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Facebook testa i selfie al posto dei captcha

Facebook ha chiesto ad alcuni utenti di inviare un selfie per testare un nuovo sistema di verifica dell’identità Nell’era delle fake news per Facebook è diventato fondamentale accertarsi della vera identità dei suoi 2 miliardi di iscritti. Il social network ha quindi iniziato a richiedere ad alcuni di essi un autoritratto per verificare che si tratti di persone in carne in ossa e non di bot, strumento particolarmente diffuso per infettare i PC altri e condividere bufale e notizie false. L’azienda ha spiegato a Wired che questo nuovo sistema consentirà di individuare eventuali attività illecite al momento della creazione di un account o post pubblicitari ma anche nel caso di richieste di amicizia o nella formulazione delle opzioni di pagamento per un servizio. L’immagine del volto andrà quindi a sostituire il classico captcha, ovvero quella sequenza di lettere e numeri solitamente utilizzati nei siti per verificare che l’utente non sia un bot. Questo nuovo sistema ricorda molto da vicino la piattaforma testata da Facebook per la lotta contro il ravenge porn. In questo caso il social network ha richiesto una foto di nudo da utilizzare come termine di paragone nel caso vengano condivise immagini intime e imbarazzanti per l’utente. Ovviamente questo tipo di operazione ha già sollevato alcuni dubbi in merito alla privacy. Facebook, che ha deciso di utilizzare l’intelligenza artificiale per la prevenzione dei suicidi, assicura che l’analisi dello scatto sarà automatica e che quest’ultimo verrà cancellato dai suoi server una volta completata. Nel caso l’iscritto si rifiuti di inviare il selfie con il volto ben visibile, l’account verrà immediatamente bloccato. Facebook ha dovuto rivedere al rialzo le sue stime sul numero di profili fake o doppi. Il social network ritiene che ci siano oltre 270 milioni di account che non rispettano le sue linee guida e ha ammesso che più di 126 milioni di utenti statunitensi hanno interagito con post di propaganda realizzati in Russia per favorire la vittoria di Donald Trump. Proprio per questo l’azienda di Menlo Park ha deciso di essere maggiormente trasparente riguardo ai contenuti di natura politica e quindi chiarirà quando ci si imbatte in un messaggio elettorale. The post Facebook testa i selfie al posto dei captcha appeared first on Data Manager Online.

