I Codici QR malware indirizzano gli utenti verso reti Wi-Fi malevole
Cerchiamo di capire cosa sono queste reti Wi-Fi malevole, come i codici QR possono collegarci a esse e cosa possiamo fare per proteggerci “I codici QR possono essere la porta d’accesso al terreno di gioco di un predatore cibernetico”, avverte Steffan Black, un esperto di primo piano nella prevenzione delle minacce presso ZenShield. Anche se i codici QR possono sembrare innocui quadrati bianchi e neri, il loro potenziale per arrecare danni è enorme. Cerchiamo di capire cosa sono queste reti Wi-Fi malevole, come i codici QR possono collegarti a esse e cosa puoi fare per proteggerti. I Pericoli Nascosti SecurityInfowatch ritiene che i codici QR possano codificare il nome di una rete Wi-Fi (SSID), il tipo di crittografia e la password. Dopo la scansione, gli utenti ricevono un banner di notifica che li invita a connettersi alla rete. Queste sono note come reti Wi-Fi malevole, rappresentano una minaccia significativa per la sicurezza digitale. Mascherate da reti legittime, attirano dispositivi ignari a connettersi, concedendo agli hacker un accesso immediato ai dati sensibili. Una volta intrappolati, qualsiasi attività online su queste reti diventa pericolosa. I codici QR malevoli possono indirizzare le persone a siti web che le inducono a connettersi a reti Wi-Fi malevole o a scaricare software pericoloso sui loro dispositivi. Come afferma Portnox, ciò comporta una gamma di rischi per la sicurezza, tra cui: Intercezione dei dati: Gli hacker possono visualizzare le tue informazioni private inviate sulla rete, come nomi utente, password e numeri di carta di credito, mettendo a rischio i tuoi dati personali. Diffusione di malware: Diffondono software dannoso ai dispositivi connessi, rendendo la rete più vulnerabile a violazioni della sicurezza. Furto di credenziali: Gli utenti potrebbero involontariamente rivelare i loro dati di accesso, permettendo agli attaccanti di raccogliere importanti informazioni personali. Allerta: Riconoscere le reti Wi-Fi Malevole Per proteggerti da potenziali minacce, è importante riconoscere le reti Wi-Fi malevole. Ecco una lista semplice, suggerita da Black: Controlla il nome della rete: Le reti illegittime spesso hanno nomi simili a quelli di hotspot autentici per ingannare gli utenti. Notare qualsiasi differenza può far suonare un campanello d’allarme. Valuta la potenza del segnale: Una potenza del segnale costantemente piena, indipendentemente dalla tua posizione, potrebbe essere un segnale di una rete Wi-Fi malevola. Considera l’autenticità: Una rete Wi-Fi gratuita in un luogo inaspettato dovrebbe essere trattata con sospetto. Anche se i codici QR offrono una comodità senza paragoni, rappresentano anche un rischio significativo per la sicurezza se utilizzati senza discernimento. Come sottolinea saggiamente Black, “La comodità non dovrebbe mai compromettere la sicurezza.” Essendo prudente e adottando misure di sicurezza, puoi proteggere le tue informazioni personali da potenziali minacce. Fonte: bitmat.it
Boom commercio ibrido: il 43% degli acquisti online in interazione con il negozio fisico
In Italia, le vendite online che coinvolgono l’interazione del cliente con un negozio fisico ammontano a 19 miliardi di euro Dopo gli ultimi anni di sconvolgimenti crisi e mutamenti, il settore della vendita al dettaglio tira un sospiro di cauto ottimismo all’alba del 2024. I consumatori si aspettano che i brand soddisfino le proprie esigenze indipendentemente da dove, quando o come fanno acquisti, e si aspettano esperienze perfettamente integrate su più punti di contatto (online e offline). In questo contesto, Packlink, la piattaforma leader di soluzioni logistiche, ha lanciato un nuovo report intitolato “The Ecommerce Delivery Benchmark Report 2024”, che analizza il cambio dei consumi e dei canali utilizzati dai consumatori. Nonostante il boom dell’e-commerce ed il consolidamento dello shopping online, ciò non ha significato la fine dello shopping nei negozi tradizionali, ma piuttosto che entrambi si completano a vicenda per adattarsi alle preferenze dei consumatori. Anzi: le vendite online che coinvolgono l’interazione del cliente con un negozio fisico ammontano a 19 miliardi di euro, corrispondente ad una percentuale del 43%. Il 37% degli italiani cerca prodotti online ma effettua l’acquisto in negozio ed il 28% degli italiani compra quasi prevalentemente in negozio e solo ogni tanto online, percentuale più alta in Europa. Questi risultati rafforzano l’importanza del commercio omnicanale, che soddisfa meglio le aspettative e le esigenze dei consumatori. Ciò comporta, ad esempio, scoprire prodotti online e acquistarli in negozio, oppure ordinare online ma restituirli in negozio. Il 76% degli italiani combina acquisti in entrambi i canali, il che colloca il nostro Paese come la seconda percentuale più alta in Europa assieme alla Spagna, dietro solo al Regno Unito. I settori in cui ci sono maggiori acquisti online e offline Quali sono le categorie in cui gli italiani comprano di più online? Sono l’elettronica (54%) e i giocattoli (50%). Al contrario, per casa, fai da te e giardinaggio preferiscono acquistare in negozio (rispettivamente 60% e 62%). La ricerca online di informazioni sul prodotto è una parte sempre più importante nel processo di acquisto dei consumatori odierni, i quali si affidano principalmente ai motori di ricerca (58,1%) o ai marketplace (49,5%). Questo è vero per tutte le categorie di prodotti, in particolare per l’elettronica (69%), l’abbigliamento (65%), e i giocattoli (61%). L’evoluzione del retail: dall’omnichannel al commercio unificato La continua ascesa dell’intelligenza artificiale generativa insieme ad altre tecnologie emergenti hanno alzato l’asticella delle aspettative dei consumatori, ponendo le basi per la transizione del settore verso il modello del “commercio unificato”, che va oltre la semplice integrazione dei canali online e offline. Si tratta di un approccio integrato che fornisce un’esperienza cliente fluida su tutti i canali e punti di contatto, “unificando” tutti i processi di vendita al dettaglio in un’unica piattaforma. Questo approccio consente percorsi cliente iper-personalizzati in ogni fase. Tre percorsi cliente su quattro includono punti di contatto sia digitali che fisici. Che si tratti di scoprire prodotti online, effettuare acquisti in negozio o ordinare online e optare per una consegna fuori casa, la fusione tra online e offline è evidente. “Nonostante la continua crescita dell’e-commerce, lo shopping tradizionale rimane molto rilevante. I consumatori, infatti, vogliono essere in grado di scegliere quali opzioni soddisfano meglio le loro esigenze in un dato momento. Online e offline sono sempre più intrecciati nel panorama attuale del retail. Pertanto, è fondamentale che i rivenditori offrano un’offerta diversificata di acquisto, consegna e opzioni di reso che favoriscono il commercio omnicanale” afferma Noelia Lázaro, Direttore Marketing di Packlink. Fonte: bitmat.it
Piano transizione 5.0: i nuovi incentivi per le imprese italiane
Per il “Piano Transizione 5.0” il governo ha stanziato tredici miliardi di euro per il 2024 e 2025 L’annuncio del Piano Transizione 5.0 è arrivato lo scorso 11 gennaio dal Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, in presenza della Commissione Sviluppo economico della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome. Le misure, che potenzieranno l’impianto del Piano Industria 4.0, saranno pubblicate con decreto-legge atteso per la fine di gennaio, che ne definirà i dettagli e le modalità di fruizione, rendendo lo strumento pienamente operativo. Alcune anticipazioni: allo stanziamento già previsto al tempo dell’ultima finanziaria dal governo Draghi per il piano Transizione 4.0, si sono aggiunte ulteriori risorse pari a 6,3 miliardi provenienti dal programma europeo RePower EU; vi sarà un aumento del tetto massimo di spesa per gli investimenti agevolabili: dagli attuali 20 a 50 milioni di euro, così da rendere più efficace l’azione di attrazione di investimenti stranieri nel nostro Paese; le imprese che, a seguito dell’investimento, certificheranno un risparmio energetico del 3% a livello aziendale o del 5% per il processo produttivo interessato, potranno sommare l’attuale credito d’imposta 4.0 con le agevolazioni disposte dal piano transizione 5.0, raggiungendo un’aliquota massima del 40%; le agevolazioni del Piano 5.0 non verranno parametrate sulla base del valore dell’investimento effettuato ma in base al livello di efficienza energetica e abbassamento dei consumi raggiunti dall’impresa a seguito dell’investimento; il Piano interesserà investimenti sostenuti dalle imprese a partire dal 1 gennaio 2024 (le misure potrebbero quindi essere retroattive); parte delle risorse del piano sarà destinata alla formazione, riconoscendo l’importanza di rafforzare parallelamente le competenze del capitale umano delle imprese che si trovano ad affrontare un tale cambio di paradigma. Le imprese potranno richiedere contributi a sostegno della formazione in misura pari al 10% del valore dell’investimento. Quali sono gli obiettivi del Piano Transizione 5.0 e chi potrà beneficiarne? Il Piano Transizione 5.0 segna secondo il Governo una svolta epocale, che avrà l’obiettivo di spostare il focus dagli investimenti per l’efficientamento tecnologico e digitale delle imprese, all’efficienza energetica e la sostenibilità ambientale del sistema produttivo italiano. L’attenzione verso il rispetto delle persone e del pianeta diventa quindi sempre più cruciale, con un’aspettativa di rapido adeguamento ai principi ESG (Environmental, Social, and Governance) da parte del tessuto imprenditoriale, sollecitata a livello europeo e auspicabile per il futuro delle nuove generazioni. Potranno beneficiare dell’agevolazione tutte le imprese residenti nel territorio dello Stato, a prescindere dalla forma giuridica, dal settore merceologico, dalla dimensione aziendale e dal regime fiscale adottato. FONTE: fondamentis.it
Cybersecurity: un esperto su due fa errori sul lavoro per mancanza di conoscenze
Secondo Kaspersky, negli ultimi due anni le organizzazioni hanno subito almeno un incidente informatico a causa della mancanza di personale qualificato L’errore umano ha provocato quasi due terzi di tutti gli incidenti informatici degli ultimi due anni e secondo un nuovo studio globale commissionato da Kaspersky oltre il 50% dei professionisti della cybersicurezza ammette di aver commesso errori all’inizio della propria carriera a causa della mancanza di conoscenze teoriche o pratiche. La percentuale di intervistati che riconosce di aver commesso questi errori sale a quasi il 60% tra i professionisti con un’esperienza nel settore compresa tra due e cinque anni. In base allo studio di Kaspersky, negli ultimi due anni le organizzazioni hanno subito almeno un incidente informatico a causa della mancanza di personale qualificato in materia di cyber sicurezza. Sebbene la ricerca di personale di cybersecurity più qualificato possa essere una delle soluzioni per affrontare il problema, le aziende di tutto il mondo stanno affrontando