Kaspersky Lab scopre il nuovo trojan mobile Loapi
I ricercatori di Kaspersky Lab hanno scoperto un nuovo malware molto interessante dotato di diversi moduli che offrono un numero di funzionalità nocive pressoché illimitato – dal mining di crypto valute agli attacchi DDoS. Inoltre, grazie alla sua architettura modulare, possono essere aggiunte ulteriori funzionalità. Questo software nocivo insolito e potente si chiama Loapi. Loapi si distingue dai numerosi malware Android monofunzione – come i trojan bancari o quelli per il mining di crypto valute, ecc. – per via della propria architettura modulare complessa che gli permette di condurre un numero quasi illimitato di azioni sul dispositivo compromesso. Il trojan Loapi viene distribuito attraverso campagne pubblicitarie fingendosi una soluzione antivirus o un’app per adulti. Una volta installate, le applicazioni chiedono i diritti di amministratore del dispositivo e iniziano a comunicare di nascosto con i server di comando e controllo per installare ulteriori moduli. L’architettura del trojan include i seguenti moduli: Modulo adware – usato per mostrare pubblicità in modo insistente sul dispositivo dell’utente; Modulo SMS – usato dal malware per condurre diverse attività attraverso i messaggi di testo; Modulo web crawler – usato per iscrivere gli utenti a servizi a pagamento a loro insaputa. Il modulo SMS nasconderà i messaggi all’utente, risponderà se necessario e cancellerà in seguito tutte le “prove”; Modulo proxy – consente ai cyber criminali di eseguire richieste http per conto del dispositivo. Queste attività possono supportare attacchi DDoS; Modulo per il mining della crypto valuta Monero (XMR). Oltre a un numero elevato di funzionalità, Loapi ha la capacità di proteggersi: quando l’utente prova a revocare i diritti di amministratore del dispositivo, il malware blocca la schermata del device e chiude la finestra. Oltre a questa tecnica standard di protezione, Loapi può ricevere dal server di comando e controllo un elenco di applicazioni pericolose – nella maggior parte dei casi si tratta di soluzioni di sicurezza che potrebbero rimuovere il malware. Se un’applicazione istallata o attiva è sulla lista, il trojan mostra all’utente un messaggio fasullo che dichiara che è stato trovato un file nocivo e propone all’utente di rimuovere l’applicazione. Il messaggio viene trasmesso in loop, quindi, anche se l’utente rifiuta inizialmente di eliminare l’applicazione, il messaggio viene ripetutamente mostrato fino a quando l’utente non acconsente. In aggiunta all’approccio difensivo di Loapi, i ricercatori di Kaspersky Lab hanno scoperto un risvolto interessante: i test condotti su uno smartphone selezionato in modo casuale hanno dimostrato che l’attività del malware comporta un carico di lavoro così elevato da far surriscaldare il dispositivo e persino deformarne la batteria. È improbabile che queste conseguenze fossero volute dagli autori del malware, considerando che il loro obiettivo è quello di guadagnare il più possibile dalla sua attività. Tuttavia, la scarsa attenzione prestata all’ottimizzazione del malware ha causato queste conseguenze fisiche inaspettate e potenzialmente pericolose per i dispositivi degli utenti. “Loapi è un interessante esemplare di malware per Android in quanto gli autori hanno incluso nella sua architettura quasi ogni possibile funzionalità. La ragione è semplice: è molto più facile compromettere un dispositivo una sola volta e quindi usarlo per diverse attività nocive volte a guadagnare denaro illegalmente. Un’insolita conseguenza di questo malware è che, sebbene non possa causare danni finanziari diretti per l’utente rubando i dettagli della sua carta di credito, potrebbe invece causare la distruzione dello smartphone. Non è quello che ci si aspetterebbe da un trojan Android, soprattutto da un esemplare altamente sofisticato”, ha commentato Nikita Buchka, esperto di sicurezza Kaspersky Lab. Secondo quanto emerso dall’indagine, Loapi potrebbe essere collegato a Trojan.AndroidOS.Podec. Entrambi i trojan, infatti, all’inizio della loro attività raccolgono informazioni simili per il server di comando e controllo e hanno metodi di offuscamento analoghi. È chiaro che un semplice download può causare gravi conseguenze per gli utenti. Come fare quindi a rimanere al sicuro quando si è circondati da banner pubblicitari e da moltissime app che dichiarano di semplificare la vita degli utenti? Come evitare quelle che contengono trojan mobile? I ricercatori di Kaspersky Lab consigliano agli utenti di adottare le seguenti misure per proteggere i propri dispositivi e le informazioni personali: Disabilitare la possibilità di installare applicazioni da fonti diverse dagli app store ufficiali; Aggiornare il sistema operativo del proprio device per ridurre le vulnerabilità del software e il rischio di attacco; Installare una soluzione di sicurezza affidabile per proteggere il dispositivo dai cyber attacchi. The post Kaspersky Lab scopre il nuovo trojan mobile Loapi appeared first on Data Manager Online.
