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Facebook, perché la gente lo sta abbandonando e ci passa meno tempo

Il 2017 è stato un anno di luci e ombre per Facebook. È stato positivo perché la community è cresciuta con oltre 2,1 miliardi di persone che lo utilizzano ogni mese e 1,4 miliardi di utenti che si connettono quotidianamente. La attività è cresciuta del 47% su base annua a 40 miliardi di dollari. Ma è stato anche difficile. Analizzando quest’altro aspetto si cerca di capire perché il social network sta perdendo appeal. Negli Usa e in Canada 700mila persone si sono cancellate da Facebook negli ultimi tre mesi del 2017, arretrando a 184 milioni. Il Nord America è il mercato pubblicitario più redditizio per Facebook, per cui il calo è un campanello d’allarme. Nello stesso periodo in tutto il mondo le ore trascorse sul social sono crollate di 50 milioni al giorno: (-5%), pari alla media di 2 minuti in meno per utente. Secondo Mark Zuckerberg, che apparentemente non si dice preoccupato, il tempo trascorso sul social è diminuito per via dei recenti aggiornamenti al News Feed: l’algoritmo ha iniziato a privilegiare post di amici, parenti e gruppi rispetto ai contenuti delle Pagine, con le quali gli editori pubblicano le notizie. Ma, come leggete dal nostro articolo, il fondatore e Ceo ha annunciato le novità a gennaio, mentre i dati relativi alla ‘fuga’ dei 700mila utenti del Nord America e al calo del tempo di navigazione riguardano l’ultimo trimestre del 2017. Significa che qualcosa è andato storto prima dell’ultimo restyling dell’algoritmo, anche se Zuckerberg attribuisce la causa al fatto che già negli ultimi mesi del 2017, Facebook ha iniziato a ridurre sensibilmente i video virali, (quest’aggiornamento l’ha rivelato solo ieri…) Se la gente inizia ad abbandonare Facebook o a passarci meno tempo può essere solo perché si imbatte di meno in video virali, che spesso sono divertenti?     È una spiegazione miope.     La gente abbandona Facebook per altri motivi: Cresce la consapevolezza della sua dipendenza e chi la realizza scappa perché non ne ha bisogno. Soprattutto i millennials lo lasciano per Instagram, che è il social network che cresce di più (secondo i dati pubblicati ieri da We Are Social, registra, a livello globale, una crescita straordinaria triplicando il numero dei suoi utenti dal 2016 al 2017);  è, al momento, il più amato perché è unicamente visuale. La fuga dei giovani è iniziata già dal 2013, ma il crollo è evidente dal 2015 (infografica di eMarketer).   Molti utenti “non ci sono più” perché Facebook è anche il più grande cimitero al mondo, con 50 milioni di ‘decessi’ l’anno. (Leggi il nostro articolo). Veicola molte fake news e su questo, anche in Italia, ha iniziato una battaglia aderendo all’iniziativa di contrasto alla disinformazione online promossa dall’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom) mediante l’istituzione del Tavolo tecnico per la garanzia del pluralismo e della correttezza dell’informazione sulle piattaforme digitali (). La novità più importante è lo sviluppo del proprio programma di fact-checking che verificherà se le notizie condivise dagli iscritti sulla piattaforma siano vere o false. Funziona così: se un post contiene un link a una possibile notizia falsa, chiunque potrà segnalarlo a Facebook, che avvierà un processo di controllo affidato a un soggetto terzo, ossia a Pagella Politica, sito specializzato nel verificare la veridicità delle dichiarazioni dei politici e che ha stipulato con Facebook un accordo commerciale, lo sottolinea bene quest’articolo di Valigia Blu. Però con quest’accordo sarà impossibile fare piazza pulita delle bufale su Facebook, come ha spiegato a la Repubblica Giovanni Zagni di Pagella Politica, che guiderà un team di 5 persone affiancato da alcuni collaboratori: “ci occuperemo solo di bufale evidenti e sempre relative a link esterni. Dal fact-checking sono esclusi gli status, le foto e i video caricati direttamente su Facebook”. Saranno sottoposti a verifica, dunque, esclusivamente gli articoli condivisi sulla piattaforma e non quindi i contenuti più condivisibili che spesso diventano virali: come i meme, le immagini con scritte con cui si veicola maggiormente le fake news. Una delle più condivise è la seguente. Una palese bufala, alla quale ci hanno cascato migliaia di utenti. Per cui Facebook, nonostante gli sforzi, continuerà ad essere sfruttato da una tipologia di utenti come piattaforma per pubblicare fake news e influenzare le elezioni politiche nei Paesi. Per quanto riguarda gli effetti collaterali negativi dovuti al suo utilizzo Zuckerberg non ha previsto cambiamenti, anche perché, come ha detto al World Economic Forum Marc Benioff, Ceo di Salesforce, “sono pensati proprio per creare dipendenza”. Ed essendo quindi come “le sigarette e l’alcol i social vanno vietati ai minori perché dannosi per la salute”, ha aggiunto. Oltre a Benioff tanti altri volti noti stanno mettendo in guardia l’opinione pubblica dal rischio dipendenza da Facebook. A sorpresa gli stessi azionisti hanno sollevato il problema. Un problema riscontrato sempre più spesso da diversi studi universitari, come quello condotto dall’università di Michigan, secondo il quale ‘gli adolescenti che passano meno tempo davanti agli schermi sono più felici’. O come la ricerca condotta dall’università del Maryland su mille studenti di tutto il mondo: sono stati individuati 15 effetti vissuti in 24 ore senza utilizzare dispositivi tecnologici connessi a Internet. Dipendenza, ansia e depressione nei primi posti.   Quindi le dichiarazioni di personaggi pubblici e imprenditori hi-tech sulla dipendenza causata da Facebook e le ricerche sugli effetti dannosi dei social stanno facendo breccia in centinaia di migliaia di utenti che iniziano ad abbandonare il social network più famoso al mondo o a usarlo di meno. E il 2018 sarà il vero anno dello ‘schiaffo’ a Facebook.   The post Facebook, perché la gente lo sta abbandonando e ci passa meno tempo appeared first on Key4biz.