una grave carenza di professionisti della sicurezza informatica (InfoSec). Secondo le stime attuali, la carenza di forza lavoro nel settore informatico ammonta a quasi 4 milioni. Gli errori più frequenti Il gap generale di mancanza di competenze in materia di cybersecurity è accompagnato dal fatto che molti neoassunti nel settore devono fare i conti con le lacune di conoscenza pratiche e teoriche, con conseguenti difficoltà iniziali e errori nel loro lavoro. Il mancato aggiornamento dei software (43%), l’utilizzo di password deboli o intuibili (42%) e la mancata esecuzione di backup in modo tempestivo (40%) sono alcuni degli errori più comuni commessi dai professionisti InfoSec in tutto il mondo all’inizio della loro carriera. In APAC e Nord America, anche l’uso di misure di sicurezza obsolete è stato un errore comune commesso dagli esperti di cybersecurity a inizio carriera. I professionisti della cybersecurity riconoscono, inoltre, di non aver avuto le competenze e l’esperienza pratica necessarie quando sono entrati nel settore, alcuni sottolineano ulteriori difficoltà nell’avviare la propria carriera. Nonostante il settore della cybersicurezza segnali continuamente una carenza di forza lavoro, il 34% degli intervistati dichiara di aver sostenuto tre o più colloqui prima di essere selezionato per un ruolo InfoSec. “Non è un segreto che i programmi di formazione professionale spesso faticano a tenere il passo con gli sviluppi del settore e questo è particolarmente vero per il settore della cybersecurity”, ha commentato Marina Alekseeva, Chief Human Resources Officer di Kaspersky. “Il fatto che molti dipendenti sul mercato possano avere competenze pratiche limitate o lacune nelle loro conoscenze sottolinea l’importanza di un processo onboarding completo con un focus sulla formazione tra colleghi e significa che le aziende devono prestare maggiore attenzione all’aggiornamento dei propri dipendenti. Per Kaspersky, i dipendenti sono il bene più prezioso, quindi abbiamo investito costantemente nella formazione del personale aziendale, migliorando le competenze dei dipendenti e promuovendo una cultura di apprendimento e sviluppo continuo. Abbiamo anche contribuito a colmare il divario esistente tra i talenti della cybersecurity, fornendo corsi di formazione individuali e aziendali leader del settore per i professionisti dell’IT”. Le sfide iniziali che gli esperti di cybersecurity devono affrontare quando entrano nel settore possono spiegare i motivi per cui quasi la metà dei professionisti InfoSec (46%) dichiara di aver impiegato più di un anno per sentirsi a proprio agio nei primi ruoli ricoperti. Mentre il 31% degli intervistati è riuscito a prendere padronanza del proprio lavoro entro uno o due anni, meno del 10% ha dichiarato che il processo ha richiesto da due a tre anni (9%) e più di tre (6%). Per affrontare il gap di mancanza di conoscenze Per colmare il deficit e garantire una più semplice integrazione della forza lavoro dedicata alla cybersecurity nel workflow, Kaspersky raccomanda una serie di misure sia preventive che reattive: A livello didattico, i programmi di formazione dovrebbero essere aggiornati e diventare più flessibili grazie alla collaborazione con gli attori della cybersecurity e integrando le più recenti conoscenze del settore. Kaspersky ha un programma speciale per consentire alle università di integrare le competenze in materia di cybersicurezza: Kaspersky Accademy Alliance che offre l’accesso a conoscenze di livello mondiale sulle minacce informatiche, a lezioni e sessioni di formazione, nonché alle più recenti tecnologie. Chi ha intenzione di entrare nel settore della cybersecurity può acquisire esperienza nella preparazione di scenari reali di cybersecurity completando uno stage in un dipartimento di sicurezza informatica o di ricerca e sviluppo. Seguite le notizie sulla pagina LinkedIn di Kaspersky per essere i primi a scoprire le opportunità di stage e gli aggiornamenti sulla nostra competizione globale per studenti Secur’IT Cup. Le aziende possono investire in programmi di aggiornamento per il proprio personale, aiutandolo ad acquisire nuove conoscenze e competenze e a rimanere competitivo. Kaspersky fornisce un’ampia gamma di conoscenza sulla sicurezza informatica per i professionisti IT, offrendo sia formazione professionale individuale che formazione aziendale. Fonte: bitmat.it
Minacce digitali: impennata del 222% degli attacchi e-mail
Il resoconto di Acronis illustra i dati raccolti da luglio a dicembre 2023, dai quali emerge l’aumentato utilizzo dei sistemi di GenAI per la creazione dei malware e l’organizzazione degli attacchi Incessante aumento degli attacchi informatici: PMI e MSP nel mirino: Acronis ha diffuso i risultati relativi al secondo semestre 2023 del suo report sulle minacce digitali, un documento di riferimento per il settore. Il report fornisce un’analisi approfondita e un’opinione autorevole sui problemi di sicurezza e sulle minacce digitali prevalenti a livello globale. Partendo dai dati raccolti da oltre un milione di endpoint singoli dislocati in 15 paesi, i risultati affermano che il phishing potenziato dall’intelligenza artificiale ha colpito oltre il 90% delle organizzazioni, contribuendo in modo netto all’incremento del 222% degli attacchi sferrati via e-mail rispetto alla seconda metà del 2022. Carenza di soluzioni di sicurezza adeguate La tendenza alla diminuzione delle varianti e del numero di nuovi gruppi di ransomware è confermata, ma le famiglie più diffuse di questo vettore di attacco continuano a causare perdite di