Competenze digitali: difficile la ricerca di giovani qualificati
La difficile ricerca di nuove figure professionali qualificate dotate del giusto set di competenze tecnologiche sta coinvolgendo tanto le PMI quanto le multinazionali Dopo la crisi pandemica il mercato del lavoro è fortemente cambiato sia nell’offerta che nella domanda, rendendo complicata la ricerca di figure professionali con competenze digitali specialistiche. Secondo diversi rapporti internazionali, attualmente l’85% delle aziende italiane fatica a trovare e ad assumere giovani qualificati.Se in media nel 2022 il 40% delle imprese, come evidenzia il Rapporto CENSIS-IISFA, ha dichiarato di avere difficoltà nella ricerca di lavoratori, nel caso dell’ICT tale quota sale al 52%. Accanto al software developer o al data engineer, il Cyber Security Specialist è indicato tra le figure emergenti più legate alla transizione digitale nelle previsioni di fabbisogni occupazionali e professionali a medio termine (2023-2027) per il settore dell’informatica e delle telecomunicazioni.La Rivoluzione Digitale ha creato scenari inediti e con essi nuovi modelli organizzativi e nuovi posti di lavoro. La continua ricerca di nuove figure professionali qualificate dotate del giusto set di competenze tecnologiche di base e specialistiche sta coinvolgendo tanto le PMI quanto le multinazionali. Tuttavia, è altresì di fondamentale importanza la formazione e l’aggiornamento delle risorse già a disposizione di un’azienda.“Le aziende lamentano la scarsezza di competenze digitali tali da assicurare una trasformazione tecnologica interna, spesso incentrata sulla valorizzazione di grandi quantità di dati, informazioni e sulla protezione dei sistemi informativi – spiega Fulvio Duse, COO di Aton IT –. Gli specialisti IT per un’azienda come ATON IT sono quindi l’asset più importante per soddisfare le richieste di un mercato in costante evoluzione; per questo ricerchiamo costantemente professionisti qualificati, nell’ottica dello spirito di innovazione che ci contraddistingue.Tra le figure digitali più ricercate ci sono quindi esperti di Big Data Analytics e Cyber Security e a seguire competenze legate a Intelligenza Artificiale, Internet of Things, Robotica, Blockchain e Realtà Aumentata e Virtuale, il cui sapere altamente specialistico spinge le organizzazioni a prediligere la ricerca su un mercato esterno.Investire nella formazione“La ricerca di lavoratori con competenze digitali adeguate – prosegue Fulvio Duse – è un tema complicato da gestire, dato che tali competenze coinvolgono molte tipologie di professionalità. Per questo investire sulla formazione delle competenze può essere la chiave. Convinti dell’importanza e della centralità di una formazione qualificata nel percorso di crescita professionale, ai giovani coinvolti nelle attività di training chiediamo sempre di non accontentarsi, di accendere l’immaginazione e di continuare a cercare. C’è sempre, da qualche parte, un sapere che ci attende”. Fonte: bitmat.it
Forza lavoro cruciale nella prevenzione degli attacchi cyber
Considerati purtroppo come l’anello debole della cybersecurity, i dipendenti in realtà potrebbero rappresentare la prima arma di difesa contro gli attacchi informatici. Fortinet, esperto globale nella sicurezza informatica che promuove la convergenza tra networking e sicurezza, annuncia i risultati della ricerca globale 2023 Security Awareness and Training, che evidenzia l’importanza per le organizzazioni, di formare una forza lavoro consapevole delle problematiche informatiche; così da rafforzare la propria postura di sicurezza e ridurre gli attacchi. “La nostra ricerca globale 2023 Security Awareness and Training sottolinea il ruolo cruciale dei dipendenti nella prevenzione degli attacchi informatici. Inoltre, evidenzia l’indispensabile necessità per le organizzazioni di dare priorità ai servizi di sensibilizzazione e formazione in materia di sicurezza, per garantire che i dipendenti costituiscano la prima linea di difesa”, ha dichiarato John Maddison, EVP of Products and CMO di Fortinet. Consentire alla forza lavoro di proteggere le risorse digitali più critiche dell’organizzazione Le organizzazioni sono alle prese con un panorama di minacce sempre più complesso. L’ultimo Global Threat Landscape Report dei FortiGuard Labs di Fortinet ha rilevato che, a livello globale, le minacce di ransomware rimangono a livelli massimi senza alcun segno di rallentamento. Allo stesso tempo, il Cybersecurity Skills Gap Global Report del 2023 di Fortinet ha rilevato che l’84% delle organizzazioni ha subito una o più violazioni nel 2022. E ora, la nuova ricerca globale di Fortinet, 2023 Security Awareness and Training, rivela che oltre il 90% dei responsabili ritiene che una maggiore consapevolezza da parte dei dipendenti in materia di sicurezza informatica contribuirebbe a ridurre il verificarsi di attacchi informatici. Poiché le organizzazioni si trovano ad affrontare crescenti rischi informatici, la ricerca sottolinea l’importanza della forza lavoro nel ruolo di prima linea di difesa contro il crimine informatico. I principali risultati dello studio I dipendenti iniziano a essere presi di mira dai criminali informatici. La ricerca ha rilevato che l’81% delle organizzazioni, l’anno scorso, ha dovuto affrontare attacchi malware, phishing e alle password, principalmente rivolti agli utenti. Ciò sottolinea che la forza lavoro può essere l’anello debole di un’organizzazione oppure una delle sue difese più potenti. Avere un programma formativo efficace è la chiave per infondere una buona educazione digitale ai lavoratori. L’85% dei responsabili afferma che la propria organizzazione dispone di un programma di sensibilizzazione e formazione sulla sicurezza, ma, oltre il 50%, ritiene che i propri dipendenti non abbiano ancora conoscenze in materia di sicurezza informatica. Questo divario suggerisce che i programmi di formazione in atto non sono tanto efficaci quanto potrebbero esserlo o che le competenze non sono sufficientemente consolidate, con conseguente incoerenza nel modo in cui la forza lavoro applica le buone pratiche di educazione digitale. La sicurezza informatica sta diventando sempre di più una priorità per i consigli di amministrazione. Il report ha rivelato che il 93% delle organizzazioni ha dichiarato che il proprio consiglio di amministrazione si interroga su difesa e strategia informatiche dell’organizzazione. Fonte: bitmat.it
eCommerce B2C: come si sta evolvendo il settore?
