha presentato una nuova soluzione per aiutare le aziende a soddisfare i requisiti del regolamento GDPR deciso dall’Unione europea (Ue). La nuova offerta consente alle aziende di progettare e operare i controlli delle pipeline dei dati attraverso la gestione dei metadati, il data masking, la qualità dei dati, i servizi, la stewardship e la governance. Già disponibile sul mercato grazie alla rete di partner VAR e ISV di Talend, la soluzione GDPR di Talend aiuta i clienti a modernizzare le piattaforme dei dati per garantire trasparenza e conformità utilizzando il data governance collaborativo. Da maggio 2018, il GDPR si applicherà a qualsiasi organizzazione in tutto il mondo che raccolga o elabori dati personali di residenti nell’Unione Europea. Entro quel termine, le aziende dovranno avere una precisa consapevolezza dei dati dei clienti, non solo dove sono memorizzati, ma anche chi ha accesso, come sono utilizzati e da chi possono essere modificati. Le aziende dovranno, inoltre, gestire i nuovi diritti delle persone – inclusi dipendenti, clienti e potenziali clienti – in termini di offerta di opzioni per la gestione dei propri dati personali, come il diritto di accessibilità, modifica, cancellazione, ecc. Le aziende che non riescono a rispettare queste linee guida incorreranno in pesanti multe e, secondo Gartner, entro la fine del 2018, oltre il 50 per cento delle organizzazioni interessate dal GDPR non sarà pienamente conforme al regolamento. Il percorso verso la conformità al GDPR non è complicato se le aziende dispongono di una strategia globale per garantire che i dati personali siano acquisiti, condivisi e gestiti in modo controllato, corretto e secondo la legge”, ha dichiarato Ciaran Dynes, senior vicepresidente of products di Talend. “Con i nostri partner lavoriamo affinché i clienti definiscano solidi programmi di governance dei dati che consentono a tutti i dipendenti – dalle figure business non tecniche alle figure IT – di collaborare e gestire in modo efficace i dati, assicurando che le politiche, gli standard e i controlli siano adeguati e conformi”. Qualsiasi sia la provenienza dei dati personali – da un modulo online, da un partner commerciale, da un sistema CRM interno, da un sistema HR o da un database aziendale – la nuova soluzione Talend per il GDPR consente alle aziende di implementare la gestione dei flussi dei dati al fine di:    Individuare gli elementi critici dei dati all’interno dei dataset utilizzando i metadati    Promuovere la responsabilità attraverso la gestione dei dati    Definire i controlli di accesso e di qualità per i data lake aziendali    Impostare la “privacy by design” di default per mascherare i dati dei clienti e dei dipendenti    Tracciare e rintracciare i dati utilizzando i percorsi di audit e il tracciamento dei dati    Identificare rapidamente le vulnerabilità e intervenire per ridurre al minimo il rischio    Gestire il consenso opt-in nelle applicazioni rivolte al cliente    Rendere anonimi o assegnare pseudonimi ai dati dei clienti per evitare l’associazione di identità    Implementare i servizi dei dati per esercitare il diritto di essere eliminato, di accessibilità e di modifica Talend Data Fabric, la piattaforma di integrazione dati di Talend, offre la qualità dei dati, le gestione dei dati e dei metadati, il data lineage, l’integrazione big data in un unico set di strumenti di facile utilizzo che aiutano i clienti a raccogliere, standardizzare, conformare, certificare, proteggere e trattare i dati personalizzati (PII). “Il GDPR può scoraggiare, ma allo stesso tempo è l’elemento che potenzialmente consente di far crescere l’attenzione sull’importanza della gestione dei dati all’interno delle aziende”, ha dichiarato Allan Beechinor, CTO, Advanced Metadata. “Grazie a Talend possiamo accompagnare i clienti nel percorso di conformità del trattamento dei dati lungo tutti i passaggi che avvengo dentro l’azienda in modo da ottenere la massima visibilità dei dati e fornire una completa trasparenza”. Save the Children UK (SCUK) è un cliente Talend. La missione di Save the Children è aiutare a salvare le vite rispondendo alle emergenze umanitarie causate da disastri naturali, e conflitti armati. Dall’emergenza allo sviluppo di sostegno a lungo termine, SCUK aiuta i bambini a vivere, offre piani di protezione e istruzione. Le organizzazioni umanitarie, come SCUK, devono garantire che l’elaborazione di tutti i dati dei donatori e dei destinatari siano trattati in conformità a tutti i requisiti normativi, compreso il GDPR, per fornire trasparenza sulla gestione dei dati e evitare sospetti di frodi, mantenendo la fiducia dei donatori. “Per essere conformi al GDPR, ci siamo affidati a Talend per determinare le procedure e le regole per ogni figura lavorativa all’interno dell’azienda in modo da poter dimostrare esattamente dove e perché stiamo manipolando i dati”, ha dichiarato Alex Nicole, Senior Data Quality Executive di Save the Children UK. “Stiamo inoltre documentando l’intero processo, la struttura del CRM e il ruolo di Talend al fine di dimostrare in qualsiasi momento ciò che è accaduto, per esempio, con i nostri opt-in e opt-out”. The post Talend presenta una nuova soluzione per la gestione dei dati e della conformità al GDPR appeared first on Data Manager Online.