Blockchain, 340 milioni dalla Ue per nuove soluzioni entro il 2020

La Commissione Europea ha lanciato oggi l’Osservatorio e il Forum permanente sulla blockchain. L’obiettivo, si legge nella nota ufficiale, è promuovere a livello Ue lo sviluppo della nuova tecnologia, andando oltre le prime applicazioni legate al bitcoin, coinvolgendo gruppi d’interesse e aziende per studiare nuove soluzioni tecnologiche. La blockchain, che consente di immagazzinare blocchi di informazioni distribuite nella rete, è considerata anche da Bruxelles come una tecnologia molto promettente in termini di sicurezza e tracciabilità delle informazioni nelle transazioni online. Si prevede che la blockchain avrà un forte impatto sui servizi digitali e permetterà di trasformare i modelli di business in diversi ambiti, a partire dalla sanità, dalle assicurazioni, dai settori finance ed energy, passando per la logistica e la gestione della proprietà intellettuale e i servizi di eGovernment. “Tecnologie come la blockchain possono contribuire a ridurre i costi e ad accrescere la fiducia, la tracciabilità e la sicurezza (in rete ndr) – ha detto Andrus Ansip, vicepresidente della Commissione per il Digital Single Market – hanno un enorme potenziale per rendere le transazioni sociali ed economiche più sicure online contro possibili attacchi ed eliminando la necessità di intermediari. Vogliamo costruire una base sostanziale di talenti ed eccellenze fra le startup per diventare la regione guida nello sviluppo e negli investimenti per lo sviluppo della blockchain”. In primo luogo, la blockchain ha grosse potenzialità nei mercati dei servizi finanziari, secondo il vicepresidente responsabile per l’Euro Valdis Dombrovskis. Gli fa eco Mariya Gabriel, commissaria Ue per l’Economia Digitale, secondo cui il nuovo osservatorio voluto da Bruxelles ha lo scopo di creare un substrato comune per consentire agli stati membri di non muoversi a macchia di leopardo, ma nella direzione di un unico ecosistema digitale della blockchain a livello continentale. La Commissione ha finanziato progetti sulla blockchain a partire dal 2013 nell’ambito dei programmi di ricerca FP7 e Horizon 2013. Al 2020 sono previsti fondi comunitari fino a 340 milioni di euro per lo sviluppo della nuova tecnologia. The post Blockchain, 340 milioni dalla Ue per nuove soluzioni entro il 2020 appeared first on Key4biz.