L’eCommerce B2C in Italia nel 2023 vale complessivamente 54 miliardi di euro, con un incremento del +13% rispetto a dodici mesi fa. L’andamento degli acquisti online degli italiani quest’anno è però decisamente influenzato dall’inflazione. “Ciascun momento di interazione tra brand e cliente, in tutte le fasi dell’acquisto online, rappresenta un’occasione di estrema importanza per permettere ai consumatori di vivere un’esperienza semplice, efficace e a loro misura. Ed è proprio per questo che le tecnologie applicate all’eCommerce sono aree di investimento sempre più strategiche per le aziende, che hanno tutto l’interesse a costruire una relazione solida e duratura con i propri clienti. Emblematico e sempre più attuale è il caso dell’intelligenza artificiale, di cui si sta parlando molto in questi giorni, che è in grado di profilare in modo particolarmente sofisticato i clienti, i quali possono beneficiare di un’esperienza di shopping sempre più personalizzata e di offerte mirate basate sui loro interessi e comportamenti. Questo, per le aziende, si traduce in una migliore pianificazione strategica, una riduzione dei costi di marketing e un aumento delle vendite”, dichiara Roberto Liscia, Presidente di Netcomm. Queste alcune delle evidenze emerse dall’ultima ricerca presentata dall’Osservatorio eCommerce B2C Netcomm – Politecnico di Milano durante l’evento “La catena del valore dell’eCommerce B2c: a che punto siamo?”. La nuova catena del valore dell’eCommerce B2C Tutti i principali merchant sono attualmente al lavoro sull’intera catena del valore dell’eCommerce B2C (marketing, tecnologia, pagamenti, logistica, customer care) per migliorare i ricavi, ma soprattutto per contenere i costi con obiettivi di breve, medio e lungo termine. Marketing In particolare nel marketing, l’approccio è ancor più focalizzato sull’omnicanalità, grazie agli investimenti sui touchpoint che abilitano la connessione con il consumatore quando è più ricettivo alla comunicazione (ad esempio, facendo ricorso a Influencer e creator sui social network). Questa interazione è possibile anche grazie alla digitalizzazione dei mezzi pubblicitari che facilitano la convergenza mediatica tra il mondo online e offline (come le campagne su Tv connesse o l’utilizzo di formati digital audio) e permettono di raggiungere l’utente in un’ottica sempre più integrata. Pagamenti nell’eCommerce B2C Sul fronte dei pagamenti, gli sforzi sono rivolti prevalentemente alla sicurezza e alla fluidità del check-out, ad esempio attraverso la personalizzazione del percorso di pagamento, o alla tokenizzazione e gestione delle esenzioni (tramite l’autenticazione del cliente prima dell’acquisto). Un altro snodo importante in ambito eCommerce B2C è la gestione dei diversi strumenti di pagamento per cogliere il maggior consenso degli utenti, che va di pari passo con l’ampliamento dell’offerta. Logistica Per la logistica, l’obiettivo primario riguarda la semplificazione e l’ottimizzazione, anche in ottica omnicanale, dei processi per ridurre i costi. In particolare, nel Food&Grocery alcuni interventi in questo senso riguardano l’automazione delle attività di stoccaggio e picking e, in via sperimentale, di quelle di distribuzione. Una nota positiva registrata nell’ultimo anno è il fermento di progetti in ambito sostenibilità su molteplici fronti: dalle infrastrutture (magazzini a ridotto impatto ambientale), ai prodotti (packaging riciclato per le spedizioni) e ai processi di last mile delivery (adozione di veicoli elettrici, carbo-bike, ampliamento della rete di punto di ritiro). Infine, i player del settore stanno collaborando per integrare i processi di distribuzione e i sistemi informativi tra i vari soggetti coinvolti (piattaforme di food delivery e retailer GDO, merchant eCommerce e corrieri logistici) per permettere una gestione più lineare ed efficiente dei flussi di spedizioni e di dati. Customer Care Nel customer care, infine, la tecnologia intrinseca nel sito eCommerce diventa uno strumento volto soprattutto a raccogliere dati e insight sul consumatore, indispensabili per migliorare l’esperienza nel medio-lungo termine. Tra i progetti più diffusi vi è l’utilizzo dell’intelligenza artificiale per offrire all’utente un percorso di vendita personalizzato e al merchant, l’automazione di attività routinarie come data analytics, traduzione o image processing. “In tutti i principali ambiti, i retailer stanno sempre più vestendo i panni di fornitori di servizi per i competitor: chi si concentra sulla logistica as a service, mettendo a fattor comune competenze e soluzioni già testate, chi apre i propri canali di vendita, in ottica marketplace, anche ai concorrenti e chi, infine, offre servizi di marketing e advertising, facendo leva sul presidio di numerosi canali di contatto e sull’approfondita conoscenza di gusti e abitudini dei consumatori”, conclude Valentina Pontiggia, Direttrice dell’Osservatorio eCommerce B2c Netcomm – Politecnico di Milano. Fonte: bitmat.it