Mighty è il primo player per Spotify

Finalmente si possono portare sempre con sé i brani del servizio di streaming salvati localmente e senza necessità di uno smartphone o una connessione internet Quanti di voi conoscono Mighty? Si tratta di un piccolo player musicale che assomiglia tanto all’iPod Nano. In realtà con Apple ha ben poco in comune, visto che il gadget in questione è nato solo per riprodurre i brani della propria libreria di Spotify. A cosa serve quando tale opportunità è già possibile con uno smartphone? Mighty, collegandosi solo quando serve al telefonino dove è impostato un account Spotify Premium, sincronizza le canzoni salvandole nella sua memoria da circa 1.000 pezzi, riproducendoli poi in modalità offline, senza necessità di collegamento a internet o pairing con il cellulare, il tablet o il computer. Tramite un accesso periodico al proprio profilo (Mighty ha comunque l’antenna Wi-Fi e il Bluetooth), l’accessorio si accorge se l’utente non ha più i privilegi dell’abbonamento Premium, disattivando a quel punto la riproduzione musicale. Quanto costa Dopo un breve periodo su KickStarter, Mighty è entrato nella sua seconda fase, quella della produzione di massa. Il gingillo costa 86 dollari e si compra solo dal sito ufficiale, questo qui, in tre colori: nero, bianco e ambra, con spedizioni anche in Italia. Per gestire i brani serve un’app dedicata, sia per iOS che Android, con cui selezionare le canzoni da sincronizzare individualmente così come gli album o intere playlist. Da Mighty Audio si accede anche alle impostazioni per gli auricolari senza fili, qualora si preferissero a quelli con jack classico da 3,5 mm, e alle opzioni di memoria e batteria. Nel pieno rispetto del tutto e ovunque, il player è pure resistente all’acqua, o almeno a qualche schizzo durante camminate sotto la pioggia o stancanti sessioni di allenamento. The post Mighty è il primo player per Spotify appeared first on Data Manager Online.