Aruba lancia la campagna “SPID gratis per le imprese”
La società, unico Identity Provider a fornire le credenziali di autenticazione di terzo livello – L3, il massimo livello di sicurezza richiesto dai servizi che trattano dati sensibili, ha deciso di offrire il servizio gratis per facilitare l’adozione di SPID da parte di aziende, professionisti e ditte individuali Aruba PEC lancia una promozione dedicata a tutte le imprese italiane: fino al 31/05/2018 sarà possibile attivare sia Aruba ID che le credenziali di terzo livello (L3) gratuitamente. Se ad oggi, infatti, tutti i cittadini hanno la possibilità di attivare e mantenere le proprie credenziali SPID di primo (L1) e secondo livello (L2) gratuitamente, da questo momento con Aruba ID, anche tutte le imprese potranno fare altrettanto: la promozione ‘SPID Gratis per le imprese’ prevede infatti che tutti i soggetti dotati di P.IVA possano attivare la propria identità digitale con un risparmio di 35€ per il primo anno. Con questa promozione sarà possibile associare gratuitamente alla propria identità digitale direttamente le credenziali di livello 3 – che permettono di avere il livello massimo della sicurezza – con un ulteriore risparmio di 14,90€. Tali credenziali consentiranno l’accesso a servizi che trattano dati sensibili di terze parti e a tutti i servizi già accessibili con L1 e L2. Per attivare il servizio SPID con credenziali L3 è necessario effettuare la procedura di riconoscimento che è completamente gratuita se si è in possesso Carta Nazionale dei Servizi (CNS), Tessera Sanitaria con CNS, Carta di identità elettronica (CIE) oppure con un dispositivo di firma digitale o remota. Come noto, il servizio SPID permette di disporre di un unico set di credenziali sicure per accedere direttamente online a tutti quei servizi attualmente offerti da enti ed istituzioni, tra cui l’Agenzia delle Entrate, l’INPS, il sistema delle Camere di Commercio che mette a disposizione ad esempio la Fatturazione Elettronica, SUAP – Sportello Unico per le Attività Produttive, Registro delle Imprese, Registro dell’Alternanza Scuola Lavoro e il Cassetto Digitale dell’imprenditore, utile alla consultazione di atti, bilanci, pratiche e dei fascicoli d’impresa. Tutti i servizi delle Pubbliche Amministrazioni accessibili con SPID sono disponibili su https://www.spid.gov.it/servizi. ”Siamo il primo Identity Provider a fornire credenziali di autenticazione SPID di terzo livello – L3, e abbiamo deciso di dedicare questa promozione a tutte le imprese ed aziende italiane per facilitare il loro ingresso nel mondo dei servizi digitali messi a disposizione dalla Pubblica Amministrazione, con la totale sicurezza del trattamento e certificazione dell’identità online – ha commentato Simone Braccagni, Amministratore Delegato di Aruba PEC – Questa è un’ulteriore conferma del nostro impegno nello sviluppo dei servizi utili all’identificazione nel mondo digitale.” The post Aruba lancia la campagna “SPID gratis per le imprese” appeared first on Data Manager Online.
