Sistema solare, l’acqua più antica è racchiusa in due meteoriti
Ha 4,5 miliardi di anni ed è intrappolata nei cristalli di sale di due meteoriti caduti sulla Terra nel 1998 Un team guidato da Queenie Chan, della britannica Open University ha studiato ai raggi X, presso il Lawrence Berkeley Lab del Dipartimento di Energia degli Stati Uniti, due meteoriti caduti in Texas e in Marocco, chiamati rispettivamente Monahans e Zag e conservati presso il Johnson Space Center della Nasa. Al loro interno gli scienziati sono riusciti a rinvenire l’acqua più antica del Sistema solare, scoperta grazie alla quale secondo gli esperti si potrà arrivare a capirne meglio le origini. Messaggeri della vita Nello specifico sono stati oggetto di analisi dei cristalli di sale grandi circa 2 millimetri che si sarebbero formati circa 4,5 miliardi di anni fa, individuando composti organici complessi come idrocarburi e amminoacidi, i mattoni delle proteine, e minuscole gocce d’acqua, simili alla brina. Questa scoperta conferma che i meteoriti possono considerarsi messaggeri della vita, oltre che testimoni della formazione del Sistema Solare. Combinando chimicamente due meteoriti, i ricercatori hanno dedotto quali potrebbero essere i loro ‘genitori’, i corpi celesti da cui si sarebbero staccati in seguito a collisione: sarebbero localizzati nella fascia di asteroidi compresa tra Marte e Giove e sarebbero Cerere e Hebe. Ricordiamo che nel 2015 i ricercatori dell’Università di Copenaghen hanno scoperto su Marte la presenza di acqua allo stato liquido sotto forma di brina salata. Acqua liquida per la prima volta “Questa è la prima volta che troviamo sostanze organiche insieme all’acqua liquida che è cruciale per la vita” ha detto Chan. “Finora nei meteoriti erano state scoperte solo le impronte dell’acqua: cioè i composti derivati dalle reazioni dell’acqua con i minerali presenti nel corpo celeste” – spiega Raffaele Saladino, chimico organico dell’università della Tuscia, che aggiunge: “Probabilmente l’acqua liquida ha trovato in questi cristalli un ambiente molto protetto che l’ha mantenuta stabile per tutto questo tempo, normalmente, infatti, reagisce con altre sostanze e si trasforma”. The post Sistema solare, l’acqua più antica è racchiusa in due meteoriti appeared first on Data Manager Online.
Facebook cambia Feed, priorità a post amici e famiglia
Zuckerberg, ‘privilegiare interazioni significative’
Manuela Chinzi è Head of Channel di Fujitsu Italia
Fujitsu ha nominato Manuela Chinzi come nuova Head of Channel della filiale italiana. Chinzi – che opererà all’interno della struttura Product Business guidata da Massimiliano Ferrini – avrà il compito di coordinare le strategie dell’azienda rivolte al Canale indiretto, con un focus particolare sulla distribuzione e sullo sviluppo del business. Lavorerà, inoltre, per supportare i partner nella diffusione dell’offerta legata alla digitalizzazione e all’IoT, processo su cui Fujitsu ha messo in campo importanti investimenti e che richiede – rispetto al passato – un cambio dell’interlocutore aziendale con cui sviluppare le specifiche soluzioni. “Si tratta di un passaggio importante per gli operatori del Canale. Se prima il riferimento era esclusivamente una figura IT o l’ufficio acquisti, oggi per implementare una strategia efficace incentrata sull’Internet delle Cose, il rivenditore deve interfacciarsi direttamente con i manager delle linee di business, figure che stanno nel vivo della progettualità dell’azienda”, ha commentato Massimiliano Ferrini, Head of Product Business di Fujitsu Italia. “Manuela Chinzi, in qualità di responsabile del Canale di Fujitsu Italia, ci aiuterà a supportare i partner in questo processo di trasformazione, facendo leva anche su programmi di formazione di alto livello, per far sì che il Canale sia consapevole della nostra tecnologia più innovativa e sia proiettato, come noi, verso la realizzazione di quella società digitale, che noi definiamo Human Centric Intelligent Society e che è già qualcosa di molto concreto”. Manuela Chinzi – laureata in Statistica presso l’Università Statale di Milano – è entrata in azienda nel 2006 in qualità di Partner Account Manager. In Fujitsu, ha ricoperto ruoli di gestione sempre in area Canale, fino ad assumere il ruolo di Sales Area Manager Italy North e, successivamente, di Sales Out Manager. In precedenza, Chinzi aveva lavorato in IBM e Lenovo. The post Manuela Chinzi è Head of Channel di Fujitsu Italia appeared first on Data Manager Online.