macOS High Sierra altro bug: password in chiaro

La falla individuata da uno sviluppatore brasiliano che mostra come la sezione crittografata del File System in realtà non sia così sicura Il primo problema con macOS High Sierra ha riguardato la possibilità per gli hacker di accedere alle password del Portachiavi. Con un rapido aggiornamento, Apple pare abbia risolto questa e un altro paio di questioni, sorte la scorsa settimana. Nei giorni scorsi lo sviluppatore brasiliano Maheus Mariano aveva scoperto una pesante debolezza del più recente update per MacBook e iMac. La vulnerabilità riguardava l’Apple File System, ovvero quella porzione dell’OS che dovrebbe conservare documenti e contenuti in maniera crittografata, impossibili cioè da leggere da parte di terzi. A quanto pare, quando si entra nell’app Uility Disco, basta cliccare su “mostra suggerimento per la password” per ottenere la chiave in chiaro, senza dover immettere alcuna risposta segreta. Cosa succede La falla entra in gioco, ovviamente, solo quando si ha uno o più dischi crittografati e si entra nella sezione di utilità per ottenere informazioni sullo spazio occupato e quello ancora a disposizione. Un collega tedesco di Mariano ha postato un video su Twitter che mostra il problema individuato in precedenza.   Tried myself & it’s true: #HighSierra shows the #APFS volume password as hint. Persists reboots, not stored in keychain. Wow. Just wow. pic.twitter.com/FkcHI9KHl9 — Felix Schwarz (@felix_schwarz) 5 ottobre 2017 Come se non bastasse, a rincarare la dose c’ha pensato anche la compagnia di sicurezza Sophos, cha ha detto: “Non è stato un bene per Apple rilasciare un sistema operativo con un tale bug”. A quanto pare la questione interessa principalmente chi ha un Mac con un disco SSD compatibile con l’APFS, il file system di nuova generazione introdotto dalla Mela con macOS High Sierra, ma non è detto che gli utenti con un Fusion Drive siano del tutto immuni alla vulnerabilità. L’unica cosa da fare è aggiornare alla versione 10.13 di macOS, l’unica che riconosce il buco e ne pone rimedio. The post macOS High Sierra altro bug: password in chiaro appeared first on Data Manager Online.

Donald Trump meglio del Papa, è il leader più popolare su Twitter

Donald Trump è il leader in carica con il maggior numero di follower su Twitter (40 milioni) Se il consenso nei confronti dei governanti si misurasse tramite Twitter, Donald Trump sarebbe certamente il leader più amato al mondo. Burson-Marsteller conferma che il profilo @realDonaldTrump, utilizzato dal presidente degli Stati Uniti per diffondere i suoi messaggi con grande fastidio dell’ufficio stampa della Casa Bianca, ha superato i 40 milioni di follower. Il tycoon ha quindi superato Papa Francesco, che può contare su 39,5 milioni di seguaci suddivisi tra i diversi account @pontifex. Al terzo posto si conferma il primo ministro indiano, Narendra Modi, con 35 milioni di follower. La ricerca è stata condotta su 890 profili di capi di stato di tutto il mondo. Donald Trump non si aggiudica solo la prima posizione ma anche la quinta e la sesta con rispettivamente l’account istituzionale del presidente USA (@potus con 20,5 milioni di follower) e quello della Casa Bianca (@WhiteHouse con 15,6 milioni di seguaci). Il miliardario ed ex uomo immagine di “The Apprentice” non è però riuscito a eguagliare il suo predecessore sulla poltrona nella Sala Ovale. Barack Obama, il cui numero di follower è cresciuto anche dopo la fine del mandato, è seguito da ben 95,6 milioni di persone. Obama ha inoltre detenuto per anni il record del tweet più ricondiviso di sempre fino a quando Ellen De Geners non ha pubblicato il suo selfie durante la Notte degli Oscar del 2014. The post Donald Trump meglio del Papa, è il leader più popolare su Twitter appeared first on Data Manager Online.

Red Hat aggiunge a Red Hat OpenShift Container Platform un software-defined storage versatile per applicazioni cloud-native