Instagram: la trasparenza imposta agli influencer non penalizza le star

La stretta nei confronti della pubblicità “occulta” sui social ha imposto una maggiore trasparenza agli influencer, ma stando a quanto emerge dall’analisi di Blogmeter, le nuove regole non sembrano al momento penalizzare star come Chiara Ferragni e le sorelle Kylie e Kendall Jenner che mantengono stabili le loro performance social Blogger, Influencer e pubblicità, un tema che da qualche tempo è diventato caldo. Se in principio le collaborazioni tra brand e influencer passavano inosservate senza alcuna normativa precisa che le regolarizzasse,  adesso lo scenario sta cambiando. Negli Usa la Federal Trade Commission (istituto a tutela dei consumatori) e l’antitrust si sono già pronunciate stabilendo una regola semplice e precisa: vanno segnalati chiaramente i post frutto di una collaborazione commerciale. In altre parole, l’azienda sponsor deve essere taggata nel post e gli hashtag come #ad, #adv o #sponsored devono essere facilmente leggibili dall’utente. Alla fine anche in Italia, recuperando così  un certo ritardo, lo Iap (Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria) si è mosso in tal senso richiedendo una maggiore trasparenza agli influencer rispetto ai contenuti da loro pubblicati. Cosa è cambiato a livello globale e in Italia A seguito dell’introduzione di questa normativa, come stanno andando le cose su Instagram? Come si stanno comportando gli influencer adesso che hanno l’obbligo di aderire a queste nuove regole? Per rispondere a questi interrogativi, Blogmeter ha analizzato i post contenenti gli hashtag #ad, #adv e #sponsored degli ultimi otto mesi (da marzo a ottobre 2017) pubblicati da oltre 6.600 influencer (di cui 3.000 italiani) analizzati dal tool Blogmeter Social Influencer. Il primo dato che salta agli occhi è l’aumento, a livello globale, dei post contenenti gli hashtag sopra citati nel periodo preso in esame: se da marzo a giugno 2017, su un totale di 770mila post pubblicati dagli Influencer, i post sponsored sono stati circa 11.500, nei quattro mesi successivi si sale a 16.500 post provvisti di hashtag pubblicitari su un totale di 704.500, con un incremento percentuale di circa il 44%. La situazione è ancora più sorprendente considerando i soli Influencer italiani: da marzo a giugno i post con espliciti fini pubblicitari sono stati circa 1.800 su 274.500 totali, ma da luglio ad ottobre la cifra è salita vertiginosamente arrivando quasi a 7.000 post sponsorizzati su 245.000, con un incredibile aumento del 285%. Questo picco tra luglio e ottobre è stato generato principalmente dall’influencer italiana più discussa del web, Chiara Ferragni. La nota fashion blogger ha raddoppiato il numero di post con gli hashtag della sponsorizzazione, passando dai 39 post pubblicati tra marzo e giugno agli 85 pubblicati nei quattro mesi successivi. Non calano le performance social delle star di Instagram Resta da chiedersi se la maggior trasparenza imposta agli Influencer, obbligati a mettere nero su bianco le loro collaborazioni commerciali, abbia comportato una diminuzione del loro social engagement. Per rispondere a questo interrogativo, Blogmeter ha verificato l’engagement medio per post del gruppo di influencer più esclusivo a livello globale. Tra questi emerge ancora una volta Chiara Ferragni per l’Italia, mentre a livello global spiccano Kylie e Kendall Jenner, che ricordiamo, possono tra l’altro contare su un numero di follower da capogiro (99,5 milioni di followers per Kylie, 84,4 milioni la seconda). Chiara Ferragni tra marzo e ottobre segna una media di 238mila interazioni per i post non sponsorizzati e 221,7mila per quelli contenenti gli hashtag di sponsorizzazione. Mentre la più giovane del clan Kardashian, Kylie, registra un engagement medio pari a 2,1 milioni per i post privi di hashtag #ad; per quelli sponsorizzati, invece, l’engagement medio per post risulta essere 2,3 milioni. Tornando alla Ferragni, va segnalato che in seguito all’aumento del numero di post sponsorizzati, la fondatrice del blog The Blonde Salad  ha registrato un importante crescita di engagement (+137,6%), passando da 8,1 milioni di interazioni tra marzo e giugno a 19,4 milioni tra luglio e ottobre, un dato che la posiziona in cima alla classifica di engagement, prima anche delle stesse sorelle Jenner. Queste, nel periodo considerato hanno pubblicato decisamente meno post contenenti gli hashtag di sponsorizzazione: Kendall ha postato solo dieci contenuti adv tra marzo a ottobre, Kylie addirittura si ferma a sette. Tuttavia, grazie alla loro portata mediatica, ogni contenuto pubblicato è una garanzia: la Top 5 dei contenuti più engaging è infatti dominata dalle due giovanissime star. Il post con hashtag #ad più cliccato è proprio di Kylie, sponsorizzato dal sito d’abbigliamento fashionnova.com, che raggiunge i tre milioni di interazioni. Segue a brevissima distanza un post di Kendall sponsorizzato dal brand di orologi Daniel Wellington che ottiene 2,9 milioni di interazioni. In conclusione si può dunque affermare che le nuove misure di trasparenza, per il momento non intaccano le performance social delle Influencer più importanti e prestigiose, che si mantengono sui soliti livelli. Secondo Paola Nannelli, Head of Influencer Marketing di Blogmeter, “Non abbiamo assistito a cali di engagement perché le influencer in questione sono riuscite a mantenere un equilibrio nel loro piano editoriale social: in altre parole i contenuti sponsorizzati si alternano a contenuti legati alla loro vita personale mantenendo così alto l’interesse della propria community”. The post Instagram: la trasparenza imposta agli influencer non penalizza le star appeared first on Data Manager Online.