Usa, Camera rinnova legge spionaggio nonostante Datagate
Bocciato emendamento a tutela privacy. Caos dopo tweet Trump
Amd vulnerabile alle 2 varianti Spectre
L’azienda, difficile sfruttare la falla ma daremo aggiornamenti
La Corea del Sud vuole vietare lo scambio di criptomonete
Il governo prepara una legge per bannare bitcoin e simili a causa delle indagini sull’evasione fiscale delle principali piattaforme di trading O lo ami o lo odi. Il bitcoin è così, non esistono vie di mezzo o compromessi accettabili per un mondo finanziario che sta vivendo una delle più rivoluzionarie trasformazioni della sua vita. Il rischio dietro le criptovalute è sempre lo stesso: l’assenza di regolamentazione è un vantaggio per i costi puri di trading però sottende plausibili dubbi sulla liceità degli scambi. L’anonimato e la logica degli hash proteggono l’identità di investitori e clienti, anche se si tratta di traffici economici fuorilegge. La Corea del Sud lo sa ed è per questo che vuole limitare la diffusione della moneta all’interno del paese. Lo farà non tanto vietando il mining o la compravendita di beni e servizi tramite bitcoin ma impedendo l’esistenza di piattaforme ufficiali di scambio locali. Il motivo è semplice: durante un’indagine della polizia, un paio di gestori del mercato bitcoin, tra cui Coinone e Bithumb, sono stati accusati di evasione fiscale e a pagare saranno tutti gli altri, utenti compresi. Legge specifica Il ministro della giustizia ha spiegato che il governo sta preparando una legge con cui vieterà del tutto attività di trading nazionali, una scelta difficile ma a cui si è giunti di concerto con le autorità principali. A quanto pare infatti, il ban è stato accolto dalle agenzie finanziarie sudcoreane e dai regolatori finanziari, supportati dal ministro delle finanze. Si tratta di una bella batosta per un mercato che nel paese sta crescendo rapidamente tanto da coinvolgere persino studenti e casalinghe e destando parecchie preoccupazioni sulla semplicità con cui chiunque può giocare i suoi risparmi nella borsa digitale. “Per questo la politica vuole una precisa regolamentazione – ha spiegato un analista coreano – in un panorama globale che vede sempre più persone salire a bordo della macchina dei bitcoin e quasi nessuno scendere”. The post La Corea del Sud vuole vietare lo scambio di criptomonete appeared first on Data Manager Online.
Sistemi di controllo industriali: nuovo tallone d’Achille dell’industria?