dati e denaro alle aziende di tutto il mondo. Il rapporto fa luce sulla carenza di soluzioni di sicurezza capaci di intercettare lo sfruttamento delle vulnerabilità zero-day e sottolinea anche come i ritardi nell’applicare le patch ai software vulnerabili consentano agli hacker di appropriarsi dei diritti amministrativi dei domini, di disinstallare gli strumenti di sicurezza e di infiltrarsi nei sistemi e acquisire dati sensibili. Le tecnologie di rilevamento comportamentale e di prevenzione degli exploit possono evitare la maggior parte di questi attacchi e minacce, rivelandosi perciò indispensabili per realizzare misure di difesa all’avanguardia, insieme a un backup dei dati adeguato che rispetti la regola del 3-2-1. “La tendenza in atto a livello globale è preoccupante: i criminali continuano a sfruttare ChatGPT e sistemi di AI generativa simili per creare codice dannoso e sferrare attacchi più efficaci e automatizzati”, sottolinea Candid Wüest, Vicepresidente di Acronis Product Management. “Mai come ora, è prioritario che le aziende utilizzino soluzioni di Cyber Protection complete per garantire la propria continuità operativa”. Obiettivo prioritario di Acronis è la protezione dei propri Partner, MSP e MSSP, veri alleati delle aziende che cercano un’infrastruttura IT efficiente e una solida Cyber Security. Tuttavia, offrendo servizi centralizzati a numerose aziende di ogni dimensione, la scalabilità che li rende una risorsa preziosa si traduce anche in un potenziale singolo punto di attacco dal quale i criminali possono accedere a più organizzazioni. Programmi di formazione e certificazione di MSP Academy Il report anticipa un’intensificazione degli attacchi con tattiche avanzate, come quelli alla supply chain, quelli basati su AI e le incursioni sponsorizzate da Stati nazione. Gli MSP devono prepararsi a far fronte a minacce specifiche per le loro attività, tra cui la strategia di “island hopping”, in cui gli aggressori sfruttano l’infrastruttura di un MSP per attaccare i clienti, e lo stuffing delle credenziali, con cui viene sfruttato l’ampio accesso ai sistemi di cui dispone un MSP. Per rispondere a queste minacce, Acronis offre i programmi di formazione e certificazione di MSP Academy, destinati a chi è interessato a migliorare le proprie competenze e conoscenze in materia di Cyber Security. Nell’ultimo trimestre del 2023, i paesi più colpiti dagli attacchi malware – ogni malware circola in media per 2,1 giorni prima di scomparire – sono stati Singapore, Spagna e Brasile. Nello stesso periodo, Acronis ha bloccato quasi 28 milioni di URL sugli endpoint, un calo del 36% rispetto al quarto trimestre del 2022. Nello stesso trimestre sono stati resi pubblici 1.353 casi di ransomware; LockBit, Play, ALPHV e Toufan sono i gruppi che hanno maggiormente contribuito. Tendenze relative alle minacce da luglio a dicembre 2023 Il ransomware si conferma come una delle principali minacce per le medie e grandi imprese; colpisce settori strategici come la pubblica amministrazione e la sanità. I furti di dati sono la seconda minaccia più diffusa e la causa della maggior parte delle violazioni di dati. È inoltre in aumento l’impiego di sistemi di intelligenza artificiale generativa, tra cui ChatGPT, per avviare attacchi informatici e creare contenuti dannosi. I cyber criminali si avvalgono di strumenti avanzati basati sull’AI, che diventa così una minaccia. WormGPT, FraudGPT, DarkBERT, DarkBART e ChaosGPT sono alcuni tra gli strumenti di AI più utilizzati dagli hacker. I gruppi specializzati in ransomware più attivi nel 2023 includono LockBit, Cl0P, BlackCat/ALPHV, Play e 8Base. Il provider italiano di servizi cloud Westpole, specializzato in servizi digitali per la pubblica amministrazione, ha ad esempio subito un importante attacco informatico che ha colpito un suo cliente, PA Digitale, mettendo in crisi servizi per 1.300 amministrazioni pubbliche, tra cui 540 comuni. L’attacco, attribuito al ransomware LockBit 3.0, ha portato a operazioni manuali in diversi in diversi comuni, con ripercussioni sui pagamenti degli stipendi. Mentre l’agenzia italiana per la sicurezza informatica ha recuperato i dati di oltre 700 enti, il ripristino delle restanti 1.000 amministrazioni pubbliche rimane in difficoltà, sollevando preoccupazioni circa la capacità di Westpole di recuperare completamente i dati e di adempiere agli obblighi nei confronti delle pubbliche amministrazioni colpite. Non cessano gli attacchi agli MSP, come la recente violazione di alto profilo che ha interessato numerose agenzie governative degli Stati Uniti. Le vulnerabilità degli account di posta elettronica nel cloud di Microsoft hanno causato la violazione di 60.000 e-mail appartenenti a 10 account del Dipartimento di Stato USA. “L’edizione di fine anno del Report Acronis sulle minacce digitali 2023 evidenzia la minaccia continua che grava sulle aziende di ogni dimensione a livello globale”, dichiara Michael Suby, Research VP di IDC. “Purtroppo, i criminali continuano a trarre profitto da queste attività e sfruttano tecniche potenziate dall’AI per generare modelli di phishing sempre più convincenti; verosimilmente, questa piaga continuerà ad affliggere le aziende”. Fonte: bitmat.it
Le caratteristiche dell’acquirente digitale B2B nel 2024