Strategia italiana per la Banda Ultra Larga: più servizi e incentivi
Strategia Nazionale per la Banda Ultra Larga 2023-2026, presentata dal Governo: ecco cosa prevede in dettaglio e il testo integrale. La nuova Strategia Nazionale 2023-2026 per la Banda Ultra Larga (BUL), aggiornata in seguito alla consultazione effettuata con gli operatori di settore e il Comitato interministeriale per la transizione digitale, mira ad ammodernare l’infrastruttura delle reti fisse e mobili del Paese ed incentivare la domanda. Articolata in quattro aree di intervento, prevede investimenti per 2,8 miliardi di euro, i parte provenienti da risorse PNRR. Strategia Banda Ultra Larga 2023-2026 Seguendo uno schema 3-4-4 (3 obiettivi, 4 principi, 4 aree di intervento) nel solco degli obiettivi del PNRR, entro fine legislatura ci si propone di completare gli interventi sulle Aree Bianche e Grigie (coprendo con reti FTTH e FWA circa 9,6 milioni di unità immobiliari per velocità minime di 30 Mbps) e spingere sulla diffusione del 5G. L’altro obiettivo di fondo, da realizzarsi tramite una maggiore coordinazione tra interventi pubblici e privati al fine di migliorare il servizio reso, è quello di velocizzare i tempi di attivazione e di garantire le velocità di connessione comunicata ai consumatori. Scarica il PDF >> Strategia Nazionale Banda Ultra Larga << Cosa prevede lo schema 3-4-4 Entrando nello specifico delle azioni, vediamo si seguito il dettaglio degli obiettivi da centrare, dei principi d seguire e degli interventi da realizzare. I 3 macro-obiettivi Rilanciare il settore TLC mediante una collaborazione tra pubblico e privato sulla BUL; Completare i piani pubblici già attivi entro il 2026; Favorire la diffusione del 5G per agevolare la transizione digitale di PMI e PA. I 4 principi cardine Sostenere domanda-offerta per l’innovazione del Paese; Garantire neutralità tecnologica e complementarità tra servizi mobili e fissi; Offrire soluzioni scalabili, sostenibili e future proof (aggiornabili); Ridurre il digital divide. Le 4 aree di intervento Settore Telco, con interventi trasversali; Rete fissa nazionale; Rete mobile; Sostegni alla domanda (Voucher Famiglie e Imprese). Dettaglio interventi della nuova Strategia BUL Fonte: pmi.it
Cybersecurity: la guida per rispettare le due normative europee
Secondo Cybersecurity Ventures ogni 11 secondi un’azienda è vittima di un attacco informatico e il cyber crimine nel 2022 ha registrato un fatturato di 21 miliardi di dollari. Per accompagnare le aziende a prendere coscienza dei rischi per il business, incrementare il livello di consapevolezza delle minacce informatiche e sviluppare una maggiore capacità di risposta e prevenzione, l’Unione Europea ha varato due nuove direttive in materia di sicurezza informatica: Il Regolamento DORA e la Direttiva NIS 2. Quali conseguenze hanno queste direttive per le aziende? CybergON, la business unit di Elmec Informatica dedicata alla cybersecurity, ha identificato quali best practice devono mettere in atto le aziende per prepararsi a recepire gli adempimenti delle due norme. Nuovi obblighi per la cybersecurity: Regolamento DORA e Direttiva NIS 2 Il Regolamento DORA (Digital Operational Resilience Act), relativo alla resilienza operativa digitale per il settore finanziario, è entrato in vigore il 16 gennaio 2023 e diventerà vincolante a partire dal 17 gennaio 2025. A partire da questo momento, gli operatori finanziari avranno l’obbligo di segnalare alle autorità competenti gli incidenti gravi connessi alle ITC, disporre di una governance interna e di un quadro di controllo che sovrintenda la gestione del rischio affinché sia efficace e prudente, effettuare una serie di test periodici per identificare i punti deboli, le carenze o le lacune, al fine di attuare tempestivamente le misure correttive con un’applicazione proporzionata alle proprie dimensioni e al profilo di rischio, e condividere le informazioni in modo lineare e trasparente. Dall’altro lato, invece, la Direttiva sulla sicurezza delle reti e dei sistemi informativi nell’Unione (Direttiva NIS2) è entrata in vigore il 17 gennaio 2023 e il recepimento sarà efficace solo a partire dal 18 ottobre 2024, lasciando così un margine di pianificazione di 21 mesi. A partire da questo momento, i soggetti interessati da un incidente di cybersecurity dovranno effettuare un iter di notifica alle autorità competenti che comprende: un preallarme entro il termine di 24 ore dalla conoscenza dell’incidente, una notifica entro il termine di 72 ore dalla conoscenza dell’incidente che aggiorni – se necessario – le informazioni del preallarme, e una relazione finale entro un mese dalla trasmissione della notifica, il cui contenuto minimo è dettagliato dal legislatore. Come recepire gli adempimenti delle direttive europee: la proposta di CybergON Secondo CybergON, il suggerimento è quello di procedere secondo due direzioni: affidarsi ad un Security