Stormshield analizza rischi e benefici dell’adozione di sistemi di controllo ICS di nuova generazione rispondendo alle quattro domande poste più di frequente dai propri clienti industriali I sistemi di controllo industriali (ICS) sono il fulcro delle operazioni aziendali. Con ICS ci si riferisce genericamente a “diverse tipologie di sistemi di controllo e strumentazioni affini, utilizzate nel monitoraggio dei processi industriali”. In altre parole i sistemi di controllo industriale sono il punto di contatto tra le componenti fisiche e quelle digitali di un sistema industriale. Coordinano i processi controllando interruttori, motori di pressione, valvole, turbine, ecc. fornendo allo stesso tempo visibilità sull’esecuzione del processo in corso. Lo svantaggio: questi sistemi si rivelano bersagli sempre più invitanti per attacchi mirati avanzati (ATA, Advanced Targeted Attacks). Di seguito una breve analisi delle 4 domande che vengono poste più frequentemente dai clienti Stormshield. “Perché la sicurezza ICS è così importante?” Nonostante i sistemi ICS possano essere estremamente complessi, sono molteplici i rapporti che ne hanno evidenziato l’attuale vulnerabilità e la loro esposizione ad un elevato numero di exploit ad alto rischio. Secondo uno studio di Kaspersky Lab, metà delle società intervistate hanno subito da 1 a 5 incidenti di sicurezza IT negli ultimi 12 mesi. Questi episodi hanno avuto un impatto diretto sul loro business – costando in media alle aziende circa mezzo milione di dollari all’anno. Purtroppo non è altro che l’inizio, dal momento che sempre più sistemi ICS vengono connessi e che l’attenzione verso di essi cresce. Per dirla con una nota serie televisiva: l’inverno sta arrivando. La cybersicurezza è una risposta efficace in termini di ridimensionamento dell’esposizione agli attacchi, riducendo quindi l’impatto di gran parte dei comportamenti malevoli. “Sono da considerare sicuri solo i sistemi ICS non connessi?” Questa è una delle domande poste più frequentemente. In tutta onestà, non si può pensare seriamente che tra i sistemi ICS e il resto del mondo ci sia chissà quale distanza. Un ICS consta, per definizione, di un’interconnessione tra molteplici componenti (PLC, interfaccia uomo-macchina, postazioni di lavoro degli ingegneri, ecc.) che possono essere totalmente autonome per la maggior parte del tempo. Ogni componente dovrà però di tanto in tanto scambiare dati con sistemi al di fuori dell’ICS. La connettività è l’unico meccanismo grazie al quale i sistemi vengono alimentati con nuovi dati. Ridurre o controllare la connettività limiterebbe sicuramente l’esposizione alle minacce. Tuttavia, i seguenti esempi dimostrano che oggi non è più possibile restare completamente scollegati. • A fronte della necessità ricorrente di manutenere, aggiornare e risolvere eventuali problemi dei sistemi ICS, questi devono essere connessi quanto meno localmente. • A seconda dell’infrastruttura, l’azienda può essere obbligata ad utilizzare collegamenti remoti con collaboratori esterni o con una sala di controllo centrale. • Un altro fattore da tenere in considerazione è l’errore umano. Lasciare un collegamento remoto aperto è uno di questi. • Un impiegato potrebbe abusare intenzionalmente del sistema. • Attraverso l’ingegneria sociale e il phishing mirato i cybercriminali possono attaccare un computer specifico all’interno della rete, in modo da utilizzarlo in un secondo momento per attaccare l’ICS. • È possibile connettersi ad una rete wireless industriale anche dall’esterno dell’edificio. • Anche l’inserimento di una chiavetta USB per caricare o scaricare dati su un qualsiasi dispositivo è da considerarsi come connettività. Considerando le numerose possibilità di creare connettività, l’ICS può essere esposto a minacce anche qualora lo si ritenesse “offline”. Il caso più famoso è quello dell’attacco Stuxnet, nel quale nonostante gli ICS attaccati fossero offline, sono stati compromessi con successo utilizzando una semplice chiavetta USB. Perché quindi ritenere in assoluto che l’ICS non sia connesso e quindi fuori da ogni pericolo? Le minacce sono ovunque e le più numerose, nonché le più semplici da respingere, sono quelle casuali, prive di un obiettivo specifico. “Si potrebbe risolvere questo problema impiegando sistemi datati?” Ponendo la domanda in un altro modo: “E’ possibile proteggere l’infrastruttura rimuovendo qualsiasi potenziale collegamento?”