Apple, Nomura taglia rating a ‘neutral’
E Cupertino cala in Borsa, arrivando a perdere l’1,05%
Da Cisco l’app Security Connector per iOS
Maggiore visibilità e controllo sui dispositivi iOS per i clienti Cisco Cisco annuncia la disponibilità di Cisco Security Connector, disponibile per il download sull’App Store. Il Cisco Security connector è la prima applicazione di sicurezza informatica appositamente studiata per dare alle aziende visibilità dettagliata sulle attività di rete e controllo per i dispositivi iOS, Apple ha progettato iOS per essere sicuro fin dalle fondamenta, oltre che semplice, intuitivo ed efficace per le necessità degli utenti. Utilizzando iOS 11 con Cisco Security Connector, è possibile visualizzare e controllare le attività di rete e acquisire più informazioni sulla natura del traffico generato da utenti, applicazioni e dispositivi. L’applicazione è stata già testata da alcuni clienti di Cisco che ne hanno potuto apprezzare alcuni vantaggi, tra cui: Visibilità: la soluzione ha contribuito a garantire la conformità degli utenti mobile e dei loro dispositivi iOS aziendali durante le indagini a seguito di incidenti di sicurezza, identificando rapidamente l’accaduto, i dispositivi coinvolti e il livello di esposizione al rischio. Controllo: Gli utenti di iPhone e iPad che accedono a Internet vengono protetti dai siti dannosi, in tutti i casi sulla rete aziendale, su Wi-Fi pubblici o su reti cellulari. Nessun impatto negativo sull’esperienza di mobilità dei dipendenti. L’ambiente di lavoro mobile è sempre più diffuso, con numeri sempre crescenti di utenti, sia a livello personale, sia a aziendale. Infatti oltre il 70% di aziende che fornisce tablet e smartphone aziendali ai propri dipendenti. Per le aziende diventa quindi imprescindibile ottenere visibilità sul modo in cui vengono trattati i dati aziendali riservati quando sono gestiti sui dispositivi usati dai dipendenti. Questo si rende necessario per soddisfare le esigenze di conformità e di gestione del rischio. Cisco ha sviluppato l’app Cisco Security Connector su iOS 11 per offrire alle aziende una visibilità puntuale e granulare degli accessi alla rete dai dispositivi iOS aziendali. La soluzione offre le funzionalità di sicurezza uniche di Cisco Umbrella e quelle di Cisco Clarity combinate in un’unica applicazione. La soluzione può essere implementata su dispositivi iOS gestiti dall’azienda utilizzando una soluzione di management dei dispositivi mobili (MDM) come Cisco Meraki Systems Manager. “Ransomware e malware si stanno diffondendo su Internet e sono sempre più indirizzati verso i dispositivi mobili”, ha dichiarato David Ulevitch, senior vice president e general manager di Cisco Security Business Group. “Insieme ad Apple, stiamo aiutando le imprese a diventare il più connesse, collaborative e sicure possibile. Grazie a questa applicazione vogliamo fornire alle aziende gli strumenti necessari per soddisfare i loro requisiti di sicurezza, gestione del rischio e conformità”. “Tra le prime imprese in Germania a implementare soluzioni congiunte Apple e Cisco, siamo lieti di adottare all’interno della nostra azienda e offrire ai nostri clienti anche le prossime innovazione di Cisco e Apple – Cisco Security Connector app for iOS,” ha aggiunto Werner Schwarz, Competence Center Security, Network, Communication and Smart Solutions, Cancom GmbH. “L’ applicazione è stata facile da implementare e ci ha permesso di raggiungere un ulteriore livello di sicurezza cloud”. “I nostri dipendenti si affidano ai loro dispositivi mobili per essere più produttivi e connettersi con i clienti. Purtroppo, ogni giorno le minacce mobile stanno diventando sempre più complesse, e così anche le tecnologie per combatterle”, ha dichiarato Mike McGlynn, vice president Security Solutions, WWT. “La nuova applicazione Security Connector di Cisco ci ha effettivamente consentito su iOS di avere la stessa visibilità che abbiamo su di un desktop. Siamo stati in grado di rendere operativi i dati Cisco Umbrella semplicemente. Questa nuova applicazione mobile ci offre un modo per essere sempre all’avanguardia e affrontare le sfide della sicurezza mobile”. L’ applicazione Cisco Security Connector è attualmente disponibile per il download tramite l’App Store ma anche rivolgendosi al proprio partner Cisco o con il Cisco Account Manager di riferimento. The post Da Cisco l’app Security Connector per iOS appeared first on Data Manager Online.