ENEL non punta sul bitcoin, nessuna vendita di energia per il mining

Quest’anno il fabbisogno di energia elettrica per la creazione di valute virtuali in tutto il mondo potrebbe superare la domanda di elettricità prevista per i veicoli elettrici nel 2025. Inizia così il nuovo Rapporto di Morgan Stanley Research (MSR), dedicato al calcolo dell’impatto economico ed energetico che le criptovalute avranno sulle utilities globali.   Attualmente, la domanda mondiale di energia per il mining di criptovalute si aggira attorno ai 36 terawattora (TWh), ma alla fine del 2018 è stimata aumentare fino a 125-140 TWh, qualcosa come lo 0,7% del consumo globale che, per capirci, è pari a quanto consuma mediamente l’intera Argentina in un anno.   Entro la fine del 2018, quindi, è atteso un consumo medio di energia delle mining farm a partire da circa 125 tWh, un livello che le auto elettriche non raggiungeranno prima del 2025. Tanto per farci un’idea dei livelli energetici in gioco, tutte le ecars Tesla in circolazione al momento, più o meno 280 mila, hanno bisogno di circa 1,3 tWh di elettricità secondo stime Fortune. Fare mining di bitcoin costa 30 volte l’energia necessaria per muovere tutte le auto elettriche Tesla.   Il Rapporto calcola che per produrre un solo bitcoin ci vuole una spesa compresa tra i 3 mila ed i 7 mila dollari. Attualmente, un bitcoin vale intorno ai 10.000 dollari (a dicembre 2017 sfiorava i 20 mila dollari).   In relazione all’argomento, stamattina, una nota stampa ENEL informava che il Gruppo non è interessato, “in alcun modo”, alla “vendita di energia destinata ad attività di mining di criptovalute”. ENEL, è precisato nel testo, ha avviato “un chiaro percorso di decarbonizzazione e di sviluppo sostenibile” e ritiene che “l’uso intensivo di energia per il mining di criptovalute sia da considerare pratica non sostenibile e non in linea con il modello di business che il Gruppo sta realizzando”.   Ovviamente, come suggerito anche dallo studio MSR, una situazione del genere potrebbe chiamare maggiormente in causa le fonti energetiche rinnovabili. Visto il calo dei prezzi dei pannelli fotovoltaici, anche del 50% negli ultimi due anni, e dell’eolico, è chiaro che il mix delle clean energies aumenterà sempre più anche nel comparto fintech e potrà soddisfare in maniera progressiva la domanda energetica del mining di criptovalute. The post ENEL non punta sul bitcoin, nessuna vendita di energia per il mining appeared first on Key4biz.