Gli esperti di Liferay tracciano il ritratto dell’acquirente digitale B2B di quest’anno: fa ordini con maggiore frequenza, preferisce visitare il sito web del produttore, ricerca maggiore personalizzazione Le interazioni di vendita B2B nei canali digitali, tra fornitori e acquirenti, hanno registrato nel 2023 prospettive di crescita. Secondo Gartner, nel corso del 2024 questo trend aumenterà e arriverà a coprire l’80% delle interazioni entro il 2025. Inoltre, anche la frequenza sembra essere un fattore chiave da tenere in considerazione: secondo Forrester Research, circa il 50% degli acquirenti B2B realizzerà quotidianamente l’acquisto di un bene o un servizio digitale per la propria organizzazione e fino al 32% effettuerà un acquisto commerciale più volte al giorno. Gli esperti di Liferay, fornitore di una piattaforma di Digital Experience (DXP) basata su cloud, sottolineano che, nell’attuale contesto caratterizzato da un mercato sempre più veloce e competitivo, i fornitori avranno più che mai bisogno di connettersi con i nuovi profili degli acquirenti digitali B2B; dovranno rispondere alle loro richieste realizzando esperienze di acquisto più complete e soddisfacenti. In questo scenario, gli esperti di Liferay hanno delineato alcuni dei profili di acquirenti B2B rilevati con più frequenza, basandosi sull’esperienza di acquisto su piattaforme sviluppate con tecnologia Liferay. Le caratteristiche emergenti dell’acquirente digitale B2B stanno diventando tendenze e si prevede che si rafforzeranno nel corso del 2024. L’acquirente B2B è in cerca di fiducia Sono molti i canali digitali disponibili (sito web del produttore, sito del distributore, marketplace, ecc.), ma la maggior parte degli studi indica che la percentuale più alta di acquirenti B2B ritiene che i produttori siano i soggetti che dispongono delle migliori informazioni sui loro prodotti. Ciò significa che gli acquirenti preferiscono andare direttamente sui siti web dei produttori per effettuare i loro acquisti. “Dobbiamo essere consapevoli che i produttori sono considerati la fonte affidabile e il principale riferimento di informazioni per l’acquirente B2B. La migliore raccomandazione per il 2024 è quella di assicurarsi di avere un portale B2B efficiente, moderno, completo e funzionale che risponda alle esigenze di informazione degli acquirenti e si affermi come il principale canale di vendita”, sottolinea Diego Iodice, Account Executive di Liferay Italy. L’acquirente B2B ricerca una maggiore personalizzazione Gli acquirenti digitali B2B sono anche utenti digitali e quindi cercheranno e saranno attratti da esperienze di acquisto simili a quelle che sperimentano come consumatori. Per molti esperti, il 2024 sarà l’anno dell’iperpersonalizzazione, in cui i brand lavoreranno di più sulla raccolta e l’elaborazione dei dati attraverso piattaforme di esperienza digitale per rimanere un passo avanti rispetto alle preferenze del proprio pubblico. Ciò è pienamente applicabile anche al mercato B2B e la segmentazione dell’audience (tipologie di acquirenti, comportamenti, preferenze, ecc.) sarà uno strumento fondamentale per raggiungere un livello di engagement più elevato. L’acquirente B2B richiede agilità L’aumento della frequenza e della periodicità con cui vengono effettuati gli acquisti B2B è un elemento fondamentale per comprendere l’evoluzione e la crescita di questo mercato. Gli studi confermano che un’ampia percentuale di acquirenti B2B (circa la metà) effettua i propri ordini almeno una volta al giorno. Anche se è vero che 7 su 10 lo fanno una volta alla settimana, il trend indica un accorciamento dei tempi dato dal crescente dinamismo del mercato e dal bisogno di immediatezza dei consumatori. Gli esperti sottolineano che essere in grado di dimensionare adeguatamente il canale di vendita e raccogliere ordini quotidianamente sarà ancora più necessario nel 2024: un canale di vendita digitale agile sarà essenziale poiché la forza commerciale umana non può rispondere allo stesso modo alla domanda. “Il mercato B2B manterrà un tasso di crescita significativo nei prossimi mesi, quindi è fondamentale che i fornitori facciano affidamento su esperienze digitali più soddisfacenti che consentano loro di fare la differenza” conclude Diego Iodice. “L’agilità, il livello di personalizzazione e la qualità delle informazioni saranno elementi fondamentali per soddisfare le nuove esigenze degli acquirenti B2B e aumentare la loro fidelizzazione per tutto il 2024.” Fonte: bitmat.it
Il pericolo arriva ancora via telefono
La stagione dello shopping, da poco conclusa, ha portato ancora una volta in primo piano il tema dello smishing, con decine di falsi messaggi di “mancata consegna” pensati per rubare denaro, dati e identità. C’è però una buona notizia. Secondo i dati di Proofpoint la crescita dello smishing è rallentata in molte aree negli ultimi 18 mesi, diventando più un elemento consolidato del panorama, che una minaccia emergente. Tuttavia, il rischio resta significativo e, in molti casi, gli attacchi stanno diventando sempre più mirati e pericolosi, soprattutto mediante telefono cellulare. Nuovi attacchi conversazionali Nel 2023 abbiamo assistito a una rapida crescita degli attacchi conversazionali condotti su dispositivi mobili. Queste tattiche prevedono l’invio di più messaggi da parte dei cybercriminali, che imitano modelli di autentico coinvolgimento per creare fiducia. In questo periodo, abbiamo assistito a un aumento del volume degli attacchi conversazionali del 318% a livello globale, del 328% negli Stati Uniti e del 663% nel Regno Unito. Pig butchering, la truffa legata alle criptovalute, è forse l’esempio più noto di minaccia conversazionale. Ma non è certo l’unica. In alcune parti del mondo, l’impersonificazione è diventata un trend significativo. In questo caso, l’attaccante finge di essere una persona conosciuta dalla vittima, come