Uber ha creato un team per spiare i rivali nel campo delle self driving car

Durante il processo tra Waymo e Uber si è scoperto che l’app di ride sharing ha spiato anche altre aziende con un team interno creato appositamente a questo scopo Si pensava che Uber avesse toccato il fondo con la scoperta dell’hackeraggio dei suoi server ma evidentemente non c’è limite al peggio. L’azienda di San Francisco sta affrontando un processo per spionaggio industriale legato alla sua tecnologia per le self driving car. Waymo, divisione di Google che si occupa dello sviluppo di questa tecnologia, l’accusa di averle rubato informazioni relative al sistema LIDAR sfruttando la complicità di un suo ex dipendente che aveva partecipato al progetto. Il Financial Times oggi riporta che nella fase preliminare del processo è emerso che Uber ha costituito un vero e proprio team di spie per carpire informazioni ai rivali nel campo della guida autonoma. A svelare questo retroscena è stato il testimone dell’accusa Richard Jacobs, ex manager della Global Intelligence di Uber. La scoperta del team di spionaggio arriva a pochi giorni dall’acquisto da parte dell’app di ride sharing di ben 24mila vetture Volvo per il suo servizio taxi senza conducente. Le informazioni trafugate dalle spie non avrebbero comunque avvantaggiato Uber nella corsa alle automobili a guida autonoma. Jacobs infatti ha confermato che l’efficacia di questa attività illecita non è stata poi così rilevante. Dal canto suo l’azienda fondata da Travis Kalanick, che è stato allontanato per non aver saputo gestire gravi scandali sessuali e per comportamenti poco consoni al suo ruolo, afferma che la testimonianza del suo ex dipendente “non cambia il merito del processo”. Questo nuovo scandalo, che segue la scoperta del furto di dati personali di ben 57 milioni di utenti in tutto il mondo, potrebbe avvantaggiare ulteriormente la scalata di SoftBank. Il colosso delle telecomunicazioni è pronto ad acquistare il 14% di Uber e la situazione critica in cui verte l’azienda potrebbe farle ottenere un forte sconto. The post Uber ha creato un team per spiare i rivali nel campo delle self driving car appeared first on Data Manager Online.

Rc auto più cara in Italia che in Europa. Con Abbassa la polizza freno ai rincari

Altroconsumo entra nel sistema tra intermediari e compagnie. Innovare e risparmiare insieme: doveroso, oltre che possibile, il gruppo d’acquisto sull’Rc auto Nel 2017, da dicembre dell’anno scorso a oggi, le tariffe assicurative Rc auto sono aumentate in tutta Italia, con differenze significative nelle principali città. Le polizze Rca del Bel Paese ancora oggi detengono il primato come le più costose d’Europa: solo nell’anno 2016 gli automobilisti italiani hanno speso almeno 100 euro in più rispetto alla media degli assicurati nel resto del continente. Intermediari e compagnie percorrono in sicurezza la strada della copertura assicurativa dell’automobilista forti di un mercato fermo, senza scosse salutari. Dall’ultima relazione annuale IVASS nel periodo 2011-2015 gli assicurati italiani hanno pagato mediamente 392 euro contro i 354 degli inglesi, 227 dei tedeschi, 182 degli spagnoli e 165 dei francesi. Il gap riscontrato per lo stesso periodo, rispetto alla media (esclusa l’Italia), è pari a 159 euro in più a sfavore degli assicurati italiani (+69%). La differenza, in dettaglio, è imputabile alle maggiori spese sostenute in Italia per il costo sinistri (per 80 euro), alle spese gestionali (18 euro) e al margine tecnico per polizza (57 euro). Nel 2012 il gap superava 185 euro mentre a partire dall’anno successivo e sino alla fine del 2015, è sceso a 123 euro (-34%) per effetto delle riduzioni di prezzo consolidatesi negli ultimi anni. Dall’analisi di Altroconsumo sui profili-tipo in quattro città italiane anche l’automobilista più virtuoso, come può essere in un profilo-tipo l’impiegato 40enne in classe di merito CU1, ha dovuto subire rincari importanti.  La città di residenza del 40enne automobilista può fare la differenza – ma è una magra consolazione, quella di guidare su un territorio conveniente: a seconda che sia a Milano o a Palermo, l’assicurato ha dovuto sborsare fino al 9-10% in più rispetto all’anno precedente. Viceversa, a Napoli la sua polizza assicurativa avrà comunque subìto degli aumenti, ma di entità inferiore e “solo” fino al 6-7% annuo in più. Per ottenere risparmi più consistenti e svolgere il ruolo di pungolo nel mercato, sia stimolando la concorrenza, sia sostenendo la trasparenza, ottenendo condizioni e clausole che il singolo assicurato non riuscirebbe a spuntare, Altroconsumo sperimenta la formula del gruppo d’acquisto in versione RCa: Abbassa la polizza. Obiettivo: smuovere le acque nel settore e entrare nel mercato per fare la differenza. L’intermediario sarà Altroconsumo Connect. Aperto a tutti coloro che hanno un’auto già assicurata, si può aderire ad Abbassa la polizza sino al 28 febbraio 2018. Il gruppo d’acquisto è la sfida che l’organizzazione di consumatori lancia nel settore dove sino a oggi il singolo automobilista ha potuto contare poco. The post Rc auto più cara in Italia che in Europa. Con Abbassa la polizza freno ai rincari appeared first on Data Manager Online.