. Sfortunatamente oggi ciò non è più possibile e non dovrebbe nemmeno essere preso in considerazione come eventuale soluzione. • Nella cybersicurezza industriale abbiamo scoperto che la quantità di minacce è direttamente proporzionale all’età del sistema, per questo motivo i sistemi legacy diventano sempre più deboli col passare del tempo. • L’industria digitale è in costante evoluzione, i sistemi tradizionali disponibili in questo momento sono meno efficienti di quanto necessario. • Uno dei nei dell’industria digitale è la durata della garanzia. L’evoluzione costante rende i sistemi obsoleti molto più rapidamente di quanto l’Industria possa permettersi. Di conseguenza la manutenzione è sempre più difficile. • L’industria digitale è costruita attorno al concetto di “obsolescenza pianificata”, il che ne rende la manutenzione dei sistemi e le attività necessarie per assicurarne l’efficienza nel tempo sempre più costose. • I sistemi di nuova generazione sono senza dubbio più efficienti e veloci, oltre che affidabili. “Noi crediamo che la maggior parte delle aziende migrerà da sistemi legacy ai nuovi sistemi ICS digitali. Uno dei benefici è l’aumento della produttività legata alla elaborazione di una maggior quantità di dati provenienti da altri dispositivi collegati (come nel caso della IIoT – Industrial Internet of Things). Il problema è che più i sistemi sono interconnessi, più aumenta l’esposizione alle minacce!” commenta Robert Wakim, Offer Manager – Stormshield Industry Business Unit. “ICS e IT sono sinonimi?” Di pari passo con la cresente convergenza tra ICS e IT si sviluppano anche le minacce volte a intaccare questi sistemi: spionaggio industriale, sabotaggio, attacchi di Stato, mafiosi o di massa, ecc., con le dovute differenze. Il sabotaggio è principalmente rivolto contro uno specifico ICS, mentre gli attacchi di massa mirano all’IT. Anche le conseguenze di un attacco andato a buon fine sono differenti: furto di dati e impatto reputazionale per l’IT; impatto sulle risorse umane, ambientali, produttive e furto di segreti industriali per quanto riguarda l’ICS. Proteggersi contro queste minacce è possibile ma è necessario considerare sia le rispettive specificità sia eventuali vincoli aziendali. Integrità e protezione dei dati per i sistemi IT; disponibilità e sicurezza per l’ICS. 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Da Boeing drone gigante, trasporta 225kg
Il prototipo potrebbe avere applicazioni future nella logistica
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Messenger Kids punta a crescere, per ora solo negli Usa
Perché la Cina dominerà il mercato AI
Durante il CES 2018 il gigante cinese Baidu ha spiegato i motivi per cui il paese sarà il primo per esportazione di tecnologie di Intelligenza Artificiale Probabilmente l’affermazione di Qi Lu, COO di Baidu, avrà dato un colpo al cuore a Elon Musk. Sappiamo quanto il lungimirante imprenditore sia spaventato dalla possibilità che i robot del futuro prendano il sopravvento sulle attività umane e se all’interno della storia inseriamo un piccolo particolare, il governo cinese, allora la questione ha tutti gli ingredienti per diventare apocalittica. Le cose stanno così: Baidu, nelle parole del suo manager, ha spiegato durante un keynote al CES 2018 di Las Vegas i motivi per cui la Cina, supportata dalla politica nazionale, arriverà a dominare il mercato dell’intelligenza artificiale nel prossimo futuro. Ciò vorrà dire concentrare nel territorio asiatico la maggior parte delle tecnologie e dei tecnici impiegati per lo sviluppo del settore, con la conseguenza di una serie di poli dal know-how localizzato. Cosa succede Ma su quali punti si basa una simile previsione da parte di Qi Lu? “In Cina abbiamo una popolazione ampia, abituata ai rapidi cambiamenti del mercato – ha spiegato – inoltre il contesto politico è favorevole a sviluppi del genere ed è propenso a sfruttare la tecnologia come fattore di crescita economica”. Nella visione dell’azienda, c’è un forte contrasto tra l’attualità e gli anni precedenti, quando per vari motivi il business hi-tech aveva trovato in una parte degli Stati Uniti (la Silicon Valley) un’area particolarmente vantaggiosa per idee innovative e startup. Quello che la valle del silicio è stata per la new economy la Cina potrebbe diventare per il settore AI, già parecchio avanzato da queste parti. “Il governo ha dimostrato di comprendere ciò che l’intelligenza artificiale può diventare, fornendo investimenti e sostegno a lungo termine. L’AI è uno dei pillar del piano quinquennale in attuazione nel paese, tanto da spingere la politica a pubblicare un white paper a riguardo, definendo il contesto tecnologico di riferimento come sistemico per tutta la nazione”. The post Perché la Cina dominerà il mercato AI appeared first on Data Manager Online.