un familiare, un amico o un collega di lavoro, per aumentare la probabilità che la vittima si fidi del messaggio e venga attirata in una conversazione. Nel Regno Unito, ma anche in molti altri paesi, una delle tattiche di impersonificazione più comuni vede il potenziale truffatore fingere di essere un ragazzo o una ragazza che ha perso o rotto il telefono. Si tratta di un classico esempio di ingegneria sociale, che sfrutta l’ansia dei genitori per aggirare la consueta cautela. Il passo successivo nell’abuso conversazionale consiste tipicamente nel convincere la vittima ad accedere a WhatsApp o a un altro servizio di messaggistica prima di richiedere un trasferimento di denaro. In questo caso, è probabile che la somma sia piccola, ma abbiamo visto richiedere e ricevere importi significativi attraverso una serie di esche conversazionali. Anche in Nuova Zelanda sono stati segnalati messaggi simili. Negli Stati Uniti è più probabile che l’impersonificazione sia quella di un amico o un conoscente di lavoro, che sostiene di aver perso un contatto o chiede di incontrarsi. I metodi che hanno successo in un paese vengono spesso applicati in altri, con poche variazioni, quindi potrebbe non passare molto tempo prima che “Hey Mum” del Regno Unito diventi “Hey Mom” degli Stati Uniti. Inoltre, poiché licenziamenti e incertezza economica rimangono una realtà per molti, anche le truffe di assunzione sono passate dall’email al cellulare. Dopo un primo approccio via SMS, gli attaccanti cercheranno di continuare il coinvolgimento su un altro servizio di messaggistica. Le vittime possono essere prese di mira per frodi con pagamento anticipato, subire il furto di dati personali o essere reclutate per il riciclaggio di denaro per gruppi criminali. È opportuno restare vigili e segnalare i messaggi pericolosi Poiché le truffe diventano sempre più numerose e mirate, il costo di diventare una vittima di un attacco può essere significativo. Il rallentamento della crescita potrebbe sembrare una buona notizia, ma in realtà gli attacchi di smishing sono semplicemente diventati onnipresenti, crescendo in sofisticazione e astuzia, con il rischio per utenti ed ecosistema mobile rimane grave. I telefoni sono ancora al centro della vita personale, professionale e finanziaria di tutti. Se dovesse accadere di imbattersi nello smishing, spam o altri contenuti sospetti, è opportuno assicurarsi di utilizzare le funzioni di segnalazione offerte dai sistemi Android e iOS. “L’abuso di conversazioni tramite SMS e social media è particolarmente preoccupante perché gli attori delle minacce spendono tempo e sforzi (spesso settimane) per stabilire un rapporto di fiducia con le loro vittime mirate, avviando quella che inizia come una conversazione via messaggio innocua, progettata per ingannarle, aggirando così le difese tecniche e umane. Esistono molte varianti di questi attacchi e gli utenti di telefonia mobile dovrebbero essere molto scettici nei confronti di qualsiasi messaggio proveniente da mittenti sconosciuti, soprattutto se si considera che gli strumenti di intelligenza artificiale stanno consentendo agli attori delle minacce di rendere i loro attacchi più realistici che mai”. Fonte: bitmat.it
10 consigli per evitare le frodi online
Secondo l’ultimo Retail Report realizzato da Adyen, il 32% dei retailer italiani ha affrontato costi elevati a causa di frodi e chargeback Le frodi online stanno divenendo sempre più intelligenti. Nonostante la tecnologia sia in continua evoluzione, si tratta di un fenomeno capace di adattarsi e che richiede una sorveglianza costante. Secondo l’ultimo Retail Report realizzato da Adyen, piattaforma tecnologica finanziaria scelta da molte aziende leader a livello globale, il 32% dei retailer italiani ha affrontato costi elevati a causa di frodi e chargeback, mentre il 23% degli acquirenti locali è stato vittima di frodi nei pagamenti nell’ultimo anno. L’aspetto delle frodi che più spaventa le aziende non è soltanto la perdita in termini finanziari, ma l’attrito che si viene a creare con la clientela e il conseguente danno alla reputazione. Al giorno d’oggi, le frodi finanziarie sono aggressive, pervasive e, diversamente dal passato, complesse. Ecco alcune tattiche Presentiamo alcune tattiche adottabili per evitare le principali tipologie di frodi che rappresentano una minaccia per le aziende. Studio del comportamento dei clienti per combattere la verifica delle carte Fra le strategie per combattere le frodi relative alla verifica delle carte, cioè quando in seguito a un furto una carta viene “testata” per sondarne il funzionamento, Adyen consiglia di 1. applicare tecnologie di analisi comportamentale per identificare i tentativi di pagamento fraudolenti, studiare il comportamento dei clienti e ricorrere a veloci controlli sui rischi per essere certi di prendere in esame solo gli scenari necessari. 2. controllare le tempistiche relative agli ordini, poiché gli strumenti di verifica delle carte che prevedono l’impiego di bot o script sono in aumento ed è possibile identificarli quando si hanno numerose transazioni in periodi di tempo ridotti. Gestione del rischio e referral list per le frodi amichevoli Al fine di evitare una frode amichevole, che avviene quando un cliente acquista beni su un sito di e-commerce per poi avviare una procedura di chargeback, i consigli di Adyen sono quelli di 3. assicurarsi che il proprio sistema per la gestione del rischio sia in grado di identificare schemi ricorrenti che caratterizzano l’attività dei truffatori seriali, ad esempio individui che hanno avviato varie procedure di reclamo legate alla prestazione di servizi tramite l’impiego di diverse carte e identità. 