Trend Micro assicura la protezione per i DevOps

L’acquisizione dell’azienda canadese Immunio e uno sviluppo tecnico interno espandono la soluzione di Hybrid Cloud Security Le aziende costruiscono e distribuiscono applicazioni in maniera sempre più veloce, dal cloud ai container. Ogni ostacolo al ciclo di vita DevOps, però, può creare blocchi e rallentamenti a un’intera azienda. Per supportare le organizzazioni in questo delicato contesto, Trend Micro annuncia un ulteriore sviluppo della sua soluzione di Hybrid Cloud Security. Questa implementazione migliora la protezione automatizzata che Trend Micro può garantire in tutto il ciclo di vita DevOps ed è resa possibile dall’acquisizione dell’azienda canadese Immunio e da uno sviluppo tecnico interno. “Siamo entusiasti di aver acquisito la tecnologia di protezione delle applicazioni di Immunio, il loro team di esperti e i loro clienti” Ha affermato Bill McGee, SVP and GM of Hybrid Cloud Security at Trend Micro. “I cambi tecnologici, come il cloud computing e le piattaforme container, permettono di sviluppare applicazioni in maniera più veloce. La sicurezza per le applicazioni di Immunio permette ai nostri clienti di migliorare la protezione dalle vulnerabilità software delle applicazioni che stanno costruendo”. Trend Micro migliora anche le capacità di security specifiche per i container, consentendo la scansione dell’immagine dei container, che permette di identificare e risolvere le criticità di sicurezza prima del rilascio della produzione. I clienti potranno scansionare le immagini nel registro container, in questo modo il team di sviluppo potrà risolvere le criticità prima della distribuzione e applicare capacità di protezione run-time in base ai risultati. Queste capacità saranno disponibili da aprile 2018. Gartner afferma che “Entro il 2019, più del 70% delle iniziative aziendali di DevSecOps avrà in dotazione uno scanner automatizzato, per le vulnerabilità e la configurazione dei componenti open-source e dei pacchetti commerciali. Nel 2016 erano meno del 10%”. Le nuove capacità Trend Micro si adattano perfettamente al ciclo di vita DevOps. Immunio consente di rilevare e proteggere dalle vulnerabilità delle applicazioni mentre lo scanner dell’immagine dei container permette di pubblicare e proteggere dei container sicuri. Tutte queste capacità permettono di avere applicazioni sicure e resilienti, oltre a migliorare decisamente le operazioni run-time, sia on-premise che nel cloud pubblico. “Molti dei nostri clienti hanno progetti DevOps avanzati e utilizzano Trend Micro Deep Security in maniera automatizzata, per usufruire di una protezione server e delle applicazioni”. Conclude McGee. Le nuove capacità Trend Micro sono messe in mostra in questi  giorni all’evento AWS re:Invent 2017 di Las Vegas (27 Novembre al 1 Dicembre – Stand #1812). The post Trend Micro assicura la protezione per i DevOps appeared first on Data Manager Online.