Operation Center (SOC) che sia in grado di identificare le possibili minacce e le vulnerabilità della propria rete aziendale in tempi brevi e investire in una continua e adeguata formazione in cybersecurity ai dipendenti. Considerate la complessità e le specificità delle conoscenze richieste in ambito cybersecurity, molte aziende non sono in grado di poter compiere un percorso di sicurezza informatica da sole. Per questo motivo, affidarsi a qualcuno che sia in grado di gestire tutte le attività in 24/7 si rivela una soluzione vantaggiosa anche da un punto di vista economico. Sullo sfondo di questo scenario, CybergON identifica tre efficaci modalità che, se effettuate in modo continuativo, sono in grado di monitorare lo stato della propria infrastruttura: l’erogazione di penetration test (un attacco informatico simulato autorizzato su un sistema informatico o una rete), l’assessment delle vulnerabilità presenti (il complesso di attività svolte al fine di individuare il maggior numero possibile di vulnerabilità) e, infine, il controllo delle utenze. Inoltre, avere un SOC che si prenda la responsabilità del monitoraggio dell’infrastruttura aiuta a identificare eventuali problematiche prima che queste possano compromettere l’infrastruttura stessa, riducendo così i rischi che un incidente informatico possa rivelarsi critico. “Il nostro consiglio è quello di creare una mappa delle competenze e farsi affiancare da esperti del settore per colmare quelle lacune che inevitabilmente sono presenti in ciascuna realtà non verticale sulla cybersecurity”, afferma Elisa Ballerio, Marketing Director di CybergON. “Il mercato del cybercrime è in continua evoluzione con modalità di attacco che cambiano continuamente, ecco perché affidarsi ad un servizio efficace è il vero vantaggio competitivo che permette di rimanere al passo con i cambiamenti”. Ricorrere alla formazione è la strategia migliore Alla base di una buona strategia di difesa c’è sempre la formazione in cybersecurity dei propri dipendenti; l’errore umano, infatti, continua ad essere uno dei motivi principali per cui un attacco informatico va a segno. Per questo motivo, i corsi di formazione mirati al riconoscimento di mail malevole e alla promozione di comportamenti che prendono in considerazione la sicurezza informatica, restano l’elemento chiave per limitare i danni. La Direttiva NIS 2 e il Regolamento DORA sono il primo passo di una nuova visione sul lungo periodo. Il mondo della cybersecurity è in continuo cambiamento, per questo, il suggerimento di CybergON è di affidarsi ad un partner in grado di portare le nuove tecnologie ed i nuovi processi all’interno dell’azienda, intraprendendo un percorso che deve essere visto in un’ottica di continuità e non come un singolo ed isolato intervento. Fonte: bitmat.it
Il ruolo dell’intelligenza artificiale nel futuro della connettività
Il ruolo dell’intelligenza artificiale nel futuro della connettività L’intelligenza artificiale ha una crescente influenza sul mondo che ci circonda, sia che la si ritenga la risposta a tutti i problemi o una minaccia per la vita come la conosciamo oggi. E sembra che nessun settore, servizio o soluzione sia immune alla sua promessa di cambiamento. Con la sua rete intricata di processi, tecnologie, protagonisti e richieste, la connettività è un’area in cui l’Intelligenza Artificiale può giocare un ruolo importante. Gartner prevede che entro il 2025 il 60% delle aziende utilizzerà cinque o più tecnologie wireless contemporaneamente. Si prevede inoltre che, entro il 2027, oltre il 50% della popolazione globale sarà un utente attivo giornaliero di più “superapp”, ovvero applicazioni che forniscono “agli utenti finali (clienti, partner o dipendenti) un insieme di funzioni principali e l’accesso a miniapp create in modo indipendente“. E questi sono solo due esempi di come la rete attuale sia destinata a diventare sempre più complessa. Ma quale ruolo può svolgere l’intelligenza artificiale per superare questa complessità e stimolare il futuro della connettività? In questo articolo consideriamo l’impatto dell’IA su tre aree distinte: infrastruttura, servizi e utilizzo da parte dell’utente finale. Connettività: come le imprese gestiscono la loro infrastruttura Negli ultimi anni abbiamo già iniziato a osservare un cambiamento nel modo in cui l’infrastruttura viene considerata, e oggi le si riconosce un valore oltre l’essere semplicemente un fattore di abilitazione dei processi, come per esempio per supportare l’esecuzione di un servizio. Invece, le aziende oggi si aspettano sempre più che l’infrastruttura fornisca il servizio senza che sia necessario alcun aiuto. Fondamentalmente, le istruzioni per il technology vendor stanno cambiando da “Voglio fare questa cosa, come mi puoi supportare” a “Voglio fare questa cosa, falla”. Inizialmente, gran parte di questo lavoro sarà facilitato da funzioni e modelli di servizio predefiniti, che possono essere scelti dal catalogo