4. usare elenchi di utenti bloccati, detti “referral lists”, per evitare che i clienti scorretti possano tornare. Sistema di gestione del rischio flessibile per le takeover fraud (ATO) Per quanto riguarda le frodi di account takeover, una combinazione di strategie di phishing e furto di identità in cui per esempio i truffatori ricreano un sito web identico all’originale allo scopo di rubare credenziali, Adyen suggerisce di 5. utilizzare un sistema di gestione del rischio flessibile che permetta di ampliare gli ambiti analizzati seguendo le indicazioni fornite dai merchant, e che utilizzi la visualizzazione di una timeline per comprendere il normale comportamento dei veri clienti e come questo cambia in seguito a un account takeover andato a buon fine. Liste di attributi per le frodi di triangolazione online Tra le strategie per prevenire gli attacchi fraudolenti di triangolazione online che coinvolgono tre parti – un e-commerce, un cliente ignaro che per esempio paga la merce su un falso portale e un truffatore che acquisisce gli estremi di pagamento e, dopo aver inviato un chargeback al vero venditore, spesso vende gli estremi della carta sul dark web – Adyen consiglia di 6. creare liste di attributi affidabili e da bloccare, in modo che i merchant possano fermare gli attributi associati a possibili frodi di triangolazione, compresi quelli specifici dei clienti e relativi alle modalità di spedizione. Gestione del rischio personalizzato per le frodi sul rimborso Le frodi sul rimborso – tramite realizzazione di falsi siti web che offrono servizi di rimborso individuale e truffatori che si fingono clienti vittime di raggiri – stanno diventando sempre più comuni e possono essere molto difficili da individuare. Al fine di evitarle, Adyen sottolinea l’importanza di 7. assicurarsi che il proprio sistema di gestione del rischio sia compatibile con il commercio unificato, in modo da poter comprendere appieno il ciclo di vita di un cliente, visualizzandone gli ordini passati per individuare possibili frodi sui rimborsi. 8. applicare regole di rischio personalizzate per mitigare gli scenari rischiosi e identificare i singoli utenti che usano in modo improprio i dati. Dati contestuali e rischio personalizzato per le frodi delle gift card Per evitare le frodi delle gift card, modalità che solitamente vede un truffatore utilizzare dettagli di pagamento rubati per acquistare un prodotto online, restituire la merce e ricevere un rimborso sotto forma di gift card, Adyen consiglia di 9. aggiungere dati contestuali e usare una combinazione di controlli del rischio personalizzati ed elenchi di blocco basati su questi dati per individuare questo tipo di transazioni. 10. identificare l’uso improprio delle gift card utilizzando regole di rischio personalizzate e indicatori specificati per scongiurare questi eventi. Fonte: bitmat.it
Le tendenze e-commerce del 2024
Dalle applicazioni all’UGC: pubblichiamo le 10 tendenze e-commerce del 2024 secondo Payplug Volendo prevedere le tendenze e le nuove opportunità della vendita online, Payplug ha analizzato i trend dell’e-commerce che caratterizzeranno il 2024: dalle applicazioni ai contenuti generati dagli utenti (o UGC), passando per l’intelligenza artificiale e il Quick Commerce. Il panorama dell’e-commerce in continua evoluzione spinge gli esercenti a una formazione e informazione costante per poter migliorare il proprio business e attuare le migliori strategie di vendita e fidelizzazione dei propri clienti. Come sempre a fianco degli esercenti, Payplug, la soluzione di pagamento omnicanale per PMI, grandi aziende e fintech, ha stilato in 10 punti le tendenze da conoscere assolutamente per questo nuovo anno 2024, per poter affrontare al meglio le sfide che si presentano con gli strumenti giusti ed efficaci. Le applicazioni, un vantaggio per la conversione Il traffico web mobile ha rappresentato nel 2023 il 60% in Italia. Per migliorare l’esperienza del cliente, l’adozione di applicazioni native o Progressive Web Apps (PWA) diventa fondamentale. Queste ultime consentono l’invio di notifiche push, un fattore chiave nella conversione degli acquisti. Secondo Shoppy, c’è una probabilità 3 volte maggiore che un consumatore finalizzi un acquisto tramite un’applicazione mobile. Il Quick Commerce Il Quick Commerce (Q-commerce), che offre consegne entro il giorno o addirittura nell’ora, diventa sempre più popolare. Si prevede che entro il 2028, 5,3 milioni di consumatori in Italia utilizzeranno servizi Q-commerce. I rivenditori devono adattare le loro modalità di consegna e ottimizzare la logistica di conseguenza. L’UGC Il User Generated Content (UGC), già utilizzato principalmente nei Social Ads, diventa essenziale per rassicurare i consumatori lungo il percorso d’acquisto e-commerce. Nel 2024, i rivenditori dovrebbero integrare i contenuti creati dai clienti nelle schede prodotto, nelle e-mail e sul sito per aumentare le conversioni. Secondo TINT (TINT – 2023), l’80% dei consumatori preferisce vedere foto reali di altri clienti rispetto a immagini di banche dati. Il fenomeno ROPO Nel 2024, la tendenza del ROPO guadagnerà forza, con il 40% dei consumatori italiani che ricerca prodotti online prima di acquistarli in negozio. Per capitalizzare su queste opportunità di vendita, i marchi devono adottare un approccio omnicanale. L’intelligenza artificiale Il 58% dei rivenditori utilizza l’IA generativa per creare elementi creativi per pubblicità, e-mail, social