Superare il diluvio dei dati: tre semplici passi per i retailer che vogliono eliminare il rumore di fondo e avere le informazioni giuste per il successo

A cura di Alexandra Frith di Retail Pro International Fino agli anni ’90 i retailer dovevano preoccuparsi soltanto dei dati provenienti da un POS e dai tool software per il supply chain management. Molta acqua è passata sotto i ponti, e oggi occorre confrontarsi con molteplici funzioni e sistemi di back-end: tool di marketing, comunicazione, RFID, ECMS, ESS, IMS, ICMS, DSS, WMS e altro ancora. Si è parlato moltissimo di big data in questi ultimi anni e il retail è sicuramente un ambito dove si gestiscono un’enorme mole di informazioni. Questo crescente numero di sistemi rappresenta l’ingranaggio che ha fatto girare sempre più rapidamente la grande ruota del retail multicanale. In ogni caso, nonostante tutti i benefici che tali sistemi partano con sé, gestirli tutti insieme può risultare più facile a dirsi che a farsi, e questo prima ancora di cominciare a pensare all’impatto che l’imponente massa di dati generata può avere sulla performance. In sintesi, non riuscire a utilizzare quei dati significa che i retailer hanno fallito. Quando la massa di informazioni ha cominciato a crescere, alcune aziende hanno iniziato a compiere analisi allo scopo di indicare le decisioni migliori, o anche per predire quali catene potrebbero chiudere. Le aziende specializzate nell’analisi dei dati possono certamente portare valore, ma è importante che, come minimo, i retailer governino i propri dati e siano in grado di utilizzarli. Ci sono tre passi fondamentali da intraprendere per superare gli effetti del diluvio di dati cui sono sottoposti. 1 – Eliminare i silos Il primo passo è assicurarsi che tutte le informazioni generate dai vari sistemi vengano utilizzate dall’azienda nel modo più ampio; diversamente, i dati raccolti potranno avere effetti positivi solo per una parte limitata dell’organizzazione. Non tutti i sistemi per il retail vengono progettati e realizzati con questo obbiettivo in mente, perciò non si può dare per scontato che tutti i dati verranno interconnessi correttamente. Questo aspetto potrebbe anche essere considerato un punto di forza per i sistemi che verranno proposti al mercato in futuro. 2 – Disporre di una visione olistica Una volta che i punti di raccolta dati sono stati interconnessi, i retailer devono assicurarsi di saperli leggere in modo unitario, così da avere una corretta visione di insieme della situazione. Ciò significa disporre di un pannello di controllo centralizzato che raccolga e connetta tutti i dati: questo permetterà di dare un senso a tutto l’insieme, sia che si tratti di una riunione trimestrale di aggiornamento con il consiglio di amministrazione, o di un retailer di articoli di lusso che debba controllare la situazione di uno specifico articolo in tutti i canali, così che possa essere consegnato a un cliente top immediatamente. 3 – Avere un occhio critico L’ultimo e principale passo è cominciare a ricavare dai dati consolidati degli insight significativi. Questo è il processo che trasforma i “big data” in “smart data”. Perché ciò avvenga i retailer devono imparare a utilizzare i dati per ottenere una visione corretta di ciò che è successo, di ciò che sta accadendo e dei trend futuri. Guidare il progresso Intrapresi questi tre passi, i retailer possono eliminare il rumore di fondo e comprendere esattamente quali sono i dati cui hanno accesso e iniziare a pensare a ciò che significano e, quelli più accorti hanno già anni di preziose informazioni per iniziare questo processo. Importanti insegnamenti possono venire dalla storia dei clienti e dei loro acquisti, dai dati di inventario, dalle performance dei vari brand, tutte informazioni che possono essere tradotte in decisioni vincenti per il marketing, la gestione clienti e il controllo degli inventari. I retailer potranno quindi riflettere in maniera sempre più accorta ed efficace circa i trend e le opportunità che porteranno ai futuri successi. Potranno inoltre gestire queste conoscenze nel lungo termine, mettendosi nella condizione di sapere ciò che i clienti desiderano e soddisfare così i loro bisogni. The post Superare il diluvio dei dati: tre semplici passi per i retailer che vogliono eliminare il rumore di fondo e avere le informazioni giuste per il successo appeared first on Data Manager Online.