Standard cercasi per l’Internet delle Case

Non solo efficienza e risparmio energetico. Il valore di un edificio intelligente dipende dalla capacità di ottimizzare, integrare e comunicare. Condizione necessaria è una rete in perfetta forma. Rendere “smart” i luoghi fisici del lavoro è un fondamentale generatore di business, dati ad alto valore aggiunto e cultura della città digitale Le applicazioni della domotica e della gestione intelligente degli edifici, commerciali o residenziali che fossero, hanno costituito per lungo tempo un sottoinsieme alquanto chiuso del mercato delle soluzioni ICT. Un ambito in cui, a causa di tecnologie e approcci proprietari, non è stato inizialmente facile – per fornitori di dispositivi, sistemi e servizi – raggiungere sufficienti livelli di massa critica. La tavola rotonda di Data Manager vuole fare il punto sulle implementazioni già in essere, sui progetti in divenire e naturalmente sull’intero versante dell’offerta sia di apparati sia di servizi di progettazione, integrazione e mantenimento/gestione. Agli esperti seduti intorno al tavolo abbiamo chiesto di affrontare il tema delle finalità perseguite attraverso progetti di smart building, delle relazioni che intercorrono tra l’edificio intelligente e gli obiettivi di business o il supporto allo smart working. Ma si è cercato anche di esplorare l’aspetto della governance di questi progetti e, in prospettiva, dell’evoluzione da forme di automazione su scala locale all’intelligenza applicata al “campus” o alla città. Il dialogo ha offerto diversi spunti interessanti anche a proposito del mercato delle soluzioni e dei servizi. Le grandi superfici dell’edutainment e della GDO, gli ospedali, gli istituti di ricerca, gli aeroporti e le stazioni rappresentano i gangli vitali della smart city e sono anche le superfici più “smartizzabili”. Qui si concentreranno gli investimenti del futuro. La discussione – ospitata per la prima volta nelle sale dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano – può contare su un intervento d’apertura particolarmente prestigioso: quello del direttore Silvio Garattini, che ha voluto salutare i partecipanti attraverso un messaggio video. «La vostra discussione è importante perché connessa con il tema degli anziani e di tutti i problemi legati a una durata di vita che aumenta in modo non sincrono con la buona qualità della vita» – ha ricordato il ricercatore. Secondo Garattini, occorre introdurre elementi nuovi, e le tecnologie di automazione degli edifici possono concretamente giovare al paziente, indipendentemente dal suo stato di salute o dall’età. Dal direttore dell’Istituto di ricerca, la raccomandazione a manager, CIO, vendor e system integrator di non perdere di vista l’obiettivo di mettere al centro le persone e di non confondere strumenti e fini, mantenendo l’innovazione al servizio della ricerca e della cura dei cittadini sia quando sono utenti di servizi e prodotti – liberi di scegliere – sia quando sono pazienti – e quindi più vulnerabili. «Anche chi non ha particolari problemi, chiede di essere aiutato dalle tecniche, che in parte sono già disponibili» – ha concluso Garattini cedendo virtualmente la parola alla consueta introduzione analitica di IDC Italia, curata questa volta da Daniela Rao, senior research & consulting director. #dmSmartThings in Italia, lo #smartbuilding