media e siti web. Nel 2024, l’IA sarà fondamentale per ottimizzare l’esperienza clienti, creare visivi prodotto e evitare le ruptures de stocks. Il 92% dei rivenditori dichiara di investire sempre di più nell’IA per migliorare l’esperienza client. L’iper personalizzazione dei percorsi d’acquisto L’annuncio dell’arresto dei cookies di terze parti da parte di Google nel 2024 spinge i proprietari di siti a utilizzare dati interni per comprendere i comportamenti degli utenti. Il machine learning sarà fondamentale per personalizzare l’esperienza d’acquisto, con il 59% dei consumatori che ritiene che le aziende dovrebbero utilizzare i dati raccolti per personalizzare l’esperienza. L’abbonamento, un vettore di fidelizzazione Il 57% degli italiani prevede di sottoscrivere un abbonamento entro il 2025. Questo sistema offre praticità, economia e flessibilità per gli acquisti ricorrenti, mentre le marche assicurano un flusso di entrate regolare e aumentano la fedeltà dei clienti nel lungo termine. L’internazionalizzazione delle PMI Nel 2024, il 79% delle PMI prevede di vendere all’estero e circa il 72% dei consumatori è disposto a acquistare prodotti da aziende situate in altri paesi. Per sfruttare queste opportunità di vendita, i marchi devono adattare i loro percorsi d’acquisto offrendo metodi di pagamento locali, come Satispay e MyBank in Italia. Queste tendenze delineano il futuro dinamico dell’e-commerce in Italia, con nuove sfide e opportunità per i rivenditori online. Per rimanere competitivi, è essenziale adottare strategie innovative e abbracciare le evoluzioni del mercato. I social network, nuovo motore di ricerca I giovani consumatori preferiscono sempre più i social media per le loro ricerche quotidiane, con il 24% degli utenti tra i 18 e i 54 anni che si rivolgono prima ai social per cercare i brands. Gli e-commerce dovrebbero creare contenuti adatti a queste piattaforme per guidare i consumatori nei loro acquisti. L’e-commerce eco-responsabile, una sfida sempre più centrale I brand devono intensificare gli sforzi per inserire la responsabilità sociale d’impresa (RSE) al centro delle loro preoccupazioni. Iniziative per ridurre l’impatto ambientale, come circuiti corti, imballaggi riutilizzabili e modalità di consegna sostenibili, diventeranno un criterio chiave nelle decisioni d’acquisto dei consumatori. Fonte: bitmat.it
Cyberattacchi: il 60% delle aziende italiane ha perso fino a 1 milione nel 2023
Il Global Data Protection Index (GDPI) 2023 di Dell Technologies – studio realizzato in collaborazione con la società di ricerche Vanson Bourne – ha analizzato le risposte provenienti da un panel di decisori aziendali a livello globale in ambito di cyberattacchi. Significativi gli impatti economici dello scenario tracciato. Cyberattacchi in Italia Il 76% delle aziende ha subito almeno un’interruzione dei sistemi informatici legata a un cyberattacco, a un incidente che ha impedito l’accesso ai dati, o a una perdita di dati nel 2023. Inoltre, circa il 60% delle aziende ha dovuto affrontare costi in un range che varia dai 500 mila a 1 milione di dollari a causa di attacchi o incidenti informatici nel corso degli utili dodici mesi. Negli Stati EMEA A livello europeo, le imprese riferiscono che le violazioni della sicurezza esterne sono state la causa più frequente (40%) che hanno portato a una perdita di dati e/o all’interruzione dei sistemi aziendali. Oltre la metà (55%) di coloro che hanno subito un attacco cyber ha dichiarato che il primo punto di accesso è stato esterno: utenti che hanno cliccato su e-mail di spam o phishing e su link sospetti, credenziali utente compromesse e dispositivi mobili violati. Per quanto riguarda le implicazioni, gli intervistati hanno dichiarato che le interruzioni che includono la perdita di dati sono costate in media 2,61 milioni di dollari nel 2023, hanno comportato una media di 26 ore di inattività non pianificata e hanno causato una perdita di dati di 2,45 TB. Anche i costi associati ai cyberattacchi e agli incidenti correlati sono raddoppiati, passando da 0,66 milioni di dollari nel 2022 a 1,41 milioni di dollari nel 2023. L’IA generativa: leva strategica per rafforzare le difese Il 52% degli intervistati afferma che l’integrazione dell’IA generativa fornirà un miglior approccio alla cybersecurity all’interno della propria azienda. Tuttavia, a dimostrazione della duplice natura di GenAI come risorsa difensiva e fonte di complessità, l’88% concorda anche sul fatto che l’adozione di GenAI genererà grandi volumi di nuovi dati. La stessa percentuale (88%) concorda sul fatto che la GenAI amplificherà il valore di specifici tipi di dati. “La crescita esponenziale dell’Intelligenza Artificiale generativa e l’espansione della stessa in ambienti ibridi e multicloud hanno messo la resilienza informatica e il ripristino efficace degli incidenti al centro dell’agenda di qualsiasi azienda a livello mondiale”, ha dichiarato Filippo Ligresti, vice president e managing director di Dell Technologies Italia. “Continua a espandersi il perimetro che ogni azienda è chiamata a proteggere, così come le minacce informatiche crescono in frequenza e sofisticatezza, mettendo a rischio la stessa continuità operativa e causando ingenti danni economici. Il compito di proteggere i dati e applicazioni critiche è ormai uno dei pillar fondamentali della strategia di business di qualsiasi azienda e gli investimenti impiegati per rilevare le minacce e per definire risposte rapide, grazie all’AI e all’automazione, sono fondamentali per mitigare al meglio gli attacchi”. Fonte: bitmat.it