Lina Vitolo

Head of Legal Affairs, Iliad Italia   Da ottobre 2017 Lina Vitolo è Head of Legal Affairs di Iliad Italia.   Con importanti esperienze professionali alle spalle, ha lavorato presso importanti studi legali di fama internazionale e all’Autorità Garante della concorrenza e del mercato.   La Vitolo ha iniziato la sua carriera a Londra presso il British Institute of Interantional and Comparative Law. Dal 2008 al 2012 ha lavorato come consulente a società italiane e straniere in materia di diritto europeo e nazionale della concorrenza in relazione a diverse problematiche (concentrazioni, concorrenza sleale, joint ventures, accordi di distribuzione, pratiche commerciali scorrette, abuso di dipendenza economica, etc).   Dal 2013 al 2016 è stata general counsel per l’Italia, il Portogallo e la Spagna del Gruppo UPS. Da settembre dello stesso fino è diventata senior compliance manager per Danone. Carica che ha lasciato ad settembre 2017 per passare in Iliad Italia.   Dopo essersi laureata in Giurisprudenza presso La ‘LUISS’ di Roma, ha frequentato il master in Diritto e Impresa del Sole 24 ore Business School. Ha effettuato un dottorato di ricerca alla Bocconi di Milano in Scienze giuridiche. Nel 2011 ha frequentato il master in  legge del King’s College di Londra. The post Lina Vitolo appeared first on Key4biz.

Par condicio, Agcom ‘Conclusa la prima fase di monitoraggio’

Il Consiglio dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni ha esaminato i dati di monitoraggio televisivo riferiti ai notiziari e ai programmi di approfondimento informativo diffusi nella settimana 22-28 gennaio 2018 e nell’intero periodo della prima fase di campagna elettorale (29 dicembre 2017 – 28 gennaio 2018).   L’andamento delle diverse settimane, e cioè il dato aggregato dell’intero periodo, evidenzia una convergenza verso un sostanziale equilibrio tra i diversi soggetti politici nei telegiornali diffusi da tutte le testate.   Tale risultato è anche riconducibile ai richiami di diversa natura che l’Autorità ha adottato la settimana scorsa. Quando sono stati pienamente rispettati, essi hanno contribuito a rientrare in una situazione di più chiaro rispetto del pluralismo.   L’unica eccezione riguarda Skytg24 e solo con riferimento al tempo di parola. Pur prendendo atto di uno sforzo di adeguazione da parte della testata nelle ultime due settimane (15/21 e 22/28 gennaio), l’esame dei dati dell’intero periodo fa emergere un generale riequilibrio ma incrinato dalla circostanza che Forza Italia resta comunque sottodimensionata e non è stato assicurato un completo bilanciamento in relazione ai tempi fruiti dal soggetto politico.   Quanto ai programmi di approfondimento informativo, l’Autorità ha verificato il rispetto dei principi a tutela del pluralismo “tenuto conto anche del format e della periodicità di ciascun programma” (art. 8 del regolamento), rilevando talune criticità. In particolare, dall’analisi dei dati dei programmi riconducibili alla responsabilità delle testate Tg1 e Tg3, relativi alla prima fase della campagna elettorale, è emerso che risultano sottostimati i tempi di parola di PD e FI (Tg1) e M5S e FI (Tg3). Quanto alla testata Tg4, il tempo di parola fruito nel periodo 29 dicembre 2017 – 28 gennaio 2018 dalla forza politica FI-PDL è sottostimato rispetto ai parametri adottati. Criticità simili affiorano anche nei programmi riconducibili alla testata TgLa7, dove sono stati rilevati alcuni squilibri che si colgono soltanto osservando singoli programmi. Si chiede pertanto di adottare una più equilibrata rotazione informativa delle forze politiche in tutti i programmi.   Le Società sono state richiamate ad assicurare nel prosieguo della campagna elettorale la più rigorosa e corretta applicazione dei principi a tutela del pluralismo informativo al fine di garantire un’alternanza delle presenze politiche in tutti i programmi presenti nelle diverse fasce orarie del palinsesto, assicurando in tal modo una partecipazione equa, bilanciata e pluralistica dei diversi soggetti politici nell’intero periodo elettorale. The post Par condicio, Agcom ‘Conclusa la prima fase di monitoraggio’ appeared first on Key4biz.