Cloud DevOps & SysAdmin Italia

Nasce Cloud DevOps & SysAdmin Italia, il gruppo Facebook ideato dal provider CoreTech che unisce il mondo dei sistemisti e il mondo degli sviluppatori al tempo del Cloud Il Provider di nuova generazione CoreTech crea il gruppo Cloud DevOps & SysAdmin Italia, la community su Facebook dove figure IT come sistemisti e sviluppatori, un tempo divise, ora possono convergere in un unico spazio dedicato interamente al mondo del Cloud. Anche lo staff di CoreTech sarà attivo in prima linea nello scambio di opinioni e sarà un membro effettivo nella community Facebook. Roberto Beneduci, CEO di CoreTech: “Di Cloud oggi si parla molto, ma in realtà si sa molto poco. Avevo in mente già da tempo di creare un contenitore che raccogliesse tutte le informazioni relative a questo argomento, perché restare informati ed aggiornati sul tema non è facile.” L’iscrizione è gratuita e, per volontà dell’azienda, il gruppo non si limita ad essere un semplice sito informativo dove la gente pone domande su di un problema ed altri rispondono, ma vuole essere qualcosa di completamente diverso: un pensatoio, un think talk su argomenti inerenti il campo del Cloud, le tecnologie, il lavoro, i trend… e molto altro. Il cloud rappresenta non solo il futuro dell’IT ma per molti aspetti anche il presente e, direttamente o indirettamente, sono molte le figure che se ne occupano. Proprio per questo motivo, CoreTech indirizza il suo invito a sviluppatori, project manager, sistemisti e commerciali a condividere tutto ciò che può essere interessante per aiutare a conoscere meglio il mondo del cloud. #News e articoli su tecnologie Cloud per Sviluppatori, DevOps e Sistemisti di rete #Scambio di opinioni su architetture cloud e on premises #Aggiornamento di eventi IT #Trend di mercato e dati statistici #Video #Annunci per ricercare personale #Moderata pubblicità a soluzioni e prodotti del mondo IT business. “Speriamo che il gruppo cresca… chissà che poi non si riesca ad organizzare una birra tutti insieme!” Lo Staff di CoreTech The post Cloud DevOps & SysAdmin Italia appeared first on Data Manager Online.

DoveConviene si affida a Talentia Software per ottimizzare i processi HR

La sede italiana del gruppo, conosciuto a livello mondiale come Shopfully International Group, digitalizza le Risorse Umane per incrementare la condivisione e la collaborazione tra dipendenti ShopFully International Group, la piattaforma digitale utilizzata da oltre 30 milioni di utenti a livello globale per prepararsi nella maniera migliore agli acquisti in negozio, ha scelto Talentia Software per ottimizzare e snellire i processi di gestione delle risorse della sede italiana. ShopFully International Group è stata fondata nel 2010 da due manager italiani dalla consolidata esperienza nel mondo digitale e tecnologico. La piattaforma è utilizzata per consultare tutte le offerte e le informazioni degli store attorno a sé, risparmiando tempo, denaro e trovando facilmente i propri prodotti e brand preferiti. L’azienda ha uffici in Australia, Brasile, Messico e in Italia, dove è attiva con il brand DoveConviene, una vera e propria guida digitale per gli acquisti in negozio, accessibile da mobile via app o tramite browser Internet. Nel nostro paese è presente con tre sedi, situate a Bologna, Cagliari e Milano, e un team globale composto da 200 dipendenti, cui l’età media è 32 anni, suddiviso in tre principali categorie che includono: ingegneri informatici responsabili del costante sviluppo e aggiornamento tecnologico della piattaforma; risorse dedicate alle vendite e al marketing e risorse focalizzate sulla delivery e monitoraggio online del portafoglio offerte. Per seguire la rapida e costante crescita del business è necessario mantenere il livello di performance sempre elevato, per non incorrere in cali di produttività o pericolose interruzioni di servizio. Il forte spirito di innovazione e digitalizzazione che caratterizza DoveConviene ha quindi convinto l’azienda, nel 2016, a dotarsi di un sistema efficace di gestione delle performance aziendali, per semplificare e snellire i processi e facilitare la collaborazione. Dopo un’attenta ricerca delle migliori soluzioni di Human Capital Management disponibili sul mercato, la direzione HR di DoveConviene ha scelto di implementare Talentia HCM, in modalità SaaS, per iniziare con la gestione delle performance e delle politiche retributive. “In un’azienda digitale come la nostra, non potevamo non rendere digitale anche la gestione delle persone e delle loro competenze,” spiega Paolo Gargiulo, Direttore HR di Shopfully International Group Italia. “Il nostro obiettivo principale era di snellire e velocizzare da subito i processi per affrontare al meglio la crescita esponenziale che stiamo affrontando e, altresì, incrementare la condivisione delle informazioni tra manager e dipendenti, nella più totale trasparenza.” Grazie a Talentia l’azienda ha potuto semplificare tutte le attività relative alla gestione dei dati dei dipendenti, eliminando l’utilizzo complesso di fogli Excel, con la possibilità di raccogliere i dati, razionalizzarli e usarli in modo ordinato e strutturato, attraverso una dashboard intuitiva. Inoltre, sono stati ottimizzati anche i tempi per portare a termine i processi di valutazione delle performance e revisione salariale, incrementando così velocità e condivisione. “Siamo molto soddisfatti dei miglioramenti cha la piattaforma ha apportato nella gestione delle diverse attività HR e siamo già al lavoro con Talentia per implementare nuove funzionalità nel sistema e procedere a personalizzare la gestione delle risorse sotto ulteriori aspetti,” continua Gargiulo. Per quanto riguarda i prossimi sviluppi, la società sta lavorando infatti all’integrazione di due nuovi moduli. Il primo, Continuous Feedback, consente ai dipendenti di collaborare in modo ancora più proattivo, attraverso valutazioni reciproche, all’interno di team o in tutta l’azienda, per fornire informazioni aggiuntive al management e ai dirigenti HR sui talenti e sulle performance del personale. Il secondo, dedicato all’e-learning via app, offre funzionalità utili per i responsabili della formazione in azienda fornendo maggiore visibilità sulle esigenze formative dei team e sui workflow e consentendo la fruizione di contenuti formativi in ogni momento. “DoveConviene è una realtà italiana molto dinamica e innovativa, siamo orgogliosi che abbiano scelto di affidarsi a Talentia,” sottolinea Marco Bossi, Managing Director di Talentia Software. “Il nostro impegno è massimo per supportarli nella realizzazione dei loro piani di digitalizzazione delle HR.” The post DoveConviene si affida a Talentia Software per ottimizzare i processi HR appeared first on Data Manager Online.