vale +200 milioni € nel 2017 @IDCItalyClick To Tweet L’ANIMA SOFTWARE DEGLI OGGETTI La definizione di smart building e l’intero comparto IoT si sovrappongono – secondo Daniela Rao – ai familiari concetti dell’ICT e dell’elettronica di consumo, includendo tutto ciò che è caratterizzato da una componente meccanica resa smart da uno strato di software. Dalle analisi effettuate da IDC, in modo particolare nell’area asiatica – oggi, la più avanzata – emergono per l’IoT diverse aree applicative che hanno a che fare con la sostenibilità ambientale dentro e fuori l’edificio; la connettività “dal Wi-Fi al UWB”; la gestione dei consumi energetici; il grande tema della sicurezza fisica e logica unito a quello decisamente Big Data, che si sta sviluppando sulla base dei dati generati da sensori e apparati di controllo e da riutilizzare; e la vasta area del building management, dagli impianti infrastrutturali alla segnaletica, anch’essa sempre più digitale. «Aree che peseranno sulle spalle di chi gestisce i sistemi informativi – avverte Daniela Rao – perché rete e sistemi dovranno essere in perfetta forma per trarre pieno vantaggio da questa trasformazione». Questo implica tra l’altro un lavoro sulla ridefinizione del software di rete e dei data center, sulla parte applicativa e sull’intero contesto della smart city, soprattutto se l’automazione investe le abitazioni residenziali e gli spazi pubblici. Tre sono invece i principali driver dello sviluppo di questo segmento. L’analista di IDC Italia cita l’ottimizzazione di consumi e risorse, l’integrazione di dati esterni e interni e la semplificazione della comunicazione e del lavoro di squadra. «Molte delle soluzioni monitorate in Europa e USA partono proprio da quella che un tempo chiamavamo unified communication and collaboration (UC&C) e oggi appartiene alla trasformazione del workplace» – spiega Daniela Rao. Oltre le attuali frontiere dell’energy management, l’analista parla di «smart assets» – citando per esempio il Li-Fi, equivalente ottico del Wi-Fi, capace di far passare la connettività Light-fidelity sfruttando l’impianto di illuminazione; ma anche di smart glass per la sicurezza fisica, i sistemi di riconoscimento e tracciamento delle persone che abitano uno spazio (con tutto il loro impatto sulla privacy), di uno smart environment popolato di indicazioni basate sul digital signage. E gli scenari italiani? «Il settore dello smart building è ancora sostanzialmente in mano ai player del mondo ICT e si compone di una serie di oggetti che non sono tipicamente ICT, per esempio tutta la parte di ventilazione, gli ascensori, i sistemi antincendio, che in qualche modo verranno controllati dai sensori dell’IoT, entrando nella sfera del sistema informativo aziendale». UN MERCATO DA 200 MILIONI DI EURO Oggi, tutto questo genera in Italia un mercato per lo smart building che vale oltre i 200 milioni di euro, con qualche ingresso dal mondo dell’elettronica di consumo e della connected car, una nicchia che cresce in modo interessante fino a quasi 400 milioni di euro nel 2019. In conclusione, il mercato vede due dinamiche: la battaglia competitiva tra soggetti tipicamente IT, che vogliono affacciarsi sul fronte dell’analytics, della sicurezza e del controllo accessi, e un’analoga corsa, ma in direzione opposta, tra i
Minacce informatiche: cosa ci aspetta nel 2018?