La Casa Bianca taglia i fondi per le ricerche sulle rinnovabili, Partnership tra Alibaba e aziende spagnole, Sempre piu’ tedeschi vogliono un’arma

La Casa Bianca chiedera’ tagli a ricerca su rinnovabili pari al 72 per cento, in rilancio i combustibili fossili 01 feb 11:08 – (Agenzia Nova) – L’amministrazione del presidente Donald Trump e’ prossima a chiedere al Congresso degli Stati Uniti significativi tagli al bilancio per il programma per le energie rinnovabili e per l’efficientemente energetico, riducendo i finanziamenti del 72 per cento nell’anno fiscale 2019. E’ quanto riferisce il quotidiano “Washington Post” che ha ottenuto la bozza del documento destinata al Congresso. Molti dei tagli non saranno approvati dai parlamentari, ma la legge di bilancio che deve essere discussa e varata a febbraio prossimo fara’ da base delle negoziazioni e offrira’ la piattaforma delle priorita’ della Casa Bianca. Il documento sottolinea l’attenzione che l’amministrazione riserva al rilancio delle fonti fossili di energia o, come anticipato ieri dal presidente nel discorso sullo Stato dell’Unione, il “bellissimo, pulito carbone”, rispetto alle tecnologie sulle rinnovabili riconosciute come la principale soluzione al problema dei cambiamenti climatici. Il dipartimento per l’Energia ha chiesto alla Casa Bianca di limare i tagli previsti senza successo, l’Ufficio per la gestione del budget ha infatti insistito per mantenere la forte, originaria entita’ della riduzione di bilancio. © Agenzia Nova – Riproduzione riservata   Medio Oriente, Usa difendono ruolo esercito libanese mentre Israele minaccia di attaccarlo 01 feb 11:08 – (Agenzia Nova) – Gli Stati Uniti hanno promesso oggi un sostegno continuo all’esercito libanese, definendolo un potenziale contrappeso al movimento filo-iraniano Hezbollah, anche se Israele sostiene che non c’e’ distinzione tra le due forze e saranno considerate allo stesso modo in qualsiasi futuro conflitto. Lo riferisce il quotidiano israeliano “Jerusalem Post”, citando le dichiarazioni emerse oggi in occasione della Conferenza sulla sicurezza nazionale presso l’Universita’ di Tel Aviv. “Una tale divergenza di opinione in pubblico tra due stretti alleati e’ stata abbastanza notevole, soprattutto perche’ e’ emersa dalle dichiarazioni di alti funzionari nel corso dello stesso evento”, evidenzia il quotidiano. Le Forze armate libanesi non hanno preso parte alla guerra del 2006 tra Hezbollah e Israele, che ha ucciso circa 1.200 persone in Libano e 158 israeliani. Da allora le Forze armate libanesi hanno ricevuto oltre 1,5 miliardi di dollari in assistenza militare statunitense e, negli ultimi sette anni, anche percorsi di addestramento e sostegno da parte delle forze speciali Usa. Dal momento che Hezbollah che ha sostenuto le forze del presidente siriano Bashar Assad, sia Israele che gli Stati Uniti temono entrambi che le milizie sostenute dall’Iran possano ora allargare la propria influenza nel cuore del Libano, evidenzia il quotidiano. I due storici alleati “non sono d’accordo sul fatto che l’esercito libanese possa aiutare o ostacolare l’espansione di Hezbollah”. “Sosterremo i nostri sforzi per sostenere le legittime istituzioni di sicurezza statale in Libano, come le Forze armate libanesi, l’unica forza legittima in Libano”, ha detto David Satterfield, assistente alla presidenza del segretario di stato degli Stati Uniti, alla conferenza organizzata dall’Universita’ di Tel Aviv. Satterfield, ex ambasciatore degli Stati Uniti in Libano, ha aggiunto