Ericsson prevede il primo miliardo di abbonamenti al 5G nel 2023

Secondo l’ultimo Ericsson Mobility Report, entro i prossimi 6 anni, il 5G coprirà più del 20% della popolazione globale Ericsson prevede che entro il 2023, nel mondo, gli utenti sottoscriveranno 1 miliardo di abbonamenti al 5G per assicurarsi l’accesso a una migliore copertura broadband da mobile. È quanto emerge, insieme ad altri dati importanti per il settore, dall’edizione dell’Ericsson Mobility Report di novembre 2017. Il 5G, la cui implementazione è attesa dapprima nelle aree urbane ad alta densità, coprirà oltre il 20% della popolazione mondiale entro la fine del 2023. Le prime reti commerciali basate su 5G New Radio (NR) dovrebbero essere operative nel 2019, mentre le maggiori implementazioni avverranno a partire dal 2020. I primissimi utilizzi concreti della rete 5G sono previsti in mercati quali Stati Uniti, Corea del Sud, Giappone e Cina. Nel 2023 il traffico globale di dati da dispositivi mobili supererà i 100 Exabyte al mese Si stima che, nel periodo in esame, il traffico di dati da mobile aumenterà di 8 volte fino a raggiungere i 110 Exabyte al mese entro il 2023. Ovvero, l’equivalente di 5,5 milioni di anni di visione di video HD in streaming. In tutte le aree geografiche considerate, il traffico di dati da mobile continuerà a crescere; l’America del Nord, in particolare, detiene il tasso più elevato di utilizzo medio di dati da smartphone, che supererà i 7 GB al mese entro la fine del 2017. La fruizione di video continua ad alimentare la crescita del traffico su banda larga mobile. Il driver di questa tendenza al rialzo nella fruizione di video sono i giovani millennial (soprattutto nella fascia d’età compresa tra i 15 e i 24 anni) che utilizzano lo streaming video 2,5 volte in più rispetto agli utenti over 45. Lo streaming di video con risoluzioni più elevate e una sempre più diffusa tendenza allo streaming di formati video immersivi – come, ad esempio, i video a 360 gradi – avranno un impatto sui volumi di consumo di traffico dati. Per esempio, un video a 360 gradi su YouTube utilizza una capacità di banda di 4 o 5 volte superiore rispetto a un normale video YouTube della stessa qualità percepita. LTE – lo slancio continua Entro la fine di quest’anno, le reti LTE saranno la tecnologia d’accesso mobile dominante. Si stima che raggiungerà i 5,5 miliardi di abbonamenti e coprirà più dell’85% della popolazione mondiale entro la fine del 2023. La Voice over LTE (VoLTE) è stata lanciata in più di 125 reti in oltre 60 Paesi trasversalmente a tutte le aree geografiche. Si prevede che le sottoscrizioni alle reti VoLTE raggiungeranno i 5,5 miliardi entro la fine del 2023, pari a più dell’80% degli abbonamenti combinati a LTE e 5G. Gli ultimi modelli di smartwatch lanciati sul mercato sono tra i dispositivi predisposti all’utilizzo della VoLTE. Gli utenti possono effettuare chiamate vocali direttamente dallo smartwatch, senza la necessità di avere uno smartphone nelle vicinanze (multi-SIM). Le chiamate possono anche essere trasferite dallo smartphone dell’utente allo smartwatch. Niklas Heuveldop, Chief Strategy Officer e Head of Technology and Emerging Business di Ericsson, ha commentato: “L’ultimo report evidenzia i trend di crescita degli abbonamenti mobile e del traffico dati, così come lo sforzo degli operatori del settore per affrontare la crescente domanda di reti mobili a livello globale. Inoltre, il report esamina l’emergere di nuovi casi di utilizzo man mano che le capacità di rete evolvono: smartwatch, allarmi IoT, attività di manutenzione e riparazione assistite via realtà aumentata, per citarne alcuni. Mentre ci prepariamo al 5G, questi trend continueranno a determinare l’agenda dell’industria mobile nei mesi e negli anni a venire.” Insieme all’Ericsson Mobility Report globale, sono stati pubblicati anche i report relativi alle seguenti macro-aree geografiche: Europa Occidentale, Centrale e Orientale, Medio Oriente, Africa e l’America Latina. The post Ericsson prevede il primo miliardo di abbonamenti al 5G nel 2023 appeared first on Data Manager Online.