Sophos tira le somme dell’anno quasi concluso e anticipa i prossimi trend della sicurezza Parafrasando una nota canzone… “malware is all around”, come dimostra il Malware Report stilato da Sophos per analizzare le tendenze della sicurezza informatica emerse nel corso degli ultimi 12 mesi. Online gaming, app, wearable device: ormai la vita di tutti i giorni è permeata di tecnologia e il rovescio della medaglia di un’iperconnettività che ottimizza molti aspetti della vita degli utenti, è l’estrema vulnerabilità a minacce sempre più subdole e complesse. Nel 2017, il ransomware che ha regnato indiscusso è stato WannaCry, causando i maggiori danni e ha rappresentato il 45% del ransomware totale rilevato nel corso degli ultimi 12 mesi, seguito da Cerber (44.2%). Nel solo mese di settembre, il 30,4% dei malware Android analizzato dai SophosLabs era ransomware e, seppure la maggior parte di tali attacchi abbia colpito utenti Windows, anche le altre piattaforme non sono al riparo, inclusi i sistemi Linux e OS. Negli ultimi due anni il ransomware ha spostato il suo obiettivo verso settori considerati più propensi a pagare il riscatto: le aziende della sanità, gli enti pubblici e le PMI e Sophos prevede che questo trend si confermerà nel 2018. Un altro aspetto analizzato dal Malware Report riguarda il malware che si annida all’interno delle App Android: Sophos ha infatti evidenziato come su Google Play nell’ultimo anno sia raddoppiato il numero di minacce che mettono a rischio la privacy dei dati salvati dagli utenti su smartphone o tablet. Per questo motivo, Sophos consiglia agli utenti di evitare App prive di riconoscimenti affidabili e aggiornare con frequenza le app scaricate. Ovviamente è caldamente consigliato non scaricare app da fonti diverse da Google Play. Anche l’online gaming, sempre più diffuso, non sfugge alle grinfie dei cybercriminali: il noto gioco “King of Glory” è infatti stato utilizzato per diffondere malware e il numero di app maligne è cresciuto esponenzialmente negli ultimi quattro anni, arrivando a 3.5 milioni nel corso del 2017. Alla luce di questi dati, gli esperti di Sophos sono propensi ad aspettarsi un sensibile incremento degli attacchi attraverso piattaforme di online gaming anche per il 2018. Furto di dati: altro tasto dolente dell’anno passato come hanno dimostrato numerosi episodi tra cui, di recente, quello che ha colpito i clienti UBER. Sottrarre informazioni sensibili resterà uno dei principali obiettivi degli hacker anche nel 2018, nonostante l’entrata in vigore del GDPR prevista a maggio. Il Malware Report di Sophos tratteggia dunque uno scenario preciso di quanto accaduto quest’anno ma non consente di prevedere con esattezza ciò che ci attende nel 2018, possiamo però aspettarci attacchi molto aggressivi sia su Windows che su Android mentre l’email resterà il vettore preferenziale di diffusione delle minacce. In particolare, quattro trend evidenziati nel 2017 e che probabilmente domineranno la scena anche nel 2018 sono: 1) Un’ondata di ransomware alimentata da RaaS e amplificata dal riemergere dei worn 2) Un’esplosione di malware Android su Google Play…e non solo 3) Crescenti tentativi di attacco a MAC 4) Minacce su Windows alimentate da kit per exploit “fai da te” che rendono ancora più semplice sfruttare le vulnerabilità di Microsoft Office The post Minacce informatiche: cosa ci aspetta nel 2018? appeared first on Data Manager Online.