che l’esercito libanese “potrebbe benissimo essere un contrappeso al desiderio di Hezbollah di espandere la propria influenza, cosi’ come verso la portata dell’Iran in Libano”. Nel corso della stessa conferenza, il ministro della Difesa israeliano, Avigdor Lieberman, ha ribadito che l’esercito libanese e’ subordinato alle milizie di Hezbollah meglio equipaggiate. © Agenzia Nova – Riproduzione riservata Usa, il Federal Bureau of Investigation disapprova la scelta dei Repubblicani di pubblicare rapporto segreto 01 feb 11:08 – (Agenzia Nova) – Christopher Wray, direttore del Federal Bureau of Investigation (Fbi) e’ arrivato oggi, anche se indirettamente, al primo scontro pubblico con il presidente Donald Trump riprovando le pressioni dei membri del Partito repubblicano (Gop) alla pubblicazione del rapporto segreto che accuserebbe l’Fbi e il dipartimento di Giustizia (Doj) di aver abusato della loro autorita’ nell’ottenere un mandato per spiare Carter Page, ex consulente per la campagna elettorale di Trump. Lo riferisce il quotidiano “New York Times”, precisando che la dichiarazione rilasciata dall’Fbi sostiene che la decisione di pubblicare il documento non ha concesso abbastanza tempo all’Agenzia per esaminarlo. Come gia’ anticipato, il timori dell’Fbi attengono a “preoccupazioni circa omissioni di fatti che metterebbero in dubbio l’accuratezza del rapporto”. Sebbene non siglate direttamente da Wray, le dichiarazioni dell’Agenzia sembrano provenire proprio dal suo direttore e potrebbero scatenare la reazione della Casa Bianca che ha gia’ licenziato senza grandi preamboli il suo predecessore, James Comey. Trump spinge per la pubblicazione del rapporto per svelare se effettivamente Autorita’ dell’Fbi e del Doj hanno esercitato un abuso di potere nel pretendere di intercettare Page nell’ottobre 2016. Nei giorni precedenti al via libera alla pubblicazione, il 29 gennaio scorso, il Doj aveva messo in guardia sia la Casa Bianca che i Repubblicani dell’imprudenza di pubblicare il documento prima di un esame accurato sulla sua veridicita’. La pubblicazione, aggiunge il “Nyt” creerebbe anche un pericoloso precedente: rendere pubblici segreti di stato anteponendo ragioni politiche su quelle della sicurezza nazionale. La decisione e’ ora nelle mani di presidente che deve scegliere se autorizzare la pubblicazione entro il 3 febbraio prossimo. © Agenzia Nova – Riproduzione riservata Spagna, Alibaba incontra aziende spagnole per espansione nel mercato cinese 01 feb 11:08 – (Agenzia Nova) – Il colosso asiatico del commercio elettronico Alibaba ha iniziato ieri una serie di incontri con rappresentanti di aziende spagnole interessate all’esportazione nel mercato cinese con partner che potrebbero agire da facilitatori. Lo riferisce il quotidiano spagnolo “Abc”, che specifica come sarebbero piu’ di 40 le societa’ leader nel mercato spagnolo interessate a espandersi in quello cinese. Le 13 aziende cinesi che hanno partecipato all’incontro sono partner di Alibaba in grado di supportare i marchi spagnoli nella pianificazione e nell’esecuzione di operazioni commerciali elettroniche nel paese asiatico su vari fronti, come la progettazione di negozi online, la logistica, il servizio clienti, il marketing e l’analisi. L’evento fa parte di una serie di incontri organizzati grazie alla collaborazione di Alibaba con l’Aecoc-GS1 Spagna e le sue controparti internazionali in Germania, Francia e Italia. Il direttore generale dell’Aecoc, Jose’ Mari’a Bonmati’, ha sottolineato che