La versione più recente di Red Hat Container-Native Storage consente uno storage end-to-end per tutte le principali infrastrutture e applicazioni OpenShift, e triplica i volumi storage persistenti per ogni cluster Red Hat ha annunciato il rilascio di Red Hat Container-Native Storage 3.6, con supporto ad infrastruttura e applicazioni containerizzate nei cluster di Red Hat OpenShift Container Platform. L’annuncio di Red Hat Container-Native Storage 3.6 segue quello di Red Hat OpenShift Container Platform 3.6, versione più recente della piattaforma applicativa container enterprise Kubernetes di Red Hat, effettuato lo scorso agosto. Red Hat Container-Native Storage, costruito su Red Hat Gluster Storage, si integra con Red Hat OpenShift Container Platform e ha la caratteristica unica di offrire storage al di fuori dei container. Red Hat Gluster Storage ha caratteristiche enterprise, è durevole, più sicuro e adatto per un ambiente hybrid cloud, poiché supporta implementazioni sia on-premise che nel public cloud. Queste caratteristiche lo rendono ideale per installazioni di Red Hat OpenShift Container Platform. Red Hat Container-Native Storage può eliminare la necessità di avere una piattaforma storage indipendente, consentendo così ai clienti un’unica piattaforma integrata container che permette di coprire il cloud ibrido con maggiore efficienza e costi più ridotti, un’esperienza utente migliorata, un’unica console di controllo ed un singolo punto di controllo. Red Hat Container-Native Storage 3.6 Il passaggio ad applicazioni container-based può comportare una sfida per le tradizionali architetture software attualmente esistenti, rallentando di fatto la spinta verso progresso e innovazione. Uno storage software-defined e contaner-native permette di affrontare queste sfide con la capacità di unire i servizi storage e la piattaforma container come ogni altro servizio container, senza contare il fatto di poter operare in modalità fisica, virtuale, nel public cloud e anche on top delle tradizionali appliance storage. Le classiche architetture storage esistenti non sempre offrono questi livelli di scalabilità e flessibilità, con il risultato di poter impedire di sfruttare appieno il potenziale di piattaforme applicative container quali Red Hat OpenShift Container Platform. Con Red Hat Container-Native Storage 3.6, Red Hat mostra ancora una volta la sua leadership come fornitore di storage nativo per piattaforme container, con queste nuove funzionalità: Una piattaforma storage versatile per i container che consente ai clienti di gestire, scalare e aggiornare le proprie necessità storage usando un unico pannello di controllo, permettendo così di ottenere maggiore efficienza storage e costi più ridotti. Red Hat Container-Native Storage ora offre supporto per interfacce file, a blocchi e oggetti, consentendo la portabilità delle applicazioni container verso la piattaforma container senza cambi. L’aggiunta di storage a blocchi (via iSCSI) offre supporto per database distribuiti e altri workload a bassa latenza, come Elasticsearch, mentre l’aggiunta di storage a blocchi (come Technology Preview) crea un object store embedded all’interno di Red Hat OpenShift Container Platform per applicazioni cloud-native che richiedono Amazon Simple Storage Service (Amazon S3) come supporto di protocollo. Supporto per tutti gli elementi infrastrutturali base di Red Hat OpenShift Container Platform, compresi registro, logging e metriche. Il supporto a questi componenti core permette agli storage administrator di avere Red Hat Container-Native Storage disponibile immediatamente per le infrastrutture, senza necessità di usare sistemi storage differenti per diversi aspetti infrastrutturali, e di avere un’unica piattaforma integrata, che rende gestione, procurement e supporto più semplici. Possibilità di installare un numero triplo di applicazioni e microservizi su un singolo cluster storage. Una maggiore densità di volumi persistenti offre ai clienti un superiore utilizzo delle risorse. “Man mano che le aziende implementano i container, sono in molti a vedere la necessità di soluzioni storage progettate specificatamente per questo tipo di sistemi”, spiega Ranga Rangachari, vice president and general manager storage di Red Hat. “Red Hat Container-Native Storage, ottimizzato per implementazioni multi/hybrid cloud con Red Hat OpenShift Container Platform, offre proprio questo. Il supporto aggiuntivo a una grande varietà di workload storage, il supporto ai principali elementi infrastrutturali di Red Hat OpenShift Container Platform, e una maggiore densità di volumi persistenti sono caratteristiche fondamentali per aiutare i clienti a supportare datacenter attuali e futuri, e rafforzano ulteriormente la stretta integrazione tra Red Hat Container-Native Storage e Red Hat OpenShift Container Platform.” Possibilità di testare Red Hat OpenShift Container Platform con Container-Native Storage Red Hat sta anche avviando un Test Drive dedicato a OpenShift Container Platform con Container-Native Storage, che consente ai clienti di simulare implementazioni Red Hat OpenShift nel public cloud. Questo Test Drive punta a offrire agli amministratori interessati un completo cluster multi-node di Red Hat OpenShift Container Platform, attivo nel cloud. I clienti potranno eseguire test di laboratorio pensati per verficare diversi task amministrativi ed operativi, sia con Red Hat OpenShift che con Red Hat Container-Native Storage. Red Hat Container-Native Storage 3.6 è attualmente disponibile. The post Red Hat aggiunge a Red Hat OpenShift Container Platform un software-defined storage versatile per applicazioni cloud-native appeared first on Data Manager Online.