dei servizi di un fornitore. Ma con il tempo sarà sempre più basato sull’intelligenza artificiale, che verrà utilizzata per creare, gestire e soprattutto ottimizzare i servizi personalizzati per l’azienda in base all’esperienza e alla competenza del fornitore. Per il comfort dei clienti, gli esseri umani dovranno ancora essere coinvolti nella fornitura di questi servizi, ad esempio per la supervisione e la manutenzione, ma anche quelli che non sono guidati dall’intelligenza artificiale saranno almeno automatizzati per funzionare in modo intelligente. Come vengono forniti i servizi agli utenti Oltre all’automazione dei servizi, un’altra area della connettività in cui l’IA avrà un impatto molto forte è la valutazione e l’erogazione dinamica dei servizi. Con questo non intendo solo l’essere in grado di dire se un servizio funziona o meno, ma anche sapere come correggere eventuali malfunzionamenti, migliorarlo e farlo arrivare agli utenti nel modo più efficace possibile (ovvero raggiungere l’ottimizzazione). Poiché le persone sono sempre più in movimento, anche le applicazioni dovranno diventare più intelligenti per stare al passo e le aziende si rivolgeranno all’intelligenza artificiale per ottenere questo risultato. L’esempio più estremo che mi piace fare è considerare il caso di chi utilizza un’applicazione di realtà aumentata con base a Tokyo tramite 5G su un treno giapponese ad alta velocità. Seduti alla stazione ferroviaria la loro esperienza sarà fantastica, ma non appena il treno inizierà a muoversi l’applicazione diventerà sempre più lenta perché la distanza coperta dal segnale aumenta sempre di più. Con velocità fino a 320 km/h, la distanza si accumulerà in un attimo. L’esigenza che le applicazioni si spostino con l’utente mentre attraversano le zone delle celle (rispetto allo stato più statico in cui si trovano oggi) è qualcosa di cui il team 5G di Zscaler e il settore in generale discutono da tempo e che ci aspettiamo diventi una realtà quanto prima. Come l’utente finale fruisce dei servizi L’uso dell’intelligenza artificiale per rendere la connettività più intelligente si estenderà anche al modo in cui l’utente finale consuma i servizi, o più specificamente al modo in cui la fornitura di questi servizi viene commutata tra le diverse infrastrutture (ad esempio, 4G / 5G / Wi-Fi / Bluetooth) per garantire un’esperienza senza interruzioni all’utente. Oggi i dispositivi sono già in grado di instradare i pacchetti tra questi vari tipi di connettività, ma non usano molta intelligenza per passare da uno all’altro: il processo è sequenziale (per esempio, se questo non funziona, prova il successivo). Grazie all’intelligenza artificiale, i dispositivi saranno in grado di monitorare questi tipi di connettività e di determinare quale sia la migliore da utilizzare in qualsiasi momento, indipendentemente dal fatto che siano i prossimi in sequenza. Come il percorso dell’applicazione, anche il percorso dell’utente diventerà estremamente dinamico, in base alle prestazioni, invece di dover seguire un percorso prestabilito attraverso l’infrastruttura sottostante. Piuttosto che rappresentare percorsi compartimentati, l’infrastruttura sottostante funzionerà come una rete su cui i servizi possono essere eseguiti. Per l’utente, ciò significa non dover pensare al modo in cui si connette e, di conseguenza, consumerà più servizi (a vantaggio dei fornitori). Ottimizzare l’esperienza per il futuro Sebbene gran parte dell’attuale dibattito pubblico riguardi la possibilità di sentirsi a proprio agio nell’operare con l’IA, il suo vero ruolo nel futuro della connettività sarà incentrato sull’ottimizzazione rispetto all’interattività – per fornire un’intelligence in grado di ottimizzare e migliorare costantemente i servizi a beneficio di coloro che li utilizzano. Il risultato finale sarà un’infrastruttura presente ovunque e ottimizzata per fornire servizi disponibili all’utente nel modo più rapido e efficace possibile e la soddisfazione dell’utente finale di poter consumare ciò che vuole, quando vuole e dove vuole. È una visione convincente, che non vedo l’ora di vedere realizzata. di Nathan Howe, Vice President of Emerging Technology di Zscaler Fonte: bitmat.it
Imprese manifatturiere nel mirino degli attacchi informatici: come difendersi