Stress, lo scarso riconoscimento sul lavoro come possibile causa

Uno studio sulla stress sul luogo di lavoro lo indica come fattore scatenante Sentite di non ricevere gratificazioni adeguate a quanto vi impegnate sul lavoro? Secondo uno studio apparso sulla rivista Psychoneuroendocrinology questa condizione emotiva di frustrazione da mancato riconoscimento in ambito lavorativo sarebbe un innesco ancora più esplosivo rispetto alla tensione psicologica causata dal troppo lavoro o dallo svolgere ruoli di grande responsabilità in azienda. Ad affermarlo è un team di ricercatori olandesi, guidati da Leander van der Meij dell’Università di tecnologia di Eindhoven in Olanda, che indagano la relazione tra indicatori fisiologici dello stress, come l’ormone cortisolo, e indicatori psicologici, come la percezione dello stress, per prevedere la salute dei dipendenti e le loro prestazioni lavorative. Del resto si tratta di una condizione che può diventare molto pericolosa per la salute, mettendo a rischio di infarto e ictus. Quando lo stress diventa cronico Il cosiddetto ormone dello stress viene rilasciato dall’organismo in situazioni di emergenza, per scatenare una risposta immediata a situazioni di emergenza, ma se il suo rilascio diventa cronico possono iniziare a manifestare dei problemi. I ricercatori hanno messo a confronto i livelli di cortisolo di 91 persone impegnate in una tipica settimana lavorativa con quelli di 81 persone alle prese con un maggior carico di lavoro frequentando anche un corso di crescita professionale. E’ stato anche misurato il livello di stress dei partecipanti.   Meglio un lavoro insopportabile che un cattivo capo I risultati portano a ritenere che lo sforzo impiegato in un lavoro rispetto alla ricompensa ottenuta in termini di riconoscimenti possa essere il principale fattore di stress sul posto di lavoro, ma solo se si hanno carichi di lavoro particolarmente pesanti e di lunga durata. «Quando ti piace il tuo lavoro e vuoi fare bene, ma non ricevi alcuna promozione o aumento salariale, questo cocktail porta ad un alto livello di cortisolo» spiegano gli autori. Lo stress cronico che deriva da questa condizione è causato non tanto dal lavoro in sé quanto dalla frustrazione di non essere adeguatamente valorizzati da chi occupa le posizioni al vertice dell’azienda. Ecco perché molte ricerche hanno rilevato che i lavoratori che si licenziano lo fanno soprattutto a causa di un cattivo capo piuttosto che per un lavoro divenuto insopportabile. The post Stress, lo scarso riconoscimento sul lavoro come possibile causa appeared first on Data Manager Online.

Google porta la realtà aumentata dentro Chrome

Con gli ultimi aggiornamenti della piattaforma AR, Big G consentirà a tutti di interagire in maniera più intensa con pagine e siti web, utilizzando lo smartphone La realtà aumentata esiste da anni ma è con Apple che è diventata davvero popolare nell’ultimo periodo. Grazie alla piattaforma ARKIt, migliaia di sviluppatori hanno realizzato le loro app aumentate che interagiscono con l’ambiente circostante. Si tratta di giochi ma anche di strumenti utili, come quello di Ikea, per arredare in maniera intelligente gli ambienti, prima di recarsi al negozio. Se il risultato è stato tale per un dispositivo, l’IPhone, che raggiunge persone ovunque, pensiamo a cosa potrà accadere quando la semplicità della augmented reality arriverà su Android, il sistema operativo presente su oltre l’80% degli smartphone attivi al mondo. Google sta introducendo pian piano la sua rivoluzione nei vari ambiti raggiunti, partendo dai computer e da un software d’eccezione: Chrome. Cosa succede Presto infatti il browser di casa permetterà di interagire con oggetti 3D da rendere vivi tramite smartphone, semplicemente scrollando le pagine e i siti web supportati. Tra questi ci sarà anche portali di informazione, che avranno il privilegio di proiettare per la stanza contenuti finora fruiti solo in modalità testuale, al massimo tramite qualche immagine. Pensiamo alla spiegazione dell’allunaggio o al funzionamento della Stazione Spaziale Internazionale: chiunque, puntando il telefonino Android e iOS verso lo schermo, potrà riprodurre il modellino della navicella per girarlo e analizzarlo per bene, scoprendo come è fatto e le varie stanze che ospita. Quando avverrà tutto ciò? Probabilmente molto presto anche se il team non ha dato indicazioni su una possibile data di lancio. Intanto per farsi un’idea si può fare un salto su questa pagina, che racchiude un progetto degli sviluppatori di Google ospitato su GitHub. The post Google porta la realtà aumentata dentro Chrome appeared first on Data Manager Online.