Google brevetta un sistema a cerniera meccanica per PixelBook

Google sta lavorando a un portatile in grado di chiudersi e aprirsi con un semplice tocco e sta anche pensando di integrare un secondo schermo in sostituzione della tastiera Google ha in serbo grandi novità per il suo laptop 2-in-1 PixelBook presentato alla conferenza I/O 2017. Big G in questi giorni ha infatti depositato due nuovi brevetti che riguardano in particolare l’interfaccia con cui interagire con il dispositivo. Il primo riguarda una sorta di cover con cerniera motorizzata che permetterebbe di aprire e chiudere il computer con un semplice tocco su un’apposita superficie tattile. Non solo, la custodia è dotata di una serie di sensori sviluppati da uno dei più importanti ingegneri di Mountain View ed è in grado di allineare automaticamente il display al volto dell’utente. In questo modo il viso sarà sempre alla distanza migliore per una visione perfetta o per scattare una foto. La stessa tecnologia in futuro potrebbe diventare perfetta per l’autenticazione tramite riconoscimento facciale. Il secondo brevetto descrive invece un modello di PixelBook con doppio schermo, uno per visualizzare contenuti ed app e l’altro che andrebbe a sostituire la tastiera. Un’interfaccia digitale offre ampia possibilità di personalizzazione ma in molti casi non si è rivelata una soluzione davvero efficiente. In molti hanno infatti tentato di proporre dispositivi con doppio display sfruttando principalmente la tecnologia e-ink ma con scarsi risultati. La modalità 2-in-1 va ancora per la maggiore tra i produttori e il successo della linea Surface di Microsoft, che dovrebbero presto comparire anche sullo store digitale dell’azienda di Redmond, è la dimostrazione che gli utenti la preferiscono. Google nello specifico ha lavorato su sensori di pressione e motori per il feedback aptico per questo progetto. Trattandosi solamente di brevetti non c’è la certezza che Big G sfrutterà mai questi apparati per un prodotto da commercializzare ma in particolare la seconda soluzione potrebbe rivelarsi vincente. I prossimi PixelBook saranno i laptop che rivitalizzeranno il settore PC? The post Google brevetta un sistema a cerniera meccanica per PixelBook appeared first on Data Manager Online.