Il settore manifatturiero è costantemente minacciato dagli attacchi informatici, causa di furti di dati e interruzioni operative che mettono sempre più in crisi le aziende di qualsiasi dimensione. Se da un lato gli attacchi cyber ai danni delle imprese manifatturiere sono aumentati del 79% nel 2023, come sottolineato dal recente Rapporto Clusit, dall’altro lato l’80% degli episodi si rivolge alle aziende con un fatturato inferiore ai 250 milioni di euro stando a quanto rivela il Centro Nazionale Anticrimine Informatico per la Protezione delle Infrastrutture Critiche (Cnaipic). A illustrare alcune strategie da mettere in atto per difendersi è Acronis, che sottolinea l’importanza di prevedere soluzioni di backup dei dati, ripristino e disaster recovery. I backup, ad esempio, devono essere eseguiti regolarmente, possibilmente in tempo reale o con intervalli frequenti, utilizzando opzioni di storage on-site e off-site. I primi garantiscono una rapida accessibilità per ripristini immediati, mentre i secondi assicurano un ulteriore livello di sicurezza contro le minacce fisiche, come gli incendi o le calamità naturali. Le soluzioni di ripristino consentono un recupero tempestivo dei dati e dei sistemi in caso di perdita accidentale, guasti o attacchi informatici. Nel manifatturiero le interruzioni operative possano generare ripercussioni economiche particolarmente gravi, ragion per cui le procedure di ripristino devono essere sottoposte regolarmente a test e convalida, per garantirne l’efficacia e identificare eventuali vulnerabilità. Il disaster recovery, infine, non va limitato al mero recupero dei dati ma esteso al ripristino delle attività operative dell’intera azienda dopo un’interruzione grave, come una calamità naturale, un’interruzione di corrente o un attacco informatico. Un piano di disaster recovery efficace deve prevedere vari scenari e stabilire le priorità dei processi critici, definendo anche i canali di comunicazione necessari per coordinare al meglio le attività di ripristino. Fonte: pmi.it
“Report sull’e-commerce italiano 2023”: i dati del mercato
Oltre 8 italiani su 10 comprano online almeno una volta al mese. Elettronica (43%), Moda & Accessori (41%) e Scarpe & Sneakers (33%) sono le tipologie di prodotto più acquistate online in Italia Il settore degli acquisti online nel primo anno di “rientro alla normalità” è riuscito a mantenere costanti i risultati che aveva assicurato in un periodo decisamente fuori dall’ordinario, come quello relativo ai due anni precedenti: il 61% dei consumatori continua ad effettuare un acquisto online almeno una volta al mese, mentre il 24% anche una volta alla settimana. È quanto emerge dal nuovo “Report sull’e-commerce italiano” pubblicato da idealo – portale internazionale di comparazione prezzi leader in Europa – che ha esaminato le abitudini di acquisto online delle persone che utilizzano regolarmente la comparazione prezzi in Italia ed Europa. Oltre 8 italiani su 10, dunque, comprano online almeno una volta al mese. Purtroppo, però, il 2022 verrà ricordato anche come l’anno del prepotente ritorno dell’inflazione, di una situazione geopolitica internazionale incerta e di un conseguente ridotto potere d’acquisto per parte dei consumatori. Non sorprende, quindi, che rispetto al 2021 sia calata di oltre due punti percentuali la quota dei cosiddetti acquirenti intensivi, ossia quelli che fanno acquisti online almeno una volta alla settimana. Cosa comprano i consumatori italiani? Negli ultimi tre mesi, il 43% degli utenti online ha acquistato un prodotto di elettronica, seguono il settore moda & abbigliamento (41%) e quello delle scarpe (33%). Ed andando oltre il podio, fanno registrare ottimi risultati anche il settore bellezza & profumi (32%), giocattoli & gaming (26%), medicine e prodotti per la salute (25%) e food & beverage (21%). Completano la top ten, il settore pet (20%), sport & outdoor (16%) ed arredamento & giardino (15%). Confrontando i dati 2021 con quelli 2022, si evidenzia come ogni settore abbia fatto registrare una crescita di interesse, a partire da giocattoli & gaming (+78%), bambini & neonati (+59%) prodotti per animali (+52%), elettronica (+35%) ed arredamento & giardino (+33%). Identikit del consumatore digitale. In generale, secondo il Report sull’e-commerce italiano il pubblico femminile ha superato leggermente quello maschile in termini di interesse online. Infatti, è circa l’80% delle donne ad aver effettuato un acquisto tramite e-commerce nell’ultimo mese, a fronte del 78% degli uomini. La fascia di età più attiva negli acquisti digitali è quella tra i 35 e i 44 anni. Oltre l’86% di loro – infatti – ha fatto almeno un acquisto online nell’ultimo mese. Seguono 44-55enni (85%), i 25-34enni (76%), gli over 55 (75%) ed infine i giovanissimi tra i 16 e i 24 anni (65%). Il settore online di maggiore interesse per il mondo maschile è quello dell’elettronica (53%), seguono scarpe & sneakers (32%) e moda & accessori (32%). Per l’universo femminile, invece, il settore più interessante è moda & accessori (52%), a cui seguono prodotti per la bellezza & profumi (46%) e scarpe & sneakers (34%). L’elettronica di consumo è anche la categoria con più acquisti online per le persone dai 25 anni in su. Solo gli under 24 mostrano un’altra preferenza, dando più importanza alla moda e ai relativi accessori. Inflazione. Il nuovo report sull’e-commerce, infine, non poteva prescindere da una sezione dedicata all’inflazione che ha determinato nuove dinamiche nelle abitudini di consumo degli italiani.Per questo, idealo ha voluto analizzare l’andamento dei prezzi nel corso dell’intero