Presto gli smartphone avranno schermi che si autoriparano
Un gruppo di ricercatori giapponesi ha realizzato un polimero che si ripara da solo a temperatura ambiente e potrà essere utilizzato per i display degli smartphone. La scoperta è avvenuta per caso Una delle parti più fragili dello smartphone è certamente lo schermo. A volte basta una semplice caduta per creare crepe e spaccature difficili da riparare. Il gruppo di ricerca del professor Takuzo Aida presso la University of Tokyo ha sviluppato un nuovo tipo di polimero che permetterà di risolvere il problema per sempre. Il materiale è stato battezzato “polyether-thioureas” ed è in grado di auto ripararsi senza essere sottoposto ad alte temperature. Basta la semplice pressione della mano per avviare il processo. Solitamente è necessario scaldare lo schermo dello smartphone oltre i 100° per far sì che diventi abbastanza malleabile da poter essere ricomposto. Il nuovo polimero è invece “altamente robusto sul fronte meccanico ma può essere facilmente riparato praticando una pressione sulle superfici fratturate” anche a temperatura ambiente. Sono sufficienti appena un paio d’ore per riparare lo smartphone. La cosa più curiosa è che questa tecnologia è stata scoperta per caso dallo studente Yu Yanagisawa. Il giovane stava lavorando alla creazione di una colla quando si è accorto che tagliando la superficie del polimero i bordi della frattura continuavano ad aderire. Ciò è stato possibile premendo le mani sul materiale per 30 secondi a 21°. “Spero che il vetro auto-riparante diventi un nuovo materiale ecologico che eviti il bisogno di essere buttato via se rotto”, ha affermato Yanagisawa. Una tecnologia molto simile è stata realizzata da un gruppo di ricercatori in California ma nel caso specifico il processo di autoriparazione non si avvia a temperatura ambiente. LG invece ha integrato sullo smartphone LG Flex un sistema anti graffio che elimina automaticamente graffi e segni dalla scocca posteriore. The post Presto gli smartphone avranno schermi che si autoriparano appeared first on Data Manager Online.
Spioni del cellulare? Google li sistema
Con ‘E-Screen Protector’ sfrutta l’intelligenza artificiale
Big Cina sfidano Silicon Valley su Intelligenza Artificiale
Alibaba, Baidu e Tencent investono, laboratori e ingegneri
Perché Google ha chiuso Project Tango
Big G si concentrerà solo sulla piattaforma ARCore per lo sviluppo di app e giochi in realtà aumentata, così da unificare le forze per battere la rivale Apple e il suo ARKit Lanciato nel 2014, Google ha ufficialmente chiuso Project Tango. La piattaforma, nelle intenzioni della compagnia destinata a unire le app e i giochi sviluppati in modalità AR e VR su computer e smartphone, sarà sostituita da ARCore, visto che quest’ultimo si sovrappone in diversi punti al software di tre anni fa. Realmente mai percepita come valore aggiunto, se non su dispositivi come il Phab 2 Pro di Lenovo, Project Tango prometteva di godere di alcune funzionalità davvero interessanti grazie all’utilizzo di un sensore di profondità aggiuntivo a bordo dei telefonini. Solo un paio però si erano aperti al supporto di Google, probabilmente con la convinzione che un maggior costo di produzione, causando un rialzo di quello di acquisto, non sarebbe stato avvertito come un reale vantaggio da parte dei consumatori. Meglio aspettare tecnologie migliori, in grado di beneficiare, praticamente a costo zero, delle innovazioni dell’hardware di nuova generazione. Cosa succede ARCore risponde proprio a necessità del genere, come a sua volta fa l’ecosistema ARKit di Apple, che ha già fatto entrare milioni di iPhoner nel mondo della realtà aumentata in maniera semplice e veloce, senza orpelli e gadget esterni. “Il supporto a Project Tango terminerà ufficialmente il 1 marzo 2018 – ha spiegato l’azienda – grazie a tutta la comunità che ci ha permesso di crescere negli ultimi tre anni. Ci vediamo sulle strade di ARCore”. A differenza di Tango, il nuovo modulo è stato già integrato in parecchi software di vendor terzi, come il Galaxy S8 di Samsung e il Pixel 2 della stessa Google e nei prossimi mesi lo sarà sempre di più per i top di gamma in via di definizione, tra cui quelli di Huawei, LG e Sony. The post Perché Google ha chiuso Project Tango appeared first on Data Manager Online.