anno 2022 per cercare di comprendere come i rincari abbiano impattato sul mondo digitale. Analizzando le oltre 2000 categorie di prodotto presenti sul proprio portale italiano, idealo ha determinato come si siano modificati i loro costi nel corso degli ultimi tre anni: il 60% di queste tipologie di prodotto ha registrato il proprio prezzo più alto nel 2022. Quindi, lo scorso anno circa 1.200 categorie su 2.000 hanno fatto registrare il proprio costo medio più alto. La comparazione prezzi. Fortunatamente, però, il confronto prezzi continua ad essere il miglior alleato per il risparmio. Grazie all‘andamento del prezzo di ogni prodotto presente su idealo, l’azienda ha stimato le fluttuazioni per le categorie con il maggior numero di intenzioni di acquisto sul suo portale italiano nel 2022. In particolare, chi ha acquistato delle schede video lo scorso anno ha potuto ottenere un risparmio medio superiore al 30% nell’arco di un anno. Chi ha comprato televisori e console di gioco ha sperimentato risparmi medi superiori al 20%. Per fotocamere digitali, tablet, notebook, smartphone e lavatrici i ribassi sono stati superiori al 15% ed infine per giacche, frigoriferi, profumi, stampanti e aspirapolvere superiori al 10%. “I dati del nostro nuovo white paper sul Report sull’e-commerce italiano ci consentono di confermare come il passaggio dallo shopping offline a quello online non sia effettivamente stato un fenomeno passeggero dovuto alla pandemia di COVID-19. Ciò nonostante – causa caro vita – gli utenti sono sempre più attenti ai prezzi e in alcuni casi tendono a tagliare le spese non necessarie o a ridurre la frequenza dei propri acquisti. – ha commentato Dumitru Baltatescu, Country Manager di idealo in Italia – Per questa ragione è sempre più essenziale fornire loro tutti i dettagli relativi a un prodotto, affinché possano compiere una decisione di acquisto informata, trasparente e pressoché immediata. Le piattaforme di comparazione prezzi svolgono proprio questa funzione e stanno diventando sempre più sofisticate, offrendo ai consumatori schede tecniche dei prodotti, recensioni e test, con un importante obiettivo: consentire a chi acquista online di ottenere il miglior rapporto qualità-prezzo possibile.” Fonti: bitmat.it
La digitalizzazione dei processi aziendali: un passo fondamentale per le PMI
Negli ultimi anni, la digitalizzazione dei processi aziendali è diventata un fattore chiave per il successo delle imprese, incluse le PMI. Il percorso verso la trasformazione digitale può portare numerosi benefici, tra cui una maggiore efficienza operativa, una migliorata collaborazione e una maggiore condivisione di dati e informazioni. Tuttavia, nonostante l’aumento della consapevolezza riguardo queste opportunità, molte aziende, comprese le PMI, devono ancora affrontare la sfida di una digitalizzazione interna, che spesso è ancora in fase embrionale. Secondo l’Osservatorio Digital B2B della School of Management del Politecnico di Milano, le aziende sono ancora acerbe dal punto di vista della digitalizzazione interna. Solo il 34% delle organizzazioni monitorate ha digitalizzato completamente le funzioni che interagiscono con i clienti, mentre meno del 39% dispone di un’infrastruttura interna in grado di raccogliere le informazioni in modo efficiente. Questi prerequisiti sono fondamentali per aumentare la produttività e per realizzare una digitalizzazione dei processi che supporti al meglio il business. Efficienza, maggiore collaborazione e migliore condivisione di dati e informazioni. Questi sono, in sintesi, i benefici principali della digitalizzazione dei processi aziendali. L’impegno a investire in soluzioni che favoriscano la digitalizzazione dei processi deve però nascere dalla voglia di mettere in atto un significativo rinnovamento interno, non dal solo desiderio di razionalizzare le risorse, come spesso accade. La trasformazione, per essere davvero efficace, non può focalizzarsi solo sul risparmio, ma deve puntare a un radicale cambiamento che favorisca la crescita. Le PMI, in particolare, possono trarre notevoli vantaggi dalla digitalizzazione dei processi aziendali. In un mercato competitivo, in cui devono fare i conti con risorse limitate, l’innovazione può essere un fattore determinante per organizzarsi al meglio e sostenere la crescita dell’azienda. Per ottimizzare la gestione delle informazioni e migliorare la comunicazione interna può essere utile affidarsi a piattaforme di business process management e workflow management, queste soluzioni permettono di automatizzare i flussi di lavoro aziendali, identificando i passaggi di ogni processo e i ruoli dei dipendenti coinvolti, garantendo così una maggiore efficienza e una visione completa delle attività. Tuttavia, la digitalizzazione dei processi aziendali presenta ancora ostacoli da superare. Spesso, l’abitudine di rimanere nella “confort zone” impedisce l’adozione di soluzioni innovative, ma una volta superata questa fase iniziale, le aziende e i dipendenti si rendono conto dei vantaggi tangibili che la digitalizzazione offre, come un migliore utilizzo del tempo e un aumento del valore prodotto. Per intraprendere un percorso di digitalizzazione dei processi aziendali, è fondamentale lavorare in stretta collaborazione con gli addetti ai processi interni. Comprendere il modo in cui si è lavorato fino a quel momento permette di individuare i processi da trasferire sulla piattaforma digitale, soprattutto se quest’ultima è stata creata su misura per le esigenze specifiche dell’azienda. Con l’aiuto di tecnologie innovative, come i software di programmazione low code e no code, che consentono di concentrarsi sugli obiettivi piuttosto che sull’infrastruttura IT, è possibile ottenere risultati significativi in poco tempo. La digitalizzazione dei processi aziendali richiede un cambio di mentalità e l’adozione di soluzioni all’avanguardia ed è a tutti gli effetti un fattore imprescindibile per il successo delle PMI. Attraverso l’implementazione di soluzioni innovative, le aziende possono migliorare la propria efficienza operativa, competere efficacemente sul mercato e beneficiare di una crescita sostenibile in un mondo sempre più digitale. A cura di Loris Marchiori, Corporate Communication Director di Archiva Group Fonte: bitmat.it
Sardegna e connettività: si spinge per completare gli obiettivi del PNRR
ANIE SIT e ANCE Sardegna firmano un accordo per superare le criticità del settore delle telecomunicazioni che persistono nella regione. Condividere risorse e competenze sul campo per agevolare la realizzazione dei Piani Italia a 1 Giga e Italia 5G in Sardegna attraverso forme di collaborazione istituzionale tra pubblico e privato. È questo l’obiettivo del protocollo siglato tra il Dipartimento per la trasformazione digitale della Presidenza del Consiglio, Infratel Italia, ANIE SIT, ANCE Sardegna e gli operatori TLC interessati dai Piani operativi PNRRdell’Investimento 3.1 “Reti ultraveloci e 5G”. L’accordo, favorito dal Presidente della IX Commissione Trasporti, poste e telecomunicazioni della Camera dei Deputati, Salvatore Deidda, riguarda in maniera prioritaria i Piani Italia a 1 Giga, per portare la fibra a quasi 670 mila numeri civici, e Italia 5G, per facilitare la realizzazione di collegamenti fissi a banda ultra-larga e mobili 5G in tutta l’isola. Progetti finanziati dal PNRR in Sardegna: un valore di 442 milioni di euro Il protocollo, di durata triennale, prevede in particolare di facilitare la condivisione di risorse e competenze disponibili per individuare le opportunità territoriali; incentivare, in fase di sviluppo progettuale, l’utilizzo dell’innovazione tecnologica, la fornitura di componentistica e soluzioni adeguate, e di definire iniziative di formazione e informazione, per sensibilizzare gli operatori del settore e gli uffici tecnici verso i temi citati. Complessivamente in Sardegna i progetti principali finanziati dal PNRR valgono 442 milioni di euro. Solo per quanto riguarda il completamento dei cantieri sardi di Italia 1 Giga, 5G Backhauling e 5G Densificazione (escludendo quindi la gestione di progetto e la progettazione) si stima che nel 2025 saranno necessarie 1.000 risorse FTE (1 Full Time Equivalent corrisponde ad una risorsa impiegata per un anno a tempo pieno). Ma allo stato attuale le aziende coinvolte dispongono solo di circa 500 FTE. Inoltre, per raggiungere le 1.300 FTE, necessarie per le sole attività PNRR previste per il secondo semestre 2023, occorrerebbe un incremento di circa 1.000 FTE che, in termini di incremento di occupati si traduce in almeno 1.200 lavoratori da formare, in un contesto fortemente orientato a lavori stagionali legati al turismo e scarso interesse ad un lavoro continuo che includa il periodo da luglio a settembre. Gli obiettivi della collaborazione Di qui l’importanza dell’accordo, attraverso il quale ANIE SIT intende promuovere la collaborazione tra tutti gli attori coinvolti per completare gli obiettivi PNRR in Sardegna supportando ANCE Sardegna nella pianificazione degli interventi, dalla definizione dei bacini di risorse, alla distribuzione territoriale dei volumi, con particolare attenzione al tema del reperimento e della formazione dei lavoratori. La Sardegna è infatti una regione scarsamente abitata, con una concentrazione di forza lavoro solo nelle poche grandi città. “Questo accordo rappresenta un ulteriore traguardo raggiunto da ANIE SIT, che già in precedenza aveva auspicato forme di collaborazione partecipata fra tutti gli attori: enti, associazioni, concessionari, Pubblica Amministrazione, per raggiungere gli obiettivi PNRR in una regione come la Sardegna, dove le criticità diventano soluzioni ed opportunità solo se affrontate in una logica di network. Siamo certi che questo Accordo possa poi tracciare la strada come best practice per altre Regioni”, sottolinea il Presidente di ANIE SIT Luigi Piergiovanni. Fonte:Bitmat.it